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2021-06-20
Il Cts cambia idea su Astrazeneca. Ormai è chiaro: dipende dai politici
Giovanni Rezza (Ansa)
Nemmeno uno «scusate, ci siamo sbagliati». Sarebbe stato vergognoso comunque, del tutto inverosimile ma messo così, nero su bianco, il dietrofront del Cts sulla seconda dose di Astrazeneca dà la spallata definitiva al traballante impianto di tecnici, messi insieme nel febbraio 2020 per dare consulenza e supporto all'allora capo della Protezione civile, Angelo Borrelli. Un Cts riorganizzato e razionalizzato lo scorso marzo, eppure sempre una squadra sbilenca: pseudo esperti che nell'emergenza hanno continuato a muoversi sul solco della politica, non della scientificità.
Il premier, Mario Draghi, due giorni fa ha sconfessato l'operato del ministro della Salute, Roberto Speranza, e dei tecnici che obbediscono ai suoi ordini, dichiarando con una buona dose di irritazione che «ognuno è libero di fare la seconda dose con Az, purché abbia il parere del medico e il consenso informato». Stop all'imposizione del mix vaccinale era il chiaro messaggio, quindi diventava carta straccia il parere del Cts dell'11 giugno, secondo il quale «pur in assenza di segnali di allerta preoccupanti» si riteneva «raccomandabile l'utilizzo di un vaccino a mRna nei soggetti di età inferiore ai 60 anni», in base a un fumoso «principio di massima cautela», che nessuna informazione utile forniva a chi deve completare la vaccinazione.
Dopo le parole del presidente del Consiglio e la figuraccia di Speranza, il Cts doveva correre ai ripari. Non era costretto a farlo, avrebbe potuto ribadire le sue tesi se fossero state scientifiche, ma a parte l'abbondanza di condizionali e di «attenzione suprema» alla salute degli italiani, quel documento non conteneva dati completi, certezze. Nemmeno si sbilanciava sulla vaccinazione eterologa, affermando infatti che «non appare essere sconsigliabile». Una vaghezza linguistica del tutto inappropriata per un verbale di tecnici, tenuti a esprimersi su un farmaco da iniettare agli italiani. Così, venerdì sera, il Cts si è riunito per vedere come mettere insieme un nuovo parere, nel penoso tentativo di recuperare brandelli di credibilità. Non c'è proprio riuscito a salvare la faccia, leggendo la nuova circolare che apre alla possibilità di una seconda somministrazione con lo stesso vaccino Vaxzevria. Vedremo che cosa sarà capace di fare la prossima settimana, quando discuterà della fine d'obbligo di indossare la mascherina, visto che «non ci sono date», ha chiarito Draghi, e che Speranza ha rivolto formalmente richiesta al comitato.
Il documento del cambio su Az, firmato dal direttore generale della prevenzione del ministero, Giovanni Rezza, riferisce quanto evidenziato dal Comitato che si è dovuto arrampicare sugli specchi per fornire nuove indicazioni. Prendendola sempre alla larga, ovvero dicendo: «Ferma restando l'indicazione prioritaria di seconda dose con vaccino a mRna, ispirata a un principio di massima cautela rivolto a prevenire l'insorgenza di fenomeni Vitt (la trombocitopenia trombotica immune indotta da vaccino, ndr) […] e a un principio di equità che richiede di assicurare a tutti i soggetti pari condizioni nel bilanciamento benefici/rischi», i cervelloni del Cts finalmente prendono in considerazione la possibilità che possano esserci persone non disposte a fare da cavie al cocktail di farmaci.
«Qualora un soggetto di età tra i 18 e 59 anni, dopo aver ricevuto la prima dose di vaccino Vaxzevria, pur a fronte di documentata e accurata informazione fornita dal medico vaccinatore o dagli operatori del centro vaccinale, sui rischi di Vitt, rifiuti senza possibilità di convincimento, il crossing a vaccino a mRna, il Cts ritiene che, nell'ambito delle indicazioni che provengono dalle autorità sanitarie del Paese e dopo acquisizione di adeguato consenso informato, debba essere garantita l'autonomia nelle scelte che riguardano la salute dell'individuo». Doveva essere il premier a spiegare ai super esperti che non si può imporre una vaccinazione eterologa non ancora sperimentata, e comunque non voluta da tutti? La spiegazione che il comitato fornisce e allega alla circolare del ministero è sorprendente, perché a distanza di pochi giorni dal precedente parere oggi dichiara che «tale opzione risulta coerente e bilanciata dal beneficio derivante dall'annullamento del rischio, connesso alla parziale protezione conferita dalla somministrazione di una singola dose di Vaxzevria».
L'11 giugno «si ritiene raccomandabile» una seconda dose diversa da Astrazeneca, mentre per il nuovo orientamento «può essere somministrato» lo stesso vaccino. E volete sapere per quale ragione adesso sarebbe possibile? Perché «i fenomeni tromboembolici sono meno frequentemente osservati dopo la somministrazione della seconda dose», quindi ammettono di aver scritto una sciocchezza nel primo parere, e perché «secondo quanto riferito dal direttore generale di Aifa, a oggi, in Italia, non sono stati registrati casi di Vitt dopo la seconda somministrazione di Vaxzevria», scrive la squadra dei 12 consulenti che dovrebbe rappresentare il meglio esistente in circolazione. C'è invece ben poco rigore scientifico nei loro pareri che mutano solo in base all'indicazione politica che di volta in volta arriva, sebbene in questo caso fosse autorevole provenendo da Mario Draghi.
Piovono cannonate su Speranza
«Visto che siamo in tempi di calcio, un avvicendamento dalla panchina non farebbe male. Basta Speranza. Il ministro della Salute è un'eredità del recente passato del quale francamente si potrebbe anche fare a meno». Il senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri è tranchant sul ministro che venerdì è stato commissariato dal premier Mario Draghi. «Volevo dare un contributo per chiarire una certa confusione sui vaccini». Ovvero, «Draghi commissaria Speranza: era ora», come ha titolato ieri il nostro giornale perché seppur con parole delicate, il presidente del Consiglio venerdì ha messo all'angolo il ministro della Salute sulla libertà di scelta della seconda dose di vaccino Astrazeneca.
Una pubblica sconfessione per «il capitano che ci ha portato fuori dalla tempesta», come sentenziato da Pier Luigi Bersani, anche se il ministro voleva lasciare l'uso del vaccino anglosvedese a chi ha più di 60 anni e rendere tassativo l'utilizzo di Pfizer e Moderna per la seconda dose a chi i 60 non li ha ancora. E così l'ex assessore all'urbanistica di Potenza si è ritrovato a dire il contrario di quanto detto un giorno prima (e con lui lo stesso Cts), sbertucciato dal suo presidente del Consiglio, che di fronte a incertezza e confusione ha perso la pazienza.
Un po' come successo ieri a un partito della maggioranza, Forza Italia, che certo non si può definire partito sguaiato o sleale nei confronti degli alleati, tant'è che non condivise la mozione di sfiducia al ministro proposta da Fratelli d'Italia (era aprile e si chiedeva la cancellazione del coprifuoco), ma insieme alla Lega propose una commissione d'inchiesta sui tanti errori del responsabile della sanità. Ad approvare il nostro titolo è stato infatti Gasparri che è andato oltre chiedendo la rimozione del ministro a margine del convegno organizzato dal partito «Italia, ci siamo!», in corso di svolgimento a Castione della Presolana, nella Bergamasca: «Hanno ragione quanti interpretano l'intervento sui vaccini del presidente del Consiglio Draghi nelle ultime ore come un vero e proprio commissariamento di Speranza. Il ministro della Salute semina confusione e incertezza. La sua gestione è stata fallimentare nell'arco di tutto il tempo della pandemia. Con lui ha vacillato anche il Cts, che in questi giorni ha creato dubbi in tanti cittadini sulle procedure di vaccinazione lodevolmente organizzate e accelerate dall'ottimo commissario Figliuolo. Se Draghi e Figliuolo dimostrano puntualità ed efficacia, lo stesso non si può dire di Speranza e di alcuni onnipresenti esponenti del Cts. Speranza va rimosso subito. La sua presenza nel governo è causa di incertezza e di confusione».
Secondo Gasparri infatti il ministro e alcuni tecnici «seminano dubbi tra i cittadini. Sosteniamo il governo con convinzione perché l'Italia deve uscire dall'emergenza. Ma ci sono persone, lo diciamo da tempo, che rappresentano un danno per l'Italia. A casa insieme ai trombati del governo, riciclati in ruoli pubblici».
Non mancano critiche anche da parte della Lega. Lo scontro tra Speranza e Matteo Salvini da giorni è legato all'uso delle mascherine, visto l'allentamento del virus, tanto che ieri il ministro si è deciso a inviare una richiesta di parere formale al Cts «relativamente alle modalità e ai termini della permanenza dell'obbligo di indossare i dispositivi di protezione delle vie respiratorie all'aperto». Mentre Speranza frena, «meglio non correre, tenere le mascherine ancora per un po' non stravolge l'esistenza degli italiani», il leader della Lega sollecita la fine dell'uso delle protezioni visto che, oltre alle temperature estive, in tutta Europa, e non solo, all'esterno non sono più obbligatorie. Ad ogni modo Salvini ha detto che aspetterà il parere del Cts che si riunirà in questa settimana.
Ma ieri anche la leader di Fdi, Giorgia Meloni, ha tuonato contro Speranza con un tweet: «Il ministro dice che “in questo momento non c'è previsione di altro tipo sull'obbligatorietà" dei vaccini. In questo momento? Non giochiamo. Il governo si dia una calmata, non siamo un regime totalitario. La Costituzione non contempla l'obbligo vaccinale».
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Dopo il colpo di mano di Mario Draghi, il Comitato che dovrebbe basarsi su dati scientifici fa dietrofront: sul farmaco anglosvedese si fa come dice il premier. Adesso il cocktail di vaccini non è più un dogma e c'è libertà di scelta.Non bastava il commissariamento del titolare della Salute, Maurizio Gasparri (Fi) chiede la sua testa: «Serve un cambio». Critiche anche da Matteo Salvini e Giorgia Meloni. E nessuno lo difende.Lo speciale contiene due articoli.Nemmeno uno «scusate, ci siamo sbagliati». Sarebbe stato vergognoso comunque, del tutto inverosimile ma messo così, nero su bianco, il dietrofront del Cts sulla seconda dose di Astrazeneca dà la spallata definitiva al traballante impianto di tecnici, messi insieme nel febbraio 2020 per dare consulenza e supporto all'allora capo della Protezione civile, Angelo Borrelli. Un Cts riorganizzato e razionalizzato lo scorso marzo, eppure sempre una squadra sbilenca: pseudo esperti che nell'emergenza hanno continuato a muoversi sul solco della politica, non della scientificità. Il premier, Mario Draghi, due giorni fa ha sconfessato l'operato del ministro della Salute, Roberto Speranza, e dei tecnici che obbediscono ai suoi ordini, dichiarando con una buona dose di irritazione che «ognuno è libero di fare la seconda dose con Az, purché abbia il parere del medico e il consenso informato». Stop all'imposizione del mix vaccinale era il chiaro messaggio, quindi diventava carta straccia il parere del Cts dell'11 giugno, secondo il quale «pur in assenza di segnali di allerta preoccupanti» si riteneva «raccomandabile l'utilizzo di un vaccino a mRna nei soggetti di età inferiore ai 60 anni», in base a un fumoso «principio di massima cautela», che nessuna informazione utile forniva a chi deve completare la vaccinazione. Dopo le parole del presidente del Consiglio e la figuraccia di Speranza, il Cts doveva correre ai ripari. Non era costretto a farlo, avrebbe potuto ribadire le sue tesi se fossero state scientifiche, ma a parte l'abbondanza di condizionali e di «attenzione suprema» alla salute degli italiani, quel documento non conteneva dati completi, certezze. Nemmeno si sbilanciava sulla vaccinazione eterologa, affermando infatti che «non appare essere sconsigliabile». Una vaghezza linguistica del tutto inappropriata per un verbale di tecnici, tenuti a esprimersi su un farmaco da iniettare agli italiani. Così, venerdì sera, il Cts si è riunito per vedere come mettere insieme un nuovo parere, nel penoso tentativo di recuperare brandelli di credibilità. Non c'è proprio riuscito a salvare la faccia, leggendo la nuova circolare che apre alla possibilità di una seconda somministrazione con lo stesso vaccino Vaxzevria. Vedremo che cosa sarà capace di fare la prossima settimana, quando discuterà della fine d'obbligo di indossare la mascherina, visto che «non ci sono date», ha chiarito Draghi, e che Speranza ha rivolto formalmente richiesta al comitato.Il documento del cambio su Az, firmato dal direttore generale della prevenzione del ministero, Giovanni Rezza, riferisce quanto evidenziato dal Comitato che si è dovuto arrampicare sugli specchi per fornire nuove indicazioni. Prendendola sempre alla larga, ovvero dicendo: «Ferma restando l'indicazione prioritaria di seconda dose con vaccino a mRna, ispirata a un principio di massima cautela rivolto a prevenire l'insorgenza di fenomeni Vitt (la trombocitopenia trombotica immune indotta da vaccino, ndr) […] e a un principio di equità che richiede di assicurare a tutti i soggetti pari condizioni nel bilanciamento benefici/rischi», i cervelloni del Cts finalmente prendono in considerazione la possibilità che possano esserci persone non disposte a fare da cavie al cocktail di farmaci. «Qualora un soggetto di età tra i 18 e 59 anni, dopo aver ricevuto la prima dose di vaccino Vaxzevria, pur a fronte di documentata e accurata informazione fornita dal medico vaccinatore o dagli operatori del centro vaccinale, sui rischi di Vitt, rifiuti senza possibilità di convincimento, il crossing a vaccino a mRna, il Cts ritiene che, nell'ambito delle indicazioni che provengono dalle autorità sanitarie del Paese e dopo acquisizione di adeguato consenso informato, debba essere garantita l'autonomia nelle scelte che riguardano la salute dell'individuo». Doveva essere il premier a spiegare ai super esperti che non si può imporre una vaccinazione eterologa non ancora sperimentata, e comunque non voluta da tutti? La spiegazione che il comitato fornisce e allega alla circolare del ministero è sorprendente, perché a distanza di pochi giorni dal precedente parere oggi dichiara che «tale opzione risulta coerente e bilanciata dal beneficio derivante dall'annullamento del rischio, connesso alla parziale protezione conferita dalla somministrazione di una singola dose di Vaxzevria». L'11 giugno «si ritiene raccomandabile» una seconda dose diversa da Astrazeneca, mentre per il nuovo orientamento «può essere somministrato» lo stesso vaccino. E volete sapere per quale ragione adesso sarebbe possibile? Perché «i fenomeni tromboembolici sono meno frequentemente osservati dopo la somministrazione della seconda dose», quindi ammettono di aver scritto una sciocchezza nel primo parere, e perché «secondo quanto riferito dal direttore generale di Aifa, a oggi, in Italia, non sono stati registrati casi di Vitt dopo la seconda somministrazione di Vaxzevria», scrive la squadra dei 12 consulenti che dovrebbe rappresentare il meglio esistente in circolazione. C'è invece ben poco rigore scientifico nei loro pareri che mutano solo in base all'indicazione politica che di volta in volta arriva, sebbene in questo caso fosse autorevole provenendo da Mario Draghi. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/il-cts-cambia-idea-su-astrazeneca-ormai-e-chiaro-dipende-dai-politici-2653463229.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="piovono-cannonate-su-speranza" data-post-id="2653463229" data-published-at="1624130970" data-use-pagination="False"> Piovono cannonate su Speranza «Visto che siamo in tempi di calcio, un avvicendamento dalla panchina non farebbe male. Basta Speranza. Il ministro della Salute è un'eredità del recente passato del quale francamente si potrebbe anche fare a meno». Il senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri è tranchant sul ministro che venerdì è stato commissariato dal premier Mario Draghi. «Volevo dare un contributo per chiarire una certa confusione sui vaccini». Ovvero, «Draghi commissaria Speranza: era ora», come ha titolato ieri il nostro giornale perché seppur con parole delicate, il presidente del Consiglio venerdì ha messo all'angolo il ministro della Salute sulla libertà di scelta della seconda dose di vaccino Astrazeneca. Una pubblica sconfessione per «il capitano che ci ha portato fuori dalla tempesta», come sentenziato da Pier Luigi Bersani, anche se il ministro voleva lasciare l'uso del vaccino anglosvedese a chi ha più di 60 anni e rendere tassativo l'utilizzo di Pfizer e Moderna per la seconda dose a chi i 60 non li ha ancora. E così l'ex assessore all'urbanistica di Potenza si è ritrovato a dire il contrario di quanto detto un giorno prima (e con lui lo stesso Cts), sbertucciato dal suo presidente del Consiglio, che di fronte a incertezza e confusione ha perso la pazienza. Un po' come successo ieri a un partito della maggioranza, Forza Italia, che certo non si può definire partito sguaiato o sleale nei confronti degli alleati, tant'è che non condivise la mozione di sfiducia al ministro proposta da Fratelli d'Italia (era aprile e si chiedeva la cancellazione del coprifuoco), ma insieme alla Lega propose una commissione d'inchiesta sui tanti errori del responsabile della sanità. Ad approvare il nostro titolo è stato infatti Gasparri che è andato oltre chiedendo la rimozione del ministro a margine del convegno organizzato dal partito «Italia, ci siamo!», in corso di svolgimento a Castione della Presolana, nella Bergamasca: «Hanno ragione quanti interpretano l'intervento sui vaccini del presidente del Consiglio Draghi nelle ultime ore come un vero e proprio commissariamento di Speranza. Il ministro della Salute semina confusione e incertezza. La sua gestione è stata fallimentare nell'arco di tutto il tempo della pandemia. Con lui ha vacillato anche il Cts, che in questi giorni ha creato dubbi in tanti cittadini sulle procedure di vaccinazione lodevolmente organizzate e accelerate dall'ottimo commissario Figliuolo. Se Draghi e Figliuolo dimostrano puntualità ed efficacia, lo stesso non si può dire di Speranza e di alcuni onnipresenti esponenti del Cts. Speranza va rimosso subito. La sua presenza nel governo è causa di incertezza e di confusione». Secondo Gasparri infatti il ministro e alcuni tecnici «seminano dubbi tra i cittadini. Sosteniamo il governo con convinzione perché l'Italia deve uscire dall'emergenza. Ma ci sono persone, lo diciamo da tempo, che rappresentano un danno per l'Italia. A casa insieme ai trombati del governo, riciclati in ruoli pubblici». Non mancano critiche anche da parte della Lega. Lo scontro tra Speranza e Matteo Salvini da giorni è legato all'uso delle mascherine, visto l'allentamento del virus, tanto che ieri il ministro si è deciso a inviare una richiesta di parere formale al Cts «relativamente alle modalità e ai termini della permanenza dell'obbligo di indossare i dispositivi di protezione delle vie respiratorie all'aperto». Mentre Speranza frena, «meglio non correre, tenere le mascherine ancora per un po' non stravolge l'esistenza degli italiani», il leader della Lega sollecita la fine dell'uso delle protezioni visto che, oltre alle temperature estive, in tutta Europa, e non solo, all'esterno non sono più obbligatorie. Ad ogni modo Salvini ha detto che aspetterà il parere del Cts che si riunirà in questa settimana. Ma ieri anche la leader di Fdi, Giorgia Meloni, ha tuonato contro Speranza con un tweet: «Il ministro dice che “in questo momento non c'è previsione di altro tipo sull'obbligatorietà" dei vaccini. In questo momento? Non giochiamo. Il governo si dia una calmata, non siamo un regime totalitario. La Costituzione non contempla l'obbligo vaccinale».
Luciano Darderi (Ansa)
Nella giornata del «round of 16» è stato infatti l’azzurro numero 17 Atp a prendersi la scena, superando in rimonta nientemeno che Alexander Zverev, che nella classifica mondiale è dietro soltanto ai due mostri sacri Sinner e Carlos Alcaraz. Sulla terra rossa della Grand Stand Arena Darderi è riuscito nell’impresa di riscrivere una partita che sembrava ormai perduta. Specialmente dopo aver incassato un primo set senza storia, perso 6-1 in appena mezz’ora, dando per lunghi tratti l’impressione di non riuscire a reggere il ritmo imposto dal tedesco. Andamento che si stava confermando anche nel secondo parziale, facendo pensare a chiunque che la sfida fosse ormai indirizzata. A chiunque tranne che al ventiquattrenne italo-argentino, che non ha mai smesso di crederci. Dopo che Zverev è salito fino al 4-2 e ha avuto in mano il controllo dell’incontro, qualcosa è cambiato. Darderi ha iniziato a trovare continuità da fondo campo, sostenuto da un pubblico sempre più coinvolto, mentre dall’altra parte il tedesco ha progressivamente perso lucidità. Il momento decisivo è arrivato nel tie-break del secondo set, un’autentica battaglia nella quale Zverev si è fatto annullare quattro match point. Luciano è rimasto aggrappato alla partita con pazienza e coraggio, fino a chiudere 12-10 grazie anche a un doppio fallo finale del suo avversario. Lì, di fatto, il match è finito. Zverev è uscito mentalmente dalla partita e nel terzo set non ha reagito. Darderi ha cavalcato l’inerzia e l’entusiasmo del Foro Italico, dominando 6-0 il parziale decisivo e conquistando così la prima vittoria in carriera contro un top ten. Una serata che difficilmente dimenticherà e che gli vale anche i primi quarti di finale in un Masters 1000, dove affronterà il baby fenomeno spagnolo Rafael Jódar. «È stata una partita molto dura, non mi sentivo bene nel primo set», ha spiegato a caldo Darderi. «Poi sono riuscito a girarla anche perché Zverev mi ha regalato qualcosa. La gente mi ha aiutato tanto, sono molto felice».
Più lineare, invece, il pomeriggio di Sinner sul centrale. Contro l’altra rivelazione di questa edizione, Andrea Pellegrino, il numero uno del mondo ha controllato il «derby» senza particolari difficoltà, imponendosi (6-2, 6-3) e centrando la qualificazione ai quarti. Per il pugliese resta comunque un torneo oltre ogni aspettativa, mentre Sinner continua a macinare record: con quella contro Pellegrino sono diventate 31 le vittorie consecutive nei Masters 1000, eguagliando un primato che apparteneva a Novak Djokovic. «Il derby qui in Italia è sempre speciale», ha detto Jannik dopo la vittoria. «Sono molto felice per Andrea, ha fatto un torneo straordinario». Poi uno sguardo al prosieguo del torneo, dove se la vedrà con il russo Andrej Rublev: «I quarti sono già un turno importante. Il giorno di riposo mi aiuterà».
L’unica nota stonata della giornata azzurra è arrivata dalla sconfitta di Lorenzo Musetti contro Casper Ruud. Il toscano, già apparso in difficoltà fisica nei giorni scorsi, ha ceduto nettamente (6-3 6-1) in una partita condizionata dai problemi alla coscia sinistra: «Chiedo scusa al pubblico, ma la mia condizione fisica non mi ha permesso di giocare come avrei voluto», ha ammesso il carrarino nel post partita.
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@ManuelRighi
Uno dei modi migliori per entrare in contatto con un territorio è penetrarne la natura. C’è chi lo fa in contemplandola e chi attraversandola attivamente. Il Trentino si presta a tutto, grazie a un ambiente variegato, che alterna montagne, laghi e fiumi.
Gli amanti degli sport acquatici hanno un’ampia gamma di possibilità tra cui scegliere. Il rafting, per esempio, praticando il quale si smuovono adrenalina, spirito di squadra e rapporto con la natura. Non un semplice sport, ma un’esperienza a tutto tondo che consente di percepire contemporaneamente sé stessi, l’altro e il fiume, diventando tutt’uno. Punto di riferimento per questa attività outdoor è la Val di Sole con il suo fiume (il Noce), citato dal National Geographic come uno dei migliori al mondo per le discese fluviali a bordo dei raft, speciali gommoni che le squadre da quattro/sei persone devono portare a destinazione con coraggio e attenzione. Si tratta di una disciplina che non richiede alcuna competenza in particolare, a esclusione del nuoto. È comunque bene esercitarla al seguito di una guida esperta, che prima della partenza spiegherà ai partecipanti cosa fare e non fare durante la traversata. Il fiume Noce dona 28 bellissimi chilometri navigabili, tra rapide e tratti più tranquilli che consentono, nel frattempo, di ammirare boschi e vette, garantendo emozioni autentiche grazie all’alternanza di un’attività ad alto tasso di energia e gioia e quieta bellezza paesaggistica.
Non per niente il rafting viene considerato terapeutico, tanto da essere utilizzato per cementare lo spirito di squadra tra familiari e amici, ma anche tra colleghi, uniti da un obiettivo comune al di fuori dell’ambiente lavorativo e delle classiche dinamiche aziendali. I centri rafting del Trentino mettono a disposizione il necessario equipaggiamento: tute in neoprene, giubbotto salvagente, pagaia e casco protettivo; è altresì necessario che i partecipanti arrivino con un abbigliamento sportivo, costume incluso. Il fiume Noce è percorribile anche in canoa e kayak, ma per avere un contatto ancora più ravvicinato con la forza dell’acqua l’ideale è l’hydrospeed, che prende il nome dal bob fluviale con cui affrontare l’acquatico avversario.
Un altro modo per godersi l’estate trentina è il wakeboard, sport che nasce dalla fusione tra sci acquatico e snowboard. Come il rafting, è uno sport adrenalinico ma fattibile anche per coloro che sono alle prime armi. Nella Regione esistono due impianti, situati tra il lago di Ledro e il lago di Terlago. Qui si viene trainati non dal classico motoscafo, ma da un cable wakeboard, ossia una fune simile a uno skilift. Velocità, equilibrio e leggerezza: il wakeboard permette di divertirsi e volare letteralmente sull’acqua.
Lakeline è il centro di Terlago, che propone un percorso di circa 230 metri dotato di strutture galleggianti per salti ed evoluzioni aeree. Benché si tratti di una disciplina adatta a tutti, il centro mette a disposizione - oltre al noleggio attrezzatura - una scuola wakeboard. Al lago di Ledro, precisamente in località Pur, si trova invece il Be Wake System: qui il wakeboard viene presentato nella sua variante più semplice, adatta anche ai bambini dai 7 anni in su. Un’attività che libera dalle calorie e - soprattutto - dallo stress in eccesso, rafforzando i muscoli e il sistema cardiorespiratorio.
C’è poi il canyoning, che consiste nella discesa a piedi, ma tramite l’ausilio di corde, di gole percorse da piccoli corsi d’acqua. Una sorta di fusione tra alpinismo e sport fluviali, da realizzare in gruppo e al seguito di guide professionali. Ovviamente i livelli di difficoltà differiscono a seconda della propria preparazione.
Lo speleologo francese Alfred Martel viene considerato il precursore del canyoning, grazie alle esplorazioni da lui condotte durante i primi anni del Novecento nelle Gole di Verdon. Dalla scienza allo sport il passo fu relativamente breve: negli anni Ottanta francesi e spagnoli vi si dedicavano assiduamente. Per chi è in cerca di questo genere di dinamismo, il lago di Ledro, il Garda Trentino e l’area di Campiglio Dolomiti - con la Val Brenta, il torrente Palvico e il Rio Roldono - sono i luoghi ideali. Scivoli e piscine naturali producono contesti di straordinaria bellezza, all’interno dei quali muoversi diviene un’esperienza completa per il corpo e per lo spirito.
Il brivido della velocità in montagna è un’altra storia con le downhill bike
Dall’acqua alla terra: lo sport, in Trentino, prevede un contatto dinamico con Madre Natura anche attraverso i cosiddetti bike park, strutture attrezzate per le mountain bike.Non si pensi al classico trekking: per questo tipo di attività occorrono infatti biciclette da downhill, dato che si tratta di percorsi in discesa su terreni ripidi e scoscesi, dove il rischio di cadute è piuttosto alto. I salti, le curve paraboliche e gli ostacoli, ma anche i north shore (strutture in legno da attraversare a tutta velocità) e i rock garden rendono felicissimi i biker più spericolati. I centri del Trentino-Alto Adige offrono sempre impianti di risalita e bike shuttle, furgoni che trasportano le biciclette al punto di partenza.Come per gli sport acquatici, anche in questo caso è necessario utilizzare l’attrezzatura adeguata, composta da protezioni per le ginocchia e i gomiti, caschi integrali, paraschiena e guanti. Questo sport può essere praticato in Val di Sole, dove si trovano cinque trail differenti per difficoltà e tre trail enduro. In località Pellizzano esiste anche un Kids Bike Park, dedicato al divertimento dei bambini.La parte più interessante del Bike Park Val di Sole è sicuramente costituita dal Black Snacke, famoso percorso di Coppa del Mondo. È il tracciato più impegnativo e, per questo, adatto solo a esperti e a spericolati che abbiano voglia di mettersi alla prova su terreni particolarmente scoscesi a partire da quota 1.500 metri. Dalla medesima altitudine si dipanano anche tre trail di recente realizzazione, alcuni in stile flow - dunque senza particolari ostacoli - e altri più naturali.Una telecabina da otto posti consente una semplice risalita a tre rider con le loro biciclette. Nella parte bassa del bike park si trova un’altra attrazione degna di nota: il four cross (4x), una discesa per gare a quattro, utilizzata ogni anno anche per il Campionato del Mondo di 4x.Il Bike Park Val di Sole aprirà la stagione indicativamente tra fine maggio e inizio giugno. Il Paganella Bike Park è un’altra area spettacolare non solo per gli amanti della disciplina, ma anche per l’utilizzo che è stato fatto del territorio. Trattasi di tre bike zone nate nel 2010 dalla trasformazione di vecchi sentieri e mulattiere, divenuti ormai tracciati all’avanguardia dotati di tutto il necessario per i praticanti.Non è un caso che sia stato inserito nel circuito del Gravity Card, che permette ai possessori della tessera di muoversi liberamente tra i ventotto migliori bike park d’Europa. Il Fassa Bike Park è situato nel cuore delle Dolomiti della Val di Fassa, sopra Canazei. Il primo bike park del Nord-Est propone dodici linee per tutti i livelli, pensate sia per i principianti che per gli esperti.Infine la San Martino Bike Arena sorge al cospetto delle Pale di San Martino e offre tre tracciati per un totale di dieci chilometri. Nemmeno qui manca un efficiente impianto di risalita, costituito da una cabinovia ad agganciamento automatico che in soli dodici minuti raggiunge i 2.200 metri di altitudine.Il risultato? Discese emozionanti, garantite anche dai wall ride, megaparaboliche in cui usare la forza centrifuga per percorrerle nella parte più alta senza il rischio di cadere. Anche la San Martino Bike Arena aprirà per il ponte del 2 giugno, ma per le prime due settimane solo per durante i weekend.
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