True
2019-01-22
I profughi sono salvi. La sinistra però è furibonda perché voleva portarli qua
Ansa
Non li vogliono salvare, li vogliono portare qui. Tutti. L'epilogo positivo della vicenda dei 100 naufraghi soccorsi dal mercantile Lady Sham, su input della Guardia costiera libica, che si è attivata in seguito all'intervento determinato del premier italiano Giuseppe Conte, fa esplodere le contraddizioni della sinistra. Iniziamo dai dati: ieri il ministero dell'Interno ha reso noto che sono tutti sani e salvi i 393 immigrati recuperati dalla Guardia costiera libica nella giornata di domenica. «La collaborazione funziona», commenta il vicepremier Matteo Salvini, «gli scafisti, i trafficanti e i mafiosi devono capire che i loro affari sono finiti. Meno partenze, meno morti, la nostra linea non cambia». Dall'inizio dell'anno a oggi, comunica il Viminale, sono stati 155 i migranti sbarcati in Italia: nello stesso periodo del 2018 (1-21 gennaio) erano stati 2.730, con una diminuzione quindi del 94,3%. «Abbiamo richiamato la Guardia costiera libica», aggiunge il vicepremier Luigi Di Maio, a Rtl 102, «perché ci aspettiamo da loro i salvataggi in mare». I libici spiegano: «Abbiamo compiuto il nostro dovere con professionalità», dice all'Agi il portavoce della Guardia costiera di Tripoli, l'ammiraglio Ayoub Qassem, «inviando sul luogo della segnalazione una motovedetta appena scattato l'allarme, ma il nostro mezzo ha avuto un'avaria ed è dovuto rientrare. Era troppo distante, le autorità italiane sono a conoscenza delle nostre possibilità». Sul naufragio che avrebbe provocato 117 morti, Qassem fornisce la sua versione ad Agenzia Nova: «Abbiamo inviato una nostra motovedetta», dice Qassem, «ad effettuare quel salvataggio, ma abbiamo trovato soltanto gommoni sgonfi lasciati da un elicottero italiano». Secondo la Marina libica, i migranti ufficialmente dispersi in quel naufragio sono 50 e non 117. «Se l'imbarcazione fosse affondata», aggiunge Qassem, «avremmo non più di 50 naufraghi. Da un certo periodo di tempo a questa parte, tutte le imbarcazioni che trasportano i migranti illegali partono con un numero limitato di passeggeri: ecco perché la storia dei 117 morti non può essere vera».
Dunque, i migranti sono sani e salvi. Tutti contenti? Macché. Leggete cosa dicono quelli di Alarm Phone, il centralino umanitario che ieri ha lanciato l'allarme sul gommone in difficoltà: «Due sopravvissuti ci hanno contattato di nuovo ora dalla nave mercantile Lady Sham. Hanno capito che li stanno riportando in Libia e dicono che preferirebbero uccidersi piuttosto che sbarcare». Il cattivo, insomma, è sempre chi sorveglia i confini: «Non vogliono tornare nei lager libici», aggiunge su Twitter la portavoce italiana della Ong tedesca Sea Watch, Giorgia Linardi, parlando dei 47 naufraghi a bordo della nave SeaWatch3.
Dunque, la grande ipocrisia crolla sotto i colpi dei fatti. La sinistra, in combutta con le Ong, non lavora perché i disperati che pagano migliaia di euro ai trafficanti di esseri umani per essere imbarcati su carrette del mare, in caso di naufragio vengano tratti in salvo. No: l'obiettivo della sinistra è farli arrivare in Italia. Una strategia tutt'altro che umanitaria, ma puramente propagandistica: gli accordi con la Libia non sono stati un'invenzione del governo Conte ma risalgono al 2017, quando a Palazzo Chigi c'era Paolo Gentiloni e al Viminale Marco Minniti. Gli accordi con la Libia sul contrasto al traffico di esseri umani li ha preparati e sottoscritti il governo targato Pd.
Intanto, ieri, il ministro degli Esteri francese «ha convocato», informa una nota del governo di Parigi, «l'ambasciatore italiano Teresa Castaldo in seguito ad affermazioni inaccettabili e inutili delle autorità italiane». Di Maio aveva accusato la Francia di «impoverire l'Africa aggravando la crisi migratoria».
Da registrare anche la profonda riflessione politica del fondatore di Emergency, Gino Strada: «Quando si è governati», dice Strada a Radio Capital, «da una banda dove la metà sono fascisti e l'altra metà sono coglioni non c'è una grande prospettiva per il Paese. Salvini è un fascistello che indossa tutte le divise possibili eccetto quella dei carcerati». La replica non s'è fatta attendere: «Gino Strada mi definisce disumano, gretto, ignorante, fascistello, criminale. Solo? Evidentemente», dice Salvini, «la fine della mangiatoia dell'immigrazione clandestina li sta facendo impazzire. L'Italia ha rialzato la testa».
«L’Europa fa ammalare i migranti»
Gli immigrati portano malattie? «Falso». Gli immigrati si imbarcano sani - almeno nella maggior parte dei casi - e si ammalano durante il viaggio, oppure una volta a destinazione. Le cause? «Le cattive condizioni in cui vivono». Il primo rapporto dell'Organizzazione mondiale della sanità sulla salute dei migranti e dei rifugiati in Europa - presentato ieri a Ginevra - è un coup de théâtre. Il documento, realizzato in collaborazione con l'Istituto nazionale salute, migrazioni e povertà italiano (Inmp), si basa sui dati di oltre 13.000 documenti, raccolti nelle 54 nazioni che fanno parte della regione Europa dell'Oms. Si parte dal numero dei migranti, che oggi, sostiene il rapporto, in tutta la regione geografica esaminata sono il 10% della popolazione, mentre in alcuni Paesi europei la popolazione pensa siano tre o quattro volte di più. La percezione della presenza degli stranieri, insomma, sarebbe alterata. Ma è dal punto di vista sanitario che il rapporto si dimostra per nulla scontato: «La salute delle persone che arrivano è buona. Il rischio di malattie non trasmissibili, come tumori o problemi cardiaci, è più basso che nella popolazione generale, ma aumenta all'aumentare del periodo di permanenza a causa del mancato accesso ai servizi sanitari e delle condizioni igieniche spesso insufficienti».
E ancora: «Anche per le malattie infettive l'aneddotica non corrisponde alla realtà», sottolinea Santino Severoni, coordinatore del programma Oms Europa sulla migrazione e la salute. In teoria lo spostamento delle popolazioni viene considerato una fonte di rischio, e per questo c'è un monitoraggio, ma riguarda tutti gli spostamenti. «La verità», spiega Severoni, «è che anche quando arrivano persone con infezioni l'evento è così sporadico che non costituisce un problema per la salute pubblica, come dimostra il fatto che non abbiamo mai registrato un contagio della popolazione residente». Ma in Italia cosa accade? «I problemi di salute dei migranti arrivati in Italia, che sono gli stessi riscontrati negli altri Paesi», secondo Severoni, «sono stati gestiti tranquillamente senza creare alcun problema, e il merito è dell'assistenza sanitaria universale che viene garantita da noi». Che ovviamente ha dei costi. A sentire gli esperti, però, anche questo dato è carico di sorprese. «Nel tempo in Italia», aggiunge Severoni, «sono stati trovati nei migranti un po' tutti i problemi di salute, ma sono stati tutti gestiti in maniera ottimale grazie al fatto che è stata garantita l'assistenza sanitaria e questo è un concetto valido in generale, gli interventi di salute pubblica in cui si escludono gruppi sono fallimentari, mentre l'assistenza universale è vincente anche dal punto di vista economico, perché si evitano interventi più costosi quando le malattie sono in fase avanzata, si pensi all'offerta di screening per tumori o ai vaccini». Insomma il protocollo italiano fa risparmiare e offre maggiori garanzie. Oltre ad essere tra i pochi Paesi che offrono l'assistenza ai migranti, l'Italia ha molte buone pratiche in questo campo. «Basti pensare», spiega ancora Severoni, «che la summer school che l'Oms organizza ogni anno sul tema si tiene in Italia. Qui abbiamo esperienze eccellenti, non è un caso che abbiamo scelto l'Istituto nazionale salute, migrazioni e povertà come partner per il rapporto». Per concludere, un'altra medaglia: «La Sicilia», ricostruisce il rapporto, «è stata la prima regione europea a dotarsi di un piano per la gestione dei migranti che poi è stato esportato in altri Paesi». L'Italia, d'altra parte, è stato anche il Paese più colpito dagli sbarchi. E nonostante i porti chiusi abbiano prodotto l'effetto di contrarre in modo drastico le partenze e quindi gli incidenti, il balletto di dati sulle vittime in mare viene sfruttato comunque per colpire il governo. Il numero di vittime è sempre altalenante. Ma da quali fonti proviene? Missing migrants è il progetto dell'International organization for migration, che si occupa del monitoraggio. Sul sito Web dell'organizzazione è spiegato a chiare lettere che «i dati sui decessi dei migranti sono difficili da raccogliere perché per la maggior parte si tratta di migranti che viaggiano su mezzi irregolari e spesso si verificano in aree remote scelte a causa della mancanza di vie legali. (...) il numero preciso di dispersi non è noto».
Dati certi, insomma, non ce ne sono. È in questo vuoto che si inseriscono le Organizzazioni non governative (le stesse che effettuano i soccorsi): sono loro a tirare le somme e diffondere i dati delle tragedie. Ma con quali garanzie?
Continua a leggereRiduci
Dopo l'intervento di Giuseppe Conte i libici confermano: nessuna strage. Gino Strada a Matteo Salvini: «Fascista». Il ministro: «Mangiatoia finita».«L'Europa fa ammalare i migranti». Secondo l'Oms gli stranieri «non portano malattie». Al contrario: «Le contraggono qui, perché vivono male». Morti in mare: i dati forniti dalle Ong non sono comprovati.Lo speciale comprende due articoli. Non li vogliono salvare, li vogliono portare qui. Tutti. L'epilogo positivo della vicenda dei 100 naufraghi soccorsi dal mercantile Lady Sham, su input della Guardia costiera libica, che si è attivata in seguito all'intervento determinato del premier italiano Giuseppe Conte, fa esplodere le contraddizioni della sinistra. Iniziamo dai dati: ieri il ministero dell'Interno ha reso noto che sono tutti sani e salvi i 393 immigrati recuperati dalla Guardia costiera libica nella giornata di domenica. «La collaborazione funziona», commenta il vicepremier Matteo Salvini, «gli scafisti, i trafficanti e i mafiosi devono capire che i loro affari sono finiti. Meno partenze, meno morti, la nostra linea non cambia». Dall'inizio dell'anno a oggi, comunica il Viminale, sono stati 155 i migranti sbarcati in Italia: nello stesso periodo del 2018 (1-21 gennaio) erano stati 2.730, con una diminuzione quindi del 94,3%. «Abbiamo richiamato la Guardia costiera libica», aggiunge il vicepremier Luigi Di Maio, a Rtl 102, «perché ci aspettiamo da loro i salvataggi in mare». I libici spiegano: «Abbiamo compiuto il nostro dovere con professionalità», dice all'Agi il portavoce della Guardia costiera di Tripoli, l'ammiraglio Ayoub Qassem, «inviando sul luogo della segnalazione una motovedetta appena scattato l'allarme, ma il nostro mezzo ha avuto un'avaria ed è dovuto rientrare. Era troppo distante, le autorità italiane sono a conoscenza delle nostre possibilità». Sul naufragio che avrebbe provocato 117 morti, Qassem fornisce la sua versione ad Agenzia Nova: «Abbiamo inviato una nostra motovedetta», dice Qassem, «ad effettuare quel salvataggio, ma abbiamo trovato soltanto gommoni sgonfi lasciati da un elicottero italiano». Secondo la Marina libica, i migranti ufficialmente dispersi in quel naufragio sono 50 e non 117. «Se l'imbarcazione fosse affondata», aggiunge Qassem, «avremmo non più di 50 naufraghi. Da un certo periodo di tempo a questa parte, tutte le imbarcazioni che trasportano i migranti illegali partono con un numero limitato di passeggeri: ecco perché la storia dei 117 morti non può essere vera».Dunque, i migranti sono sani e salvi. Tutti contenti? Macché. Leggete cosa dicono quelli di Alarm Phone, il centralino umanitario che ieri ha lanciato l'allarme sul gommone in difficoltà: «Due sopravvissuti ci hanno contattato di nuovo ora dalla nave mercantile Lady Sham. Hanno capito che li stanno riportando in Libia e dicono che preferirebbero uccidersi piuttosto che sbarcare». Il cattivo, insomma, è sempre chi sorveglia i confini: «Non vogliono tornare nei lager libici», aggiunge su Twitter la portavoce italiana della Ong tedesca Sea Watch, Giorgia Linardi, parlando dei 47 naufraghi a bordo della nave SeaWatch3.Dunque, la grande ipocrisia crolla sotto i colpi dei fatti. La sinistra, in combutta con le Ong, non lavora perché i disperati che pagano migliaia di euro ai trafficanti di esseri umani per essere imbarcati su carrette del mare, in caso di naufragio vengano tratti in salvo. No: l'obiettivo della sinistra è farli arrivare in Italia. Una strategia tutt'altro che umanitaria, ma puramente propagandistica: gli accordi con la Libia non sono stati un'invenzione del governo Conte ma risalgono al 2017, quando a Palazzo Chigi c'era Paolo Gentiloni e al Viminale Marco Minniti. Gli accordi con la Libia sul contrasto al traffico di esseri umani li ha preparati e sottoscritti il governo targato Pd. Intanto, ieri, il ministro degli Esteri francese «ha convocato», informa una nota del governo di Parigi, «l'ambasciatore italiano Teresa Castaldo in seguito ad affermazioni inaccettabili e inutili delle autorità italiane». Di Maio aveva accusato la Francia di «impoverire l'Africa aggravando la crisi migratoria».Da registrare anche la profonda riflessione politica del fondatore di Emergency, Gino Strada: «Quando si è governati», dice Strada a Radio Capital, «da una banda dove la metà sono fascisti e l'altra metà sono coglioni non c'è una grande prospettiva per il Paese. Salvini è un fascistello che indossa tutte le divise possibili eccetto quella dei carcerati». La replica non s'è fatta attendere: «Gino Strada mi definisce disumano, gretto, ignorante, fascistello, criminale. Solo? Evidentemente», dice Salvini, «la fine della mangiatoia dell'immigrazione clandestina li sta facendo impazzire. L'Italia ha rialzato la testa».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/i-profughi-sono-salvi-la-sinistra-pero-e-furibonda-perche-voleva-portarli-qua-2626646718.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="leuropa-fa-ammalare-i-migranti" data-post-id="2626646718" data-published-at="1768956883" data-use-pagination="False"> «L’Europa fa ammalare i migranti» Gli immigrati portano malattie? «Falso». Gli immigrati si imbarcano sani - almeno nella maggior parte dei casi - e si ammalano durante il viaggio, oppure una volta a destinazione. Le cause? «Le cattive condizioni in cui vivono». Il primo rapporto dell'Organizzazione mondiale della sanità sulla salute dei migranti e dei rifugiati in Europa - presentato ieri a Ginevra - è un coup de théâtre. Il documento, realizzato in collaborazione con l'Istituto nazionale salute, migrazioni e povertà italiano (Inmp), si basa sui dati di oltre 13.000 documenti, raccolti nelle 54 nazioni che fanno parte della regione Europa dell'Oms. Si parte dal numero dei migranti, che oggi, sostiene il rapporto, in tutta la regione geografica esaminata sono il 10% della popolazione, mentre in alcuni Paesi europei la popolazione pensa siano tre o quattro volte di più. La percezione della presenza degli stranieri, insomma, sarebbe alterata. Ma è dal punto di vista sanitario che il rapporto si dimostra per nulla scontato: «La salute delle persone che arrivano è buona. Il rischio di malattie non trasmissibili, come tumori o problemi cardiaci, è più basso che nella popolazione generale, ma aumenta all'aumentare del periodo di permanenza a causa del mancato accesso ai servizi sanitari e delle condizioni igieniche spesso insufficienti». E ancora: «Anche per le malattie infettive l'aneddotica non corrisponde alla realtà», sottolinea Santino Severoni, coordinatore del programma Oms Europa sulla migrazione e la salute. In teoria lo spostamento delle popolazioni viene considerato una fonte di rischio, e per questo c'è un monitoraggio, ma riguarda tutti gli spostamenti. «La verità», spiega Severoni, «è che anche quando arrivano persone con infezioni l'evento è così sporadico che non costituisce un problema per la salute pubblica, come dimostra il fatto che non abbiamo mai registrato un contagio della popolazione residente». Ma in Italia cosa accade? «I problemi di salute dei migranti arrivati in Italia, che sono gli stessi riscontrati negli altri Paesi», secondo Severoni, «sono stati gestiti tranquillamente senza creare alcun problema, e il merito è dell'assistenza sanitaria universale che viene garantita da noi». Che ovviamente ha dei costi. A sentire gli esperti, però, anche questo dato è carico di sorprese. «Nel tempo in Italia», aggiunge Severoni, «sono stati trovati nei migranti un po' tutti i problemi di salute, ma sono stati tutti gestiti in maniera ottimale grazie al fatto che è stata garantita l'assistenza sanitaria e questo è un concetto valido in generale, gli interventi di salute pubblica in cui si escludono gruppi sono fallimentari, mentre l'assistenza universale è vincente anche dal punto di vista economico, perché si evitano interventi più costosi quando le malattie sono in fase avanzata, si pensi all'offerta di screening per tumori o ai vaccini». Insomma il protocollo italiano fa risparmiare e offre maggiori garanzie. Oltre ad essere tra i pochi Paesi che offrono l'assistenza ai migranti, l'Italia ha molte buone pratiche in questo campo. «Basti pensare», spiega ancora Severoni, «che la summer school che l'Oms organizza ogni anno sul tema si tiene in Italia. Qui abbiamo esperienze eccellenti, non è un caso che abbiamo scelto l'Istituto nazionale salute, migrazioni e povertà come partner per il rapporto». Per concludere, un'altra medaglia: «La Sicilia», ricostruisce il rapporto, «è stata la prima regione europea a dotarsi di un piano per la gestione dei migranti che poi è stato esportato in altri Paesi». L'Italia, d'altra parte, è stato anche il Paese più colpito dagli sbarchi. E nonostante i porti chiusi abbiano prodotto l'effetto di contrarre in modo drastico le partenze e quindi gli incidenti, il balletto di dati sulle vittime in mare viene sfruttato comunque per colpire il governo. Il numero di vittime è sempre altalenante. Ma da quali fonti proviene? Missing migrants è il progetto dell'International organization for migration, che si occupa del monitoraggio. Sul sito Web dell'organizzazione è spiegato a chiare lettere che «i dati sui decessi dei migranti sono difficili da raccogliere perché per la maggior parte si tratta di migranti che viaggiano su mezzi irregolari e spesso si verificano in aree remote scelte a causa della mancanza di vie legali. (...) il numero preciso di dispersi non è noto». Dati certi, insomma, non ce ne sono. È in questo vuoto che si inseriscono le Organizzazioni non governative (le stesse che effettuano i soccorsi): sono loro a tirare le somme e diffondere i dati delle tragedie. Ma con quali garanzie?
Ansa
La colpa è di quel trattato Mercosur che la Von der Leyen ha voluto a ogni costo per mostrare i muscoli a Donald Trump e fare gli interessi della Germania. Se ieri la protesta ha assunto i toni di una «lotta per la sopravvivenza» degli agricoltori sacrificati dalla Commissione sull’altare delle ambizioni di potenza dell’Ue, oggi il Parlamento potrebbe farla diventare un’aperta sconfessione dell’operato della baronessa. Ieri i deputati le hanno dato sostegno, congelando l’accordo commerciale tra Usa e Ue dopo le minacce americane di nuove tariffe doganali contro i Paesi che hanno dato sostegno alla Groenlandia, ma oggi potrebbero buttare a mare il Mercosur approvando l’invio del testo del trattato alla Corte di giustizia europea per verificare se quell’accordo è compatibile con le leggi istitutive dell’Ue.
Impaurita dalla possibilità che questo avvenga prima di partire per Davos, con una mossa del tutto irrituale, ma la baronessa ha ormai abituato a comportamenti molto disinvolti, ha convocato i capi dei raggruppamenti della sua maggioranza e ha ammonito: «Se salta il Mercosur, scordiamoci dell’Europa come protagonista globale». Che la posta in gioco sia altissima lo conferma il fatto che ieri a Davos, mentre i cittadini europei le gridavano «Vai a casa», ha ribadito: «L’accordo col Mercosur invia un messaggio forte al mondo, stiamo scegliendo il commercio equo rispetto ai dazi, la partnership rispetto all’isolamento, la sostenibilità rispetto allo sfruttamento. Il vecchio ordine non tornerà: l’Europa decisa e unita saprà rispondere».
Dal voto che si prefigura per oggi questa unità non si vede. Tanto Manfred Weber (Ppe) quanto Iratxe Garcia Perez (Pse) hanno provato a buttarla in politica: il voto di oggi è un voto anti Trump. Ma non è così. I 145 deputati che hanno presentato la mozione vogliono solo sapere se il trattato e i comportamenti della Commissione che ne conseguono sono legali. Lo sottolinea il fatto che l’iniziativa sia partita da Renew, il gruppo a cui fa capo Emmanuel Macron ed è sostenuta «per nazioni» e non per appartenenza politica da austriaci, polacchi, irlandesi e ungheresi. Perciò i numeri dicono che la mozione potrebbe passare. Se così fosse, il Mercosur andrebbe in parcheggio per almeno due anni. Giusto il tempo per trovare le risposte che ieri gli agricoltori hanno chiesto con la loro protesta.
Sono arrivati in massa dalla Francia e dalla Polonia, dal Belgio e dall’Italia con tutte le confederazioni mobilitate. La Coldiretti ha portato migliaia di agricoltori, così ha fatto la Cia, mentre la Confagricoltura, con il suo presidente, guida il «sindacato» europeo. Il leader della Cia, Cristiano Fini, è stato chiarissimo: «Accetteremo il Mercosur solo alle nostre condizioni», e poi ha offerto delle cifre su cui meditare. Stante l’accordo così com’è, «sono a rischio oltre 40.000 posti di lavoro in Europa» e ci sono alcuni settori come zootecnia, riso, zucchero dove si avrà un’invasione di produzioni sudamericane. Ancora più dura la reazione di Ettore Prandini, presidente di Coldiretti: «La deriva autocratica e ideologica imposta da Ursula von der Leyen sta uccidendo l’agricoltura europea e mettendo a rischio la sovranità alimentare del continente. La Commissione Von der Leyen ha trasformato l’agricoltura in un laboratorio ideologico gestito da tecnocrati che ignorano i territori produttivi, scaricano costi e vincoli sulle imprese europee e spalancano i mercati alla concorrenza sleale globale». Vincenzo Gesmundo, che di Coldiretti è segretario generale, insiste: «Siamo qui con i nostri agricoltori e a fianco degli agricoltori francesi della Fnsa per chiedere di fermare le importazioni sleali di cibi che non rispettano gli standard europei e mettono a rischio la salute dei cittadini e il reddito degli agricoltori».
A proposito di francesi, sarà il caso che qualcuno avverta Emmanuel Macron che dei minacciati superdazi americani su Champagne e vini d’Oltralpe i contadini francesi non accusano Donald Trump, ma il presidente francese incapace di trattare così com’è - secondo loro -incapace di fermare l’epidemia che sta decimando le mandrie. Quel «Von der Leyen go home» ha il sapore del vecchio maggio francese: ce n’est qu’un debut.. Perché i contadini restano mobilitati a Strasburgo - domani si vota la mozione di sfiducia alla baronessa proposta da Jordan Bardella con il gruppo dei Patriots e, sul fronte italiano, c’è una riedizione dell’intesa giallo-verde con Lega e Cinque stelle che l’appoggiano (insieme ad Avs) mentre Fdi, Fi e Pd sono intenzionati a «salvare» la Commissione. Fin quando non tramonta il Mercosur.
Continua a leggereRiduci
(Totaleu)
Lo ha dichiarato l'europarlamentare della Lega durante un'intervista a margine della sessione Plenaria di Strasburgo.
Gianmarco Tamberi, ambassador di Eleventy. A destra, Marco Baldassari
Qual è la filosofia della nuova collezione?
«È una collezione che nasce da un bisogno profondo: quello di rallentare. Negli ultimi anni siamo stati travolti da ritmi frenetici, da una velocità continua imposta dal sistema moda e dalle campagne vendita. Tutto corre troppo. Questa collezione è un invito a un viaggio interiore, a una riconnessione con la natura, per ritrovare un equilibrio che oggi è fondamentale. Da qui nasce l’idea di un nuovo guardaroba ispirato alla natura, pensato per vivere il tempo all’aria aperta, per ascoltare il silenzio, ma allo stesso tempo perfettamente adattabile alla vita urbana. È la trasversalità che da sempre caratterizza Eleventy: capi che funzionano dalla mattina alla sera, in contesti diversi».
Questa ricerca di equilibrio si riflette anche nelle scelte cromatiche?
«Assolutamente sì. Abbiamo sentito il bisogno di “scurire” la palette. È stata una scelta consapevole: uscire dalla nostra zona di comfort. Per anni Eleventy è stato identificato con colori chiari, luminosi. Fino a cinque o sei anni fa eravamo tra i pochissimi a vendere il bianco d’inverno, il panna, i grigi chiari. Oggi però quell’area di gusto è diventata affollatissima: dal fast fashion ai grandi brand. Abbiamo sentito che era il momento di cambiare pelle, di tornare a essere speciali come lo siamo stati in passato».
Da qui la scelta di tonalità più profonde e sofisticate.
«Esatto. Ci siamo ispirati ancora una volta alla natura: il castagno, i marroni intensi, i grigi più scuri, i blu con declinazioni più particolari. Il bianco non scompare - resta sempre un passe-partout - ma diventa un accento, non più il centro del racconto».
Questo cambiamento serve anche a riaccendere il desiderio del consumatore?
«Sì, oggi mi sembra un po’ smarrito. Non è solo una questione di prezzi, il prodotto, in generale, si è appiattito. Per questo abbiamo lavorato su nuovi volumi, geometrie e modelli. Reinterpretare giacche, maglie, pantaloni è fondamentale per mantenere un senso di esclusività. Oggi il desiderio nasce solo se il cliente si sente unico».
In collezione compare anche un tessuto rarissimo: la vicuna.
«L’abbiamo inserita in un programma esclusivamente su misura. È uno dei tessuti più preziosi al mondo: l’animale vive a oltre 8.000 metri di altitudine e, dopo la tosatura, impiega due anni e mezzo per rigenerare il pelo. È rarissimo. Proprio per questo lo proponiamo solo in una selezione numerata di capi su misura. Il cliente sceglie il modello e accede a qualcosa di davvero esclusivo».
Quali sono oggi i mercati più forti per Eleventy?
«Gli Usa restano il mercato più solido: c’è un potere di spesa maggiore e una mentalità più orientata al consumo. Il Middle East continua a darci grandi soddisfazioni. Stiamo inoltre vedendo emergere India, Sud Africa, Brasile. La geografia del nostro cliente si sta ampliando, e questo è molto positivo».
Guardando al futuro, dove vede Eleventy?
«Ho sempre pensato Eleventy come un lifestyle, non solo abbigliamento. Da tempo ho nel cassetto l’idea di un hotel Eleventy: un luogo che esprima il nostro universo attraverso arredi, cucina sana, wellness, palestra. Un club dove tutto - dalle uniformi al cibo - racconti l’Italia e i nostri valori».
Quest’anno avete scelto per la prima volta un ambassador: Gianmarco Tamberi. Perché lui?
«Incarna perfettamente i nostri valori. Ci siamo conosciuti, abbiamo parlato e ho riconosciuto in lui la stessa storia: sacrificio, disciplina, costanza. Lui viene dal niente, io vengo dal niente. Entrambi sappiamo cosa significa prendere porte in faccia e rialzarsi. È uno sport individuale, durissimo anche dal punto di vista psicologico. I valori sono gli stessi che servono nel lavoro. Gianmarco rappresenta Eleventy non solo come atleta, ma come uomo: sano, coerente, autentico. Non potevo desiderare di meglio».
Continua a leggereRiduci
«Steal - La Rapina» (Amazon Prime Video)
Pareva un giorno qualunque, quello alla Lochmill Capital, società d’investimento con delega alla gestione dei fondi pensione privati. Invece, l'ordinarietà della giornata è presto rotta dall'irruzione, negli uffici, di una banda di rapinatori. Chiedono, urlano. Costringono due dipendenti, Zara e l'amico Luke, ad eseguire ogni loro ordine, sottraendo a lavoratori impotenti i risparmi di una vita. Poi, se ne vanno, fuori da quei corridoi. Dietro di loro, solo una miriade di interrogativi. Chi mai lucrerebbe sulle fatiche di persone senza nome né colpa? Chi si addentrerebbe alla Lochmill Capital, correndo il rischio di essere facilmente individuato? Le domande non hanno risposta. Tormentano, però, l'ispettore deputato alle indagini, Rhys, un uomo provato dalle difficoltà del suo privato.
Steal - La Rapina si muove, dunque, su più binari, dando spazio tanto alla dinamica del furto quanto al racconto degli uomini e delle donne che ne sono rimasti coinvolti. L'ispettore capo Rhys, costretto a barcamenarsi tra i doveri e gli ostacoli della professione, mentre gestisce parimenti la propria ludopatia, una situazione economica di indigenza, la paura di perdere ogni cosa. Zara, interpretata da Sophie Turner, ex reginetta de Il Trono di Spade, qui alle prese con un complotto di dimensioni enormi. Luke, che gli eventi, suo malgrado, portano a dover indagare sui piani segreti e interessi contrastanti. Nessuno avrebbe scelto, consapevolmente, la vita improvvisa che gli è toccata in sorte. Ma, nella serie, seguirla e darle spazio è inevitabile, per il sollazzo di ogni amante del genere.
Continua a leggereRiduci