
«Salvare TikTok!». Queste le intenzioni di Donald Trump alla vigilia del suo insediamento alla Casa Bianca, comunicate in un conciso messaggio su Truth, la sua piattaforma social. Qualche ora dopo, in un ulteriore post, il 45° e 47° presidente degli Stati Uniti ha spiegato anche il come. «Sto chiedendo alle aziende di non lasciare che TikTok resti oscurato!», scrive. «Lunedì (oggi, ndr) emanerò un ordine esecutivo per posticipare l’entrata in vigore dei divieti previsti dalla legge, in modo da poter raggiungere un accordo per proteggere la nostra sicurezza nazionale. L’ordine confermerà anche che non ci sarà alcuna responsabilità per le aziende che hanno contribuito a evitare che TikTok fosse oscurato prima del mio ordine». Il tycoon ha anche esplicitato la sua idea: una joint venture al 50% tra i proprietari attuali e acquirenti scelti dagli Usa. Poi la classica frase da Trump, caratteristica del suo modo di negoziare: «Senza l’approvazione degli Stati Uniti, non c'è TikTok. Con la nostra approvazione, vale centinaia di miliardi di dollari - forse trilioni».
L’intervento è arrivato dopo che, nella notte tra il 18 e il 19 gennaio, il social network di proprietà cinese ha interrotto i servizi, dando esecuzione al blocco - confermato dalla Corte Suprema - secondo cui, per continuare a funzionare, la sussidiaria americana avrebbe dovuto essere venduta a un soggetto non cinese. «Negli Stati Uniti è stata promulgata una legge che vieta TikTok», si legge nel messaggio che hanno letto gli utenti aprendo la piattaforma. «Purtroppo, ciò significa che per ora non puoi utilizzare TikTok». «Siamo fortunati», continua, «che il presidente Trump abbia indicato che lavorerà con noi per trovare una soluzione per ripristinare TikTok una volta entrato in carica. Rimanete sintonizzati!». L’attesa è durata qualche ora: nella serata italiana i servizi erano già stati ripristinati.
Questo nonostante TheDonald, in passato, non sia stato proprio favorevole al social cinese, tant’è che durante la sua prima presidenza aveva cercato di bloccarlo. Le voci dicono che si sia ricreduto perché, durante l’ultima campagna elettorale, avrebbe riconosciuto in TikTok un efficace mezzo per arrivare ai giovani. La realtà è che a bannare un ex presidente degli Stati Uniti ci ha pensato Twitter, fondato e guidato da un imprenditore americano (prima dell’acquisto di Elon Musk e la ridenominazione in X), e a censurare in lungo e in largo si sono prodigatati anche Facebook e Instagram di Mark Zuckerberg, nato e cresciuto nello Stato di New York. E il che fa riflettere.
Il problema di non lasciare che i dati raccolti da TikTok arrivino a Pechino, però, rimane. Trump nel suo post parla esplicitamente di sicurezza nazionale. Il ceo di dell’azienda, Shou Chew, dato oggi per presente alla cerimonia di insediamento, ha ringraziato il tycoon per il suo «impegno a lavorare» con loro «per trovare una soluzione». Tra i candidati all’acquisto, oltre alle voci uscite su Musk, risultano la società Perplexity Ai (finanziata anche da Jeff Bezos), che pare abbia offerto una fusione, e Frank McCourt, l’ex proprietario dei Los Angeles Dodgers, il quale - secondo l’investitore canadese Kevin O’Leary, coinvolto nell’operazione - avrebbe offerto a ByteDance 20 miliardi.
Non fa in tempo a posare le valige alla Casa Bianca, dunque, che subito prende il via la partita di Trump con la Cina. Le questioni aperte non sono poche: il mostruoso surplus commerciale del Dragone, arrivato a 1.000 miliardi di dollari; il suo ruolo di leader nei prodotti per la transizione energetica; la colonizzazione industriale del Messico per aggirare le sanzioni; ma anche Taiwan e diverse altre. Per leggere i vari negoziati, bisognerà tenerle tutte a mente.





