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2022-01-13
Houellebecq riporta alla memoria Unabomber, l’ecoterrorista che tenne in scacco l’Fbi
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Theodore John Kaczynski, alias Unabomber (Getty Images)
«Si ricorda di Unabomber?». Con questa domanda, posta nel bel mezzo di di Annientare, l'ultimo libro di Michel Houellebecq, già caso letterario in mezzo mondo, riemerge dall'oblio un nome legato alla cronaca nera di diversi anni fa. Non parliamo dell'Unabomber italiano, ovvero del bombarolo seriale mai identificato che disseminò Veneto e Friuli di trappole esplosive negli anni novanta e duemila, ma dell'Unabomber originale, quello americano: Theodore John Kaczynski. Ovvero l'ex genio della matematica condannato per aver inviato pacchi postali esplosivi, durante un periodo di quasi diciotto anni, con un bilancio di 3 morti e 23 feriti, e che è attualmente ospite del carcere di massima sicurezza Adx Florence, nel Colorado, dove resterà sino al giorno della sua morte (nel 2017 Netflix gli ha anche dedicato la serie Manhunt: Unabomber).
In Annientare, Unabomber fa capolino nella spiegazione di un esperto convocato dai servizi segreti francesi al fine di scoprire la matrice ideologica di alcuni attentati che stanno mettendo in ansia le autorità transalpine. Matrice che viene individuata nell'anarcoprimitivismo, cioè nel rifiuto violento della civiltà tecnologica. Facendo il paragone tra Kaczynski e un altro teorico antimoderno (ma stavolta non terrorista), John Zerzan, l'esperto immaginato da Houellebecq dice: «Zerzan ha davvero dei punti in comune con Rousseau: un’intelligenza media, ma una autentica musicalità delle frasi; è una miscela che può rivelarsi estremamente pericolosa. Kaczynski è un’altra cosa: è molto più rigoroso, più strutturato nel suo pensiero, fa pensare di più a Marx, se vuole». Ma facciamo un passo indietro.
Theodore Kaczynski nasce a Chicago il 22 maggio 1942 e sin dalla più tenera età si rivela essere un bambino superdotato. Un test che svolse all'età di 10-11 anni determinò che il suo quoziente intellettivo fosse di 165-170 punti. Come nel caso di molti altri geni precoci, il piccolo Theodore accompagnò la sua crescita intellettiva con un crescente disagio esistenziale, trovandosi poco a suo agio nella società (nel film Will Hunting, genio ribelle, Robin Williams cita Unabomber per spiegare quanto possa essere pericoloso lasciare un superdotato a se stesso senza il dovuto supporto psicologico). Si iscrisse ad Harvard a soli 16 anni, dove si laureò nel 1962. La sua carriera di astro nascente della matematica faceva passi da gigante, quando, nel 1969, dopo essere diventato assistant professor alla Berkeley, lasciò l'incarico senza spiegazioni e sparì nel nulla.
Kaczynski si trasferì in una baracca con una sola stanza di circa 11 mq e due piccole finestre a Lincoln, in Montana. Fino al 1978, il suo isolamento contemplò ancora relativi caratteri di «normalità»: per un periodo Theodore lavorò anche con il padre e il fratello in fabbrica. Poi, la svolta radicale: Kaczynski cominciò a mandare pacchi bomba a quelli che considerava esponenti di primo piano della modernità tecnologica. Il primo tubo imbottito di polvere da sparo fu mandato per posta verso la fine del maggio 1978 al professor Buckley Crist della Northwestern University. Crist si insospettì e chiamò la polizia. Quando il pacco fu aperto ci fu un'esplosione, che tuttavia fece pochi danni. Seguirono altri 16 ordigni, tutti, tranne i primi, siglati dalla sigla «FC», ovvero «Freedom Club» (il club della libertà). Per anni l'Fbi, che per il caso creò il nome in codice Unabomb (UNiversity and Airline BOMber), brancolò nel buio.
Nel 1995, in una lettera indirizzata al quotidiano New York Times, Unabomber, come ormai era chiamato dai giornali, fece una richiesta specifica: avrebbe interrotto i propri attentati se i media avessero pubblicato il suo manifesto ideologico: The Industrial Society and its Future. Alla fine i giornali cedettero e pubblicarono il testo, un attacco frontale alla modernità tecnologica. Quando David Kaczynski, fratello di Theodore, e sua moglie lessero il manifesto, si ricordarono di alcune vecchie lettere e altri scritti del loro parente mezzo svitato risalenti dagli anni Settanta, con argomentazioni molto simili a quelle riversate nel documento. Avvertirono l'Fbi, che analizzò i testi e trovò delle similitudini. Theodore Kaczynski fu arrestato il 3 aprile 1996 nella sua baracca, senza fare resistenza. Condannato all'ergastolo senza possibilità di appello, Kaczynski è rinchiuso da anni nel durissimo penitenziario di Adx Florence, uno dei più duri degli Stati Uniti, insieme a membri di Al Qaeda e a narcotrafficanti, in celle da 3,5 metri per 2, con un'unica finestra che consiste in una feritoia lunga un metro e 20 e alta solo 10 centimetri. Proprio nelle settimane scorsa, Unabomber – che ormai ha 79 anni - è stato trasferito in presso il centro medico Fmc Butner del Bureau of Prison nel North Carolina a causa di problemi di salute non meglio specificati.
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Lo scrittore francese cita Theodore John Kaczynski nel suo ultimo libro Annientare. Dotato di una mente prodigiosa, il terrorista si scagliava contro bersagli che rappresentavano la modernità tecnologica. In carcere dal 1996, oggi Unabomber ha 79 anni.«Si ricorda di Unabomber?». Con questa domanda, posta nel bel mezzo di di Annientare, l'ultimo libro di Michel Houellebecq, già caso letterario in mezzo mondo, riemerge dall'oblio un nome legato alla cronaca nera di diversi anni fa. Non parliamo dell'Unabomber italiano, ovvero del bombarolo seriale mai identificato che disseminò Veneto e Friuli di trappole esplosive negli anni novanta e duemila, ma dell'Unabomber originale, quello americano: Theodore John Kaczynski. Ovvero l'ex genio della matematica condannato per aver inviato pacchi postali esplosivi, durante un periodo di quasi diciotto anni, con un bilancio di 3 morti e 23 feriti, e che è attualmente ospite del carcere di massima sicurezza Adx Florence, nel Colorado, dove resterà sino al giorno della sua morte (nel 2017 Netflix gli ha anche dedicato la serie Manhunt: Unabomber). In Annientare, Unabomber fa capolino nella spiegazione di un esperto convocato dai servizi segreti francesi al fine di scoprire la matrice ideologica di alcuni attentati che stanno mettendo in ansia le autorità transalpine. Matrice che viene individuata nell'anarcoprimitivismo, cioè nel rifiuto violento della civiltà tecnologica. Facendo il paragone tra Kaczynski e un altro teorico antimoderno (ma stavolta non terrorista), John Zerzan, l'esperto immaginato da Houellebecq dice: «Zerzan ha davvero dei punti in comune con Rousseau: un’intelligenza media, ma una autentica musicalità delle frasi; è una miscela che può rivelarsi estremamente pericolosa. Kaczynski è un’altra cosa: è molto più rigoroso, più strutturato nel suo pensiero, fa pensare di più a Marx, se vuole». Ma facciamo un passo indietro.Theodore Kaczynski nasce a Chicago il 22 maggio 1942 e sin dalla più tenera età si rivela essere un bambino superdotato. Un test che svolse all'età di 10-11 anni determinò che il suo quoziente intellettivo fosse di 165-170 punti. Come nel caso di molti altri geni precoci, il piccolo Theodore accompagnò la sua crescita intellettiva con un crescente disagio esistenziale, trovandosi poco a suo agio nella società (nel film Will Hunting, genio ribelle, Robin Williams cita Unabomber per spiegare quanto possa essere pericoloso lasciare un superdotato a se stesso senza il dovuto supporto psicologico). Si iscrisse ad Harvard a soli 16 anni, dove si laureò nel 1962. La sua carriera di astro nascente della matematica faceva passi da gigante, quando, nel 1969, dopo essere diventato assistant professor alla Berkeley, lasciò l'incarico senza spiegazioni e sparì nel nulla. Kaczynski si trasferì in una baracca con una sola stanza di circa 11 mq e due piccole finestre a Lincoln, in Montana. Fino al 1978, il suo isolamento contemplò ancora relativi caratteri di «normalità»: per un periodo Theodore lavorò anche con il padre e il fratello in fabbrica. Poi, la svolta radicale: Kaczynski cominciò a mandare pacchi bomba a quelli che considerava esponenti di primo piano della modernità tecnologica. Il primo tubo imbottito di polvere da sparo fu mandato per posta verso la fine del maggio 1978 al professor Buckley Crist della Northwestern University. Crist si insospettì e chiamò la polizia. Quando il pacco fu aperto ci fu un'esplosione, che tuttavia fece pochi danni. Seguirono altri 16 ordigni, tutti, tranne i primi, siglati dalla sigla «FC», ovvero «Freedom Club» (il club della libertà). Per anni l'Fbi, che per il caso creò il nome in codice Unabomb (UNiversity and Airline BOMber), brancolò nel buio. Nel 1995, in una lettera indirizzata al quotidiano New York Times, Unabomber, come ormai era chiamato dai giornali, fece una richiesta specifica: avrebbe interrotto i propri attentati se i media avessero pubblicato il suo manifesto ideologico: The Industrial Society and its Future. Alla fine i giornali cedettero e pubblicarono il testo, un attacco frontale alla modernità tecnologica. Quando David Kaczynski, fratello di Theodore, e sua moglie lessero il manifesto, si ricordarono di alcune vecchie lettere e altri scritti del loro parente mezzo svitato risalenti dagli anni Settanta, con argomentazioni molto simili a quelle riversate nel documento. Avvertirono l'Fbi, che analizzò i testi e trovò delle similitudini. Theodore Kaczynski fu arrestato il 3 aprile 1996 nella sua baracca, senza fare resistenza. Condannato all'ergastolo senza possibilità di appello, Kaczynski è rinchiuso da anni nel durissimo penitenziario di Adx Florence, uno dei più duri degli Stati Uniti, insieme a membri di Al Qaeda e a narcotrafficanti, in celle da 3,5 metri per 2, con un'unica finestra che consiste in una feritoia lunga un metro e 20 e alta solo 10 centimetri. Proprio nelle settimane scorsa, Unabomber – che ormai ha 79 anni - è stato trasferito in presso il centro medico Fmc Butner del Bureau of Prison nel North Carolina a causa di problemi di salute non meglio specificati.
A finire sotto pressione sono stati i Gilt, i titoli di Stato britannici. «Sull’obbligazionario britannico avevamo visto segnali di stabilizzazione importanti, ma le tensioni internazionali hanno rimescolato le carte in modo brutale», spiega Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf. «Quello che doveva essere l’anno del grande allentamento monetario si è trasformato in un nuovo stress test sui rendimenti, con i tassi di interesse che hanno subito un’impennata vertiginosa, facendo scendere i prezzi delle obbligazioni».
Gli Etf sui governativi inglesi hanno accusato cali fra il -3,7% e il -4,5%, con punte di 7% sulle scadenze più lunghe. Il rendimento del decennale è tornato oltre il 5,1%, ai massimi dalla crisi del 2008.
A pesare non è solo il petrolio, ma la politica. Il governo laburista di Keir Starmer, nato con la promessa di riportare serietà a Westminster, si trova indebolito dalle ricadute dello scandalo Epstein. «L’instabilità politica è tornata a essere un fattore di rischio primario», osserva Gaziano. «I mercati reagiscono con estrema sensibilità quando percepiscono un vuoto di potere. Lo scandalo Epstein non è solo una questione di cronaca, ma un colpo alla stabilità di un governo già sotto pressione per la gestione economica».
La Borsa di Londra ha mostrato maggiore tenuta. «In un mondo incerto, i giganti dell’energia e delle materie prime, che abbondano a Londra, hanno agito parzialmente da paracadute», osserva Gaziano. Ma la spaccatura interna si allarga: se il Ftse 100 regge grazie alle multinazionali, il Ftse 250, più esposto all’economia domestica, soffre molto di più.
Il nodo, però, è anche strutturale. «il Regno Unito sconta una rigidità strutturale che l’Europa continentale ha in parte superato», spiega Salvatore Gaziano, «Mentre Germania e Francia hanno imparato a diversificare le scorte e gestire meglio i picchi dei prezzi energetici, l’Uk è rimasto prigioniero di un modello di fissazione dei prezzi che scarica immediatamente ogni aumento sulle bollette delle famiglie. Se a questo aggiungiamo mutui che corrono verso il 5%, capiamo perché la fiducia dei consumatori britannici sia oggi ai minimi termini, molto più che in Italia o in Spagna».
Fra i titoli spicca Legal & General, con dividendi elevati e il ruolo di «cassaforte». In negativo, invece, 3i Group, crollata del -19% in una sola seduta dopo i segnali di rallentamento della catena Action. «Quando le aspettative di crescita vengono deluse anche di poco, i multipli del private equity vengono ricalcolati con una rapidità brutale», conclude Gaziano.
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Maurizio Landini (Ansa)
Firme che giustificano, neanche a dirlo, il commento entusiasta del ministro Paolo Zangrillo, che ha parlato di «obiettivo raggiunto», e che hanno spinto il premier, parco di parole negli ultimi tempi, a intervenire via social per rivendicare il successo. «Il governo», ha evidenziato Giorgia Meloni, «continua a lavorare sull’aumento dei salari. Oggi la firma del rinnovo della parte economica del contratto collettivo nazionale del comparto Istruzione, per il triennio 2025-2027, che interessa oltre un milione di dipendenti. È il terzo rinnovo per il comparto Istruzione dall’inizio della legislatura: una cosa mai accaduta prima».
La Meloni ha ragione a rivendicare la firma anche perché si tratta di uno schiaffo alla gestione politica che Maurizio Landini ha impresso alla Cgil. Schiaffone ancora più sonoro, perché non arriva dall’esecutivo, cosa che di questi tempi non farebbe notizia, ma dalla stessa Cgil. Il segretario ha fatto del no a prescindere al rinnovo dei contratti della Pa una delle cifre distintiva del suo mandato. Istruzione, sanità, lavoratori dei ministeri o delle Regioni poco importa. Nell’ultima tornata c’è stata solo opposizione. Il leader che ormai partecipa come capopolo a tutte le battaglie politiche della sinistra (l’impiego di forze della Cgil sul No al referendum della giustizia è comparabile a quello del Pd) si è sempre opposto ai nuovi contratti, nonostante il governo avesse messo sul piatto circa 20 miliardi. Un cifra record, insufficiente per i desiderata di Landini. Motivo? Nel rinnovo precedente, 2022-2024, non veniva coperta l’inflazione monstre del periodo. Copertura impossibile, visto che parlavamo di un costo della vita schizzato del 17%. Insomma, aumenti del 7-8% non bastavano. E adesso? Cos’è cambiato? Perché la Cgil firma? La motivazione ufficiale è che in quest’ultima tranche, incrementi in busta paga da 135 euro per la parte economica 2025-27, l’inflazione verrebbe potenzialmente coperta, ma la realtà è tutt’altra. Entrando nel merito, va infatti ricordato che senza il contratto precedente, che è stato rinnovato senza l’avallo della Cgil, quest’ultimo rinnovo non ci sarebbe mai stato. E del resto Landini questa firma la subisce. Il segretario è costretto a fare buon viso a cattivo gioco rispetto ai mal di pancia di una categoria, quella della scuola (e non è la sola), che è stanca di seguire la linea politica del capo e capisce che continuando a dire sempre no gli iscritti fuggono.
C’è di più. Perché i rapporti tra Maurizio Landini e Gianna Fracassi, la segretaria generale della Flc (Federazione lavoratori della conoscenza), non sono idilliaci. La Fracassi era legata alla gestione precedente (con Susanna Camusso è diventata segretaria confederale con deleghe importantissime, comprese le politiche economiche) e si sussurra che ambisca a prendere il posto dell’ex Fiom, anche per depoliticizzare il sindacato.
Ma al di là della questione personale, la firma sul contratto della scuola squarcia il velo di ipocrisia che ormai da mesi nasconde le tensioni tra la gestione del segretario e una parte consistente del sindacato.
Perso il sostegno dei suoi, sembra che nelle scorse ore Landini abbia addirittura contattato un esponente molto importante del governo, particolarmente vicino a Palazzo Chigi, per chiedere margini su una riapertura del contratto in caso di inflazione galoppante causa guerra. Il senso del discorso sarebbe stato: «Alla fine noi firmiamo, ma se la situazione precipita qui si ricontratta tutto». Diplomatica, ma eloquente la risposta: guarda che quello che chiedi non si può fare.
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