
«Sono felice di essere tornato!». Il 28 aprile dell’anno scorso aveva risposto così ChatGpt ai primi utenti che avevano avuto nuovamente accesso al servizio in Italia circa un mese dopo lo stop temporaneo deciso dal Garante per la privacy che per primo in Europa aveva bloccato il trattamento dei dati a causa del mancato rispetto della normativa in materia. A pochi giorni dal termine ultimo del 30 aprile fissato dall’Autorità, OpenAi, la società statunitense che ha sviluppato e gestisce la piattaforma, aveva ottemperato alle richieste e poi riaperto il servizio. Ma il lavoro del Garante italiano non si è fermato, anzi. A dieci mesi dal primo cartellino rosso, ieri ne ha alzato un altro e ha notificato a OpenAi l’atto di contestazione per aver violato la normativa in materia di protezione dei dati personali. «A seguito del provvedimento di limitazione provvisoria del trattamento, adottato dal Garante nei confronti della società lo scorso 30 marzo, e all’esito dell’istruttoria svolta, l’Autorità ha ritenuto che gli elementi acquisiti possano configurare uno o più illeciti rispetto a quanto stabilito dal regolamento Ue», si legge in una nota. Dove si aggiunge che OpenAi avrà 30 giorni per comunicare le proprie memorie difensive in merito alle presunte violazioni contestate. «Nella definizione del procedimento il Garante terrà conto dei lavori in corso nell’ambito della speciale task force, istituita dal board che riunisce le Autorità di protezione dati della Ue (Edpb)», conclude il comunicato.
La mossa arriva proprio mentre Consiglio e Parlamento europeo devono votare l’Ai act, il pacchetto di regole comunitarie sull’Intelligenza artificiale. L’accordo politico era stato raggiunto a dicembre dalle istituzioni Ue ma deve ancora incassare il via libera definitivo di Europarlamento e Consiglio prima di diventare legge. Il regolamento sarà applicabile a due anni dall’entrata in vigore, a eccezione delle norme sui divieti (applicabili dopo sei mesi), e sull’Ia per scopi generali (Gpai, dopo 12 mesi). Un patto sull’Ia verrà lanciato per il periodo di transizione. L’autorità italiana, dunque, si muoverà nell’ambito della task force sull’Intelligenza artificiale che il Consiglio dei garanti europei ha istituito l’anno scorso per evitare fughe in avanti e approcci in ordine sparso nella regolamentazione di questi strumenti.
L’attività del Garante sul fronte della protezione dei dati personali sarà sempre più importante anche considerando le prossime novità digitali che riguardano la vota degli italiani. Dovrebbe, infatti, arrivare domani il via libera del governo all’It wallet, il primo portafoglio digitale libero e gratuito per tutti i maggiorenni. Secondo le anticipazioni pubblicate ieri dal Messaggero, saranno disponibili sulla app Io sia la carta d’identità, sia la tessera sanitaria, sia la carta della disabilità in digitale. Si inizierà con una sperimentazione tecnica di qualche mese, scrive il Messaggero, proprio a partire da tessera sanitaria e carta della disabilità, coinvolgendo qualche centinaio di persone. Stando agli attuali obiettivi prefissati la piattaforma dovrebbe essere pronta entro il 30 giugno, ma il traguardo potrebbe slittare a settembre. A quel punto i cittadini potranno caricare sull’app Io questi due documenti, certificati con la firma elettronica. La carta d’identità, fa sapere il dipartimento, dovrebbe arrivare in formato digitale assieme alle due tessere o subito dopo, al massimo entro il prossimo ottobre. In una terza fase, tra l’autunno di quest’anno e i primi mesi del prossimo, si aprirà poi l’app Io alla patente di guida, il passaporto, la tessera elettorale e man mano a tutti gli altri documenti (come titoli di studio e licenze professionali, oltre che documenti giuridici che provano l’attivazione di regimi di tutela, rappresentanza o delega). Ci sarà poi spazio anche per perizie e titoli o attestati tecnici, grazie a una serie di altri portafogli digitali (questi, però, a pagamento) dedicati ai professionisti (come avvocati, ingegneri, commercialisti e architetti), alle banche e alle aziende di telecomunicazione, con una partnership tra Stato e imprese. Oltre ai provider pubblici, quindi, ci saranno anche quelli privati.
Nel frattempo, ieri il direttore Agenzia delle entrate, Ernesto Maria Ruffini, al Forum nazionale dei commercialisti ha rassicurato che non sarà l’Intelligenza artificiale a fare l’attività di accertamento, «assolutamente no», ma «è uno strumento che aiuta gli uomini dell’Agenzia a fare il loro lavoro. Puntiamo tutto sulla digitalizzazione dei nostri strumenti». Questo potrebbe ingenerare qualche preoccupazione: «Sono tecnologie che ci consentono di migliorare la nostra azione e la precisione dell’analisi di rischio ma non sono usate nella fase finale del processo e vengono usate nel pieno rispetto delle norme per la privacy».






