
Dopo le polemiche dell’anno scorso, poi smentite dai dati, si apre una nuova stagione turistica. Gianluca Caramanna è responsabile del turismo di Fratelli d’Italia e consigliere del ministro del Turismo per i rapporti istituzionali. Onorevole, è passato ormai un anno: come è andata davvero la scorsa stagione turistica?
«Nel 2025 abbiamo assistito a polemiche inutili, che poi sono state contraddette dai numeri su arrivi e presenze. Sicuramente abbiamo avuto un dato che ha premiato le politiche del governo perché abbiamo avuto il tutto esaurito sia nei borghi sia nelle aree interne, dando ragione a quelle politiche di delocalizzazione messe in campo dal ministero del Turismo e dal governo Meloni».
Quali sono i primi dati di quest’anno?
«Abbiamo già visto anche nel 2026, soprattutto nel primo trimestre, un incremento rispetto al 2025. Abbiamo avuto dei dati previsionali che danno anche per questa stagione estiva un incremento. Ma soprattutto il dato positivo è quello che vede gli italiani in aumento in vacanza in Italia. Quindi il turismo straniero tiene - con ovviamente i Paesi per noi strategici come Germania, Francia, Svizzera e Spagna in testa - ma con un turismo extraeuropeo che continua a crescere, come gli Stati Uniti e il Canada».
Qual è il dato che l’ha colpita di più?
«Quello dei borghi e delle aree interne che hanno sostenuto il Pil e contribuito per 5 miliardi. Abbiamo avuto più di 100 milioni di presenze soltanto nei piccoli comuni a vocazione turistica, aree interne e, come dicevamo prima, le destinazioni turisticamente meno note. Nel 2025 il turismo ha registrato l’ennesimo record con 476 milioni di presenze. Un record storico che ci vede superare anche la Francia e quindi tallonare per poco la Spagna».
Cos’ha fatto il governo per cercare di tutelare il turismo?
«Col governo Meloni il ministero del Turismo è stato il primo a redigere un piano strategico del turismo interamente fatto dal ministero. Con dei punti strategici come la formazione e l’accessibilità. La digitalizzazione ovviamente è ormai diventata un punto fermo in quelli che sono i nuovi mestieri del turismo, ma soprattutto per quello che può essere in particolare la promozione e la pianificazione turistica sul territorio. E poi c’è l’intelligenza artificiale, che è stata aggiunta in seguito nel piano strategico proprio per l'importanza che ormai riveste per quanto riguarda anche la gestione dei flussi turistici».
E poi, diceva, c’è la formazione...
«Il governo l’ha finanziata inizialmente con 21 milioni di euro e resta centrale perché oggi la qualità dei servizi che realmente può farci vincere la sfida con i Paesi concorrenti nel turismo la si vince con un’adeguata formazione. Più il personale è qualificato, più la nostra offerta turistica sarà superiore alle altre».
Come migliorare quindi la formazione?
«Dobbiamo lavorare per rafforzare anche il rapporto con le università, con gli istituti alberghieri E con i corsi di specializzazione affinché la nostra qualità del servizio sia sempre migliore».
E poi c’è la sostenibilità.
«Uno dei comparti che abbiamo seguito di più è stato quello del turismo all’aria aperta, che è stato adeguatamente sostenuto, valorizzato come forse non era mai stato fatto in passato. E anche questo ha contribuito enormemente a far crescere flussi turistici. Noi sappiamo che alcune nazioni, soprattutto del nord Europa e anche extraeuropee, preferiscono questo modello di turismo. Un turismo spesso all’aria aperta, a contatto con la natura. Un turismo sostenibile che ovviamente in questo momento viene spesso preferito. Abbiamo sostenuto anche il turismo delle ciclovie, quindi il cicloturismo, un altro modello di turismo green».
E poi c’è un grande connubio, tra Italia e enogastronomia...
«Non dimentichiamoci che la cucina italiana è diventata patrimonio immateriale dell’Unesco e questo ovviamente ha dato una spinta in più ad alcune destinazioni nel nostro Paese. Sei turisti su dieci scelgono l’Italia per la cucina e poi a quest’ultima legano altre esperienze che possono essere culturali, religiose e sportive. Ma la cucina resta centrale nella scelta della nostra destinazione e questo è un valore aggiunto sul quale dobbiamo lavorare anche in futuro».
Quali sono le priorità per il governo oggi?
«Bisogna creare una fortissima sinergia tra tutti gli interlocutori e tutta la filiera del turismo. In passato ci sono state grandissime difficoltà proprio nella gestione dei vari livelli di turismo. Ma quest’ultimo parte dalle Pro loco di un piccolissimo territorio e passa per il Comune, per la Regione e per il Ministero. Mettere insieme tutta questa filiera è una grande missione. E poi bisognerebbe tenere maggiormente conto che il turismo oggi incide in modo importante per tre milioni di occupati. Soltanto l’anno scorso abbiamo avuto 500.000 contratti di lavoro a tempo indeterminato in più. Quindi il turismo sta contribuendo al mondo del lavoro, e dobbiamo fare in modo di far crescere ancora di più, dato che in alcuni settori manca ancora personale».
Lei prima ha parlato di delocalizzazione e dell’importanza dei borghi. Ci può anche qui spiegare un po’ meglio gli obiettivi? Perché si è scelta questa strada?
«Come detto, i borghi incidono per oltre 5 miliardi di contributi al Pil. Il turismo nei borghi contribuisce ogni anno non soltanto con quei soldi, ma anche con oltre 2,3 miliardi di euro di entrate fiscali per le casse dello Stato. E quindi la ricaduta occupazionale, soprattutto in questi centri, è superiore ai 90.000 occupati complessivi tra diretti, indiretti e indotto. Nel 2025 i piccoli comuni rappresentano circa il 68% dei comuni italiani che registrano flussi turistici e contribuiscono a circa il 20% delle presenze turistiche complessive. Sono numeri importanti, che possono aiutare economicamente alcune aree del nostro territorio».
Come farlo?
«I borghi, oltre ad essere promossi, devono essere adeguatamente digitalizzati, devono essere raggiungibili e, infine, devono essere promossi. Proprio a partire da queste necessità abbiamo iniziato a lavorare anche sui cammini».
Ci spieghi meglio...
«La riqualificazione dei cammini diventa strategica per attraversare alcuni territori unici. Faccio un esempio su tutti: la Via Lauretana, che unisce Loreto ad Assisi, due città che hanno un grande valore artistico e religioso. Quello era un cammino ormai quasi dimenticato che abbiamo riqualificato e messo a sistema, promuovendolo adeguatamente. Come il cammino di San Francesco, quello di San Benedetto e la Via Francigena. Decisioni che sono state messe in campo per offrire sempre più opportunità al turista che arriva in Italia».
Non di soli cammini o di mare vive l’uomo. Che cosa si è fatto per la montagna?
«Questo settore continua a crescere e questo governo ha investito 480 milioni per la montagna per fare in modo che anche la montagna possa destagionalizzarsi, soprattutto nell’Appennino, e che quindi dia un’offerta di livello che sia legata al wellness, al turismo sportivo, non soltanto d’inverno ma anche d’estate. Questo ovviamente favorisce il lavoro stagionale, facendolo diventare un impiego per tutto l’anno e non soltanto legato ad alcuni mesi dell’anno».
Il governo però ha chiesto anche all’Unione europea di fare qualcosa di più e di creare un fondo ad hoc per il turismo.
«Lo abbiamo chiesto più volte. Io, in prima persona, ho partecipato a diversi meeting europei dove abbiamo chiesto di inserire il turismo all’interno del fondo temporaneo, come si fa anche per altre materie, come l'agricoltura, proprio per poter aiutare in questo momento di difficoltà internazionale alcuni settori del turismo come le agenzie di viaggio e i tour operator. Nello stesso tempo sarebbe opportuno creare un fondo ad hoc, a prescindere dalla situazione che abbiamo nel Golfo, di sostegno urgente al turismo. Perché abbiamo visto che, nel corso degli anni, il turismo può subire contraccolpi legati una volta al Covid e un’altra alle tensioni internazionali».






