
I media d'Oltralpe pubblicano un dossier per screditare Francesco Belsito nel suo ruolo di consigliere di Fincantieri. Lo stesso giorno Parigi acquisisce il 100% delle quote dei cantieri di Stx e fa sapere che sulla vicenda pende un ulteriore parere dell'antitrust.Mercoledì scorso la Tribune, quotidiano francese, ha pubblicato un articolo con il palese intento di sparare a pallettoni sulla Lega e su Fincantieri. Il giornale ha infatti reso noto un dossier preparato da l'Adit, un'organizzazione legata all'intelligence parigina, nel quale si ventilano ipotetici legami tra Francesco Belsito, ex tesoriere del Carroccio e consigliere della controllante di Fincantieri. Il titolo del dossier non nasconde le motivazioni politiche: Fincantieri un legame troppo pericoloso per Naval group. Il riferimento è all'operazione di acquisizione dei cantieri di Saint Nazaire da parte del colosso guidato da Giuseppe Bono con il relativo programma congiunto sia della parte militare che di quella civile (nella produzione di navi da crociera). Le accuse dirette a Belsito riguarderebbero una presunta attività in Libia ai tempi di Muhammar Gheddafi e una commessa negli Emirati Arabi datata 2009. In realtà, in Libia non risulta che Fincantieri abbia mai venduto navi. C'è stata una commessa in Iraq nel 2006, dopo la fine del conflitto. I francesi devono aver confuso dittatore. Nell'articolo della Tribune, invece, viene sostenuto che Belsito, avrebbe avuto un ruolo nel «tentativo di vendita di navi militari al regime del colonnello Gheddafi». Non risulta che nemmeno da sottosegretario abbia frequentato Tripoli. I francesi sostengono che Belsito abbia avuto un ruolo nella commessa vinta per la fornitura di navi militari agli Emirati arabi uniti. Non sappiamo se l'ex tesoriere abbia fatto lobbying in questa direzione. È però una strana coincidenza che l'Adit abbia tirato fuori una commessa che ai francesi ha bruciato tanto. Era stata Cmn (Constructions Mécaniques de Normandie) a costruire per prima le corvette del programma classe «Baynunah». Finché per via dei ritardi, la Marina militare emiratina si è rivolta a Fincantieri per la costruzione di una corvetta e di due pattugliatori stealth. Lo stesso smacco che i francesi hanno subito in Qatar dove l'Eliseo, attraverso la stessa Naval group, trattava da tre anni una mega commessa salvo scoprire ad agosto del 2017 che i circa 5 miliardi di euro sarebbero finiti all'Italia. Le accuse proseguono. Il gruppo italiano ha risposto con una breve nota, liquidando il tutto come privo di alcun fondamento. I giornali italiani ieri hanno ripreso il dossier sterzando tutto contro la Lega. Dimenticano però le coincidenze per le quali i francesi sono maestri. Innanzitutto lo scontro sulla questione migranti ha portato Roma molto lontano da Parigi. Matteo Salvini spara a pallettoni contro Emmanuel Macron, l'Eni è tornata a muoversi in Libia e a gestire nuovi pozzi in Egitto. Infine, l'establishment italiano che ai tempi di Matteo Renzi e Paolo Gentiloni era palesemente pro Eliseo, ora ha cominciato a riposizionarsi. Non c'è dunque da stupirsi che i servizi francesi provino a far saltare il contratto di acquisizione dei cantieri di Stx, i più famosi di Francia. Ciò che è stato ignorato e ha verificato La Verità, è che il giorno di pubblicazione dell'articolo della Tribune ha coinciso con un evento fondamentale nel lungo e delicato procedimento burocratico che vede transitare i cantieri dalla proprietà coreana che ha fatto crac verso quella italiana che avrà il 50% più uno delle quote. Mentre il programma congiunto di sviluppo delle competenze militari era già partito quattro anni fa, sul fronte delle attività civili soltanto mercoledì l'agenzia francese per le partecipazioni statali è entrata in possesso del 100% delle quote di Saint Nazaire. Ha infatti definito con il tribunale concorsuale di Seul gli ultimi dettagli. In pratica lo Stato francese è tornato a essere proprietario degli asset soltanto adesso e nelle prossime settimane sarà tenuto a ridistribuire le quote tra gli aventi diritto. Cioè Naval group, Fincantieri, i dipendenti e alcuni fornitori. Non solo. Alcuni giornali della Loira, senza essere smentiti, hanno riportato un fatto nuovo. Per terminare l'iter di acquisizione italiano, nonostante i due governi abbiamo già definito il tutto in un contratto, servirà ancora il parere dell'antitrust francese e di quello tedesco. Fino a oggi nessun politico aveva fatto menzione alle valutazioni aggiuntive. Ci si era limitati alla sentenza del garante di Bruxelles che per di più si è già sbilanciato con un parere positivo. I due antitrust nazionale si dovranno invece pronunciare perché gli investimenti da parte di Cassa depositi e prestiti e dell'omologa francese superano una soglia di attenzione. In teoria, però, si dovrebbe trattare di un mero proforma da consumarsi entro l'autunno. A meno che i servizi francesi o parte dell'Eliseo voglia alzare un polverone per creare un caso politico. Non bisogna, infine dimenticare che nella partita c'è uno scontro tutto interno al governo e ai ministeri francesi. E non riguarda l'aspetto militare della partita. Il 5 giugno, Alexis Kholer, braccio destro di Emmanuel Macrone, è indagato per presunti favori a Msc del gruppo Aponte e tra i primi clienti di Stx. Kholer è stato per un breve periodo direttore finanziario della sede di Ginevra ed è parente di Rafaela Diamant, la moglie di Gianlugi Aponte. Il padre di Rafaela ha avuto un ruolo importante nello sviluppo della banca d'affari svizzera dei Rothschild dove ha lavorato lo stesso Macron. Lo scorso anno, quando fu resa nota la scelta di Fincantieri di acquisire i cantieri di Stx, Aponte si schierò pubblicamente contro. Alcuni analisti, in questi giorni, fanno presente che se l'accordo con Fincantieri saltasse, una parte della crocieristica mondiale sarebbe contenta. Avere più player favorisce i committenti. Chissà se Macron la pensa allo stesso modo...
Da sinistra: Piero De Luca, segretario regionale pd della Campania, il leader del M5s Giuseppe Conte e l’economista Carlo Cottarelli (Ansa)
La gabella ideata da Schlein e Landini fa venire l’orticaria persino a compagni di partito e possibili alleati. Dopo la presa di distanza di Conte, il dem De Luca jr. smentisce che l’idea sia condivisa. Scettici anche Ruffini (ex capo dell’Agenzia delle entrate) e Cottarelli.
«Continuiamo così: facciamoci del male», diceva Nanni Moretti, e non è un caso che male fa rima con patrimoniale. L’incredibile ennesimo autogol politico e comunicativo della sinistra ormai targata Maurizio Landini è infatti il rilancio dell’idea di una tassa sui patrimoni degli italiani. I più ricchi, certo, ma anche quelli che hanno già pagato le tasse e le hanno pagate più degli altri.
Jannik Sinner (Ansa)
All’Inalpi Arena di Torino esordio positivo per l’altoatesino, che supera in due set Felix Auger-Aliassime confermando la sua solidità. Giornata amara invece per Lorenzo Musetti che paga le fatiche di Atene e l’emozione per l’esordio nel torneo. Il carrarino è stato battuto da un Taylor Fritz più incisivo nei momenti chiave.
Agostino Ghiglia e Sigfrido Ranucci (Imagoeconomica)
Il premier risponde a Schlein e Conte che chiedono l’azzeramento dell’Autorità per la privacy dopo le ingerenze in un servizio di «Report»: «Membri eletti durante il governo giallorosso». Donzelli: «Favorevoli a sciogliere i collegi nominati dalla sinistra».
Il no della Rai alla richiesta del Garante della privacy di fermare il servizio di Report sull’istruttoria portata avanti dall’Autorità nei confronti di Meta, relativa agli smart glass, nel quale la trasmissione condotta da Sigfrido Ranucci punta il dito su un incontro, risalente a ottobre 2024, tra il componente del collegio del Garante Agostino Ghiglia e il responsabile istituzionale di Meta in Italia prima della decisione del Garante su una multa da 44 milioni di euro, ha scatenato una tempesta politica con le opposizioni che chiedono l’azzeramento dell’intero collegio.
Il sindaco di Milano Giuseppe Sala (Imagoeconomica)
La direttiva Ue consente di sforare 18 volte i limiti: le misure di Sala non servono.
Quarantaquattro giorni di aria tossica dall’inizio dell’anno. È il nuovo bilancio dell’emergenza smog nel capoluogo lombardo: un numero che mostra come la città sia quasi arrivata, già a novembre, ai livelli di tutto il 2024, quando i giorni di superamento del limite di legge per le polveri sottili erano stati 68 in totale. Se il trend dovesse proseguire, Milano chiuderebbe l’anno con un bilancio peggiore rispetto al precedente. La media delle concentrazioni di Pm10 - le particelle più pericolose per la salute - è passata da 29 a 30 microgrammi per metro cubo d’aria, confermando un’inversione di tendenza dopo anni di lento calo.






