- L’Iea avverte: «Prepararsi subito allo stop delle forniture russe». Ma l’Ue rinvia le decisioni: inverno ad alto rischio. Intanto l’aumento dei prezzi interessa ormai tutti i settori. Le aziende, dopo aver ridotto i loro margini per mesi, ora non possono più assorbire l’aumento dei costi. Tim: «Adeguamenti tariffari verso l’alto». Il futuro delle tlc fondamentale per lo sviluppo, la politica ascolti.
- Il Consiglio che parte oggi rimanda le scelte a settembre. Assieme a un mini taglia-bollette, il governo proroga a marzo 2023 la tassa sui profitti.
L’Iea avverte: «Prepararsi subito allo stop delle forniture russe». Ma l’Ue rinvia le decisioni: inverno ad alto rischio. Intanto l’aumento dei prezzi interessa ormai tutti i settori. Le aziende, dopo aver ridotto i loro margini per mesi, ora non possono più assorbire l’aumento dei costi. Tim: «Adeguamenti tariffari verso l’alto». Il futuro delle tlc fondamentale per lo sviluppo, la politica ascolti.Il Consiglio che parte oggi rimanda le scelte a settembre. Assieme a un mini taglia-bollette, il governo proroga a marzo 2023 la tassa sui profitti.Lo speciale contiene due articoli.L’8 maggio del 2021 La Verità titolava: «L’inflazione è già qui, prepariamoci a pagarla». Una semplice analisi che si limitava a unire i puntini del post pandemia. «Usa e Cina spingono i prezzi delle materie prime, dall’acciaio al rame fino a stagno e legno», scrivevamo. Per l’Italia e l’Ue il problema è doppio: «Importiamo beni troppo cari mentre perdiamo potere d’acquisto, in più l’export cede competitività». A quel punto, dopo aver posto alcuni interrogativi sulle scelte delle Banche centrali, ci si limitava a chiedere maggiore sovranità per contrastare l’inflazione. Già allora non era difficile capire che si era di fronte alle fase due della pandemia e alla necessaria comprensione che la sicurezza nazionale non sarebbe passata solo dai vaccini ma anche dal possesso o dal controllo della filiera delle materie prime. In fondo, vaccini, microchip o marmitte catalitiche si producono allo stesso modo. Eppure lo scorso anno come oggi il sistema rimane basato su una filiera lunga e spesso spezzata su due o tre continenti. Al contrario chi come Usa e Cina è riuscito a comprimere la filiera sul proprio territorio sovrano riuscirà a garantirsi una marcia in più. Nell’ultimo anno, la Cina ha scelto una strada di chiusura, mentre gli Usa hanno spinto il piede sull’acceleratore della guerra. L’Europa è rimasta tendenzialmente ferma. Schiacciata tra i due estremi e, dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, esposta pure al fianco Est. Nel frattempo - è bene ricordarlo ora che l’inflazione è esplosa - le autorità finanziarie sono andate avanti a negare l’inflazione o a definirla un colpo di tosse passeggero fino all’ultimo. Praticamente fino al momento in cui hanno deciso di cambiare rotta e alzare i tassi d’interesse con l’intento di comprimere i consumi e schiacciare verso il basso il costo del denaro. Il problema è che, in tempo di guerra economica, non bastano le mosse finanziarie né monetarie. Bisogna tornare a essere padroni della filiera produttiva. Dal gas all’energia fino alle barre d’acciaio. Passando per grano, farina o microchip. Anche se la situazione è veramente complessa non possiamo non notare che l’Ue e i governo europei si sono trastullati con il Recovery plan e con i bonus o l’italianissimo reddito di cittadinanza. Fino ad arrivare agli estremi del Pd che si è spinto a dare la colpa a Vladimir Putin dell’attuale inflazione. La guerra è stata ulteriore benzina sul fuoco, ma sappiamo tutti che il Pnrr è debito che produce inflazione che a sua volta si somma su quella importata dall’estero. Risultato, solo adesso ci accorgiamo che l’inflazione comincia a mordere la vita di tutti i giorni. La benzina oltre ai 2 euro al litro spinge gli automobilisti a ridurre il più possibile gli spostamenti. Al supermercato nelle ultime settimane hanno cominciato ad apparire confezioni di pasta con il prezzo invariato ma dal peso ridotto anche del 30%. La pratica ha un nome preciso in inglese, shrink Inflation, da noi sgrammatura. Serve a non far percepire l’aumento dei prezzi. Un passaggio psicologico che spiega tante cose della dinamica tra aziende e clienti. Una pratica possibile solo in certi settori. Altri hanno tenuto duro fino a oggi. Il problema è che ormai siamo arrivati al punto di non ritorno. La tassa inflattiva adesso ricadrà sulle spalle dei cittadini. A dirlo è Pietro Labriola, ad di Tim, in occasione della relazione annuale davanti all’organo di vigilanza. «Come già accaduto in numerosi Paesi europei, si possono prevedere adeguamenti verso l’alto e indicizzazioni all’inflazione dei prezzi delle offerte Tlc retail e wholesale», ha detto l’ad parlando sia dei costi finali per gli utenti comuni, sia delle tariffe per le società telefoniche che si appoggiano alla rete Tim. La preoccupazione ai vertici delle Tlc è che la sostenibilità del settore sia messa a rischio dal contesto di mercato. Labriola ha ricordato che Tim «è il secondo consumatore a livello nazionale di energia, ma non siamo considerati azienda energivora perché il consumo di energia è distribuito sul territorio». Ha infine tenuto a precisare che è il momento di «rivedere le priorità del settore rispetto al passato e il modello industriale, abbandonando la guerra dei prezzi e le logiche di distruzione del valore, puntando invece a strategie di posizionamento premium improntato alla logica: valore rispetto ai volumi». L’intervento di Labriola non è per nulla secondario. Lancia due alert importanti. Primo, l’uso dei telefoni e dei dati è ormai parte integrante della vita degli italiani e non è un consumo comprimibile. Secondo, se il business delle Tlc non è sostenibile si ferma lo sviluppo del Paese, un bel pezzo di Pnrr. Con tutto ciò che ne deriva. Restando sul tema, sempre Labriola ha evidenziato che il progetto di separazione della rete è basato su considerazioni industriali e ha l’obiettivo di creare entità autonome, più efficaci e competitive di quanto non lo siano restando integrate in un’unica società. Ciò potrebbe portare a sinergie, risparmi, in poche parole a un mini salvagente contro l’inflazione. Il tema è però uno solo: l’urgenza. Tutti i dossier che sono in mano alla politica non possono più essere rimandati. L’inflazione corre e i portafogli si svuotano.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/gas-incubo-inflazione-flagello-2657546643.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="bisogna-tenersi-pronti-alladdio-totale-al-gas-russo-lue-decidera-dopo-lestate" data-post-id="2657546643" data-published-at="1655924561" data-use-pagination="False"> «Bisogna tenersi pronti all’addio totale al gas russo». L’Ue deciderà dopo l’estate Festina lente. «Affrettati lentamente». Sembra essere questo il motto scelto dal governo e dall’Ue per affrontare la crisi energetica. Come ha scritto Camilla Conti su La Verità di ieri, il Comitato per l’emergenza gas di due giorni fa, presieduto dal ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani, ha ritenuto di non dover alzare il livello di allerta, nonostante la situazione critica. Il Comitato ha dato comunque mandato a Snam di procedere senza indugio al riempimento degli stoccaggi. La giacenza di gas in Italia cresce troppo lentamente rispetto alle necessità di accumulare gas per l’inverno. Parlando della sola Stogit, per arrivare con gli stoccaggi pieni a inizio inverno sarebbe necessario un ritmo di riempimento di 60 milioni di metri cubi al giorno in iniezione. Oggi siamo a una media inferiore ai 45 milioni di metri cubi al giorno, per diversi motivi. Il primo è che le regole per lo stoccaggio sono state emanate dal governo in grave ritardo, a stagione di riempimento già iniziata, e non hanno tenuto conto in maniera adeguata delle difficoltà degli operatori a utilizzare gli stoccaggi in presenza di prezzi estivi altissimi. Il secondo è che nel frattempo il complesso del sistema Italia, pur avendo subito una riduzione dei flussi dalla Russia, in alcuni giorni è risultato «lungo» di volumi, per cui abbiamo assistito a esportazioni anziché a iniezioni in stoccaggio. In una situazione di emergenza quale quella attuale, forse sarebbe stato meglio che quei volumi fossero rimasti in Italia e utilizzati per incrementare la giacenza. Appare bizzarro che lo stesso ministro che afferma di volere un tetto al prezzo del gas dichiari poi di non poter vietare le esportazioni. Peraltro, proprio mentre Cingolani raccontava di come e quanto l’idea italiana del tetto al prezzo del gas piaccia in Europa, si è chiarito che nel Consiglio europeo di oggi e domani l’argomento non sarà affrontato. In quel di Bruxelles, i capi di Stato e di governo discuteranno della guerra in Ucraina, di allargamento dell’Unione, di concessione di status di candidato membro a Ucraina e Moldova, di Grande Europa e di dialogo con i Paesi balcanici. Il tema energetico, rivelano fonti dell’Unione, «è una priorità» e sarà sul tavolo della discussione, ma l’incontro di oggi e domani potrebbe essere al massimo «l’occasione per progettare il lavoro per settembre o ottobre». Dunque, a dispetto delle roboanti dichiarazioni di Cingolani e della compunta menzione della proposta fatta da Mario Draghi alle Camere, a Bruxelles non sembra esserci molta fretta di affrontare a livello intergovernativo una discussione sulla proposta italiana di un tetto al prezzo del gas. I contenuti della proposta, peraltro, rimangono avvolti dal mistero, mentre una buona parte degli esperti di settore esprimono scetticismo sulla reale efficacia dello strumento, posto che il prezzo del gas russo cui si vorrebbe mettere un tetto è in realtà il prezzo del Ttf. Si apprende, nel frattempo, che la Commissione europea ha inviato agli Stati membri un questionario nel quale chiede precise indicazioni di quanti e quali sarebbero i settori industriali colpiti da un eventuale blocco improvviso delle forniture di gas dalla Russia. La rilassatezza con cui le istituzioni stanno affrontando il problema rischia di essere un clamoroso errore alla luce dei fatti. La sottovalutazione dell’urgenza appare evidente. Dopo i primi blocchi nei confronti di Paesi periferici, e dopo la secca riduzione delle forniture a Germania, Italia e Austria, l’eventualità di un blocco totale e improvviso dei flussi di gas dalla Russia verso l’Europa appare quanto mai prossima. È di questo avviso anche l’Agenzia internazionale dell’energia (Iea), che ieri ha avvertito l’Europa di prepararsi «immediatamente» allo stop del gas russo e di mettere in atto misure di contenimento della domanda e incremento dell’offerta energetica (carbone e nucleare). Secondo il presidente dell’Iea Fatih Birol, che ha rilasciato un’intervista al Financial Times, i tagli progressivi nelle forniture cui abbiamo assistito sono precursori di tagli ulteriori. I prezzi del gas al Ttf ieri hanno fatto registrare un leggero rialzo, con la quotazione del future sul gas con consegna a luglio che ha chiuso a 127 euro. Sul fronte dei prezzi, anche il governo nonostante gli annunci sul price cap non sembra aspettarsi novità positive: nel decreto per rinnovare i tagli alle bollette, approvato ieri dal cdm, è stata inserita anche la proroga della tassa sugli extraprofitti dal 1° luglio 2022 al 31 marzo 2023 senza indicare la percentuale del prelievo. I quantitativi in ingresso in Italia rimangono costanti su una media di circa 187 milioni di metri cubi al giorno. A Tarvisio, il gas in arrivo dalla Russia fa segnare a giugno una media di 30 milioni di metri cubi al giorno, lontana dalla media di 40 milioni di aprile. Infine, per la settimana prossima è prevista una ulteriore ondata di calore, che potrebbe mettere in crisi il settore elettrico, sotto stress per la mancanza d’acqua che ha ridotto la produzione idroelettrica e che ostacola il raffreddamento delle centrali termoelettriche. Un po’ di pioggia aiuterebbe.
Vladimir Putin (Ansa)
Lo zar: «Ucraini via dal Donbass, ma niente accordo finché c’è Volodymyr Zelensky». Dagli Usa garanzie a Kiev solo a trattato siglato.
Non che ci sia molto da fidarsi. Fatto sta che ieri, mentre monta la psicosi bellica del Vecchio continente, Vladimir Putin ha lanciato un segnale agli europei: «Se hanno spaventato i loro cittadini», ha detto, «e vogliono sentire che non abbiamo alcuna intenzione e nessun piano aggressivo contro l’Europa, va bene, siamo pronti a stabilirlo in ogni modo». L’impegno firmato di Mosca a non attaccare l’Occidente, in effetti, era uno dei 28 punti del primo piano di Donald Trump, ricusato con sdegno sia dagli europei stessi, sia da Kiev. Ma è ancora la versione americana che lo zar confida di discutere, dal momento che i russi specificano di non vedere alcun ruolo dell’Ue nei negoziati.
(Esercito Italiano)
Oltre 1.800 uomini degli eserciti di 7 Paesi hanno partecipato, assieme ai paracadutisti italiani, ad una attività addestrativa di aviolancio e simulazione di combattimento a terra in ambiente ostile. Il video delle fasi dell'operazione.
Si è conclusa l’esercitazione «Mangusta 2025», che ha visto impiegati, tra le provincie di Pisa, Livorno, Siena, Pistoia e Grosseto, oltre 1800 militari provenienti da 7 diverse nazioni e condotta quest’anno contemporaneamente con le esercitazioni CAEX II (Complex Aviation Exercise), dell'Aviazione dell'Esercito, e la MUFLONE, del Comando Forze Speciali dell’Esercito.
L’esercitazione «Mangusta» è il principale evento addestrativo annuale della Brigata Paracadutisti «Folgore» e ha lo scopo di verificare la capacità delle unità paracadutiste di pianificare, preparare e condurre un’operazione avioportata in uno scenario di combattimento ad alta intensità, comprendente attività di interdizione e contro-interdizione d’area volte a negare all’avversario la libertà di movimento e ad assicurare la superiorità tattica sul terreno e la condotta di una operazione JFEO (Joint Forcible Entry Operation) che prevede l’aviolancio, la conquista e la tenuta di un obiettivo strategico.
La particolarità della «Mangusta» risiede nel fatto che gli eventi tattici si generano dinamicamente sul terreno attraverso il confronto diretto tra forze contrapposte, riproducendo un contesto estremamente realistico e imprevedibile, in grado di stimolare la prontezza decisionale dei Comandanti e mettere alla prova la resilienza delle unità. Le attività, svolte in modo continuativo sia di giorno che di notte, hanno compreso fasi di combattimento in ambiente boschivo e sotterraneo svolte con l’impiego di munizionamento a salve e sistemi di simulazione, al fine di garantire il massimo realismo addestrativo.
Di particolare rilievo le attività condotte con l’obiettivo di sviluppare e testare le nuove tecnologie, sempre più fondamentali nei moderni scenari operativi. Nel corso dell’esercitazione infatti, oltre ai nuovi sistemi di telecomunicazione satellitare, di cifratura, di alimentazione elettrica tattico modulare campale anche integrabile con pannelli solari sono stati impiegati il Sistema di Comando e Controllo «Imperio», ed il sistema «C2 DN EVO» che hanno consentito ai Posti Comando sul terreno di pianificare e coordinare le operazioni in tempo reale in ogni fase dell’esercitazione. Largo spazio è stato dedicato anche all’utilizzo di droni che hanno permesso di ampliare ulteriormente le capacità di osservazione, sorveglianza e acquisizione degli obiettivi.
La «Mangusta 2025» ha rappresentato un’importante occasione per rafforzare la cooperazione e l’amalgama all’interno della cosiddetta Airborne Community. A questa edizione hanno partecipato la Brigata Paracadutisti Folgore, la 1st Airborne Brigade giapponese, l’11th Parachute Brigade francese, il 16 Air Assault Brigade Combat Team britannica, il Paratrooper Regiment 31 e la Airborne Reconnaissance Company 260 tedesche, la Brigada «Almogávares» VI de Paracaidistas e la Brigada de la Legión «Rey Alfonso XIII» spagnole e la 6th Airborne Brigade polacca.
L’esercitazione ha visto il contributo congiunto di più Forze Armate e reparti specialistici. In particolare, l’Aviazione dell’Esercito ha impiegato vettori ad ala rotante CH-47F, UH-90A, AH-129D, UH-205A e UH-168B/D per attività di eliassalto ed elitrasporto. L’Aeronautica Militare ha assicurato il supporto con velivoli da trasporto C-27J e C-130J della 46ª Brigata Aerea, impiegati per l’aviolancio di carichi e personale, oltre a partecipare con personale paracadutista «Fuciliere dell’Aria» del 16° Stormo «Protezione delle Forze» e fornendo il supporto logistico e di coordinamento dell’attività di volo da parte del 4° Stormo.
A completare il dispositivo interforze, la 2ª Brigata Mobile Carabinieri ha partecipato con unità del 1° Reggimento Carabinieri Paracadutisti «Tuscania», del 7° Reggimento Carabinieri «Trentino Alto Adige» e del 13° Reggimento Carabinieri «Friuli Venezia Giulia». Il 1° Tuscania ha eseguito azioni tipiche delle Forze Speciali, mentre gli assetti del 7° e 13° alle attività di sicurezza e controllo nell’area d’esercitazione e alle attività tattiche di contro-interdizione.
Questa sinergia ha permesso di operare efficacemente in un ambiente operativo multi-dominio, favorendo l’interoperabilità tra unità, sistemi e procedure, contribuendo a consolidare la capacità di coordinamento e integrazione.
Oltre a tutti i Reparti della Brigata Paracadutisti «Folgore», l’esercitazione ha visto la partecipazione del: 1° Reggimento Aviazione dell'Esercito «Antares», 4° Reggimento Aviazione dell'Esercito «Altair», 5° Reggimento Aviazione dell'Esercito «Rigel», 7° Reggimento Aviazione dell'Esercito «Vega», 66° Reggimento Fanteria Aeromobile «Trieste», 87° Reparto Comando e Supporti Tattici «Friuli», 9° Reggimento d'Assalto Paracadutisti «Col Moschin», 185° Reggimento Paracadutisti Ricognizione Acquisizione Obiettivi «Folgore», 4° Reggimento Alpini Paracadutisti, 1° Reggimento «Granatieri di Sardegna», 33° Reggimento Supporto Tattico e Logistico «Ambrosiano», 33° Reggimento EW, 13° Reggimento HUMINT, 9° Reggimento Sicurezza Cibernetica «Rombo» e 4° Reparto di Sanità «Bolzano» e di assetti di specialità dotati di sistema d’arma «Stinger» del 121° Reggimento artiglieria contraerei «Ravenna».
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Soldati Francesi (Ansa)
Dopo la Germania, Emmanuel Macron lancia un piano per 50.000 arruolamenti l’anno. E Guido Crosetto prepara la norma. Vladimir Putin assicura: «Non ci sarà un attacco all’Europa. Pronto a firmare la pace se Kiev si ritira dal Donbass».
I tre grandi Paesi fondatori dell’Europa unita mettono l’elmetto. Dopo la Germania, che in agosto aveva iniziato l’iter per una legge sulla reintroduzione del servizio di leva, puntando a costituire un esercito da mezzo milione di persone, tra soldati e riservisti, ieri anche Francia e Italia hanno avviato o ipotizzato progetti analoghi.
Ansa
Pubblicate le motivazioni della decisione della Corte dei Conti di bloccare l’opera: sarebbero state violate due direttive Ue e manca il parere dell’Autorità dei trasporti. Palazzo Chigi: «Risponderemo».
Quel ponte non s’ha da fare né domani né mai. Paiono ispirati dai Bravi i giudici contabili e Don Rodrigo è il timor panico di fronte all’annuncio che il referendum sulla riforma Nordio con tutta probabilità si fa a marzo. È questo il senso che si ricava dalla lettura delle motivazioni addotte dalla Corte dei conti per spiegare la negazione del visto di legittimità con ordinanza del 29 ottobre scorso alla delibera con cui il 6 agosto il Cipess ha approvato il progetto definitivo del ponte sullo stretto di Messina.
Palazzo Chigi ha accusato ricevuta e in una nota dice: «Le motivazioni saranno oggetto di attento approfondimento da parte del governo, in particolare dalle amministrazioni coinvolte che da subito sono state impegnate a verificare gli aspetti ancora dubbi. Il governo è convinto che si tratti di profili con un ampio margine di chiarimento davanti alla stessa Corte in un confronto che intende essere costruttivo e teso a garantire all’Italia una infrastruttura strategica attesa da decenni».






