Il figlio dello scudiero di Re Giorgio lancia l’Opa ai vertici della logistica
Nella contesa tra Milano e Torino per la guida di Fedespedi, interviene Confetra che promuove un manager napoletano. La regia è di Ivano Russo, erede del pupillo di Giorgio Napolitano e collaboratore di Graziano Delrio al ministero.

A metà strada tra Torino e Milano sta Napoli. Quel che la geografia vieta, il potere e i rapporti di forza rendono possibile, o almeno probabile. Soprattutto se c’è un’elezione in vista, nel nostro caso quella del presidente e del consiglio direttivo di Fedespedi, la potente organizzazione degli spedizionieri. Fissata per il prossimo 6 febbraio a Milano, la tornata elettorale è finora rimasta incagliata sui due nomi più forti in pista. Silvia Moretto, manager e socia del gruppo Db di Treviso, sostenuta dalla territoriale lombarda e da parte del Nord est. E Ivana Cecconi, titolare della Spedimec, su cui sono pronti a confluire i voti dei piemontesi e dei rappresentanti delle città marittime, liguri e toscane soprattutto.

La candidatura di compromesso – che qualcuno a Roma ha già battezzato il «lodo napoletano» – è quella di Domenico De Crescenzo. Un punto di equilibrio che servirebbe a sparigliare le carte per accontentare, e di fatto escludere dalla contesa, i due blocchi contrapposti più forti dell’asse settentrionale della logistica e dei trasporti. Natali partenopei, 55 anni da poco compiuti, De Crescenzo è alla guida del coordinamento confederale per il Mezzogiorno di Confetra (l’associazione della logistica e dei trasporti, di cui Fedespedi è leva strategica tanto da essere considerata il trampolino di lancio per la presidenza della stessa Confetra) ed è stato componente del Comitato portuale di Napoli nel quadriennio 2013-2016. Laureato in Scienze turistiche e socio al 25 per cento dell’agenzia marittima di famiglia, fondata dal nonno omonimo nel 1935, De Crescenzo è stato gettato nella mischia dal direttore generale di Confetra, Ivano Russo, con l’obiettivo di evitare uno strappo in seno all’associazione in un momento particolarmente delicato per il settore (e per l’intera economia nazionale). Di fronte allo strapotere milanese, il gruppo di Livorno, infatti, avrebbe manifestato l’intenzione di abbandonare Confetra e di passare a ConfTrasporto, la sezione di logistica e trasporti concorrente che aderisce a Confcommercio. Una scelta che minerebbe i già precari equilibri di Confetra e che rischierebbe di travolgere pure il network di relazioni che proprio Ivano Russo sta faticosamente riallacciando dopo l’esperienza al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti con l’ex ministro, Graziano Delrio. Puledro della scuderia del presidente emerito Giorgio Napolitano, Russo (classe 1978) ha avuto una carriera tanto veloce quanto inarrestabile (e silenziosa): già dalemiano, già renziano – ma col cuore saldamente rivolto alla sinistra migliorista di Re Giorgio che ebbe tra i suoi collaboratori più fidati il papà di Ivano – è passato per le stanze che contano dell’Unione industriali di Napoli e del Parlamento italiano ed Europeo nel giro di un quinquiennio fino alle due esperienze di governo (ministero della Coesione territoriale e ministero dei Trasporti). Con Delrio sulla tolda di comando, tra il 2015 e il 2016, Russo studia, disegna e rende esecutiva la non proprio riuscitissima riforma dei porti che raggruppa i 58 scali italiani in appena 15 Autorità di sistema portuale. Strutture economiche, dai bilanci milionari, extralarge alla cui guida vengono chiamati manager di spiccate simpatie dem (e molti di loro devono la nomina proprio alla vicinanza a Russo) che, in queste settimane, sono stati particolarmente attivi nella controffensiva al Governo e al ministro dell’Interno, Matteo Salvini, sui porti chiusi/aperti e sull’accoglienza dei migranti. Confermando una certa propensione allo scivolo pubblico-privato e un indubbio fiuto politico, il 27 marzo scorso, pochi giorni dopo le elezioni perse dal Pd, Ivano Russo è passato alla direzione di Confetra.

Con la candidatura di De Crescenzo, a cui avrebbe dato il proprio placet anche il bassoliniano Ennio Cascetta, ex super assessore regionale ai Trasporti e renziano di ritorno a sua volta, Russo sta giocando una partita a scacchi nella quale ha cercato di coinvolgere pure Biagio Bruni, top manager del colosso Jas che aspirerebbe alla successione alla guida di Confetra. Postazione oggi occupata da Nereo Marcucci, ex dirigente di partito (Pci, ovviamente) di Livorno, ex presidente della Camera del Lavoro ed ex numero uno del porto della città toscana. Bruni avrebbe provato una mediazione con i lombardi per far passare il nome gradito a Russo ben consapevole che, qualora la nomination di Silvia Moretto in Fedespedi fosse coronata dal successo, dovrebbe egli stesso fare un passo indietro per l’impossibilità di far avere a Milano anche la presidenza Confetra. Finora, però, la moral suasion di Bruni non è servita a molto. Ma Ivano Russo non dispera. È abituato alle partite che si vincono ai tempi supplementari, magari grazie a un rigore. O a una telefonata arrivata in extremis.

Da non perdere

Sinistra a pezzi

La Regione simbolo del Pd indagata per le alluvioni

Ricordate l’alluvione in Emilia-Romagna del maggio 2023? E avete memoria di quella dell’anno successivo, quando alcuni fiumi strariparono mandando sott’acqua decine di paesi tra Bologna e Ravenna? Beh, se avete presente che cosa accadde, ovvero i 17 morti e i 10 miliardi di danni che si contarono dopo il disastro, probabilmente vi torneranno in mente anche le polemiche, perché fin da subito ci fu chi strumentalizzò i drammatici eventi per attaccare i cosiddetti «negazionisti del cambiamento climatico».

La Corte dei Conti inchioda il sistema Milano
Inchieste

La Corte dei Conti inchioda il sistema Milano

Respinta la richiesta di danno erariale per via Crescenzago. I giudici contabili escludono la colpa grave dei tre funzionari, ma avvalorano l’esistenza della prassi urbanistica seguita per anni da Palazzo Marino, al centro delle indagini della Procura.