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2020-09-11
Gli istituti sbugiardano il premier: «I Dpi devono procurarli i genitori»
Giuseppe Conte (Ansa)
Diego ha 10 anni, è iscritto alla quinta elementare. Lunedì mattina si presenterà alla scuola primaria Oreste Boni di Sorbolo, pochi chilometri fuori Parma, con la mascherina che i genitori hanno già acquistato facendo scorta per tutto settembre.
«Nel secondo incontro con le maestre, via chat, ci è stato detto di provvedere noi», racconta il padre, Giuseppe Gabola. «Le mascherine per i bambini a scuola non ci sono e nemmeno arriveranno. I bambini dovranno portarsi pure il gel disinfettante. Mi sono offerto di procurarne una cinquantina di flaconi, li vendo nella mia edicola di Parma e non ho problemi a regalarne in classe. Non voglio che mio figlio resti senza protezione», esclama il signor Giuseppe. Altro che «sono già state distribuite le mascherine chirurgiche alle scuole», come ha dichiarato pochi giorni fa il commissario straordinario per l'emergenza, Domenico Arcuri. Tuonando: «Chiunque dica alle famiglie che c'è bisogno che acquistino la mascherina dice il falso perché il governo manda tutti i giorni 11 milioni di mascherine a tutte le scuole. È l'unico governo al mondo». Ieri, Arcuri ha negato l'evidenza: «Nessuna scuola è senza mascherine». Giurando, però: «Tutte le mascherine negli istituti entro lunedì». In pratica, secondo la struttura commissariale, finora sono state distribuiti 41 milioni di Dpi, mentre lunedì ne arriveranno altri 77.
Intanto, alla primaria di Sorbolo, circa 400 alunni, molti genitori doteranno i figli di mascherine di stoffa che si possono lavare e riutilizzare. «Mamme e papà hanno protestato con le maestre, ci sono famiglie che non possono permettersi l'acquisto quotidiano di quelle chirurgiche», precisa Giuseppe Gabola. A pochi chilometri di distanza, alla primaria Jacopo San Vitale di Parma, due fratellini stanno per iniziare l'anno scolastico. Il più piccolo frequenterà la seconda elementare, il grandicello la quinta, entrambi lunedì dovranno portarsi da casa «un kit anti Covid, ovvero due mascherine: una da indossare, l'altra di riserva in una bustina. Assieme a un flaconcino di gel personale», spiega mamma Marta. «Dobbiamo comprarle noi genitori, le maestre sono state chiarissime», spiega la signora. «Due mascherine chirurgiche ogni giorno, più altre due di ricambio, sono spese che si aggiungono. Ci hanno già detto che se ci sarà qualche bambino positivo, bisognerà passare a quelle chirurgiche. Diciamo che sono più preoccupata se uno dei due avrà il raffreddore: sarò costretta a tenerli a casa entrambi. Addio lavoro».
Fuori dall'Emilia Romagna, la situazione non è diversa. «Sono arrivate 2.000 mascherine chirurgiche solo per i docenti e pochi dispenser di gel», fa sapere Daniela Reina, vice preside dell'Istituto Pier Paolo Pasolini a Casarsa della Delizia, in Friuli Venezia Giulia. In base al calendario fissato dalla Regione, la scuola, tra primaria e secondaria di I grado, accoglierà mercoledì prossimo 589 studenti. «Ai genitori non abbiamo ancora comunicato nulla, non abbiamo informazioni», spiega l'insegnante. «Nelle indicazioni di comportamento per il rientro che stiamo preparando, diremo di far indossare al bambino una mascherina, anche di comunità va bene, e di portare sempre con sé un'altra di riserva. Martedì prossimo informeremo i genitori che purtroppo devono acquistarle».
Le famiglie rimangono all'oscuro, dopo mesi di ordini e contrordini sull'utilizzo di un dispositivo giudicato prima inutile, poi utile, adesso non sempre. «Solo durante la ricreazione ma nelle situazioni statiche si può abbassare», ha sostenuto il ministro dell'Istruzione, Lucia Azzolina. In tv hanno sentito il premier Giuseppe Conte rassicurare: «Abbiamo predisposto la consegna di 11 milioni di mascherine chirurgiche gratuite per studenti e personale». Oggi è venerdì, le scuole in molte regioni apriranno il 14 settembre: a meno che centinaia di Tir carichi di mascherine e flaconi igienizzanti non viaggino durante questo fine settimana, per raggiungere gli oltre 40.000 plessi scolastici sul territorio, la maggior parte degli istituti sarà sprovvista dei dispositivi imposti dal Cts.
E infatti, ieri, diverse scuole del Lazio hanno comunicato ai mamme e papà che dovranno «munire gli studenti di numero 2 mascherine». L'Ufficio scolastico della Regione di Nicola Zingaretti ha provato a giustificarsi: «Le mascherine sono disponibili, ma ci sono problemi nelle consegne».
«Molte mamme ci telefonano perché non sanno come comportarsi. Nessuna indicazione è ancora arrivata sulla presenza di mascherine a scuola», conferma Giusy D'Amico, insegnante ad Anzio. Francesca, mamma di Filippo, 11 anni, che frequenta la prima media alla scuola Giuseppe Baldan di San Pietro di Stra', nel Veneziano, sa già che lunedì il ragazzino dovrà portarsi da casa la mascherina. «Ci hanno detto di averne troppo poche». Poi c'è chi le ha ricevute, «ma solo grazie alla Regione Campania. Dal governo non è arrivato nulla per i miei insegnanti», puntualizza Valentina Ercolino, preside a Napoli del nido e scuola d'infanzia materna paritaria Il mondo ai piccoli. Giancarlo Sala, direttore scolastico del liceo classico e scientifico Antonio Banfi, a Vimercate (Monza-Brianza), ci risponde di avere «solo tre pacchi di mascherine “governative", 15.000 in tutto, che dovevano servire per l'emergenza e invece di arrivare a luglio sono state recapitate due settimane fa. Gli studenti sono 1.000, più 120 tra docenti e collaboratori scolastici: per forza devo dire ai genitori che i ragazzi devono portarsi le mascherine chirurgiche». Il dirigente scolastico è in attesa anche dei flaconi di sanificazione: se non ci fossero state donazioni private sarebbe privo di disinfettanti. Sala è poco convinto che 11 milioni di Dpi coprano il fabbisogno di tutte le scuole: «Sempre che arrivino i quantitativi promessi, devono spiegarci con quale modalità devono essere distribuite, se a tutti o solo ai professori. Altrimenti non basteranno».
Test al personale, in 13.000 positivi
Oltre il 50% del personale della scuola, circa 500.000 lavoratori, ha svolto il test sierologico. Il 2,6% (13.000 persone circa) è risultato positivo e non potrà prendere servizio prima di un tampone negativo. Sono i dati della struttura commissariale di Domenico Arcuri. Restano fuori dal conteggio i 200.000 del Lazio, che sta procedendo in autonomia. Entro il 24 settembre, si sarà sottoposto al test il 60-70% del personale.
Proprio in virtù della penuria di impiegati, il cdm ha approvato la deroga per le assunzioni a tempo indeterminato nelle scuole. Voluta dall'Anci, come ha sottolineato il suo presidente e sindaco dem di Bari, Antonio Decaro, la norma consente ai Comuni di superare «un tetto di spesa anacronistico e inadeguato a rispondere all'emergenza sanitaria, che vede pressoché raddoppiati i numeri di educatrici di asili nido e maestre delle scuole materne». Peccato che, mentre il ministro Lucia Azzolina si vanta delle «70.000 unità in più», che saranno assunte con il concorso straordinario, circa 20.000 insegnanti siano stati esclusi dalla selezione e rischino di perdere il contratto a tempo indeterminato.
Si tratta dei docenti diplomati, già estromessi dalle Gae per effetto di una sentenza del Consiglio di Stato, i quali, pur avendo lavorato per decenni nelle paritarie, non sono stati inseriti nelle graduatorie. Il motivo? Non hanno maturato il requisito dei 180 giorni di insegnamento, per due anni, in un istituto statale. Dopo i fondi stanziati ma spariti dai decreti, il governo umilia i maestri provenienti dalle private. «Siamo disperati, dopo una vita spesa per la scuola», sospira con La Verità Angela Bugiantelli, una docente umbra che attende, per il 22 settembre, una sentenza di merito. Se la notifica che le conferma l'esclusione dalle graduatorie le arrivasse entro 20 giorni, dovrebbe lasciare subito la scuola pubblica dove insegna: «Ho un contratto a tempo indeterminato, conseguito dopo anni di esperienza nelle paritarie e dopo aver superato l'anno di prova. Peraltro, quando sono stata chiamata nella statale, mi era stato chiarito che, se avessi rifiutato il passaggio, sarei uscita dalle Gae». A molti suoi colleghi, sarà preclusa persino la possibilità di inviare la domanda di Messa a disposizione (Mad) per le supplenze, in una fase in cui ci sarebbe bisogno di più personale possibile. È anche per questo che, domenica, una maestra diplomata di Lodi, Katia Scrigna, ha iniziato uno sciopero della fame.
Pure gli studenti bocciano l'Azzolina. «Il lavoro del ministero è ancora incerto e insufficiente», ha commentato Alessandro Personè, dell'Udu, annunciando una manifestazione di piazza per i prossimi 25 e 26 settembre.
Sul fronte risorse, in Aula, il ministro della Famiglia, Elena Bonetti, ha precisato che, per l'anno 2020, sono previsti 50 milioni di euro a copertura delle spese per il congedo dei dipendenti privati, che dovranno seguire la quarantena di un figlio minore di 14 anni. Potranno scegliere, in alternativa, lo smart working. L'esecutivo stima che si verificheranno 50.000 casi.
Intanto, la «profezia» di Giuseppe Conte sui contagi a scuola trova conferma in un istituto americano di Firenze: risultato positivo un bimbo di 8 anni, sono entrati in osservazione 25 compagni e quattro insegnanti. Allarmante, infine, la dichiarazione del numero uno della Federazione italiana medici pediatri, Paolo Biaci, che al Corriere spiega: «Tra massimo un mese, nelle scuole italiane sarà il caos a causa dei tamponi. Si svuoteranno le classi sia per numero di contagiati che di sospetti».
I giallorossi vanno incontro a un autunno di flop.
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Alla faccia degli 11 milioni al giorno di protezioni fornite dal governo: decine di plessi, in varie regioni, chiedono alle famiglie di provvedere da sole. Domenico Arcuri promette: «Entro lunedì saranno in tutti gli istituti».Chi ha avuto il virus non prenderà servizio prima dell'esame negativo. I pediatri: «Sarà presto caos sui tamponi». Proteste da studenti e docenti diplomati esclusi dal concorso.Lo speciale contiene due articoli.Diego ha 10 anni, è iscritto alla quinta elementare. Lunedì mattina si presenterà alla scuola primaria Oreste Boni di Sorbolo, pochi chilometri fuori Parma, con la mascherina che i genitori hanno già acquistato facendo scorta per tutto settembre. «Nel secondo incontro con le maestre, via chat, ci è stato detto di provvedere noi», racconta il padre, Giuseppe Gabola. «Le mascherine per i bambini a scuola non ci sono e nemmeno arriveranno. I bambini dovranno portarsi pure il gel disinfettante. Mi sono offerto di procurarne una cinquantina di flaconi, li vendo nella mia edicola di Parma e non ho problemi a regalarne in classe. Non voglio che mio figlio resti senza protezione», esclama il signor Giuseppe. Altro che «sono già state distribuite le mascherine chirurgiche alle scuole», come ha dichiarato pochi giorni fa il commissario straordinario per l'emergenza, Domenico Arcuri. Tuonando: «Chiunque dica alle famiglie che c'è bisogno che acquistino la mascherina dice il falso perché il governo manda tutti i giorni 11 milioni di mascherine a tutte le scuole. È l'unico governo al mondo». Ieri, Arcuri ha negato l'evidenza: «Nessuna scuola è senza mascherine». Giurando, però: «Tutte le mascherine negli istituti entro lunedì». In pratica, secondo la struttura commissariale, finora sono state distribuiti 41 milioni di Dpi, mentre lunedì ne arriveranno altri 77. Intanto, alla primaria di Sorbolo, circa 400 alunni, molti genitori doteranno i figli di mascherine di stoffa che si possono lavare e riutilizzare. «Mamme e papà hanno protestato con le maestre, ci sono famiglie che non possono permettersi l'acquisto quotidiano di quelle chirurgiche», precisa Giuseppe Gabola. A pochi chilometri di distanza, alla primaria Jacopo San Vitale di Parma, due fratellini stanno per iniziare l'anno scolastico. Il più piccolo frequenterà la seconda elementare, il grandicello la quinta, entrambi lunedì dovranno portarsi da casa «un kit anti Covid, ovvero due mascherine: una da indossare, l'altra di riserva in una bustina. Assieme a un flaconcino di gel personale», spiega mamma Marta. «Dobbiamo comprarle noi genitori, le maestre sono state chiarissime», spiega la signora. «Due mascherine chirurgiche ogni giorno, più altre due di ricambio, sono spese che si aggiungono. Ci hanno già detto che se ci sarà qualche bambino positivo, bisognerà passare a quelle chirurgiche. Diciamo che sono più preoccupata se uno dei due avrà il raffreddore: sarò costretta a tenerli a casa entrambi. Addio lavoro». Fuori dall'Emilia Romagna, la situazione non è diversa. «Sono arrivate 2.000 mascherine chirurgiche solo per i docenti e pochi dispenser di gel», fa sapere Daniela Reina, vice preside dell'Istituto Pier Paolo Pasolini a Casarsa della Delizia, in Friuli Venezia Giulia. In base al calendario fissato dalla Regione, la scuola, tra primaria e secondaria di I grado, accoglierà mercoledì prossimo 589 studenti. «Ai genitori non abbiamo ancora comunicato nulla, non abbiamo informazioni», spiega l'insegnante. «Nelle indicazioni di comportamento per il rientro che stiamo preparando, diremo di far indossare al bambino una mascherina, anche di comunità va bene, e di portare sempre con sé un'altra di riserva. Martedì prossimo informeremo i genitori che purtroppo devono acquistarle». Le famiglie rimangono all'oscuro, dopo mesi di ordini e contrordini sull'utilizzo di un dispositivo giudicato prima inutile, poi utile, adesso non sempre. «Solo durante la ricreazione ma nelle situazioni statiche si può abbassare», ha sostenuto il ministro dell'Istruzione, Lucia Azzolina. In tv hanno sentito il premier Giuseppe Conte rassicurare: «Abbiamo predisposto la consegna di 11 milioni di mascherine chirurgiche gratuite per studenti e personale». Oggi è venerdì, le scuole in molte regioni apriranno il 14 settembre: a meno che centinaia di Tir carichi di mascherine e flaconi igienizzanti non viaggino durante questo fine settimana, per raggiungere gli oltre 40.000 plessi scolastici sul territorio, la maggior parte degli istituti sarà sprovvista dei dispositivi imposti dal Cts.E infatti, ieri, diverse scuole del Lazio hanno comunicato ai mamme e papà che dovranno «munire gli studenti di numero 2 mascherine». L'Ufficio scolastico della Regione di Nicola Zingaretti ha provato a giustificarsi: «Le mascherine sono disponibili, ma ci sono problemi nelle consegne». «Molte mamme ci telefonano perché non sanno come comportarsi. Nessuna indicazione è ancora arrivata sulla presenza di mascherine a scuola», conferma Giusy D'Amico, insegnante ad Anzio. Francesca, mamma di Filippo, 11 anni, che frequenta la prima media alla scuola Giuseppe Baldan di San Pietro di Stra', nel Veneziano, sa già che lunedì il ragazzino dovrà portarsi da casa la mascherina. «Ci hanno detto di averne troppo poche». Poi c'è chi le ha ricevute, «ma solo grazie alla Regione Campania. Dal governo non è arrivato nulla per i miei insegnanti», puntualizza Valentina Ercolino, preside a Napoli del nido e scuola d'infanzia materna paritaria Il mondo ai piccoli. Giancarlo Sala, direttore scolastico del liceo classico e scientifico Antonio Banfi, a Vimercate (Monza-Brianza), ci risponde di avere «solo tre pacchi di mascherine “governative", 15.000 in tutto, che dovevano servire per l'emergenza e invece di arrivare a luglio sono state recapitate due settimane fa. Gli studenti sono 1.000, più 120 tra docenti e collaboratori scolastici: per forza devo dire ai genitori che i ragazzi devono portarsi le mascherine chirurgiche». Il dirigente scolastico è in attesa anche dei flaconi di sanificazione: se non ci fossero state donazioni private sarebbe privo di disinfettanti. Sala è poco convinto che 11 milioni di Dpi coprano il fabbisogno di tutte le scuole: «Sempre che arrivino i quantitativi promessi, devono spiegarci con quale modalità devono essere distribuite, se a tutti o solo ai professori. Altrimenti non basteranno».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/gli-istituti-sbugiardano-il-premier-i-dpi-devono-procurarli-i-genitori-2647575971.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="test-al-personale-in-13-000-positivi" data-post-id="2647575971" data-published-at="1599780340" data-use-pagination="False"> Test al personale, in 13.000 positivi Oltre il 50% del personale della scuola, circa 500.000 lavoratori, ha svolto il test sierologico. Il 2,6% (13.000 persone circa) è risultato positivo e non potrà prendere servizio prima di un tampone negativo. Sono i dati della struttura commissariale di Domenico Arcuri. Restano fuori dal conteggio i 200.000 del Lazio, che sta procedendo in autonomia. Entro il 24 settembre, si sarà sottoposto al test il 60-70% del personale. Proprio in virtù della penuria di impiegati, il cdm ha approvato la deroga per le assunzioni a tempo indeterminato nelle scuole. Voluta dall'Anci, come ha sottolineato il suo presidente e sindaco dem di Bari, Antonio Decaro, la norma consente ai Comuni di superare «un tetto di spesa anacronistico e inadeguato a rispondere all'emergenza sanitaria, che vede pressoché raddoppiati i numeri di educatrici di asili nido e maestre delle scuole materne». Peccato che, mentre il ministro Lucia Azzolina si vanta delle «70.000 unità in più», che saranno assunte con il concorso straordinario, circa 20.000 insegnanti siano stati esclusi dalla selezione e rischino di perdere il contratto a tempo indeterminato. Si tratta dei docenti diplomati, già estromessi dalle Gae per effetto di una sentenza del Consiglio di Stato, i quali, pur avendo lavorato per decenni nelle paritarie, non sono stati inseriti nelle graduatorie. Il motivo? Non hanno maturato il requisito dei 180 giorni di insegnamento, per due anni, in un istituto statale. Dopo i fondi stanziati ma spariti dai decreti, il governo umilia i maestri provenienti dalle private. «Siamo disperati, dopo una vita spesa per la scuola», sospira con La Verità Angela Bugiantelli, una docente umbra che attende, per il 22 settembre, una sentenza di merito. Se la notifica che le conferma l'esclusione dalle graduatorie le arrivasse entro 20 giorni, dovrebbe lasciare subito la scuola pubblica dove insegna: «Ho un contratto a tempo indeterminato, conseguito dopo anni di esperienza nelle paritarie e dopo aver superato l'anno di prova. Peraltro, quando sono stata chiamata nella statale, mi era stato chiarito che, se avessi rifiutato il passaggio, sarei uscita dalle Gae». A molti suoi colleghi, sarà preclusa persino la possibilità di inviare la domanda di Messa a disposizione (Mad) per le supplenze, in una fase in cui ci sarebbe bisogno di più personale possibile. È anche per questo che, domenica, una maestra diplomata di Lodi, Katia Scrigna, ha iniziato uno sciopero della fame. Pure gli studenti bocciano l'Azzolina. «Il lavoro del ministero è ancora incerto e insufficiente», ha commentato Alessandro Personè, dell'Udu, annunciando una manifestazione di piazza per i prossimi 25 e 26 settembre. Sul fronte risorse, in Aula, il ministro della Famiglia, Elena Bonetti, ha precisato che, per l'anno 2020, sono previsti 50 milioni di euro a copertura delle spese per il congedo dei dipendenti privati, che dovranno seguire la quarantena di un figlio minore di 14 anni. Potranno scegliere, in alternativa, lo smart working. L'esecutivo stima che si verificheranno 50.000 casi. Intanto, la «profezia» di Giuseppe Conte sui contagi a scuola trova conferma in un istituto americano di Firenze: risultato positivo un bimbo di 8 anni, sono entrati in osservazione 25 compagni e quattro insegnanti. Allarmante, infine, la dichiarazione del numero uno della Federazione italiana medici pediatri, Paolo Biaci, che al Corriere spiega: «Tra massimo un mese, nelle scuole italiane sarà il caos a causa dei tamponi. Si svuoteranno le classi sia per numero di contagiati che di sospetti». I giallorossi vanno incontro a un autunno di flop.
L'ingresso del locale Le Constellation di Crans-Montana (Ansa)
Non solo bengala e candele pirotecniche. Ma anche petardi e lanciarazzi per i fuochi d’artificio. Un vero «arsenale» per i festeggiamenti accatastato nel magazzino de Le Constellation. È quanto scoperto dagli esperti dell’Istituto forense di Zurigo incaricati dalla procura di Sion. Secondo Jacques Moretti, proprietario del locale insieme alla moglie Jessica, il tutto sarebbe arrivato per iniziativa dei clienti. «Li avranno portati loro», ha detto l’imprenditore, eludendo controlli e sorveglianza. Almeno 6 lanciarazzi Thunder King, 8 petardi lupo p1, oltre a 100 fontane pirotecniche. L’ennesimo elemento fuori posto che va ad aggiungersi alle immagini dei pannelli sorretti da stecche da biliardo. E dei pacchetti di fazzoletti per puntellarli meglio. Una storia, quella degli ormai tristemente famosi strati di poliuretano che hanno preso fuoco e causato la morte di 40 persone e il ferimento di altre 116, che sembra non finire man mano che emergono dettagli che aggravano lo scenario di incuria e pressappochismo con cui si facevano le cose a Le Constellation. Dopo il fai da te di Jacques, con i pannelli acquistati in un negozio di bricolage e da lui stesso incollati al soffitto, video e chat diffusi dalla tv Svizzera Rts raccontano i tentativi di quello che in linguaggio gergale si direbbe «metterci una pezza». Il goffo tentativo di tenere la «schiuma» incollata in qualche modo almeno fino alle delle gran serate di Capodanno.
Un video di 8 secondi girato a metà dicembre e raccolto dall’avvocato Romain Jordan che assiste numerose famiglie delle vittime, mostra come i pannelli tenuti fermi dalle stecche da biliardo in certi punti sporgono verso il basso. Quindi «a portata» di bengala e scintille.
I messaggi vocali rivelano invece lo scambio di battute tra Moretti e un dipendente di nome Gaetan che gli mostra il cedimento dei pannelli. Jacques gli risponde: «Sì Gaetan, prova a toglierne uno e vedi se cade perché ho messo della schiuma che non conosco… Fammi sapere se va bene… se cade o no, se cade dovremo lasciarli lì, purtroppo». Gaetan ribatte con una serie di messaggi e video fino a che l’imprenditore chiude la conversazione con un certo grado di soddisfazione. «Ok, ne metteremo altri, grazie» e «sì, sembra abbastanza bello, togliete gli altri per favore». Un quadro desolante aggravato ora dalle dichiarazioni di un supertestimone, un fornitore coinvolto nella ristrutturazione del locale che avrebbe consigliato di installare protezioni in schiuma ignifuga che però sarebbero state respinte dai Moretti per ragioni di budget.
Intanto dalla Svizzera arriva un segnale all’Italia. Dopo il rientro a Roma per consultazioni dell’ambasciatore italiano fino a quando la Svizzera non avesse accettato l’immediata costituzione di una squadra investigativa comune, la Procura di Sion ha comunicato che le indagini congiunte tra Italia e Svizzera vedranno il via entro il fine settimana.
Un altro segnale, seppur tardivo, cerca di darlo anche il sindaco di Crans Montana Nicolas Feraud, ben 22 giorni dopo la controversa conferenza stampa del 6 gennaio in cui aveva ammesso che il comune non controllava il locale dal 2020. In un’intervista rilasciata all’agenzia di stampa svizzera Keystone-Sda il primo cittadino ha pensato bene di chiedere scusa per non essersi scusato. E di ammettere di aver sbagliato a non aver dato libero sfogo alle emozioni, tant’è che le preoccupazioni sarebbero talmente intense da non permettergli di dormire la notte e costringendolo a ricorrere ad uno psicologo. «Non mi ha disturbato» la richiesta di dimissioni della stampa italiana, ma piuttosto l’insinuazione di aver «accettato bustarelle», ha aggiunto il primo cittadino. Uno sfogo non richiesto ma probabilmente mosso dalla speranza di placare le critiche che da settimane piovono contro il Comune svizzero e la gestione delle indagini da parte del Cantone. Critiche alle quali si è aggiunto ieri anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani a margine della cerimonia del Giorno della memoria al Quirinale. «Le indagini hanno pregiudicato i diritti dei cittadini italiani perché l’arresto è avvenuto in ritardo, loro stessi hanno detto che c’era pericolo di fuga. La reiterazione del reato purtroppo abbiamo scoperto che c’è anche quella e l’inquinamento delle prove è probabile». E poi il tema della cauzione. Troppo bassa. «Se vuoi dare un segnale non chiedi una cauzione di soli 200.000 franchi ma da 1 milione di franchi svizzeri. Sono tutte cose che lasciano sgomenti». Il problema però non sarebbe la Svizzera, ha tenuto a precisare il ministro. Bensì il Cantone che sta seguendo le indagini dov’è accaduto il disastro. «L’unica cosa che si può fare è cambiare i magistrati di Cantone, però è una richiesta che deve fare la Procura». Commenti duri ai quali non si è fatta attendere la stoccata di Berna. «Un principio fondamentale del nostro sistema democratico - ha fatto sapere una nota del Dipartimento degli Affari esteri Svizzero - è la separazione dei poteri, che attribuisce a ciascun potere dello Stato ruoli, compiti e responsabilità propri». Della serie, non si accettano lezioni. Meglio darle agli altri. Si fa per dire.
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(Esercito Italiano)
La cerimonia ha rappresentato un momento significativo nel percorso di ammodernamento della componente terrestre, sviluppato presso il CEPOLISPE, centro di riferimento per la sperimentazione e la validazione dei mezzi e dei sistemi d’arma di interesse dell’Esercito.
Il Lynx costituirà la base del «sistema di sistemi» A2CS (Army Armoured Combat System), imperniato su una flotta di Armored Infantry Fighting Vehicle (AIFV) e su piattaforme derivate. Il sistema è concepito per operare nei moderni scenari operativi e per implementare il concetto di cooperative combat, grazie a soluzioni tecnologiche di nuova generazione, elevata interoperabilità e piena integrazione dei sistemi di Comando e Controllo (C2).
Il Ministro della Difesa Guido Crosetto ha dichiarato: «La consegna del veicolo corazzato Lynx, frutto della collaborazione industriale italo-tedesca, rappresenta un passo concreto nel rafforzamento delle capacità terrestri dell’Esercito. Il CEPOLISPE svolge un ruolo centrale nel garantire che i nuovi sistemi rispondano pienamente ai requisiti operativi».
Roberto Cingolani, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Leonardo, ha sottolineato: «L’avvio delle consegne segna una tappa fondamentale del programma e conferma l’alleanza tra Leonardo e Rheinmetall come punto di riferimento per il rafforzamento della difesa nazionale e della base industriale europea».
In merito alla prima consegna, l’Amministratore Delegato di Rheinmetall, Armin Papperger, ha evidenziato: «Il Lynx stabilisce nuovi standard in termini di protezione, versatilità e scalabilità, rafforzando al contempo la cooperazione europea nel settore della difesa».
Il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale di Corpo d’Armata Carmine Masiello, ha infine aggiunto: «Con l’introduzione di questo mezzo inizia concretamente il percorso di meccanizzazione dell’Esercito. La disponibilità di tecnologie avanzate è fondamentale per affrontare le sfide operative future».
La Joint Venture LRMV ha inoltre presentato le principali caratteristiche del nuovo veicolo da combattimento, che costituirà la base tecnologica per oltre 1.000 piattaforme, articolate in diverse varianti e ruoli operativi.
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Kiro Attia, cugino di Aba, parla con onestà e lucidità dell’omicidio del ragazzo, dell’integrazione e della violenza tra i giovani. Nato in Egitto e cresciuto in Italia, ribadisce che essere italiano significa rispettare leggi e valori condivisi, denuncia un sistema giuridico troppo permissivo e invita a distinguere tra immigrazione regolare e criminalità.