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2018-09-17
Fragranze inebrianti. Tutti gli usi degli oli essenziali
Gli oli eterici, più comunemente noti come oli essenziali, sono liquidi oleosi estratti da piante ed erbe aromatiche dagli usi così svariati, e spesso impensabili, che sono diventati veri e propri jolly innanzitutto della cura di sé (ma non soltanto).
L'estrazione avviene per distillazione in corrente di vapore, con gli elementi vegetali immersi nell'acqua oppure sospesi sopra di essa e lambiti dal suo solo vapore. Oltre a questa tecnica, li si distilla con solvente o tramite spremitura a pressione, per esempio, nel caso degli agrumi i cui oli essenziali si estraggono dalla buccia. Gli oli essenziali, tipicamente racchiusi in bottiglie di vetro scuro con tappo contagocce che sembrano un po' le boccette delle pozioni magiche delle fate e delle streghe dei film per bambini, in realtà sono frutto di un procedimento chimico molto particolare. In sintesi, riducono in essenza liquida una precisa parte della pianta: radici e rizomi (è il caso dello zenzero), corteccia (legno di sandalo), scorza (arancio, mandarino, limone, bergamotto), foglie (basilico, verbena, eucalipto, menta, tea tree), fiori (camomilla, rosa, fiori d'arancio) e sommità fiorite (rosmarino, timo, lavanda). Si tratta di una elaborazione della materia in liquido che trasporta con sé alcune sostanze della pianta originaria in altissima concentrazione, anche e soprattutto di odore. Il liquido risultante, che è l'olio essenziale, a sua volta, possiede particolari caratteristiche anche fisiche: per esempio, ha una densità minore dell'acqua, il che significa che quando facciamo cadere in un bicchiere d'acqua gocce di olio essenziale, queste non si amalgamano e galleggiano sulla superficie dell'acqua (per questa ragione, quando il fitoterapeuta prescrive oli essenziali per via orale ne consiglia il gocciolamento della dose prescritta su una zolletta di zucchero). L'olio essenziale è perfettamente solubile, invece, in solventi organici, alcol, oli, creme, detergenti. È importante non confondere gli oli essenziali naturali al 100%, che possono essere anche ottenuti da piante con certificazione biologica, con le essenze sintetiche nelle quali si utilizza l'aroma artificiale di una profumazione ricreato in laboratorio: un discrimine empirico tra vero olio essenziale e olio profumato sta innanzitutto nel prezzo.
L'olio essenziale reale non costa poco, l'olio e le essenze profumate artificiali sì. È bene saperlo quando acquistiamo profumazioni da far evaporare nel diffusore di olio essenziale, elettrico o a candela: se usiamo qualche goccia di vero olio essenziale respiriamo vapori innocui, se usiamo profumazioni sintetiche inaliamo sostanze potenzialmente allergizzanti ed irritanti. Lo stesso discorso vale per i fornelletti insetticidi: l'olio essenziale di geranio e di citronella, per esempio, sono tradizionalmente indicati per tener fuori di casa le zanzare che ci assalgono in estate e perciò, in feroce concorrenza di stampo salutistico-ecologico con gli insetticidi sintetici, si sta sviluppando tutta una produzione (dai fornelletti ai bracciali agli spray per il corpo antizanzare, ma anche di antiparassitari per gli animali domestici) che utilizza oli essenziali. D'altronde, è comprensibile che il vero olio essenziale costi: per estrarlo è necessaria un'enorme quantità di materia prima. Pensate che per un chilo di olio essenziale di rosa ci vogliono all'incirca 1.867.000 rose. Ricordatevi poi che esistono oli essenziali per uso alimentare e oli essenziali che non lo sono.
Gli oli essenziali non sono soltanto i re della profumazione di ambienti.
Qualunque settore nel quale si voglia utilizzare una proprietà oppure un'essenza olfattiva di una pianta ricorre agli oli essenziali. In primis, la profumeria personale: tutti quei meravigliosi eau de parfum, eau de toilettes, profumi per capelli (sì, esistono), deodoranti profumati, sciampi, bagnoschiuma, creme per corpo, viso, mani, piedi che inebriano le nostre narici sono profumati con oli essenziali.
C'è poi tutta un'altra lunga serie di usi degli oli essenziali. L'aromaterapia è una branca della fitoterapia che lascia perplessi alcuni medici, eppure trova molti appassionati. Solitamente la si intende come «terapia» basata sull'odore dell'olio essenziale, ma invece rientrano nell'ambito dell'aromaterapia anche le applicazioni topiche per massaggio, impacco e applicazione pura, l'inalazione e l'assunzione orale. Usare gli oli essenziali, in qualsiasi modo li si usi, vuol dire fare aromaterapia. E l'aromaterapia si basa sulle proprietà paramedicali riconosciute alle piante.
L'olio essenziale di lavanda, per esempio, profuma bellissimamente e allo stesso tempo è considerato un blando sedativo per le sue proprietà rilassanti. Cuscini aromatizzati, spray, diffusori, creme: alla lavanda esiste veramente di tutto. È l'olio essenziale più diffuso in aromaterapia, proprio per l'ampio spettro delle sue azioni. Le si attribuiscono, infatti, anche proprietà antisettiche e battericide, analgesiche e antinevralgiche: se ne usa qualche goccia in aggiunta all'acqua del bagno con effetto calmante, nell'ultimo risciacquo dei capelli durante lo sciampo per il suo effetto di contrastare la grassezza di capelli e cuoio capelluto in chi ha questo problema. Ma se ne aggiunge qualche goccia anche nell'impasto di una torta perché sia aromatizzata alla lavanda. Così come in quasi ogni ricetta che preveda l'uso delle foglie della pianta si può ricorrere a poche gocce dell'equivalente olio essenziale (dal basilico ai chiodi di garofano). Gli oli essenziali sono, infatti, aromi. E quindi sono un ingrediente diffusissimo anche nella produzione alimentare. La Coca Cola è un esempio classico. La sua ricetta, leggendariamente segreta per 125 anni, sembra essere stata rivelata nel 2011: un sito americano ha pubblicato una foto, apparsa sull'Atlanta Journal Constitution nel 1979, che ritraeva la pagina di un taccuino su cui erano annotati gli ingredienti. Estratto fluido di foglie di coca (all'epoca dell'invenzione no, poi, naturalmente, l'estratto è diventato decocainizzato), noci di cola, acido critrico, zucchero, acqua, succo di lime, vaniglia, caramello e poi i mitici aromi che John Pemberton, il farmacistà che inventò la bevanda, denominò «7x». Il 7x sarebbe così composto: alcol, olio di arancia, olio di limone, olio di noce moscata, olio di coriandolo, olio di arancio amaro, olio di cannella. Oli essenziali perfino nella Coca Cola, lo avreste mai detto?
È importante rammentare che gli oli essenziali non hanno soltanto una potenza olfattiva. Con l'aromatogramma, una tecnica simile a quella dell'antibiogramma, si esamina la sensibilità della specie batteriche ad un determinato olio essenziale. Così si stabilisce l'indice aromatico, dato dal rapporto tra alone di inibizione batterica dell'olio essenziale in questione nei confronti del batterio isolato e alone ideale (battericità massima) pari a 1. L'olio essenziale di origano ha un indice aromatico altissimo, di poco inferiore a 1 (tanto che un sinonimo di indice aromatico è indice origano), quello di timo è ancora abbastanza alto (0,711), quello di basilico, blandissimo, 0,012.
Nel Novecento sono stati soprattutto Paul Belaiche-Daninos e Jean Valnet a studiare il potere battericida degli oli essenziali e le loro applicazioni mediche: Paul Belaiche nel 1979 pubblicò i dieci monumentali volumi de Le grand traité de Phytothérapie et d'Aromathérapie, Jean Valnet Aromathérapie: Traitement des maladies par les essences des plantes.
Pensare di guarire tutto con le piante è follia: siamo nell'ambito dei rimedi naturali. Molti, però, nel loro piccolo e con la loro azione gentile rispetto al medicinale sintetico, funzionano. È in virtù del riconosciuto potere battericida, ad esempio, che in caso di raffreddore e mal di gola si consigliano suffumigi con sale e bicarbonato, sì, ma anche con oli essenziali. Sono i cosiddetti oli essenziali balsamico-espettoranti. Oltre ai battericidi, ci sono quelli fungicidi e virostatici, e tutti insieme costituiscono il gruppo degli oli essenziali con effetti antibiotici. Ci sono poi quelli che hanno effetto anestetico locale, quello controirritante, quello antispasmodico, quello carminativo. In caso di piedi stanchi, un pediluvio con sola acqua calda è diverso da un pediluvio con acqua calda e oli essenziali antiflogistici, che è un'altra categoria molto gettonata.
Più che un mondo, quello degli oli essenziali è un universo, sorprendente e interessantissimo da conoscere. Gli oli essenziali, tuttavia, non vanno mai usati con il fai da te, vanno sempre dosati letteralmente col contagocce (puri e in dose eccessiva sulla pelle possono procurare anche lesioni) e, soprattutto se assunti per via orale, sempre sotto controllo e indicazione medica, perché possiedono anche un indice terapeutico (il rapporto tra dose tossica e dose invece terapeutica). Le piante possono essere anche tossiche, lo sappiamo, e questa «legge» si trasmette anche agli essenziali da esse derivati. Se non li si conosce, dunque, conviene cercare preparazioni già pronte che li contengano, nelle quali i dosaggi sono già controllati.
Sono numerosi i marchi cosmetici e paramedicali che ne hanno fatto la loro missione commerciale, da Weleda a Puressentiel, da Flora a Prodeco Pharma (che ha un'intera linea, denominata Gse, dedicata a quello che definisce «il rimedio globale», ossia l'estratto di semi di pompelmo che è antibatterico, antivirale, antimicotico e antiparassitario) e che commercializzano svariati prodotti, dall'olio per camminatori all'olio rinfrescante al limone, dall'Inalatore tagliafame allo Spray purificante per ambienti.
Per il mal di schiena o contro le tarme: i mille benefici del leggendario «31»
È uno dei rimedi di oli essenziali più diffusi e leggendario. Di origine svizzera, vanta innumerevoli imitazioni, nelle quali la composizione può cambiare un po'. Da utilizzare solo per uso esterno (mai ingerirlo), si tratta di un olio di erbe (appunto 31) estremamente versatile, indicato per la cura del corpo, l'igiene e la profumazione della casa e anche del bucato. Estremamente concentrato, va utilizzato nella dose di pochissime gocce, 2, 4 o 5. Per donare freschezza e deodorazione al corpo, bastano 2 o 4 gocce da frizionare su petto, collo, nuca, schiena, braccia, gambe, piedi. Siete stanchi o avete mal di testa? Provate a massaggiarne 2 o 4 gocce su fronte, tempie, cuoio capelluto e nuca. Avete il raffreddore? Un buon trucco è quello di versarne poche gocce in un fazzolettino di carta del pacchetto e chiudere: così tutti i fazzolettini saranno aromatizzati e potrete usarli per soffiarvi il naso e al contempo inalare gli oli essenziali balsamici che ci avete fissato sopra. Anche i piedi stanchi e doloranti si giovano dell'olio 31: massaggiarli con qualche goccia li rinfresca e ridà loro tono.
Si può anche utilizzare nei diffusori di olio essenziale (sempre poche gocce) o nebulizzare negli ambienti dopo averne messo un pochino in un contenitore spray. Non esagerate con gli spruzzi: ha un profumo forte e concentratissimo e troppo può dar fastidio. C'è chi ne diluisce una goccia in mezzo bicchiere d'acqua e ci fa i gargarismi, chi ci si massaggia il collo afflitto dalla cervicalgia e chi la schiena dolorante, e chi lo usa come dopobarba, c'è chi ne versa qualche goccia su un batuffolo di ovatta che mette nell'armadio per profumare e tenere lontane le tarme e c'è chi ne versa qualche goccia nella vaschetta dell'ammorbidente perché il bucato profumi di foresta.
Proprietà rilassanti della muscolatura e del sistema nervoso, antisettico, antibatterico, antispasmodico: le proprietà dell'olio 31 sono tante quante gli oli essenziali che contiene. Che sono: menta piperita, eucalipto, ginepro, salvia officinale, timo, rosmarino, abete siberiano, pino silvestre, cumino, coriandolo, canfora, anice, cannella, fiori di arancio, chiodi di garofano, lavanda, limone, arancio dolce, arancio amaro, arancio, origano, pepe, vaniglia, patchouly, garofano, ylang ylang, gelsomino, citronella, finocchio, menta crispa, melissa.
Come portare in tavola il peperoncino (ed evitare che ci vada la bocca in fiamme)
L'oleolito è un infuso della pianta macerato in un olio vegetale. L'oleolito è, quindi, un parente stretto dell'olio essenziale, ma bisogna stare attenti a non confonderlo, non è la stessa cosa: è meno concentrato e più delicato.
Per questo motivo molto spesso è preferibile un oleolito a un olio essenziale.
Per esempio, è il caso del peperoncino. L'olio al peperoncino che chiediamo al ristorante è il frutto di un oleolito.
Se utilizzassimo la stessa quantità di olio essenziale di peperoncino - che peraltro non è così diffuso e viene utilizzato soprattutto per via topica per le sue proprietà vasodilatatrici - la bocca ci andrebbe in fiamme.
L'oleolito è stata la prima forma di «estrazione in liquido» delle proprietà delle piante, oltre agli infusi e ai macerati in acqua.
Quando vi capiterà di leggere su qualche testo che nell'antichità si utilizzavano profumi e oli profumati, ebbene sappiate che ci si riferisce agli oleoliti.
L'olio essenziale è un prodotto tutto moderno, perché è vero che l'estrazione in corrente di vapore era usata anche nell'antichità, ma aveva tutt'altro scopo, cioè quello di ottenere acque aromatiche e non concentratissimi oli essenziali.
Con la citronella terrete lontane le zanzare fastidiose
Ormai è d'uso comune in tutte le case durante l'estate. Stiamo parlando della citronella. L'olio essenziale di citronella è ricavato dalla Cymbopogon nardus, una pianta della famiglia delle Poaceae. Può essere efficace anche contro il mal di testa, o in situazioni di stress e nervosismo. Dicono che, spruzzato su un fazzoletto e avvicinato alle narici, aiuti a rimanere concentrati mentre si compie un'attività particolarmente complessa.
Le zanzare, dicevamo. Se diffuso negli ambienti di casa, l'olio essenziale alla citronella è un ottimo rimedio contro questi fastidiosi insetti e aiuta a prevenire i loro morsi e punture. Se si versano alcune gocce su dei batuffoli di cotone e li si ripone negli armadi e nei cassetti, il suo odore aiuterà a tenere lontano le tarme e profumerà gradevolmente gli indumenti.
Può essere usato anche come crema. In 100 millilitri di crema idratante neutra, occorre aggiungere 20 gocce di olio essenziale di citronella. Poi mescolate a lungo e accuratamente. Ma attenzione: ad alcuni irrita la pelle.
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I re della profumazione dell'ambiente hanno mille proprietà, persino terapeutiche. Sono usati per i massaggi, come sedativi e sono presenti nella formula segreta della Coca Cola. Per il mal di schiena o contro le tarme: i mille benefici del leggendario «31». Come portare in tavola il peperoncino (ed evitare che ci vada la bocca in fiamme). Con la citronella terrete lontane le zanzare fastidiose. Lo speciale contiene quattro articoli. Gli oli eterici, più comunemente noti come oli essenziali, sono liquidi oleosi estratti da piante ed erbe aromatiche dagli usi così svariati, e spesso impensabili, che sono diventati veri e propri jolly innanzitutto della cura di sé (ma non soltanto). L'estrazione avviene per distillazione in corrente di vapore, con gli elementi vegetali immersi nell'acqua oppure sospesi sopra di essa e lambiti dal suo solo vapore. Oltre a questa tecnica, li si distilla con solvente o tramite spremitura a pressione, per esempio, nel caso degli agrumi i cui oli essenziali si estraggono dalla buccia. Gli oli essenziali, tipicamente racchiusi in bottiglie di vetro scuro con tappo contagocce che sembrano un po' le boccette delle pozioni magiche delle fate e delle streghe dei film per bambini, in realtà sono frutto di un procedimento chimico molto particolare. In sintesi, riducono in essenza liquida una precisa parte della pianta: radici e rizomi (è il caso dello zenzero), corteccia (legno di sandalo), scorza (arancio, mandarino, limone, bergamotto), foglie (basilico, verbena, eucalipto, menta, tea tree), fiori (camomilla, rosa, fiori d'arancio) e sommità fiorite (rosmarino, timo, lavanda). Si tratta di una elaborazione della materia in liquido che trasporta con sé alcune sostanze della pianta originaria in altissima concentrazione, anche e soprattutto di odore. Il liquido risultante, che è l'olio essenziale, a sua volta, possiede particolari caratteristiche anche fisiche: per esempio, ha una densità minore dell'acqua, il che significa che quando facciamo cadere in un bicchiere d'acqua gocce di olio essenziale, queste non si amalgamano e galleggiano sulla superficie dell'acqua (per questa ragione, quando il fitoterapeuta prescrive oli essenziali per via orale ne consiglia il gocciolamento della dose prescritta su una zolletta di zucchero). L'olio essenziale è perfettamente solubile, invece, in solventi organici, alcol, oli, creme, detergenti. È importante non confondere gli oli essenziali naturali al 100%, che possono essere anche ottenuti da piante con certificazione biologica, con le essenze sintetiche nelle quali si utilizza l'aroma artificiale di una profumazione ricreato in laboratorio: un discrimine empirico tra vero olio essenziale e olio profumato sta innanzitutto nel prezzo. L'olio essenziale reale non costa poco, l'olio e le essenze profumate artificiali sì. È bene saperlo quando acquistiamo profumazioni da far evaporare nel diffusore di olio essenziale, elettrico o a candela: se usiamo qualche goccia di vero olio essenziale respiriamo vapori innocui, se usiamo profumazioni sintetiche inaliamo sostanze potenzialmente allergizzanti ed irritanti. Lo stesso discorso vale per i fornelletti insetticidi: l'olio essenziale di geranio e di citronella, per esempio, sono tradizionalmente indicati per tener fuori di casa le zanzare che ci assalgono in estate e perciò, in feroce concorrenza di stampo salutistico-ecologico con gli insetticidi sintetici, si sta sviluppando tutta una produzione (dai fornelletti ai bracciali agli spray per il corpo antizanzare, ma anche di antiparassitari per gli animali domestici) che utilizza oli essenziali. D'altronde, è comprensibile che il vero olio essenziale costi: per estrarlo è necessaria un'enorme quantità di materia prima. Pensate che per un chilo di olio essenziale di rosa ci vogliono all'incirca 1.867.000 rose. Ricordatevi poi che esistono oli essenziali per uso alimentare e oli essenziali che non lo sono. Gli oli essenziali non sono soltanto i re della profumazione di ambienti. Qualunque settore nel quale si voglia utilizzare una proprietà oppure un'essenza olfattiva di una pianta ricorre agli oli essenziali. In primis, la profumeria personale: tutti quei meravigliosi eau de parfum, eau de toilettes, profumi per capelli (sì, esistono), deodoranti profumati, sciampi, bagnoschiuma, creme per corpo, viso, mani, piedi che inebriano le nostre narici sono profumati con oli essenziali. C'è poi tutta un'altra lunga serie di usi degli oli essenziali. L'aromaterapia è una branca della fitoterapia che lascia perplessi alcuni medici, eppure trova molti appassionati. Solitamente la si intende come «terapia» basata sull'odore dell'olio essenziale, ma invece rientrano nell'ambito dell'aromaterapia anche le applicazioni topiche per massaggio, impacco e applicazione pura, l'inalazione e l'assunzione orale. Usare gli oli essenziali, in qualsiasi modo li si usi, vuol dire fare aromaterapia. E l'aromaterapia si basa sulle proprietà paramedicali riconosciute alle piante. L'olio essenziale di lavanda, per esempio, profuma bellissimamente e allo stesso tempo è considerato un blando sedativo per le sue proprietà rilassanti. Cuscini aromatizzati, spray, diffusori, creme: alla lavanda esiste veramente di tutto. È l'olio essenziale più diffuso in aromaterapia, proprio per l'ampio spettro delle sue azioni. Le si attribuiscono, infatti, anche proprietà antisettiche e battericide, analgesiche e antinevralgiche: se ne usa qualche goccia in aggiunta all'acqua del bagno con effetto calmante, nell'ultimo risciacquo dei capelli durante lo sciampo per il suo effetto di contrastare la grassezza di capelli e cuoio capelluto in chi ha questo problema. Ma se ne aggiunge qualche goccia anche nell'impasto di una torta perché sia aromatizzata alla lavanda. Così come in quasi ogni ricetta che preveda l'uso delle foglie della pianta si può ricorrere a poche gocce dell'equivalente olio essenziale (dal basilico ai chiodi di garofano). Gli oli essenziali sono, infatti, aromi. E quindi sono un ingrediente diffusissimo anche nella produzione alimentare. La Coca Cola è un esempio classico. La sua ricetta, leggendariamente segreta per 125 anni, sembra essere stata rivelata nel 2011: un sito americano ha pubblicato una foto, apparsa sull'Atlanta Journal Constitution nel 1979, che ritraeva la pagina di un taccuino su cui erano annotati gli ingredienti. Estratto fluido di foglie di coca (all'epoca dell'invenzione no, poi, naturalmente, l'estratto è diventato decocainizzato), noci di cola, acido critrico, zucchero, acqua, succo di lime, vaniglia, caramello e poi i mitici aromi che John Pemberton, il farmacistà che inventò la bevanda, denominò «7x». Il 7x sarebbe così composto: alcol, olio di arancia, olio di limone, olio di noce moscata, olio di coriandolo, olio di arancio amaro, olio di cannella. Oli essenziali perfino nella Coca Cola, lo avreste mai detto? È importante rammentare che gli oli essenziali non hanno soltanto una potenza olfattiva. Con l'aromatogramma, una tecnica simile a quella dell'antibiogramma, si esamina la sensibilità della specie batteriche ad un determinato olio essenziale. Così si stabilisce l'indice aromatico, dato dal rapporto tra alone di inibizione batterica dell'olio essenziale in questione nei confronti del batterio isolato e alone ideale (battericità massima) pari a 1. L'olio essenziale di origano ha un indice aromatico altissimo, di poco inferiore a 1 (tanto che un sinonimo di indice aromatico è indice origano), quello di timo è ancora abbastanza alto (0,711), quello di basilico, blandissimo, 0,012. Nel Novecento sono stati soprattutto Paul Belaiche-Daninos e Jean Valnet a studiare il potere battericida degli oli essenziali e le loro applicazioni mediche: Paul Belaiche nel 1979 pubblicò i dieci monumentali volumi de Le grand traité de Phytothérapie et d'Aromathérapie, Jean Valnet Aromathérapie: Traitement des maladies par les essences des plantes. Pensare di guarire tutto con le piante è follia: siamo nell'ambito dei rimedi naturali. Molti, però, nel loro piccolo e con la loro azione gentile rispetto al medicinale sintetico, funzionano. È in virtù del riconosciuto potere battericida, ad esempio, che in caso di raffreddore e mal di gola si consigliano suffumigi con sale e bicarbonato, sì, ma anche con oli essenziali. Sono i cosiddetti oli essenziali balsamico-espettoranti. Oltre ai battericidi, ci sono quelli fungicidi e virostatici, e tutti insieme costituiscono il gruppo degli oli essenziali con effetti antibiotici. Ci sono poi quelli che hanno effetto anestetico locale, quello controirritante, quello antispasmodico, quello carminativo. In caso di piedi stanchi, un pediluvio con sola acqua calda è diverso da un pediluvio con acqua calda e oli essenziali antiflogistici, che è un'altra categoria molto gettonata. Più che un mondo, quello degli oli essenziali è un universo, sorprendente e interessantissimo da conoscere. Gli oli essenziali, tuttavia, non vanno mai usati con il fai da te, vanno sempre dosati letteralmente col contagocce (puri e in dose eccessiva sulla pelle possono procurare anche lesioni) e, soprattutto se assunti per via orale, sempre sotto controllo e indicazione medica, perché possiedono anche un indice terapeutico (il rapporto tra dose tossica e dose invece terapeutica). Le piante possono essere anche tossiche, lo sappiamo, e questa «legge» si trasmette anche agli essenziali da esse derivati. Se non li si conosce, dunque, conviene cercare preparazioni già pronte che li contengano, nelle quali i dosaggi sono già controllati. Sono numerosi i marchi cosmetici e paramedicali che ne hanno fatto la loro missione commerciale, da Weleda a Puressentiel, da Flora a Prodeco Pharma (che ha un'intera linea, denominata Gse, dedicata a quello che definisce «il rimedio globale», ossia l'estratto di semi di pompelmo che è antibatterico, antivirale, antimicotico e antiparassitario) e che commercializzano svariati prodotti, dall'olio per camminatori all'olio rinfrescante al limone, dall'Inalatore tagliafame allo Spray purificante per ambienti.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/fragranze-inebrianti-tutti-gli-usi-degli-oli-essenziali-2605430490.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="per-il-mal-di-schiena-o-contro-le-tarme-i-mille-benefici-del-leggendario-31" data-post-id="2605430490" data-published-at="1781112810" data-use-pagination="False"> Per il mal di schiena o contro le tarme: i mille benefici del leggendario «31» È uno dei rimedi di oli essenziali più diffusi e leggendario. Di origine svizzera, vanta innumerevoli imitazioni, nelle quali la composizione può cambiare un po'. Da utilizzare solo per uso esterno (mai ingerirlo), si tratta di un olio di erbe (appunto 31) estremamente versatile, indicato per la cura del corpo, l'igiene e la profumazione della casa e anche del bucato. Estremamente concentrato, va utilizzato nella dose di pochissime gocce, 2, 4 o 5. Per donare freschezza e deodorazione al corpo, bastano 2 o 4 gocce da frizionare su petto, collo, nuca, schiena, braccia, gambe, piedi. Siete stanchi o avete mal di testa? Provate a massaggiarne 2 o 4 gocce su fronte, tempie, cuoio capelluto e nuca. Avete il raffreddore? Un buon trucco è quello di versarne poche gocce in un fazzolettino di carta del pacchetto e chiudere: così tutti i fazzolettini saranno aromatizzati e potrete usarli per soffiarvi il naso e al contempo inalare gli oli essenziali balsamici che ci avete fissato sopra. Anche i piedi stanchi e doloranti si giovano dell'olio 31: massaggiarli con qualche goccia li rinfresca e ridà loro tono. Si può anche utilizzare nei diffusori di olio essenziale (sempre poche gocce) o nebulizzare negli ambienti dopo averne messo un pochino in un contenitore spray. Non esagerate con gli spruzzi: ha un profumo forte e concentratissimo e troppo può dar fastidio. C'è chi ne diluisce una goccia in mezzo bicchiere d'acqua e ci fa i gargarismi, chi ci si massaggia il collo afflitto dalla cervicalgia e chi la schiena dolorante, e chi lo usa come dopobarba, c'è chi ne versa qualche goccia su un batuffolo di ovatta che mette nell'armadio per profumare e tenere lontane le tarme e c'è chi ne versa qualche goccia nella vaschetta dell'ammorbidente perché il bucato profumi di foresta. Proprietà rilassanti della muscolatura e del sistema nervoso, antisettico, antibatterico, antispasmodico: le proprietà dell'olio 31 sono tante quante gli oli essenziali che contiene. Che sono: menta piperita, eucalipto, ginepro, salvia officinale, timo, rosmarino, abete siberiano, pino silvestre, cumino, coriandolo, canfora, anice, cannella, fiori di arancio, chiodi di garofano, lavanda, limone, arancio dolce, arancio amaro, arancio, origano, pepe, vaniglia, patchouly, garofano, ylang ylang, gelsomino, citronella, finocchio, menta crispa, melissa. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/fragranze-inebrianti-tutti-gli-usi-degli-oli-essenziali-2605430490.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="come-portare-in-tavola-il-peperoncino-ed-evitare-che-ci-vada-la-bocca-in-fiamme" data-post-id="2605430490" data-published-at="1781112810" data-use-pagination="False"> Come portare in tavola il peperoncino (ed evitare che ci vada la bocca in fiamme) L'oleolito è un infuso della pianta macerato in un olio vegetale. L'oleolito è, quindi, un parente stretto dell'olio essenziale, ma bisogna stare attenti a non confonderlo, non è la stessa cosa: è meno concentrato e più delicato. Per questo motivo molto spesso è preferibile un oleolito a un olio essenziale. Per esempio, è il caso del peperoncino. L'olio al peperoncino che chiediamo al ristorante è il frutto di un oleolito. Se utilizzassimo la stessa quantità di olio essenziale di peperoncino - che peraltro non è così diffuso e viene utilizzato soprattutto per via topica per le sue proprietà vasodilatatrici - la bocca ci andrebbe in fiamme. L'oleolito è stata la prima forma di «estrazione in liquido» delle proprietà delle piante, oltre agli infusi e ai macerati in acqua. Quando vi capiterà di leggere su qualche testo che nell'antichità si utilizzavano profumi e oli profumati, ebbene sappiate che ci si riferisce agli oleoliti. L'olio essenziale è un prodotto tutto moderno, perché è vero che l'estrazione in corrente di vapore era usata anche nell'antichità, ma aveva tutt'altro scopo, cioè quello di ottenere acque aromatiche e non concentratissimi oli essenziali. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/fragranze-inebrianti-tutti-gli-usi-degli-oli-essenziali-2605430490.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="con-la-citronella-terrete-lontane-le-zanzare-fastidiose" data-post-id="2605430490" data-published-at="1781112810" data-use-pagination="False"> Con la citronella terrete lontane le zanzare fastidiose Ormai è d'uso comune in tutte le case durante l'estate. Stiamo parlando della citronella. L'olio essenziale di citronella è ricavato dalla Cymbopogon nardus, una pianta della famiglia delle Poaceae. Può essere efficace anche contro il mal di testa, o in situazioni di stress e nervosismo. Dicono che, spruzzato su un fazzoletto e avvicinato alle narici, aiuti a rimanere concentrati mentre si compie un'attività particolarmente complessa. Le zanzare, dicevamo. Se diffuso negli ambienti di casa, l'olio essenziale alla citronella è un ottimo rimedio contro questi fastidiosi insetti e aiuta a prevenire i loro morsi e punture. Se si versano alcune gocce su dei batuffoli di cotone e li si ripone negli armadi e nei cassetti, il suo odore aiuterà a tenere lontano le tarme e profumerà gradevolmente gli indumenti. Può essere usato anche come crema. In 100 millilitri di crema idratante neutra, occorre aggiungere 20 gocce di olio essenziale di citronella. Poi mescolate a lungo e accuratamente. Ma attenzione: ad alcuni irrita la pelle.
Ecco #DimmiLaVerità del 10 giugno 2026. La capogruppo di Fdi in Commissione Covid Alice Buonguerrieri rivela gli ultimi clamorosi sviluppi emersi dalle audizioni.
Papa Leone XIV (Getty Images)
Se poi compiamo il drammatico e rattristante atto di paragonare questo discorso ad altri cui siamo abituati in Italia, e non solo, tenuti o scritti da vescovi italiani, soprattutto ad alto livello, per non parlare del livello della predicazione, l’omiletica, che spesso raggiunge livelli indegni per l’importanza che essa ha nella Chiesa, ebbene, fatto questo paragone impietoso, la figura di Leone XIV ci appare veramente come un dono del Cielo.
Non solo per noi italiani, e non solo riguardo ai ministri della Chiesa, ma anche rispetto a molti dei sedicenti intellettuali del nostro tempo. Il Pontefice, in questo panorama intellettuale e culturale inconsistente e desolante, risulta essere, ai miei occhi, l’autorità morale e il riferimento intellettuale e spirituale più alto del mondo.
Del discorso ha già scritto egregiamente ieri sulla Verità Martino Cervo. Io mi limiterò ad alcuni concetti espressi in questo mirabile scritto del Vescovo di Roma. Parto dal più importante, già citato da Cervo, e cioè il riferimento alla Scuola di Salamanca, una scuola del Cinquecento spagnolo, El Siglo de oro, dove la Spagna raggiunse un livello di espansione economica e geopolitica ragguardevole. Allora come ora si prospettava, però, l’esigenza di coniugare questi fenomeni economici e geopolitici «trovandosi», come scrive il pontefice, «di fronte a responsabilità storiche di portata universale». Queste responsabilità erano legate sostanzialmente alla colonizzazione del Nuovo Mondo e alla legittimità della colonizzazione stessa e delle condizioni cui erano sottoposte quelle popolazioni. La Scuola di Salamanca fu la più influente scuola, sorta nel XVI secolo, di filosofi, teologi e giuristi appartenenti a vari ordini: francescani, gesuiti, domenicani. In sostanza si deve a loro, e in particolare al frate Francisco de Vitoria, la messa al centro dei diritti umani ponendo le basi - questo fatto è riconosciuto universalmente - per il moderno diritto internazionale, quello che, riprendendo un’espressione di San Tommaso D’Aquino, veniva chiamato lo ius gentium.
Perché il Papa si è riferito esplicitamente a questa scuola, cosa che non avevano fatto altri Papi e che in Italia, a parte alcuni lodevoli studiosi, non è praticamente mai stata studiata soprattutto in ambito cattolico (cosa grave)? Scrive lui stesso: «La ragione non poteva essere invocata per rivestire di legittimità ciò che la forza o l’interesse presentavano come conveniente. Introdussero così nel discernimento storico la domanda sul valore irriducibile di ogni essere umano e sui limiti morali del potere [...]. Tuttavia, quell’interrogativo aprì un orizzonte intellettuale e morale che andò ben oltre il proprio contesto storico. L’intuizione del totus orbis, di una comunità umana più ampia di qualsiasi potere particolare, consentiva di affermare l’esistenza di legami giuridici e morali tra i popoli [...] quell’anelito continua a risuonare anche oggi: che la dignità, la giustizia e il bene comune siano la misura delle relazioni sociali, a livello sia nazionale che internazionale».
Quale profondità e quale attualità in questa Scuola a cavallo tra il Cinquecento e il Seicento spagnolo. Quale contemporaneità di questo pensiero. E tristemente, ammettiamolo, quale ignoranza ingiustificata, da parte della comunità cattolica, di questa Scuola.
Un altro punto fondamentale sempre legato a questi studiosi è la rivendicazione del primato della persona umana nei confronti dello Stato e di ogni forma di pubblico potere. Dice il Papa: «Tale dignità precede ogni concessione dello Stato […] Essa appartiene a ogni essere umano per il fatto di esistere e per questo deve orientare ogni ordinamento giuridico positivo». Ma attenzione al seguente passaggio che richiama tutti alla primazia del diritto sulla legge, del diritto sul potere, del diritto sullo Stato: «La fede cristiana la proclama a partire dalla Rivelazione; la ragione umana può riconoscerla come esigenza inscritta nella verità dell’uomo. Quando questa convinzione rimane viva, il diritto diventa tutela di tutti e garanzia contro l’imposizione di interessi e programmi particolari». In altre parole, ben prima della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948, i maestri di Salamanca avevano individuato nei diritti dell’uomo il limite invalicabile di qualsiasi potere, di qualsiasi azione politica, di qualsiasi legge. L’ordinamento giuridico positivo, cioè il sistema delle leggi nazionali e internazionali, non può andare contro questi diritti inscritti nella natura umana: essi non sono concessi e sottoposti a e da nessun potere politico. Quanta sapienza e quanta necessità di riscoprire oggi questi fondamenti: basti pensare a quanta violazione dei diritti avviene negli Stati (ad esempio la Cina) e quali violazioni del diritto internazionale: vedi le guerre in corso.
Capite la differenza rispetto a una predicazione su questi temi che spesso alza la vela a seconda di dove il vento spira e che quindi risulta misera e non incide nelle coscienze? Queste ultime sentono la superficialità e riconoscono, quando c’è, la profondità di un pensiero come quello espresso presso il Palacio de las Cortes, dove il Papa ha incontrato il Parlamento spagnolo. Purtroppo, nella Chiesa si è fatta avanti un’idea di predicazione che, per evitare di sembrare anacronistica, è diventata più sociologica che teologica, che usa le parole più scontate del nostro tempo e non ha il coraggio di andare, come fa invece questo Papa con gentilezza e tatto rari, oltre il linguaggio scontato. Ci ricorda molto Ratzinger e Wojtyla, ma anche Paolo VI. È vero che la Chiesa deve aggiornare il proprio linguaggio. Del resto, in 21 secoli di storia lo ha sempre fatto. Ma non si può né si deve aggiornare il linguaggio in modo tale che un linguaggio sciatto, sociologico, politicamente ammiccante, tendente a lisciare il pelo all’inconsistenza della cultura contemporanea tradisca, alla fine, i contenuti della tradizione. Altrimenti l’aggiornamento fa rima con tradimento.
In questa fase, lo ripeto, Papa Leone XIV appare modellato appositamente sull’esigenza profonda di consistenza che caratterizza la nostra epoca contemporanea.
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Da quel 31 marzo e da quella piovosa, a tratti gelida, notte di Zenica, in Bosnia, il sentimento che ha accompagnato il nostro avvicinamento ai Mondiali è stato uno soltanto: tristezza. Ma anche amarezza, rabbia e delusione. L'Italia non sarà alla Coppa del Mondo per la terza volta consecutiva e questo lo sappiamo ormai da oltre due mesi. Il nostro calcio attraversa una crisi profonda e, mentre si avvicinano le elezioni federali del 22 giugno – dalle quali uscirà il presidente chiamato a nominare il nuovo commissario tecnico e ad avviare quel percorso di riforme di cui tutto il sistema sembra avere urgente bisogno – non resta che farsene definitivamente una ragione.
E magari aggrapparsi ai timidi segnali positivi arrivati nelle ultime settimane: l'entusiasmo e la freschezza dei giovani affidati alla guida di Silvio Baldini nelle amichevoli contro Lussemburgo e Grecia, oppure il successo dell'Under 17 all'Europeo di categoria. Ma soprattutto mettersi comodi davanti alla televisione e provare a godersi quello che, per chi ama il calcio, resta l'evento degli eventi.
Perché se è vero che un Mondiale senza azzurri rischia inevitabilmente di far perdere interesse a molti tifosi italiani, è altrettanto vero che la Coppa del Mondo si guarda a prescindere. Anche solo per vedere all'opera i migliori giocatori del pianeta. Da Cristiano Ronaldo e Lionel Messi, attesi da quello che potrebbe essere il loro ultimo ballo, a Harry Kane ed Erling Haaland, già candidati credibili per la classifica marcatori. Fino ai talenti della nuova generazione, come Lamine Yamal e Michael Olise, pronti a trascinare Spagna e Francia con il loro estro. Senza dimenticare Kylian Mbappé, chiamato a riscattare una stagione al di sotto delle aspettative con il Real Madrid, e Ousmane Dembélé, reduce da dodici mesi da protagonista assoluto con il Paris Saint-Germain, culminati con la conquista della seconda Champions League consecutiva e del Pallone d'Oro. Proprio il Pallone d'Oro è uno dei temi che accompagneranno il torneo: è altamente probabile che il Mondiale finisca per incidere in maniera decisiva sull'assegnazione del prossimo riconoscimento individuale istituito da France Football.
Un Mondiale che non vedrà protagonista l'Italia, ma che parlerà comunque un po' la nostra lingua grazie ai tre commissari tecnici italiani presenti in panchina: Carlo Ancelotti alla guida del Brasile, Vincenzo Montella con la Turchia e Fabio Cannavaro alla sua storica prima partecipazione con l'Uzbekistan. Soprattutto Ancelotti potrebbe inseguire un'impresa senza precedenti. Nessuna nazionale, infatti, ha mai conquistato il Mondiale con un commissario tecnico straniero. Ci andarono vicini l'austriaco Ernst Happel con l'Olanda nel 1978 e l'inglese George Raynor con la Svezia nel 1958, ma nessuno riuscì a completare l'opera. Toccherà ora all'allenatore di Reggiolo provare ad abbattere uno degli ultimi tabù del calcio internazionale.
E poi ci sono le curiosità, le statistiche, i record da inseguire o da battere, ma anche le polemiche e i problemi che hanno accompagnato la vigilia del torneo diffuso tra Canada, Messico e Stati Uniti. Gli spunti, insomma, non mancano.
Le immagini dei giocatori del Senegal sottoposti a controlli direttamente sulla pista dell'aeroporto, quelle di Kevin De Bruyne perquisito con il metal detector e il passaggio dell'Uzbekistan di Cannavaro tra i cani antidroga hanno fatto il giro dei social, alimentando il dibattito sulle modalità di accoglienza adottate dalle autorità statunitensi. Ancora più delicato il caso di Omar Artan. Il 34enne arbitro somalo, designato dalla Fifa per dirigere alcune gare del torneo e destinato a diventare il primo fischietto del suo Paese a partecipare a un Mondiale, è stato respinto all'ingresso negli Stati Uniti dopo undici ore di interrogatorio a Miami. «Avevo tutti i documenti in regola», ha raccontato al New York Times, spiegando di essere stato interrogato a lungo anche sulla situazione politica della Somalia. La Fifa lo ha successivamente escluso dalla lista arbitrale. Sul piano diplomatico, l'Iran ha denunciato la revoca della quota di biglietti destinata ai propri tifosi e le difficoltà incontrate da diversi membri della delegazione nell'ottenere il visto d'ingresso negli Stati Uniti, tanto da spostare il ritiro in Messico. E proprio in Messico, a meno di quarantotto ore dalla partita inaugurale, migliaia di insegnanti hanno tentato di raggiungere lo stadio Azteca per protestare contro il governo di Claudia Sheinbaum, costringendo le autorità a blindare l'area attorno all'impianto. Nella capitale sono state sospese le lezioni e introdotte forme di lavoro agile per alleggerire il traffico previsto nel giorno del debutto del torneo.
Ma un Mondiale non vive soltanto di favoriti, polemiche e grandi campioni. Vive anche di storie. Come quella di Curaçao, arrivata all'ultima amichevole prima della partenza a bordo di un vecchio scuolabus con la musica ad alto volume e un entusiasmo contagioso. Oppure quella di Haiti, che porterà sulle proprie maglie la bandiera polacca in omaggio ai soldati che all'inizio dell'Ottocento decisero di schierarsi al fianco degli haitiani nella guerra d'indipendenza contro la Francia napoleonica. Il torneo nordamericano segnerà anche un traguardo simbolico. Tunisia-Giappone, in programma il 20 giugno a Monterrey, sarà infatti la millesima partita nella storia dei Mondiali, a quasi un secolo dalla prima edizione disputata in Uruguay nel 1930.
L'Italia resterà a guardare, e questo continuerà a fare male. Ma i Mondiali hanno sempre avuto la capacità di trascinare anche chi si avvicina con disincanto. Per le storie che raccontano, per i gol che rimangono nella storia, per i campioni che consacrano e per le sorprese che regalano. E forse è proprio questo il motivo per cui, nonostante tutto, da giovedì sera milioni di italiani saranno ancora una volta incollati davanti alla televisione.
Il torneo più grande di sempre tra format e nuove regole

Una vista panoramica dello Stadio di Città del Messico, nel contesto dell'atmosfera pre-Mondiale 2026 (Getty Images)
Non sarà soltanto il Mondiale più grande della storia. Quello che scatterà domani, giovedì 11 giugno, tra Messico, Stati Uniti e Canada rappresenta anche un punto di svolta per il calcio internazionale. Per la prima volta le Nazionali partecipanti saranno 48, le partite complessive saliranno a 104 e la Fifa sperimenterà una serie di novità regolamentari destinate a incidere concretamente sul gioco. Dal Var con poteri ampliati alla lotta contro le perdite di tempo, fino a una cerimonia inaugurale diffusa in tre Paesi diversi: il Mondiale 2026 sarà un laboratorio del calcio del futuro.
Il primo cambiamento riguarda le dimensioni del torneo. Dopo oltre vent'anni con il format a 32 squadre, la Fifa ha deciso di allargare la competizione a 48 Nazionali. Una scelta che porterà il numero complessivo delle partite da 64 a 104 e che ridisegnerà anche il percorso verso il titolo. Le squadre saranno suddivise in dodici gironi da quattro. Al termine della prima fase accederanno ai sedicesimi di finale le prime due classificate di ciascun gruppo e le otto migliori terze. Una novità che introduce un turno a eliminazione diretta in più rispetto al passato e che allunga inevitabilmente il cammino della squadra destinata a sollevare il trofeo il 19 luglio al MetLife Stadium di New York.
Cambierà anche il modo di arbitrare le partite. L'Ifab ha infatti approvato una serie di modifiche che debutteranno proprio durante il Mondiale nordamericano, con l'obiettivo dichiarato di ridurre le perdite di tempo e rendere il gioco più fluido. Il Var, ad esempio, avrà margini d'intervento più ampi rispetto al passato. Oltre ai tradizionali casi legati a gol, rigori ed espulsioni dirette, potrà correggere alcuni errori evidenti che finora rimanevano senza rimedio, come l'assegnazione errata di un calcio d'angolo o situazioni disciplinari derivanti da un'identificazione sbagliata del giocatore sanzionato. Particolare attenzione sarà riservata anche ai comportamenti ostruzionistici. I calciatori sostituiti dovranno lasciare il terreno di gioco entro dieci secondi dalla comunicazione del cambio; in caso contrario, il compagno designato a entrare dovrà attendere sessanta secondi prima di poter partecipare all'azione. Una misura pensata soprattutto per limitare le perdite di tempo nei minuti finali.
Non sarà l'unica novità in questa direzione. Gli arbitri potranno infatti avviare un conto alla rovescia per accelerare la ripresa del gioco in occasione di rimesse laterali e rinvii dal fondo. Se il tempo concesso non verrà rispettato, scatterà automaticamente una sanzione tecnica a favore della squadra avversaria. Cambiano anche le procedure relative agli infortuni. Salvo eccezioni specifiche, come nel caso dei portieri o di traumi particolarmente seri, i giocatori che riceveranno cure mediche dovranno restare fuori dal campo per almeno un minuto prima di poter rientrare. Una scelta che punta a scoraggiare interruzioni tattiche e simulazioni. L'unica deroga ai tentativi di velocizzare il gioco riguarda le pause idratazione. Considerate le elevate temperature previste in alcune sedi statunitensi e messicane, sarà consentita una sospensione di tre minuti per ciascun tempo di gioco.

Il MetLife di New York/New Jersey (Getty Images)
Ad aprire ufficialmente il Mondiale sarà il Messico, impegnato giovedì 11 giugno contro il Sudafrica nello storico stadio Azteca di Città del Messico. Prima del calcio d'inizio, previsto alle 21 italiane, andrà in scena la prima delle tre cerimonie inaugurali organizzate dalla Fifa. Una scelta in linea con la natura itinerante di questa edizione, ospitata per la prima volta da tre Paesi diversi. Il giorno successivo toccherà infatti al Canada, a Toronto, e agli Stati Uniti, a Los Angeles, celebrare l'inizio della manifestazione con eventi dedicati. Un modo per dare visibilità a ciascuno dei Paesi organizzatori e sottolineare la dimensione globale di un torneo che punta a essere il più grande di sempre, non soltanto per il numero di squadre partecipanti. Oltre al mitico Azteca di Città del Messico e al MetLife Stadium di New York, si giocherà in 14 stadi distribuiti tra Stati Uniti, Messico e Canada, con una rete di impianti che attraversa praticamente tutto il continente nordamericano. Il Messico ospiterà le partite in tre sedi, aggiungendo all'Azteca (83.000 spettatori), l'Estadio Akron di Guadalajara (48.000 spettatori) e l'Estadio Bbva di Monterrey (53.500 spettatori). Il Canada avrà due stadi: il Bmo Field di Toronto (45.000 spettatori) e il Bc Place di Vancouver (54.000 spettatori). La parte più consistente del torneo si disputerà negli Stati Uniti, con undici impianti sparsi tra costa Est, Midwest e costa Ovest. Dal Mercedes-Benz Stadium di Atlanta (75.000 spettatori) al Gillette Stadium di Boston (65.000 spettatori) fino al AT&T Stadium di Dallas (94.000 spettatori) e all'Nrg Stadium di Houston (72.000 spettatori). E poi ancora l'Arrowhead Stadium di Kansas City (73.000 spettatori), il SoFi Stadium di Los Angeles (70.000 spettatori), l'Hard Rock Stadium di Miami (65.000 spettatori), il Lincoln Financial Field di Philadelphia (69.000 spettatori), il Levi's Stadium di San Francisco/Bay Arena (71.000 spettatori), il Lumen Field di Seattle (69.000 spettatori) e lo stadio della finalissima, il MetLife Stadium di New York/New Jersey (82.500 spettatori).
Un Mondiale, questo, che sarà inevitabilmente un banco di prova per la Fifa che punta a rendere il calcio più veloce, più spettacolare e ancora più globale. Resta da capire se tutte queste innovazioni riusciranno a migliorare davvero il torneo più importante del pianeta o se finiranno per snaturarne almeno in parte la tradizione. La risposta, come sempre, arriverà dal campo.
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«Non intendiamo fermarci, vogliamo fare di più per ridurre il carico fiscale sul ceto medio». Lo ha detto il presidente del Consiglio all’assemblea di Confcommercio. «Altri parlano di tassare il patrimonio, noi lavoriamo perché gli italiani possano ambire ad avere un patrimonio dopo decenni di sacrifici», ha aggiunto.
Il premier ha inoltre sottolineato le misure varate dal governo contro le attività «apri e chiudi», affermando: «Questa non è la repubblica delle banane, qui si rispettano le regole». Citando il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha ribadito che «Non c’è mercato senza regole, non ci sono imprese sane e non c’è crescita».