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Crolli nella villa dei Totti. E Ilary chiede al Tribunale: «Fate pagare il Pupone»

Crolli nella villa dei Totti. E Ilary chiede al Tribunale: «Fate pagare il Pupone»
Ilary Blasi (Ansa). Nei riquadri, alcuni frame tratti dal video del controsoffitto crollato nella villa di Totti
Cede il controsoffitto nella magione da 25 vani. La conduttrice tv esige dal suo ex un intervento di manutenzione straordinaria attivando un ricorso d’urgenza.

Soffitti crollati, sospetti abusi edilizi, accuse di abbandono dei figli, ulteriori verifiche patrimoniali ordinate dai giudici. La guerra tra Ilary Blasi e Francesco Totti (la prossima udienza della causa di divorzio sarà a marzo) continua a riservare sorprese e colpi sotto le cinture. Tutto era iniziato con il tira e molla su rolex e borsette, ma da allora il livello dello scontro è salito notevolmente. Portando anche all’iscrizione del Pupone sul registro degli indagati per abbandono di minore, dopo la denuncia presentata dalla conduttrice tv.

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Venezuela, Leone: «Rispettare la sovranità». Ma Trump pensa già alla Groenlandia
Papa Leone XIV (Ansa)
Pechino come Mosca: chiede il rilascio del tiranno, ma parlano solo gli apparati.

Si raffreddano le reazioni al blitz di Caracas ma Donald Trump incendia il «caso» Groenlandia. Katie Miller - moglie di Stephen Miller, tra i più stretti collaboratori del presidente - due giorni fa su X aveva postato una foto dell’isola coperta dalla bandiera a stelle strisce con scritto: «Presto». L’ambasciatore danese (la Groenlandia, pur godendo di un suo governo, è territorio danese) a Washington ha replicato: «Con gli Usa siamo stretti alleati, ci aspettiamo il rispetto dell’integrità del regno di Danimarca; collaboriamo per la sicurezza comune nell’Artico».

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A sinistra il golpe si può anche fare purché colpisca qualcuno  sgradito
Manifestazione pro Maduro davanti al consolato Usa a Milano (Ansa)
Se gli Usa fanno cadere un comunista, gridano al golpe. Con Berlusconi esultavano.

Restiamo ancora in attesa che i maggiori leader europei, magari con il francese Emmanuel Macron e il britannico Keir Starmer in testa, formino una coalizione di volenterosi per correre in soccorso del Venezuela assaltato dagli Stati Uniti di Donald Trump. Dopo tutto ci siamo sentiti ripetere per anni, riguardo all’Ucraina, che esistevano un aggredito e un aggressore, e che da tale verità non si poteva prescindere. Eppure per il Sudamerica il discorso, chissà come mai, sembra differente. La mobilitazione degli eroici difensori della libertà stenta a decollare, gli slogan rabbiosi sono più sommessi. A quanto pare, la constatazione che il diritto internazionale non esiste e che in politica estera conta - da sempre - la legge del più forte, ha lasciato atterrita la gran parte dei progressisti occidentali.

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(Guardia di Finanza)

Le Fiamme Gialle hanno concluso una grande operazione a contrasto del traffico di stupefacenti sequestrando oltre 110 chilogrammi di cocaina nascosti in un camion. Avrebbero fruttato alla malavita circa 20 milioni di euro.

Nello specifico, militari del Gruppo di Gorizia, nell’ambito della quotidiana e sistematica attività di servizio per il controllo economico del territorio ed alla repressione dei traffici illeciti, hanno intercettato un autoarticolato che, dopo aver attraversato la barriera autostradale del Lisert (GO), procedeva lungo la tratta autostradale in direzione uscita Stato verso la Slovenia.

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Maduro in gabbia, ma è caos sul successore
Ansa

L’esercito venezuelano riconosce la Rodriguez. Trump: «Faccia ciò che è giusto o pagherà un prezzo alto». Sulla Groenlandia: «Ci serve per difesa». I seals avevano riprodotto in America la villa del tiranno per il blitz.

Secondo la ricostruzione del New York Times, il cambio di scenario a Caracas non è stato il frutto di un’improvvisazione, ma l’esito di un lavoro preparato da settimane negli ambienti decisionali statunitensi. Già prima dell’epilogo militare, Washington aveva individuato nella vicepresidente venezuelana Delcy Rodriguez, e non in María Corina Machado, una figura ritenuta «gestibile» per una fase di transizione successiva all’uscita di scena di Nicolás Maduro. A convincere i collaboratori del presidente Donald Trump sarebbe stata soprattutto la sua esperienza nella gestione del comparto petrolifero, considerata una garanzia di affidabilità per tutelare e rilanciare gli investimenti energetici americani in Venezuela.

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