
Nei talk mi capita spesso di sentire la voce della sinistra che si lamenta del governo sulla sicurezza. A loro dire «il governo dovrebbe assumere di più e aumentare i salari delle forze dell’ordine». Un ritornello facile facile che apre qualche breccia pure tra qualche elettore del centrodestra, insoddisfatto per gli episodi di criminalità e di delinquenza raccontati in televisione.
Facciamo così, proviamo a seguirli. Non fosse altro che per noi la sicurezza è davvero un tema urgente, necessario e grave. Che il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, stia governando in maniera efficace e sicuramente di gran lunga migliore di qualsiasi altra opzione targata centrosinistra non c’è dubbio. Si può fare meglio? Figuratevi se qui abbiamo remore ad alzare l’asticella. Quindi, facciamo così: chiediamo anche noi sempre più agenti e auspichiamo stipendi migliori. Ma chiediamo anche che le forze dell’ordine quando lavorano siano rispettate e tutelate perché lavorare contro criminali e delinquenti significa non avere dubbi sull’esercizio della forza, che è lecita solo quando è in capo a chi autorizzato dalle leggi.
Con più agenti per strada si avrebbe un maggiore controllo del territorio nel contrastare delinquenti e criminali. Gente come quel Mansouri che nel bosco di Rogoredo, il bosco della droga e della morte, stava presidiando la «sua» area di spaccio. Mansouri è uscito dal buio portando con sé il «ferro» che, solo successivamente, si è scoperto essere una pistola replica (smettiamola di usare l’espressione «pistola giocattolo»). Quel ferro lo ha puntato verso i poliziotti, uno dei quali ha reagito sparando e uccidendolo. Incriminazione per lui e pure per i colleghi.
Prima di entrare nel discorso magistratura, restiamo in quello politico. La sinistra che vuole più forze dell’ordine sa che più poliziotti per strada significa anche più situazioni di scontro con i criminali? È inevitabile dal momento che tra criminali italiani e criminali immigrati la somma fa un pessimo totale, intollerabile. La sinistra non può volere più poliziotti o carabinieri e poi non dire che alla gente come Mansouri , che presidia il traffico di stupefacenti, che estrae una pistola (affari suoi se è a salve...) e la punta verso gli agenti, si debba sparare. Perché questa cosa, nei talk, non la dicono mai. Balbettano e si rintanano dietro l’azione della magistratura.
E arriviamo così ai giudici. Era necessaria questa nuova iniziativa contro gli agenti di Milano che stavano contrastando il traffico di stupefacenti? Anche questa è, come sentiamo ripetere ogni volta in casi in cui un agente è costretto ad aprire il fuoco, un’inchiesta a tutela degli agenti? Non credo. Qui stiamo dentro quella zona grigia - della quale ha parlato Giorgia Meloni - dove si diffida di chi indossa un’uniforme, si teme sempre che l’agente agisca da giustiziere della notte, da Rambo, da esaltato. Basta, direi. A furia di pensarla così, teppisti di ogni risma, delinquenti e criminali, agiscono seguendo il copione Acab, cioè che «tutti i poliziotti sono bastardi». Lo stesso vale per il caso Ramy e in tutti quegli altri in cui poliziotti e carabinieri finiscono a processo e magari vengono pure condannati. E poi: era necessario stoppare il rimpatrio di un algerino irregolare, con 23 condanne come curriculum? Diciamo che tanta attenzione verso le... «altre divise» che menano i poliziotti e sfidano lo Stato ci pare di non vederla. Ma sicuramente la colpa è nostra e non dei magistrati ai quali non si può rimproverare alcunché (ora; figuriamoci se dovessero pure vincere i No alla riforma...).
Per farla breve, le critiche della sinistra al governo sono ipocrisia pura. Ma ci forniscono un assist: caro governo, la sicurezza non basta mai e siccome non vogliamo né la privatizzazione dell’ordine pubblico né un mondo alla Minority Report, si assumano più agenti e decidiamo una volta per sempre se nello scontro tra buoni e cattivi, lo Stato copre i suoi operatori oppure se offre indirettamente spazi e appigli perché i fetenti la facciano franca. Onestamente mi sono rotto di questa zona grigia. E credo di essere in buona compagnia.





