Molestie, aggressioni, vite salvate. Genova va nel pallone per gli Alpini

Dopo il successo da 20.000 presenze della dj star Charlotte de Witte, a Genova è il momento delle 90.000 presenze degli alpini. Ieri l’alzabandiera ha dato il via alla 97ª adunata ufficiale delle penne nere che durerà fino a domani. Ma tra gaffe, molestie, furti e contestazioni, la manifestazione è iniziata in salita. Soprattutto per il sindaco glamour Silvia Salis che non ha perso l’occasione per inanellare pasticci.
Dopo aver elogiato gli alpini dando loro il benvenuto con un bel «care alpine e cari alpini», accogliendoli «con orgoglio e rispetto», ha fatto poi sgomberare dalla polizia locale un accampamento non autorizzato composto da una decina di tende e un bagno chimico in un giardino pubblico, contestando ai responsabili l’occupazione abusiva di suolo pubblico. Su questo è intervenuta la consigliera comunale Vittoria Canessa Cerchi, delegata all’organizzazione dell’evento: «È anche per prevenire situazioni di questo tipo che abbiamo deciso di chiudere gran parte dei parchi cittadini».
Lo sgombero ha avuto anche una ricaduta politica. Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini commenta: «A sgomberare dieci alpini in tenda, il Comune di Genova è velocissimo. I cittadini si aspettano altrettanta solerzia per tutti gli altri bivacchi e accampamenti abusivi da parte di gente che spaccia, deruba, accoltella e molesta i genovesi».
Eppure, mercoledì pomeriggio tre alpini sono intervenuti al Porto Antico per prestare soccorso a un uomo colto da un arresto cardiaco, salvandolo, e ricevendo i complimenti di Salis: «È un gesto che ha salvato una vita e che merita la gratitudine di tutta Genova». Malgrado questo, sono stati registrati momenti di tensione nel centro storico, dove un gruppo di alpini sarebbe stato bersaglio di un lancio di barattoli di vetro. Un alpino della sezione Germania è stato circondato vicino al Porto Antico da alcuni ragazzi che gli hanno rubato la penna nera «urlandomi guerrafondaio». Sui social di alcuni gruppi antagonisti circola un messaggio che invita a partecipare al «gioco libero» chiamato «ruba la penna», che prevede una gara a chi colleziona più penne nere.
Nei carrugi il clima è avvelenato dalla sinistra: «Compagni, arrivano gli alpini». Un appuntamento che sa di sfida, con i messaggi che passano di portone in portone, di collettivo in collettivo: «No pasarán!». Così sono iniziati i mugugni dei circoli femministi di Non una di meno. Fanno circolare la voce che gli alpini porterebbero «una mascolinità tossica». Un messaggio ha iniziato a girare sui social: «Portate in borsa un fischietto, può servire da deterrente e attirare l’attenzione». Armati di spray, gli attivisti hanno fatto il giro del centro storico per lasciare il segno della loro insofferenza: «Alpini e militari, molestie seriali», «Remigriamo gli alpini», «Brucia la chiesa, brucia lo Stato. Alpini morti». «Quando si fanno cose incivili non c’è più libertà. La libertà finisce sempre quando comincia quella degli altri e noi vogliamo che tutti qui a Genova si possano sentire liberi di manifestare la loro vicinanza agli alpini», commenta il presidente della Regione Liguria Marco Bucci.
Salis invece si lascia andare a qualche battuta, straripata in gaffe. «Noi siamo genovesi, il mugugno fa parte del dna della città. Se non fossimo mugugnoni non saremmo genovesi». Mugugni sta per lamenti. E in molti, tra i genovesi, sui social non hanno gradito quell’etichetta. Salis, per qualche giorno, ha dovuto mettere da parte interviste nazionali e comparsate nei talk show, e occuparsi in prima persona della vicenda. Una missione complicata per la prima cittadina che alla fine ha optato per l’adagio «un colpo al cerchio e uno alla botte». Alle femministe promette la mano dura: «Tolleranza zero. Le molestie, anche quelle verbali o travestite da goliardia, non sono folklore, sono violenza». Poi il compito ingrato di parlare al proprio elettorato: «Invito a non trasformare questo fine settimana in uno scontro di trincea». In consiglio comunale fa il pieno delle proteste del centrodestra, che l’accusa di aver respinto una mozione di solidarietà alle penne nere. E di aver fatto partire troppo tardi la macchina organizzativa dell’evento, deciso nel 2024, quando il sindaco di Genova era Bucci. Il tempo per organizzare l’accoglienza e i servizi c’era.
Alle critiche si associa il deputato di Fdi Silvio Giovine: «È inaccettabile che un evento come l’adunata venga raccontato come un problema di ordine pubblico prima ancora che inizi».
In questo clima, era inevitabile che gli animi si scaldassero. Alice Salvatore, ex consigliera regionale M5s ed ex candidata alla presidenza della Regione, scrive su Facebook di essere stata importunata sul bus da alcuni alpini «un po’ alticci».
Infine, dal Comune è arrivato un «no» anche ai muli, simbolo storico del corpo alpino, che non sfileranno. Non succedeva dal 1994. Si sostiene che i documenti di tracciabilità degli animali, indispensabili per monitorare eventuali rischi sanitari, non sarebbero mai stati compilati dal gruppo alpino. Sarà comunque una festa, anche se qualcuno fa di tutto per rovinarla.





