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2018-09-17
Fragranze inebrianti. Tutti gli usi degli oli essenziali
Gli oli eterici, più comunemente noti come oli essenziali, sono liquidi oleosi estratti da piante ed erbe aromatiche dagli usi così svariati, e spesso impensabili, che sono diventati veri e propri jolly innanzitutto della cura di sé (ma non soltanto).
L'estrazione avviene per distillazione in corrente di vapore, con gli elementi vegetali immersi nell'acqua oppure sospesi sopra di essa e lambiti dal suo solo vapore. Oltre a questa tecnica, li si distilla con solvente o tramite spremitura a pressione, per esempio, nel caso degli agrumi i cui oli essenziali si estraggono dalla buccia. Gli oli essenziali, tipicamente racchiusi in bottiglie di vetro scuro con tappo contagocce che sembrano un po' le boccette delle pozioni magiche delle fate e delle streghe dei film per bambini, in realtà sono frutto di un procedimento chimico molto particolare. In sintesi, riducono in essenza liquida una precisa parte della pianta: radici e rizomi (è il caso dello zenzero), corteccia (legno di sandalo), scorza (arancio, mandarino, limone, bergamotto), foglie (basilico, verbena, eucalipto, menta, tea tree), fiori (camomilla, rosa, fiori d'arancio) e sommità fiorite (rosmarino, timo, lavanda). Si tratta di una elaborazione della materia in liquido che trasporta con sé alcune sostanze della pianta originaria in altissima concentrazione, anche e soprattutto di odore. Il liquido risultante, che è l'olio essenziale, a sua volta, possiede particolari caratteristiche anche fisiche: per esempio, ha una densità minore dell'acqua, il che significa che quando facciamo cadere in un bicchiere d'acqua gocce di olio essenziale, queste non si amalgamano e galleggiano sulla superficie dell'acqua (per questa ragione, quando il fitoterapeuta prescrive oli essenziali per via orale ne consiglia il gocciolamento della dose prescritta su una zolletta di zucchero). L'olio essenziale è perfettamente solubile, invece, in solventi organici, alcol, oli, creme, detergenti. È importante non confondere gli oli essenziali naturali al 100%, che possono essere anche ottenuti da piante con certificazione biologica, con le essenze sintetiche nelle quali si utilizza l'aroma artificiale di una profumazione ricreato in laboratorio: un discrimine empirico tra vero olio essenziale e olio profumato sta innanzitutto nel prezzo.
L'olio essenziale reale non costa poco, l'olio e le essenze profumate artificiali sì. È bene saperlo quando acquistiamo profumazioni da far evaporare nel diffusore di olio essenziale, elettrico o a candela: se usiamo qualche goccia di vero olio essenziale respiriamo vapori innocui, se usiamo profumazioni sintetiche inaliamo sostanze potenzialmente allergizzanti ed irritanti. Lo stesso discorso vale per i fornelletti insetticidi: l'olio essenziale di geranio e di citronella, per esempio, sono tradizionalmente indicati per tener fuori di casa le zanzare che ci assalgono in estate e perciò, in feroce concorrenza di stampo salutistico-ecologico con gli insetticidi sintetici, si sta sviluppando tutta una produzione (dai fornelletti ai bracciali agli spray per il corpo antizanzare, ma anche di antiparassitari per gli animali domestici) che utilizza oli essenziali. D'altronde, è comprensibile che il vero olio essenziale costi: per estrarlo è necessaria un'enorme quantità di materia prima. Pensate che per un chilo di olio essenziale di rosa ci vogliono all'incirca 1.867.000 rose. Ricordatevi poi che esistono oli essenziali per uso alimentare e oli essenziali che non lo sono.
Gli oli essenziali non sono soltanto i re della profumazione di ambienti.
Qualunque settore nel quale si voglia utilizzare una proprietà oppure un'essenza olfattiva di una pianta ricorre agli oli essenziali. In primis, la profumeria personale: tutti quei meravigliosi eau de parfum, eau de toilettes, profumi per capelli (sì, esistono), deodoranti profumati, sciampi, bagnoschiuma, creme per corpo, viso, mani, piedi che inebriano le nostre narici sono profumati con oli essenziali.
C'è poi tutta un'altra lunga serie di usi degli oli essenziali. L'aromaterapia è una branca della fitoterapia che lascia perplessi alcuni medici, eppure trova molti appassionati. Solitamente la si intende come «terapia» basata sull'odore dell'olio essenziale, ma invece rientrano nell'ambito dell'aromaterapia anche le applicazioni topiche per massaggio, impacco e applicazione pura, l'inalazione e l'assunzione orale. Usare gli oli essenziali, in qualsiasi modo li si usi, vuol dire fare aromaterapia. E l'aromaterapia si basa sulle proprietà paramedicali riconosciute alle piante.
L'olio essenziale di lavanda, per esempio, profuma bellissimamente e allo stesso tempo è considerato un blando sedativo per le sue proprietà rilassanti. Cuscini aromatizzati, spray, diffusori, creme: alla lavanda esiste veramente di tutto. È l'olio essenziale più diffuso in aromaterapia, proprio per l'ampio spettro delle sue azioni. Le si attribuiscono, infatti, anche proprietà antisettiche e battericide, analgesiche e antinevralgiche: se ne usa qualche goccia in aggiunta all'acqua del bagno con effetto calmante, nell'ultimo risciacquo dei capelli durante lo sciampo per il suo effetto di contrastare la grassezza di capelli e cuoio capelluto in chi ha questo problema. Ma se ne aggiunge qualche goccia anche nell'impasto di una torta perché sia aromatizzata alla lavanda. Così come in quasi ogni ricetta che preveda l'uso delle foglie della pianta si può ricorrere a poche gocce dell'equivalente olio essenziale (dal basilico ai chiodi di garofano). Gli oli essenziali sono, infatti, aromi. E quindi sono un ingrediente diffusissimo anche nella produzione alimentare. La Coca Cola è un esempio classico. La sua ricetta, leggendariamente segreta per 125 anni, sembra essere stata rivelata nel 2011: un sito americano ha pubblicato una foto, apparsa sull'Atlanta Journal Constitution nel 1979, che ritraeva la pagina di un taccuino su cui erano annotati gli ingredienti. Estratto fluido di foglie di coca (all'epoca dell'invenzione no, poi, naturalmente, l'estratto è diventato decocainizzato), noci di cola, acido critrico, zucchero, acqua, succo di lime, vaniglia, caramello e poi i mitici aromi che John Pemberton, il farmacistà che inventò la bevanda, denominò «7x». Il 7x sarebbe così composto: alcol, olio di arancia, olio di limone, olio di noce moscata, olio di coriandolo, olio di arancio amaro, olio di cannella. Oli essenziali perfino nella Coca Cola, lo avreste mai detto?
È importante rammentare che gli oli essenziali non hanno soltanto una potenza olfattiva. Con l'aromatogramma, una tecnica simile a quella dell'antibiogramma, si esamina la sensibilità della specie batteriche ad un determinato olio essenziale. Così si stabilisce l'indice aromatico, dato dal rapporto tra alone di inibizione batterica dell'olio essenziale in questione nei confronti del batterio isolato e alone ideale (battericità massima) pari a 1. L'olio essenziale di origano ha un indice aromatico altissimo, di poco inferiore a 1 (tanto che un sinonimo di indice aromatico è indice origano), quello di timo è ancora abbastanza alto (0,711), quello di basilico, blandissimo, 0,012.
Nel Novecento sono stati soprattutto Paul Belaiche-Daninos e Jean Valnet a studiare il potere battericida degli oli essenziali e le loro applicazioni mediche: Paul Belaiche nel 1979 pubblicò i dieci monumentali volumi de Le grand traité de Phytothérapie et d'Aromathérapie, Jean Valnet Aromathérapie: Traitement des maladies par les essences des plantes.
Pensare di guarire tutto con le piante è follia: siamo nell'ambito dei rimedi naturali. Molti, però, nel loro piccolo e con la loro azione gentile rispetto al medicinale sintetico, funzionano. È in virtù del riconosciuto potere battericida, ad esempio, che in caso di raffreddore e mal di gola si consigliano suffumigi con sale e bicarbonato, sì, ma anche con oli essenziali. Sono i cosiddetti oli essenziali balsamico-espettoranti. Oltre ai battericidi, ci sono quelli fungicidi e virostatici, e tutti insieme costituiscono il gruppo degli oli essenziali con effetti antibiotici. Ci sono poi quelli che hanno effetto anestetico locale, quello controirritante, quello antispasmodico, quello carminativo. In caso di piedi stanchi, un pediluvio con sola acqua calda è diverso da un pediluvio con acqua calda e oli essenziali antiflogistici, che è un'altra categoria molto gettonata.
Più che un mondo, quello degli oli essenziali è un universo, sorprendente e interessantissimo da conoscere. Gli oli essenziali, tuttavia, non vanno mai usati con il fai da te, vanno sempre dosati letteralmente col contagocce (puri e in dose eccessiva sulla pelle possono procurare anche lesioni) e, soprattutto se assunti per via orale, sempre sotto controllo e indicazione medica, perché possiedono anche un indice terapeutico (il rapporto tra dose tossica e dose invece terapeutica). Le piante possono essere anche tossiche, lo sappiamo, e questa «legge» si trasmette anche agli essenziali da esse derivati. Se non li si conosce, dunque, conviene cercare preparazioni già pronte che li contengano, nelle quali i dosaggi sono già controllati.
Sono numerosi i marchi cosmetici e paramedicali che ne hanno fatto la loro missione commerciale, da Weleda a Puressentiel, da Flora a Prodeco Pharma (che ha un'intera linea, denominata Gse, dedicata a quello che definisce «il rimedio globale», ossia l'estratto di semi di pompelmo che è antibatterico, antivirale, antimicotico e antiparassitario) e che commercializzano svariati prodotti, dall'olio per camminatori all'olio rinfrescante al limone, dall'Inalatore tagliafame allo Spray purificante per ambienti.
Per il mal di schiena o contro le tarme: i mille benefici del leggendario «31»
È uno dei rimedi di oli essenziali più diffusi e leggendario. Di origine svizzera, vanta innumerevoli imitazioni, nelle quali la composizione può cambiare un po'. Da utilizzare solo per uso esterno (mai ingerirlo), si tratta di un olio di erbe (appunto 31) estremamente versatile, indicato per la cura del corpo, l'igiene e la profumazione della casa e anche del bucato. Estremamente concentrato, va utilizzato nella dose di pochissime gocce, 2, 4 o 5. Per donare freschezza e deodorazione al corpo, bastano 2 o 4 gocce da frizionare su petto, collo, nuca, schiena, braccia, gambe, piedi. Siete stanchi o avete mal di testa? Provate a massaggiarne 2 o 4 gocce su fronte, tempie, cuoio capelluto e nuca. Avete il raffreddore? Un buon trucco è quello di versarne poche gocce in un fazzolettino di carta del pacchetto e chiudere: così tutti i fazzolettini saranno aromatizzati e potrete usarli per soffiarvi il naso e al contempo inalare gli oli essenziali balsamici che ci avete fissato sopra. Anche i piedi stanchi e doloranti si giovano dell'olio 31: massaggiarli con qualche goccia li rinfresca e ridà loro tono.
Si può anche utilizzare nei diffusori di olio essenziale (sempre poche gocce) o nebulizzare negli ambienti dopo averne messo un pochino in un contenitore spray. Non esagerate con gli spruzzi: ha un profumo forte e concentratissimo e troppo può dar fastidio. C'è chi ne diluisce una goccia in mezzo bicchiere d'acqua e ci fa i gargarismi, chi ci si massaggia il collo afflitto dalla cervicalgia e chi la schiena dolorante, e chi lo usa come dopobarba, c'è chi ne versa qualche goccia su un batuffolo di ovatta che mette nell'armadio per profumare e tenere lontane le tarme e c'è chi ne versa qualche goccia nella vaschetta dell'ammorbidente perché il bucato profumi di foresta.
Proprietà rilassanti della muscolatura e del sistema nervoso, antisettico, antibatterico, antispasmodico: le proprietà dell'olio 31 sono tante quante gli oli essenziali che contiene. Che sono: menta piperita, eucalipto, ginepro, salvia officinale, timo, rosmarino, abete siberiano, pino silvestre, cumino, coriandolo, canfora, anice, cannella, fiori di arancio, chiodi di garofano, lavanda, limone, arancio dolce, arancio amaro, arancio, origano, pepe, vaniglia, patchouly, garofano, ylang ylang, gelsomino, citronella, finocchio, menta crispa, melissa.
Come portare in tavola il peperoncino (ed evitare che ci vada la bocca in fiamme)
L'oleolito è un infuso della pianta macerato in un olio vegetale. L'oleolito è, quindi, un parente stretto dell'olio essenziale, ma bisogna stare attenti a non confonderlo, non è la stessa cosa: è meno concentrato e più delicato.
Per questo motivo molto spesso è preferibile un oleolito a un olio essenziale.
Per esempio, è il caso del peperoncino. L'olio al peperoncino che chiediamo al ristorante è il frutto di un oleolito.
Se utilizzassimo la stessa quantità di olio essenziale di peperoncino - che peraltro non è così diffuso e viene utilizzato soprattutto per via topica per le sue proprietà vasodilatatrici - la bocca ci andrebbe in fiamme.
L'oleolito è stata la prima forma di «estrazione in liquido» delle proprietà delle piante, oltre agli infusi e ai macerati in acqua.
Quando vi capiterà di leggere su qualche testo che nell'antichità si utilizzavano profumi e oli profumati, ebbene sappiate che ci si riferisce agli oleoliti.
L'olio essenziale è un prodotto tutto moderno, perché è vero che l'estrazione in corrente di vapore era usata anche nell'antichità, ma aveva tutt'altro scopo, cioè quello di ottenere acque aromatiche e non concentratissimi oli essenziali.
Con la citronella terrete lontane le zanzare fastidiose
Ormai è d'uso comune in tutte le case durante l'estate. Stiamo parlando della citronella. L'olio essenziale di citronella è ricavato dalla Cymbopogon nardus, una pianta della famiglia delle Poaceae. Può essere efficace anche contro il mal di testa, o in situazioni di stress e nervosismo. Dicono che, spruzzato su un fazzoletto e avvicinato alle narici, aiuti a rimanere concentrati mentre si compie un'attività particolarmente complessa.
Le zanzare, dicevamo. Se diffuso negli ambienti di casa, l'olio essenziale alla citronella è un ottimo rimedio contro questi fastidiosi insetti e aiuta a prevenire i loro morsi e punture. Se si versano alcune gocce su dei batuffoli di cotone e li si ripone negli armadi e nei cassetti, il suo odore aiuterà a tenere lontano le tarme e profumerà gradevolmente gli indumenti.
Può essere usato anche come crema. In 100 millilitri di crema idratante neutra, occorre aggiungere 20 gocce di olio essenziale di citronella. Poi mescolate a lungo e accuratamente. Ma attenzione: ad alcuni irrita la pelle.
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I re della profumazione dell'ambiente hanno mille proprietà, persino terapeutiche. Sono usati per i massaggi, come sedativi e sono presenti nella formula segreta della Coca Cola. Per il mal di schiena o contro le tarme: i mille benefici del leggendario «31». Come portare in tavola il peperoncino (ed evitare che ci vada la bocca in fiamme). Con la citronella terrete lontane le zanzare fastidiose. Lo speciale contiene quattro articoli. Gli oli eterici, più comunemente noti come oli essenziali, sono liquidi oleosi estratti da piante ed erbe aromatiche dagli usi così svariati, e spesso impensabili, che sono diventati veri e propri jolly innanzitutto della cura di sé (ma non soltanto). L'estrazione avviene per distillazione in corrente di vapore, con gli elementi vegetali immersi nell'acqua oppure sospesi sopra di essa e lambiti dal suo solo vapore. Oltre a questa tecnica, li si distilla con solvente o tramite spremitura a pressione, per esempio, nel caso degli agrumi i cui oli essenziali si estraggono dalla buccia. Gli oli essenziali, tipicamente racchiusi in bottiglie di vetro scuro con tappo contagocce che sembrano un po' le boccette delle pozioni magiche delle fate e delle streghe dei film per bambini, in realtà sono frutto di un procedimento chimico molto particolare. In sintesi, riducono in essenza liquida una precisa parte della pianta: radici e rizomi (è il caso dello zenzero), corteccia (legno di sandalo), scorza (arancio, mandarino, limone, bergamotto), foglie (basilico, verbena, eucalipto, menta, tea tree), fiori (camomilla, rosa, fiori d'arancio) e sommità fiorite (rosmarino, timo, lavanda). Si tratta di una elaborazione della materia in liquido che trasporta con sé alcune sostanze della pianta originaria in altissima concentrazione, anche e soprattutto di odore. Il liquido risultante, che è l'olio essenziale, a sua volta, possiede particolari caratteristiche anche fisiche: per esempio, ha una densità minore dell'acqua, il che significa che quando facciamo cadere in un bicchiere d'acqua gocce di olio essenziale, queste non si amalgamano e galleggiano sulla superficie dell'acqua (per questa ragione, quando il fitoterapeuta prescrive oli essenziali per via orale ne consiglia il gocciolamento della dose prescritta su una zolletta di zucchero). L'olio essenziale è perfettamente solubile, invece, in solventi organici, alcol, oli, creme, detergenti. È importante non confondere gli oli essenziali naturali al 100%, che possono essere anche ottenuti da piante con certificazione biologica, con le essenze sintetiche nelle quali si utilizza l'aroma artificiale di una profumazione ricreato in laboratorio: un discrimine empirico tra vero olio essenziale e olio profumato sta innanzitutto nel prezzo. L'olio essenziale reale non costa poco, l'olio e le essenze profumate artificiali sì. È bene saperlo quando acquistiamo profumazioni da far evaporare nel diffusore di olio essenziale, elettrico o a candela: se usiamo qualche goccia di vero olio essenziale respiriamo vapori innocui, se usiamo profumazioni sintetiche inaliamo sostanze potenzialmente allergizzanti ed irritanti. Lo stesso discorso vale per i fornelletti insetticidi: l'olio essenziale di geranio e di citronella, per esempio, sono tradizionalmente indicati per tener fuori di casa le zanzare che ci assalgono in estate e perciò, in feroce concorrenza di stampo salutistico-ecologico con gli insetticidi sintetici, si sta sviluppando tutta una produzione (dai fornelletti ai bracciali agli spray per il corpo antizanzare, ma anche di antiparassitari per gli animali domestici) che utilizza oli essenziali. D'altronde, è comprensibile che il vero olio essenziale costi: per estrarlo è necessaria un'enorme quantità di materia prima. Pensate che per un chilo di olio essenziale di rosa ci vogliono all'incirca 1.867.000 rose. Ricordatevi poi che esistono oli essenziali per uso alimentare e oli essenziali che non lo sono. Gli oli essenziali non sono soltanto i re della profumazione di ambienti. Qualunque settore nel quale si voglia utilizzare una proprietà oppure un'essenza olfattiva di una pianta ricorre agli oli essenziali. In primis, la profumeria personale: tutti quei meravigliosi eau de parfum, eau de toilettes, profumi per capelli (sì, esistono), deodoranti profumati, sciampi, bagnoschiuma, creme per corpo, viso, mani, piedi che inebriano le nostre narici sono profumati con oli essenziali. C'è poi tutta un'altra lunga serie di usi degli oli essenziali. L'aromaterapia è una branca della fitoterapia che lascia perplessi alcuni medici, eppure trova molti appassionati. Solitamente la si intende come «terapia» basata sull'odore dell'olio essenziale, ma invece rientrano nell'ambito dell'aromaterapia anche le applicazioni topiche per massaggio, impacco e applicazione pura, l'inalazione e l'assunzione orale. Usare gli oli essenziali, in qualsiasi modo li si usi, vuol dire fare aromaterapia. E l'aromaterapia si basa sulle proprietà paramedicali riconosciute alle piante. L'olio essenziale di lavanda, per esempio, profuma bellissimamente e allo stesso tempo è considerato un blando sedativo per le sue proprietà rilassanti. Cuscini aromatizzati, spray, diffusori, creme: alla lavanda esiste veramente di tutto. È l'olio essenziale più diffuso in aromaterapia, proprio per l'ampio spettro delle sue azioni. Le si attribuiscono, infatti, anche proprietà antisettiche e battericide, analgesiche e antinevralgiche: se ne usa qualche goccia in aggiunta all'acqua del bagno con effetto calmante, nell'ultimo risciacquo dei capelli durante lo sciampo per il suo effetto di contrastare la grassezza di capelli e cuoio capelluto in chi ha questo problema. Ma se ne aggiunge qualche goccia anche nell'impasto di una torta perché sia aromatizzata alla lavanda. Così come in quasi ogni ricetta che preveda l'uso delle foglie della pianta si può ricorrere a poche gocce dell'equivalente olio essenziale (dal basilico ai chiodi di garofano). Gli oli essenziali sono, infatti, aromi. E quindi sono un ingrediente diffusissimo anche nella produzione alimentare. La Coca Cola è un esempio classico. La sua ricetta, leggendariamente segreta per 125 anni, sembra essere stata rivelata nel 2011: un sito americano ha pubblicato una foto, apparsa sull'Atlanta Journal Constitution nel 1979, che ritraeva la pagina di un taccuino su cui erano annotati gli ingredienti. Estratto fluido di foglie di coca (all'epoca dell'invenzione no, poi, naturalmente, l'estratto è diventato decocainizzato), noci di cola, acido critrico, zucchero, acqua, succo di lime, vaniglia, caramello e poi i mitici aromi che John Pemberton, il farmacistà che inventò la bevanda, denominò «7x». Il 7x sarebbe così composto: alcol, olio di arancia, olio di limone, olio di noce moscata, olio di coriandolo, olio di arancio amaro, olio di cannella. Oli essenziali perfino nella Coca Cola, lo avreste mai detto? È importante rammentare che gli oli essenziali non hanno soltanto una potenza olfattiva. Con l'aromatogramma, una tecnica simile a quella dell'antibiogramma, si esamina la sensibilità della specie batteriche ad un determinato olio essenziale. Così si stabilisce l'indice aromatico, dato dal rapporto tra alone di inibizione batterica dell'olio essenziale in questione nei confronti del batterio isolato e alone ideale (battericità massima) pari a 1. L'olio essenziale di origano ha un indice aromatico altissimo, di poco inferiore a 1 (tanto che un sinonimo di indice aromatico è indice origano), quello di timo è ancora abbastanza alto (0,711), quello di basilico, blandissimo, 0,012. Nel Novecento sono stati soprattutto Paul Belaiche-Daninos e Jean Valnet a studiare il potere battericida degli oli essenziali e le loro applicazioni mediche: Paul Belaiche nel 1979 pubblicò i dieci monumentali volumi de Le grand traité de Phytothérapie et d'Aromathérapie, Jean Valnet Aromathérapie: Traitement des maladies par les essences des plantes. Pensare di guarire tutto con le piante è follia: siamo nell'ambito dei rimedi naturali. Molti, però, nel loro piccolo e con la loro azione gentile rispetto al medicinale sintetico, funzionano. È in virtù del riconosciuto potere battericida, ad esempio, che in caso di raffreddore e mal di gola si consigliano suffumigi con sale e bicarbonato, sì, ma anche con oli essenziali. Sono i cosiddetti oli essenziali balsamico-espettoranti. Oltre ai battericidi, ci sono quelli fungicidi e virostatici, e tutti insieme costituiscono il gruppo degli oli essenziali con effetti antibiotici. Ci sono poi quelli che hanno effetto anestetico locale, quello controirritante, quello antispasmodico, quello carminativo. In caso di piedi stanchi, un pediluvio con sola acqua calda è diverso da un pediluvio con acqua calda e oli essenziali antiflogistici, che è un'altra categoria molto gettonata. Più che un mondo, quello degli oli essenziali è un universo, sorprendente e interessantissimo da conoscere. Gli oli essenziali, tuttavia, non vanno mai usati con il fai da te, vanno sempre dosati letteralmente col contagocce (puri e in dose eccessiva sulla pelle possono procurare anche lesioni) e, soprattutto se assunti per via orale, sempre sotto controllo e indicazione medica, perché possiedono anche un indice terapeutico (il rapporto tra dose tossica e dose invece terapeutica). Le piante possono essere anche tossiche, lo sappiamo, e questa «legge» si trasmette anche agli essenziali da esse derivati. Se non li si conosce, dunque, conviene cercare preparazioni già pronte che li contengano, nelle quali i dosaggi sono già controllati. Sono numerosi i marchi cosmetici e paramedicali che ne hanno fatto la loro missione commerciale, da Weleda a Puressentiel, da Flora a Prodeco Pharma (che ha un'intera linea, denominata Gse, dedicata a quello che definisce «il rimedio globale», ossia l'estratto di semi di pompelmo che è antibatterico, antivirale, antimicotico e antiparassitario) e che commercializzano svariati prodotti, dall'olio per camminatori all'olio rinfrescante al limone, dall'Inalatore tagliafame allo Spray purificante per ambienti.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/fragranze-inebrianti-tutti-gli-usi-degli-oli-essenziali-2605430490.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="per-il-mal-di-schiena-o-contro-le-tarme-i-mille-benefici-del-leggendario-31" data-post-id="2605430490" data-published-at="1781260348" data-use-pagination="False"> Per il mal di schiena o contro le tarme: i mille benefici del leggendario «31» È uno dei rimedi di oli essenziali più diffusi e leggendario. Di origine svizzera, vanta innumerevoli imitazioni, nelle quali la composizione può cambiare un po'. Da utilizzare solo per uso esterno (mai ingerirlo), si tratta di un olio di erbe (appunto 31) estremamente versatile, indicato per la cura del corpo, l'igiene e la profumazione della casa e anche del bucato. Estremamente concentrato, va utilizzato nella dose di pochissime gocce, 2, 4 o 5. Per donare freschezza e deodorazione al corpo, bastano 2 o 4 gocce da frizionare su petto, collo, nuca, schiena, braccia, gambe, piedi. Siete stanchi o avete mal di testa? Provate a massaggiarne 2 o 4 gocce su fronte, tempie, cuoio capelluto e nuca. Avete il raffreddore? Un buon trucco è quello di versarne poche gocce in un fazzolettino di carta del pacchetto e chiudere: così tutti i fazzolettini saranno aromatizzati e potrete usarli per soffiarvi il naso e al contempo inalare gli oli essenziali balsamici che ci avete fissato sopra. Anche i piedi stanchi e doloranti si giovano dell'olio 31: massaggiarli con qualche goccia li rinfresca e ridà loro tono. Si può anche utilizzare nei diffusori di olio essenziale (sempre poche gocce) o nebulizzare negli ambienti dopo averne messo un pochino in un contenitore spray. Non esagerate con gli spruzzi: ha un profumo forte e concentratissimo e troppo può dar fastidio. C'è chi ne diluisce una goccia in mezzo bicchiere d'acqua e ci fa i gargarismi, chi ci si massaggia il collo afflitto dalla cervicalgia e chi la schiena dolorante, e chi lo usa come dopobarba, c'è chi ne versa qualche goccia su un batuffolo di ovatta che mette nell'armadio per profumare e tenere lontane le tarme e c'è chi ne versa qualche goccia nella vaschetta dell'ammorbidente perché il bucato profumi di foresta. Proprietà rilassanti della muscolatura e del sistema nervoso, antisettico, antibatterico, antispasmodico: le proprietà dell'olio 31 sono tante quante gli oli essenziali che contiene. Che sono: menta piperita, eucalipto, ginepro, salvia officinale, timo, rosmarino, abete siberiano, pino silvestre, cumino, coriandolo, canfora, anice, cannella, fiori di arancio, chiodi di garofano, lavanda, limone, arancio dolce, arancio amaro, arancio, origano, pepe, vaniglia, patchouly, garofano, ylang ylang, gelsomino, citronella, finocchio, menta crispa, melissa. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/fragranze-inebrianti-tutti-gli-usi-degli-oli-essenziali-2605430490.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="come-portare-in-tavola-il-peperoncino-ed-evitare-che-ci-vada-la-bocca-in-fiamme" data-post-id="2605430490" data-published-at="1781260348" data-use-pagination="False"> Come portare in tavola il peperoncino (ed evitare che ci vada la bocca in fiamme) L'oleolito è un infuso della pianta macerato in un olio vegetale. L'oleolito è, quindi, un parente stretto dell'olio essenziale, ma bisogna stare attenti a non confonderlo, non è la stessa cosa: è meno concentrato e più delicato. Per questo motivo molto spesso è preferibile un oleolito a un olio essenziale. Per esempio, è il caso del peperoncino. L'olio al peperoncino che chiediamo al ristorante è il frutto di un oleolito. Se utilizzassimo la stessa quantità di olio essenziale di peperoncino - che peraltro non è così diffuso e viene utilizzato soprattutto per via topica per le sue proprietà vasodilatatrici - la bocca ci andrebbe in fiamme. L'oleolito è stata la prima forma di «estrazione in liquido» delle proprietà delle piante, oltre agli infusi e ai macerati in acqua. Quando vi capiterà di leggere su qualche testo che nell'antichità si utilizzavano profumi e oli profumati, ebbene sappiate che ci si riferisce agli oleoliti. L'olio essenziale è un prodotto tutto moderno, perché è vero che l'estrazione in corrente di vapore era usata anche nell'antichità, ma aveva tutt'altro scopo, cioè quello di ottenere acque aromatiche e non concentratissimi oli essenziali. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/fragranze-inebrianti-tutti-gli-usi-degli-oli-essenziali-2605430490.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="con-la-citronella-terrete-lontane-le-zanzare-fastidiose" data-post-id="2605430490" data-published-at="1781260348" data-use-pagination="False"> Con la citronella terrete lontane le zanzare fastidiose Ormai è d'uso comune in tutte le case durante l'estate. Stiamo parlando della citronella. L'olio essenziale di citronella è ricavato dalla Cymbopogon nardus, una pianta della famiglia delle Poaceae. Può essere efficace anche contro il mal di testa, o in situazioni di stress e nervosismo. Dicono che, spruzzato su un fazzoletto e avvicinato alle narici, aiuti a rimanere concentrati mentre si compie un'attività particolarmente complessa. Le zanzare, dicevamo. Se diffuso negli ambienti di casa, l'olio essenziale alla citronella è un ottimo rimedio contro questi fastidiosi insetti e aiuta a prevenire i loro morsi e punture. Se si versano alcune gocce su dei batuffoli di cotone e li si ripone negli armadi e nei cassetti, il suo odore aiuterà a tenere lontano le tarme e profumerà gradevolmente gli indumenti. Può essere usato anche come crema. In 100 millilitri di crema idratante neutra, occorre aggiungere 20 gocce di olio essenziale di citronella. Poi mescolate a lungo e accuratamente. Ma attenzione: ad alcuni irrita la pelle.
Vladimir Putin (Ansa)
Fatto sta che ieri, nelle sue comunicazioni alla Camera in vista del Consiglio Ue del 18 e 19 giugno, il presidente del Consiglio, reduce dall’irritante esclusione dal vertice E3 con Volodymyr Zelensky, ha espresso chiaramente la sua preferenza per un’iniziativa diplomatica comune nei confronti di Mosca: «L’Unione europea», ha detto il premier, «deve essere pronta a guidare questo dialogo, mentre farebbe un errore a subirlo». Sia se a guidare le danze fossero gli Stati Uniti da soli, sia se, per le manie di protagonismo di certi leader nazionali, si procedesse «a tentoni, con formati variabili» che producono «frammentazione, confusione, debolezza». «Ma per farlo», ha aggiunto l’inquilina di Palazzo Chigi, «una volta stabilito quale sia, dal nostro punto di vista, l’obiettivo finale del negoziato, occorre individuare chi possa rappresentare gli interessi europei nel tavolo negoziale». È un aspetto su cui si registra una convergenza più rara che unica con Sergio Mattarella, secondo il quale è «molto opportuno che l’Unione europea, nei confronti dell’Ucraina e della Russia, si presenti con una voce sola». Opinione che, non a caso, il presidente ha espresso al pranzo di ieri con il premier. Ma ora che pure Francia, Germania e Regno Unito si sono decisi a intavolare una trattativa, tanto che, ieri, hanno spedito i loro ambasciatori al ministero degli Esteri russo, la sfida complicata è proprio quella di scegliere una figura adatta, che metta d’accordo tutti gli Stati membri dell’Ue e magari pure Londra.
È escluso che l’incarico possa essere ricoperto dall’Alto rappresentante di Bruxelles, Kaja Kallas. Oltranzista nei confronti del Cremlino, nonostante il passato sovietico della sua famiglia, adesso è ulteriormente delegittimata da chi briga per liquidarla, prendendo atto della sua irrilevanza. Il Financial Times ha infatti svelato che Parigi e Berlino, stizzite per l’«inefficacia» del servizio diplomatico Ue, sarebbero pronte a ritrasferire il grosso delle sue competenze alla Commissione, o in capo agli Stati membri. E, soprattutto, a sottrargli un budget da oltre un miliardo di euro. L’autorevolezza per andare da Vladimir Putin, la Kallas non ce l’ha affatto; anzi, la sua parabola certifica che l’Unione europea rimane priva di una politica estera. E questo è un ostacolo serio, se l’obiettivo è raggiungere un accordo ampio, superando le coalizioni ristrette.
A fine maggio, il quotidiano britannico aveva messo in cima alla lista dei potenziali mediatori il sempreverde «nonno» della Repubblica italiana: Mario Draghi. Affidargli un ruolo del genere potrebbe avere un qualche impatto anche sulla successione al Colle, nel 2029. L’ex banchiere potrebbe trovarsi impelagato in un lungo e difficile processo politico, che finirebbe per tenerlo lontano dal Quirinale. Il che lascerebbe campo più libero a un’alternativa più organica al centrodestra - ammettendo che il centrodestra si trovi, fra due anni e mezzo, nella posizione di dare le carte. Addirittura, un eventuale fallimento della mediazione potrebbe bruciare per la seconda volta l’ascesa di Draghi; la prima, era bastata la ricandidatura di Sergio Mattarella. Viceversa, un successo storico lo renderebbe la scelta naturale per subentrare all’attuale capo dello Stato. E la Meloni potrebbe intestarselo, facendo valere i buoni rapporti che ha intrattenuto con il suo predecessore.
Al di là dei risvolti e dei calcoli di politica interna, il limite alla missione di Draghi sarebbero le sue scarse credenziali nei confronti dello zar. La Federazione russa ha mandato segnali contraddittori. Ha biasimato l’Europa per la rinuncia al dialogo, ma poi ha bocciato ogni papabile interlocutore, a eccezione dell’ex cancelliere tedesco socialdemocratico, Gerhard Schröder, che ha il problema opposto: è troppo compromesso con Mosca per avere la fiducia dell’Ue.
Fermo restando che le intenzioni di Putin, come da tradizioni di Oltrecortina, non sono cristalline, e che la Russia potrebbe semplicemente considerare Bruxelles troppo ininfluente per sedersi a un tavolo che verrebbe gestito solo dalle grandi potenze imperiali, un altro ex capo del governo proveniente dalla Germania è stato più volte tirato in ballo: si tratta di Angela Merkel, la principale artefice del vecchio asse Berlino-Mosca, fondato sulle forniture energetiche a basso costo, ma anche responsabile e rea confessa del matrimonio infelice con un «nemico dell’Europa», come lei stessa definì lo zar nel 2024. La Russia, per di più, le rimprovera di aver propiziato gli accordi di Minsk, con cui si pose fine alla prima guerra nel Donbass, dodici anni fa: lungi dall’aver posto le basi per una pace duratura, quei patti, secondo Putin, consentirono a Kiev di beneficiare di una tregua tattica, che l’Ucraina ha utilizzato per prepararsi al successivo scontro con Mosca. Inoltre, meno di un mese fa, la stessa Merkel, pur dicendosi rammaricata perché l’Europa non stava «facendo sufficiente uso del suo potenziale diplomatico», aveva escluso di poter intervenire in prima persona: riferendosi al precedente negoziato, aveva precisato che esso era stato possibile «solo perché avevamo il potere politico, perché eravamo capi di governo. C’è bisogno di quel potere». Lei, ora, è fuori dai giochi.
Gli altri nomi circolati nelle ultime settimane sembrano di secondo piano. E se ciò, da un lato, li libera da eredità pesanti, dall’altro li rende poco credibili al cospetto di Putin: l’ex presidente finlandese, Sauli Niinistö, o il premier in carica, Alexander Stubb. L’inviato europeo, ha concluso ieri Antonio Tajani, «non lo decide né Putin né i Paesi da soli, ma tutta l’Unione europea».
Ci sarebbe, in effetti, da scongiurare l’ipotesi forse più indigeribile: che Emmanuel Macron, in uscita dall’Eliseo, ai giardinetti preferisca una dacia, pur di continuare a nutrire il suo ego.
Per il momento, se l’Ue non ha avuto il coraggio di dissociarsi dai volenterosi («In effetti i negoziati stanno avvenendo in diversi formati, in diversi luoghi, anche a diversi livelli», si è limitata a confermare ieri una portavoce della Commissione), la Russia li ha ricevuti per umiliarli: i membri dell’E3, ha tuonato Maria Zakharova, «stanno perseguendo una linea d’azione volta a impedire la creazione delle condizioni per i negoziati su una pace veramente globale, giusta e duratura». Sicuri ci si debba rammaricare che la Meloni sia uscita dal gruppo?
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Volodymyr Zelensky (Ansa)
Poiché il nodo della difesa aerea è fra i più importanti, l’Unione europea ha aperto al finanziamento dell’acquisto di missili antiaerei e antimissile americani Patriot, stando al portavoce della Commissione europea, Balazs Ujvari: «Se c’è interesse per attrezzature che vanno oltre i droni, siano sistemi antimissile o da difesa aerea, è una possibilità da mettere sul tavolo». A monte, i ripetuti appelli del presidente Volodymir Zelensky per aiuti in difesa aerea.
Fa pensare che, dopo i 6 miliardi di euro per i droni, l’Ue si prepari a pagare nuovi costosi Patriot, sebbene scarsi essendo dirottati nel Golfo Persico per contrastare i missili iraniani. Ma Kiev guarda anche a missili europei, come l’Aster 30 di fabbricazione franco-italiana, coprodotto da industrie fra cui Mbda e la nostra Avio. Un missile con raggio d’azione di 120 km e quota massima di 22 km, imbarcato anche su navi della Marina italiana.
Ne hanno parlato ieri il ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov e la ministra francese delle Forze armate, Catherine Vautrin. L’Ucraina, dalla notte all’alba, ha affrontato incursioni di 221 droni e due missili balistici Iskander lanciati dai russi. La difesa avrebbe «abbattuto 195 droni», ma molti dei velivoli telecomandati russi non erano Shahed d’attacco, ma tipi usati come esca, dunque per distrarre le difese, come Parodia e Italmas. Inoltre non sono stati intercettati i missili Iskander, che essendo balistici ipersonici sono ardui da fermare. Fra i bersagli, un deposito di locomotive nella regione di Sumy, dove il bombardamento ha ucciso una ferroviera e ha ferito quattro suoi colleghi. I russi affermano di aver conquistato due villaggi, Okhrimivka, nella regione di Kharkiv, e Rozkishne, in quella del Donetsk già per la maggior parte annessa alla Russia. Il sito di mappatura ucraino Deep State non ha finora confermato queste avanzate russe ed è difficile discriminare fra la vera occupazione integrale di un territorio e l’infiltrazione di avanguardie.
L’Ucraina ha colpito con droni l’ennesima raffineria russa, ad Afipsky, dove è scoppiato un incendio. Altri droni hanno ucciso due persone nella parte occupata dai russi della regione di Zaporizhzhia. Altro obiettivo è stato un convoglio di 50 camion militari russi carichi di carburante e munizioni ad Armyansk, in Crimea, dove le forze di Mosca hanno gettato ponti galleggianti. Kiev ha celebrato ieri per la prima volta una festa istituita da Zelensky, la Giornata delle Forze dei Sistemi a pilotaggio remoto. Per l’occasione il presidente ucraino ha affermato che «il 90% delle perdite russe sul campo di battaglia è dovuto ai droni».
E secondo il comandante della Forza droni ucraina, Robert Brovdi, detto «Madyar» («magiaro») perché d’origine ungherese, «dall’inizio del 2026 la forza droni ha ucciso 50.900 militari russi e colpito 176.500 obbiettivi». Brovdi ha spiegato alla Reuters che si sta bombardando l’autostrada Novorossiya per isolare la Crimea dalla Russia: «La campagna ha ridotto di due terzi, nell’ultimo mese, il traffico sull’autostrada Novorossiya, via di rifornimento russa che traversa l’Ucraina meridionale occupata fino alla Crimea. Entro un mese, l’Ucraina avrà il controllo della strada. Isoleremo la Crimea. Colpire i veicoli è facile come sparare alle pernici in un campo aperto». Se i droni sono l’ultimo grido, i vecchi razzi Grad di origine sovietica vengono ancora usati dai soldati di Zelensky, come ieri sul villaggio russo di Belaya Berezka, nella regione di Bryansk, dove è stato ucciso un civile. Installazioni della Marina Russa a Sebastopoli sono stati invece colpiti con missili Neptune di fabbricazione ucraina.
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Donald Trump (Ansa)
Nelle prime ore di giovedì, le forze armate americane hanno lanciato una nuova ondata di bombardamenti contro obiettivi militari iraniani, la seconda nel giro di 48 ore, alimentando il timore che la guerra a bassa intensità che da mesi coinvolge Washington, Teheran e Israele possa trasformarsi in un conflitto regionale aperto. Secondo il Comando centrale statunitense (Centcom), l’operazione è iniziata poco dopo la mezzanotte, ora di Teheran, e si è conclusa circa quattro ore più tardi. Nel mirino sono finiti sistemi radar, reti di comunicazione militare e batterie di difesa aerea distribuite in diverse aree del Paese. Washington ha definito l’azione una misura di autodifesa e una risposta diretta alle attività ostili attribuite alla Repubblica islamica.
Le esplosioni sono state segnalate soprattutto nelle province meridionali iraniane, nelle vicinanze dello Stretto di Hormuz. Trump ha successivamente rivelato che gli Stati Uniti hanno impiegato 49 missili Tomahawk contro infrastrutture militari iraniane, alcune situate a circa 65 chilometri da Teheran. Per il Wall Street Journal, Washington avrebbe comunicato a Teheran, attraverso la mediazione del Qatar, che l’operazione rappresenta una risposta limitata e non l’inizio di una guerra su vasta scala. Trump, tuttavia, ha ulteriormente alzato il livello dello scontro. In un’intervista a Fox News ha sostenuto che l’Iran sarebbe ormai privo di reali capacità difensive e che gli Usa potrebbero, se lo volessero, «conquistare l’intero Paese». Ancora più pesante il messaggio pubblicato su Truth. «Stanotte gli Stati Uniti colpiranno l’Iran con la massima durezza», ha scritto Trump, minacciando anche di assumere il controllo di infrastrutture energetiche strategiche. Nel messaggio ha indicato esplicitamente l’isola di Kharg, principale terminal petrolifero dell’Iran e snodo essenziale per le esportazioni di greggio. «Questa notte prenderemo l’isola», ha affermato.
Teheran ha reagito respingendo le dichiarazioni americane e negando l’esistenza di nuovi negoziati con Washington. Un duro avvertimento è arrivato da Mohammad Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano, che ha affermato che «eventuali decisioni impulsive» da parte degli Stati Uniti rischierebbero di destabilizzare ulteriormente la regione, colpire i mercati energetici globali e trascinare Washington in una crisi prolungata. «Vedrete un Iran diverso», ha dichiarato. Le Guardie rivoluzionarie hanno annunciato la chiusura completa dello Stretto di Hormuz, mentre l’Autorità dello Stretto del Golfo Persico ha confermato il blocco «fino a nuovo avviso», invitando tutte le navi autorizzate al transito ad attendere nuove istruzioni. Il Centcom ha invece ribadito che l’Iran non controlla il passaggio marittimo strategico e che le rotte restano accessibili alle imbarcazioni che rispettano le sanzioni statunitensi contro Teheran. Il comandante delle forze aerospaziali dei Pasdaran, il generale Seyed Majid Mousavi, ha minacciato direttamente Washington. «Faremo di questa regione un inferno per voi», ha dichiarato, mentre la Marina delle Guardie rivoluzionarie ha avvertito che qualsiasi imbarcazione si avvicinerà allo Stretto potrà «essere sottoposta a misure decisive». Le autorità iraniane hanno inoltre ampliato la lista dei bersagli in caso di nuove escalation, includendo interessi economici riconducibili a Elon Musk in Medio Oriente.
Poi in serata è arrivata l’ennesima svolta inattesa. Il presidente degli Stati Uniti ha annunciato di aver sospeso gli attacchi contro l’Iran e che il regime di Teheran avrebbe accettato un accordo per porre fine alla guerra. «Considerato che le discussioni con la Repubblica islamica dell’Iran sono state portate ai massimi livelli della leadership iraniana e approvate, io, in qualità di presidente degli Stati Uniti d’America, ho annullato gli attacchi e i bombardamenti programmati contro l’Iran per questa sera. Le discussioni e i punti finali sono stati approvati, sia a livello concettuale che nei dettagli, da tutte le parti coinvolte, inclusi Stati Uniti, Israele, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Turchia, Pakistan, Bahrein, Kuwait, Giordania, Egitto e altri. Il blocco navale rimarrà in vigore fino al completamento di questa transazione: data e luogo della firma saranno annunciati a breve», ha scritto Trump su Truth. Non solo, secondo Axios, Qatar e Teheran avrebbero già un testo comune. Si attenderebbe l’ok di Khamenei (e degli Usa).
Sul fronte israeliano, il premier Benjamin Netanyahu ha convocato una riunione straordinaria con i principali ministri e i responsabili della sicurezza. Il leader israeliano ha dichiarato che le forze armate stanno «colpendo duramente Hezbollah» e che «centinaia di terroristi vengono eliminati ogni settimana». Nel frattempo, l’Idf ha annunciato di aver assunto il controllo operativo dell’area a Nord del fiume Saluki, nel Libano meridionale. Secondo l’esercito israeliano, nel corso dell’operazione sono stati eliminati miliziani di Hezbollah e smantellate infrastrutture utilizzate dal movimento sciita filo-iraniano. L’operazione conferma l’intensificazione delle attività militari israeliane lungo il fronte settentrionale e il tentativo di creare una fascia di sicurezza contro le minacce provenienti dal Libano.
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Andrea Bocelli e EJAE si esibiscono alla cerimonia di apertura dei Mondiali 2026 allo Stadio Azteca di Città del Messico (Getty Images)
Il Messico apre il Mondiale 2026 superando 2-0 il Sudafrica nello stadio che ha ospitato la «partita del secolo» e le magie di Maradona. Dalla cerimonia con Shakira e Bocelli alle proteste per i desaparecidos, fino al primo annuncio Var della storia del torneo e alle tre espulsioni. Nella notte la Corea del Sud rimonta e batte 2-1 la Repubblica Ceca. Stasera Canada-Bosnia e Usa-Paraguay.
Il Mondiale 2026 è ufficialmente cominciato e lo ha fatto nel segno del Messico. Davanti agli oltre 80.000 spettatori dello stadio Azteca El Tricolor ha battuto 2-0 nella gara d'esordio il Sudafrica e ha conquistato i primi tre punti del Gruppo A. Una partita inaugurale che è già passata alla storia per il primo annuncio Var della storia dei Mondiali, diventato virale per l'incertezza linguistica dell'arbitro brasiliano Wilton Sampaio, il record di tre espulsioni e per l'Azteca diventato il primo stadio ad aver ospitato tre gare d’apertura della Coppa del Mondo.
Per inaugurare il primo Mondiale a 48 squadre non poteva esserci, infatti, scenario più adatto dello stadio Azteca. Uno degli impianti più iconici del calcio mondiale dove la Coppa del Mondo è tornata quarant'anni dopo l'ultima volta. Era già accaduto nel 1970 e nel 1986; con questa edizione l'Azteca diventa il primo stadio della storia ad aver ospitato tre partite inaugurali del torneo. Un dettaglio statistico che racconta bene il valore simbolico di questo luogo per intere generazioni di appassionati.
L'Azteca, infatti, è molto più di un semplice stadio. Qui il 17 giugno 1970 andò in scena quella che è passata alla storia come la «partita del secolo», il 4-3 con cui l'Italia di Ferruccio Valcareggi eliminò la Germania Ovest conquistando la finale mondiale. Pochi giorni dopo, sempre su questo prato, Pelé segnò di testa nella finale contro gli azzurri, sovrastando un gigante come Tarcisio Burgnich nel gol che aprì il successo del Brasile. Ma è soprattutto il Mondiale del 1986 ad aver consegnato definitivamente l'Azteca alla leggenda. Nei quarti di finale tra Argentina e Inghilterra, Diego Armando Maradona realizzò nel giro di quattro minuti due reti destinate a entrare nella storia per motivi opposti: la prima, segnata con la mano e poi ribattezzata Mano de Dios; la seconda, frutto di una straordinaria azione personale iniziata nella propria metà campo e conclusa dopo aver superato mezza squadra inglese, passata agli annali come il «gol del secolo». In quello stesso Mondiale e sempre all'Azteca, nell'ottavo di finale tra Messico e Bulgaria, il gol dei padroni di casa segnato in sforbiciata da Manuel Negrete fece registrare il boato più potente del pubblico mai ascoltato in uno stadio. Insomma, a queste altitudini - all'Estadio Azteca si gioca a 2.240 metri sopra il livello del mare - si respira storia del calcio a pieni polmoni. Una storia che il popolo messicano custodisce orgogliosamente e che, prima ancora del fischio d'inizio, è stata celebrata attraverso una cerimonia inaugurale pensata per raccontare al mondo l'identità e la tradizione del Paese ospitante.
La cerimonia di apertura della Coppa del Mondo Fifa 2026 allo Stadio Azteca di Città del Messico (Getty Images)
Un gigantesco pallone dorato, poi diventato una Coppa del Mondo al centro del campo, ha accompagnato uno spettacolo costruito attorno alla cultura messicana e alla celebrazione del torneo. Ad aprire la serata sono stati i Manà, seguiti da J Balvin e da altri artisti latinoamericani. Il boato più forte è stato però riservato a Shakira, tornata protagonista di un Mondiale sedici anni dopo il successo di Waka Waka, questa volta con Dai Dai, interpretata insieme a Burna Boy. A chiudere la cerimonia ci hanno pensato Andrea Bocelli ed EJAE con Dna (More Than A Game), mentre sul terreno di gioco sfilavano le bandiere delle 48 nazionali partecipanti. L'apertura ufficiale della competizione è stata affidata al presidente della Fifa, Gianni Infantino, accompagnato dall'attrice messicana Salma Hayek. Fuori dall'impianto, intanto, alcuni manifestanti hanno protestato per chiedere giustizia per i desaparecidos, dando vita a momenti di tensione con le forze dell'ordine nei pressi dello stadio.
Poi finalmente palla al campo, dove il Messico ha confermato i favori del pronostico, sbloccando il risultato appena dopo 9' grazie a Julián Quiñones, capocannoniere dell'ultima Saudi Pro League con 33 gol. El Tricolor, sfruttando anche la superiorità numerica causata dall'espulsione di Sithole a inizio ripresa, ha continuato a spingere trovando il raddoppio con un colpo di testa di Raúl Jiménez, al 47° centro in nazionale, secondo miglior marcatore nella storia messicana alle spalle del solo Chicharito Hernández. Il finale è stato caratterizzato da altri due cartellini rossi: quello diretto a Zwane, dopo la revisione al Var, e quello mostrato nel recupero al messicano Montes. Un record per una partita inaugurale di un Mondiale. Proprio l'espulsione del sudafricano Zwane ha dato vita a uno degli episodi più curiosi della serata. Chiamato a comunicare la decisione al pubblico attraverso il nuovo sistema di annunci arbitrali introdotto dalla Fifa, il brasiliano Wilton Sampaio si è inceppato nell'inglese prima di riuscire a spiegare il provvedimento disciplinare. Le immagini dei giocatori sudafricani intenti a cercare di interpretare le sue parole hanno fatto rapidamente il giro del web, trasformando il primo annuncio Var della storia dei Mondiali in un inatteso momento virale.
Themba Zwane del Sudafrica viene espulso dall'arbitro Wilton Sampaio (Getty Images)
Nell'altra partita del Gruppo A, disputata nella notte italiana a Guadalajara, la Corea del Sud ha superato 2-1 in rimonta la Repubblica Ceca, agganciando così il Messico in testa alla classifica del girone. Dopo un primo tempo senza reti, sono stati i cechi a passare in vantaggio al 58' con Ladislav Krejci. La reazione asiatica, però, è stata immediata: In-Beom Hwang ha ristabilito la parità al 67'. Dieci minuti più tardi Tomas Soucek aveva riportato avanti la Repubblica Ceca, ma il Var ha annullato la rete per fuorigioco. A decidere l'incontro è stato quindi Hyeon-Gyu Oh, che all'81' ha firmato il definitivo 2-1.
Oggi si prosegue con l'esordio delle altre due nazioni ospitanti. Alle 21 italiane, a Toronto, il Canada affronterà la Bosnia-Erzegovina nella prima sfida del Gruppo B. Nella notte tra venerdì e sabato, alle 3 italiane, toccherà invece agli Stati Uniti, impegnati a Los Angeles contro il Paraguay nel match inaugurale del Gruppo D. Dopo la serata dell'Azteca, la Coppa del Mondo entrerà così definitivamente nel vivo, coinvolgendo tutti e tre i Paesi organizzatori della rassegna.
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