True
2023-01-19
Precipita elicottero, decapitato ministero dell’Interno ucraino
(Ansa)
Un terribile schianto che ha «decapitato» il ministero degli Interni ucraino e provocato vittime anche tra i civili che accompagnavano all’asilo i propri figli. Era in viaggio verso Kharkiv l’elicottero caduto a Brovary, nella zona di Kiev, sul quale si trovava il ministro dell’Interno Denys Monastyrskyi. Con lui viaggiavano e hanno trovato la morte anche il suo primo vice Yevgeny Yenin, il segretario di Stato del ministero degli Affari interni Yuriy Lubkovich, il vice capo del servizio di patrocinio del ministero degli Affari interni Tetyana Shutyak, il capo della protezione del dipartimento di sicurezza interna della polizia nazionale, il tenente colonnello Mykhailo Pavlushko e l’ispettore capo del dipartimento della comunicazione del ministero degli Affari interni Mykola Anatskyi.
Il velivolo, che si è schiantato vicino a un asilo in un sobborgo della capitale, era atteso da Volodymyr Tymoshko, capo della direzione principale della polizia nazionale di Kharkiv, che avrebbe dovuto incontrare i funzionari. Erano genitori che portavano i bambini alla scuola dell’infanzia, invece, nove dei morti sul totale delle 18 vittime accertate. Al momento non si conoscono le cause dell’incidente e gli investigatori stanno setacciando la scena, che sembra riportare a un tragico incidente: i funzionari ucraini generalmente volano a bassa quota per evitare i missili nemici e stamattina era particolarmente nebbioso. Il presidente Zelensky, in un accorato ricordo della tragedia, ha voluto sottolineare come questa non sia da considerarsi un incidente, «ma un risultato della guerra».
I servizi ucraini di sicurezza interna (Sbu), incaricati dallo stesso Zelensky di fare chiarezza, stanno comunque valutando «diverse versioni della tragedia», fra cui una violazione delle regole di volo, un malfunzionamento tecnico e un sabotaggio intenzionale. I testimoni presenti avrebbero udito una forte esplosione e poi avrebbero visto «come l’elicottero abbia volteggiato più volte in aria e solo allora sia caduto». L’elicottero coinvolto è un Ec-225 Super Puma, un modello utilizzato per il trasporto passeggeri a lungo raggio.
Il governo ucraino ha provveduto a nominare il capo della polizia nazionale, Ihor Klymenko , come nuovo ministro dell’Interno ad interim. «Dopo la discussione con il Parlamento, ci sarà una proposta per la nomina di un nuovo capo del dipartimento. Il ministero dell’Interno è uno degli anelli fondamentali per la sicurezza del nostro Paese e, quindi, sono in atto i protocolli necessari per tenere sotto controllo tutti i processi», ha annunciato il primo ministro ucraino Denys Shmygal. Nel frattempo, i colloqui tra Mosca e Kiev appaiono sempre più lontani. Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha escluso la possibilità di colloqui con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. «Non si può parlare di negoziati con Zelensky, perché ha vietato legalmente i negoziati con il governo russo», ha dichiarato Lavrov.
Lavrov ha, poi, lanciato una «stoccata» anche all’Italia. «È stata una sorpresa per noi vedere l’Italia diventare rapidamente uno dei leader nel fronte anti Russia», ha detto. Lavrov si è detto convinto che «il modo in cui l’Italia reagisce, riflette la linea di confronto aggressivo imposta all’Europa, piuttosto che gli interessi del popolo italiano. Al popolo italiano non interessa tagliare tutti i canali». È tornato a parlare di armamenti il cancelliere tedesco Olaf Scholz. «Per far finire la guerra in Ucraina, l’aggressione della Russia deve fallire», ha detto Scholz, ricordando che «stiamo supportando Kiev con grandi quantità di armi».
Il cancelliere, che ha elencato gli aiuti ad oggi inviati, come «i sistemi di difesa Iris-T o i Patriot, artiglieria, infanteria armata, velivoli», non ha però mai citato i carri armati Leopard, nonostante le pressioni del Parlamento europeo. Il governo tedesco continua a mostrarsi riluttante sulla questione, sebbene la Polonia prema per avere il permesso di inviare i carrarmati a Kiev (la Germania, come produttore, deve concedere la sua autorizzazione a chi ha acquistato i Leopard). Anche nel corposo pacchetto di aiuti a Kiev che gli Usa annunceranno nei prossimi giorni, non sarebbero compresi carri armati. Il segretario generale Nato, Jens Stoltenberg , ha chiarito che il focus tra i Paesi dell’Alleanza «non sarà su cosa gli Usa forniranno ma se la Germania rinuncerà alla sua opposizione a mandare i Leopard o almeno darà il via libera alla fornitura da parte dei Paesi alleati».
Per Stoltenberg la guerra è «a un punto di svolta» ed è necessario «fornire nuovi mezzi pesanti e moderni». Il segretario generale ha delineato con precisione il futuro dell’Ucraina, assicurando che questa «diventerà un Paese membro dell’Alleanza». «Prima, però, l’Ucraina deve vincere la guerra e se vogliamo che l’Ucraina vinca ha bisogno del nostro sostegno militare. È pericoloso sottovalutare la Russia, stanno pianificando nuove offensive», ha aggiunto. «La tirannia avanza più velocemente delle democrazie e occorre essere veloci nel prendere decisioni per aiutare gli ucraini», era stato, poco prima, l’appello del presidente Zelensky al World Economic Forum di Davos.
Zelensky, intanto, continua a ricercare l’appoggio della Cina ed ha scritto una lettera al suo omologo cinese Xi Jinping per «dialogare». Lo ha annunciato la moglie Olena Zelenska, che ha consegnato la missiva alla delegazione cinese presente al Forum di Davos, guidata dal vice premier Liu He. Zelenska ha dichiarato di «sperare sinceramente che ci sia una risposta a questo invito».
L’ex consigliere di Zelensky finisce schedato e umiliato
Kiev non perdona Oleksiy Arestovych, l’ormai ex consigliere di Volodymyr Zelensky e figura apicale della comunicazione istituzionale dell’Ucraina.
Il fedelissimo del presidente si è dimesso martedì scorso, dopo aver affermato che il missile russo che sabato ha provocato una strage in un condominio di Dnipro era caduto sull’edificio perché deviato dalla contraerea ucraina. L’affermazione aveva subito scatenato gli attacchi contro Arestovych, a partire da quello del sindaco di Dnipro, Boris Filatov, che lo aveva accusato di essere «un narcisista con una pattumiera al posto della bocca», mentre il Kyiv Independent ha parlato di «affermazioni false», definendo l’ex consigliere come un personaggio «controverso». Ma, puntuale, dopo la purga ufficiale, per Arestovych è arrivata anche la consueta schedatura nell’archivio dei «nemici della nazione ucraina». L’uomo è stato, infatti, aggiunto nel famigerato sito «Myrotvorets» affiliato al ministero degli Interni di Kiev, che raccoglie e pubblica dal 2014 i dati sensibili di chiunque venga considerato un nemico dal governo. Identità, indirizzo, foto, numeri di telefono, link dei profili social possono essere consultati in ogni momento.
Le informazioni sui «nemici dell’Ucraina» vengono caricate grazie ai dati raccolti dai servizi segreti e persino tramite le segnalazioni fornite dai civili privatamente.
Tra le accuse nel profilo di Arestovych si legge: «Provocatore professionista. Attuatore del sabotaggio dell’informazione pubblica a favore degli invasori russi». Come ulteriore marchio d’infamia, è stata allegata alla sua scheda una vecchia fotografia che ritrae l’ex consigliere con parrucca e trucco da donna (risalente alla sua precedente carriera da attore). Un’immagine che sottintenderebbe, per i compilatori del database, l’omosessualità di Arestovych (il quale, al contrario, in passato aveva definito le persone gay come «deviate e con disabilità», da trattare «con compassione»).
Tutti elementi che fanno ben capire, se ancora ce ne fosse bisogno, quanto sia fuorviante la narrativa mainstream che dall’inizio della guerra dipinge l’Ucraina come una moderna democrazia poggiante sui valori occidentali e con le carte in regola per aderire, bruciando le tappe, nell’Unione europea. Processo che, in teoria, dovrebbe essere assoggettato al raggiungimento del Paese richiedente di standard minimi, oggettivamente lontani anni luce dalla realtà ucraina. Eppure, solo pochi giorni fa, Ursula von der Leyen dichiarava: «L’Ucraina ha un’ambizione e una rapidità impressionanti. Per sostenere quel processo (di adesione, ndr), il collegio dei commissari visiterà il Paese all’inizio di febbraio. Sono circa 18-20 i punti sui quali stiamo già lavorando».
Sì, perché se qualsiasi Paese che voglia entrare a far parte dell’Ue deve soddisfare i criteri dello Stato di diritto, rispettare i diritti umani e tutelare le minoranze, l’Ucraina può, tra le altre cose (come l’appoggio istituzionale a milizie neonaziste), continuare a perseguire i «nemici della nazione».
Giova ricordare che tra i soggetti inseriti sul sito «Myrotvorets» ci furono dissidenti politici uccisi dopo la pubblicazione dei loro indirizzi di casa. E appaiono anche circa 4.000 giornalisti, da tutto il mondo. Tra questi, il fotoreporter italiano Andrea Rocchelli, ucciso il 24 maggio 2014 nel Donbass in circostanze controverse e mai chiarite. Per la sua morte fu condannato in primo grado nel 2019 Vitaly Markiv, un militare della guardia nazionale ucraina, poi assolto. Sopra la foto del defunto Rocchelli su «Myrotvorets», campeggia ancora la macabra scritta rossa «liquidato».
Continua a leggereRiduci
Il velivolo è caduto vicino Kiev, vittime anche tra i civili. Sergei Lavrov avverte l’Italia: «Sorpresi che sia leader del fronte anti Russia».Dopo la purga, il consigliere di Zelensky Oleksiy Arestovych è stato inserito nelle liste di proscrizione del sito «Myrotvorets». Ritratto in una foto dove è vestito da donna.Lo speciale contiene due articoli.Un terribile schianto che ha «decapitato» il ministero degli Interni ucraino e provocato vittime anche tra i civili che accompagnavano all’asilo i propri figli. Era in viaggio verso Kharkiv l’elicottero caduto a Brovary, nella zona di Kiev, sul quale si trovava il ministro dell’Interno Denys Monastyrskyi. Con lui viaggiavano e hanno trovato la morte anche il suo primo vice Yevgeny Yenin, il segretario di Stato del ministero degli Affari interni Yuriy Lubkovich, il vice capo del servizio di patrocinio del ministero degli Affari interni Tetyana Shutyak, il capo della protezione del dipartimento di sicurezza interna della polizia nazionale, il tenente colonnello Mykhailo Pavlushko e l’ispettore capo del dipartimento della comunicazione del ministero degli Affari interni Mykola Anatskyi.Il velivolo, che si è schiantato vicino a un asilo in un sobborgo della capitale, era atteso da Volodymyr Tymoshko, capo della direzione principale della polizia nazionale di Kharkiv, che avrebbe dovuto incontrare i funzionari. Erano genitori che portavano i bambini alla scuola dell’infanzia, invece, nove dei morti sul totale delle 18 vittime accertate. Al momento non si conoscono le cause dell’incidente e gli investigatori stanno setacciando la scena, che sembra riportare a un tragico incidente: i funzionari ucraini generalmente volano a bassa quota per evitare i missili nemici e stamattina era particolarmente nebbioso. Il presidente Zelensky, in un accorato ricordo della tragedia, ha voluto sottolineare come questa non sia da considerarsi un incidente, «ma un risultato della guerra».I servizi ucraini di sicurezza interna (Sbu), incaricati dallo stesso Zelensky di fare chiarezza, stanno comunque valutando «diverse versioni della tragedia», fra cui una violazione delle regole di volo, un malfunzionamento tecnico e un sabotaggio intenzionale. I testimoni presenti avrebbero udito una forte esplosione e poi avrebbero visto «come l’elicottero abbia volteggiato più volte in aria e solo allora sia caduto». L’elicottero coinvolto è un Ec-225 Super Puma, un modello utilizzato per il trasporto passeggeri a lungo raggio.Il governo ucraino ha provveduto a nominare il capo della polizia nazionale, Ihor Klymenko , come nuovo ministro dell’Interno ad interim. «Dopo la discussione con il Parlamento, ci sarà una proposta per la nomina di un nuovo capo del dipartimento. Il ministero dell’Interno è uno degli anelli fondamentali per la sicurezza del nostro Paese e, quindi, sono in atto i protocolli necessari per tenere sotto controllo tutti i processi», ha annunciato il primo ministro ucraino Denys Shmygal. Nel frattempo, i colloqui tra Mosca e Kiev appaiono sempre più lontani. Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha escluso la possibilità di colloqui con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. «Non si può parlare di negoziati con Zelensky, perché ha vietato legalmente i negoziati con il governo russo», ha dichiarato Lavrov. Lavrov ha, poi, lanciato una «stoccata» anche all’Italia. «È stata una sorpresa per noi vedere l’Italia diventare rapidamente uno dei leader nel fronte anti Russia», ha detto. Lavrov si è detto convinto che «il modo in cui l’Italia reagisce, riflette la linea di confronto aggressivo imposta all’Europa, piuttosto che gli interessi del popolo italiano. Al popolo italiano non interessa tagliare tutti i canali». È tornato a parlare di armamenti il cancelliere tedesco Olaf Scholz. «Per far finire la guerra in Ucraina, l’aggressione della Russia deve fallire», ha detto Scholz, ricordando che «stiamo supportando Kiev con grandi quantità di armi».Il cancelliere, che ha elencato gli aiuti ad oggi inviati, come «i sistemi di difesa Iris-T o i Patriot, artiglieria, infanteria armata, velivoli», non ha però mai citato i carri armati Leopard, nonostante le pressioni del Parlamento europeo. Il governo tedesco continua a mostrarsi riluttante sulla questione, sebbene la Polonia prema per avere il permesso di inviare i carrarmati a Kiev (la Germania, come produttore, deve concedere la sua autorizzazione a chi ha acquistato i Leopard). Anche nel corposo pacchetto di aiuti a Kiev che gli Usa annunceranno nei prossimi giorni, non sarebbero compresi carri armati. Il segretario generale Nato, Jens Stoltenberg , ha chiarito che il focus tra i Paesi dell’Alleanza «non sarà su cosa gli Usa forniranno ma se la Germania rinuncerà alla sua opposizione a mandare i Leopard o almeno darà il via libera alla fornitura da parte dei Paesi alleati».Per Stoltenberg la guerra è «a un punto di svolta» ed è necessario «fornire nuovi mezzi pesanti e moderni». Il segretario generale ha delineato con precisione il futuro dell’Ucraina, assicurando che questa «diventerà un Paese membro dell’Alleanza». «Prima, però, l’Ucraina deve vincere la guerra e se vogliamo che l’Ucraina vinca ha bisogno del nostro sostegno militare. È pericoloso sottovalutare la Russia, stanno pianificando nuove offensive», ha aggiunto. «La tirannia avanza più velocemente delle democrazie e occorre essere veloci nel prendere decisioni per aiutare gli ucraini», era stato, poco prima, l’appello del presidente Zelensky al World Economic Forum di Davos.Zelensky, intanto, continua a ricercare l’appoggio della Cina ed ha scritto una lettera al suo omologo cinese Xi Jinping per «dialogare». Lo ha annunciato la moglie Olena Zelenska, che ha consegnato la missiva alla delegazione cinese presente al Forum di Davos, guidata dal vice premier Liu He. Zelenska ha dichiarato di «sperare sinceramente che ci sia una risposta a questo invito».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/guerra-ucraina-2659279374.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="lex-consigliere-di-zelensky-finisce-schedato-e-umiliato" data-post-id="2659279374" data-published-at="1674133298" data-use-pagination="False"> L’ex consigliere di Zelensky finisce schedato e umiliato Kiev non perdona Oleksiy Arestovych, l’ormai ex consigliere di Volodymyr Zelensky e figura apicale della comunicazione istituzionale dell’Ucraina. Il fedelissimo del presidente si è dimesso martedì scorso, dopo aver affermato che il missile russo che sabato ha provocato una strage in un condominio di Dnipro era caduto sull’edificio perché deviato dalla contraerea ucraina. L’affermazione aveva subito scatenato gli attacchi contro Arestovych, a partire da quello del sindaco di Dnipro, Boris Filatov, che lo aveva accusato di essere «un narcisista con una pattumiera al posto della bocca», mentre il Kyiv Independent ha parlato di «affermazioni false», definendo l’ex consigliere come un personaggio «controverso». Ma, puntuale, dopo la purga ufficiale, per Arestovych è arrivata anche la consueta schedatura nell’archivio dei «nemici della nazione ucraina». L’uomo è stato, infatti, aggiunto nel famigerato sito «Myrotvorets» affiliato al ministero degli Interni di Kiev, che raccoglie e pubblica dal 2014 i dati sensibili di chiunque venga considerato un nemico dal governo. Identità, indirizzo, foto, numeri di telefono, link dei profili social possono essere consultati in ogni momento. Le informazioni sui «nemici dell’Ucraina» vengono caricate grazie ai dati raccolti dai servizi segreti e persino tramite le segnalazioni fornite dai civili privatamente. Tra le accuse nel profilo di Arestovych si legge: «Provocatore professionista. Attuatore del sabotaggio dell’informazione pubblica a favore degli invasori russi». Come ulteriore marchio d’infamia, è stata allegata alla sua scheda una vecchia fotografia che ritrae l’ex consigliere con parrucca e trucco da donna (risalente alla sua precedente carriera da attore). Un’immagine che sottintenderebbe, per i compilatori del database, l’omosessualità di Arestovych (il quale, al contrario, in passato aveva definito le persone gay come «deviate e con disabilità», da trattare «con compassione»). Tutti elementi che fanno ben capire, se ancora ce ne fosse bisogno, quanto sia fuorviante la narrativa mainstream che dall’inizio della guerra dipinge l’Ucraina come una moderna democrazia poggiante sui valori occidentali e con le carte in regola per aderire, bruciando le tappe, nell’Unione europea. Processo che, in teoria, dovrebbe essere assoggettato al raggiungimento del Paese richiedente di standard minimi, oggettivamente lontani anni luce dalla realtà ucraina. Eppure, solo pochi giorni fa, Ursula von der Leyen dichiarava: «L’Ucraina ha un’ambizione e una rapidità impressionanti. Per sostenere quel processo (di adesione, ndr), il collegio dei commissari visiterà il Paese all’inizio di febbraio. Sono circa 18-20 i punti sui quali stiamo già lavorando». Sì, perché se qualsiasi Paese che voglia entrare a far parte dell’Ue deve soddisfare i criteri dello Stato di diritto, rispettare i diritti umani e tutelare le minoranze, l’Ucraina può, tra le altre cose (come l’appoggio istituzionale a milizie neonaziste), continuare a perseguire i «nemici della nazione». Giova ricordare che tra i soggetti inseriti sul sito «Myrotvorets» ci furono dissidenti politici uccisi dopo la pubblicazione dei loro indirizzi di casa. E appaiono anche circa 4.000 giornalisti, da tutto il mondo. Tra questi, il fotoreporter italiano Andrea Rocchelli, ucciso il 24 maggio 2014 nel Donbass in circostanze controverse e mai chiarite. Per la sua morte fu condannato in primo grado nel 2019 Vitaly Markiv, un militare della guardia nazionale ucraina, poi assolto. Sopra la foto del defunto Rocchelli su «Myrotvorets», campeggia ancora la macabra scritta rossa «liquidato».
Carlo Messina (Imagoeconomica)
Il piano arriva dopo un 2025 che l’amministratore delegato definisce senza esitazioni «il migliore di sempre». Utile netto a 9,3 miliardi (+7,6%), dividendi complessivi per 6,5 miliardi – tra acconto e saldo – e un buyback da 2,3 miliardi già autorizzato dalla Bce. L’ad rivendica di aver superato, negli ultimi due piani industriali, tutti gli obiettivi.
La strategia al 2029 poggia su tre pilastri: riduzione dei costi grazie alla tecnologia, crescita dei ricavi trainata dalle commissioni e un costo del rischio ai minimi storici, frutto di una banca senza più crediti incagliati. Ma il vero salto è geografico. Messina guarda oltre i confini italiani e rivendica di essere «parte di una storia completamente diversa rispetto alla saga del risiko bancario del 2025». Tradotto: nessuna corsa alle aggregazioni domestiche, nessun inseguimento a fusioni difensive che comunque troverebbero l’ostacolo dell’Antitrust. Il baricentro si sposta sull’espansione internazionale, in particolare nell’industria del risparmio.
È qui che prende forma Isywealth Europe, il progetto-bandiera del nuovo piano. Un’iniziativa che porta all’estero il modello Intesa nella consulenza finanziaria, facendo leva sul digitale e sulle sinergie di gruppo. Francia, Germania e Spagna sono i primi traguardi individuati. Mercati dove la banca è già presente con proprie filiali e dove punta a servire corporate, retail e private banking attraverso piattaforme tecnologiche integrate. Duecento milioni di investimenti iniziali. Il piano di espansione nelle grandi città europee, con prodotti distribuiti anche tramite Isybank e Fideuram Direct. La crescita avverrà solo con operazioni di cui il gruppo avrà la maggioranza azionaria. Al momento, chiarisce, sul tavolo non c’è nulla. Nessuna fretta, nessuna ansia da shopping. La stessa logica guida la strategia sulle banche estere, chiamate a realizzare sinergie più strette con le altre divisioni del gruppo. Il risultato netto della divisione international banks dovrebbe salire a 1,8 miliardi nel 2029 dagli 1,2 miliardi del 2025. «Nell’eurozona non serve fare acquisizioni», sottolinea, «meglio sfruttare le presenze che già abbiamo».
Intesa promette una nuova accelerazione sul fronte della riduzione dei costi. Per raggiungere l’obiettivo sono previsti altri 5,1 miliardi di investimenti tecnologici, che si aggiungono ai 6,6 miliardi del piano precedente. In parallelo, un ricambio generazionale senza scosse: 9.750 uscite volontarie in Italia entro il 2030, compensate da circa 6.300 nuove assunzioni di giovani. A regime, i risparmi attesi valgono 570 milioni di euro.
Il capitolo del risiko bancario è liquidato con poche frasi ma con un tono che non lascia spazio a interpretazioni. Le operazioni che animano il dibattito, «non ci preoccupano». Neanche l’asse Unicredit-Generali di cui tanto si parla «Sarebbe come mettere insieme due Bpm. Rimarremmo comunque con tre volte più grandi». Fine della discussione. Per Intesa, insiste l’amministratore delegato, non è un terreno di competizione. Anche perché, osserva, «mettere insieme un asset manager assicurativo con una rete di distribuzione bancaria non ha molto senso».
In controluce, il piano racconta anche un altro punto di vista: quello che osserva con attenzione lo scenario globale. Alla domanda su Kevin Warsh, indicato da Donald Trump come prossimo presidente della Fed, il giudizio è misurato ma positivo: «Una persona di altissima competenza e capacità». Un segnale di equilibrio, mentre le banche centrali restano un fattore chiave di stabilità – o instabilità – dei mercati.
Alla fine, il nuovo piano di Intesa Sanpaolo appare come un manifesto di continuità. Cinquanta miliardi di dividendi come garanzia, una strategia internazionale come orizzonte, il rifiuto del risiko come scelta identitaria.
Continua a leggereRiduci
Under Salt Marsh (Sky)
La natura, la sua violenza improvvisa, è protagonista al fianco di una comunità tradizionale, scossa da un omicidio quasi perfetto. O, quanto meno, di un omicidio che sarebbe stato perfetto, se non fosse intervenuta la natura.Il mare, in un giorno di tempesta, ha portato sulle rive del Galles un corpo, lo spettro di una morte innaturale. E, pure, la certezza che l'indagine non sarebbe stata semplice. Jackie Eliss l'ha capito fin dal primo momento.
Lo ha sentito sulla propria pelle, lei che aveva cercato di dimenticare il passato, gli sbagli, gli errori. La Eliss era detective a Morfa Halen, cittadina immaginaria, arroccata sui paesaggi del Galles, quando un'altra morte ha messo a soqquadro la sua vita. Allora, c'era la stessa violenza, ma poche certezze. Jackie Eliss non è riuscita a capire chi fosse il responsabile di una tale brutalità, perché, soprattutto. Qualche ipotesi l'ha azzardata, qualcosa lo ha pensato. Ma, a conti fatti, non ha saputo portare dalla sua prove certe e inconfutabili. Così, il paese le ha voltato le spalle e la sua famiglia con lui. La Eliss ha perso il marito, la stima della figlia e il lavoro. Tre anni più tardi, è la stessa donna, ma il mestiere è un altro, le insicurezze aumentate.Jackie Eliss, quando il secondo cadavere piomba a Morfa Halen, non è più una detective, ma un'insegnante, cui l'ostracismo dei suoi concittadini ha provocato una tristezza latente. Sola, senza lo scopo di un mestiere che era vocazione, vorrebbe tenersi alla larga da quell'altro mistero. Ma qualcosa, una sensazione sottile sottopelle, le dice che le morti, pur passati anni, sono connesse. Ed è in nome di questa connessione, della voglia di capire cosa sia successo e redimere con ciò se stessa e i propri errori, che la Eliss decide di tornare a investigare. Senza l'ufficialità del ruolo, senza gli strumenti consoni. Senza aiuti, ma con una determinazione tipica del genere cui Under salt marsh appartiene.
Lo show, in quattro episodi, rincorre la velocità del giallo, del thriller, rincorrendo parimenti quella del cataclisma. Perché c'è altro a rendere il mistero più inquietante: la minaccia incombente di una tempesta senza precedenti, decisa a distruggere ogni prova che possa condurre alla verità.
Continua a leggereRiduci
Dopo aver chiesto di abolire il carcere e «okkupare» le case, l'eurodeputata Avs palpita per Askatasuna.