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2020-09-11
Gli istituti sbugiardano il premier: «I Dpi devono procurarli i genitori»
Giuseppe Conte (Ansa)
Diego ha 10 anni, è iscritto alla quinta elementare. Lunedì mattina si presenterà alla scuola primaria Oreste Boni di Sorbolo, pochi chilometri fuori Parma, con la mascherina che i genitori hanno già acquistato facendo scorta per tutto settembre.
«Nel secondo incontro con le maestre, via chat, ci è stato detto di provvedere noi», racconta il padre, Giuseppe Gabola. «Le mascherine per i bambini a scuola non ci sono e nemmeno arriveranno. I bambini dovranno portarsi pure il gel disinfettante. Mi sono offerto di procurarne una cinquantina di flaconi, li vendo nella mia edicola di Parma e non ho problemi a regalarne in classe. Non voglio che mio figlio resti senza protezione», esclama il signor Giuseppe. Altro che «sono già state distribuite le mascherine chirurgiche alle scuole», come ha dichiarato pochi giorni fa il commissario straordinario per l'emergenza, Domenico Arcuri. Tuonando: «Chiunque dica alle famiglie che c'è bisogno che acquistino la mascherina dice il falso perché il governo manda tutti i giorni 11 milioni di mascherine a tutte le scuole. È l'unico governo al mondo». Ieri, Arcuri ha negato l'evidenza: «Nessuna scuola è senza mascherine». Giurando, però: «Tutte le mascherine negli istituti entro lunedì». In pratica, secondo la struttura commissariale, finora sono state distribuiti 41 milioni di Dpi, mentre lunedì ne arriveranno altri 77.
Intanto, alla primaria di Sorbolo, circa 400 alunni, molti genitori doteranno i figli di mascherine di stoffa che si possono lavare e riutilizzare. «Mamme e papà hanno protestato con le maestre, ci sono famiglie che non possono permettersi l'acquisto quotidiano di quelle chirurgiche», precisa Giuseppe Gabola. A pochi chilometri di distanza, alla primaria Jacopo San Vitale di Parma, due fratellini stanno per iniziare l'anno scolastico. Il più piccolo frequenterà la seconda elementare, il grandicello la quinta, entrambi lunedì dovranno portarsi da casa «un kit anti Covid, ovvero due mascherine: una da indossare, l'altra di riserva in una bustina. Assieme a un flaconcino di gel personale», spiega mamma Marta. «Dobbiamo comprarle noi genitori, le maestre sono state chiarissime», spiega la signora. «Due mascherine chirurgiche ogni giorno, più altre due di ricambio, sono spese che si aggiungono. Ci hanno già detto che se ci sarà qualche bambino positivo, bisognerà passare a quelle chirurgiche. Diciamo che sono più preoccupata se uno dei due avrà il raffreddore: sarò costretta a tenerli a casa entrambi. Addio lavoro».
Fuori dall'Emilia Romagna, la situazione non è diversa. «Sono arrivate 2.000 mascherine chirurgiche solo per i docenti e pochi dispenser di gel», fa sapere Daniela Reina, vice preside dell'Istituto Pier Paolo Pasolini a Casarsa della Delizia, in Friuli Venezia Giulia. In base al calendario fissato dalla Regione, la scuola, tra primaria e secondaria di I grado, accoglierà mercoledì prossimo 589 studenti. «Ai genitori non abbiamo ancora comunicato nulla, non abbiamo informazioni», spiega l'insegnante. «Nelle indicazioni di comportamento per il rientro che stiamo preparando, diremo di far indossare al bambino una mascherina, anche di comunità va bene, e di portare sempre con sé un'altra di riserva. Martedì prossimo informeremo i genitori che purtroppo devono acquistarle».
Le famiglie rimangono all'oscuro, dopo mesi di ordini e contrordini sull'utilizzo di un dispositivo giudicato prima inutile, poi utile, adesso non sempre. «Solo durante la ricreazione ma nelle situazioni statiche si può abbassare», ha sostenuto il ministro dell'Istruzione, Lucia Azzolina. In tv hanno sentito il premier Giuseppe Conte rassicurare: «Abbiamo predisposto la consegna di 11 milioni di mascherine chirurgiche gratuite per studenti e personale». Oggi è venerdì, le scuole in molte regioni apriranno il 14 settembre: a meno che centinaia di Tir carichi di mascherine e flaconi igienizzanti non viaggino durante questo fine settimana, per raggiungere gli oltre 40.000 plessi scolastici sul territorio, la maggior parte degli istituti sarà sprovvista dei dispositivi imposti dal Cts.
E infatti, ieri, diverse scuole del Lazio hanno comunicato ai mamme e papà che dovranno «munire gli studenti di numero 2 mascherine». L'Ufficio scolastico della Regione di Nicola Zingaretti ha provato a giustificarsi: «Le mascherine sono disponibili, ma ci sono problemi nelle consegne».
«Molte mamme ci telefonano perché non sanno come comportarsi. Nessuna indicazione è ancora arrivata sulla presenza di mascherine a scuola», conferma Giusy D'Amico, insegnante ad Anzio. Francesca, mamma di Filippo, 11 anni, che frequenta la prima media alla scuola Giuseppe Baldan di San Pietro di Stra', nel Veneziano, sa già che lunedì il ragazzino dovrà portarsi da casa la mascherina. «Ci hanno detto di averne troppo poche». Poi c'è chi le ha ricevute, «ma solo grazie alla Regione Campania. Dal governo non è arrivato nulla per i miei insegnanti», puntualizza Valentina Ercolino, preside a Napoli del nido e scuola d'infanzia materna paritaria Il mondo ai piccoli. Giancarlo Sala, direttore scolastico del liceo classico e scientifico Antonio Banfi, a Vimercate (Monza-Brianza), ci risponde di avere «solo tre pacchi di mascherine “governative", 15.000 in tutto, che dovevano servire per l'emergenza e invece di arrivare a luglio sono state recapitate due settimane fa. Gli studenti sono 1.000, più 120 tra docenti e collaboratori scolastici: per forza devo dire ai genitori che i ragazzi devono portarsi le mascherine chirurgiche». Il dirigente scolastico è in attesa anche dei flaconi di sanificazione: se non ci fossero state donazioni private sarebbe privo di disinfettanti. Sala è poco convinto che 11 milioni di Dpi coprano il fabbisogno di tutte le scuole: «Sempre che arrivino i quantitativi promessi, devono spiegarci con quale modalità devono essere distribuite, se a tutti o solo ai professori. Altrimenti non basteranno».
Test al personale, in 13.000 positivi
Oltre il 50% del personale della scuola, circa 500.000 lavoratori, ha svolto il test sierologico. Il 2,6% (13.000 persone circa) è risultato positivo e non potrà prendere servizio prima di un tampone negativo. Sono i dati della struttura commissariale di Domenico Arcuri. Restano fuori dal conteggio i 200.000 del Lazio, che sta procedendo in autonomia. Entro il 24 settembre, si sarà sottoposto al test il 60-70% del personale.
Proprio in virtù della penuria di impiegati, il cdm ha approvato la deroga per le assunzioni a tempo indeterminato nelle scuole. Voluta dall'Anci, come ha sottolineato il suo presidente e sindaco dem di Bari, Antonio Decaro, la norma consente ai Comuni di superare «un tetto di spesa anacronistico e inadeguato a rispondere all'emergenza sanitaria, che vede pressoché raddoppiati i numeri di educatrici di asili nido e maestre delle scuole materne». Peccato che, mentre il ministro Lucia Azzolina si vanta delle «70.000 unità in più», che saranno assunte con il concorso straordinario, circa 20.000 insegnanti siano stati esclusi dalla selezione e rischino di perdere il contratto a tempo indeterminato.
Si tratta dei docenti diplomati, già estromessi dalle Gae per effetto di una sentenza del Consiglio di Stato, i quali, pur avendo lavorato per decenni nelle paritarie, non sono stati inseriti nelle graduatorie. Il motivo? Non hanno maturato il requisito dei 180 giorni di insegnamento, per due anni, in un istituto statale. Dopo i fondi stanziati ma spariti dai decreti, il governo umilia i maestri provenienti dalle private. «Siamo disperati, dopo una vita spesa per la scuola», sospira con La Verità Angela Bugiantelli, una docente umbra che attende, per il 22 settembre, una sentenza di merito. Se la notifica che le conferma l'esclusione dalle graduatorie le arrivasse entro 20 giorni, dovrebbe lasciare subito la scuola pubblica dove insegna: «Ho un contratto a tempo indeterminato, conseguito dopo anni di esperienza nelle paritarie e dopo aver superato l'anno di prova. Peraltro, quando sono stata chiamata nella statale, mi era stato chiarito che, se avessi rifiutato il passaggio, sarei uscita dalle Gae». A molti suoi colleghi, sarà preclusa persino la possibilità di inviare la domanda di Messa a disposizione (Mad) per le supplenze, in una fase in cui ci sarebbe bisogno di più personale possibile. È anche per questo che, domenica, una maestra diplomata di Lodi, Katia Scrigna, ha iniziato uno sciopero della fame.
Pure gli studenti bocciano l'Azzolina. «Il lavoro del ministero è ancora incerto e insufficiente», ha commentato Alessandro Personè, dell'Udu, annunciando una manifestazione di piazza per i prossimi 25 e 26 settembre.
Sul fronte risorse, in Aula, il ministro della Famiglia, Elena Bonetti, ha precisato che, per l'anno 2020, sono previsti 50 milioni di euro a copertura delle spese per il congedo dei dipendenti privati, che dovranno seguire la quarantena di un figlio minore di 14 anni. Potranno scegliere, in alternativa, lo smart working. L'esecutivo stima che si verificheranno 50.000 casi.
Intanto, la «profezia» di Giuseppe Conte sui contagi a scuola trova conferma in un istituto americano di Firenze: risultato positivo un bimbo di 8 anni, sono entrati in osservazione 25 compagni e quattro insegnanti. Allarmante, infine, la dichiarazione del numero uno della Federazione italiana medici pediatri, Paolo Biaci, che al Corriere spiega: «Tra massimo un mese, nelle scuole italiane sarà il caos a causa dei tamponi. Si svuoteranno le classi sia per numero di contagiati che di sospetti».
I giallorossi vanno incontro a un autunno di flop.
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Alla faccia degli 11 milioni al giorno di protezioni fornite dal governo: decine di plessi, in varie regioni, chiedono alle famiglie di provvedere da sole. Domenico Arcuri promette: «Entro lunedì saranno in tutti gli istituti».Chi ha avuto il virus non prenderà servizio prima dell'esame negativo. I pediatri: «Sarà presto caos sui tamponi». Proteste da studenti e docenti diplomati esclusi dal concorso.Lo speciale contiene due articoli.Diego ha 10 anni, è iscritto alla quinta elementare. Lunedì mattina si presenterà alla scuola primaria Oreste Boni di Sorbolo, pochi chilometri fuori Parma, con la mascherina che i genitori hanno già acquistato facendo scorta per tutto settembre. «Nel secondo incontro con le maestre, via chat, ci è stato detto di provvedere noi», racconta il padre, Giuseppe Gabola. «Le mascherine per i bambini a scuola non ci sono e nemmeno arriveranno. I bambini dovranno portarsi pure il gel disinfettante. Mi sono offerto di procurarne una cinquantina di flaconi, li vendo nella mia edicola di Parma e non ho problemi a regalarne in classe. Non voglio che mio figlio resti senza protezione», esclama il signor Giuseppe. Altro che «sono già state distribuite le mascherine chirurgiche alle scuole», come ha dichiarato pochi giorni fa il commissario straordinario per l'emergenza, Domenico Arcuri. Tuonando: «Chiunque dica alle famiglie che c'è bisogno che acquistino la mascherina dice il falso perché il governo manda tutti i giorni 11 milioni di mascherine a tutte le scuole. È l'unico governo al mondo». Ieri, Arcuri ha negato l'evidenza: «Nessuna scuola è senza mascherine». Giurando, però: «Tutte le mascherine negli istituti entro lunedì». In pratica, secondo la struttura commissariale, finora sono state distribuiti 41 milioni di Dpi, mentre lunedì ne arriveranno altri 77. Intanto, alla primaria di Sorbolo, circa 400 alunni, molti genitori doteranno i figli di mascherine di stoffa che si possono lavare e riutilizzare. «Mamme e papà hanno protestato con le maestre, ci sono famiglie che non possono permettersi l'acquisto quotidiano di quelle chirurgiche», precisa Giuseppe Gabola. A pochi chilometri di distanza, alla primaria Jacopo San Vitale di Parma, due fratellini stanno per iniziare l'anno scolastico. Il più piccolo frequenterà la seconda elementare, il grandicello la quinta, entrambi lunedì dovranno portarsi da casa «un kit anti Covid, ovvero due mascherine: una da indossare, l'altra di riserva in una bustina. Assieme a un flaconcino di gel personale», spiega mamma Marta. «Dobbiamo comprarle noi genitori, le maestre sono state chiarissime», spiega la signora. «Due mascherine chirurgiche ogni giorno, più altre due di ricambio, sono spese che si aggiungono. Ci hanno già detto che se ci sarà qualche bambino positivo, bisognerà passare a quelle chirurgiche. Diciamo che sono più preoccupata se uno dei due avrà il raffreddore: sarò costretta a tenerli a casa entrambi. Addio lavoro». Fuori dall'Emilia Romagna, la situazione non è diversa. «Sono arrivate 2.000 mascherine chirurgiche solo per i docenti e pochi dispenser di gel», fa sapere Daniela Reina, vice preside dell'Istituto Pier Paolo Pasolini a Casarsa della Delizia, in Friuli Venezia Giulia. In base al calendario fissato dalla Regione, la scuola, tra primaria e secondaria di I grado, accoglierà mercoledì prossimo 589 studenti. «Ai genitori non abbiamo ancora comunicato nulla, non abbiamo informazioni», spiega l'insegnante. «Nelle indicazioni di comportamento per il rientro che stiamo preparando, diremo di far indossare al bambino una mascherina, anche di comunità va bene, e di portare sempre con sé un'altra di riserva. Martedì prossimo informeremo i genitori che purtroppo devono acquistarle». Le famiglie rimangono all'oscuro, dopo mesi di ordini e contrordini sull'utilizzo di un dispositivo giudicato prima inutile, poi utile, adesso non sempre. «Solo durante la ricreazione ma nelle situazioni statiche si può abbassare», ha sostenuto il ministro dell'Istruzione, Lucia Azzolina. In tv hanno sentito il premier Giuseppe Conte rassicurare: «Abbiamo predisposto la consegna di 11 milioni di mascherine chirurgiche gratuite per studenti e personale». Oggi è venerdì, le scuole in molte regioni apriranno il 14 settembre: a meno che centinaia di Tir carichi di mascherine e flaconi igienizzanti non viaggino durante questo fine settimana, per raggiungere gli oltre 40.000 plessi scolastici sul territorio, la maggior parte degli istituti sarà sprovvista dei dispositivi imposti dal Cts.E infatti, ieri, diverse scuole del Lazio hanno comunicato ai mamme e papà che dovranno «munire gli studenti di numero 2 mascherine». L'Ufficio scolastico della Regione di Nicola Zingaretti ha provato a giustificarsi: «Le mascherine sono disponibili, ma ci sono problemi nelle consegne». «Molte mamme ci telefonano perché non sanno come comportarsi. Nessuna indicazione è ancora arrivata sulla presenza di mascherine a scuola», conferma Giusy D'Amico, insegnante ad Anzio. Francesca, mamma di Filippo, 11 anni, che frequenta la prima media alla scuola Giuseppe Baldan di San Pietro di Stra', nel Veneziano, sa già che lunedì il ragazzino dovrà portarsi da casa la mascherina. «Ci hanno detto di averne troppo poche». Poi c'è chi le ha ricevute, «ma solo grazie alla Regione Campania. Dal governo non è arrivato nulla per i miei insegnanti», puntualizza Valentina Ercolino, preside a Napoli del nido e scuola d'infanzia materna paritaria Il mondo ai piccoli. Giancarlo Sala, direttore scolastico del liceo classico e scientifico Antonio Banfi, a Vimercate (Monza-Brianza), ci risponde di avere «solo tre pacchi di mascherine “governative", 15.000 in tutto, che dovevano servire per l'emergenza e invece di arrivare a luglio sono state recapitate due settimane fa. Gli studenti sono 1.000, più 120 tra docenti e collaboratori scolastici: per forza devo dire ai genitori che i ragazzi devono portarsi le mascherine chirurgiche». Il dirigente scolastico è in attesa anche dei flaconi di sanificazione: se non ci fossero state donazioni private sarebbe privo di disinfettanti. Sala è poco convinto che 11 milioni di Dpi coprano il fabbisogno di tutte le scuole: «Sempre che arrivino i quantitativi promessi, devono spiegarci con quale modalità devono essere distribuite, se a tutti o solo ai professori. Altrimenti non basteranno».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/gli-istituti-sbugiardano-il-premier-i-dpi-devono-procurarli-i-genitori-2647575971.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="test-al-personale-in-13-000-positivi" data-post-id="2647575971" data-published-at="1599780340" data-use-pagination="False"> Test al personale, in 13.000 positivi Oltre il 50% del personale della scuola, circa 500.000 lavoratori, ha svolto il test sierologico. Il 2,6% (13.000 persone circa) è risultato positivo e non potrà prendere servizio prima di un tampone negativo. Sono i dati della struttura commissariale di Domenico Arcuri. Restano fuori dal conteggio i 200.000 del Lazio, che sta procedendo in autonomia. Entro il 24 settembre, si sarà sottoposto al test il 60-70% del personale. Proprio in virtù della penuria di impiegati, il cdm ha approvato la deroga per le assunzioni a tempo indeterminato nelle scuole. Voluta dall'Anci, come ha sottolineato il suo presidente e sindaco dem di Bari, Antonio Decaro, la norma consente ai Comuni di superare «un tetto di spesa anacronistico e inadeguato a rispondere all'emergenza sanitaria, che vede pressoché raddoppiati i numeri di educatrici di asili nido e maestre delle scuole materne». Peccato che, mentre il ministro Lucia Azzolina si vanta delle «70.000 unità in più», che saranno assunte con il concorso straordinario, circa 20.000 insegnanti siano stati esclusi dalla selezione e rischino di perdere il contratto a tempo indeterminato. Si tratta dei docenti diplomati, già estromessi dalle Gae per effetto di una sentenza del Consiglio di Stato, i quali, pur avendo lavorato per decenni nelle paritarie, non sono stati inseriti nelle graduatorie. Il motivo? Non hanno maturato il requisito dei 180 giorni di insegnamento, per due anni, in un istituto statale. Dopo i fondi stanziati ma spariti dai decreti, il governo umilia i maestri provenienti dalle private. «Siamo disperati, dopo una vita spesa per la scuola», sospira con La Verità Angela Bugiantelli, una docente umbra che attende, per il 22 settembre, una sentenza di merito. Se la notifica che le conferma l'esclusione dalle graduatorie le arrivasse entro 20 giorni, dovrebbe lasciare subito la scuola pubblica dove insegna: «Ho un contratto a tempo indeterminato, conseguito dopo anni di esperienza nelle paritarie e dopo aver superato l'anno di prova. Peraltro, quando sono stata chiamata nella statale, mi era stato chiarito che, se avessi rifiutato il passaggio, sarei uscita dalle Gae». A molti suoi colleghi, sarà preclusa persino la possibilità di inviare la domanda di Messa a disposizione (Mad) per le supplenze, in una fase in cui ci sarebbe bisogno di più personale possibile. È anche per questo che, domenica, una maestra diplomata di Lodi, Katia Scrigna, ha iniziato uno sciopero della fame. Pure gli studenti bocciano l'Azzolina. «Il lavoro del ministero è ancora incerto e insufficiente», ha commentato Alessandro Personè, dell'Udu, annunciando una manifestazione di piazza per i prossimi 25 e 26 settembre. Sul fronte risorse, in Aula, il ministro della Famiglia, Elena Bonetti, ha precisato che, per l'anno 2020, sono previsti 50 milioni di euro a copertura delle spese per il congedo dei dipendenti privati, che dovranno seguire la quarantena di un figlio minore di 14 anni. Potranno scegliere, in alternativa, lo smart working. L'esecutivo stima che si verificheranno 50.000 casi. Intanto, la «profezia» di Giuseppe Conte sui contagi a scuola trova conferma in un istituto americano di Firenze: risultato positivo un bimbo di 8 anni, sono entrati in osservazione 25 compagni e quattro insegnanti. Allarmante, infine, la dichiarazione del numero uno della Federazione italiana medici pediatri, Paolo Biaci, che al Corriere spiega: «Tra massimo un mese, nelle scuole italiane sarà il caos a causa dei tamponi. Si svuoteranno le classi sia per numero di contagiati che di sospetti». I giallorossi vanno incontro a un autunno di flop.
Mario Delpini (Ansa)
Si può: tutto questo accade a Milano, dove la diocesi ha presentato nei giorni scorsi il progetto del Monastero ambrosiano firmato da Stefano Boeri, «la modalità con cui la diocesi di Milano sarà presente all’interno di Mind, il Milano innovation district, il distretto sorto nell’area dell’Expo 2015. Nel 2023 era stata lanciata una Call for ideas, così la chiamano, che aveva coinvolto realtà ecclesiali, istituzioni, centri di ricerca e studi di architettura: l’obiettivo, decidere che cosa realizzare in quell’area. Da allora, Stefano Boeri ha preso il largo e ha firmato il progetto finale benedetto anche dall’arcivescovo, Mario Delpini, e che si estenderà nell’area all’incrocio tra il Cardo e il Decumano, in un’area che entro il 2030 (anno in cui è prevista la realizzazione del Monastero) ospiterà circa 70.000 persone tra residenti, lavoratori e studenti. Questo Monastero «avrà una presenza stabile di pastorale ordinaria, affidata a una piccola comunità che scandisce i ritmi della preghiera e della vita liturgica». Cinque le mini strutture abitative che ospiteranno i monaci del futuro. Gli altri spazi vedranno la presenza di un Chiostro delle religioni, un Giardino delle religioni, «dove le diverse tradizioni monoteiste presenti a Milano sono richiamate simbolicamente attraverso le essenze vegetali», e una Biblioteca delle religioni.
Boeri ha spiegato che il nuovo Monastero si svilupperà su una superficie di 2.700 metri quadri, 1.100 dei quali destinati agli spazi aperti. La chiesa vera e propria avrà un impianto trigono e potrà accogliere 300-350 fedeli. Ipotizzando la capienza massima, secondo le linee guida ufficiali per la progettazione di nuove chiese pubblicate dall’Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici, l’aula dell’assemblea sarà grande circa 350 metri quadri. A questa bisogna aggiungere il presbiterio (circa 50 mq), i vani accessorio (atri, corridoi, bagni, depositi: altri 150 mq), la sacrestia (30 mq): si arriva così a poco meno di 600 mq di sola chiesa, poco meno di un quinto dello spazio interessato dall’intervento. Forse un po’ pochino, visto che dovrebbe essere anche la chiesa di riferimenti dell’attiguo quartiere di Cascina Merlata, nuovo di zecca, popoloso ma privo di strutture religiose. Costo stimato? «Edificare nuovi centri parrocchiali», ha ricordato monsignor Luca Bressan, vicario episcopale per la Cultura, la carità, la missione e l’azione sociale, «costa fra i 5 e i 6 milioni di euro. Il Monastero ambrosiano non costerà di meno». I soldi saranno saranno reperiti attraverso una raccolta fondi.
Sui social, i fedeli non hanno preso bene il progetto. C’è chi dubita della funzionalità della struttura per ospitare celebrazioni sacre, chi si chiede «Ma sempre Boeri?», chi (tantissimi) sottolinea che, invece di costruirne uno nuovo, la Curia dovrebbe badare ai numerosi monasteri chiusi o che stanno chiudendo e che rischiano di rovinarsi (e qui il grande accusato è proprio l’arcivescovo Delpini). La domanda, infine, che molti si pongono è: quale è la ratio di una diocesi che finanzia un centro per il sincretismo religioso? Non dovrebbe annunciare Cristo invece di mischiare la fede cristiana con il resto del mondo? Il monastero medievale, al quale quello «ambrosiano» si richiama, era il pilastro della società di allora. Nella visione boeriana, la chiesa è messa in un angolo, lo spazio viene fagocitato dalla mescolanza della fede cristiana con gli altri credo. Lo stesso Boeri, nel rispondere a un commento particolarmente critico di un utente su Facebook che si domandava «Chi dovrebbe usufruire di una simile costruzione?», ha risposto: «Cittadini e fedeli di fedi diverse».
E c’è un altro fattore, da considerare: non è che l’idea del Monastero ambrosiano arrivi troppo tardi? Il 30 gennaio 2022 monsignor Luigi Stucchi, allora collaboratore del vicario episcopale per la vita consacrata della Diocesi di Milano, sottolineava il calo generale delle vocazioni per le congregazioni religiose. Il «monastero contemporaneo, manca dei pilastri fondamentali di un monastero: non è un baluardo della fede. Rischia di essere solo un Bosco orizzontale».
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Ecco #DimmiLaVerità del 19 maggio 2026. L'eurodeputata della Lega Anna Cisint sottolinea i rischi della islamizzazione.
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Stavolta l’allarme è assai più serio di quanto accaduto con la «infection boat», la nave da crociera Hondius arrivata ieri nel porto di Rotterdam e dove a bordo si era sviluppato il focolaio di Hantavirus. L’Oms, come si legge nel bollettino ufficiale, «ha dichiarato, il 17 maggio, un’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale per l’epidemia di malattia da virus ebola causata dalla variante Bundibugyo nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda».
Il focolaio si è sviluppato nella zona di confine tra Uganda e Sud Sudan, una delle aree più povere e depresse del mondo, ed è già passato in Congo dove questa è la diciassettesima epidemia di un virus insidiosissimo. Il governo congolese ha già preso misure di contenimento. Ma l’interrogativo che più preoccupa è: se si estende il contagio come contrastarlo? Questo ceppo di Ebola, scoperto nel 2007 anche se è lievemente meno letale con un’incidenza del 50% di mortalità rispetto alla variante Zaire che arriva fino al 90% di decessi, non ha nessun vaccino per contrastarlo né alcuna terapia: avvenuto il contagio si possono solo contenere gli effetti e sperare che il sistema immunitario faccia il suo lavoro. Questo però mette in evidenza come l’industria dei vaccini sia più attenta al mercato che alla salute. Anche nel caso dell’Hantavirus si è detto che in nove mesi si poteva arrivare al siero per contrastarlo, adottando come parametro i tempi per la puntura anti Covid. La verità è che l’Hantavirus è stato studiato e l’antidoto c’è, ma non è stato mai ultimato perché non ha mercato.
Il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha ammesso che ci sono «notevoli incertezze sul numero reale di persone infette e sulla diffusione geografica». Le cifre attestano 246 casi sospetti con 80 decessi sospetti e 8 casi confermati, oltre a due decessi in Uganda e a un focolaio di almeno 80 contagi in Sud Sudan. Secondo le autorità congolesi, i morti in realtà sarebbero 95 e i contagiati 400. A queste cifre va aggiunto quanto riferiscono i Cdc americani: sei operatori sanitari statunitensi esposti al contagio. Sempre i Centers for disease control and prevention di Atlanta, sia pure parlando di rischio basso per la popolazione statunitense, hanno attivato le procedure d’emergenza e per il rimpatrio dei sei contagiati hanno predisposto un primo trasferimento in una base militare in Germania. L’ambasciata Usa a Kinshasa ha contestualmente vietato i viaggi nella provincia dell’Ituri, l’epicentro del focolaio. Da quel che si è saputo la paziente zero sarebbe un’infermiera del Congo che ha accusato la malattia dal 24 aprile. Per stessa ammissione dell’Oms, essendo così rara al variante Bundibugyo, la ricerca scientifica ed economica si è concentrata quasi interamente sul ceppo Zaire di Ebola, per il quale ora esistono vaccini e farmaci efficaci, lasciando un vuoto di ricerca per questa specie. Tedros Adhanom Ghebreyesus ha anche precisato che «l’emergenza sanitaria internazionale è comunque uno dei livelli di allerta più alti, secondo solo alla pandemia». Come detto, al momento non ci sono cure. Gli unici provvedimenti terapeutici applicabili una volta che si manifestano i sintomi (febbre alta e forti dolori muscolari, vomito e diarrea, emorragie interne ed esterne) sono reidratazione aggressiva, supporto emodinamico e gestione dei sintomi con farmaci per il dolore, per la febbre e gli antiemetici. Il contagio avviene solo con contatti diretti con infetti, scambio di sangue e fluidi organici.
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