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2024-02-03
Funzionari Ue e Usa contro Israele: «A Gaza c’è il rischio di un genocidio»
Ansa
Più di 800 diplomatici, funzionari americani ed europei hanno firmato un documento detto «transatlantico», nel quale si denuncia Israele per «gravi violazioni del diritto internazionale», durante la sua risposta militare alla Striscia di Gaza in seguito all’attacco di Hamas dell’7 ottobre. Nel testo, visionato anche dalla Bbc, che fino a oggi non ha certo brillato per equidistanza, i firmatari esortano i rispettivi governi ad adottare una posizione più decisa. Avvertono che la mancanza di una risposta incisiva potrebbe comportare il rischio «di diventare complici di una delle più gravi catastrofi umanitarie del secolo, inclusi scenari di pulizia etnica e genocidi».
Sul fronte della possibile tregua, alla Nbc un alto funzionario israeliano ha affermato che le probabilità che si realizzi la proposta di un nuovo cessate il fuoco a Gaza e la liberazione degli ostaggi «sono attualmente valutate come 50 e 50». Mentre c’è attesa per la risposta definitiva da parte di Hamas, dove lo scontro tra la leadership politica e quella militare è sempre più forte. Ieri il capo politico di Hamas, Ismail Haniyeh, in un colloquio telefonico con il ministro degli Esteri iraniano, Hossein Amirabdollahian, ha affermato: «I movimenti di resistenza prenderanno in considerazione iniziative per un cessate il fuoco a Gaza solo se tali proposte rispetteranno gli interessi della nazione palestinese». A quel punto il suo interlocutore, come scrive l’agenzia iraniana Irna, avrebbe risposto: «Il popolo palestinese ha il diritto di determinare il proprio futuro e nessun partito o Paese dovrebbe imporre la propria volontà o progetti politici alla nazione palestinese».
Anche all’interno del governo israeliano non mancano le perplessità e nulla è dato per certo, anche perché i membri di estrema destra del gabinetto di guerra israeliano si oppongono alla liberazione di un determinato numero di prigionieri palestinesi. Inoltre, c’è il timore (condiviso anche da altri ministri) che molti dei 136 ostaggi ancora nelle mani di Hamas in realtà siano già morti. Hamas ha richiesto il rilascio di migliaia di detenuti palestinesi, compresi quelli condannati all’ergastolo, come Marwan Barghouti e Ahmad Saadat. Barghouti, potenziale candidato presidente dell’Autorità nazionale palestinese, è detenuto dal 2002 come leader della seconda intifada, condannato a cinque ergastoli. Mentre Saadat è il capo del Fronte popolare per la liberazione della Palestina, ed è stato condannato a 30 anni per l’uccisione di un ministro israeliano. Per Israele, liberarli sarebbe una debacle di proporzioni pari a quella del 7 ottobre 2023. Sempre a proposito degli ostaggi, la polizia di Cesarea, tra Tel Aviv e Haifa, da ieri sta intensificando le misure di sicurezza attorno alla residenza privata di Benjamin Netanyahu in previsione di una nuova manifestazione indetta per oggi dalle famiglie dei 136 ostaggi, prigionieri da oltre 120 giorni a Gaza, e contemporaneamente è prevista un’altra manifestazione a Tel Aviv, nella «Piazza degli ostaggi», che si trova nei pressi dal ministero della Difesa.
A proposito dell’attesa riposta militare americana dopo gli attacchi alle proprie basi in Medio Oriente, il gruppo armato iracheno filo-Iran al-Nujaba ha annunciato la sua intenzione di perseguire gli attacchi contro le forze statunitensi nella regione del Medio Oriente, nonostante le minacce provenienti da Washington. Mentre Akram al-Kaabi, leader di al-Nujaba, in un comunicato riportato da Al Jazeera, ha affermato: «Qualsiasi attacco degli Stati Uniti avrà una risposta adeguata». Poi il gruppo armato ha sottolineato la sua determinazione nel continuare le azioni militari «finché le truppe statunitensi non si ritireranno dall’Iraq e fino a quando non sarà conclusa la guerra di Israele contro Gaza».
Anche ieri sono proseguite le operazioni di terra da parte delle Forze di difesa israeliane (Idf) nella Striscia di Gaza, e in particolare a Khan Yunis, dove le Idf affermano di aver recuperato documenti che dimostrerebbero l’utilizzo delle moschee nella Striscia di Gaza da parte di Hamas e della jihad islamica per «scopi terroristici». Per le Idf, decine di moschee sono state utilizzate come depositi di armi e punti di raccolta operativi, oltre a contenere ingressi per i tunnel utilizzati dai miliziani.
Mentre scriviamo ci sono da registrare due notizie. Il sistema di difesa israeliano Arrow ha intercettato e distrutto un missile terra-terra lanciato dal Mar Rosso verso il territorio di Israele. Solo poche ore prima i ribelli Huthi hanno reso noto che gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno condotto almeno sette attacchi aerei nella provincia di Hajjah, nel Nordovest dello Yemen, mentre i bombardieri B-1B hanno lasciato la base aeronautica di Lakenheath nel Regno Unito con l’obiettivo di completare una missione in Medio Oriente.
Intanto ieri il ministro della Difesa Guido Crosetto ha annunciato che l’Italia assumerà il comando tattico di Aspides, la missione Ue nel Mar Rosso: «Si tratta di un ulteriore riconoscimento dell’impegno del governo e della Difesa e della professionalità della Marina militare», ha commentato il ministro.
Hamas rivendica le bombe a Firenze
Un video di poco meno di due minuti per rivendicare il lancio di due bombe incendiarie contro il consolato generale degli Stati Uniti a Firenze. A firmarlo il movimento «The whole world is Hamas», il cui logo ha i colori distintivi (nero e verde) del movimento terroristico palestinese responsabile dell’attacco del 7 ottobre contro Israele. Il filmato è arrivato via mail alla sede Rai fiorentina, ieri notte alle 2, poche ore dopo il lancio delle due molotov contro la sede diplomatica degli Stati Uniti, che non ha provocato danni né feriti. È in lingua araba, pronunciato da una voce criptata da dispostivi tecnologici ma con i sottotitoli in italiano, anche se con alcuni errori, ed è diviso in tre parti: la prima con un’inquadratura fissa sulla sede del consolato, la seconda con le prime pagine dei giornali e la terza con un uomo vestito come guerrigliero di Hamas.
Chiaro il testo: «Oggi è il 30 gennaio. Tra 24 ore cominceremo, se Dio vuole, con la prima operazione in Europa. Come avvertimento: l’obiettivo è il lancio di due bombe a 1-2 metri dal consolato generale degli Usa a Firenze. In Italia, solo come avvertimento. Tuttavia, se l’Italia e l’Europa continueranno a sostenere i crimini di Israele e Usa, inizieremo con la vera prima operazione e sappiate che oltre metà degli obbiettivi non sono israeliani o americani».
Il documento, sequestrato dalla polizia postale e acquisito dalla Digos, viene ritenuto attendibile dalla Procura distrettuale antimafia e antiterrorismo che si sta occupando della vicenda. «È una situazione seria che non stiamo sottovalutando», ha spiegato il procuratore capo Filippo Spiezia, specificando che sul video di rivendicazione «ci sono accertamenti in corso». «Ho informato i colleghi di Eurojust che dispone di un registro giudiziario antiterrorismo e con cui abbiamo uno scambio di informazioni in tempo reale. La situazione è da leggere valutando tutto lo scenario internazionale», ha concluso Spiezia.
Nel frattempo gli investigatori dell’Antiterrorismo, coordinati dal procuratore aggiunto Luca Tescaroli e dal sostituto Lorenzo Gestri, stanno analizzando lo stesso documento, consultabile attraverso un link contenuto nella mail, che è stato inviato alla redazione di Report (sul posto è intervenuto il reparto tecnico del Ros di Roma) e al sito online di Firenze Today. Oltre alla schermata con le prime pagine dei siti e dei giornali che danno notizia delle molotov, nella parte finale compare anche un militante di Hamas, il cui volto è completamente coperto, vestito con una mimetica da combattimento che dice: «La pace sia su di voi, musulmani e gente perbene. In quanto a voi sionisti nel mondo, voi criminali, voi immorali, siate maledetti da Dio fino al giorno del giudizio. Ho un messaggio veloce per il governo israeliano e italiano e all’Unione europea e a tutti i governi sionisti in Europa e nel mondo. Sappiate che per ogni civile palestinese ucciso si crea un nuovo combattente di Hamas nel mondo. Gloria a Dio, il Signore dei mondi, per la prima operazione in Europa. Tessono strategie e anche Dio ne tesse, e Dio è il migliore degli strateghi». Nella mail di accompagnamento arrivata a Firenze Today si specifica che gli obiettivi individuati per possibili attentati sono 49 e, pur non facendo riferimento alle molotov contro il consolato, lancia un messaggio chiaro: «La propaganda occidentale, serva di Usa e Israele, vuol far credere alla popolazione che lo Stato occupante dal 1948 la Palestina contro tutte le leggi internazionali e le risoluzioni dell’Onu siano le vittime. Mentre gli oltre 10.000 bambini palestinesi massacrati in 100 giorni dai bombardamenti israeliani siano i terroristi».
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Il documento transatlantico firmato da 800 diplomatici. Intanto Gerusalemme propone la tregua in cambio degli ostaggi. Ma gli jihadisti chiedono il rilascio di migliaia di detenuti, tra cui due terroristi pluricondannati.Hamas rivendica le bombe a Firenze. Due molotov scagliate sull’ambasciata americana: nessun danno. Ma poi spunta un video minatorio: «Era solo un avvertimento». Digos e Antiterrorismo al lavoro.Lo speciale contiene due articoli.Più di 800 diplomatici, funzionari americani ed europei hanno firmato un documento detto «transatlantico», nel quale si denuncia Israele per «gravi violazioni del diritto internazionale», durante la sua risposta militare alla Striscia di Gaza in seguito all’attacco di Hamas dell’7 ottobre. Nel testo, visionato anche dalla Bbc, che fino a oggi non ha certo brillato per equidistanza, i firmatari esortano i rispettivi governi ad adottare una posizione più decisa. Avvertono che la mancanza di una risposta incisiva potrebbe comportare il rischio «di diventare complici di una delle più gravi catastrofi umanitarie del secolo, inclusi scenari di pulizia etnica e genocidi». Sul fronte della possibile tregua, alla Nbc un alto funzionario israeliano ha affermato che le probabilità che si realizzi la proposta di un nuovo cessate il fuoco a Gaza e la liberazione degli ostaggi «sono attualmente valutate come 50 e 50». Mentre c’è attesa per la risposta definitiva da parte di Hamas, dove lo scontro tra la leadership politica e quella militare è sempre più forte. Ieri il capo politico di Hamas, Ismail Haniyeh, in un colloquio telefonico con il ministro degli Esteri iraniano, Hossein Amirabdollahian, ha affermato: «I movimenti di resistenza prenderanno in considerazione iniziative per un cessate il fuoco a Gaza solo se tali proposte rispetteranno gli interessi della nazione palestinese». A quel punto il suo interlocutore, come scrive l’agenzia iraniana Irna, avrebbe risposto: «Il popolo palestinese ha il diritto di determinare il proprio futuro e nessun partito o Paese dovrebbe imporre la propria volontà o progetti politici alla nazione palestinese». Anche all’interno del governo israeliano non mancano le perplessità e nulla è dato per certo, anche perché i membri di estrema destra del gabinetto di guerra israeliano si oppongono alla liberazione di un determinato numero di prigionieri palestinesi. Inoltre, c’è il timore (condiviso anche da altri ministri) che molti dei 136 ostaggi ancora nelle mani di Hamas in realtà siano già morti. Hamas ha richiesto il rilascio di migliaia di detenuti palestinesi, compresi quelli condannati all’ergastolo, come Marwan Barghouti e Ahmad Saadat. Barghouti, potenziale candidato presidente dell’Autorità nazionale palestinese, è detenuto dal 2002 come leader della seconda intifada, condannato a cinque ergastoli. Mentre Saadat è il capo del Fronte popolare per la liberazione della Palestina, ed è stato condannato a 30 anni per l’uccisione di un ministro israeliano. Per Israele, liberarli sarebbe una debacle di proporzioni pari a quella del 7 ottobre 2023. Sempre a proposito degli ostaggi, la polizia di Cesarea, tra Tel Aviv e Haifa, da ieri sta intensificando le misure di sicurezza attorno alla residenza privata di Benjamin Netanyahu in previsione di una nuova manifestazione indetta per oggi dalle famiglie dei 136 ostaggi, prigionieri da oltre 120 giorni a Gaza, e contemporaneamente è prevista un’altra manifestazione a Tel Aviv, nella «Piazza degli ostaggi», che si trova nei pressi dal ministero della Difesa. A proposito dell’attesa riposta militare americana dopo gli attacchi alle proprie basi in Medio Oriente, il gruppo armato iracheno filo-Iran al-Nujaba ha annunciato la sua intenzione di perseguire gli attacchi contro le forze statunitensi nella regione del Medio Oriente, nonostante le minacce provenienti da Washington. Mentre Akram al-Kaabi, leader di al-Nujaba, in un comunicato riportato da Al Jazeera, ha affermato: «Qualsiasi attacco degli Stati Uniti avrà una risposta adeguata». Poi il gruppo armato ha sottolineato la sua determinazione nel continuare le azioni militari «finché le truppe statunitensi non si ritireranno dall’Iraq e fino a quando non sarà conclusa la guerra di Israele contro Gaza». Anche ieri sono proseguite le operazioni di terra da parte delle Forze di difesa israeliane (Idf) nella Striscia di Gaza, e in particolare a Khan Yunis, dove le Idf affermano di aver recuperato documenti che dimostrerebbero l’utilizzo delle moschee nella Striscia di Gaza da parte di Hamas e della jihad islamica per «scopi terroristici». Per le Idf, decine di moschee sono state utilizzate come depositi di armi e punti di raccolta operativi, oltre a contenere ingressi per i tunnel utilizzati dai miliziani. Mentre scriviamo ci sono da registrare due notizie. Il sistema di difesa israeliano Arrow ha intercettato e distrutto un missile terra-terra lanciato dal Mar Rosso verso il territorio di Israele. Solo poche ore prima i ribelli Huthi hanno reso noto che gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno condotto almeno sette attacchi aerei nella provincia di Hajjah, nel Nordovest dello Yemen, mentre i bombardieri B-1B hanno lasciato la base aeronautica di Lakenheath nel Regno Unito con l’obiettivo di completare una missione in Medio Oriente. Intanto ieri il ministro della Difesa Guido Crosetto ha annunciato che l’Italia assumerà il comando tattico di Aspides, la missione Ue nel Mar Rosso: «Si tratta di un ulteriore riconoscimento dell’impegno del governo e della Difesa e della professionalità della Marina militare», ha commentato il ministro.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/funzionari-ue-usa-israele-2667159869.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="hamas-rivendica-le-bombe-a-firenze" data-post-id="2667159869" data-published-at="1706955078" data-use-pagination="False"> Hamas rivendica le bombe a Firenze Un video di poco meno di due minuti per rivendicare il lancio di due bombe incendiarie contro il consolato generale degli Stati Uniti a Firenze. A firmarlo il movimento «The whole world is Hamas», il cui logo ha i colori distintivi (nero e verde) del movimento terroristico palestinese responsabile dell’attacco del 7 ottobre contro Israele. Il filmato è arrivato via mail alla sede Rai fiorentina, ieri notte alle 2, poche ore dopo il lancio delle due molotov contro la sede diplomatica degli Stati Uniti, che non ha provocato danni né feriti. È in lingua araba, pronunciato da una voce criptata da dispostivi tecnologici ma con i sottotitoli in italiano, anche se con alcuni errori, ed è diviso in tre parti: la prima con un’inquadratura fissa sulla sede del consolato, la seconda con le prime pagine dei giornali e la terza con un uomo vestito come guerrigliero di Hamas. Chiaro il testo: «Oggi è il 30 gennaio. Tra 24 ore cominceremo, se Dio vuole, con la prima operazione in Europa. Come avvertimento: l’obiettivo è il lancio di due bombe a 1-2 metri dal consolato generale degli Usa a Firenze. In Italia, solo come avvertimento. Tuttavia, se l’Italia e l’Europa continueranno a sostenere i crimini di Israele e Usa, inizieremo con la vera prima operazione e sappiate che oltre metà degli obbiettivi non sono israeliani o americani». Il documento, sequestrato dalla polizia postale e acquisito dalla Digos, viene ritenuto attendibile dalla Procura distrettuale antimafia e antiterrorismo che si sta occupando della vicenda. «È una situazione seria che non stiamo sottovalutando», ha spiegato il procuratore capo Filippo Spiezia, specificando che sul video di rivendicazione «ci sono accertamenti in corso». «Ho informato i colleghi di Eurojust che dispone di un registro giudiziario antiterrorismo e con cui abbiamo uno scambio di informazioni in tempo reale. La situazione è da leggere valutando tutto lo scenario internazionale», ha concluso Spiezia. Nel frattempo gli investigatori dell’Antiterrorismo, coordinati dal procuratore aggiunto Luca Tescaroli e dal sostituto Lorenzo Gestri, stanno analizzando lo stesso documento, consultabile attraverso un link contenuto nella mail, che è stato inviato alla redazione di Report (sul posto è intervenuto il reparto tecnico del Ros di Roma) e al sito online di Firenze Today. Oltre alla schermata con le prime pagine dei siti e dei giornali che danno notizia delle molotov, nella parte finale compare anche un militante di Hamas, il cui volto è completamente coperto, vestito con una mimetica da combattimento che dice: «La pace sia su di voi, musulmani e gente perbene. In quanto a voi sionisti nel mondo, voi criminali, voi immorali, siate maledetti da Dio fino al giorno del giudizio. Ho un messaggio veloce per il governo israeliano e italiano e all’Unione europea e a tutti i governi sionisti in Europa e nel mondo. Sappiate che per ogni civile palestinese ucciso si crea un nuovo combattente di Hamas nel mondo. Gloria a Dio, il Signore dei mondi, per la prima operazione in Europa. Tessono strategie e anche Dio ne tesse, e Dio è il migliore degli strateghi». Nella mail di accompagnamento arrivata a Firenze Today si specifica che gli obiettivi individuati per possibili attentati sono 49 e, pur non facendo riferimento alle molotov contro il consolato, lancia un messaggio chiaro: «La propaganda occidentale, serva di Usa e Israele, vuol far credere alla popolazione che lo Stato occupante dal 1948 la Palestina contro tutte le leggi internazionali e le risoluzioni dell’Onu siano le vittime. Mentre gli oltre 10.000 bambini palestinesi massacrati in 100 giorni dai bombardamenti israeliani siano i terroristi».
Elisabetta Gardini (Imagoeconomica)
La proposta di legge a prima firma Elisabetta Gardini di Fratelli d’Italia può essere considerata solo un ricordo. «In merito alle notizie riportate dalla stampa sulla proposta di legge in materia di disciplina condominiale, si precisa che la pdl in questione è stata formalmente ritirata», ha chiarito ieri la Gardini, vice capogruppo di Fratelli d’Italia a Montecitorio a seguito della notizia pubblicata da La Verità, sull’iniziativa presa dal comitato tecnico della riforma di inviare alle associazioni di settore una convocazione per aprire tavoli di confronto. Nella missiva che La Verità ha potuto leggere c’era scritto: «Questo comitato tecnico, su mandato degli onorevoli deputati firmatari, sta procedendo con i tavoli di confronto con le parti sociali interessate allo scopo di raccogliere il loro prezioso contributo. Questa proposta», si legge ancora, «è un cantiere aperto e quindi il vostro contributo è ritenuto essenziale e funzionale alla costruzione di una versione definitiva alla proposta che possa , così, riscontrare le segnalazioni di tutti». E poi: «Tanto premesso, codesta associazione/organizzazione è convocata al tavolo che si terrà il giorno...». Seguivano in calce i nomi dei rappresentanti del comitato, Francesco Schena, Pietrantonio Lisi e Carlo Pikler, oltre all’indicazione del comitato tecnico riforma del condominio, onorevole Elisabetta Gardini. Così l’esponente di FdI ha precisato: «La proposta di legge è stata formalmente ritirata». Il caso quindi è chiuso (resta da capire in nome di chi il comitato stesse inviando queste lettere di convocazione) e i proprietari di immobili possono tirare un sospiro di sollievo. D’altronde se in molti auspicano da tempo una riforma della normativa, è pur vero che il testo presentato a dicembre scorso affrontava la materia in modo profondamente penalizzante per i condomini. Tant’è che subito dalle forze politiche della maggioranza era arrivata una levata di scudi. A cominciare dalla Lega che aveva parlato di testo «con evidenti criticità e non condiviso» facendo intendere in modo esplicito che non c’era una scelta collegiale. Anche Forza Italia aveva preso le distanze e per bocca del responsabile del dipartimento casa, Roberto Rosso, che aveva annunciato «una nuova proposta di riforma sulla disciplina dei condomìni». Mentre il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, aveva chiarito. «È una proposta che, come molte altre, è in discussione alla Camera. Trattandosi di una proposta è indispensabile un confronto tra tutti i soggetti interessati in grado di costruire una posizione di buon senso a tutela della casa degli italiani, senza la quale Fratelli d’Italia ritiene che non potrà proseguire il suo iter».
Insomma, nessuna forza politica sembrava interessata a portare avanti un testo che svantaggia i condomìni moltiplicando la burocrazia e creando i presupposti per una situazione caotica nella gestione degli immobili. Si prevedeva, per esempio, la creazione presso il Mimit (il ministero del Made in Italy), di un elenco nazionale pubblico degli amministratori che avrebbero dovuto essere in possesso di laurea. Poi, lo stop ai pagamenti in contanti e l’obbligo di versare i saldi su uno conto corrente dedicato, postale o bancario, intestato al condominio. Inoltre le informazioni relative alla sicurezza delle parti comuni dell’edificio avrebbero dovuto essere verificate e certificate da una società specializzata.
Gli immobili con oltre 20 condomìni, poi, dovevano dotarsi di un revisore. Il punto più controverso era un altro: chi è in regola con i pagamenti finisce per pagare anche per chi è moroso? I creditori infatti possono agire sulle somme sul conto corrente condominiale (alimentato da chi è in regola con i pagamenti) e in via sussidiaria sui beni dei condomìni in base alla morosità di ciascuno e infine su chi ha sempre pagato. Dopo il danno la beffa. Che a questo punto sembra davvero scampata.
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Christine Lagarde (Ansa)
È la versione monetaria del «non correte tutti verso l’uscita, le porte restano aperte». In altre parole, la Bce sta costruendo un sistema per evitare vendite obbligate prima ancora che qualcuno pensi di farle. Psicologia dei mercati. Mentre a Bruxelles si discute con tono solenne di integrazione dei mercati dei capitali e di mobilitare il risparmio europeo c’è chi ha deciso di affrontare la questione da un’angolazione sorprendente. I Paesi Bassi hanno scelto di cambiare radicalmente il modo in cui tassano le rendite finanziarie, comprese le criptovalute La riforma entrerà in vigore nel 2028 ma ha già acceso un dibattito degno di un seminario di filosofia morale.
La Camera dei Rappresentanti dei Paesi Bassi ha approvato una riforma che certo non agevola gli investimenti. Non sarà tassato solo l’incasso, ma anche ciò che aumenta di valore. Se il portafoglio cresce, anche senza vendere nulla, per il fisco quel guadagno esiste già. È reddito. È imponibile.
È la tassazione dell’arricchimento potenziale. Una metafisica fiscale che Platone avrebbe probabilmente apprezzato. E non importa se questo sistema porterà a vendite forzate visto che i risparmiatori potrebbero essere privi della liquidità necessaria per pagare la tassa.
Il vecchio sistema - che applicava rendimenti teorici stabiliti dallo Stato - era stato demolito dalla magistratura perché giudicato lesivo del diritto di proprietà.
Immobili e partecipazioni in start-up restano fuori. Continueranno a essere tassate solo al momento della vendita - segno che l’economia reale va trattata con cautela. La ricchezza finanziaria, invece, può essere misurata anno per anno, quasi fosse un termometro sociale. Anche le cripto entrano nel perimetro. E qui non è difficile leggere la preoccupazione delle autorità per un fenomeno che cresce più rapidamente delle categorie fiscali tradizionali.
La Nederlandsche Bank ha registrato l’aumento costante degli investimenti digitali tra famiglie e istituzioni, segnale che il confine tra risparmio e speculazione diventa sempre più sfumato. La banca calcola un ammontare di 1,2 miliardi nell’ottobre 2025, rispetto agli 81 milioni di fine 2020. Il settore finanziario deteneva ulteriori 113 milioni di euro in criptovalute direttamente in portafoglio nel terzo trimestre del 2025. Il segretario di Stato al Tesoro, Eugène Heijnen, ha difeso la riforma pur riconoscendo che si poteva fare meglio. Ma il fisco non poteva rinunciare ai 2,3 miliardi di tasse
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Auro Bulbarelli (Ansa)
Insomma aveva pagato il pegno di aver divulgato una notizia vera e accertata, senza il permesso del Quirinale. Da qui il cartellino giallo nei suoi confronti e l’avvicendamento in corsa con il direttore Paolo Petrecca al microfono. Con tutto quel che ormai è cronaca acquisita e che persino il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri ha commentato negativamente. Ridategli il microfono, scrivevamo ieri. E così sarà: sarà proprio Auro Bulbarelli, cronista sportivo di lungo corso, a raccontare la cerimonia di chiusura dei giochi olimpici invernali Milano-Cortina 2026. Non è una nostra vittoria, sia chiaro: non siamo così presuntuosi. Chiedevamo soltanto di rimettere le cose in ordine visto che Bulbarelli era stato designato come «voce» per la cerimonia di inaugurazione e poi sostituito per una colpa che non era una colpa: aver «spoilerato» il siparietto tra il capo dello Stato Sergio Mattarella e Valentino Rossi. Insomma aveva pagato il pegno di aver divulgato una notizia vera e accertata, senza il permesso del Quirinale. Da qui il cartellino giallo nei suoi confronti e l’avvicendamento in corsa con il direttore Paolo Petrecca al microfono. Con tutto quel che ormai è cronaca acquisita e che persino il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri ha commentato negativamente.
Poiché nell’appello di ieri ci eravamo rivolti al Quirinale e soprattutto ai vertici Rai, sia all’amministratore delegato Giampaolo Rossi sia allo stesso Paolo Petrecca, chiedendo di riparare l’ingiustizia ai danni di un giornalista che aveva soltanto fatto il suo dovere, ora è giusto riconoscere loro il merito di questa scelta.
Lo ribadiamo: non crediamo di aver influito sulla scelta, se non in quella minuscola porzione che in tanti avranno portato alla causa, però la parola data va onorata: Rossi e Petrecca hanno compiuto la scelta più opportuna e più corretta e se l’hanno concordata con il Colle tanto meglio perché nemmeno lassù ci stavano facendo una bella figura: davvero si può penalizzare la Rai e i telespettatori perché viene anticipato lo sketch tra Mattarella e Valentino Rossi sul tram? Sembra difficile da accettare però questo era accaduto. E l’opposizione, cui non era sembrato vero poter azzannare il direttore di RaiSport compiendo il più facile degli attacchi, in questi giorni di polemiche non ha mai speso una parola a favore di Bulbarelli, neutralizzando così ogni suo commento e ogni suo giudizio velato di difesa dell’azienda e delle professionalità.
Dalla Schlein a Conte, nessuno ha difeso il diritto di Bulbarelli di raccontare - come da prima decisione interna all’azienda, sia chiaro - la cerimonia di inaugurazione; così come, da Conte alla Schlein, nessuno ha fatto cenni critici circa il ruolo del Quirinale rispetto alla esclusione. E questo vale anche per la presidente della commissione di Vigilanza Rai, Barbara Floridia (Cinquestelle), la quale non perde occasione per ergersi a paladina della tv pubblica: perché non ha chiesto lumi sulla esclusione di Bulbarelli? Perché non ha voluto vedere la consequenzialità dei fatti, ovvero l’anticipazione giornalistica del ruolo di Mattarella, le polemiche per lo spoiler «non concordato» (come se fosse un obbligo deontologico; e non lo è) e infine la collocazione in panchina del giornalista colpevole, perché?
Dunque, sono stati l’ad Giampaolo Rossi e il direttore Paolo Petrecca a rimediare ad una ingiustizia e a favorire il ritorno di colui che il pubblico Rai ha conosciuto nel tempo come voce autorevole del ciclismo. Pertanto, proprio noi che non risparmiamo critiche al primo e al secondo non vogliamo mancare di parola: ridate il microfono al collega Auro e ve ne renderemo merito. Così è: grazie per la scelta, è una vittoria di tutti. È una vittoria per Bulbarelli, designato in prima battuta per l’inaugurazione e quindi assolutamente competente anche per raccontare la chiusura. È una vittoria per i vertici, perché spengono le polemiche lasciando le opposizioni e i critici col cerino in mano. È una vittoria per la Rai perché la professionalità delle risorse interne torna alla sua sacrosanta valorizzazione. Ed è - last but not least - una vittoria per i telespettatori, siano essi appassionati di sport o solo curiosi delle grandi kermesse, poiché gli eventi seguono una loro liturgia che necessita di bravi giornalisti. La Rai, cui va riconosciuto il merito di una copertura importante, non poteva uscire dalle Olimpiadi con la «patacca» della ormai famigerata telecronaca di inaugurazione: doveva riscattare se stessa e chi dal divano ha scelto la tv pubblica rispetto ad altri broadcast che pure trasmettevano in chiaro i Giochi invernali. Il successo di ascolto vale come riconoscimento assegnato dai telespettatori. Finalmente il cerchio si chiude con Auro Bulbarelli che torna al suo posto di telecronista: lo spirito olimpico ha convinto anche coloro che, per reazione, avevano scelto l’opzione peggiore. Ora pensiamo al medagliere affinché sia il più ricco possibile. Così la festa di chiusura sarà ancora più bella.
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