Le penne nere arrivano a Genova e il prete di sinistra chiude la chiesa

Finalmente è tutto pronto per l’adunata degli alpini che inizia oggi a Genova: Non una di meno ha pubblicato un form per segnalare ipotetiche molestie; i primi cocci di vetro sono già stati lanciati dalle finestre contro alcune penne nere; don Paolo Farinella ha chiuso la sua chiesa a causa dell’invasione non gradita (l’altra, quella di stranieri, va invece benissimo) degli alpini e, infine, le mura della città si sono, poco alla volta, riempite di scritte «Assassini».
Pronti, via: si può quindi iniziare con l’adunata.
Alla vigilia dell’evento, per non farsi trovare impreparata, Non una di meno ha pubblicato un form, rigorosamente anonimo, in cui le donne, ma anche tutte le «altr3» (sì, le femministe 2.0 hanno scritto proprio così nel loro comunicato), potranno «dare voce al disagio provocato dall’adunata e darne eventualmente informazione pubblica». I racconti, prosegue poi Non una di meno, potranno essere pubblicati sui social, l’unico luogo in cui queste denunce ai danni degli alpini esistono realmente. Come abbiamo già raccontato, infatti, delle oltre 500 testimonianze raccolte in occasione dell’adunata di Rimini, nessuna ebbe poi alcun seguito in un’aula di tribunale. Ma tant’è. Colpire mediaticamente gli alpini aiuta a ottenere visibilità. A volte colpirli anche fisicamente può dare una mano. Come è successo nella notte tra mercoledì e giovedì quando alcune penne nere che si trovavano in vico San Bernardo hanno rischiato di essere centrate da dei barattoli di vetro lanciati dalle finestre. Nessuno, fortunatamente, è rimasto ferito.
Don Farinella, sacerdote da sempre impegnato a sinistra, ha preferito chiudere la propria chiesa, affiggendo sul portone di essa un foglio in cui spiegava il perché di questa decisione: «Questa chiesa non ha territorio e nemmeno parrocchiani. Chi la frequenta viene da tutta Genova e anche da fuori, con mezzi pubblici propri o treni. Ne consegue che, causa alpini, San Torpete è costretto a chiudere domenica». Ora, a rigor di logica, proprio perché la «sua» chiesa non ha territorio e nemmeno parrocchiani, don Farinella avrebbe dovuto tenerla aperta per accogliere gli alpini arrivati da ogni parte d’Italia. Anche perché, tra tutti i corpi militari, quello delle penne nere è quello maggiormente ancorato alla fede cattolica. Gli alpini sarebbero potuti passare di là, dalla chiesa di san Torpete, per accendere un cero al loro Signore delle cime. E invece no. La chiesa è chiusa. La Messa è finita. Andate in pace. E, per favore, bevete nei bicchieri di plastica.
Il sindaco Silvia Salis, infatti, su proposta degli assessori alla Sicurezza, Arianna Viscogliosi, e al Commercio, Tiziana Beghin, ha firmato un’ordinanza per regolamentare il consumo di bevande e l’utilizzo di oggetti potenzialmente pericolosi nelle aree a maggiore afflusso del raduno. Dalle 10.30 di oggi alla mezzanotte di domenica, niente spray urticanti, fuochi pirotecnici e coltelli (e va bene, anche se forse un controllo in più nelle zone dello spaccio forse andrebbe fatto però). Leggendo l’ordinanza, però, viene da chiedersi: negli altri giorni è concesso? E se sì in quale zone?
Nel documento si legge poi che «su tutto il territorio comunale è vietato consumare bevande in contenitori di vetro, metallo (lattine) o ceramica su strade e piazze. È consentito il consumo di bevande contenute in recipienti di vetro o metallo o ceramica all’interno dei locali e nei dehors/plateatici regolarmente autorizzati delle attività di somministrazione, a condizione che il consumo avvenga con avventori seduti e limitatamente agli spazi assentiti. È consentita la vendita di bevande in contenitori di vetro o metallo o ceramica esclusivamente per consumo differito, non in luogo pubblico o aperto al pubblico, a condizione che i contenitori siano chiusi e sigillati al momento della vendita e vengano trasportati dal luogo di acquisto al luogo privato di consumo, restando in ogni caso vietata l’apertura e il consumo su area pubblica o aperta al pubblico». Il tutto sarà in vigore dalle «ore 10.30 del giorno 8, alle ore 00.00 del giorno 11, limitatamente all’area di colore verde». E giù poi con l’elenco delle vie interessate dall’ordinanza.
Per gli alpini, provare a bere qualcosa sarà una corsa a ostacoli, che però pare stiano vincendo. Sia come sia, il giorno del raduno è arrivato. «È la prima volta che veniamo trattati così», dicono gli alpini quando si chiede loro un commento. Anche le scritte comparse sui muri della città non aiutano. «Meno alpini e più gattini» è quella più delicata. C’è chi, sulla basilica di san Siro, ha invocato la morte delle penne nere. Altri invece, hanno preferito definirli assassini. O molestatori. Nonostante le minacce, nonostante le folli ordinanze sugli spazi pubblici che ne hanno complicato l’arrivo, alla fine gli alpini sono a Genova. È un po’ nella loro storia: esserci nonostante tutto.





