Prosegue la campagna sulla sicurezza stradale della Polizia di Stato. In un video diffuso sui canali social istituzionali, il pilota Kimi Antonelli invita soprattutto i più giovani a rispettare le regole della circolazione. «Se qualcuno vuole andare forte, lo faccia in pista, dove esistono circuiti per sfogarsi», afferma Antonelli, ricordando che l’eccesso di velocità sulle strade può mettere in pericolo non solo chi guida, ma anche tutti gli altri utenti. Il messaggio richiama inoltre l’importanza di rispettare limiti, precedenze e norme di sicurezza.
Kimi Antonelli (Ansa)
Il diciannovenne italiano primo a Monaco davanti alla Rossa di Hamilton e alla Red Bull di Hadjar. È il più giovane della storia a trionfare nello storico Gran premio. Ritiro per Verstappen e Leclerc.
Chiamatelo Ayrton Antonelli. Oggi Kimi è troppo poco, il nomignolo va a picco nel porto di Montecarlo mentre il baby fenomeno italiano conquista tre volte in meno di 24 ore il gran premio più prestigioso, difficile e folle del mondo. Prima la pole, poi la partenza da missile, infine la ripartenza sontuosa dopo safety car che annichilisce definitivamente Lewis Hamilton (Ferrari) e Isak Hadjar (Red Bull).
È il bimbo che vinse tre volte, il più giovane della storia nel principato. E lo fa come solo il più grande di tutti sapeva farlo, Ayrton Senna; domina dal primo giro, prende a schiaffi avversari e destino impiccione, guarda nello specchietto retrovisore l’intero circo della F1 che arranca incapace di tenergli la scia.
Quella di Montecarlo è una cavalcata, è una sinfonia, è il punto esclamativo su una sensazione: abbiamo visto nascere un genio italiano. Lui, cresciuto nell’Emilia dei motori, lasciato andare al suo destino lontano da Maranello da quel talent scout al contrario che si chiama John Elkann. Nel momento della decisione, il numero uno della Rossa ha preferito ingaggiare Hamilton per 50 milioni piuttosto che bloccare per 4 il ragazzo della porta accanto. Una scelta di marketing. Un califfo.
A 19 anni Andrea Antonelli da Bologna si mette la mano sul cuore ascoltando l’inno di Mameli, avvolto nel tricolore. L’ultima volta era risuonato da queste parti per un pilota italiano 22 anni fa con Jarno Trulli. E Kimi non era ancora nato. Per riascoltare la penultima serve una musicassetta: Riccardo Patrese 44 anni fa. Sorriso pulito come la guida, sguardo da imbucato «che ci faccio qui?», Antonelli ha fatto il vuoto ma non sembra sorpreso: «È solo un grande momento». Fa il timido anche se in gara mostra tutt’altro: la precisione di Alain Prost, il piede pesante di Jacques Villeneuve, la cattiveria da cannibale di quell’Ayrton che lui celebra in ogni gran premio con il numero 12 sulla sua Mercedes.
Cinque vittorie nelle ultime sei gare, in testa al Mondiale con 156 punti, 66 di vantaggio su nonno Hamilton e 68 sul compagno George Russel che in teoria sarebbe la prima guida della squadra tedesca. Lui galoppa, gli altri camminano. Anche perché lui cavalca un’astronave perfetta, gli altri macchine normali e qualche camion. È ciò che pensa Charles Leclerc della sua Ferrari, che lo tradisce mandandolo contro il muro quando è terzo. Alla fine è furibondo: «Fottuti freni. Non sono uno che si nasconde dietro scuse e più volte mi sono preso la fottuta colpa anche quando c’erano piccole cose non ottimali. In più mi hanno richiamato ai box quando dovevo rimanere in pista».
Leclerc è una furia rossa, non riesce a calmarsi, in casa sua pensava di salire almeno sul podio. «Ho appena toccato il freno, è una pressione che non si può neppure definire “frenare”. Quello dietro come se non ci fosse, quello davanti ti dà il doppio della coppia. E questo perché la temperatura non è giusta. Qui ci sarà da parlare». Nero come lui è Max Verstappen, per un giorno niente Superman: il motore lo tradisce alla partenza, mai stato in gara.
Ben diverso il clima in casa Antonelli. Il baby è raggiante ma con i piedi piantati per terra. «È stata una gara incredibile ma tutto il weekend è stato grandioso grazie al lavoro del team. Il passo era formidabile, è venuto tutto naturale. Ma dobbiamo stare calmi, non c’è nulla di finito, bisogna alzare l’asticella e continuare a spingere. Non volevo ripartire dopo la bandiera rossa, ma è andata bene». Quello è stato un momento difficile, frustrante, da vivere in presa diretta. Lui sta galoppando verso il trionfo con un vantaggio da toast e birretta. Li ha già messi in fila tutti quando, a dieci giri dalla fine, prima l’incidente di Lance Stroll, poi quello di Leclerc rimettono in gioco la vittoria.
Gruppone e i primi due quasi appaiati dopo due ore di battaglia. Allora Kimi ricorda ciò che Toto Wolff, patron della Mercedes e suo padre putativo in pista, gli aveva detto al via per esorcizzare la voglia di strafare. «Ragazzo devi solo partire pulito, qui non c’è bisogno di fare qualcosa di magico». Ma l’attesa è snervante, mentre gli addetti aprono un cantiere surreale stile tangenziale per rattoppare in tutta fretta l’asfalto danneggiato nel punto d’uscita della Ferrari. Al secondo via Antonelli brucia di nuovo Hamilton e va, imprendibile nel vento, mentre il sette volte campione del mondo (chiuderà a oltre sei secondi) già pensa al premio di consolazione di Kim Kardashian in una suite dell’Hotel de Paris.
È nata una stella, questa è la conferma nella gara più psichiatrica del Pianeta. Dove al primo errore sei fuori, dove se non hai cuore non vedi mai il traguardo. Antonelli ha una cassetta degli attrezzi immensa e dopo Montecarlo l’orizzonte infinito dipende da lui. Ora il Mondiale italiano non è più una parola da esorcizzare ma un obiettivo da raggiungere. In faccia anche alla Ferrari che poteva essere sua. Ma Elkann ha preferito il vecchio cimelio con i dreadlock e il progetto perdente della saponetta elettrica. Come dice Leclerc, ci sarà da parlare.
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Ansa
A quattro lustri dall’ultimo trionfo di un italiano (Fisichella), Kimi conquista la Cina.
Il destino si materializzò quando aveva 7 anni e papà Marco, che correva con le Gran Turismo, non riusciva a farlo entrare nel paddock. Niente badge, troppo piccolo. Allora s’inventò un escamotage: fece impilare una serie di gomme su un carrello, infilò nel buco il pargolo, gli impose di non fiatare, mise un ombrello aperto a coprirlo (necessario per non surriscaldare gli pneumatici al sole) e passò il controllo. Da quei box Andrea Kimi Antonelli non è più uscito. E ieri a Shanghai, a 19 anni e mezzo, è diventato il primo pilota italiano a vincere un gp 20 anni esatti dopo Giancarlo Fisichella. Non solo, è il secondo più giovane a trionfare dopo un certo Max Verstappen.
L’impresa del bolognese era nell’aria. Non solo perché la sua Mercedes vola, ma perché lui ha una marcia in più e non ha scelto il numero 12 a caso: era quello di Ayrton Senna, il più grande di sempre. Kimi - lo chiamava così suo zio, fan di Raikkonen - in Cina ha messo in fila la prima guida Mercedes, George Russell, e le due Ferrari (terzo Lewis Hamilton, primo podio sulla rossa, quarto Charles Leclerc). L’ordine d’arrivo evidenzia una coincidenza urticante: Antonelli è stato promosso dalla marca tedesca un anno fa proprio per sostituire Hamilton che aveva scelto Maranello a 40 anni. Due numeri: costo di quest’ultimo 50 milioni più 20 di bonus a stagione, costo di Kimi 2 milioni più 3 eventuali di bonus. John Elkann aveva il fuoriclasse della porta accanto e se lo è fatto scappare per una questione di marketing. Enzo Ferrari, che amava le scommesse più dei monumenti, l’avrebbe presa malissimo.
«Non ci posso credere», gridava Kimi nell’interfono all’ultimo giro. E quando gli hanno messo davanti il microfono ha pianto. Una favola surreale per un ragazzo che ha preso la licenza dei bolidi prima della patente B. «Fin da bambino i miei giocattoli preferiti erano le macchinine. In ogni negozio, in ogni autogrill, facevo fermare i miei genitori e uscivo con un paio di pacchetti di Hot Wheels». Nelle stagioni dei kart, ad accompagnarlo era mamma Veronica, «mentre io dovevo portare a casa i soldi per mantenere tutti», spiegò il padre, che ha preteso dal figlio la maturità tecnica prima dell’ok a scatenarsi in pista. Famiglia solida, valori di alta cilindrata.
Per la Mercedes è una scommessa vinta. «Con lui abbiamo un solo problema, farlo rallentare». Non proprio il peggiore dei difetti per un pilota di F1. Infatti Toto Wolff, guru austriaco del marchio d’argento, ha creduto in lui fin dall’inizio e lavora di psicologia per aiutarlo a superare l’irruenza giovanile che lo porta a strafare. Rallentare. Vallo a dire a un boys carico di adrenalina da prestazione. Max Verstappen alla sua età era soprannominato «Versbatten» e Gilles Villeneuve «l’aviatore», per la tendenza a decollare. Ora Kimi punta a confermarsi in Giappone. Basta e avanza. In ogni caso l’ultimo italiano a vincere un mondiale piloti di F1 è stato Alberto Ascari 73 anni fa. Troppi.
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Il papà di Kimi, che ieri ha rinnovato con la Mercedes, forza un posto di blocco nel circuito di Imola e rompe il ginocchio a un agente. Ora è indagato per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni gravissime. Il silenzio del sindaco dem Panieri amareggia la polizia locale.
È il 17 maggio scorso. È il sabato del Gran Premio di Imola. Le prove sono appena cominciate. Il cielo è limpido, la città è già piena di tifosi. Le strade che circondano l’autodromo sono presidiate da agenti, transenne, cartelli provvisori, percorsi dedicati ai mezzi dei team e alle navette ufficiali. È un fine settimana di grande movimento, e la Polizia locale lavora da ore per mantenere l’ordine in una situazione difficile, dove ogni deviazione o ritardo può bloccare la circolazione per ore.
Poco dopo le dieci del mattino, una monovolume nera, con targa straniera, si avvicina all’incrocio tra via Pisacane e via Santerno. Al volante c’è Marco Antonelli, imprenditore bolognese, padre di Kimi Antonelli, giovane pilota della Mercedes (da poco confermato alla guida insieme a George Russel anche nel 2026) impegnato nel weekend di gara. Accanto a lui siedono la compagna, la figlia e alcuni amici di famiglia. L’uomo mostra il pass che gli consente l’accesso all’area paddock e spiega di dover raggiungere l’autodromo.
La corsia di svolta verso via Santerno, tuttavia, è chiusa dalla cosiddetta «segnaletica temporanea». A presidiare l’incrocio c’è F. L., agente della Polizia locale del Nuovo circondario imolese. È in servizio da ore, con il compito di gestire il flusso dei veicoli che stanno andando a seguire il Gran Premio. A un certo punto sopraggiunge la Mercedes di Antonelli che vuole immettersi nella corsia chiusa nonostante la presenza di cartelli di divieto. Il vigile fa segno al conducente di proseguire diritto, come previsto dalle disposizioni di sicurezza.
A quel punto Marco Antonelli si ferma, apre il finestrino e prova a spiegare che deve comunque svoltare. Dice di avere un pass, che in mattinata ha già compiuto la stessa manovra e che deve tornare a prendere il figlio Kimi, impegnato in un’intervista con la televisione. L’agente gli risponde che non può, che la manovra di svolta in quel punto non è consentita e che deve seguire il percorso stabilito. La conversazione dura pochi secondi, si perde nel rumore di clacson, sirene e motori.
Il conducente si ferma in mezzo all’incrocio e, nonostante l’agente per tre volte gli avesse detto di proseguire diritto, insiste nello svoltare lo stesso verso via Santerno. E così fa, in modo repentino.
È in quell’istante che avviene l’impatto, come si vede nel video della Verità. «Nel mentre ripartiva l’agente F. L. veniva urtato alla gamba sinistra, rovinando a terra e facendo torsione sulla gamba destra» si legge nei verbali delle forze dell’ordine. Il collega in servizio accorre immediatamente, ferma il veicolo pochi metri più avanti e chiama i soccorsi. L’agente viene portato in ambulanza al pronto soccorso dell’ospedale di Imola.
Dai vari referti medici emergerà una distorsione grave con lesione al mediale del ginocchio. La prognosi supera i sessanta giorni. F. L., seguito dall’avvocato Michele Miccoli (che ieri contattato dalla Verità non ha voluto rilasciare dichiarazioni), dovrà essere operato e sottoporsi a un lungo ciclo di fisioterapia. È costretto a lasciare il servizio per tre mesi, con dolore persistente e mobilità limitata.
Nel frattempo, anche Antonelli senior fornisce la propria versione dei fatti. «Preso dalla concitazione e dalla convinzione di poter passare avendo il pass, ho sbagliato», scrive, «ed invece di proseguire diritto come mi era stato indicato, ho svoltato comunque verso via Santerno e nell’occorso ho urtato l’agente alla gamba». Il padre di Kimi spiega di non essersi reso conto immediatamente dell’impatto: «Pensavo di averlo evitato, convinto di averlo aggirato senza problemi».
Le dichiarazioni vengono depositate agli atti della Polizia stradale. La dinamica è chiara. Ma sarà nel caso un’indagine e un processo a chiarire una volta per tutte quanto accaduto quel giorno. Anche per questo motivo adesso Marco Antonelli si ritrova indagato per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni gravissime dalla procura di Bologna. Non ci sono comunicati, né note ufficiali. L’episodio rimane sottotraccia, noto solo agli addetti ai lavori e a pochi funzionari comunali. Anche il sindaco Marco Panieri del Partito democratico non ha mai commentato pubblicamente l’episodio che ha coinvolto il vigile urbano che stava facendo solo il suo dovere. Il vigile, stimato dai colleghi, è rientrato a lavoro, in attesa dell’operazione al ginocchio.
Antonelli informato delle sue condizioni, ha deciso nei mesi scorsi di contattarlo personalmente, inviandogli un messaggio di scuse per quanto successo, spiegando di non essergli mai capitato di fare una cosa del genere, ammettendo la colpa dispiacendosi.
Nel messaggio di scuse Marco Antonelli aggiunge che, secondo quanto appreso in seguito, avrebbe potuto transitare se avesse avuto con sé il pilota che doveva accompagnare a un’intervista televisiva, ma ribadisce comunque la propria responsabilità.
Nessuna dichiarazione ufficiale arriva dall’amministrazione comunale. In municipio, il silenzio è totale. Nessun comunicato stampa, nessuna presa di posizione pubblica. Una discrezione che, agli occhi di molti, appare come una volontà di non dare rilievo a una vicenda accaduta in un fine settimana in cui Imola si mostrava al mondo. Sul piano formale, non emergono accuse penali. L’incidente resta classificato come sinistro stradale con ferito, inserito nel registro dei rilievi di servizio. Di sicuro ci sarà un risarcimento. Ma tra gli agenti della Polizia locale serpeggia amarezza: uno di loro si è fatto male in servizio, durante un grande evento, e nessuno ne ha parlato. Nemmeno il sindaco.
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