In Siria ritornano i bombardamenti: Al Sharaa attacca i curdi ad Aleppo

Da secoli, la vecchia cittadella osserva Aleppo dall’alto. Passano gli eserciti che la scalfiscono e la distruggono ma lei resta. Certo, a volte viene scalfita dalla guerra. Perde pezzi. A volte le vengono sottratti. Ma lei rimane fissa. E, in questi giorni, vive un altro conflitto. L’ennesimo.
Ieri erano i ribelli a occupare gran parte della città e a essere bombardati da Bashar al Assad, insieme ai suoi alleati russi e sciiti (Hezbollah e Pasdaran iraniani). Oggi, invece, sono i curdi a resistere contro quegli stessi gruppi ribelli, in gran parte legati ad Al Nusra, la branca siriana di Al Qaeda, che ieri occupavano Aleppo e che oggi governano a Damasco.
La minoranza curda ha sempre cercato una propria autonomia dalla capitale. Per questo, durante la guerra civile, era stata blandita dagli Stati Uniti per combattere sia contro le fazioni jihadiste sia contro il regime. Finita la guerra, gli alleati si sono dimenticati delle promesse fatte e i curdi si sono ritrovati così, ancora una volta, soli.
Il vecchio Al Jolani, che ora si fa chiamare Ahmad Al Sharaa, ha provato, almeno sulla carta, a tendere loro la mano, come alle altre minoranze. Ma farlo è impossibile. Il governo di Damasco, infatti, è troppo legato alle fazioni islamiste e per loro i curdi, con le loro aspirazioni di autonomia, rappresentano un corpo estraneo. Per questo motivo, l’esercito regolare vuole riprendere il controllo di alcuni quartieri in mano alla minoranza, che non intende cedere. Che fare, quindi? L’unica cosa che Al Sharaa è in grado di fare: bombardare pesantemente la città e fiaccarla. Un obiettivo in parte realizzato, visto che gli sfollati sono già oltre 140.000. Aleppo deve cadere. Ancora una volta.
L’Unione europea, come suo solito, si dice preoccupata senza far nulla. Anche perché non può. Parla di riforme che devono essere fatte. Di una Siria che va accompagnata verso il progresso e la modernizzazione. Ma lo si può davvero fare con un ex (o forse no) jihadista? La Turchia si dice pronta a schierare le sue truppe al fianco di Damasco nel caso in cui la situazione dovesse degenerare. Israele, invece, in questo grande scacchiere di questo piccolo Paese, sostiene i curdi, anche per indebolire Al Sharaa.
«Lo schieramento di carri armati e dell’artiglieria nei quartieri di Aleppo, i bombardamenti e lo sfollamento di civili disarmati e i tentativi di assaltare le aree curde durante il processo di negoziazione minano le possibilità di raggiungere accordi, creano le condizioni per pericolosi cambiamenti demografici ed espongono i civili intrappolati in questi quartieri al rischio di massacri», ha scritto su X il comandante delle Forze democratiche siriane, Mazloum Abdi. Che poi ha aggiunto: «Continuare a usare la forza armata e il linguaggio bellico per imporre soluzioni unilaterali è inaccettabile e ha già portato a massacri che costituiscono crimini di guerra sulla costa siriana e a Suwayda».
In realtà, nel corso di questi ultimi anni, i crimini di guerra non si sono mai fermati. La Siria infatti è stata insanguinata da vendette e rappresaglie. Una guerra civile mai sopita e che forse ora si è solo palesata con maggior forza. Niente di nuovo, come sa la cittadella di Aleppo. Che guarda, ancora una volta, passare eserciti con nuove divise e nuove ideologie. Sperando di trovare un po’ di pace dopo tanti anni di conflitti.






