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2018-09-17
Fragranze inebrianti. Tutti gli usi degli oli essenziali
Gli oli eterici, più comunemente noti come oli essenziali, sono liquidi oleosi estratti da piante ed erbe aromatiche dagli usi così svariati, e spesso impensabili, che sono diventati veri e propri jolly innanzitutto della cura di sé (ma non soltanto).
L'estrazione avviene per distillazione in corrente di vapore, con gli elementi vegetali immersi nell'acqua oppure sospesi sopra di essa e lambiti dal suo solo vapore. Oltre a questa tecnica, li si distilla con solvente o tramite spremitura a pressione, per esempio, nel caso degli agrumi i cui oli essenziali si estraggono dalla buccia. Gli oli essenziali, tipicamente racchiusi in bottiglie di vetro scuro con tappo contagocce che sembrano un po' le boccette delle pozioni magiche delle fate e delle streghe dei film per bambini, in realtà sono frutto di un procedimento chimico molto particolare. In sintesi, riducono in essenza liquida una precisa parte della pianta: radici e rizomi (è il caso dello zenzero), corteccia (legno di sandalo), scorza (arancio, mandarino, limone, bergamotto), foglie (basilico, verbena, eucalipto, menta, tea tree), fiori (camomilla, rosa, fiori d'arancio) e sommità fiorite (rosmarino, timo, lavanda). Si tratta di una elaborazione della materia in liquido che trasporta con sé alcune sostanze della pianta originaria in altissima concentrazione, anche e soprattutto di odore. Il liquido risultante, che è l'olio essenziale, a sua volta, possiede particolari caratteristiche anche fisiche: per esempio, ha una densità minore dell'acqua, il che significa che quando facciamo cadere in un bicchiere d'acqua gocce di olio essenziale, queste non si amalgamano e galleggiano sulla superficie dell'acqua (per questa ragione, quando il fitoterapeuta prescrive oli essenziali per via orale ne consiglia il gocciolamento della dose prescritta su una zolletta di zucchero). L'olio essenziale è perfettamente solubile, invece, in solventi organici, alcol, oli, creme, detergenti. È importante non confondere gli oli essenziali naturali al 100%, che possono essere anche ottenuti da piante con certificazione biologica, con le essenze sintetiche nelle quali si utilizza l'aroma artificiale di una profumazione ricreato in laboratorio: un discrimine empirico tra vero olio essenziale e olio profumato sta innanzitutto nel prezzo.
L'olio essenziale reale non costa poco, l'olio e le essenze profumate artificiali sì. È bene saperlo quando acquistiamo profumazioni da far evaporare nel diffusore di olio essenziale, elettrico o a candela: se usiamo qualche goccia di vero olio essenziale respiriamo vapori innocui, se usiamo profumazioni sintetiche inaliamo sostanze potenzialmente allergizzanti ed irritanti. Lo stesso discorso vale per i fornelletti insetticidi: l'olio essenziale di geranio e di citronella, per esempio, sono tradizionalmente indicati per tener fuori di casa le zanzare che ci assalgono in estate e perciò, in feroce concorrenza di stampo salutistico-ecologico con gli insetticidi sintetici, si sta sviluppando tutta una produzione (dai fornelletti ai bracciali agli spray per il corpo antizanzare, ma anche di antiparassitari per gli animali domestici) che utilizza oli essenziali. D'altronde, è comprensibile che il vero olio essenziale costi: per estrarlo è necessaria un'enorme quantità di materia prima. Pensate che per un chilo di olio essenziale di rosa ci vogliono all'incirca 1.867.000 rose. Ricordatevi poi che esistono oli essenziali per uso alimentare e oli essenziali che non lo sono.
Gli oli essenziali non sono soltanto i re della profumazione di ambienti.
Qualunque settore nel quale si voglia utilizzare una proprietà oppure un'essenza olfattiva di una pianta ricorre agli oli essenziali. In primis, la profumeria personale: tutti quei meravigliosi eau de parfum, eau de toilettes, profumi per capelli (sì, esistono), deodoranti profumati, sciampi, bagnoschiuma, creme per corpo, viso, mani, piedi che inebriano le nostre narici sono profumati con oli essenziali.
C'è poi tutta un'altra lunga serie di usi degli oli essenziali. L'aromaterapia è una branca della fitoterapia che lascia perplessi alcuni medici, eppure trova molti appassionati. Solitamente la si intende come «terapia» basata sull'odore dell'olio essenziale, ma invece rientrano nell'ambito dell'aromaterapia anche le applicazioni topiche per massaggio, impacco e applicazione pura, l'inalazione e l'assunzione orale. Usare gli oli essenziali, in qualsiasi modo li si usi, vuol dire fare aromaterapia. E l'aromaterapia si basa sulle proprietà paramedicali riconosciute alle piante.
L'olio essenziale di lavanda, per esempio, profuma bellissimamente e allo stesso tempo è considerato un blando sedativo per le sue proprietà rilassanti. Cuscini aromatizzati, spray, diffusori, creme: alla lavanda esiste veramente di tutto. È l'olio essenziale più diffuso in aromaterapia, proprio per l'ampio spettro delle sue azioni. Le si attribuiscono, infatti, anche proprietà antisettiche e battericide, analgesiche e antinevralgiche: se ne usa qualche goccia in aggiunta all'acqua del bagno con effetto calmante, nell'ultimo risciacquo dei capelli durante lo sciampo per il suo effetto di contrastare la grassezza di capelli e cuoio capelluto in chi ha questo problema. Ma se ne aggiunge qualche goccia anche nell'impasto di una torta perché sia aromatizzata alla lavanda. Così come in quasi ogni ricetta che preveda l'uso delle foglie della pianta si può ricorrere a poche gocce dell'equivalente olio essenziale (dal basilico ai chiodi di garofano). Gli oli essenziali sono, infatti, aromi. E quindi sono un ingrediente diffusissimo anche nella produzione alimentare. La Coca Cola è un esempio classico. La sua ricetta, leggendariamente segreta per 125 anni, sembra essere stata rivelata nel 2011: un sito americano ha pubblicato una foto, apparsa sull'Atlanta Journal Constitution nel 1979, che ritraeva la pagina di un taccuino su cui erano annotati gli ingredienti. Estratto fluido di foglie di coca (all'epoca dell'invenzione no, poi, naturalmente, l'estratto è diventato decocainizzato), noci di cola, acido critrico, zucchero, acqua, succo di lime, vaniglia, caramello e poi i mitici aromi che John Pemberton, il farmacistà che inventò la bevanda, denominò «7x». Il 7x sarebbe così composto: alcol, olio di arancia, olio di limone, olio di noce moscata, olio di coriandolo, olio di arancio amaro, olio di cannella. Oli essenziali perfino nella Coca Cola, lo avreste mai detto?
È importante rammentare che gli oli essenziali non hanno soltanto una potenza olfattiva. Con l'aromatogramma, una tecnica simile a quella dell'antibiogramma, si esamina la sensibilità della specie batteriche ad un determinato olio essenziale. Così si stabilisce l'indice aromatico, dato dal rapporto tra alone di inibizione batterica dell'olio essenziale in questione nei confronti del batterio isolato e alone ideale (battericità massima) pari a 1. L'olio essenziale di origano ha un indice aromatico altissimo, di poco inferiore a 1 (tanto che un sinonimo di indice aromatico è indice origano), quello di timo è ancora abbastanza alto (0,711), quello di basilico, blandissimo, 0,012.
Nel Novecento sono stati soprattutto Paul Belaiche-Daninos e Jean Valnet a studiare il potere battericida degli oli essenziali e le loro applicazioni mediche: Paul Belaiche nel 1979 pubblicò i dieci monumentali volumi de Le grand traité de Phytothérapie et d'Aromathérapie, Jean Valnet Aromathérapie: Traitement des maladies par les essences des plantes.
Pensare di guarire tutto con le piante è follia: siamo nell'ambito dei rimedi naturali. Molti, però, nel loro piccolo e con la loro azione gentile rispetto al medicinale sintetico, funzionano. È in virtù del riconosciuto potere battericida, ad esempio, che in caso di raffreddore e mal di gola si consigliano suffumigi con sale e bicarbonato, sì, ma anche con oli essenziali. Sono i cosiddetti oli essenziali balsamico-espettoranti. Oltre ai battericidi, ci sono quelli fungicidi e virostatici, e tutti insieme costituiscono il gruppo degli oli essenziali con effetti antibiotici. Ci sono poi quelli che hanno effetto anestetico locale, quello controirritante, quello antispasmodico, quello carminativo. In caso di piedi stanchi, un pediluvio con sola acqua calda è diverso da un pediluvio con acqua calda e oli essenziali antiflogistici, che è un'altra categoria molto gettonata.
Più che un mondo, quello degli oli essenziali è un universo, sorprendente e interessantissimo da conoscere. Gli oli essenziali, tuttavia, non vanno mai usati con il fai da te, vanno sempre dosati letteralmente col contagocce (puri e in dose eccessiva sulla pelle possono procurare anche lesioni) e, soprattutto se assunti per via orale, sempre sotto controllo e indicazione medica, perché possiedono anche un indice terapeutico (il rapporto tra dose tossica e dose invece terapeutica). Le piante possono essere anche tossiche, lo sappiamo, e questa «legge» si trasmette anche agli essenziali da esse derivati. Se non li si conosce, dunque, conviene cercare preparazioni già pronte che li contengano, nelle quali i dosaggi sono già controllati.
Sono numerosi i marchi cosmetici e paramedicali che ne hanno fatto la loro missione commerciale, da Weleda a Puressentiel, da Flora a Prodeco Pharma (che ha un'intera linea, denominata Gse, dedicata a quello che definisce «il rimedio globale», ossia l'estratto di semi di pompelmo che è antibatterico, antivirale, antimicotico e antiparassitario) e che commercializzano svariati prodotti, dall'olio per camminatori all'olio rinfrescante al limone, dall'Inalatore tagliafame allo Spray purificante per ambienti.
Per il mal di schiena o contro le tarme: i mille benefici del leggendario «31»
È uno dei rimedi di oli essenziali più diffusi e leggendario. Di origine svizzera, vanta innumerevoli imitazioni, nelle quali la composizione può cambiare un po'. Da utilizzare solo per uso esterno (mai ingerirlo), si tratta di un olio di erbe (appunto 31) estremamente versatile, indicato per la cura del corpo, l'igiene e la profumazione della casa e anche del bucato. Estremamente concentrato, va utilizzato nella dose di pochissime gocce, 2, 4 o 5. Per donare freschezza e deodorazione al corpo, bastano 2 o 4 gocce da frizionare su petto, collo, nuca, schiena, braccia, gambe, piedi. Siete stanchi o avete mal di testa? Provate a massaggiarne 2 o 4 gocce su fronte, tempie, cuoio capelluto e nuca. Avete il raffreddore? Un buon trucco è quello di versarne poche gocce in un fazzolettino di carta del pacchetto e chiudere: così tutti i fazzolettini saranno aromatizzati e potrete usarli per soffiarvi il naso e al contempo inalare gli oli essenziali balsamici che ci avete fissato sopra. Anche i piedi stanchi e doloranti si giovano dell'olio 31: massaggiarli con qualche goccia li rinfresca e ridà loro tono.
Si può anche utilizzare nei diffusori di olio essenziale (sempre poche gocce) o nebulizzare negli ambienti dopo averne messo un pochino in un contenitore spray. Non esagerate con gli spruzzi: ha un profumo forte e concentratissimo e troppo può dar fastidio. C'è chi ne diluisce una goccia in mezzo bicchiere d'acqua e ci fa i gargarismi, chi ci si massaggia il collo afflitto dalla cervicalgia e chi la schiena dolorante, e chi lo usa come dopobarba, c'è chi ne versa qualche goccia su un batuffolo di ovatta che mette nell'armadio per profumare e tenere lontane le tarme e c'è chi ne versa qualche goccia nella vaschetta dell'ammorbidente perché il bucato profumi di foresta.
Proprietà rilassanti della muscolatura e del sistema nervoso, antisettico, antibatterico, antispasmodico: le proprietà dell'olio 31 sono tante quante gli oli essenziali che contiene. Che sono: menta piperita, eucalipto, ginepro, salvia officinale, timo, rosmarino, abete siberiano, pino silvestre, cumino, coriandolo, canfora, anice, cannella, fiori di arancio, chiodi di garofano, lavanda, limone, arancio dolce, arancio amaro, arancio, origano, pepe, vaniglia, patchouly, garofano, ylang ylang, gelsomino, citronella, finocchio, menta crispa, melissa.
Come portare in tavola il peperoncino (ed evitare che ci vada la bocca in fiamme)
L'oleolito è un infuso della pianta macerato in un olio vegetale. L'oleolito è, quindi, un parente stretto dell'olio essenziale, ma bisogna stare attenti a non confonderlo, non è la stessa cosa: è meno concentrato e più delicato.
Per questo motivo molto spesso è preferibile un oleolito a un olio essenziale.
Per esempio, è il caso del peperoncino. L'olio al peperoncino che chiediamo al ristorante è il frutto di un oleolito.
Se utilizzassimo la stessa quantità di olio essenziale di peperoncino - che peraltro non è così diffuso e viene utilizzato soprattutto per via topica per le sue proprietà vasodilatatrici - la bocca ci andrebbe in fiamme.
L'oleolito è stata la prima forma di «estrazione in liquido» delle proprietà delle piante, oltre agli infusi e ai macerati in acqua.
Quando vi capiterà di leggere su qualche testo che nell'antichità si utilizzavano profumi e oli profumati, ebbene sappiate che ci si riferisce agli oleoliti.
L'olio essenziale è un prodotto tutto moderno, perché è vero che l'estrazione in corrente di vapore era usata anche nell'antichità, ma aveva tutt'altro scopo, cioè quello di ottenere acque aromatiche e non concentratissimi oli essenziali.
Con la citronella terrete lontane le zanzare fastidiose
Ormai è d'uso comune in tutte le case durante l'estate. Stiamo parlando della citronella. L'olio essenziale di citronella è ricavato dalla Cymbopogon nardus, una pianta della famiglia delle Poaceae. Può essere efficace anche contro il mal di testa, o in situazioni di stress e nervosismo. Dicono che, spruzzato su un fazzoletto e avvicinato alle narici, aiuti a rimanere concentrati mentre si compie un'attività particolarmente complessa.
Le zanzare, dicevamo. Se diffuso negli ambienti di casa, l'olio essenziale alla citronella è un ottimo rimedio contro questi fastidiosi insetti e aiuta a prevenire i loro morsi e punture. Se si versano alcune gocce su dei batuffoli di cotone e li si ripone negli armadi e nei cassetti, il suo odore aiuterà a tenere lontano le tarme e profumerà gradevolmente gli indumenti.
Può essere usato anche come crema. In 100 millilitri di crema idratante neutra, occorre aggiungere 20 gocce di olio essenziale di citronella. Poi mescolate a lungo e accuratamente. Ma attenzione: ad alcuni irrita la pelle.
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I re della profumazione dell'ambiente hanno mille proprietà, persino terapeutiche. Sono usati per i massaggi, come sedativi e sono presenti nella formula segreta della Coca Cola. Per il mal di schiena o contro le tarme: i mille benefici del leggendario «31». Come portare in tavola il peperoncino (ed evitare che ci vada la bocca in fiamme). Con la citronella terrete lontane le zanzare fastidiose. Lo speciale contiene quattro articoli. Gli oli eterici, più comunemente noti come oli essenziali, sono liquidi oleosi estratti da piante ed erbe aromatiche dagli usi così svariati, e spesso impensabili, che sono diventati veri e propri jolly innanzitutto della cura di sé (ma non soltanto). L'estrazione avviene per distillazione in corrente di vapore, con gli elementi vegetali immersi nell'acqua oppure sospesi sopra di essa e lambiti dal suo solo vapore. Oltre a questa tecnica, li si distilla con solvente o tramite spremitura a pressione, per esempio, nel caso degli agrumi i cui oli essenziali si estraggono dalla buccia. Gli oli essenziali, tipicamente racchiusi in bottiglie di vetro scuro con tappo contagocce che sembrano un po' le boccette delle pozioni magiche delle fate e delle streghe dei film per bambini, in realtà sono frutto di un procedimento chimico molto particolare. In sintesi, riducono in essenza liquida una precisa parte della pianta: radici e rizomi (è il caso dello zenzero), corteccia (legno di sandalo), scorza (arancio, mandarino, limone, bergamotto), foglie (basilico, verbena, eucalipto, menta, tea tree), fiori (camomilla, rosa, fiori d'arancio) e sommità fiorite (rosmarino, timo, lavanda). Si tratta di una elaborazione della materia in liquido che trasporta con sé alcune sostanze della pianta originaria in altissima concentrazione, anche e soprattutto di odore. Il liquido risultante, che è l'olio essenziale, a sua volta, possiede particolari caratteristiche anche fisiche: per esempio, ha una densità minore dell'acqua, il che significa che quando facciamo cadere in un bicchiere d'acqua gocce di olio essenziale, queste non si amalgamano e galleggiano sulla superficie dell'acqua (per questa ragione, quando il fitoterapeuta prescrive oli essenziali per via orale ne consiglia il gocciolamento della dose prescritta su una zolletta di zucchero). L'olio essenziale è perfettamente solubile, invece, in solventi organici, alcol, oli, creme, detergenti. È importante non confondere gli oli essenziali naturali al 100%, che possono essere anche ottenuti da piante con certificazione biologica, con le essenze sintetiche nelle quali si utilizza l'aroma artificiale di una profumazione ricreato in laboratorio: un discrimine empirico tra vero olio essenziale e olio profumato sta innanzitutto nel prezzo. L'olio essenziale reale non costa poco, l'olio e le essenze profumate artificiali sì. È bene saperlo quando acquistiamo profumazioni da far evaporare nel diffusore di olio essenziale, elettrico o a candela: se usiamo qualche goccia di vero olio essenziale respiriamo vapori innocui, se usiamo profumazioni sintetiche inaliamo sostanze potenzialmente allergizzanti ed irritanti. Lo stesso discorso vale per i fornelletti insetticidi: l'olio essenziale di geranio e di citronella, per esempio, sono tradizionalmente indicati per tener fuori di casa le zanzare che ci assalgono in estate e perciò, in feroce concorrenza di stampo salutistico-ecologico con gli insetticidi sintetici, si sta sviluppando tutta una produzione (dai fornelletti ai bracciali agli spray per il corpo antizanzare, ma anche di antiparassitari per gli animali domestici) che utilizza oli essenziali. D'altronde, è comprensibile che il vero olio essenziale costi: per estrarlo è necessaria un'enorme quantità di materia prima. Pensate che per un chilo di olio essenziale di rosa ci vogliono all'incirca 1.867.000 rose. Ricordatevi poi che esistono oli essenziali per uso alimentare e oli essenziali che non lo sono. Gli oli essenziali non sono soltanto i re della profumazione di ambienti. Qualunque settore nel quale si voglia utilizzare una proprietà oppure un'essenza olfattiva di una pianta ricorre agli oli essenziali. In primis, la profumeria personale: tutti quei meravigliosi eau de parfum, eau de toilettes, profumi per capelli (sì, esistono), deodoranti profumati, sciampi, bagnoschiuma, creme per corpo, viso, mani, piedi che inebriano le nostre narici sono profumati con oli essenziali. C'è poi tutta un'altra lunga serie di usi degli oli essenziali. L'aromaterapia è una branca della fitoterapia che lascia perplessi alcuni medici, eppure trova molti appassionati. Solitamente la si intende come «terapia» basata sull'odore dell'olio essenziale, ma invece rientrano nell'ambito dell'aromaterapia anche le applicazioni topiche per massaggio, impacco e applicazione pura, l'inalazione e l'assunzione orale. Usare gli oli essenziali, in qualsiasi modo li si usi, vuol dire fare aromaterapia. E l'aromaterapia si basa sulle proprietà paramedicali riconosciute alle piante. L'olio essenziale di lavanda, per esempio, profuma bellissimamente e allo stesso tempo è considerato un blando sedativo per le sue proprietà rilassanti. Cuscini aromatizzati, spray, diffusori, creme: alla lavanda esiste veramente di tutto. È l'olio essenziale più diffuso in aromaterapia, proprio per l'ampio spettro delle sue azioni. Le si attribuiscono, infatti, anche proprietà antisettiche e battericide, analgesiche e antinevralgiche: se ne usa qualche goccia in aggiunta all'acqua del bagno con effetto calmante, nell'ultimo risciacquo dei capelli durante lo sciampo per il suo effetto di contrastare la grassezza di capelli e cuoio capelluto in chi ha questo problema. Ma se ne aggiunge qualche goccia anche nell'impasto di una torta perché sia aromatizzata alla lavanda. Così come in quasi ogni ricetta che preveda l'uso delle foglie della pianta si può ricorrere a poche gocce dell'equivalente olio essenziale (dal basilico ai chiodi di garofano). Gli oli essenziali sono, infatti, aromi. E quindi sono un ingrediente diffusissimo anche nella produzione alimentare. La Coca Cola è un esempio classico. La sua ricetta, leggendariamente segreta per 125 anni, sembra essere stata rivelata nel 2011: un sito americano ha pubblicato una foto, apparsa sull'Atlanta Journal Constitution nel 1979, che ritraeva la pagina di un taccuino su cui erano annotati gli ingredienti. Estratto fluido di foglie di coca (all'epoca dell'invenzione no, poi, naturalmente, l'estratto è diventato decocainizzato), noci di cola, acido critrico, zucchero, acqua, succo di lime, vaniglia, caramello e poi i mitici aromi che John Pemberton, il farmacistà che inventò la bevanda, denominò «7x». Il 7x sarebbe così composto: alcol, olio di arancia, olio di limone, olio di noce moscata, olio di coriandolo, olio di arancio amaro, olio di cannella. Oli essenziali perfino nella Coca Cola, lo avreste mai detto? È importante rammentare che gli oli essenziali non hanno soltanto una potenza olfattiva. Con l'aromatogramma, una tecnica simile a quella dell'antibiogramma, si esamina la sensibilità della specie batteriche ad un determinato olio essenziale. Così si stabilisce l'indice aromatico, dato dal rapporto tra alone di inibizione batterica dell'olio essenziale in questione nei confronti del batterio isolato e alone ideale (battericità massima) pari a 1. L'olio essenziale di origano ha un indice aromatico altissimo, di poco inferiore a 1 (tanto che un sinonimo di indice aromatico è indice origano), quello di timo è ancora abbastanza alto (0,711), quello di basilico, blandissimo, 0,012. Nel Novecento sono stati soprattutto Paul Belaiche-Daninos e Jean Valnet a studiare il potere battericida degli oli essenziali e le loro applicazioni mediche: Paul Belaiche nel 1979 pubblicò i dieci monumentali volumi de Le grand traité de Phytothérapie et d'Aromathérapie, Jean Valnet Aromathérapie: Traitement des maladies par les essences des plantes. Pensare di guarire tutto con le piante è follia: siamo nell'ambito dei rimedi naturali. Molti, però, nel loro piccolo e con la loro azione gentile rispetto al medicinale sintetico, funzionano. È in virtù del riconosciuto potere battericida, ad esempio, che in caso di raffreddore e mal di gola si consigliano suffumigi con sale e bicarbonato, sì, ma anche con oli essenziali. Sono i cosiddetti oli essenziali balsamico-espettoranti. Oltre ai battericidi, ci sono quelli fungicidi e virostatici, e tutti insieme costituiscono il gruppo degli oli essenziali con effetti antibiotici. Ci sono poi quelli che hanno effetto anestetico locale, quello controirritante, quello antispasmodico, quello carminativo. In caso di piedi stanchi, un pediluvio con sola acqua calda è diverso da un pediluvio con acqua calda e oli essenziali antiflogistici, che è un'altra categoria molto gettonata. Più che un mondo, quello degli oli essenziali è un universo, sorprendente e interessantissimo da conoscere. Gli oli essenziali, tuttavia, non vanno mai usati con il fai da te, vanno sempre dosati letteralmente col contagocce (puri e in dose eccessiva sulla pelle possono procurare anche lesioni) e, soprattutto se assunti per via orale, sempre sotto controllo e indicazione medica, perché possiedono anche un indice terapeutico (il rapporto tra dose tossica e dose invece terapeutica). Le piante possono essere anche tossiche, lo sappiamo, e questa «legge» si trasmette anche agli essenziali da esse derivati. Se non li si conosce, dunque, conviene cercare preparazioni già pronte che li contengano, nelle quali i dosaggi sono già controllati. Sono numerosi i marchi cosmetici e paramedicali che ne hanno fatto la loro missione commerciale, da Weleda a Puressentiel, da Flora a Prodeco Pharma (che ha un'intera linea, denominata Gse, dedicata a quello che definisce «il rimedio globale», ossia l'estratto di semi di pompelmo che è antibatterico, antivirale, antimicotico e antiparassitario) e che commercializzano svariati prodotti, dall'olio per camminatori all'olio rinfrescante al limone, dall'Inalatore tagliafame allo Spray purificante per ambienti.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/fragranze-inebrianti-tutti-gli-usi-degli-oli-essenziali-2605430490.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="per-il-mal-di-schiena-o-contro-le-tarme-i-mille-benefici-del-leggendario-31" data-post-id="2605430490" data-published-at="1774133144" data-use-pagination="False"> Per il mal di schiena o contro le tarme: i mille benefici del leggendario «31» È uno dei rimedi di oli essenziali più diffusi e leggendario. Di origine svizzera, vanta innumerevoli imitazioni, nelle quali la composizione può cambiare un po'. Da utilizzare solo per uso esterno (mai ingerirlo), si tratta di un olio di erbe (appunto 31) estremamente versatile, indicato per la cura del corpo, l'igiene e la profumazione della casa e anche del bucato. Estremamente concentrato, va utilizzato nella dose di pochissime gocce, 2, 4 o 5. Per donare freschezza e deodorazione al corpo, bastano 2 o 4 gocce da frizionare su petto, collo, nuca, schiena, braccia, gambe, piedi. Siete stanchi o avete mal di testa? Provate a massaggiarne 2 o 4 gocce su fronte, tempie, cuoio capelluto e nuca. Avete il raffreddore? Un buon trucco è quello di versarne poche gocce in un fazzolettino di carta del pacchetto e chiudere: così tutti i fazzolettini saranno aromatizzati e potrete usarli per soffiarvi il naso e al contempo inalare gli oli essenziali balsamici che ci avete fissato sopra. Anche i piedi stanchi e doloranti si giovano dell'olio 31: massaggiarli con qualche goccia li rinfresca e ridà loro tono. Si può anche utilizzare nei diffusori di olio essenziale (sempre poche gocce) o nebulizzare negli ambienti dopo averne messo un pochino in un contenitore spray. Non esagerate con gli spruzzi: ha un profumo forte e concentratissimo e troppo può dar fastidio. C'è chi ne diluisce una goccia in mezzo bicchiere d'acqua e ci fa i gargarismi, chi ci si massaggia il collo afflitto dalla cervicalgia e chi la schiena dolorante, e chi lo usa come dopobarba, c'è chi ne versa qualche goccia su un batuffolo di ovatta che mette nell'armadio per profumare e tenere lontane le tarme e c'è chi ne versa qualche goccia nella vaschetta dell'ammorbidente perché il bucato profumi di foresta. Proprietà rilassanti della muscolatura e del sistema nervoso, antisettico, antibatterico, antispasmodico: le proprietà dell'olio 31 sono tante quante gli oli essenziali che contiene. Che sono: menta piperita, eucalipto, ginepro, salvia officinale, timo, rosmarino, abete siberiano, pino silvestre, cumino, coriandolo, canfora, anice, cannella, fiori di arancio, chiodi di garofano, lavanda, limone, arancio dolce, arancio amaro, arancio, origano, pepe, vaniglia, patchouly, garofano, ylang ylang, gelsomino, citronella, finocchio, menta crispa, melissa. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/fragranze-inebrianti-tutti-gli-usi-degli-oli-essenziali-2605430490.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="come-portare-in-tavola-il-peperoncino-ed-evitare-che-ci-vada-la-bocca-in-fiamme" data-post-id="2605430490" data-published-at="1774133144" data-use-pagination="False"> Come portare in tavola il peperoncino (ed evitare che ci vada la bocca in fiamme) L'oleolito è un infuso della pianta macerato in un olio vegetale. L'oleolito è, quindi, un parente stretto dell'olio essenziale, ma bisogna stare attenti a non confonderlo, non è la stessa cosa: è meno concentrato e più delicato. Per questo motivo molto spesso è preferibile un oleolito a un olio essenziale. Per esempio, è il caso del peperoncino. L'olio al peperoncino che chiediamo al ristorante è il frutto di un oleolito. Se utilizzassimo la stessa quantità di olio essenziale di peperoncino - che peraltro non è così diffuso e viene utilizzato soprattutto per via topica per le sue proprietà vasodilatatrici - la bocca ci andrebbe in fiamme. L'oleolito è stata la prima forma di «estrazione in liquido» delle proprietà delle piante, oltre agli infusi e ai macerati in acqua. Quando vi capiterà di leggere su qualche testo che nell'antichità si utilizzavano profumi e oli profumati, ebbene sappiate che ci si riferisce agli oleoliti. L'olio essenziale è un prodotto tutto moderno, perché è vero che l'estrazione in corrente di vapore era usata anche nell'antichità, ma aveva tutt'altro scopo, cioè quello di ottenere acque aromatiche e non concentratissimi oli essenziali. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/fragranze-inebrianti-tutti-gli-usi-degli-oli-essenziali-2605430490.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="con-la-citronella-terrete-lontane-le-zanzare-fastidiose" data-post-id="2605430490" data-published-at="1774133144" data-use-pagination="False"> Con la citronella terrete lontane le zanzare fastidiose Ormai è d'uso comune in tutte le case durante l'estate. Stiamo parlando della citronella. L'olio essenziale di citronella è ricavato dalla Cymbopogon nardus, una pianta della famiglia delle Poaceae. Può essere efficace anche contro il mal di testa, o in situazioni di stress e nervosismo. Dicono che, spruzzato su un fazzoletto e avvicinato alle narici, aiuti a rimanere concentrati mentre si compie un'attività particolarmente complessa. Le zanzare, dicevamo. Se diffuso negli ambienti di casa, l'olio essenziale alla citronella è un ottimo rimedio contro questi fastidiosi insetti e aiuta a prevenire i loro morsi e punture. Se si versano alcune gocce su dei batuffoli di cotone e li si ripone negli armadi e nei cassetti, il suo odore aiuterà a tenere lontano le tarme e profumerà gradevolmente gli indumenti. Può essere usato anche come crema. In 100 millilitri di crema idratante neutra, occorre aggiungere 20 gocce di olio essenziale di citronella. Poi mescolate a lungo e accuratamente. Ma attenzione: ad alcuni irrita la pelle.
Cirino Pomicino (Ansa)
‘O ministro, 86 anni, era ricoverato nella clinica Quisisana di Roma, afflitto dai postumi degli acciacchi dovuti alla cardiopatia cronica, con infarti ripetuti e due trapianti che gli hanno fatto dire: «Gli altri cambiano la macchina, io cambio gli organi».
Pilastro della Democrazia Cristiana, intelligente e scafato, cresciuto alla scuola di Giulio Andreotti che negli anni 70 cercava in Campania qualcuno da contrapporre ai ras del Sud Antonio Gava e Ciriaco De Mita, Cirino Pomicino ha attraversato la repubblica delle sciabole da protagonista: deputato per sette legislature, due volte ministro (Bilancio e Funzione pubblica), fu vicerè borbonico della corrente del luciferino Giulio. Qualcuno se lo ricorda raffigurato mentre balla da scatenato nel film che ricostruisce (con spreco di luoghi comuni) gli ultimi fuochi del pentapartito e delle convergenze parallele: «Il Divo» di Paolo Sorrentino.
Caustico e diplomatico, faceva risalire alla famiglia la capacità di trovare uno spazio di confronto con tutti. «Ero il quinto di sette figli, con sei maschi che tifavano per sei squadre diverse (lui era milanista - Ndr) e si identificavano in sei partiti diversi. Ci siamo formati alla scuola della tolleranza senza che mai le differenze intaccassero il profondo rapporto fraterno». Chi lo accusava di sprecare i soldi pubblici per accontentare le clientele si sentiva ripetere: «Sono ricco di famiglia, per capirlo guardate i tombini di Napoli». Portavano il nome della fonderia del nonno. Re delle commissioni Bilancio, nei mitici anni 80 inventò l’emendamento vol-au-vent, che le correnti dei partiti riempivano di finanziamenti. Era lo Sportello Pomicino, lui accontentava tutti e si giustificava: «Se lo sportello funziona è perché qualcuno bussa».
Nato a Napoli il 3 settembre 1939, teneva molto all’orario. «Erano le 7 di mattina, alle 11 l’Inghilterra dichiarò guerra alla Germania di Hitler e alle 17 la Francia fece altrettanto. Il mio arrivo consentì a papà di non essere chiamato al fronte, in quanto padre di 5 figli». Laureato in medicina e attivista democristiano, prima della chiamata andreottiana ha lavorato come neurochirurgo all’ospedale Cardarelli. Avvezzo alle comodità, aveva affittato sull’Appia Antica una villa con 20 stanze, costo 5 milioni di vecchie lire all’anno. I suoi eccessi facevano dire a Francesco Cossiga, che non gli era amico: «Siamo un Paese solido che può sopportare come ministro un analfabeta come lui».
Sposato due volte (la seconda con Lucia Marotta di 27 anni più giovane), il suo destino è stato indissolubilmente legato a Tangentopoli. Le inchieste, i canini affilati delle procure. Indagato 42 volte ma condannato solo due per finanziamento illecito della Dc, Cirino Pomicino uscì clamorosamente di scena la sera in cui, entrato in un ristorante di Napoli con la famiglia, fu costretto ad andarsene dal resto della clientela, che al suo apparire aveva cominciato a far tintinnare i bicchieri con le posate per sloggiarlo. Un affronto volgare e immeritato. Lui si difendeva così: «Nella chiesa è nato il proverbio “senza soldi non si cantano messe”. La politica non mi ha arricchito, non possiedo una casa e non la possiede neppure mia figlia Ilaria».
Testimone di un’epoca dominata anche dal tintinnio delle manette (fu condannato a un anno e mezzo di carcere, fece 17 giorni), qualche anno fa ha rivelato un retroscena inquietante di quella stagione: «Nel 1991 Carlo De Benedetti venne da me e mi chiese: Vuole essere il mio ministro? Lui e l’avvocato Gianni Agnelli avevano deciso un colpo di Stato, spazzare via la Dc per via giudiziaria e consegnare il potere ai comunisti che, orfani di Mosca, sarebbero stati lacchè ai loro ordini. Io dissi no». Arrivò Mani Pulite. Ma a rompere lo schema si materializzò Silvio Berlusconi.
Cirino Pomicino è morto un giorno prima del referendum, lui che della casta dei magistrati non aveva alcuna stima. E ai quali - quando cominciò a scrivere editoriali con lo pseudonimo di Geronimo (chiamato a L’Indipendente e poi al Giornale da Vittorio Feltri) - non risparmiò critiche feroci. «Geronimo era il grande capo Apache che non si arrese alle truppe nordiste e io non mi sono mai arreso ai pm e alle loro truppe mediatiche. Sotto le macerie lasciate dalle inchieste finì tutta la Prima repubblica tranne il Pci che, grazie ai ragazzi della via Pal della procura di Milano, fu solo costretto a cambiare nome». Eppure oggi si sarebbe opposto alla riforma Nordio perché la considerava troppo morbida. «Con lo sdoppiamento del Csm si verrebbe a creare una nicchia dove i pm se la cantano e se la suonano senza controllo, con la possibilità di intimidire non solo la politica ma anche i giudici». Un giorno del 1997, uscito dal sonno indotto dall’anestesia per uno degli infarti, si trovò al capezzale Antonio Di Pietro. «Mi avevano dato tre ore di vita e lui venne a trovarmi. Mi disse che aveva sempre votato Dc. Era convinto che sarei morto e non avrei mai potuto raccontarlo». Invece ha avuto in dono altri 29 anni durante i quali qualcuno gli dava dell’immortale. Lui sorrideva facendo le corna: «Della morte mi spaventa la bara, il corpo chiuso che si decompone. Mi farò cremare». Ora ‘O ministro cammina nell’eternità.
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Lancia «Gamma» berlina del 1976 (Stellantis/Centro Storico Fiat)
Per sei anni la Lancia, regina delle ammiraglie di lusso italiane, era rimasta senza un vero modello di punta. L’ultima delle berline di classe superiore era stata la «Flaminia», prodotta dal 1959 al 1970, mentre l’ultimo modello a tre volumi (ma meno lussuosa) era stata la 2.000, una semplice rivisitazione dell’altrettanto obsoleta Flavia. La casa di Chivasso, assorbita da Fiat dal 1969, decise di non rimpiazzarla temporaneamente. Poi venne la crisi petrolifera mondiale, ed ogni progetto di vetture di alta cilindrata assetate di benzina fu sospeso.
Lancia si riaffacciò al segmento solo dopo alcuni anni, quando la concorrenza di ammiraglie estere come Mercedes e Bmw aveva occupato una buona fetta del mercato europeo. Ci riprovò dopo la metà degli anni Settanta, con la nuova «Gamma», presentata a Ginevra nel marzo del 1976. La crisi del 1973 aveva lasciato il segno, e l’efficienza dei motori in termini di consumi era diventata una priorità. Il mercato italiano era poi condizionato dalla pesante tassazione dei propulsori di cilindrata superiore ai 2 litri, che spesso erano adottati dalle case estere in configurazione 6 cilindri. La Lancia progettò sulla base di queste esigenze un motore tutto nuovo, completamente diverso da quelli dei modelli precedenti. La «Gamma» sarà infatti spinta da un 4 cilindri boxer in alluminio, prodotto nelle due cilindrate di 1,9 e 2,5 litri da 116 e 140 Cv rispettivamente. Quello che colpì maggiormente il pubblico e gli affezionati del marchio fu certamente la linea, che segnava una rottura con la lunga tradizione delle tre volumi. Affidata al blasonato nome di Pininfarina, la nuova ammiraglia lancia era di fatto una 2 volumi e mezzo con coda spiovente e tronca e la trazione era anteriore.
Contemporaneamente alla berlina fu presentata la coupé, una due porte più aggressiva e sportiveggiante, che conservava tuttavia gli ampi spazi interni della 4 porte. I motori garantivano ottime prestazioni, comprese tra i 185 e i 195 km/h nel confort degli interni lussuosamente rifiniti nello stile caratteristico della casa di Chivasso. La «Gamma» fu ben accolta da pubblico e stampa nonostante la evidente rottura con la tradizione delle berline a tre volumi. La sua storia però, passata dal restyling del 1980 che regalò ai motori l’iniezione elettronica, non fu felice. La causa del mancato successo di una vettura coraggiosa e all’avanguardia per lo stile fu la scarsa affidabilità del motore e degli organi ad esso collegati. Per alcune ingenuità di progettazione di un boxer del tutto nuovo, la Gamma soffrì costantemente di problemi (anche gravi) alla distribuzione per la fragilità del sistema, ed al servosterzo che era direttamente collegato alla distribuzione e poteva, se messo sotto sforzo dalla massa non indifferente della vettura, creare gravi danni agli organi meccanici.
La bella ma sfortunata ammiraglia di Chivasso uscì di scena appena 8 anni dopo il suo lancio, nel 1984. Sarà sostituita da una berlina che, per il successo ottenuto nel decennio successivo, proietterà un cono d’ombra sull’immagine dell’antesignana «Gamma», la Lancia «Thema».
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