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2018-09-17
Fragranze inebrianti. Tutti gli usi degli oli essenziali
Gli oli eterici, più comunemente noti come oli essenziali, sono liquidi oleosi estratti da piante ed erbe aromatiche dagli usi così svariati, e spesso impensabili, che sono diventati veri e propri jolly innanzitutto della cura di sé (ma non soltanto).
L'estrazione avviene per distillazione in corrente di vapore, con gli elementi vegetali immersi nell'acqua oppure sospesi sopra di essa e lambiti dal suo solo vapore. Oltre a questa tecnica, li si distilla con solvente o tramite spremitura a pressione, per esempio, nel caso degli agrumi i cui oli essenziali si estraggono dalla buccia. Gli oli essenziali, tipicamente racchiusi in bottiglie di vetro scuro con tappo contagocce che sembrano un po' le boccette delle pozioni magiche delle fate e delle streghe dei film per bambini, in realtà sono frutto di un procedimento chimico molto particolare. In sintesi, riducono in essenza liquida una precisa parte della pianta: radici e rizomi (è il caso dello zenzero), corteccia (legno di sandalo), scorza (arancio, mandarino, limone, bergamotto), foglie (basilico, verbena, eucalipto, menta, tea tree), fiori (camomilla, rosa, fiori d'arancio) e sommità fiorite (rosmarino, timo, lavanda). Si tratta di una elaborazione della materia in liquido che trasporta con sé alcune sostanze della pianta originaria in altissima concentrazione, anche e soprattutto di odore. Il liquido risultante, che è l'olio essenziale, a sua volta, possiede particolari caratteristiche anche fisiche: per esempio, ha una densità minore dell'acqua, il che significa che quando facciamo cadere in un bicchiere d'acqua gocce di olio essenziale, queste non si amalgamano e galleggiano sulla superficie dell'acqua (per questa ragione, quando il fitoterapeuta prescrive oli essenziali per via orale ne consiglia il gocciolamento della dose prescritta su una zolletta di zucchero). L'olio essenziale è perfettamente solubile, invece, in solventi organici, alcol, oli, creme, detergenti. È importante non confondere gli oli essenziali naturali al 100%, che possono essere anche ottenuti da piante con certificazione biologica, con le essenze sintetiche nelle quali si utilizza l'aroma artificiale di una profumazione ricreato in laboratorio: un discrimine empirico tra vero olio essenziale e olio profumato sta innanzitutto nel prezzo.
L'olio essenziale reale non costa poco, l'olio e le essenze profumate artificiali sì. È bene saperlo quando acquistiamo profumazioni da far evaporare nel diffusore di olio essenziale, elettrico o a candela: se usiamo qualche goccia di vero olio essenziale respiriamo vapori innocui, se usiamo profumazioni sintetiche inaliamo sostanze potenzialmente allergizzanti ed irritanti. Lo stesso discorso vale per i fornelletti insetticidi: l'olio essenziale di geranio e di citronella, per esempio, sono tradizionalmente indicati per tener fuori di casa le zanzare che ci assalgono in estate e perciò, in feroce concorrenza di stampo salutistico-ecologico con gli insetticidi sintetici, si sta sviluppando tutta una produzione (dai fornelletti ai bracciali agli spray per il corpo antizanzare, ma anche di antiparassitari per gli animali domestici) che utilizza oli essenziali. D'altronde, è comprensibile che il vero olio essenziale costi: per estrarlo è necessaria un'enorme quantità di materia prima. Pensate che per un chilo di olio essenziale di rosa ci vogliono all'incirca 1.867.000 rose. Ricordatevi poi che esistono oli essenziali per uso alimentare e oli essenziali che non lo sono.
Gli oli essenziali non sono soltanto i re della profumazione di ambienti.
Qualunque settore nel quale si voglia utilizzare una proprietà oppure un'essenza olfattiva di una pianta ricorre agli oli essenziali. In primis, la profumeria personale: tutti quei meravigliosi eau de parfum, eau de toilettes, profumi per capelli (sì, esistono), deodoranti profumati, sciampi, bagnoschiuma, creme per corpo, viso, mani, piedi che inebriano le nostre narici sono profumati con oli essenziali.
C'è poi tutta un'altra lunga serie di usi degli oli essenziali. L'aromaterapia è una branca della fitoterapia che lascia perplessi alcuni medici, eppure trova molti appassionati. Solitamente la si intende come «terapia» basata sull'odore dell'olio essenziale, ma invece rientrano nell'ambito dell'aromaterapia anche le applicazioni topiche per massaggio, impacco e applicazione pura, l'inalazione e l'assunzione orale. Usare gli oli essenziali, in qualsiasi modo li si usi, vuol dire fare aromaterapia. E l'aromaterapia si basa sulle proprietà paramedicali riconosciute alle piante.
L'olio essenziale di lavanda, per esempio, profuma bellissimamente e allo stesso tempo è considerato un blando sedativo per le sue proprietà rilassanti. Cuscini aromatizzati, spray, diffusori, creme: alla lavanda esiste veramente di tutto. È l'olio essenziale più diffuso in aromaterapia, proprio per l'ampio spettro delle sue azioni. Le si attribuiscono, infatti, anche proprietà antisettiche e battericide, analgesiche e antinevralgiche: se ne usa qualche goccia in aggiunta all'acqua del bagno con effetto calmante, nell'ultimo risciacquo dei capelli durante lo sciampo per il suo effetto di contrastare la grassezza di capelli e cuoio capelluto in chi ha questo problema. Ma se ne aggiunge qualche goccia anche nell'impasto di una torta perché sia aromatizzata alla lavanda. Così come in quasi ogni ricetta che preveda l'uso delle foglie della pianta si può ricorrere a poche gocce dell'equivalente olio essenziale (dal basilico ai chiodi di garofano). Gli oli essenziali sono, infatti, aromi. E quindi sono un ingrediente diffusissimo anche nella produzione alimentare. La Coca Cola è un esempio classico. La sua ricetta, leggendariamente segreta per 125 anni, sembra essere stata rivelata nel 2011: un sito americano ha pubblicato una foto, apparsa sull'Atlanta Journal Constitution nel 1979, che ritraeva la pagina di un taccuino su cui erano annotati gli ingredienti. Estratto fluido di foglie di coca (all'epoca dell'invenzione no, poi, naturalmente, l'estratto è diventato decocainizzato), noci di cola, acido critrico, zucchero, acqua, succo di lime, vaniglia, caramello e poi i mitici aromi che John Pemberton, il farmacistà che inventò la bevanda, denominò «7x». Il 7x sarebbe così composto: alcol, olio di arancia, olio di limone, olio di noce moscata, olio di coriandolo, olio di arancio amaro, olio di cannella. Oli essenziali perfino nella Coca Cola, lo avreste mai detto?
È importante rammentare che gli oli essenziali non hanno soltanto una potenza olfattiva. Con l'aromatogramma, una tecnica simile a quella dell'antibiogramma, si esamina la sensibilità della specie batteriche ad un determinato olio essenziale. Così si stabilisce l'indice aromatico, dato dal rapporto tra alone di inibizione batterica dell'olio essenziale in questione nei confronti del batterio isolato e alone ideale (battericità massima) pari a 1. L'olio essenziale di origano ha un indice aromatico altissimo, di poco inferiore a 1 (tanto che un sinonimo di indice aromatico è indice origano), quello di timo è ancora abbastanza alto (0,711), quello di basilico, blandissimo, 0,012.
Nel Novecento sono stati soprattutto Paul Belaiche-Daninos e Jean Valnet a studiare il potere battericida degli oli essenziali e le loro applicazioni mediche: Paul Belaiche nel 1979 pubblicò i dieci monumentali volumi de Le grand traité de Phytothérapie et d'Aromathérapie, Jean Valnet Aromathérapie: Traitement des maladies par les essences des plantes.
Pensare di guarire tutto con le piante è follia: siamo nell'ambito dei rimedi naturali. Molti, però, nel loro piccolo e con la loro azione gentile rispetto al medicinale sintetico, funzionano. È in virtù del riconosciuto potere battericida, ad esempio, che in caso di raffreddore e mal di gola si consigliano suffumigi con sale e bicarbonato, sì, ma anche con oli essenziali. Sono i cosiddetti oli essenziali balsamico-espettoranti. Oltre ai battericidi, ci sono quelli fungicidi e virostatici, e tutti insieme costituiscono il gruppo degli oli essenziali con effetti antibiotici. Ci sono poi quelli che hanno effetto anestetico locale, quello controirritante, quello antispasmodico, quello carminativo. In caso di piedi stanchi, un pediluvio con sola acqua calda è diverso da un pediluvio con acqua calda e oli essenziali antiflogistici, che è un'altra categoria molto gettonata.
Più che un mondo, quello degli oli essenziali è un universo, sorprendente e interessantissimo da conoscere. Gli oli essenziali, tuttavia, non vanno mai usati con il fai da te, vanno sempre dosati letteralmente col contagocce (puri e in dose eccessiva sulla pelle possono procurare anche lesioni) e, soprattutto se assunti per via orale, sempre sotto controllo e indicazione medica, perché possiedono anche un indice terapeutico (il rapporto tra dose tossica e dose invece terapeutica). Le piante possono essere anche tossiche, lo sappiamo, e questa «legge» si trasmette anche agli essenziali da esse derivati. Se non li si conosce, dunque, conviene cercare preparazioni già pronte che li contengano, nelle quali i dosaggi sono già controllati.
Sono numerosi i marchi cosmetici e paramedicali che ne hanno fatto la loro missione commerciale, da Weleda a Puressentiel, da Flora a Prodeco Pharma (che ha un'intera linea, denominata Gse, dedicata a quello che definisce «il rimedio globale», ossia l'estratto di semi di pompelmo che è antibatterico, antivirale, antimicotico e antiparassitario) e che commercializzano svariati prodotti, dall'olio per camminatori all'olio rinfrescante al limone, dall'Inalatore tagliafame allo Spray purificante per ambienti.
Per il mal di schiena o contro le tarme: i mille benefici del leggendario «31»
È uno dei rimedi di oli essenziali più diffusi e leggendario. Di origine svizzera, vanta innumerevoli imitazioni, nelle quali la composizione può cambiare un po'. Da utilizzare solo per uso esterno (mai ingerirlo), si tratta di un olio di erbe (appunto 31) estremamente versatile, indicato per la cura del corpo, l'igiene e la profumazione della casa e anche del bucato. Estremamente concentrato, va utilizzato nella dose di pochissime gocce, 2, 4 o 5. Per donare freschezza e deodorazione al corpo, bastano 2 o 4 gocce da frizionare su petto, collo, nuca, schiena, braccia, gambe, piedi. Siete stanchi o avete mal di testa? Provate a massaggiarne 2 o 4 gocce su fronte, tempie, cuoio capelluto e nuca. Avete il raffreddore? Un buon trucco è quello di versarne poche gocce in un fazzolettino di carta del pacchetto e chiudere: così tutti i fazzolettini saranno aromatizzati e potrete usarli per soffiarvi il naso e al contempo inalare gli oli essenziali balsamici che ci avete fissato sopra. Anche i piedi stanchi e doloranti si giovano dell'olio 31: massaggiarli con qualche goccia li rinfresca e ridà loro tono.
Si può anche utilizzare nei diffusori di olio essenziale (sempre poche gocce) o nebulizzare negli ambienti dopo averne messo un pochino in un contenitore spray. Non esagerate con gli spruzzi: ha un profumo forte e concentratissimo e troppo può dar fastidio. C'è chi ne diluisce una goccia in mezzo bicchiere d'acqua e ci fa i gargarismi, chi ci si massaggia il collo afflitto dalla cervicalgia e chi la schiena dolorante, e chi lo usa come dopobarba, c'è chi ne versa qualche goccia su un batuffolo di ovatta che mette nell'armadio per profumare e tenere lontane le tarme e c'è chi ne versa qualche goccia nella vaschetta dell'ammorbidente perché il bucato profumi di foresta.
Proprietà rilassanti della muscolatura e del sistema nervoso, antisettico, antibatterico, antispasmodico: le proprietà dell'olio 31 sono tante quante gli oli essenziali che contiene. Che sono: menta piperita, eucalipto, ginepro, salvia officinale, timo, rosmarino, abete siberiano, pino silvestre, cumino, coriandolo, canfora, anice, cannella, fiori di arancio, chiodi di garofano, lavanda, limone, arancio dolce, arancio amaro, arancio, origano, pepe, vaniglia, patchouly, garofano, ylang ylang, gelsomino, citronella, finocchio, menta crispa, melissa.
Come portare in tavola il peperoncino (ed evitare che ci vada la bocca in fiamme)
L'oleolito è un infuso della pianta macerato in un olio vegetale. L'oleolito è, quindi, un parente stretto dell'olio essenziale, ma bisogna stare attenti a non confonderlo, non è la stessa cosa: è meno concentrato e più delicato.
Per questo motivo molto spesso è preferibile un oleolito a un olio essenziale.
Per esempio, è il caso del peperoncino. L'olio al peperoncino che chiediamo al ristorante è il frutto di un oleolito.
Se utilizzassimo la stessa quantità di olio essenziale di peperoncino - che peraltro non è così diffuso e viene utilizzato soprattutto per via topica per le sue proprietà vasodilatatrici - la bocca ci andrebbe in fiamme.
L'oleolito è stata la prima forma di «estrazione in liquido» delle proprietà delle piante, oltre agli infusi e ai macerati in acqua.
Quando vi capiterà di leggere su qualche testo che nell'antichità si utilizzavano profumi e oli profumati, ebbene sappiate che ci si riferisce agli oleoliti.
L'olio essenziale è un prodotto tutto moderno, perché è vero che l'estrazione in corrente di vapore era usata anche nell'antichità, ma aveva tutt'altro scopo, cioè quello di ottenere acque aromatiche e non concentratissimi oli essenziali.
Con la citronella terrete lontane le zanzare fastidiose
Ormai è d'uso comune in tutte le case durante l'estate. Stiamo parlando della citronella. L'olio essenziale di citronella è ricavato dalla Cymbopogon nardus, una pianta della famiglia delle Poaceae. Può essere efficace anche contro il mal di testa, o in situazioni di stress e nervosismo. Dicono che, spruzzato su un fazzoletto e avvicinato alle narici, aiuti a rimanere concentrati mentre si compie un'attività particolarmente complessa.
Le zanzare, dicevamo. Se diffuso negli ambienti di casa, l'olio essenziale alla citronella è un ottimo rimedio contro questi fastidiosi insetti e aiuta a prevenire i loro morsi e punture. Se si versano alcune gocce su dei batuffoli di cotone e li si ripone negli armadi e nei cassetti, il suo odore aiuterà a tenere lontano le tarme e profumerà gradevolmente gli indumenti.
Può essere usato anche come crema. In 100 millilitri di crema idratante neutra, occorre aggiungere 20 gocce di olio essenziale di citronella. Poi mescolate a lungo e accuratamente. Ma attenzione: ad alcuni irrita la pelle.
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I re della profumazione dell'ambiente hanno mille proprietà, persino terapeutiche. Sono usati per i massaggi, come sedativi e sono presenti nella formula segreta della Coca Cola. Per il mal di schiena o contro le tarme: i mille benefici del leggendario «31». Come portare in tavola il peperoncino (ed evitare che ci vada la bocca in fiamme). Con la citronella terrete lontane le zanzare fastidiose. Lo speciale contiene quattro articoli. Gli oli eterici, più comunemente noti come oli essenziali, sono liquidi oleosi estratti da piante ed erbe aromatiche dagli usi così svariati, e spesso impensabili, che sono diventati veri e propri jolly innanzitutto della cura di sé (ma non soltanto). L'estrazione avviene per distillazione in corrente di vapore, con gli elementi vegetali immersi nell'acqua oppure sospesi sopra di essa e lambiti dal suo solo vapore. Oltre a questa tecnica, li si distilla con solvente o tramite spremitura a pressione, per esempio, nel caso degli agrumi i cui oli essenziali si estraggono dalla buccia. Gli oli essenziali, tipicamente racchiusi in bottiglie di vetro scuro con tappo contagocce che sembrano un po' le boccette delle pozioni magiche delle fate e delle streghe dei film per bambini, in realtà sono frutto di un procedimento chimico molto particolare. In sintesi, riducono in essenza liquida una precisa parte della pianta: radici e rizomi (è il caso dello zenzero), corteccia (legno di sandalo), scorza (arancio, mandarino, limone, bergamotto), foglie (basilico, verbena, eucalipto, menta, tea tree), fiori (camomilla, rosa, fiori d'arancio) e sommità fiorite (rosmarino, timo, lavanda). Si tratta di una elaborazione della materia in liquido che trasporta con sé alcune sostanze della pianta originaria in altissima concentrazione, anche e soprattutto di odore. Il liquido risultante, che è l'olio essenziale, a sua volta, possiede particolari caratteristiche anche fisiche: per esempio, ha una densità minore dell'acqua, il che significa che quando facciamo cadere in un bicchiere d'acqua gocce di olio essenziale, queste non si amalgamano e galleggiano sulla superficie dell'acqua (per questa ragione, quando il fitoterapeuta prescrive oli essenziali per via orale ne consiglia il gocciolamento della dose prescritta su una zolletta di zucchero). L'olio essenziale è perfettamente solubile, invece, in solventi organici, alcol, oli, creme, detergenti. È importante non confondere gli oli essenziali naturali al 100%, che possono essere anche ottenuti da piante con certificazione biologica, con le essenze sintetiche nelle quali si utilizza l'aroma artificiale di una profumazione ricreato in laboratorio: un discrimine empirico tra vero olio essenziale e olio profumato sta innanzitutto nel prezzo. L'olio essenziale reale non costa poco, l'olio e le essenze profumate artificiali sì. È bene saperlo quando acquistiamo profumazioni da far evaporare nel diffusore di olio essenziale, elettrico o a candela: se usiamo qualche goccia di vero olio essenziale respiriamo vapori innocui, se usiamo profumazioni sintetiche inaliamo sostanze potenzialmente allergizzanti ed irritanti. Lo stesso discorso vale per i fornelletti insetticidi: l'olio essenziale di geranio e di citronella, per esempio, sono tradizionalmente indicati per tener fuori di casa le zanzare che ci assalgono in estate e perciò, in feroce concorrenza di stampo salutistico-ecologico con gli insetticidi sintetici, si sta sviluppando tutta una produzione (dai fornelletti ai bracciali agli spray per il corpo antizanzare, ma anche di antiparassitari per gli animali domestici) che utilizza oli essenziali. D'altronde, è comprensibile che il vero olio essenziale costi: per estrarlo è necessaria un'enorme quantità di materia prima. Pensate che per un chilo di olio essenziale di rosa ci vogliono all'incirca 1.867.000 rose. Ricordatevi poi che esistono oli essenziali per uso alimentare e oli essenziali che non lo sono. Gli oli essenziali non sono soltanto i re della profumazione di ambienti. Qualunque settore nel quale si voglia utilizzare una proprietà oppure un'essenza olfattiva di una pianta ricorre agli oli essenziali. In primis, la profumeria personale: tutti quei meravigliosi eau de parfum, eau de toilettes, profumi per capelli (sì, esistono), deodoranti profumati, sciampi, bagnoschiuma, creme per corpo, viso, mani, piedi che inebriano le nostre narici sono profumati con oli essenziali. C'è poi tutta un'altra lunga serie di usi degli oli essenziali. L'aromaterapia è una branca della fitoterapia che lascia perplessi alcuni medici, eppure trova molti appassionati. Solitamente la si intende come «terapia» basata sull'odore dell'olio essenziale, ma invece rientrano nell'ambito dell'aromaterapia anche le applicazioni topiche per massaggio, impacco e applicazione pura, l'inalazione e l'assunzione orale. Usare gli oli essenziali, in qualsiasi modo li si usi, vuol dire fare aromaterapia. E l'aromaterapia si basa sulle proprietà paramedicali riconosciute alle piante. L'olio essenziale di lavanda, per esempio, profuma bellissimamente e allo stesso tempo è considerato un blando sedativo per le sue proprietà rilassanti. Cuscini aromatizzati, spray, diffusori, creme: alla lavanda esiste veramente di tutto. È l'olio essenziale più diffuso in aromaterapia, proprio per l'ampio spettro delle sue azioni. Le si attribuiscono, infatti, anche proprietà antisettiche e battericide, analgesiche e antinevralgiche: se ne usa qualche goccia in aggiunta all'acqua del bagno con effetto calmante, nell'ultimo risciacquo dei capelli durante lo sciampo per il suo effetto di contrastare la grassezza di capelli e cuoio capelluto in chi ha questo problema. Ma se ne aggiunge qualche goccia anche nell'impasto di una torta perché sia aromatizzata alla lavanda. Così come in quasi ogni ricetta che preveda l'uso delle foglie della pianta si può ricorrere a poche gocce dell'equivalente olio essenziale (dal basilico ai chiodi di garofano). Gli oli essenziali sono, infatti, aromi. E quindi sono un ingrediente diffusissimo anche nella produzione alimentare. La Coca Cola è un esempio classico. La sua ricetta, leggendariamente segreta per 125 anni, sembra essere stata rivelata nel 2011: un sito americano ha pubblicato una foto, apparsa sull'Atlanta Journal Constitution nel 1979, che ritraeva la pagina di un taccuino su cui erano annotati gli ingredienti. Estratto fluido di foglie di coca (all'epoca dell'invenzione no, poi, naturalmente, l'estratto è diventato decocainizzato), noci di cola, acido critrico, zucchero, acqua, succo di lime, vaniglia, caramello e poi i mitici aromi che John Pemberton, il farmacistà che inventò la bevanda, denominò «7x». Il 7x sarebbe così composto: alcol, olio di arancia, olio di limone, olio di noce moscata, olio di coriandolo, olio di arancio amaro, olio di cannella. Oli essenziali perfino nella Coca Cola, lo avreste mai detto? È importante rammentare che gli oli essenziali non hanno soltanto una potenza olfattiva. Con l'aromatogramma, una tecnica simile a quella dell'antibiogramma, si esamina la sensibilità della specie batteriche ad un determinato olio essenziale. Così si stabilisce l'indice aromatico, dato dal rapporto tra alone di inibizione batterica dell'olio essenziale in questione nei confronti del batterio isolato e alone ideale (battericità massima) pari a 1. L'olio essenziale di origano ha un indice aromatico altissimo, di poco inferiore a 1 (tanto che un sinonimo di indice aromatico è indice origano), quello di timo è ancora abbastanza alto (0,711), quello di basilico, blandissimo, 0,012. Nel Novecento sono stati soprattutto Paul Belaiche-Daninos e Jean Valnet a studiare il potere battericida degli oli essenziali e le loro applicazioni mediche: Paul Belaiche nel 1979 pubblicò i dieci monumentali volumi de Le grand traité de Phytothérapie et d'Aromathérapie, Jean Valnet Aromathérapie: Traitement des maladies par les essences des plantes. Pensare di guarire tutto con le piante è follia: siamo nell'ambito dei rimedi naturali. Molti, però, nel loro piccolo e con la loro azione gentile rispetto al medicinale sintetico, funzionano. È in virtù del riconosciuto potere battericida, ad esempio, che in caso di raffreddore e mal di gola si consigliano suffumigi con sale e bicarbonato, sì, ma anche con oli essenziali. Sono i cosiddetti oli essenziali balsamico-espettoranti. Oltre ai battericidi, ci sono quelli fungicidi e virostatici, e tutti insieme costituiscono il gruppo degli oli essenziali con effetti antibiotici. Ci sono poi quelli che hanno effetto anestetico locale, quello controirritante, quello antispasmodico, quello carminativo. In caso di piedi stanchi, un pediluvio con sola acqua calda è diverso da un pediluvio con acqua calda e oli essenziali antiflogistici, che è un'altra categoria molto gettonata. Più che un mondo, quello degli oli essenziali è un universo, sorprendente e interessantissimo da conoscere. Gli oli essenziali, tuttavia, non vanno mai usati con il fai da te, vanno sempre dosati letteralmente col contagocce (puri e in dose eccessiva sulla pelle possono procurare anche lesioni) e, soprattutto se assunti per via orale, sempre sotto controllo e indicazione medica, perché possiedono anche un indice terapeutico (il rapporto tra dose tossica e dose invece terapeutica). Le piante possono essere anche tossiche, lo sappiamo, e questa «legge» si trasmette anche agli essenziali da esse derivati. Se non li si conosce, dunque, conviene cercare preparazioni già pronte che li contengano, nelle quali i dosaggi sono già controllati. Sono numerosi i marchi cosmetici e paramedicali che ne hanno fatto la loro missione commerciale, da Weleda a Puressentiel, da Flora a Prodeco Pharma (che ha un'intera linea, denominata Gse, dedicata a quello che definisce «il rimedio globale», ossia l'estratto di semi di pompelmo che è antibatterico, antivirale, antimicotico e antiparassitario) e che commercializzano svariati prodotti, dall'olio per camminatori all'olio rinfrescante al limone, dall'Inalatore tagliafame allo Spray purificante per ambienti.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/fragranze-inebrianti-tutti-gli-usi-degli-oli-essenziali-2605430490.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="per-il-mal-di-schiena-o-contro-le-tarme-i-mille-benefici-del-leggendario-31" data-post-id="2605430490" data-published-at="1779143293" data-use-pagination="False"> Per il mal di schiena o contro le tarme: i mille benefici del leggendario «31» È uno dei rimedi di oli essenziali più diffusi e leggendario. Di origine svizzera, vanta innumerevoli imitazioni, nelle quali la composizione può cambiare un po'. Da utilizzare solo per uso esterno (mai ingerirlo), si tratta di un olio di erbe (appunto 31) estremamente versatile, indicato per la cura del corpo, l'igiene e la profumazione della casa e anche del bucato. Estremamente concentrato, va utilizzato nella dose di pochissime gocce, 2, 4 o 5. Per donare freschezza e deodorazione al corpo, bastano 2 o 4 gocce da frizionare su petto, collo, nuca, schiena, braccia, gambe, piedi. Siete stanchi o avete mal di testa? Provate a massaggiarne 2 o 4 gocce su fronte, tempie, cuoio capelluto e nuca. Avete il raffreddore? Un buon trucco è quello di versarne poche gocce in un fazzolettino di carta del pacchetto e chiudere: così tutti i fazzolettini saranno aromatizzati e potrete usarli per soffiarvi il naso e al contempo inalare gli oli essenziali balsamici che ci avete fissato sopra. Anche i piedi stanchi e doloranti si giovano dell'olio 31: massaggiarli con qualche goccia li rinfresca e ridà loro tono. Si può anche utilizzare nei diffusori di olio essenziale (sempre poche gocce) o nebulizzare negli ambienti dopo averne messo un pochino in un contenitore spray. Non esagerate con gli spruzzi: ha un profumo forte e concentratissimo e troppo può dar fastidio. C'è chi ne diluisce una goccia in mezzo bicchiere d'acqua e ci fa i gargarismi, chi ci si massaggia il collo afflitto dalla cervicalgia e chi la schiena dolorante, e chi lo usa come dopobarba, c'è chi ne versa qualche goccia su un batuffolo di ovatta che mette nell'armadio per profumare e tenere lontane le tarme e c'è chi ne versa qualche goccia nella vaschetta dell'ammorbidente perché il bucato profumi di foresta. Proprietà rilassanti della muscolatura e del sistema nervoso, antisettico, antibatterico, antispasmodico: le proprietà dell'olio 31 sono tante quante gli oli essenziali che contiene. Che sono: menta piperita, eucalipto, ginepro, salvia officinale, timo, rosmarino, abete siberiano, pino silvestre, cumino, coriandolo, canfora, anice, cannella, fiori di arancio, chiodi di garofano, lavanda, limone, arancio dolce, arancio amaro, arancio, origano, pepe, vaniglia, patchouly, garofano, ylang ylang, gelsomino, citronella, finocchio, menta crispa, melissa. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/fragranze-inebrianti-tutti-gli-usi-degli-oli-essenziali-2605430490.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="come-portare-in-tavola-il-peperoncino-ed-evitare-che-ci-vada-la-bocca-in-fiamme" data-post-id="2605430490" data-published-at="1779143293" data-use-pagination="False"> Come portare in tavola il peperoncino (ed evitare che ci vada la bocca in fiamme) L'oleolito è un infuso della pianta macerato in un olio vegetale. L'oleolito è, quindi, un parente stretto dell'olio essenziale, ma bisogna stare attenti a non confonderlo, non è la stessa cosa: è meno concentrato e più delicato. Per questo motivo molto spesso è preferibile un oleolito a un olio essenziale. Per esempio, è il caso del peperoncino. L'olio al peperoncino che chiediamo al ristorante è il frutto di un oleolito. Se utilizzassimo la stessa quantità di olio essenziale di peperoncino - che peraltro non è così diffuso e viene utilizzato soprattutto per via topica per le sue proprietà vasodilatatrici - la bocca ci andrebbe in fiamme. L'oleolito è stata la prima forma di «estrazione in liquido» delle proprietà delle piante, oltre agli infusi e ai macerati in acqua. Quando vi capiterà di leggere su qualche testo che nell'antichità si utilizzavano profumi e oli profumati, ebbene sappiate che ci si riferisce agli oleoliti. L'olio essenziale è un prodotto tutto moderno, perché è vero che l'estrazione in corrente di vapore era usata anche nell'antichità, ma aveva tutt'altro scopo, cioè quello di ottenere acque aromatiche e non concentratissimi oli essenziali. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/fragranze-inebrianti-tutti-gli-usi-degli-oli-essenziali-2605430490.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="con-la-citronella-terrete-lontane-le-zanzare-fastidiose" data-post-id="2605430490" data-published-at="1779143293" data-use-pagination="False"> Con la citronella terrete lontane le zanzare fastidiose Ormai è d'uso comune in tutte le case durante l'estate. Stiamo parlando della citronella. L'olio essenziale di citronella è ricavato dalla Cymbopogon nardus, una pianta della famiglia delle Poaceae. Può essere efficace anche contro il mal di testa, o in situazioni di stress e nervosismo. Dicono che, spruzzato su un fazzoletto e avvicinato alle narici, aiuti a rimanere concentrati mentre si compie un'attività particolarmente complessa. Le zanzare, dicevamo. Se diffuso negli ambienti di casa, l'olio essenziale alla citronella è un ottimo rimedio contro questi fastidiosi insetti e aiuta a prevenire i loro morsi e punture. Se si versano alcune gocce su dei batuffoli di cotone e li si ripone negli armadi e nei cassetti, il suo odore aiuterà a tenere lontano le tarme e profumerà gradevolmente gli indumenti. Può essere usato anche come crema. In 100 millilitri di crema idratante neutra, occorre aggiungere 20 gocce di olio essenziale di citronella. Poi mescolate a lungo e accuratamente. Ma attenzione: ad alcuni irrita la pelle.
L'abbordaggio di una nave della Flotilla da parte dell'Idf (Ansa)
Che quella della Global Sumud Flotilla sia una missione politica e non umanitaria è ormai certezza. Lo dicono gli stessi attivisti, lo dimostrano i cortei pro Pal a sostegno delle imbarcazioni con le foto del presidente del Consiglio Giorgia Meloni a testa in giù o persino imbrattate o bruciate. E infine lo si evince dai fiumi di comunicati battuti dalle opposizioni nelle ultime ore dopo il fermo delle navi da parte dell’Idf, l’esercito israeliano. «Stiamo seguendo la vicenda da questa notte con la nostra ambasciata a Tel Aviv, con il nostro consolato, con l’ambasciata italiana a Cipro. Abbiamo già mandato i nostri messaggi. Chiediamo e abbiamo chiesto che venissero comunque tutelati i nostri concittadini, liberati il prima possibile così come è accaduto per l’episodio di qualche settimana fa» ha dichiarato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, dimostrando di intervenire prontamente anche in questa ennesima occasione. E poi severo, non ha mancato di commentare l’azione di Israele: «Abbiamo mandato un messaggio chiaro a Israele: devono fare in modo di rispettare le regole e il diritto internazionale». Già al mattino il vicepremier aveva chiesto all’Unità di crisi, alle ambasciate d’Italia a Tel Aviv, Ankara e Nicosia di effettuare tutti i passi necessari «per tutelare l’incolumità degli italiani e assisterli in caso di sbarco». Dodici le persone fermate dei 35 connazionali imbarcati e come sempre accaduto, lo Stato si è messo in moto per tutelarli. Insomma tanto lavoro per una missione che mette in pericolo la sicurezza di molte persone con il solo fine di innescare un moto di proteste da parte delle opposizioni contro il governo italiano.
Così anche questa volta: il copione è già scritto. A cominciare dalla segretaria del Partito democratico Elly Schlein. «Il nuovo attacco contro la Flotilla rappresenta l’ennesimo atto di pirateria in acque internazionali del governo israeliano. Il governo italiano e l’Unione europea devono lavorare con ogni canale per la liberazione immediata di tutti gli attivisti sequestrati, che non devono essere portati in Israele. E devono lavorare anche per sbloccare tutti gli aiuti umanitari necessari ai palestinesi, che non stanno arrivando. Ma ricordiamolo ancora una volta: non bastano le parole, se non arriveranno sanzioni vere, il governo israeliano continuerà a violare il diritto internazionale con un inaccettabile senso di impunità». Il più scatenato è Nicola Fratoianni, leader di Alleanza Verdi Sinistra, che parla persino di «atto di terrorismo internazionale». Parole che per chi il terrorismo lo conosce davvero, come il popolo ebraico, risultano rivoltanti. «Israele abbordando la flottiglia conferma il suo disprezzo nei confronti del diritto internazionale» ha proseguito Fratoianni, «non basta una blanda condanna, serve che il governo italiano si attivi subito per garantire l’incolumità degli equipaggi».
Non mancano tre le decine di comunicati, anche quelle del Movimento 5 stelle che ha uno dei suoi esponenti a bordo, il parlamentare Dario Carotenuto. «Il governo italiano, mostrando ancora una volta mancanza totale di dignità e coraggio, non condanna l’ennesimo atto illegale di pirateria condotto da Israele» denunciano i deputati e i senatori del M5s. «Tajani si è limitato a chiedere garanzie sull’incolumità dei nostri concittadini, tacendo su tutto il resto e quindi implicitamente approvando l’azione criminale di Israele». E poi immancabile il commento dell’ex presidente della Camera Laura Boldrini, oggi parlamentare del Pd che però se la prende con l’Unione europea: «L’Ue tace, quindi acconsente. Non è accettabile che il governo israeliano goda di totale impunità qualsiasi cosa faccia contro chiunque la faccia e ovunque la faccia. Netanyahu e il suo governo vanno fermati con tutti i mezzi economici, diplomatici e politici».
E mentre si levavano le proteste delle opposizioni che invocano il rispetto del diritto internazionale, a Milano durante il corteo a sostegno della Flotilla, sfilavano cartelli con la bandiera di Israele, il simbolo della Nato e le immagini di Giorgia Meloni e del ministro della Difesa Guido Crosetto imbrattati con vernice rossa. Dal palco gli organizzatori hanno detto: «Contro le barbarie, contro questo impero, la resistenza è l’unica cosa che ci può salvare. Resistenza è Palestina, è Libano, è Iran».
Il corteo era organizzato per lo sciopero generale indetto della Usb in solidarietà alla Flotilla. «Sciopero generale. Nemmeno un chiodo per il genocidio. Insorgiamo, resistiamo, blocchiamo tutto. Rompere ogni rapporto con il sionismo» si leggeva su uno striscione mentre si scandivano slogan contro Meloni, il governo italiano e il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Per quello che è successo a Modena, per le novità emerse, invece, piazze vuote e zero comunicati dalle opposizioni. Le missioni dei fricchettoni pro Pal sembrano essere l’unica priorità di questa sinistra.
Nel blitz di Israele fermati 12 nostri connazionali
Ieri le forze speciali israeliane hanno fermato e preso il controllo di parte della Global Sumud Flotilla, il convoglio navale partito dalla Turchia con l’obiettivo dichiarato di raggiungere la Striscia di Gaza. L’operazione è avvenuta al largo di Cipro e ha coinvolto decine di imbarcazioni con a bordo centinaia di attivisti filopalestinesi. A quanto si apprende, sono 12 gli italiani intercettati nell’operazione dell’Idf contro la Flotilla, sui 35 connazionali presenti su 21 imbarcazioni. Secondo quanto mostrato dalle dirette streaming diffuse dagli organizzatori, i militari dell’Idf sono saliti a bordo delle navi in assetto tattico mentre gli attivisti, indossando giubbotti di salvataggio, alzavano le mani in segno di resa. Dettaglio non secondario è il fatto che in molti casi si tratta di persone che si sono imbarcate per la seconda o terza volta. Insomma, si tratta di professionisti ormai rodati.
Israele ha scelto di bloccare la flottiglia lontano dalle coste di Gaza, replicando uno schema già adottato in passato contro convogli diretti verso l’enclave palestinese. Gli attivisti fermati sono stati trasferiti su una nave utilizzata come centro di detenzione temporaneo in mare, in attesa del successivo trasferimento nel porto israeliano di Ashdod. Alcune imbarcazioni, però, continuavano ancora a trasmettere immagini in diretta mentre l’operazione era in corso. Nei filmati pubblicati online si vedono diversi attivisti gettare i telefoni cellulari in acqua poco prima dell’abbordaggio da parte delle unità israeliane armate. Alla missione avrebbero preso parte circa 50 barche e almeno 500 persone provenienti da diversi Paesi, Italia compresa. L’agenzia di stampa statale turca ha riferito che i responsabili della spedizione avevano perso i contatti con almeno 23 imbarcazioni dopo l’intervento della marina israeliana. Secondo fonti della sicurezza di Gerusalemme, l’obiettivo iniziale non era sequestrare l’intera flottiglia, ma concentrarsi sulle circa venti navi considerate principali, nella convinzione che le altre avrebbero invertito la rotta una volta compreso che l’operazione israeliana era in corso. Alcune delle imbarcazioni sono riuscite a evitare l’intercettazione israeliana e si stanno dirigendo verso l’Egitto. La decisione, presa dagli organizzatori della Global Sumud Flotilla, sarebbe servita a consentire alle barche ancora operative di riorganizzarsi prima delle prossime iniziative. Tra le navi dirette verso le coste egiziane c’è anche quella su cui si trova il deputato del Movimento 5 stelle Dario Carotenuto, unico esponente politico italiano presente nella spedizione.
Una portavoce della flottiglia, intervistata dall’emittente qatariota Al-Araby, ha confermato di aver perso i collegamenti con gran parte delle imbarcazioni fermate. «Ci aspettavamo che Israele intervenisse per impedire alla flottiglia di raggiungere Gaza», ha dichiarato, accusando lo Stato ebraico di «violazione del diritto marittimo internazionale» e di «pirateria contro navi civili». Prima dell’operazione, il ministero degli Esteri israeliano aveva definito la flottiglia una «provocazione politica» più che una reale missione umanitaria, sostenendo che il convoglio avesse l’obiettivo di favorire Hamas sul piano mediatico e politico. Nel comunicato venivano citati anche i gruppi turchi Mavi Marmara e Ihh, quest’ultimo considerato da Israele un’organizzazione terroristica. Tel Aviv ha ribadito che non consentirà violazioni del blocco navale su Gaza e aveva avvertito del rischio di possibili tensioni durante gli abbordaggi. Israele aveva inoltre tentato, senza successo, di fermare la missione attraverso pressioni diplomatiche sulla Turchia. Nelle settimane precedenti la marina israeliana aveva già bloccato un’altra flottiglia vicino a Creta e, secondo fonti della sicurezza, questa volta i partecipanti fermati potrebbero restare detenuti più a lungo.
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«La navigazione entro i confini dello Stretto di Hormuz, precedentemente stabiliti dalle Forze armate e dalle autorità della Repubblica islamica dell’Iran, è subordinata al pieno coordinamento con tali entità e il passaggio senza autorizzazione sarà considerato illegale», ha dichiarato il nuovo ente. Non solo. I pasdaran hanno anche minacciato di far pagare l’uso dei cavi sottomarini che attraversano lo Stretto. Dall’altra parte, Centcom ha fatto sapere che sono finora 84 le navi «reindirizzate» a causa del blocco statunitense imposto ai porti iraniani.
In serata è arrivato un ulteriore sviluppo: Donald Trump ha sospeso l’attacco contro l’Iran previsto per il 19 maggio, una decisione maturata su richiesta degli alleati del Golfo e alla luce dei contatti diplomatici in corso. Secondo indiscrezioni rilanciate da Al Arabiya, Teheran avrebbe avanzato una proposta che include una tregua articolata in più fasi, una riapertura graduale dello Stretto di Hormuz e la disponibilità a un lungo congelamento del programma nucleare, eventualmente con trasferimento delle attività in Russia. Il presidente americano, tuttavia, ha ribadito la linea dura: «Non sono aperto a concessioni, l’Iran sa cosa accadrà a breve».
Nel frattempo, il processo diplomatico tra Washington e Teheran continua a navigare nell’incertezza. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha reso noto che la Repubblica islamica ha risposto a una nuova proposta di pace statunitense tramite la mediazione di Islamabad. «Come annunciato, le nostre preoccupazioni sono state comunicate alla parte americana», ha dichiarato. Secondo l’agenzia di stampa iraniana (e vicina ai pasdaran) Tasnim, l’ultima proposta di Teheran risulterebbe articolata in 14 punti. In particolare la testata, citando una fonte, ha riportato che il piano iraniano si concentrerebbe sui «negoziati per porre fine alla guerra e sulle misure di rafforzamento della fiducia da parte americana».
Sempre Tasnim ha riferito che Washington avrebbe acconsentito a congelare le sanzioni contro Teheran durante il processo negoziale. Una fonte iraniana ha anche rivelato che gli Stati Uniti avrebbero aperto alla possibilità che la Repubblica islamica possa mantenere una limitata attività nucleare a scopo pacifico, purché posta sotto la supervisione dell’Aiea. Dall’altra parte, secondo Al Arabiya, la proposta in 14 punti prevedrebbe una riapertura graduale di Hormuz, oltre a vedere l’Iran disposto a congelare per un lungo periodo il proprio programma atomico. Tuttavia, secondo Axios, Washington riterrebbe la nuova posizione iraniana «insufficiente per raggiungere un accordo». In particolare, la Casa Bianca lamenterebbe scarsi progressi sulla spinosa questione dell’uranio arricchito. «È ora che gli iraniani facciano un po' di promesse. Abbiamo bisogno di un dialogo reale, concreto e dettagliato sul programma nucleare. Se ciò non accadrà, saremo costretti a dialogare attraverso le bombe, il che sarà un vero peccato», ha affermato un funzionario americano alla testata.
Non a caso, oggi - mentre il Pakistan, la Turchia e il Qatar spingevano a favore della diplomazia - due funzionari mediorientali hanno detto al New York Times che gli Usa e Israele si starebbero preparando all’eventualità di riprendere, in settimana, gli attacchi militari contro il regime khomeinista. In tal senso, Axios aveva riferito che, domani, Donald Trump avrebbe tenuto una riunione di sicurezza nella situation room per discutere della possibilità di lanciare nuove azioni belliche contro la Repubblica islamica. Nel frattempo, un crescente numero di aerei cargo statunitensi si sta spostando dalla Germania verso il Medio Oriente. «Al momento non sono aperto a nulla», ha detto il presidente americano, stasera, al New York Post. «Vogliono concludere un accordo più che mai, perché sanno cosa succederà presto», ha aggiunto, riferendosi agli iraniani. Trump deve d’altronde gestire spinte contrastanti. Se Israele, Emirati, Bahrein e il capo del Pentagono Pete Hegseth auspicano il ritorno alla linea dura, il vicepresidente statunitense, JD Vance, appare maggiormente incline a mantenere in piedi il processo diplomatico. Il presidente americano non può ritirarsi con Hormuz ancora chiuso, ma, dall’altra parte, ha urgenza di contrastare l’aumento dei prezzi dell’energia. In questo quadro, ieri, il Dipartimento del Tesoro di Washington ha prorogato la deroga alle sanzioni imposte al petrolio russo trasportato via mare.
Al contempo, anche il regime khomeinista continua a essere internamente spaccato tra un’ala dura, che fa capo ai pasdaran, e una dialogante, gravitante attorno al presidente iraniano, Masoud Pezeshkian. «Dobbiamo anche affrontare la realtà: non è vero che non abbiamo subito danni», ha dichiarato lo stesso Pezeshkian, per poi aggiungere: «Informazioni fuorvianti, messaggi falsi o la rappresentazione di una realtà in cui “loro stanno crollando mentre noi prosperiamo” sono inaccettabili. La verità è che sia noi che gli altri ci troviamo ad affrontare delle sfide». Si è trattato di una stoccata, neanche troppo implicita, ai Guardiani della rivoluzione. E proprio vicino ai pasdaran è storicamente l’attuale Guida suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei. Ebbene, oggi, un funzionario di Teheran ha escluso che quest’ultimo sia rimasto gravemente ferito durante il bombardamento che ha ucciso suo padre. «Le ferite non erano tali da sfigurare il volto della Guida Suprema, né da renderlo invalido o da richiedere l’amputazione di un arto», ha dichiarato. Insomma, la situazione complessiva resta intricata: in bilico tra diplomazia e ripresa dei combattimenti.
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(IStock)
Ciò che vediamo nello scaffale del supermercato è arrivato da poco in Italia e comunque non è l’intera pianta, ma un estratto. Conosciamo la stevia per gradi. La stevia porta il nome botanico di Stevia rebaudiana ed è una pianta angiosperma (sono le piante con fiore vero e con seme protetto da un frutto), dicoletidone (sono le piante il cui seme ha due foglie embrionali o cotiledoni), erbacea (sono i vegetali con fusto tenero, verde e flessibile, privo di parti legnose o corteccia), perenne (è perenne la pianta che vive oltre due anni, diversamente dall’annuale che ne vive uno e la biennale che ne vive due). Appartiene alla famiglia delle Asteracee ed è originaria dell’area montuosa sita tra Brasile e Paraguay.
Abbiamo detto che il dolcificante stevia appare in Italia a un certo punto, ma esisteva già da un pezzo come pianta e infatti le sue proprietà dolcificanti erano già note agli abitanti del suo territorio originario. La stevia rebaudiana, infatti, è stata sempre usata dal popolo Guaraní, gruppo indigeno sudamericano che da millenni vive tra Brasile, Paraguay, Argentina e Bolivia. Con la stevia rebudiana che essi chiamano kaʼa heʼe che significa erba dolce, addolciscono il mate, usandone le foglie come dolcificante naturale, e poi la usano anche come medicina naturale, per le sue proprietà antinfiammatorie e antiossidanti. Noi non siamo Guaraní e ci interessa solo per l’aspetto dolcificante.
In Europa, la pianta è conosciuta da un secolo e mezzo soltanto. Fu il botanico svizzero Mosè Giacomo Bertoni che la descrisse, alla fine dell’Ottocento, come pianta del Paraguay caratterizzata da un sapore dolce, delle foglie soprattutto.
Bertoni gli attribuì - in linea con le conoscenze empiriche dei Guaraní - anche effetti digestivo, ipotensivo, energizzante, ipoglicemizzante, regolatore dell’omeostasi glucidica, digestivo, riequilibratore di cute e mucose e del cavo orale.
Dopo un cinquantennio, negli anni Trenta del secolo successivo, i chimici M. Bridel e R. Lavielle riuscirono ad isolare in laboratorio i responsabili del potere dolcificante della stevia: i due glicosidi stevioside e rebaudioside, che sono la ragione del sapore dolce delle foglie. Sono dolci solo le foglie? No. Anche lo stelo è dolce, ma la concentrazione maggiore dei due glicosidi è nelle foglie. Il contenuto totale di glicosidi steviolici può superare il 10% del peso della massa secca (cioè delle foglie essiccate e tritate). Lo stevioside è il 2-10% della foglia, il rebaudioside A è il 2-4%, poi ci sono anche i rebaudiosidi C, D, E, dulcoside A e steviolbioside. Sintetizzando, i glicosidi sono una parte importante del peso secco della foglia, il 10% circa. Il contenuto di glicosidi è al massimo nelle foglie poco prima della fioritura della pianta e si capisce perché i Guaraní chiamino la pianta «erba dolce». Pensate che le foglie, essiccate o fresche, sono da 30 a 40 volte più dolci dello zucchero comune, mentre l’estratto concentrato può esserlo tra 100 e 400 volte (secondo alcuni studi lo stevioside è tra 110 e 270 volte più dolce del saccarosio, il rebaudioside A da 150 a 320 volte, il rebaudioside C da 40 a 60 volte). Inoltre, i glicosidi steviolici estratti dalle foglie sono considerati stabili al calore, rendendo la stevia adatta all’uso in cottura e nelle bevande calde (l’aspartame, per esempio, subisce degradazione). La stevia, infine, presenta zero calorie, ben diversamente dallo zucchero, e non ha alcun impatto sulla glicemia, non la alza. Per questi numeri e per le prestazioni, si capisce come la stevia sia considerata un dolcificante naturale superiore a quelli di sintesi poiché naturale e al contempo pari allo zucchero - naturale anch’esso - per la dolcificazione, ma, ancora, superiore allo zucchero per l’apporto calorico pari a zero.
Tornando alla storia del suo arrivo nei supermercati, quando il mondo scopre le proprietà della stevia, inizia a volerla. È nel 1960 che inizia la sua coltivazione a scopo commerciale, poi si diffonde in Giappone, nel sud-est dell’Asia e negli Stati Uniti. La pianta ama il clima caldo umido e soleggiato, infatti attecchisce anche in climi appena tropicali nelle zone collinari del Nepal o dell’India (regione dell’Assam). E siccome non sopravvive al gelo in inverno, in Europa è solitamente coltivata in serra. Si usa anche la pacciamatura, che protegge la base della pianta che poi, arrivata la primavera, rivegeterà. La stevia si può coltivare anche in vaso e nel caso, dopo averla riparata in casa se siete in un punto freddo, rimettetela fuori all’arrivo della primavera.
Pare che gli steviosidi servano a proteggere le parti aeree della pianta dai predatori e sono stati condotti studi che hanno evidenziato sostanze antifungine e antimicrobiche, ciò che i Guaraní sapevano e che rende le parti aeree della stevia anche possibili sostitutivi degli antibiotici negli allevamenti di polli.
L’arrivo della stevia nei supermercati ha visto varie tappe. All’inizio, in Europa e negli Stati Uniti l’uso della stevia nei prodotti alimentari è stato limitato, perché ad alte dosi alcuni componenti come lo stevioside erano stati giudicati genotossici. Poi, la Fda americana (Food and Drug Administration) ne permise l’uso solo come integratore dietetico, ma non come ingrediente o additivo alimentare. Poi, dopo la domanda di Cargill e di Whole Earth Sweetener Company Llc, nel 2008 è stato approvato il rebaudioside come food additive e poco dopo, nel 2010, l’Europa ha approvato anch’essa l’uso della stevia come food additive, come già era in Svizzera e in tutti i Paesi latinoamericani. Quindi ora, nei nostri famosi supermercati, possiamo trovare la stevia (in forma di estratto) per dolcificare e prodotti dolci dolcificati con stevia. Sulla base delle dichiarazioni dell’Oms, il consumo di glicosidi steviolici considerato sicuro per l’uomo è di 4 mg per kg di peso corporeo al giorno. Si chiama Dga e ci ricorda - e impone - di non esagerare con l’assunzione. I glicosidi steviolici sono indicati nelle etichette con la sigla E960.
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La filiale italiana del gruppo del controllo dei fluidi sale da 8 a 29 milioni di fatturato tra il 2020 e il 2025. Da Milano arriva il nuovo indicatore KRP25 e un cambio di approccio: meno standardizzazione, più soluzioni personalizzate per i clienti industriali globali.
Un marchio storico dell’industria europea che negli ultimi anni ha trovato in Italia uno dei suoi principali motori di crescita. Klinger, gruppo internazionale attivo nel controllo dei fluidi industriali, rafforza la propria presenza nel nostro Paese e rilancia la strategia globale puntando su innovazione e soluzioni personalizzate.
Fondata a Vienna nel 1886 da Richard Klinger, l’azienda ha costruito la propria reputazione a partire da un’invenzione destinata a segnare la storia dell’industria: l’indicatore di livello per liquidi, brevettato oltre 140 anni fa dalla famiglia Klinger. Da allora il gruppo è cresciuto fino a diventare una realtà globale da 686 milioni di euro di fatturato, 2.900 dipendenti e una presenza in 80 Paesi, con un posizionamento consolidato nei settori delle valvole, degli indicatori di livello e delle guarnizioni industriali.
Accanto alla dimensione internazionale, negli ultimi anni si è rafforzato in modo significativo il ruolo della filiale italiana. Klinger Italy, con sede nell’area milanese, ha infatti registrato una crescita rilevante: dai circa 8 milioni di euro di fatturato nel 2020 è passata a 29 milioni nel 2025, con una redditività a doppia cifra e una struttura finanziaria solida. Un percorso sostenuto da crescita organica, acquisizioni mirate e investimenti su competenze tecniche e capacità produttiva.
È proprio dall’Italia che arriva ora una delle principali novità strategiche del gruppo. Un progetto sviluppato interamente nel nostro Paese introduce un cambio di approccio industriale: non più solo prodotti standardizzati, ma soluzioni progettate su misura per specifici segmenti di mercato.
Tra queste, il KRP25, nuovo indicatore di livello pensato per i costruttori di caldaie industriali, rappresenta il primo esempio concreto di questa evoluzione verso applicazioni dedicate. Una soluzione che punta a rafforzare il posizionamento del gruppo ampliandone il portafoglio prodotti.
L'amministratore delegato di Klinger Italy, Peppino Sampietro
Secondo l’amministratore delegato di Klinger Italy, Peppino Sampietro, la direzione è chiara: «Partiamo dalle esigenze concrete dei clienti per sviluppare soluzioni più semplici, efficienti e competitive. È un approccio che rafforza il nostro posizionamento come partner tecnologico a livello internazionale».
L’obiettivo dichiarato è quello di migliorare efficienza operativa e sicurezza, semplificando i processi produttivi e riducendo i costi lungo la filiera, in un contesto industriale sempre più competitivo e orientato all’ottimizzazione.
La strategia italiana si inserisce in un disegno più ampio del gruppo, che punta allo sviluppo di tecnologie dedicate per comparti industriali complessi come energia, chimica e farmaceutico, rafforzando la propria presenza nei mercati globali.
In questo quadro, l’Italia assume un ruolo sempre più centrale non solo come base produttiva, ma anche come polo di sviluppo e innovazione. Un’evoluzione che si riflette in ricadute attese su export, occupazione qualificata e trasferimento tecnologico.
A oltre un secolo e mezzo dalla sua fondazione, Klinger prova così a rilanciare la propria crescita globale partendo proprio dal Made in Italy, sempre più al centro della strategia industriale del gruppo.
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