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2018-09-17
Fragranze inebrianti. Tutti gli usi degli oli essenziali
Gli oli eterici, più comunemente noti come oli essenziali, sono liquidi oleosi estratti da piante ed erbe aromatiche dagli usi così svariati, e spesso impensabili, che sono diventati veri e propri jolly innanzitutto della cura di sé (ma non soltanto).
L'estrazione avviene per distillazione in corrente di vapore, con gli elementi vegetali immersi nell'acqua oppure sospesi sopra di essa e lambiti dal suo solo vapore. Oltre a questa tecnica, li si distilla con solvente o tramite spremitura a pressione, per esempio, nel caso degli agrumi i cui oli essenziali si estraggono dalla buccia. Gli oli essenziali, tipicamente racchiusi in bottiglie di vetro scuro con tappo contagocce che sembrano un po' le boccette delle pozioni magiche delle fate e delle streghe dei film per bambini, in realtà sono frutto di un procedimento chimico molto particolare. In sintesi, riducono in essenza liquida una precisa parte della pianta: radici e rizomi (è il caso dello zenzero), corteccia (legno di sandalo), scorza (arancio, mandarino, limone, bergamotto), foglie (basilico, verbena, eucalipto, menta, tea tree), fiori (camomilla, rosa, fiori d'arancio) e sommità fiorite (rosmarino, timo, lavanda). Si tratta di una elaborazione della materia in liquido che trasporta con sé alcune sostanze della pianta originaria in altissima concentrazione, anche e soprattutto di odore. Il liquido risultante, che è l'olio essenziale, a sua volta, possiede particolari caratteristiche anche fisiche: per esempio, ha una densità minore dell'acqua, il che significa che quando facciamo cadere in un bicchiere d'acqua gocce di olio essenziale, queste non si amalgamano e galleggiano sulla superficie dell'acqua (per questa ragione, quando il fitoterapeuta prescrive oli essenziali per via orale ne consiglia il gocciolamento della dose prescritta su una zolletta di zucchero). L'olio essenziale è perfettamente solubile, invece, in solventi organici, alcol, oli, creme, detergenti. È importante non confondere gli oli essenziali naturali al 100%, che possono essere anche ottenuti da piante con certificazione biologica, con le essenze sintetiche nelle quali si utilizza l'aroma artificiale di una profumazione ricreato in laboratorio: un discrimine empirico tra vero olio essenziale e olio profumato sta innanzitutto nel prezzo.
L'olio essenziale reale non costa poco, l'olio e le essenze profumate artificiali sì. È bene saperlo quando acquistiamo profumazioni da far evaporare nel diffusore di olio essenziale, elettrico o a candela: se usiamo qualche goccia di vero olio essenziale respiriamo vapori innocui, se usiamo profumazioni sintetiche inaliamo sostanze potenzialmente allergizzanti ed irritanti. Lo stesso discorso vale per i fornelletti insetticidi: l'olio essenziale di geranio e di citronella, per esempio, sono tradizionalmente indicati per tener fuori di casa le zanzare che ci assalgono in estate e perciò, in feroce concorrenza di stampo salutistico-ecologico con gli insetticidi sintetici, si sta sviluppando tutta una produzione (dai fornelletti ai bracciali agli spray per il corpo antizanzare, ma anche di antiparassitari per gli animali domestici) che utilizza oli essenziali. D'altronde, è comprensibile che il vero olio essenziale costi: per estrarlo è necessaria un'enorme quantità di materia prima. Pensate che per un chilo di olio essenziale di rosa ci vogliono all'incirca 1.867.000 rose. Ricordatevi poi che esistono oli essenziali per uso alimentare e oli essenziali che non lo sono.
Gli oli essenziali non sono soltanto i re della profumazione di ambienti.
Qualunque settore nel quale si voglia utilizzare una proprietà oppure un'essenza olfattiva di una pianta ricorre agli oli essenziali. In primis, la profumeria personale: tutti quei meravigliosi eau de parfum, eau de toilettes, profumi per capelli (sì, esistono), deodoranti profumati, sciampi, bagnoschiuma, creme per corpo, viso, mani, piedi che inebriano le nostre narici sono profumati con oli essenziali.
C'è poi tutta un'altra lunga serie di usi degli oli essenziali. L'aromaterapia è una branca della fitoterapia che lascia perplessi alcuni medici, eppure trova molti appassionati. Solitamente la si intende come «terapia» basata sull'odore dell'olio essenziale, ma invece rientrano nell'ambito dell'aromaterapia anche le applicazioni topiche per massaggio, impacco e applicazione pura, l'inalazione e l'assunzione orale. Usare gli oli essenziali, in qualsiasi modo li si usi, vuol dire fare aromaterapia. E l'aromaterapia si basa sulle proprietà paramedicali riconosciute alle piante.
L'olio essenziale di lavanda, per esempio, profuma bellissimamente e allo stesso tempo è considerato un blando sedativo per le sue proprietà rilassanti. Cuscini aromatizzati, spray, diffusori, creme: alla lavanda esiste veramente di tutto. È l'olio essenziale più diffuso in aromaterapia, proprio per l'ampio spettro delle sue azioni. Le si attribuiscono, infatti, anche proprietà antisettiche e battericide, analgesiche e antinevralgiche: se ne usa qualche goccia in aggiunta all'acqua del bagno con effetto calmante, nell'ultimo risciacquo dei capelli durante lo sciampo per il suo effetto di contrastare la grassezza di capelli e cuoio capelluto in chi ha questo problema. Ma se ne aggiunge qualche goccia anche nell'impasto di una torta perché sia aromatizzata alla lavanda. Così come in quasi ogni ricetta che preveda l'uso delle foglie della pianta si può ricorrere a poche gocce dell'equivalente olio essenziale (dal basilico ai chiodi di garofano). Gli oli essenziali sono, infatti, aromi. E quindi sono un ingrediente diffusissimo anche nella produzione alimentare. La Coca Cola è un esempio classico. La sua ricetta, leggendariamente segreta per 125 anni, sembra essere stata rivelata nel 2011: un sito americano ha pubblicato una foto, apparsa sull'Atlanta Journal Constitution nel 1979, che ritraeva la pagina di un taccuino su cui erano annotati gli ingredienti. Estratto fluido di foglie di coca (all'epoca dell'invenzione no, poi, naturalmente, l'estratto è diventato decocainizzato), noci di cola, acido critrico, zucchero, acqua, succo di lime, vaniglia, caramello e poi i mitici aromi che John Pemberton, il farmacistà che inventò la bevanda, denominò «7x». Il 7x sarebbe così composto: alcol, olio di arancia, olio di limone, olio di noce moscata, olio di coriandolo, olio di arancio amaro, olio di cannella. Oli essenziali perfino nella Coca Cola, lo avreste mai detto?
È importante rammentare che gli oli essenziali non hanno soltanto una potenza olfattiva. Con l'aromatogramma, una tecnica simile a quella dell'antibiogramma, si esamina la sensibilità della specie batteriche ad un determinato olio essenziale. Così si stabilisce l'indice aromatico, dato dal rapporto tra alone di inibizione batterica dell'olio essenziale in questione nei confronti del batterio isolato e alone ideale (battericità massima) pari a 1. L'olio essenziale di origano ha un indice aromatico altissimo, di poco inferiore a 1 (tanto che un sinonimo di indice aromatico è indice origano), quello di timo è ancora abbastanza alto (0,711), quello di basilico, blandissimo, 0,012.
Nel Novecento sono stati soprattutto Paul Belaiche-Daninos e Jean Valnet a studiare il potere battericida degli oli essenziali e le loro applicazioni mediche: Paul Belaiche nel 1979 pubblicò i dieci monumentali volumi de Le grand traité de Phytothérapie et d'Aromathérapie, Jean Valnet Aromathérapie: Traitement des maladies par les essences des plantes.
Pensare di guarire tutto con le piante è follia: siamo nell'ambito dei rimedi naturali. Molti, però, nel loro piccolo e con la loro azione gentile rispetto al medicinale sintetico, funzionano. È in virtù del riconosciuto potere battericida, ad esempio, che in caso di raffreddore e mal di gola si consigliano suffumigi con sale e bicarbonato, sì, ma anche con oli essenziali. Sono i cosiddetti oli essenziali balsamico-espettoranti. Oltre ai battericidi, ci sono quelli fungicidi e virostatici, e tutti insieme costituiscono il gruppo degli oli essenziali con effetti antibiotici. Ci sono poi quelli che hanno effetto anestetico locale, quello controirritante, quello antispasmodico, quello carminativo. In caso di piedi stanchi, un pediluvio con sola acqua calda è diverso da un pediluvio con acqua calda e oli essenziali antiflogistici, che è un'altra categoria molto gettonata.
Più che un mondo, quello degli oli essenziali è un universo, sorprendente e interessantissimo da conoscere. Gli oli essenziali, tuttavia, non vanno mai usati con il fai da te, vanno sempre dosati letteralmente col contagocce (puri e in dose eccessiva sulla pelle possono procurare anche lesioni) e, soprattutto se assunti per via orale, sempre sotto controllo e indicazione medica, perché possiedono anche un indice terapeutico (il rapporto tra dose tossica e dose invece terapeutica). Le piante possono essere anche tossiche, lo sappiamo, e questa «legge» si trasmette anche agli essenziali da esse derivati. Se non li si conosce, dunque, conviene cercare preparazioni già pronte che li contengano, nelle quali i dosaggi sono già controllati.
Sono numerosi i marchi cosmetici e paramedicali che ne hanno fatto la loro missione commerciale, da Weleda a Puressentiel, da Flora a Prodeco Pharma (che ha un'intera linea, denominata Gse, dedicata a quello che definisce «il rimedio globale», ossia l'estratto di semi di pompelmo che è antibatterico, antivirale, antimicotico e antiparassitario) e che commercializzano svariati prodotti, dall'olio per camminatori all'olio rinfrescante al limone, dall'Inalatore tagliafame allo Spray purificante per ambienti.
Per il mal di schiena o contro le tarme: i mille benefici del leggendario «31»
È uno dei rimedi di oli essenziali più diffusi e leggendario. Di origine svizzera, vanta innumerevoli imitazioni, nelle quali la composizione può cambiare un po'. Da utilizzare solo per uso esterno (mai ingerirlo), si tratta di un olio di erbe (appunto 31) estremamente versatile, indicato per la cura del corpo, l'igiene e la profumazione della casa e anche del bucato. Estremamente concentrato, va utilizzato nella dose di pochissime gocce, 2, 4 o 5. Per donare freschezza e deodorazione al corpo, bastano 2 o 4 gocce da frizionare su petto, collo, nuca, schiena, braccia, gambe, piedi. Siete stanchi o avete mal di testa? Provate a massaggiarne 2 o 4 gocce su fronte, tempie, cuoio capelluto e nuca. Avete il raffreddore? Un buon trucco è quello di versarne poche gocce in un fazzolettino di carta del pacchetto e chiudere: così tutti i fazzolettini saranno aromatizzati e potrete usarli per soffiarvi il naso e al contempo inalare gli oli essenziali balsamici che ci avete fissato sopra. Anche i piedi stanchi e doloranti si giovano dell'olio 31: massaggiarli con qualche goccia li rinfresca e ridà loro tono.
Si può anche utilizzare nei diffusori di olio essenziale (sempre poche gocce) o nebulizzare negli ambienti dopo averne messo un pochino in un contenitore spray. Non esagerate con gli spruzzi: ha un profumo forte e concentratissimo e troppo può dar fastidio. C'è chi ne diluisce una goccia in mezzo bicchiere d'acqua e ci fa i gargarismi, chi ci si massaggia il collo afflitto dalla cervicalgia e chi la schiena dolorante, e chi lo usa come dopobarba, c'è chi ne versa qualche goccia su un batuffolo di ovatta che mette nell'armadio per profumare e tenere lontane le tarme e c'è chi ne versa qualche goccia nella vaschetta dell'ammorbidente perché il bucato profumi di foresta.
Proprietà rilassanti della muscolatura e del sistema nervoso, antisettico, antibatterico, antispasmodico: le proprietà dell'olio 31 sono tante quante gli oli essenziali che contiene. Che sono: menta piperita, eucalipto, ginepro, salvia officinale, timo, rosmarino, abete siberiano, pino silvestre, cumino, coriandolo, canfora, anice, cannella, fiori di arancio, chiodi di garofano, lavanda, limone, arancio dolce, arancio amaro, arancio, origano, pepe, vaniglia, patchouly, garofano, ylang ylang, gelsomino, citronella, finocchio, menta crispa, melissa.
Come portare in tavola il peperoncino (ed evitare che ci vada la bocca in fiamme)
L'oleolito è un infuso della pianta macerato in un olio vegetale. L'oleolito è, quindi, un parente stretto dell'olio essenziale, ma bisogna stare attenti a non confonderlo, non è la stessa cosa: è meno concentrato e più delicato.
Per questo motivo molto spesso è preferibile un oleolito a un olio essenziale.
Per esempio, è il caso del peperoncino. L'olio al peperoncino che chiediamo al ristorante è il frutto di un oleolito.
Se utilizzassimo la stessa quantità di olio essenziale di peperoncino - che peraltro non è così diffuso e viene utilizzato soprattutto per via topica per le sue proprietà vasodilatatrici - la bocca ci andrebbe in fiamme.
L'oleolito è stata la prima forma di «estrazione in liquido» delle proprietà delle piante, oltre agli infusi e ai macerati in acqua.
Quando vi capiterà di leggere su qualche testo che nell'antichità si utilizzavano profumi e oli profumati, ebbene sappiate che ci si riferisce agli oleoliti.
L'olio essenziale è un prodotto tutto moderno, perché è vero che l'estrazione in corrente di vapore era usata anche nell'antichità, ma aveva tutt'altro scopo, cioè quello di ottenere acque aromatiche e non concentratissimi oli essenziali.
Con la citronella terrete lontane le zanzare fastidiose
Ormai è d'uso comune in tutte le case durante l'estate. Stiamo parlando della citronella. L'olio essenziale di citronella è ricavato dalla Cymbopogon nardus, una pianta della famiglia delle Poaceae. Può essere efficace anche contro il mal di testa, o in situazioni di stress e nervosismo. Dicono che, spruzzato su un fazzoletto e avvicinato alle narici, aiuti a rimanere concentrati mentre si compie un'attività particolarmente complessa.
Le zanzare, dicevamo. Se diffuso negli ambienti di casa, l'olio essenziale alla citronella è un ottimo rimedio contro questi fastidiosi insetti e aiuta a prevenire i loro morsi e punture. Se si versano alcune gocce su dei batuffoli di cotone e li si ripone negli armadi e nei cassetti, il suo odore aiuterà a tenere lontano le tarme e profumerà gradevolmente gli indumenti.
Può essere usato anche come crema. In 100 millilitri di crema idratante neutra, occorre aggiungere 20 gocce di olio essenziale di citronella. Poi mescolate a lungo e accuratamente. Ma attenzione: ad alcuni irrita la pelle.
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I re della profumazione dell'ambiente hanno mille proprietà, persino terapeutiche. Sono usati per i massaggi, come sedativi e sono presenti nella formula segreta della Coca Cola. Per il mal di schiena o contro le tarme: i mille benefici del leggendario «31». Come portare in tavola il peperoncino (ed evitare che ci vada la bocca in fiamme). Con la citronella terrete lontane le zanzare fastidiose. Lo speciale contiene quattro articoli. Gli oli eterici, più comunemente noti come oli essenziali, sono liquidi oleosi estratti da piante ed erbe aromatiche dagli usi così svariati, e spesso impensabili, che sono diventati veri e propri jolly innanzitutto della cura di sé (ma non soltanto). L'estrazione avviene per distillazione in corrente di vapore, con gli elementi vegetali immersi nell'acqua oppure sospesi sopra di essa e lambiti dal suo solo vapore. Oltre a questa tecnica, li si distilla con solvente o tramite spremitura a pressione, per esempio, nel caso degli agrumi i cui oli essenziali si estraggono dalla buccia. Gli oli essenziali, tipicamente racchiusi in bottiglie di vetro scuro con tappo contagocce che sembrano un po' le boccette delle pozioni magiche delle fate e delle streghe dei film per bambini, in realtà sono frutto di un procedimento chimico molto particolare. In sintesi, riducono in essenza liquida una precisa parte della pianta: radici e rizomi (è il caso dello zenzero), corteccia (legno di sandalo), scorza (arancio, mandarino, limone, bergamotto), foglie (basilico, verbena, eucalipto, menta, tea tree), fiori (camomilla, rosa, fiori d'arancio) e sommità fiorite (rosmarino, timo, lavanda). Si tratta di una elaborazione della materia in liquido che trasporta con sé alcune sostanze della pianta originaria in altissima concentrazione, anche e soprattutto di odore. Il liquido risultante, che è l'olio essenziale, a sua volta, possiede particolari caratteristiche anche fisiche: per esempio, ha una densità minore dell'acqua, il che significa che quando facciamo cadere in un bicchiere d'acqua gocce di olio essenziale, queste non si amalgamano e galleggiano sulla superficie dell'acqua (per questa ragione, quando il fitoterapeuta prescrive oli essenziali per via orale ne consiglia il gocciolamento della dose prescritta su una zolletta di zucchero). L'olio essenziale è perfettamente solubile, invece, in solventi organici, alcol, oli, creme, detergenti. È importante non confondere gli oli essenziali naturali al 100%, che possono essere anche ottenuti da piante con certificazione biologica, con le essenze sintetiche nelle quali si utilizza l'aroma artificiale di una profumazione ricreato in laboratorio: un discrimine empirico tra vero olio essenziale e olio profumato sta innanzitutto nel prezzo. L'olio essenziale reale non costa poco, l'olio e le essenze profumate artificiali sì. È bene saperlo quando acquistiamo profumazioni da far evaporare nel diffusore di olio essenziale, elettrico o a candela: se usiamo qualche goccia di vero olio essenziale respiriamo vapori innocui, se usiamo profumazioni sintetiche inaliamo sostanze potenzialmente allergizzanti ed irritanti. Lo stesso discorso vale per i fornelletti insetticidi: l'olio essenziale di geranio e di citronella, per esempio, sono tradizionalmente indicati per tener fuori di casa le zanzare che ci assalgono in estate e perciò, in feroce concorrenza di stampo salutistico-ecologico con gli insetticidi sintetici, si sta sviluppando tutta una produzione (dai fornelletti ai bracciali agli spray per il corpo antizanzare, ma anche di antiparassitari per gli animali domestici) che utilizza oli essenziali. D'altronde, è comprensibile che il vero olio essenziale costi: per estrarlo è necessaria un'enorme quantità di materia prima. Pensate che per un chilo di olio essenziale di rosa ci vogliono all'incirca 1.867.000 rose. Ricordatevi poi che esistono oli essenziali per uso alimentare e oli essenziali che non lo sono. Gli oli essenziali non sono soltanto i re della profumazione di ambienti. Qualunque settore nel quale si voglia utilizzare una proprietà oppure un'essenza olfattiva di una pianta ricorre agli oli essenziali. In primis, la profumeria personale: tutti quei meravigliosi eau de parfum, eau de toilettes, profumi per capelli (sì, esistono), deodoranti profumati, sciampi, bagnoschiuma, creme per corpo, viso, mani, piedi che inebriano le nostre narici sono profumati con oli essenziali. C'è poi tutta un'altra lunga serie di usi degli oli essenziali. L'aromaterapia è una branca della fitoterapia che lascia perplessi alcuni medici, eppure trova molti appassionati. Solitamente la si intende come «terapia» basata sull'odore dell'olio essenziale, ma invece rientrano nell'ambito dell'aromaterapia anche le applicazioni topiche per massaggio, impacco e applicazione pura, l'inalazione e l'assunzione orale. Usare gli oli essenziali, in qualsiasi modo li si usi, vuol dire fare aromaterapia. E l'aromaterapia si basa sulle proprietà paramedicali riconosciute alle piante. L'olio essenziale di lavanda, per esempio, profuma bellissimamente e allo stesso tempo è considerato un blando sedativo per le sue proprietà rilassanti. Cuscini aromatizzati, spray, diffusori, creme: alla lavanda esiste veramente di tutto. È l'olio essenziale più diffuso in aromaterapia, proprio per l'ampio spettro delle sue azioni. Le si attribuiscono, infatti, anche proprietà antisettiche e battericide, analgesiche e antinevralgiche: se ne usa qualche goccia in aggiunta all'acqua del bagno con effetto calmante, nell'ultimo risciacquo dei capelli durante lo sciampo per il suo effetto di contrastare la grassezza di capelli e cuoio capelluto in chi ha questo problema. Ma se ne aggiunge qualche goccia anche nell'impasto di una torta perché sia aromatizzata alla lavanda. Così come in quasi ogni ricetta che preveda l'uso delle foglie della pianta si può ricorrere a poche gocce dell'equivalente olio essenziale (dal basilico ai chiodi di garofano). Gli oli essenziali sono, infatti, aromi. E quindi sono un ingrediente diffusissimo anche nella produzione alimentare. La Coca Cola è un esempio classico. La sua ricetta, leggendariamente segreta per 125 anni, sembra essere stata rivelata nel 2011: un sito americano ha pubblicato una foto, apparsa sull'Atlanta Journal Constitution nel 1979, che ritraeva la pagina di un taccuino su cui erano annotati gli ingredienti. Estratto fluido di foglie di coca (all'epoca dell'invenzione no, poi, naturalmente, l'estratto è diventato decocainizzato), noci di cola, acido critrico, zucchero, acqua, succo di lime, vaniglia, caramello e poi i mitici aromi che John Pemberton, il farmacistà che inventò la bevanda, denominò «7x». Il 7x sarebbe così composto: alcol, olio di arancia, olio di limone, olio di noce moscata, olio di coriandolo, olio di arancio amaro, olio di cannella. Oli essenziali perfino nella Coca Cola, lo avreste mai detto? È importante rammentare che gli oli essenziali non hanno soltanto una potenza olfattiva. Con l'aromatogramma, una tecnica simile a quella dell'antibiogramma, si esamina la sensibilità della specie batteriche ad un determinato olio essenziale. Così si stabilisce l'indice aromatico, dato dal rapporto tra alone di inibizione batterica dell'olio essenziale in questione nei confronti del batterio isolato e alone ideale (battericità massima) pari a 1. L'olio essenziale di origano ha un indice aromatico altissimo, di poco inferiore a 1 (tanto che un sinonimo di indice aromatico è indice origano), quello di timo è ancora abbastanza alto (0,711), quello di basilico, blandissimo, 0,012. Nel Novecento sono stati soprattutto Paul Belaiche-Daninos e Jean Valnet a studiare il potere battericida degli oli essenziali e le loro applicazioni mediche: Paul Belaiche nel 1979 pubblicò i dieci monumentali volumi de Le grand traité de Phytothérapie et d'Aromathérapie, Jean Valnet Aromathérapie: Traitement des maladies par les essences des plantes. Pensare di guarire tutto con le piante è follia: siamo nell'ambito dei rimedi naturali. Molti, però, nel loro piccolo e con la loro azione gentile rispetto al medicinale sintetico, funzionano. È in virtù del riconosciuto potere battericida, ad esempio, che in caso di raffreddore e mal di gola si consigliano suffumigi con sale e bicarbonato, sì, ma anche con oli essenziali. Sono i cosiddetti oli essenziali balsamico-espettoranti. Oltre ai battericidi, ci sono quelli fungicidi e virostatici, e tutti insieme costituiscono il gruppo degli oli essenziali con effetti antibiotici. Ci sono poi quelli che hanno effetto anestetico locale, quello controirritante, quello antispasmodico, quello carminativo. In caso di piedi stanchi, un pediluvio con sola acqua calda è diverso da un pediluvio con acqua calda e oli essenziali antiflogistici, che è un'altra categoria molto gettonata. Più che un mondo, quello degli oli essenziali è un universo, sorprendente e interessantissimo da conoscere. Gli oli essenziali, tuttavia, non vanno mai usati con il fai da te, vanno sempre dosati letteralmente col contagocce (puri e in dose eccessiva sulla pelle possono procurare anche lesioni) e, soprattutto se assunti per via orale, sempre sotto controllo e indicazione medica, perché possiedono anche un indice terapeutico (il rapporto tra dose tossica e dose invece terapeutica). Le piante possono essere anche tossiche, lo sappiamo, e questa «legge» si trasmette anche agli essenziali da esse derivati. Se non li si conosce, dunque, conviene cercare preparazioni già pronte che li contengano, nelle quali i dosaggi sono già controllati. Sono numerosi i marchi cosmetici e paramedicali che ne hanno fatto la loro missione commerciale, da Weleda a Puressentiel, da Flora a Prodeco Pharma (che ha un'intera linea, denominata Gse, dedicata a quello che definisce «il rimedio globale», ossia l'estratto di semi di pompelmo che è antibatterico, antivirale, antimicotico e antiparassitario) e che commercializzano svariati prodotti, dall'olio per camminatori all'olio rinfrescante al limone, dall'Inalatore tagliafame allo Spray purificante per ambienti.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/fragranze-inebrianti-tutti-gli-usi-degli-oli-essenziali-2605430490.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="per-il-mal-di-schiena-o-contro-le-tarme-i-mille-benefici-del-leggendario-31" data-post-id="2605430490" data-published-at="1771748090" data-use-pagination="False"> Per il mal di schiena o contro le tarme: i mille benefici del leggendario «31» È uno dei rimedi di oli essenziali più diffusi e leggendario. Di origine svizzera, vanta innumerevoli imitazioni, nelle quali la composizione può cambiare un po'. Da utilizzare solo per uso esterno (mai ingerirlo), si tratta di un olio di erbe (appunto 31) estremamente versatile, indicato per la cura del corpo, l'igiene e la profumazione della casa e anche del bucato. Estremamente concentrato, va utilizzato nella dose di pochissime gocce, 2, 4 o 5. Per donare freschezza e deodorazione al corpo, bastano 2 o 4 gocce da frizionare su petto, collo, nuca, schiena, braccia, gambe, piedi. Siete stanchi o avete mal di testa? Provate a massaggiarne 2 o 4 gocce su fronte, tempie, cuoio capelluto e nuca. Avete il raffreddore? Un buon trucco è quello di versarne poche gocce in un fazzolettino di carta del pacchetto e chiudere: così tutti i fazzolettini saranno aromatizzati e potrete usarli per soffiarvi il naso e al contempo inalare gli oli essenziali balsamici che ci avete fissato sopra. Anche i piedi stanchi e doloranti si giovano dell'olio 31: massaggiarli con qualche goccia li rinfresca e ridà loro tono. Si può anche utilizzare nei diffusori di olio essenziale (sempre poche gocce) o nebulizzare negli ambienti dopo averne messo un pochino in un contenitore spray. Non esagerate con gli spruzzi: ha un profumo forte e concentratissimo e troppo può dar fastidio. C'è chi ne diluisce una goccia in mezzo bicchiere d'acqua e ci fa i gargarismi, chi ci si massaggia il collo afflitto dalla cervicalgia e chi la schiena dolorante, e chi lo usa come dopobarba, c'è chi ne versa qualche goccia su un batuffolo di ovatta che mette nell'armadio per profumare e tenere lontane le tarme e c'è chi ne versa qualche goccia nella vaschetta dell'ammorbidente perché il bucato profumi di foresta. Proprietà rilassanti della muscolatura e del sistema nervoso, antisettico, antibatterico, antispasmodico: le proprietà dell'olio 31 sono tante quante gli oli essenziali che contiene. Che sono: menta piperita, eucalipto, ginepro, salvia officinale, timo, rosmarino, abete siberiano, pino silvestre, cumino, coriandolo, canfora, anice, cannella, fiori di arancio, chiodi di garofano, lavanda, limone, arancio dolce, arancio amaro, arancio, origano, pepe, vaniglia, patchouly, garofano, ylang ylang, gelsomino, citronella, finocchio, menta crispa, melissa. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/fragranze-inebrianti-tutti-gli-usi-degli-oli-essenziali-2605430490.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="come-portare-in-tavola-il-peperoncino-ed-evitare-che-ci-vada-la-bocca-in-fiamme" data-post-id="2605430490" data-published-at="1771748090" data-use-pagination="False"> Come portare in tavola il peperoncino (ed evitare che ci vada la bocca in fiamme) L'oleolito è un infuso della pianta macerato in un olio vegetale. L'oleolito è, quindi, un parente stretto dell'olio essenziale, ma bisogna stare attenti a non confonderlo, non è la stessa cosa: è meno concentrato e più delicato. Per questo motivo molto spesso è preferibile un oleolito a un olio essenziale. Per esempio, è il caso del peperoncino. L'olio al peperoncino che chiediamo al ristorante è il frutto di un oleolito. Se utilizzassimo la stessa quantità di olio essenziale di peperoncino - che peraltro non è così diffuso e viene utilizzato soprattutto per via topica per le sue proprietà vasodilatatrici - la bocca ci andrebbe in fiamme. L'oleolito è stata la prima forma di «estrazione in liquido» delle proprietà delle piante, oltre agli infusi e ai macerati in acqua. Quando vi capiterà di leggere su qualche testo che nell'antichità si utilizzavano profumi e oli profumati, ebbene sappiate che ci si riferisce agli oleoliti. L'olio essenziale è un prodotto tutto moderno, perché è vero che l'estrazione in corrente di vapore era usata anche nell'antichità, ma aveva tutt'altro scopo, cioè quello di ottenere acque aromatiche e non concentratissimi oli essenziali. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/fragranze-inebrianti-tutti-gli-usi-degli-oli-essenziali-2605430490.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="con-la-citronella-terrete-lontane-le-zanzare-fastidiose" data-post-id="2605430490" data-published-at="1771748090" data-use-pagination="False"> Con la citronella terrete lontane le zanzare fastidiose Ormai è d'uso comune in tutte le case durante l'estate. Stiamo parlando della citronella. L'olio essenziale di citronella è ricavato dalla Cymbopogon nardus, una pianta della famiglia delle Poaceae. Può essere efficace anche contro il mal di testa, o in situazioni di stress e nervosismo. Dicono che, spruzzato su un fazzoletto e avvicinato alle narici, aiuti a rimanere concentrati mentre si compie un'attività particolarmente complessa. Le zanzare, dicevamo. Se diffuso negli ambienti di casa, l'olio essenziale alla citronella è un ottimo rimedio contro questi fastidiosi insetti e aiuta a prevenire i loro morsi e punture. Se si versano alcune gocce su dei batuffoli di cotone e li si ripone negli armadi e nei cassetti, il suo odore aiuterà a tenere lontano le tarme e profumerà gradevolmente gli indumenti. Può essere usato anche come crema. In 100 millilitri di crema idratante neutra, occorre aggiungere 20 gocce di olio essenziale di citronella. Poi mescolate a lungo e accuratamente. Ma attenzione: ad alcuni irrita la pelle.
Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi (Ansa)
All’evento «Non c’è sì-curezza senza giustizia» gli ospiti d’onore sono il ministro della Giustizia Carlo Nordio e il ministro degli Interni Matteo Piantedosi. Per Fratelli d’Italia presenti i capigruppo alla Camera e al Senato, Galeazzo Bignami e Lucio Malan e poi Giovanni Donzelli, Augusta Montaruli e Elisabetta Gardini. La mattinata si è aperta con un video del premier Giorgia Meloni. Poi le interviste/dibattito con i due ministri Nordio e Piantedosi.
«Il referendum è un voto di merito sulla riforma. I governi si valutano nelle sedi e nei tempi propri», ha ribadito il ministro dell’Interno escludendo «scossoni istituzionali» a prescindere dall’esito del voto. Sul tema del rapporto tra polizia giudiziaria ha chiarito: «Sfido chiunque a indicare dove, nel testo costituzionale, sia previsto anche indirettamente un simile assetto. Non si incide sul rapporto tra polizia giudiziaria e autorità giudiziaria, che resta saldo e rappresenta una ricchezza del nostro ordinamento». Per quanto riguarda i toni della campagna ammonisce velatamente il suo collega Nordio quando dice: «Dobbiamo puntare sulla forza della ragione e non commettere falli di reazione rispetto alle provocazioni che arrivano da alcune parti. È legittimo che nel Paese ci sia chi sostiene il Sì e chi il No, ma il confronto deve restare nel merito».
Piantedosi ha parlato anche di immigrazione lamentando che «alcuni magistrati non fanno mistero di avere una posizione in qualche modo sfavorevole, concettualmente sfavorevole, non alle leggi ma alla filosofia del contrasto all’immigrazione irregolare». Il numero uno del Viminale ha parlato di «filosofia immigrazionista, legittima a livello di politica, di opinione pubblica, ma non si può immaginare che possa essere quella di un giudice». «Alcuni sono ben noti», ha proseguito, «altri hanno nomi ben precisi e hanno avuto anche l’accortezza di dire che in qualche modo ha chiesto la collocazione personale proprio nelle Sezioni specializzate, che curano questa materia proprio per intervenire in maniera che poi abbiamo visto in casi specifici. È così, noi l’abbiamo verificato», la sua grave accusa.
All’evento interviene anche Nordio. «La riforma tende anche a liberare le energie di tutti magistrati bravi, preparati e operosi che non essendo iscritti alla corrente fino adesso non hanno nessuna possibilità di assumere incarichi apicali». Sui toni usati nei giorni precedenti, Nordio spiega di non pentirsi «perché io non li ho mai inaspriti (i toni), a suo tempo mi sono limitato a citare quello che avevano detto altri. Nel complesso delle polemiche che sono state accese da varie parti, abbiamo condiviso e ringraziato il presidente Mattarella perché con il suo intervento speriamo, e siamo certi anzi, che i toni saranno ricondotti nell’ambito fisiologico della dialettica dei contenuti». E poi: «Parleremo del contenuto di questa riforma sperando che non ci diano degli eversori, anticostituzionalisti, piduisti, mafiosi o altro, ma semplicemente che si possano analizzare gli elementi di un codice di una riforma costituzionale che si inserisce nel percorso iniziato 40 anni fa da un eroe della Resistenza che era Giuliano Vassalli». Su Gratteri «non sono mai stato in lite, anzi» assicura. «Ogni volta che lo vedo, ci scambiamo la mano e qualche volta anche baci e abbracci. Lui ha un carattere un po’ fumino e un modo di esprimersi pittoresco che non è il mio. Però, quando si esagera con gli aggettivi bisogna anche cercare di abbassare i toni». Il padrone di casa è Galeazzo Bignami, Bologna la sua città. «Non c’è sicurezza senza giustizia e non c’è giustizia senza il coraggio di mantenere gli impegni presi con i cittadini», ha esordito aprendo l’incontro. «Il nostro interesse non è alimentare scontri o contrapposizioni, né costringere le nostre bravissime forze dell’ordine a dover difendere il diritto di tutti a parlare e manifestare. Abbiamo quindi ritenuto, pur sapendo che sarebbe stato più penalizzante in termini di partecipazione, di svolgere l’incontro in questa struttura, garantendo maggiore controllo e tranquillità. A noi interessa confrontarci nel merito». Quanto al referendum «se Bologna risponde così, e se l’Emilia-Romagna risponde così, credo che potremo avere soddisfazioni». Inevitabile affrontare l’argomento del Cpr a Bologna e a margine risponde: «È chiaro che dobbiamo farlo nel dialogo con le istituzioni e abbiamo apprezzato l’apertura del presidente Michele de Pascale. Per il governo la cosa migliore è trovare un accordo con i territori però è altrettanto importante introdurre questi strumenti dove c’è bisogno» e «noi riteniamo che Bologna sia un luogo utile».
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Eni inizia l’export di Gnl dal Congo. La Francia riduce gli obiettivi green. Alla conferenza Iea gli Usa minacciano l’abbandono. Scende il prezzo del rame. La Libia taglia le forniture di benzina dalla Russia.
Ed eccoci, 16 giorni dopo la débâcle di Mamma Rai, alla cerimonia conclusiva (introdotta a partire da Londra 1908) dei Giochi olimpici invernali 2026 che si svolgerà all’interno dell’Arena di Verona. La prova per i telecronisti sarà ancora più complicata dell’apertura visto il motivo conduttore (l’opera lirica) dello spettacolo. L’arduo compito è stato affidato all’esperto Auro Bulbarelli, che a inizio mese era stato esautorato dopo le telefonate furiose di uno dei consiglieri del Quirinale al Comitato olimpico e ai vertici della Rai. La colpa del giornalista? Avere svelato che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, aveva preparato una sorpresa in vista della sua partecipazione all’evento (l’arrivo sul tram guidato dal pluricampione Valentino Rossi).
Adesso Bulbarelli è stato rimesso al suo posto dopo il disastro della telecronaca di Paolo Petrecca (costretto alle dimissioni da direttore di Rai Sport). Ci auguriamo che saluti tutti senza sbagliare la location e che si accorga che il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni (attesa a Verona), avrà vicino il presidente del Comitato olimpico internazionale, Kirsty Coventry (scambiato il 6 febbraio per la figlia di Mattarella).
Bulbarelli sarà affiancato dallo scrittore Fabio Genovesi e da Cecilia Gasdia, che è una sicurezza. Non solo perché ha alle spalle una grande carriera da soprano, ma perché da anni è il sovrintendente del teatro lirico all’aperto più grande del mondo, l’Arena, appunto. Ai grandi eventi è abituata e anche i critici d’opera progressisti le perdonano la collocazione a destra (la sua candidatura con Fratelli d’Italia alle comunali del 2017 è stata una parentesi) davanti al suo lavoro all’insegna della qualità e della tradizione.
Ma veniamo al programma, pensato appositamente per l’Arena (era da Atene 1896 che una cerimonia non si svolgeva dentro a un monumento antico). Tutto avrà origine da una goccia d’acqua, elemento primigenio che, passando dallo stato liquido a quello solido, rende possibili gli sport invernali, e che cadrà idealmente al centro della scena. Il resto lo farà la forza della musica. Si parte da Giuseppe Verdi e da uno dei suoi titoli più rappresentati al mondo (insieme alla Traviata): ovvero Rigoletto. La storia potentissima (tratta da un celebre dramma di Victor Hugo e che debuttò nel 1851 alla Fenice di Venezia) di un buffone di corte storpio che finirà per rendersi responsabile della morte di sua figlia. Per come è stata pensata la cerimonia di chiusura di Milano-Cortina, questo personaggio sinistro abita nelle viscere dell’Arena, dov’è stato protagonista un’infinità di volte, tra scenografie, costumi e memorie di centinaia di altri titoli arcinoti come Aida e Madama Butterfly), ognuna delle quali è rinchiusa nella sua «scatola magica». L’opera, quindi, resta al centro di tutto il racconto e qui un applauso va agli organizzatori (Maria Laura Iascone, direttrice delle cerimonie di Milano-Cortina 2026, mentre per la chiusura veronese i meriti andranno ad Alfredo Accatino, direttore artistico, e Adriano Martella, direttore creativo), che non hanno ridotto l’Italia alla pizza, agli spaghetti e al mandolino, ma hanno giocato fin dall’inizio con le icone di Giuseppe Verdi, Giacomo Puccini e Gaetano Donizetti.
Quando si aprirà un sipario verde (sino al primo Ottocento il colore tipico delle falde) avrà inizio la grande notte dell’Opera, con la proiezione di un vero e proprio film con protagonisti gli attori Benedetta Porcaroli, in rappresentanza della beltà italica, e Francesco Pannofino (l’indimenticabile regista René Ferretti nella serie cult Boris), nei panni di un direttore di scena che bussa ai camerini. Violetta, protagonista della Traviata (interpretata dalla stella della lirica Carolina López Moreno, soprano nato in Germania reduce dai grandi successi della Bohème di Puccini a Firenze e Roma), minaccia di non uscire in scena e rovescia un vaso di fiori con un gesto di stizza. La goccia d’acqua, che torna ancora una volta, arriverà nelle viscere del teatro, risvegliando Rigoletto (Stefano Scandaletti) e le grandi icone dell’Opera rinchiuse in «scatole magiche», come Rigoletto, Figaro, Aida e Madama Butterfly. Saranno proprio i personaggi dell’Opera, ambasciatori dell’Italia intera, a raggiungere piazza Bra all’esterno dell’Arena per accogliere gli sportivi. In scaletta è previsto più avanti anche Roberto Bolle, étoile di fama internazionale e icona di grazia. A lui toccherà il compito di trasformare l’acqua in un sole, segnando l’alba di un mondo nuovo, pieno di speranza.
Stasera non mancherà il momento patriottico. La bandiera italiana verrà portata in scena da persone comuni che provengono dai territori olimpici (nella scaletta sono ben identificati per evitare scene mute come quelle della telecronaca di apertura), profondamente legate alle loro comunità, per l’impegno nel volontariato, nello sport e nell’organizzazione dei Giochi, o per averne incarnato nel tempo i valori.
L’inno sarà eseguito dal coro della Fondazione Arena di Verona che si esibirà dal Teatro Filarmonico, secondo palcoscenico di questa cerimonia, insieme al trombettista sardo Paolo Fresu, simbolo del jazz italiano nel mondo, dall’Arena. Carabinieri in grande uniforme speciale riceveranno il vessillo e lo isseranno.
Ci sarà anche il passaggio di testimone con il Paese che organizzerà i prossimi Giochi invernali tra Nizza, Savoia, Alta Savoia e Briançon, la Francia del presidente transalpino Emmanuel Macron, il quale, dopo le recenti incomprensioni con la Meloni, diserterà l’evento. Una versione spettacolare della Marsigliese monopolizzerà questo momento (protagonisti dell’intermezzo il compositore Thomas Roussel e il mezzosoprano Marine Chagnon).
Nel video di presentazione di French Alps 2030, verranno valorizzati i paesaggi, dalle montagne sino al mare della Costa Azzurra. Sembra che i francesi abbiano imparato la lezione e dovrebbero evitare pacchianate come la pseudo Ultima cena con improbabili personaggi assortiti, salvo sorprese non svelate nella scaletta.
Gli atleti sfileranno tutti insieme in segno di amicizia come accade da Melbourne 1956 e saranno protagonisti della festa finale in musica, tradizione inaugurata a partire da Los Angeles 1984 (allora ad animare l’evento fu Lionel Richie).
Non mancheranno medley musicali con canzoni indimenticabili della nostra musica leggera come Nessuno mi può giudicare, Se bruciasse la città, Sarà perché ti amo, Ma il cielo è sempre più blu, Maledetta primavera, A fare l’amore comincia tu, Se telefonando, E la vita la vita, Senza fine. Un gigantesco karaoke che farà cantare l’Italia con l’aiuto dei Calibro 35, gruppo strumentale «cult» per chi ama il suono dei film poliziotteschi in salsa jazz-funk, reinterpreterà anche immortali colonne sonore cinematografiche di Ennio Morricone, Nino Rota, Stelvio Cipriani, Luis Bacalov.
La festa sarà guidata da un gruppo di musicisti che farà più Sanremo o X-factor, o addirittura Concertone di Capodanno, che non Arena di Verona. Per esempio sul palco salirà il «giudice» del talent Manuel Agnelli, insieme, all’ex campionessa Deborah Compagnoni, con sci e abito da sera, Achille Lauro, «in un elegantissimo frac» (riproporrà Incoscienti giovani, già cantata a Sanremo), lo chef pluristellato Davide Oldani e il sindaco di Verona, Damiano Tommasi (anche se la scaletta non specifica in quale veste).
Nel cast c’è pure un ex concorrente proprio di X-Factor, David Shorty, due ex concorrenti di Sanremo, Joan Thiele e Alfa (quest’estate ha spopolato con una riedizione di A me mi piace di Manu Chao), ma a far ballare tutti dovrebbero pensarci il dj Gabry Ponte (nel 2025 ha realizzato la sigla di Sanremo Tutta l’Italia, arrivando ultimo all’Eurovision come rappresentante di San Marino) che riproporrà il suo pezzo più celebre: Blu (Da ba dee) del 1998.
Un’esplosione dance sarà garantita pure dal collettivo californiano Major Lazer con alcuni special guest: MØ, Nyla e il già citato Alfa. La loro hit Lean On ha più di 2,5 miliardi di riproduzioni su Spotify. Alla fine della cerimonia verranno spenti entrambi i bracieri olimpici: una tradizione inaugurata a Berlino 1936 e che a Roma 1960 gli spettatori esorcizzarono accendendo per la prima volta gli accendini in uno stadio. La fiamma tornerà ad ardere nel 2028 a Los Angeles per i prossimi Giochi estivi.
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Ansa
Qualche giorno fa, mamma Catherine è stata sottoposta a test psicologici che prevedevano qualcosa come 570 quesiti e non ha retto. «Le condizioni psicologiche sono state valutate incompatibili con l’ampia batteria di test a cui Catherine si sottoporrà in momenti diversi», ha detto al quotidiano il Centro Martina Aiello, consulente di parte.
Ed è proprio riguardo ai test che emerge l’elemento interessante cui si accennava in precedenza. La psichiatra Simona Ceccoli ha scelto come ausiliaria una giovane collega, classe 1995 e iscritta all’albo non molti anni fa, nel 2022. È stata lei, settimane fa, a dichiarare a Repubblica che «non è pensabile un periodo inferiore ai quattro mesi» per lo svolgimento della perizia famigliare e a ribadire: «Stiamo agendo per il bene dei piccoli». Soprattutto, a quanto risulta, è lei a occuparsi dei test, a somministrarli, a elaborarli e a consegnare il risultato alla consulente d’ufficio.
Può senz’altro darsi che questa giovane professionista sia davvero in gamba nonostante la ancora scarsa esperienza. Di sicuro, però, prima di assumere incarichi così importanti e delicati, dovrebbe assicurarsi di mantenere un tono leggermente diverso, almeno in ciò che scrive pubblicamente. La dottoressa in questione, infatti, come quasi tutti i professionisti, ha un profilo Facebook in cui pubblica materiale inerente alla sua attività. Tra i vari post che contiene ce ne sono vari sulla famiglia del bosco. E non sono proprio tenerissimi.
Il 30 novembre scorso, per dire, ha condiviso un articolo decisamente ruvido della pagina Abolizione del suffragio universale che parlava della casa gentilmente offerta ai Trevallion da un imprenditore locale. «La fiaba esotica della famiglia nel bosco è finita così: con un casolare gratis, immerso nel verde, offerto come se fosse un premio a chi chiedeva 150.000 euro ai servizi sociali per poter accertare lo stato di salute dei figli tramite analisi del sangue», si legge nel testo. «Giorni e giorni di speciali, interviste, servizi strappalacrime. Sembrava quasi che l’Italia avesse trovato i suoi nuovi eroi nazionali: due adulti benestanti che, per scelta, hanno deciso di far vivere i bambini senza riscaldamento, senza condizioni igieniche e senza scuola. E guai a dirlo: eri subito il nemico della libertà, il paladino del sistema, quello che vuole ingabbiare la natura. Poi arriva la parte surreale. La gara di solidarietà. Con gente che fatica a mettere la benzina in macchina, file alle mense, famiglie che dormono in auto, per questa coppia anglo-australiana, ben più attrezzata di tanti italiani, spunta dal nulla un casolare gratis. Con pozzo, panorama bucolico e perfino gli attrezzi antichi “che a Nathan piacciono moltissimo”. Lei incantata dai camini, lui in estasi perché può filare la lana come nel 1800». La dottoressa pubblica il testo integrale e commenta in maiuscolo: «Sante parole».
Già questo basterebbe a suscitare qualche perplessità. È opportuno che una psicologa che condivide pubblicamente queste opinioni sia chiamata a svolgere test sulla famiglia nel bosco? Se il futuro dei Trevallion dipende da quelle valutazioni psicologiche, non sarebbe meglio affidarle a chi non appare prevenuto? Ma non è tutto, di post ce ne sono anche altri. Il 26 novembre la dottoressa aveva pubblicato online l’ordinanza del tribunale sulla famiglia.
Nello stesso giorno, ha condiviso un post di Guido Saraceni, filosofo del diritto, ancora una volta particolarmente duro con i Trevallion. «Chiunque tra voi avesse scritto sulla propria bacheca “ha ragione Salvini: non si possono sequestrare i pampini, i magistrati e gli assistenti sociali non devono rompere le scatole!!!!” o altre corbellerie simili, è pregato di recarsi urgentemente in segreteria studenti per firmare il modulo 49M e chiedere di essere immediatamente trasferito al corso di studi in fenomenologia applicata delle sagre paesane - italiane ed estere», ha scritto il professore in questione. «Gli articoli 15 e 31 della Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia stabiliscono chiaramente il diritto dei bambini ad avere una vita sociale con i propri pari. Prima di sparare giudizi sul lavoro di magistrati e assistenti sociali bisognerebbe aver letto bene tutte le carte ed assicurarsi di possedere un minimo di competenza giuridica o psicologica in materia. Il tribunale e gli assistenti sociali stanno portando avanti, da mesi, un delicatissimo e prezioso compito. Lasciateli lavorare in pace. Cialtroni». E ancora: «Manifesto la massima solidarietà alla dottoressa Angrisano per gli indecorosi attacchi personali che sta subendo in questi giorni e vi avverto: non combatto battaglie di intelligenza con persone palesemente disarmate. Detto ciò, vi faccio i miei migliori auguri per l’esame di storia critica delle sfide birra, salsiccia e fagioli, fondamentale obbligatorio del I anno, 9 cfu. Cialtroni». A corredo del commento, il filosofo in questione allegava una foto dei Trevallion con l’aggiunta dei volti di Giorgia Meloni e Matteo Salvini.
Di nuovo: si suppone che i professionisti incaricati di svolgere una perizia siano imparziali. Dunque ci si aspetterebbe che non pubblicassero o condividessero articoli in cui si sbeffeggia la famiglia nel bosco e si accusa di cialtroneria chi la difende. Un consulente tecnico dovrebbe appunto fare il tecnico: se ha delle opinioni le dovrebbe tenere per sé.
Il fatto è che dalla perizia psicologica e dai vari test dipende il futuro della famiglia Trevallion. Che è chiamata ad affrontare un percorso non facile e non dovrebbe in ogni caso essere circondata da persone ostili. Le istituzioni dovrebbero sostenere la famiglia, non metterla alla gogna o rieducarla. Ergo non sembra affatto appropriato che, tra chi è chiamato a valutare questi genitori, vi sia una esperta che condivide commenti feroci sul loro conto. Per altro, il 23 novembre questa esperta ha condiviso il seguente post: «E sulla famiglia del bosco cos’hai da dire? Più o meno quello che diceva Wittgenstein. “Su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere”». Ecco: tacere sarebbe stato consigliabile.
Non vogliamo, sia chiaro, attaccare questo o quel professionista. Ci limitiamo a notare che, in casi molto delicati che riguardano la vita delle famiglie e dei bambini, si dovrebbe procedere con grande cautela ed enorme sensibilità. Leggere quei commenti online fa sorgere troppe domande, non soltanto sull’atteggiamento di questa dottoressa ma pure sul pensiero della psichiatra Ceccoli che l’ha scelta come ausiliaria. Anche lei condivide queste posizioni? Ed è possibile che nessuno, fra i vari curatori e tutori dei bambini, abbia fatto una minima ricerca per informarsi sugli psicologi chiamati a svolgere la perizia? Riguardo ai Trevallion, le cose che non tornano cominciano a essere tante. Vengono diffusi i messaggi privati di mamma Catherine, si continua a dipingerla come una figura ostile, vengono rivelati ai giornali particolari sui bambini, sulla loro istruzione e sul numero di volte in cui si cambiano i vestiti. E ora questo. Siamo sicuri che così si faccia il «superiore interesse del minore» previsto dalla legge?
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