Il 4 gennaio, primo giorno di scambi del 2021, l’indice Ftse Mib aveva iniziato la seduta a 22.315 punti. Al 23 dicembre la Borsa di Milano si appresta ad andare in ferie vicino ai 27.000 punti.
Il 4 gennaio, primo giorno di scambi del 2021, l’indice Ftse Mib aveva iniziato la seduta a 22.315 punti. Al 23 dicembre la Borsa di Milano si appresta ad andare in ferie vicino ai 27.000 punti.Questo è stato l’anno della ripresa per le Borse italiane e Piazza Affari non ha fatto eccezione. Nel solo primo semestre, stando all’ultimo bollettino della Consob, Piazza Affari ha superato gli ostacoli del 2020 tornando con forza ai livelli pre-pandemia. Quasi tutti gli indicatori hanno presentato un andamento positivo. In particolare, la capitalizzazione complessiva delle società italiane presenti a Piazza Affari è cresciuta del 19,9% su base annua a 559,7 miliardi di euro per effetto del balzo dei prezzi di mercato (l’indice Ftse All Share Italia ha guadagnato il 13,8% nel primo semestre di quest'anno). Si tratta di un dato leggermente superiore ai 557,7 miliardi di fine 2019. In relazione alle dimensioni dell’economia nazionale la capitalizzazione di Borsa è salita al 34,8% rispetto al 32% di fine 2020.Anche il numero delle società quotate è cresciuto da 382 a 389, merito soprattutto dei nuovi arrivi su quello che fino a poco tempo fa si chiamava Aim, il mercato delle Pmi che oggi si chiama Euronext Growth Milan.Come spiegano gli esperti di BG Saxo, «quest'anno è stato caratterizzato da notevoli differenze all'interno del mercato azionario. In basso tematici come gaming, bubble stock e e-commerce che sono scesi rispettivamente del 20%, 25% e 30% poiché colpiti da aspettative di ricavi inferiori e dai tassi d'interesse più alti quest'anno, con la debolezza che probabilmente continuerà l'anno prossimo quando i tassi d'interesse a lungo termine saranno costretti a chiudere parte del gap con l'inflazione», dicono gli esperti. «I tre temi più performanti di quest'anno sono stati: Crypto & Blockchain (+62%), Logistica (+36%) e Semiconduttori (+31%), indicativi dell'anno che abbiamo passato. Le criptovalute hanno prosperato grazie all'afflusso di nuovo denaro e all'adozione istituzionale su una scala senza precedenti negli ultimi cinque anni. I titoli della logistica e dei semiconduttori si sono avvantaggiati grazie al potere dei prezzi in mezzo a una domanda straordinaria e a complessi vincoli di fornitura che espandono le entrate e i profitti operativi di queste aziende».Dove puntare, dunque? Più o meno dove si è fatto finora. «Puntare molto sull’azionario americano«, dicono da Natixis Im, «favorendo gli Stati Uniti rispetto ad altri mercati, con un equilibrio tra settori tecnologici e ciclici. Dopo quello che è sembrato un consolidamento senza fine per gran parte del 2021, le small cap dovrebbero probabilmente beneficiare di un rally tra la fine dell’anno e l’inizio del 2022, anche se qualsiasi allocazione dovrebbe essere vista nel breve termine. Il settore tecnologico continuerà a essere supportato dai consumi, mentre i componenti ciclici, come i semiconduttori, beneficeranno del ciclo di investimenti emergente. I titoli ciclici più ampiamente considerati, compresi industriali, materiali, finanziari ed energia, continueranno a riservare sorprese al rialzo grazie al buon andamento della crescita nominale».Per quanto riguarda Piazza Affari, i timori maggiori riguardano le pressioni inflazionistiche e lo spettro di nuove chiusure. Ad ogni modo, c’è ottimismo. Come spiegano da Intermonte, «ci aspettiamo che le mid/small cap italiane siano ben posizionate per attirare l'interesse degli investitori, soprattutto nei settori growth (i titoli che presentano una quotazione decisamente e visibilmente più elevata rispetto agli utili prodotti, ndr), come la tecnologia e il lusso», hanno puntualizzato gli esperti. Proprio sul lusso, gli esperti di Gam ritengono sia il settore cui puntare. «La forte performance delle azioni del settore del lusso è sostenuta dai continui upgrade degli utili», spiega Swetha Ramachandran, gestore azionario di Gam Investments. Il consiglio su questa nicchia è «comprare meno, comprare meglio» è il motto de facto del settore del lusso. «Crediamo che il mercato stia sottovalutando il potere di determinazione dei prezzi del settore, che dovrebbe alimentare l'espansione dei margini fino al 2022, a fronte di un contesto di domanda sana e sostenuta nel 2021. Prevediamo che lo slancio in corso a fine anno si rivelerà un catalizzatore per una continua sovraperformance del settore, in un contesto macroeconomico favorevole».
L’aumento dei tassi reali giapponesi azzoppa il meccanismo del «carry trade», la divisa indiana non è più difesa dalla Banca centrale: ignorare l’effetto oscillazioni significa fare metà analisi del proprio portafoglio.
Il rischio di cambio resta il grande convitato di pietra per chi investe fuori dall’euro, mentre l’attenzione è spesso concentrata solo su azioni e bond. Gli ultimi scossoni su yen giapponese e rupia indiana ricordano che la valuta può amplificare o azzerare i rendimenti di fondi ed Etf in valuta estera, trasformando un portafoglio «conservativo» in qualcosa di molto più volatile di quanto l’investitore percepisca.
Per Ursula von der Leyen è «inaccettabile» che gli europei siano i soli a sborsare per il Paese invaso. Perciò rilancia la confisca degli asset russi. Belgio e Ungheria però si oppongono. Così la Commissione pensa al piano B: l’ennesimo prestito, nonostante lo scandalo mazzette.
Per un attimo, Ursula von der Leyen è sembrata illuminata dal buon senso: «È inaccettabile», ha tuonato ieri, di fronte alla plenaria del Parlamento Ue a Strasburgo, pensare che «i contribuenti europei pagheranno da soli il conto» per il «fabbisogno finanziario dell’Ucraina», nel biennio 2026/2027. Ma è stato solo un attimo, appunto. La presidente della Commissione non aveva in mente i famigerati cessi d’oro dei corrotti ucraini, che si sono pappati gli aiuti occidentali. E nemmeno i funzionari lambiti dallo scandalo mazzette (Andrij Yermak), o addirittura coinvolti nell’inchiesta (Rustem Umerov), ai quali Volodymyr Zelensky ha rinnovato lo stesso la fiducia, tanto da mandarli a negoziare con gli americani a Ginevra. La tedesca non pretende che i nostri beneficati facciano pulizia. Piuttosto, vuole costringere Mosca a sborsare il necessario per Kiev. «Nell’ultimo Consiglio europeo», ha ricordato ai deputati riuniti, «abbiamo presentato un documento di opzioni» per sostenere il Paese sotto attacco. «Questo include un’opzione sui beni russi immobilizzati. Il passo successivo», ha dunque annunciato, sarà «un testo giuridico», che l’esecutivo è pronto a presentare.
Luis de Guindos (Ansa)
Nel «Rapporto stabilità finanziaria» il vice di Christine Lagarde parla di «vulnerabilità» e «bruschi aggiustamenti». Debito in crescita, deficit fuori controllo e spese militari in aumento fanno di Parigi l’anello debole dell’Unione.
A Francoforte hanno imparato l’arte delle allusioni. Parlano di «vulnerabilità» di «bruschi aggiustamenti». Ad ascoltare con attenzione, tra le righe si sente un nome che risuona come un brontolio lontano. Non serve pronunciarlo: basta dire crisi di fiducia, conti pubblici esplosivi, spread che si stiracchia al mattino come un vecchio atleta arrugginito per capire che l’ombra ha sede in Francia. L’elefante nella cristalleria finanziaria europea.
Manfred Weber (Ansa)
Manfred Weber rompe il compromesso con i socialisti e si allea con Ecr e Patrioti. Carlo Fidanza: «Ora lavoreremo sull’automotive».
La baronessa von Truppen continua a strillare «nulla senza l’Ucraina sull’Ucraina, nulla sull’Europa senza l’Europa» per dire a Donald Trump: non provare a fare il furbo con Volodymyr Zelensky perché è cosa nostra. Solo che Ursula von der Leyen come non ha un esercito europeo rischia di trovarsi senza neppure truppe politiche. Al posto della maggioranza Ursula ormai è sorta la «maggioranza Giorgia». Per la terza volta in un paio di settimane al Parlamento europeo è andato in frantumi il compromesso Ppe-Pse che sostiene la Commissione della baronessa per seppellire il Green deal che ha condannato l’industria - si veda l’auto - e l’economia europea alla marginalità economica.




