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2020-02-05
I cinesi ricoverati a Roma sono gravissimi
Simona Granati - Corbis/Getty Images
Anche a causa della sua zona d'origine, la provincia di Hubei, che ha per capoluogo Wuhan, il coronavirus appariva a noi italiani un po' lontano. Pensiero che è stato completamente spazzato via con un freddo - ma esaustivo e chiaro - comunicato dell'Istituto nazionale di malattie infettive Lazzaro Spallanzani: «I due cittadini cinesi provenienti dalla città di Wuhan positivi al test del nuovo coronavirus, attualmente ricoverati presso l'Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani, nelle ultime ore hanno avuto un aggravamento delle condizioni cliniche», ha annunciato il direttore sanitario della struttura, Francesco Vaia, «a causa di una insufficienza respiratoria, come segnalato nei casi fino ad ora riportati in letteratura». Ma c'è di più: «Pertanto è stato necessario un supporto respiratorio in terapia intensiva. I pazienti», inoltre, «sono monitorati in maniera continuativa e sono sottoposti a tutte le cure, anche farmacologiche del caso, compresi farmaci antivirali sperimentali. Le attuali condizioni cliniche sono quindi compromesse ma stazionarie, per cui i medici che li hanno in cura si riservano la prognosi». Parole all'apparenza distanti, che invece scatenano domande e paure sul futuro dei due, a questo punto più che legittime. In estrema sintesi l'aggravamento delle condizioni dei pazienti ha costretto la staff sanitario a utilizzare uno strumento artificiale per consentire loro di respirare in maniera corretta. Ad aggravare il quadro - divenuto a tinte fosche nello spazio di 24 ore - la terapia intensiva e la prognosi riservata. Senza dimenticare un altro fattore per nulla rassicurante, il ricorso all'utilizzo di farmaci sperimentali.
La coppia è stata ricoverata lo scorso 30 gennaio presso l'ospedale romano. Nelle ore successive, si apprese che i due avevano intrapreso un viaggio turistico in Italia: scalo a Milano Malpensa, un passaggio a Parma e poi l'approdo nella capitale. Nella struttura sanitaria, che di fatto sta gestendo la branca italiana di una crisi planetaria, gli esami sono stati chiari fin da subito: test positivo. Notizia di per sé rilevante ma non totalmente inaspettata, vista la provenienza dei soggetti proprio da Wuhan. Volendo schematizzare: il primo caso «italiano» che si aggiunge alle decine di migliaia sparse nelle varie parti del mondo. Tesi suffragata nei giorni successivi, fino alla lettura del comunicato di ieri, dalle informazioni che quotidianamente venivano fornite dai medici dell'ospedale Spallanzani. Nel primo bollettino diramato, alla donna di 65 anni venivano attribuite «condizioni cliniche discrete», mentre quelle del compagno erano definite «stazionarie». Parola che verrà ripetuta così tante volte dallo staff medico da condizionare l'opinione pubblica. Come se ci fossimo abituati alla stabilità della situazione, immaginavamo uno stallo perenne. Nel secondo bollettino si parla di «polmonite», eppure è proprio questa una delle prime conseguenze della nuova epidemia. Circostanza ribadita da più fonti - istituzionale, sanitaria e mediatica - tanto da farcela sentire annacquata, vaga. Polmonite che è divenuta «virale» per entrambi i pazienti nel quarto comunicato. Questa ricostruzione rafforza l'idea che, nonostante la situazione eccezionale, in pochi se non nessuno avrebbe immaginato un crollo così repentino della salute della coppia cinese. Dunque la situazione è realmente sotto controllo come si dice? Quali ripercussioni sul sentire collettivo potrà avere il netto peggioramento dei turisti di Wuhan? Va da sé che non potranno essere positive. Da Londra, in occasione dell'incontro post Brexit con Boris Johnson ed in vista della conferenza sul clima Cop26 che si terrà a Glasgow (alla fine del 2020), il premier Giuseppe Conte ha fatto sentire la sua voce. Il coronavirus in Italia? «Non ci sono i presupposti per allarme o panico. Chi ha ruoli politici, ha anche il dovere», ha rincarato la dose Conte, «di dare messaggi di tranquillità e serenità». Insomma: «La situazione è sotto controllo». Eppure non sono in pochi a dissentire. È anche stato aumentato il livello delle misure di sicurezza negli aeroporti: i controlli con i termoscanner sono stati estesi a tutti i voli, compresi quelli europei (ma esclusi quelli nazionali), in arrivo negli aeroporti italiani. Ogni scalo installerà gli scanner nelle aree più idonee, anche se nella maggior parte dei casi saranno messi alle uscite o nella zona di controllo passaporti. Negli aeroporti senza la strumentazione, ha fatto sapere il capo della protezione civile e commissario per l'emergenza coronavirus, Angelo Borrelli, i controlli saranno effettuati da volontari medici e paramedici della Croce Rossa e di altre associazioni di protezione civile con i termometri a pistola.
Negli States ha funzionato un farmaco anti Ebola. A Bangkok quelli per l’Hiv
Nella disperata ricerca di cure per l'epidemia di polmonite causata dal coronavirus 2019-nCoV, che sta mietendo vittime anche fuori dai confini cinesi, è partita martedì a Wuhan la sperimentazione di un antivirale. Il farmaco sperimentale Remdesivir sarà testato - fino al 27 aprile - su 270 pazienti con infezione di livello lieve-moderato nell'ospedale di Wuhan, come fa sapere una nota del China-Japan Friendship Hospital di Pechino. Incassato l'ok dal Centro cinese per la valutazione dei farmaci, scrive il Global Times, la Gilead, che aveva sviluppato il farmaco per l'Ebola (ma senza successo), ha visto un balzo nel valore delle sue azioni. A risvegliare l'interesse dell'azienda sono stati i promettenti risultati di Remdesivir nei test preclinici (su animali) contro il coronavirus della Mers (sindrome respiratoria del Medio Oriente coronavirus), parente di quello cinese. L'accelerazione sull'impiego clinico sperimentale è arrivata con un articolo pubblicato sul New England Journal of Medicine qualche giorno fa. Lo studio dimostra l'efficacia del farmaco nel migliorare rapidamente i sintomi (esclusa la tosse) sul primo paziente americano che, dopo 10 giorni di malattia, era in condizioni cliniche compromesse. Gli autori auspicano la realizzazione di ulteriori studi. Se - come accaduto in questo unico caso di uso compassionevole - i partecipanti alla sperimentazione di Wuhan migliorassero dopo aver ricevuto l'antivirale, Gilead potrebbe riposizionare Remdesivir come trattamento in prima linea per 2019-nCoV. Aspirazioni simili hanno anche altri big del farmaco. L'americana AbbVie ha dichiarato di aver avuto risultati promettenti per il trattamento del nuovo coronavirus con il suo farmaco impiegato per la cura dell'Hiv, costituito da Ritonavir e Lopinavir, associato a Oseltamir, un antinfluenzale prodotto in una joint venture con il colosso farmaceutico svizzero Roche e la giapponese Chugai Pharmaceutical. I medici dell'ospedale Rajavithi di Bangkok hanno testato, con buoni risultati, l'associazione dei tre farmaci, come riporta l'agenzia Reuteres. Numerosi pazienti, tra cui una donna cinese di 70 anni di Wuhan malata da 10 giorni, sono stati trattati: tutti, nel giro di 48 ore, sono diventati negativi al test del coronavirus. L'uso ad alte dosi di Oseltamivir potrebbe dare qualche problema di allergia, secondo alcuni medici: anche per questo si auspicano più studi. La Thailandia ha registrato 19 casi di coronavirus: otto sono guariti e tornati a casa, 11 sono all'ospedale. Johnson & Johnson sta lavorando allo sviluppo di un vaccino sperimentale, ma ha anche donato 300 confezioni di un suo farmaco contro l'Hiv a base di darunavir/cobicistat da testare su pazienti cinesi con 2019-nCoV. Le altre farmaceutiche impegnate su cure e vaccini contro il virus cinese sono Geovax, Inovio, Regeneron, Moderna, Novavax, Vaxart, e Vir. Gli investitori ci credono e in borsa alcuni listini sono schizzati alle stelle. Vir ha visto il suo titolo aumentare di 111 punti percentuali, così come Novavax del 91% e Inovio del 37%. Intanto il 3 febbraio è arrivata la notizia di un accordo tra Gsk e Cepi (Coalition for Epidemic Preparedness Innovations): in questo caso Gsk metterà a disposizione la propria tecnologia per la ricerca sui vaccini. Regeneron e Vir stanno lavorando a due anticorpi monoclonale per la Mers. Tra chi sta lavorando sui vaccini, Inovio si sta concentrando sul vaccino Dna, mentre Moderna sul vaccino mRna. Stessa cosa anche Novavax e Vaxart, quest'ultima con un vaccino orale. Le tempistiche per un vaccino sono oltre l'anno.
Record di morti: 64 in un giorno e il picco del virus è ancora lontano
Soltanto ieri nella provincia di Hubei - dove si trova Wuhan, città epicentro del focolaio - sono stati 64 i morti a causa del nuovo coronavirus. Un numero record che fa salire a 425 il totale delle vittime in Cina (hanno superato le 349 di Sars nel 2003) mentre i contagiati sono a quota 20.000. Guarite e dimesse soltanto 635 persone. Due le vittime del virus fuori dalla Cina: dopo un cinese deceduto nelle Filippine, un uomo di 39 anni è morto ieri a Hong Kong. Il decesso peraltro è avvenuto mentre il personale medico ha iniziato cinque giorni di sciopero contro il rifiuto del governo locale di chiudere la frontiera con la Cina per contenere il virus. Anche se per gli esperti non si tratta ancora di una pandemia, i contagiati fuori dalla Cina sono 152 con un primo caso ieri in Belgio. L'epidemia non ha ancora raggiunto il picco, previsto settimana prossima.
Da ieri nel porto di Yokohama in Giappone la Diamond Princess, nave da crociera con 3.500 persone a bordo, è stata posta in quarantena per la presenza di un passeggero di 80 anni contagiato. La nave, partita da Tokyo, era stata già messa in quarantena sulla via del ritorno nell'isola di Okinawa, a sud ovest dell'arcipelago nipponico. A Macao invece sono stati chiusi i casinò. Mentre il diciassettenne italiano non contagiato resta in Cina in attesa, Londra, Parigi e Berlino hanno richiamato i connazionali in patria. «A titolo precauzionale si raccomanda ai francesi, in particolare le famiglie, che non abbiano ragioni essenziali per rimanere in Cina, di allontanarsi temporaneamente dal Paese», scrivono le autorità francesi nell'ordine di evacuazione. La Germania ha chiesto ai tedeschi di anticipare il rientro non solo per il rischio contagio, ritenuto «elevato», ma anche perché «le enormi richieste» nei confronti del sistema sanitario cinese «possono portare a restrizioni nell'assistenza medica» oltre a quelle crescenti nella normale mobilità, dai viaggi in treno ai voli, che potrebbero rendere poi impossibile partire. Il presidente brasiliano, Jair Bolsonaro, ha annunciato che i brasiliani rimpatriati da Wuhan, effettueranno una quarantena di 18 giorni in una base aerea nella città di Anapolis, nel Goias.
Malgrado le misure da regime imposte dal Paese del Dragone l'epidemia resta difficile da contenere e secondo la Commissione sanitaria nazionale cinese, dopo l'Hubei, lo Zhejiang è tra le province col maggior numero di contagi accertati, superiori alle 700 unità. Wenzhou conta 340 casi e Hangzhou ne ha 132, col timore che possa diventare un nuovo focolaio, come Wuhan. Intanto in due città con circa 9 milioni di abitanti è scattato l'isolamento precauzionale: secondo le autorità locali, solo una persona per famiglia sarà autorizzata a uscire, una volta ogni due giorni, per comprare beni di prima necessità.
«Quello di cui la Cina necessita urgentemente sono le maschere mediche, le tute protettive e gli occhiali protettivi», ha commentato la portavoce del ministero degli Esteri, Hua Chunying, in un briefing online con i media. Dall'Ue sono partite 12 tonnellate di materiale protettivo mentre il Vaticano ha spedito 700.000 mascherine pagate da Santa Sede e gruppi cristiani cinesi in Italia. Eppure Jiao Yahui, vicedirettore degli Affari medici dell'amministrazione ospedaliera della Commissione, ha detto ieri che «la Cina ha fiducia che il tasso di mortalità del coronavirus possa calare grazie alla misure finora adottate. Sono fiducioso che non ci vorrà molto tempo prima che gli effetti dei nostri sforzi possano diventare chiari e il tasso di mortalità di Wuhan possa gradualmente calare», ha notato Jiao Yahui, spiegando che fuori dall'Hubei il tasso è dello 0,16%. A preoccupare le autorità di tutti i Paesi, ma anche la gente, sono proprio le informazioni che arrivano dalla Cina, visto che i primi casi sono stati tenuti nascosti punendo addirittura i medici che avevano lanciato l'allarme. Una scelta politica ma che pagano i sanitari: il numero due della Croce Rossa di Hubei è stato licenziato con l'accusa di negligenza in relazione alla diffusione del coronavirus. Zhang Qin, insieme ad altri dirigenti, avrebbe «malgestito fondi e materiali» distribuiti per contenere l'epidemia e «violato regolamenti». Inoltre si sarebbero resi responsabili di errori nella diffusione di informazioni.
E così, mentre l'Organizzazione mondiale della sanità scende in campo contro false teorie e psicosi, i tribunali cinesi hanno deciso intervenire per arginare l'emergenza coronavirus applicando la pena di morte in base all'addebito di «minaccia alla sicurezza pubblica con mezzi pericolosi». I giudici hanno previsto fino a 15 anni di pena per chi diffonde fake news sull'epidemia allo scopo di sovvertire l'ordine costituito. Il presidente Xi Jinping ha presieduto una riunione dei vertici del Partito comunista, minacciando punizioni per i funzionari che non si dedicano al contenimento dell'epidemia, ma ha anche chiesto loro di sostenere la riapertura delle industrie che in molte parti del Paese è fissata per lunedì prossimo. In Corea del Sud, invece, la Hyundai ha interrotto la produzione in una delle sue linee di assemblaggio, a causa della carenza delle componenti in arrivo dalla Cina. La Confederazione calcistica dell'Asia ha deciso di rinviare ad aprile e maggio le partite della Champions League in cui sono impegnate le squadre cinesi. La società svizzera Swatch ha deciso di annullare il suo salone di orologeria a Zurigo, previsto a marzo.
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La coppia è stata trasferita in terapia intensiva allo Spallanzani: necessita di respirazione assistita, la prognosi è riservata. L'esecutivo dispone controlli con lo scanner termico in ogni aeroporto, tuttavia Giuseppe Conte insiste: «Non c'è motivo di aver paura».Gli Usa ottengono una guarigione col medicinale sperimentale per la febbre emorragica, le case produttrici volano a Wall Street.L'epidemia non è arrivata all'apice e i numeri crescono: 20.000 infezioni e 425 decessi complessivi. Il Partito comunista minaccia la popolazione con 15 anni di galera per chi diffonde notizie e mina l'ordine.Lo speciale contiene tre articoli. Anche a causa della sua zona d'origine, la provincia di Hubei, che ha per capoluogo Wuhan, il coronavirus appariva a noi italiani un po' lontano. Pensiero che è stato completamente spazzato via con un freddo - ma esaustivo e chiaro - comunicato dell'Istituto nazionale di malattie infettive Lazzaro Spallanzani: «I due cittadini cinesi provenienti dalla città di Wuhan positivi al test del nuovo coronavirus, attualmente ricoverati presso l'Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani, nelle ultime ore hanno avuto un aggravamento delle condizioni cliniche», ha annunciato il direttore sanitario della struttura, Francesco Vaia, «a causa di una insufficienza respiratoria, come segnalato nei casi fino ad ora riportati in letteratura». Ma c'è di più: «Pertanto è stato necessario un supporto respiratorio in terapia intensiva. I pazienti», inoltre, «sono monitorati in maniera continuativa e sono sottoposti a tutte le cure, anche farmacologiche del caso, compresi farmaci antivirali sperimentali. Le attuali condizioni cliniche sono quindi compromesse ma stazionarie, per cui i medici che li hanno in cura si riservano la prognosi». Parole all'apparenza distanti, che invece scatenano domande e paure sul futuro dei due, a questo punto più che legittime. In estrema sintesi l'aggravamento delle condizioni dei pazienti ha costretto la staff sanitario a utilizzare uno strumento artificiale per consentire loro di respirare in maniera corretta. Ad aggravare il quadro - divenuto a tinte fosche nello spazio di 24 ore - la terapia intensiva e la prognosi riservata. Senza dimenticare un altro fattore per nulla rassicurante, il ricorso all'utilizzo di farmaci sperimentali. La coppia è stata ricoverata lo scorso 30 gennaio presso l'ospedale romano. Nelle ore successive, si apprese che i due avevano intrapreso un viaggio turistico in Italia: scalo a Milano Malpensa, un passaggio a Parma e poi l'approdo nella capitale. Nella struttura sanitaria, che di fatto sta gestendo la branca italiana di una crisi planetaria, gli esami sono stati chiari fin da subito: test positivo. Notizia di per sé rilevante ma non totalmente inaspettata, vista la provenienza dei soggetti proprio da Wuhan. Volendo schematizzare: il primo caso «italiano» che si aggiunge alle decine di migliaia sparse nelle varie parti del mondo. Tesi suffragata nei giorni successivi, fino alla lettura del comunicato di ieri, dalle informazioni che quotidianamente venivano fornite dai medici dell'ospedale Spallanzani. Nel primo bollettino diramato, alla donna di 65 anni venivano attribuite «condizioni cliniche discrete», mentre quelle del compagno erano definite «stazionarie». Parola che verrà ripetuta così tante volte dallo staff medico da condizionare l'opinione pubblica. Come se ci fossimo abituati alla stabilità della situazione, immaginavamo uno stallo perenne. Nel secondo bollettino si parla di «polmonite», eppure è proprio questa una delle prime conseguenze della nuova epidemia. Circostanza ribadita da più fonti - istituzionale, sanitaria e mediatica - tanto da farcela sentire annacquata, vaga. Polmonite che è divenuta «virale» per entrambi i pazienti nel quarto comunicato. Questa ricostruzione rafforza l'idea che, nonostante la situazione eccezionale, in pochi se non nessuno avrebbe immaginato un crollo così repentino della salute della coppia cinese. Dunque la situazione è realmente sotto controllo come si dice? Quali ripercussioni sul sentire collettivo potrà avere il netto peggioramento dei turisti di Wuhan? Va da sé che non potranno essere positive. Da Londra, in occasione dell'incontro post Brexit con Boris Johnson ed in vista della conferenza sul clima Cop26 che si terrà a Glasgow (alla fine del 2020), il premier Giuseppe Conte ha fatto sentire la sua voce. Il coronavirus in Italia? «Non ci sono i presupposti per allarme o panico. Chi ha ruoli politici, ha anche il dovere», ha rincarato la dose Conte, «di dare messaggi di tranquillità e serenità». Insomma: «La situazione è sotto controllo». Eppure non sono in pochi a dissentire. È anche stato aumentato il livello delle misure di sicurezza negli aeroporti: i controlli con i termoscanner sono stati estesi a tutti i voli, compresi quelli europei (ma esclusi quelli nazionali), in arrivo negli aeroporti italiani. Ogni scalo installerà gli scanner nelle aree più idonee, anche se nella maggior parte dei casi saranno messi alle uscite o nella zona di controllo passaporti. Negli aeroporti senza la strumentazione, ha fatto sapere il capo della protezione civile e commissario per l'emergenza coronavirus, Angelo Borrelli, i controlli saranno effettuati da volontari medici e paramedici della Croce Rossa e di altre associazioni di protezione civile con i termometri a pistola.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/i-cinesi-ricoverati-a-roma-sono-gravissimi-2645029750.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="negli-states-ha-funzionato-un-farmaco-anti-ebola-a-bangkok-quelli-per-lhiv" data-post-id="2645029750" data-published-at="1775828471" data-use-pagination="False"> Negli States ha funzionato un farmaco anti Ebola. 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L'accelerazione sull'impiego clinico sperimentale è arrivata con un articolo pubblicato sul New England Journal of Medicine qualche giorno fa. Lo studio dimostra l'efficacia del farmaco nel migliorare rapidamente i sintomi (esclusa la tosse) sul primo paziente americano che, dopo 10 giorni di malattia, era in condizioni cliniche compromesse. Gli autori auspicano la realizzazione di ulteriori studi. Se - come accaduto in questo unico caso di uso compassionevole - i partecipanti alla sperimentazione di Wuhan migliorassero dopo aver ricevuto l'antivirale, Gilead potrebbe riposizionare Remdesivir come trattamento in prima linea per 2019-nCoV. Aspirazioni simili hanno anche altri big del farmaco. L'americana AbbVie ha dichiarato di aver avuto risultati promettenti per il trattamento del nuovo coronavirus con il suo farmaco impiegato per la cura dell'Hiv, costituito da Ritonavir e Lopinavir, associato a Oseltamir, un antinfluenzale prodotto in una joint venture con il colosso farmaceutico svizzero Roche e la giapponese Chugai Pharmaceutical. I medici dell'ospedale Rajavithi di Bangkok hanno testato, con buoni risultati, l'associazione dei tre farmaci, come riporta l'agenzia Reuteres. Numerosi pazienti, tra cui una donna cinese di 70 anni di Wuhan malata da 10 giorni, sono stati trattati: tutti, nel giro di 48 ore, sono diventati negativi al test del coronavirus. L'uso ad alte dosi di Oseltamivir potrebbe dare qualche problema di allergia, secondo alcuni medici: anche per questo si auspicano più studi. La Thailandia ha registrato 19 casi di coronavirus: otto sono guariti e tornati a casa, 11 sono all'ospedale. Johnson & Johnson sta lavorando allo sviluppo di un vaccino sperimentale, ma ha anche donato 300 confezioni di un suo farmaco contro l'Hiv a base di darunavir/cobicistat da testare su pazienti cinesi con 2019-nCoV. Le altre farmaceutiche impegnate su cure e vaccini contro il virus cinese sono Geovax, Inovio, Regeneron, Moderna, Novavax, Vaxart, e Vir. Gli investitori ci credono e in borsa alcuni listini sono schizzati alle stelle. Vir ha visto il suo titolo aumentare di 111 punti percentuali, così come Novavax del 91% e Inovio del 37%. Intanto il 3 febbraio è arrivata la notizia di un accordo tra Gsk e Cepi (Coalition for Epidemic Preparedness Innovations): in questo caso Gsk metterà a disposizione la propria tecnologia per la ricerca sui vaccini. Regeneron e Vir stanno lavorando a due anticorpi monoclonale per la Mers. Tra chi sta lavorando sui vaccini, Inovio si sta concentrando sul vaccino Dna, mentre Moderna sul vaccino mRna. Stessa cosa anche Novavax e Vaxart, quest'ultima con un vaccino orale. Le tempistiche per un vaccino sono oltre l'anno. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/i-cinesi-ricoverati-a-roma-sono-gravissimi-2645029750.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="record-di-morti-64-in-un-giorno-e-il-picco-del-virus-e-ancora-lontano" data-post-id="2645029750" data-published-at="1775828471" data-use-pagination="False"> Record di morti: 64 in un giorno e il picco del virus è ancora lontano Soltanto ieri nella provincia di Hubei - dove si trova Wuhan, città epicentro del focolaio - sono stati 64 i morti a causa del nuovo coronavirus. Un numero record che fa salire a 425 il totale delle vittime in Cina (hanno superato le 349 di Sars nel 2003) mentre i contagiati sono a quota 20.000. Guarite e dimesse soltanto 635 persone. Due le vittime del virus fuori dalla Cina: dopo un cinese deceduto nelle Filippine, un uomo di 39 anni è morto ieri a Hong Kong. Il decesso peraltro è avvenuto mentre il personale medico ha iniziato cinque giorni di sciopero contro il rifiuto del governo locale di chiudere la frontiera con la Cina per contenere il virus. Anche se per gli esperti non si tratta ancora di una pandemia, i contagiati fuori dalla Cina sono 152 con un primo caso ieri in Belgio. L'epidemia non ha ancora raggiunto il picco, previsto settimana prossima. Da ieri nel porto di Yokohama in Giappone la Diamond Princess, nave da crociera con 3.500 persone a bordo, è stata posta in quarantena per la presenza di un passeggero di 80 anni contagiato. La nave, partita da Tokyo, era stata già messa in quarantena sulla via del ritorno nell'isola di Okinawa, a sud ovest dell'arcipelago nipponico. A Macao invece sono stati chiusi i casinò. Mentre il diciassettenne italiano non contagiato resta in Cina in attesa, Londra, Parigi e Berlino hanno richiamato i connazionali in patria. «A titolo precauzionale si raccomanda ai francesi, in particolare le famiglie, che non abbiano ragioni essenziali per rimanere in Cina, di allontanarsi temporaneamente dal Paese», scrivono le autorità francesi nell'ordine di evacuazione. La Germania ha chiesto ai tedeschi di anticipare il rientro non solo per il rischio contagio, ritenuto «elevato», ma anche perché «le enormi richieste» nei confronti del sistema sanitario cinese «possono portare a restrizioni nell'assistenza medica» oltre a quelle crescenti nella normale mobilità, dai viaggi in treno ai voli, che potrebbero rendere poi impossibile partire. Il presidente brasiliano, Jair Bolsonaro, ha annunciato che i brasiliani rimpatriati da Wuhan, effettueranno una quarantena di 18 giorni in una base aerea nella città di Anapolis, nel Goias. Malgrado le misure da regime imposte dal Paese del Dragone l'epidemia resta difficile da contenere e secondo la Commissione sanitaria nazionale cinese, dopo l'Hubei, lo Zhejiang è tra le province col maggior numero di contagi accertati, superiori alle 700 unità. Wenzhou conta 340 casi e Hangzhou ne ha 132, col timore che possa diventare un nuovo focolaio, come Wuhan. Intanto in due città con circa 9 milioni di abitanti è scattato l'isolamento precauzionale: secondo le autorità locali, solo una persona per famiglia sarà autorizzata a uscire, una volta ogni due giorni, per comprare beni di prima necessità. «Quello di cui la Cina necessita urgentemente sono le maschere mediche, le tute protettive e gli occhiali protettivi», ha commentato la portavoce del ministero degli Esteri, Hua Chunying, in un briefing online con i media. Dall'Ue sono partite 12 tonnellate di materiale protettivo mentre il Vaticano ha spedito 700.000 mascherine pagate da Santa Sede e gruppi cristiani cinesi in Italia. Eppure Jiao Yahui, vicedirettore degli Affari medici dell'amministrazione ospedaliera della Commissione, ha detto ieri che «la Cina ha fiducia che il tasso di mortalità del coronavirus possa calare grazie alla misure finora adottate. Sono fiducioso che non ci vorrà molto tempo prima che gli effetti dei nostri sforzi possano diventare chiari e il tasso di mortalità di Wuhan possa gradualmente calare», ha notato Jiao Yahui, spiegando che fuori dall'Hubei il tasso è dello 0,16%. A preoccupare le autorità di tutti i Paesi, ma anche la gente, sono proprio le informazioni che arrivano dalla Cina, visto che i primi casi sono stati tenuti nascosti punendo addirittura i medici che avevano lanciato l'allarme. Una scelta politica ma che pagano i sanitari: il numero due della Croce Rossa di Hubei è stato licenziato con l'accusa di negligenza in relazione alla diffusione del coronavirus. Zhang Qin, insieme ad altri dirigenti, avrebbe «malgestito fondi e materiali» distribuiti per contenere l'epidemia e «violato regolamenti». Inoltre si sarebbero resi responsabili di errori nella diffusione di informazioni. E così, mentre l'Organizzazione mondiale della sanità scende in campo contro false teorie e psicosi, i tribunali cinesi hanno deciso intervenire per arginare l'emergenza coronavirus applicando la pena di morte in base all'addebito di «minaccia alla sicurezza pubblica con mezzi pericolosi». I giudici hanno previsto fino a 15 anni di pena per chi diffonde fake news sull'epidemia allo scopo di sovvertire l'ordine costituito. Il presidente Xi Jinping ha presieduto una riunione dei vertici del Partito comunista, minacciando punizioni per i funzionari che non si dedicano al contenimento dell'epidemia, ma ha anche chiesto loro di sostenere la riapertura delle industrie che in molte parti del Paese è fissata per lunedì prossimo. In Corea del Sud, invece, la Hyundai ha interrotto la produzione in una delle sue linee di assemblaggio, a causa della carenza delle componenti in arrivo dalla Cina. La Confederazione calcistica dell'Asia ha deciso di rinviare ad aprile e maggio le partite della Champions League in cui sono impegnate le squadre cinesi. La società svizzera Swatch ha deciso di annullare il suo salone di orologeria a Zurigo, previsto a marzo.
Piazza del Popolo, a Roma, si è tinta di blu per celebrare il 174° anniversario della fondazione della Polizia di Stato. «Comprendere il presente e riuscire a guardare nello stesso tempo il futuro. Questo il nostro compito», ha sottolineato il Capo della Polizia Vittorio Pisani.
Sulle note di «Giocondità», eseguita dalla Banda musicale della Polizia, si è svolta la cerimonia ufficiale. A rendere gli onori al Presidente del Senato, fermatosi davanti alla Bandiera della Polizia di Stato, uno schieramento composto da commissari della Scuola superiore di Polizia, allievi agenti dell’Istituto per ispettori di Nettuno e una formazione del Reparto a cavallo, preceduti dai motociclisti della Polizia stradale.
In tribuna era presente anche una rappresentanza di funzionari della Questura di Roma, con la sciarpa tricolore sugli abiti civili, simbolo della funzione di pubblica sicurezza e dell’impegno a garantire la tutela delle istituzioni democratiche e il corretto svolgimento della vita civile.
In apertura è stato letto il messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, inviato al Capo della Polizia per la ricorrenza.
Nel suo intervento, Pisani ha ricordato come la sicurezza sia un bene in continua evoluzione, che richiede impegno quotidiano e capacità di adattamento ai cambiamenti sociali e tecnologici. La Polizia di Stato, ha sottolineato, deve saper interpretare i nuovi bisogni dei cittadini con professionalità e sensibilità, rafforzandone la fiducia.
Il momento più toccante della cerimonia è stato il conferimento delle onorificenze e delle promozioni per merito straordinario. Quest’anno il Presidente della Repubblica ha concesso la Medaglia d’oro al Merito civile alla Bandiera della Polizia di Stato per l’attività svolta dagli agenti impegnati nei servizi di scorta e tutela, in Italia e all’estero. Nella motivazione si sottolinea il sacrificio quotidiano delle donne e degli uomini della Polizia, spesso esposti a gravi rischi per garantire la sicurezza e la libertà democratica.
A dare voce a questo impegno è stata l’agente Emanuela Loi, nipote e omonima della prima poliziotta di scorta caduta nella strage di via D’Amelio, che ha letto una poesia del poliziotto Wilhelm Longo.
Tra le storie ricordate, anche quella dell’assistente capo Aniello Scarpati e dell’agente scelto Ciro Cozzolino, travolti durante un servizio notturno a Torre del Greco nel 2025. A entrambi è stata conferita la Medaglia d’oro al Merito civile; per Scarpati l’onorificenza è stata ritirata dal figlio Daniel.
La cerimonia si è conclusa con l’Inno d’Italia eseguito dalla Banda musicale della Polizia e cantato dagli alunni della scuola elementare Mazzarello di Roma, mentre gli operatori del Nocs hanno srotolato il Tricolore dalla terrazza del Pincio.
Le celebrazioni proseguiranno fino a lunedì 13 aprile: Piazza del Popolo ospiterà lo «Spazio della legalità», aperto al pubblico con iniziative e attività per far conoscere da vicino il lavoro della Polizia di Stato. Eventi anche alla Galleria Alberto Sordi, dove è allestita la mostra interattiva «InsospettAbili» della Polizia postale, dedicata alla prevenzione delle frodi informatiche.
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Prezzi dei carburanti in una stazione di servizio in Germania (Getty Images)
La benzina a tre euro al litro forse non da tutti in Europa è vista come una tragedia.
Questa Europa e questa Commissione hanno un obiettivo strategico di fondo: ridurre le emissioni. Tutto il resto è sacrificabile e ogni scusa è una opportunità per raggiungere questo obiettivo. I razionamenti con riduzione dei consumi son quindi una benedizione per questa classe dirigente totalmente scollegata dalla realtà e profondamente sfavorevole se non contraria alle attività economiche imprenditoriali.
L’industria è un male da estirpare secondo il pensiero profondo di questa Unione europea.
Non si spiegano altrimenti le infinite misure che, attraverso Green deal e normative assurde, hanno distrutto intere filiere industriali e in generale l’industria manifatturiera europea.
Se guardiamo l’Italia la riduzione parte da lontano; dal 1980 ad oggi si è perso il 46,2% delle imprese artigiane manifatturiere. Non è ovviamente solo la richiesta di standard ambientali irraggiungibili ad aver causato questo tracollo, ma sicuramente negli ultimi anni l’esasperazione green europea ha spinto molti imprenditori a chiudere.
E questa esasperazione degli obiettivi «sostenibili» ha impattato forse ancora più pesantemente sulle imprese più grandi. Pensare di raggiungere la neutralità climatica (concetto demenziale) entro il 2050 non può che spingere imprese medio grandi a delocalizzare o a capitalizzare i propri asset prima del colpo finale.
Spostare la fiscalità dalla produzione ai consumi è sempre stato un obiettivo delle politiche green, come se abbattere i consumi non avesse effetti sulle imprese che di consumi vivono. I disastri della filiera dell’auto sono solo un esempio di ciò che è successo in questi anni e denotano la cultura che partorisce queste ideologie. La normativa contro la deforestazione, oggi in stand by ma non modificata nella sostanza, è un altro esempio di come questa Europa vede il futuro del continente e del mondo.
La Commissione desidera un mondo ideale, dove i bambini studiano felici, i lavoratori delle piantagioni di cacao o caffè sono pagati come un operaio della Ferrari, e dove siano egualmente distribuiti tra tutti i colori della pelle, così da non comunicare l’immagine di gerarchie tra le razze.
Probabilmente chi scrive queste normative non ha mai lasciato le stanze del Parlamento europeo e non ha mai visto una piantagione di olio di palma, di cacao, di pulp and paper in Indonesia, nell’Amazzonia brasiliana o in Costa d’Avorio. E soprattutto non ha idea di come si modificherebbero i prezzi dei prodotti finiti che arrivano nei nostri supermercati se un approccio di questo tipo venisse implementato fino in fondo.
L’utopia di un mondo senza diseguaglianze rischia di crearne sempre di più, visto che l’illusione europea è appunto solo qualcosa che non può essere realizzato se non a prezzo di una distruzione totale di molte filiere industriali, non solo agroalimentari, con conseguente disoccupazione di massa e povertà, sia nei Paesi di origine che nei Paesi di trasformazione.
La superiorità etica che la Commissione ritiene di avere è il problema culturale di fondo. Non gli è parso vero quindi di avere l’occasione di parlare immediatamente di razionamenti, targhe alterne, divieti, smart working, in una logica classista che penalizzerebbe in primis le fasce più deboli della popolazione. Ma il tutto ovviamente per il bene supremo, salvare il pianeta dalla deriva climatica. Sacrificare lo stile di vita e il welfare è un costo minimo da sostenere a fronte di un obiettivo superiore. La tregua nella guerra e la riapertura dello stretto di Hormuz, per questi fanatici green, è una iattura.
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Bombardieri americani Rokwell B-1 «Lancer» alla base Raf di Fairford l'8 aprile 2026 (Ansa)
Dal punto di vista militare, l’operazione «Epic Fury» in Iran è un successo. Secondo i dati presentati dal segretario alla Difesa americano Pete Hegseth, l’80% della contraerea, il 90% della marina e 450 depositi di missili iraniani sono stati distrutti. Duemila i centri di comando distrutti o neutralizzati. Il leader supremo Ali Khamenei è stato ucciso, e dopo di lui dozzine di comandanti delle Guardie della rivoluzione islamica. La catena di comando iraniana è stata decapitata e il comando militare ne risulta indebolito. Il successore della Guida suprema, suo figlio Mojtaba Khamenei, sarebbe ricoverato in un ospedale di Qom in gravi condizioni privo di conoscenza. Gli Stati Uniti contano, dal canto loro, 13 vittime tra i militari e oltre 300 feriti.
Fatto il conto degli obiettivi militari, c’è l’aspetto politico da considerare. Nelle scorse settimane, il presidente Donald Trump ha fatto riferimento più volte a una «nuova leadership ragionevole» in Iran con cui instaurare un dialogo, dopo l’eliminazione di Khamenei. Per Trump l’obiettivo principale sembra essere quello di un cambio di leadership a Teheran, per avere un nuovo leader a lui gradito con cui intrattenere rapporti commerciali. Il nuovo governo dovrebbe rinunciare al programma nucleare e alla rete di forze parallele costituite da Hezbollah, Huthi, Hamas e le milizie sciite. Questo è uno degli obiettivi degli Stati Uniti, sul modello di un caso precedente e su scala più ridotta, quello del Venezuela.
Se emergesse una figura laica in grado di guidare il Paese, il clero iraniano dovrebbe fare un passo indietro e ciò porterebbe con sé la fine delle pesanti sanzioni americane e l’apertura agli investimenti internazionali. Ne gioverebbe la produzione di petrolio e gas, soprattutto, oggi poco valorizzata, e la rete di infrastrutture dell’Iran, oggi degradata. Naturalmente, nella visione di Trump, la gran parte di questi investimenti sarà americana. Un obiettivo impegnativo, ma che porterebbe con sé un boom economico nella regione del Golfo e una stabilizzazione al ribasso dei prezzi del petrolio. Ne avrebbe vantaggio anche l’imbelle Europa, famelica importatrice di energia.
Si tratta però di un esito non esattamente gradito da Tel Aviv, che invece ambisce a un Iran reso stabilmente inoffensivo, incapace di minacciare Israele in futuro. Una divergenza di obiettivi che la tregua dichiarata da Trump ha reso lampante, con Israele che continua ad operare contro Hezbollah in Libano, dove i raid di mercoledì hanno provocato oltre 200 morti a Beirut.
Il cambio di leadership in Iran secondo il metodo americano sarebbe invece ben visto dalla Cina, grande sponsor del Pakistan. Pechino non gradisce un Iran potenza nucleare e neppure gradirebbe rivolte popolari che rendano il Paese ingovernabile e fonte di instabilità. In questo, gli interessi di Washington e Pechino convergono. Se è vero che un governo addomesticato dagli americani in Iran farebbe perdere influenza politica alla Cina, dalla stabilità nell’area trarrebbe grande vantaggio anche il Dragone. Il governo cinese esce dalla crisi di Hormuz più forte e consapevole, avendo potuto saggiare sul campo la reale potenza militare di Washington, avendo osservato il comportamento delle varie diplomazie e avendo registrato la spaccatura all’interno della Nato. Una raccolta di informazioni in presa diretta che sarà utile a Pechino in futuro.
Sul piano energetico, gli Stati Uniti appaiono vincenti. A marzo le esportazioni americane di Gnl, greggio e prodotti hanno raggiunto livelli record, a prezzi alti. Dalla crisi di Hormuz emerge per gli Stati Uniti anche un rilancio dell’industria dei fertilizzanti e dell’elio.
Ma esistono anche aspetti negativi, per gli Usa, non di poco conto. Ad esempio, una credibilità internazionale incrinata, con la convinzione diffusa che gli Stati Uniti siano stati trascinati da Israele in una guerra per cui non erano pronti. È stato il segretario di Stato Marco Rubio a confermarlo un mese fa, quando ha affermato che gli Stati Uniti hanno lanciato gli attacchi contro Teheran dopo aver appreso che Israele era in procinto di farlo in autonomia.
Nonostante sei settimane di bombe, l’assetto ideologico iraniano appare intatto, con le Guardie della rivoluzione che hanno giurato fedeltà alla nuova Guida suprema in maniera compatta, segno che la colonna vertebrale del regime non è stata intaccata ed è rafforzata dalla retorica del martirio.
I quasi 500 chili di uranio arricchito sono ancora in Iran, sotto le macerie dei siti colpiti dagli Usa. L’Iran dispone ancora di circa il 30-40% dei suoi siti missilistici con cui è in grado di colpire i paesi dell’area del Golfo persico. Con i Paesi europei della Nato si è creata una vistosa frattura che indebolisce l’alleanza. Lo Stretto di Hormuz, fino al 28 febbraio via d’acqua libera frequentata da 130 navi al giorno, è ora soggetta al dominio dell’Iran.
Quest’ultimo è uno dei punti più rilevanti della trattativa. Trump ha di fatto concesso questo controllo a Teheran, ma se riuscisse ad imporre una supervisione congiunta sui transiti gli Stati Uniti ne avrebbe un grande vantaggio, strategico ed economico. Un accordo su questo punto potrebbe aprire la strada a un consenso anche sugli altri punti.
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Così, oggi, in Comune a Petacciato, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini.
«Sul ponte crollato ho fatto il sopralluogo. Appena verrà dissequestrato, i tecnici di ANAS sono pronti con il progetto e l’impresa è pronta a partire. Anche lì mi do un obiettivo ambizioso: entro l’anno avere il nuovo ponte».
«È impressionante come l’asfalto ha ceduto di un metro e mezzo e il ponte è crollato per quello che la gente del territorio, anche i contadini, dicono “un’acqua mai vista a memoria di molisano”. Non bisogna consumare altro suolo. Poi l’Italia è tutta un territorio fragile da nord a sud. Bisogna essere attenti», ha aggiunto il vicepremier.