È guerra aperta agli affitti brevi. Si pensa a un decreto per accelerare

La guerra agli affitti brevi sembra pronta per un’escalation. Da un lato le critiche al disegno di legge targato Daniela Santanchè delle associazioni di categoria e dall’altra la possibilità di cambio di binario. Passare dal lungo iter del disegno di legge a quello del decreto. Si risparmierebbe tempo e si finirebbe con lo stracciare i diritti dei proprietari immobiliari in gran parte elettori di questo governo.
Ieri infatti più fonti hanno riferito alla Verità la possibilità di una vera e propria accelerazione, un modo per portare il tema subito in Gazzetta e approfittarne poi per limarne le asperità durante l’iter parlamentare. Guarda caso il giorno in cui una dozzina di sigle, tra cui spicca il nome di Confedilizia, hanno diffuso un testo che smonta articolo dopo articolo le due bozze circolate tra giugno e il sei settembre scorso. In sintesi, le sigle ritengono che si tratti di un testo «fortemente lesivo del diritto di proprietà, profondamente illiberale e in molte sue parti contrario ai principi costituzionali».
Con il risultato che da un lato aumenterebbe il sommerso e, dall’altro, si verificherebbe una crescita dei prezzi «delle forme di ospitalità alternative, a cominciare da quella di tipo alberghiero». Il documento entra poi nei dettagli delle disposizioni dell’attuale bozza del disegno di legge che vanno dal vincolo delle due notti fino all’obbligo di aprire una impresa vera e propria con relativi costi. Spiega bene anche un altra novità che verrebbe a piombare sulla testa di chi affitta per pochi giorni la propria abitazione. L’articolo 5 del testo prevede che chiunque metta sul mercato il proprio appartamento, anche se solo per un brevissimo periodo, debba di fatto trasformarlo in un albergo installando dispositivi di sicurezza e gestionali tipici delle strutture professionali. Come abbiamo scritto numerose volte, si tratta palesemente di modifiche di legge tutte volte a disincentivare gli affitti brevi o a renderli economicamente sconvenienti.
Preoccupa alquanto l’idea che una scelta così vincolante di un bene già iper tassato possa finire in Gazzetta come se ci fosse una urgenza inderogabile. Abbiamo più volte preso posizione sulla tutela del mattone. Purtroppo ci sembra di osservare una morsa che arriva da più fronti. Uno di natura transnazionale e uno molto più locale. A Bruxelles si prosegue nelle trattative sulle case green. Martedì pomeriggio, in occasione del trilogo sulla casa verde, si è consumato uno scontro tra consiglio e parlamento Ue. Argomento del dibattere di nuovo l’articolo 9 che perimetra i tempi di intervento per passare alle classi energetiche più alte. Il Consiglio ritiene che se si accelera troppo si fanno danni, soprattutto se non si tengono in considerazione anche i consumi dei singoli immobili. In ogni caso, è certo che i punti di caduta saranno spesso celebrati come successo, ma difficilmente invertiranno il trend. A ciò va aggiunto l’incessante campagna di media e di pezzi di politica contro la proprietà privata dei piccoli. Degli italiani che rappresentano la classe media. Si vuole nel medio termine vietare la rendita alternativa del mattone e lasciare quella tradizionale: lungo termine, iper tassata e meno redditizia. Anzi, per essere più precisi, in perdita. È chiaro che si tratta di una morsa. All’Europa non va giù che esista una ricchezza che non è liquida e quindi è difficilmente tassabile. L’Europa però sa bene che il mattone non scappa e quindi manovra perché passi di mano e garantisca un bel taglio al debito pubblico. La campagna contro gli affitti brevi passa anche da qui così come dalla posizione non certo disinteressata di Federalberghi. Più di un sindaco italiano ha celebrato la scelta del collega newyorkese ribadendo che in una città turistica bisognerebbe soggiornare solo in un hotel.
Dalle colonne del Sole 24 Ore molto spesso si alzano tirate contro gli affitti brevi che appaiono come la causa di tutti i mali del mattone. Non capita invece di leggere altri approfondimenti. Interessante il ruolo di Gianluca Caramanna, deputato di Fratelli d’Italia, imprenditore del settore alberghiero (da non confondere con Salvatore Caramanna, mebro del consiglio di Federalberghi). Il deputato collabora attivamente con la Santanchè. Da chi lo conosce è definito come attento e preparato, ma in questo caso potrebbe non essere un plus. Insomma, la partita è aperta. Difficilmente Giorgia Meloni potrebbe accettare che la materia finisca in un decreto. Perché urgenze non ve ne è e perché avrebbe fatto sapere che non vi è ragione per penalizzare i piccoli proprietari immobiliari. Ciò non significa che la questione sia chiusa. Lo insegna l’Europa. Si punta in alto per poi scendere a forti compromessi che però garantirebbero una bella frullata del mercato degli affitti. Chi ci guadagnerà? Vedremo.






