Giallo sulla tregua nella Striscia. «C’è l’ok di Hamas». Ma gli Usa negano
Gaza (Ansa)
  • Operazione senza precedenti delle Idf a Khan Yunis. Il ministro Itamar Ben Gvir aizza la folla contro gli arabi: «Non aiuti, ma pallottole».
  • In Italia, la data per la manifestazione pro Pal sarebbe il 7, in modo da spingere anche i referendum.

Lo speciale contiene due articoli

Mentre l’apparato mediatico internazionale continua a mobilitarsi con una forza senza precedenti per criminalizzare Israele e la popolazione protesta e chiede ad Hamas di lasciare il potere, ieri pomeriggio l’Idf ha emesso un ordine di evacuazione di massa, comunicato in lingua araba, rivolto ai residenti delle aree di Khan Yunis, Bani Suheila, Abasan e Al Qarara, nel Sud della Striscia di Gaza, invitandoli a dirigersi immediatamente verso Ovest, nella zona costiera di Al Mawasi. Nel comunicato l’esercito israeliano afferma di aver avviato un’operazione militare su vasta scala, con l’obiettivo di neutralizzare le infrastrutture operative delle fazioni terroristiche attive nella regione. L’area è stata dichiarata zona di guerra ad alto rischio, e la popolazione – si precisa – è stata ripetutamente avvertita. L’Idf sottolinea inoltre che i gruppi armati continuano a lanciare razzi da quelle località, aggravando la minaccia nei confronti dei civili. L’ordine di evacuazione esclude gli ospedali Nasser e Al Amal di Khan Yunis, che potranno proseguire regolarmente le attività mediche. Domenica l’Idf ha annunciato l’intenzione di prendere il controllo del 75% del territorio della Striscia di Gaza entro i prossimi due mesi, nell’ambito di una nuova offensiva militare contro Hamas. Secondo quanto riferito, con l’avvio dell’operazione terrestre su larga scala, la popolazione palestinese verrà concentrata in tre aree ristrette dell’enclave. La prima è una nuova «zona sicura» individuata nell’area costiera di Al Mawasi, nel Sud della Striscia, già definita in precedenza da Israele come «zona umanitaria».

La seconda comprende una fascia di territorio tra Deir Al -Balah e Nuseirat, nel settore centrale di Gaza, dove finora le forze israeliane non hanno condotto operazioni terrestri. La terza zona è il centro di Gaza City, dove migliaia di civili erano tornati a vivere durante la tregua temporanea siglata all’inizio dell’anno.

Sul fronte delle trattative ieri mattina l’emittente televisiva araba Sky News ha riportato che «il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, annuncerà a breve un cessate il fuoco a Gaza, come parte di un’intesa che prevede il rilascio degli ostaggi israeliani». Nel pomeriggio però l’inviato speciale degli Stati Uniti, Steve Witkoff, ha smentito la versione diffusa da Hamas secondo cui il gruppo avrebbe accettato la sua proposta per un accordo sul cessate il fuoco nella Striscia di Gaza e sul rilascio degli ostaggi. A riportarlo è il giornalista Barak Ravid di Axios, attraverso un post pubblicato sulla piattaforma X. Secondo quanto riferito Witkoff avrebbe dichiarato: «Quello che ho visto da parte di Hamas è deludente e del tutto inaccettabile». L’inviato americano avrebbe inoltre precisato che Israele avrebbe accettato una tregua temporanea e un’intesa per la liberazione degli ostaggi che preveda il rilascio di metà dei prigionieri ancora in vita e metà delle salme, come passo preliminare verso «negoziati sostanziali» volti a raggiungere un cessate il fuoco duraturo.

In precedenza, alcune fonti dei media arabi, citando dichiarazioni del movimento islamista palestinese, avevano riportato un presunto via libera di Hamas alla proposta americana. Secondo l’inviato la tregua «porterà a negoziati significativi verso un cessate il fuoco permanente. Ho accettato di guidare i negoziati, ora c’è un accordo sul tavolo e Hamas dovrebbe firmarlo», ha sottolineato Witkoff. In ogni caso ieri sera Benjamin Netanyahu ha affermato a sorpresa: «Spero che oggi o domani potremo annunciare qualcosa sugli ostaggi».

Altissima tensione ieri a Gerusalemme con il ministro della Sicurezza nazionale di estrema destra, Itamar Ben Gvir, che si è rivolto a decine di migliaia di persone riunite per il Jerusalem Day, parlando da un palco allestito all’esterno della Grande Sinagoga della capitale israeliana, poco prima dell’avvio della tradizionale marcia delle bandiere in direzione della Città Vecchia. Ben Gvir ha rilanciato l’appello a intensificare l’azione militare: «Questa vittoria deve proseguire e andare ancora oltre… entreremo a Gaza e trionferemo!». Il ministro ha quindi criticato duramente la recente decisione del governo di permettere l’ingresso di aiuti umanitari nella Striscia di Gaza. «Caro primo ministro, non dobbiamo fornire loro aiuti umanitari, né carburante… i nostri nemici meritano solo una pallottola in testa!». Durante il discorso, parte del pubblico ha iniziato a intonare il coro «Morte agli arabi», ma Ben Gvir ha corretto: «Morte ai terroristi», spingendo rapidamente la folla a uniformarsi al suo slogan. La tensione è salita immediatamente al punto che alcuni estremisti al grido di «Morte agli arabi» intonando cori come «Possa il tuo villaggio bruciare», hanno attraversato i quartieri musulmani della Città Vecchia di Gerusalemme. Parallelamente, un gruppo di manifestanti — tra cui anche un parlamentare israeliano — ha fatto irruzione in un edificio di Gerusalemme Est appartenente all’Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi. In vista della manifestazione, i negozianti palestinesi hanno chiuso i loro negozi. Quelli che si sono trattenuti oltre mezzogiorno sono stati infastiditi dagli ultranazionalisti ebrei prima di essere costretti a chiudere, ha detto un testimone alla Reuters, aggiungendo che in un caso la polizia israeliana ha spinto gli ultranazionalisti lontano da una vetrina. In una situazione come questa una personalità come Ben Gvir non fa altro che danneggiare Israele anche agli occhi del mondo.

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