I nomadi rinunciano alla casa: «Via da Casal Bruciato». Denunciato chi invoca stupri
  • La famiglia Omerovic decide di abbandonare l’alloggio popolare. E il Pontefice la riceve assieme a 500 rom e sinti. Identificato l’autore delle minacce, che nega.
  • La gestione fallimentare dell’edilizia pubblica a Roma ha scatenato la guerra tra poveri. Iniziò Walter Veltroni a tenere un quarto delle strutture fuori graduatoria. Poi Gianni Alemanno premiò chi viveva nei centri di raccolta e Nicola Zingaretti chi occupava gli stabili.

Lo speciale contiene due articoli

Non rimarrà a Casal Bruciato, periferia Est di Roma, la famiglia rom assegnataria dell’alloggio popolare di via Sebastiano Satta. Da tre giorni davanti al civico 20 vanno in scena le proteste furibonde dei residenti e degli attivisti dei movimenti di estrema destra e madre padre e 12 figli non sono usciti che una sola volta, nel pomeriggio di ieri, quando si sono recati in San Giovanni in Laterano per l’incontro con il Pontefice, scortati e da una porta sul retro del palazzo. «Qui non possiamo vivere», avrebbe dichiarato Clinton, 20 anni, uno dei figli più grandi degli Omerovic, originari della Bosnia. «Andremo via. Stiamo solo decidendo come». Gli Omerovic sono solo una delle diverse famiglie a cui il sindaco di Roma, Virginia Raggi, ha assegnato, seguendo il piano complessivo di dismissione dei campi nomadi della capitale, un alloggio popolare in periferia. Già nelle settimane scorse c’erano state rivolte a Pietralata e Torre Maura contro l’arrivo dei nomadi nel quartiere, proteste che in quell’occasione, come probabilmente in questa, avevano costretto il sindaco a un passo indietro. La tensione negli ultimi tre giorni nel quartiere è stata altissima: cortei, banchetti e sit in, con le forze dell’ordine intervenute più volte per calmare gli animi. E ieri sono scattate le prime denunce, a quanto risulta almeno tre sono i soggetti identificati tra i quali c’è anche chi ha rivolto la frase «Ti stupro» all’indirizzo della madre rom con in braccio uno dei figli, mentre veniva scortata dalla polizia all’interno della palazzina nel giorno dell’arrivo e altri due soggetti che avrebbero rivolto alla famiglia frasi razziste. A fare fede sarebbero le frasi finite in un video dell’agenzia di stampa Dire, dalle quali Casapound si è in parte smarcata. «Le frasi pronunciate a quanto pare da qualche residente sono sbagliate e da condannare, ma figlie dell’esasperazione. Se i residenti di Casal Bruciato, e delle altre borgate di Roma, avessero servizi e trasporti queste tensioni non si verificherebbero», ha twittato Mauro Antonini, dirigente romano di Casapound. A quanto pare a pronunciarle sarebbe stato un simpatizzante, D.C. le iniziali, che ha dichiarato di non fare parte del movimento, ma di essere stato presente alla manifestazione come privato cittadino, negando contemporaneamente anche le parole che gli sono state attribuite.

Intanto, proprio ieri, in Vaticano, papa Francesco ha incontrato in un momento di preghiera 500 tra rom e sinti. Un appuntamento fissato da tempo che ha coinciso con la cronaca più accesa. «È vero, ci sono cittadini di seconda classe, ma i veri cittadini di seconda classe sono quelli che scartano la gente, perché non sanno abbracciare, sempre con gli aggettivi in bocca», ha dichiarato il Pontefice. «In Italia ci sono organizzazioni che sono maestre di vendetta, voi mi capite bene. Un gruppo di gente che è capace di creare la vendetta, di vivere l’omertà: questo è un gruppo di gente delinquente, non gente che vuole lavorare», ha aggiunto il Papa argentino.

Ma su Casal Bruciato monta anche la polemica politica. A innescarla la visita del sindaco, Virginia Raggi, alla famiglia, avvenuta due giorni fa, durante la quale il sindaco, che ha ribadito la «regolarità dell’assegnazione», è stato accolto da cori di proteste, fischi e insulti. Il primo che sembrava voler prendere le distanze è stato il vicepremier, Luigi Di Maio: «La Raggi pensi ad aiutare i romani prima di pensare ai rom», è la frase riportata da fonti a lui vicine e circolata ieri. «Non sono irritato», ha però precisato durante un’intervista a Radio Anch’io. «Quando si minaccia una donna di stupro, si costringono i bambini chiusi in casa perché hanno un alloggio per legge è giusto dare la massima solidarietà io comprendo che ci sia tensione sociale». Ma la tensione «non si può combattere stando da una parte o dall’altra, ma trovando una soluzione: il tema non è schierarsi, ma abbassare la tensione sociale».

Anche quello del segretario del Pd e governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, è stato un intervento a doppia faccia. Da un lato ha espresso «vicinanza e solidarietà alla Raggi», ma poi ha ricordato che «quelle proteste non sono solo di neofascisti o di movimenti organizzati», ma «c’è una massa sterminata di persone che si sente abbandonata e le proteste devono spingere ad aprire una riflessione sulla qualità della vita nelle periferie». Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, ha parlato invece di «razzismo contro gli italiani». Il Comune di Roma ai rom «riconosce 5.000 euro se aprono un’attività, 800 per l’affitto, gli pagano il mental coach per andare a lavorare», ha spiegato. «E nell’assegnazione delle case popolari ai nomadi in uscita dai campi è riservato un punteggio aggiuntivo. Non mi pare che il Comune abbia attivato queste misure anche per i romani poveri».

Alessia Pedrielli

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