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2025-11-21
Nel piano di Trump la Russia pagherà l’affitto del Donbass. Kiev: «Assurdo»
Donald Trump (Ansa)
Secondo la Cnn, il piano risulterebbe comunque ancora in fase di definizione. Tuttavia, alcuni dettagli sono già emersi negli ultimi giorni. L’Ucraina dovrebbe impegnarsi a rinunciare al Donbass e a ridurre le proprie forze militari. In cambio, Washington metterebbe in campo delle garanzie di sicurezza per Kiev. Dal canto suo, Mosca, secondo il Telegraph, manterrebbe, sì, il controllo della parte di Donbass che ha occupato, ma lo farebbe in cambio di un canone di locazione da versare all’Ucraina. In tutto questo, è probabile che i dettagli del piano, in gran parte rivelati da Axios, siano stati forniti alla testata dallo stesso Dmitriev: almeno così pare evincersi da un post di Witkoff su X, che, pubblicato probabilmente per errore, è stato comunque subito cancellato dal diretto interessato.
Nel frattempo, ieri Volodymyr Zelensky ha ricevuto una delegazione del Pentagono. E, al centro del colloquio, è stato posto proprio il piano di pace della Casa Bianca: piano, rispetto a cui, il presidente ucraino sembrerebbe piuttosto freddo, ritenendolo troppo favorevole a Mosca. La stessa Cbs riferiva ieri che finora «non vi è stata alcuna indicazione che l’Ucraina abbia appoggiato la proposta» avanzata dagli Stati Uniti. In serata, Zelensky ha comunque confermato di aver ricevuto la bozza del piano, sostenendo di voler discutere direttamente con Trump «nei prossimi giorni delle opportunità diplomatiche disponibili e i dei punti principali necessari per la pace». Stando a quanto riferito ieri sera da Axios, pare che il presidente ucraino si sia mostrato «conciliante» durante il meeting con i rappresentanti del Pentagono.
Trapela comunque una certa irritazione dal governo di Kiev. Secondo il Guardian, alcuni funzionari ucraini avrebbero bollato come «assurdo» il piano di pace americano nel corso dei colloqui con la delegazione di Washington. In particolare, stando a Nbc News, Kiev riterrebbe che la tempistica dell’elaborazione della proposta non sarebbe casuale: coinciderebbe infatti appositamente con lo scandalo di corruzione che ha recentemente colpito i vertici dell’esecutivo ucraino. «I funzionari la vedono molto probabilmente come un tentativo del Cremlino di trarre vantaggio da una leadership ucraina potenzialmente indebolita», ha raccontato la testata. Sotto questo aspetto, un funzionario statunitense ha dichiarato ad Axios che «lo scandalo interno potrebbe rendere Zelensky più disposto a fare difficili concessioni per la pace». Altre fonti ucraine hanno inoltre riferito alla Reuters che Kiev non sarebbe stata adeguatamente coinvolta nella stesura del piano. Come che sia, Washington starebbe facendo pressioni affinché l’Ucraina accetti la proposta di pace. «Per porre fine a una guerra complessa e mortale come quella in Ucraina è necessario un ampio scambio di idee serie e realistiche. E per raggiungere una pace duratura sarà necessario che entrambe le parti accettino concessioni difficili ma necessarie», ha dichiarato, nelle scorse ore, Marco Rubio.
E così, mentre l’Ue è rimasta totalmente tagliata fuori dal rilancio dell’iniziativa diplomatica, è possibile scorgere delle connessioni tra la questione ucraina e quella mediorientale. Innanzitutto, il piano in 28 punti è stato redatto sulla falsariga di quello che la Casa Bianca ha approntato per il conflitto tra Israele e Hamas. In secondo luogo, è significativo che la proposta di pace per la crisi ucraina sia stata in gran parte confezionata da Kushner e Witkoff, il quale, ricordiamolo, è l’inviato americano per il Medio Oriente. Trump è del resto consapevole del fatto che Mosca voglia recuperare terreno in questa regione dopo la caduta di Bashar al Assad. Non è quindi escluso che la Russia miri a farsi coinvolgere nella ricostruzione di Gaza e nel rilancio degli Accordi di Abramo. È inoltre noto come il Cremlino punti a ritagliarsi il ruolo di mediatore tra Washington e Teheran sul delicato dossier del nucleare. Guarda caso, appena sabato scorso, Vladimir Putin ha avuto una telefonata con Benjamin Netanyahu per parlare di Iran, Gaza e Siria. Ricordiamo inoltre che, a fine ottobre, Dmitriev era a Riad per la conferenza sugli investimenti. Non dimentichiamo infine che, almeno in parte, i rapporti della Casa Bianca con Israele e con l’Arabia Saudita passano attraverso Witkoff e Kushner.
Insomma, non è affatto escludibile che la leva usata da Trump con la Russia sull’Ucraina abbia a che fare con il Medio Oriente: un altro quadrante in cui il peso diplomatico e geopolitico di Bruxelles risulta sostanzialmente irrilevante.
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La proposta Usa non piace a Volodymyr Zelensky, azzoppato però dal caos corruzione. Marco Rubio: «Tutti devono accettare concessioni difficili».Donald Trump tira dritto con il suo nuovo tentativo di porre fine alla guerra in Ucraina. Un funzionario americano ha riferito a Nbc News che l’inquilino della Casa Bianca avrebbe dato la sua approvazione al piano di pace in 28 punti, elaborato nell’ultimo mese principalmente da Steve Witkoff in consultazione sia con l’inviato del Cremlino, Kirill Dmitriev, sia con il governo ucraino. La medesima fonte ha rivelato che nella stesura del progetto sarebbero stati coinvolti anche il vicepresidente americano, JD Vance, il segretario di Stato, Marco Rubio, e il genero dello stesso Trump, Jared Kushner.Secondo la Cnn, il piano risulterebbe comunque ancora in fase di definizione. Tuttavia, alcuni dettagli sono già emersi negli ultimi giorni. L’Ucraina dovrebbe impegnarsi a rinunciare al Donbass e a ridurre le proprie forze militari. In cambio, Washington metterebbe in campo delle garanzie di sicurezza per Kiev. Dal canto suo, Mosca, secondo il Telegraph, manterrebbe, sì, il controllo della parte di Donbass che ha occupato, ma lo farebbe in cambio di un canone di locazione da versare all’Ucraina. In tutto questo, è probabile che i dettagli del piano, in gran parte rivelati da Axios, siano stati forniti alla testata dallo stesso Dmitriev: almeno così pare evincersi da un post di Witkoff su X, che, pubblicato probabilmente per errore, è stato comunque subito cancellato dal diretto interessato.Nel frattempo, ieri Volodymyr Zelensky ha ricevuto una delegazione del Pentagono. E, al centro del colloquio, è stato posto proprio il piano di pace della Casa Bianca: piano, rispetto a cui, il presidente ucraino sembrerebbe piuttosto freddo, ritenendolo troppo favorevole a Mosca. La stessa Cbs riferiva ieri che finora «non vi è stata alcuna indicazione che l’Ucraina abbia appoggiato la proposta» avanzata dagli Stati Uniti. In serata, Zelensky ha comunque confermato di aver ricevuto la bozza del piano, sostenendo di voler discutere direttamente con Trump «nei prossimi giorni delle opportunità diplomatiche disponibili e i dei punti principali necessari per la pace». Stando a quanto riferito ieri sera da Axios, pare che il presidente ucraino si sia mostrato «conciliante» durante il meeting con i rappresentanti del Pentagono.Trapela comunque una certa irritazione dal governo di Kiev. Secondo il Guardian, alcuni funzionari ucraini avrebbero bollato come «assurdo» il piano di pace americano nel corso dei colloqui con la delegazione di Washington. In particolare, stando a Nbc News, Kiev riterrebbe che la tempistica dell’elaborazione della proposta non sarebbe casuale: coinciderebbe infatti appositamente con lo scandalo di corruzione che ha recentemente colpito i vertici dell’esecutivo ucraino. «I funzionari la vedono molto probabilmente come un tentativo del Cremlino di trarre vantaggio da una leadership ucraina potenzialmente indebolita», ha raccontato la testata. Sotto questo aspetto, un funzionario statunitense ha dichiarato ad Axios che «lo scandalo interno potrebbe rendere Zelensky più disposto a fare difficili concessioni per la pace». Altre fonti ucraine hanno inoltre riferito alla Reuters che Kiev non sarebbe stata adeguatamente coinvolta nella stesura del piano. Come che sia, Washington starebbe facendo pressioni affinché l’Ucraina accetti la proposta di pace. «Per porre fine a una guerra complessa e mortale come quella in Ucraina è necessario un ampio scambio di idee serie e realistiche. E per raggiungere una pace duratura sarà necessario che entrambe le parti accettino concessioni difficili ma necessarie», ha dichiarato, nelle scorse ore, Marco Rubio.E così, mentre l’Ue è rimasta totalmente tagliata fuori dal rilancio dell’iniziativa diplomatica, è possibile scorgere delle connessioni tra la questione ucraina e quella mediorientale. Innanzitutto, il piano in 28 punti è stato redatto sulla falsariga di quello che la Casa Bianca ha approntato per il conflitto tra Israele e Hamas. In secondo luogo, è significativo che la proposta di pace per la crisi ucraina sia stata in gran parte confezionata da Kushner e Witkoff, il quale, ricordiamolo, è l’inviato americano per il Medio Oriente. Trump è del resto consapevole del fatto che Mosca voglia recuperare terreno in questa regione dopo la caduta di Bashar al Assad. Non è quindi escluso che la Russia miri a farsi coinvolgere nella ricostruzione di Gaza e nel rilancio degli Accordi di Abramo. È inoltre noto come il Cremlino punti a ritagliarsi il ruolo di mediatore tra Washington e Teheran sul delicato dossier del nucleare. Guarda caso, appena sabato scorso, Vladimir Putin ha avuto una telefonata con Benjamin Netanyahu per parlare di Iran, Gaza e Siria. Ricordiamo inoltre che, a fine ottobre, Dmitriev era a Riad per la conferenza sugli investimenti. Non dimentichiamo infine che, almeno in parte, i rapporti della Casa Bianca con Israele e con l’Arabia Saudita passano attraverso Witkoff e Kushner.Insomma, non è affatto escludibile che la leva usata da Trump con la Russia sull’Ucraina abbia a che fare con il Medio Oriente: un altro quadrante in cui il peso diplomatico e geopolitico di Bruxelles risulta sostanzialmente irrilevante.
A Cornate d’Adda scatta l’Alps Open, apertura italiana del tour 2026 con oltre 130 professionisti. In Lombardia il golf vale fino a 185 milioni di euro tra circoli, turismo ed eventi, e si rafforza come leva strategica per attrarre investimenti e valorizzare il territorio.
Nel cuore della Lombardia, tra il verde del Parco dell’Adda e un sistema economico sempre più attento alla leva sportiva, il golf torna protagonista. Da domani all’11 aprile il Villa Paradiso Alps Open inaugura la stagione italiana dell’Alps Tour, portando sul campo del Golf Club Villa Paradiso oltre 130 professionisti provenienti da diversi Paesi.
L’appuntamento, aperto al pubblico, si inserisce in una strategia più ampia che vede Assolombarda puntare sul golf non solo come disciplina sportiva, ma come strumento di promozione territoriale e occasione di sviluppo economico. Il torneo rientra infatti nel progetto Open Horizons: Lombardia, Capitale del Golf, pensato per rafforzare il posizionamento della regione come punto di riferimento nazionale e internazionale del settore. I numeri raccontano un comparto tutt’altro che marginale. Secondo lo studio L’indotto del golf in Lombardia, il valore complessivo generato oscilla tra i 165 e i 185 milioni di euro. Una cifra che tiene insieme più livelli: dai ricavi diretti dei circoli, stimati tra 59 e 62 milioni, fino all’impatto turistico, che rappresenta la quota più consistente con un range tra 103 e 118 milioni. Più contenuto, ma comunque significativo, il contributo legato alla vendita di attrezzature e abbigliamento, mentre i grandi eventi continuano a incidere, con l’Open d’Italia che in regione vale tra 8 e 9 milioni a edizione.
La Lombardia, del resto, è già oggi il principale polo golfistico italiano. Con 65 circoli affiliati alla Federazione Italiana Golf — pari al 18% del totale nazionale — e oltre 26 mila tesserati, quasi un terzo dei golfisti italiani, la regione si colloca davanti a realtà consolidate come Piemonte, Veneto e Lazio.
In questo contesto, il progetto Open Horizons mira a costruire una rete stabile tra istituzioni, club e imprese. L’obiettivo è quello di trasformare il golf in un sistema integrato capace di generare valore lungo tutta la filiera: dallo sport al turismo, fino alle relazioni economiche. Un’impostazione che punta a superare la dimensione puramente sportiva, per diventare leva strategica di attrattività. Accanto al circuito professionistico, si muove anche il calendario dedicato al mondo imprenditoriale. Nei giorni scorsi è partita infatti l’edizione 2026 del Assolombarda Golf Tour, un percorso in cinque tappe che toccherà alcuni dei principali circoli lombardi e farà nuovamente tappa proprio al Villa Paradiso l’8 maggio. Un’iniziativa che ha recentemente ottenuto un riconoscimento agli Italian Golf Awards, premiata per il suo rilievo nazionale tra i circuiti a brand golfistico.
Il filo conduttore resta lo stesso: utilizzare il golf come piattaforma di connessione, capace di mettere in relazione sport, territorio e impresa. Un modello che, almeno in Lombardia, sta provando a trasformare una disciplina di nicchia in un asset economico sempre più strutturato.
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