2021-04-07
Follia pandemica. I fan spendono più di 1.000 euro per chattare con le star
(Ansa, Getty Images)
«Senza fan non c'è guadagno». È questo il motto alla base della fan economy, una sfaccettatura dell'economia che studia le rendite di attori, cantanti e influencer, in base alle vendite di prodotti che portano il loro nome o marchio e generate principalmente dalle loro fan base.
Il concetto di per sé è semplicissimo ed esiste da sempre ma con l'avvento del Covid-19 e l'interruzione forzata delle esperienze dal vivo, sta assumendo un valore nuovo. Nata come un fenomeno sfruttato da alcuni cantanti come Madonna o Michael Jackson, la fan economy negli ultimi anni si è imposta fino a diventare, nel 2020, una delle principali fonti di guadagno per gli artisti di tutto il mondo. Il concetto è semplice: l'artista oltre a promuovere il suo nuovo prodotto (un album, un singolo musicale, un nuovo film o una serie tv di cui fa parte) crea prodotti e gadget in grado di coprire varie fasce di prezzo (di solito dai 10 euro fino ai 100) ed esperienze (oggi virtuali) collegate al lancio del nuovo progetto. Attraverso i social network e una fitta rete di promozione, composta dai media classici ma soprattutto dai contatti con i fan base master (ovvero chi gestisce internamente l'organizzazione dei gruppi di fan, ndr.) crea il cosiddetto hype ovvero la voglia di avere a tutti i costi quel prodotto per supportare la celebrity preferita. Si crea così una rete fittissima che da una parte fidelizza ancora di più il gruppo di fan e dall'altra genera guadagno.
Nel 2018, in tempi in cui una pandemia globale era un'eventualità più che remota, un idol cinese Fan Chengcheng decise di aprire un servizio a pagamento per i suoi fan utilizzando la piattaforma social Weibo. Pagando circa 10 euro ogni sei mesi, i fan avrebbero avuto accesso a immagini esclusive, in altissima definizione. L'unica richiesta dell'idol cinese era quella di non condividere le foto al di fuori della piattaforma con chi non aveva pagato il servizio. Una richiesta semplicissima che, in una notte, ha generato un guadagno di circa 1.000 euro.
A comprendere il potere delle fandom, come generalmente ci si riferisce ai gruppi di fan più numerosi, sono soprattutto gli artisti di nuova generazione. Taylor Swift, Justin Bieber, BTS (e con loro tutti i gruppi e artisti coreani) hanno ben chiaro che per alzare le vendite devono proporre qualcosa che ai fan sembri unico e raro. O accattivante. Ecco dunque che Taylor Swift, per prima, ha lanciato la formula degli album prodotti in più versioni, tutte diverse tra loro, al cui interno si possono trovare gadget sempre diversi. A random. Una strategia, questa, utilizzata anche dai BTS che oltre a produrre più versioni dello stesso cd possono avvalersi del fatto che, all'interno del cofanetto, si può trovare una tra otto card fotografiche diverse (7 membri + una di gruppo). Il gioco vale la candela: perché in questo modo si spingono i fan da tutto il mondo ad acquistare non solo tutte le copie degli album, ma anche più di una, tutto pur di aumentare le possibilità di scovare la propria foto preferita. Con buona pace dei propri risparmi che sono i primi a subire da questa "fame" di collezionismo esplosa ancor di più con la pandemia.
Proprio la k-pop band coreana dei Bangtan Sonyeondan è uno dei modelli a cui oggi si guarda con più interesse quando si parla di fan economy. Nel 2020 il gruppo, composto a sette membri, era ai blocchi di partenza con un tour pronto a infrangere tutti i record a livello di sold out e vendite correlate. Poi è arrivato il Covid. La chiusura degli stadi. La sospensione di tutte le attività. Nonostante il danno, la società di intrattenimento dietro i BTS, la Big Hit Entertainment, ora Hybe, ha riportato profitti record nel bel mezzo di una pandemia globale. «Abbiamo creato entrate con le vendite degli album, lo streaming, i concerti online, il merch e i contenuti video» ha spiegato il presidente e amministratore delegato della società, Bang Si-Hyuk, che ha ribadito come «Nonostante le difficoltà, ci siamo concentrati su ciò che abbiamo sempre apprezzato: i fan e i contenuti».
La vera forza della fan economy, e al tempo stesso il suo punto debole, è la capacità dell'artista di far sentire il fan parte della propria vita. Se su questo aspetto le Kardashian hanno costruito un vero e proprio impero, Justin Bieber e Logan Paul sono due esempi lampanti di come l'oversharing, ovvero il riempire di contenuti i propri fan sui social media, sia una delle tecniche migliori per fidelizzare i propri supporter. Drew e Maverick, i brand rispettivamente di Bieber e Paul, sono oggi tra i marchi social più richiesti e gettonati. Quello che pubblicano va sold out nel giro di pochi minuti. E poco importa che si viva dall'altra parte del mondo e le spese di spedizione - e l'annesso rischio di dazi doganali - siano elevatissimi: pur di avere la felpa o i calzini indossati dai propri idol tutto è concesso. Semplice, veloce, come inviare un post su Instagram, come ha ammesso candidamente lo stesso Logan Paul affermando che «con il mio brand riesco a fare milioni senza fare nulla»
Parlando di numeri, uno studio condotto da iPrice ha sottolineato come, nel 2020, un fan abbia speso in media 1.000 euro circa per supportare il proprio beniamino acquistando biglietti per concerti o fan meet virtuali, ma soprattutto merchandise ufficiale. Con un'eccezione: i fan del k-pop spendono in media circa 200 euro in più, gli Army (la fandom dei BTS) ne spende invece fino a 500 in più della media. Guardando più attentamente ai numeri, se nel caso degli influencer a vendere sono soprattutto le membership ai fan club ufficiali e il merchandise, per quanto riguarda i musicisti occidentali gli album - fisici e digitali - restano ancora oggi il primo canale di guadagno con il 70% del budget annuale destinato all'acquisto di una o più copie. Diverso è invece l'approccio con le band orientali: i fan delle Blackpink, uno dei gruppi femminili coreani più famosi, prediligono spendere per oggetti indossati dalle proprie beniamine (30%) o per il merch ufficiale del gruppo (56%). Lo stesso ragionamento vale per i BTS. Uno dei membri, il più piccolo del gruppo, è stato rinominato il sold out boy per la capacita di mandare esaurito ogni tipo di prodotto nel giro di poche ore. Nell'ultimo periodo, è toccato nell'ordine a un braccialetto simile ai rosari buddisti, creato da un'associazione benefica e a delle bustine di kombucha. In entrambi i casi i prodotti sono andati esauriti in tutto il mondo, e da una notte all'altra le piccole aziende si sono ritrovate sommerse da richieste di ordini da ogni angolo del pianeta.
In tempi di pandemia addio ai fan meeting: i propri beniamini si incontrano in chat

Un tempo c'erano i fan meeting. Oggi ci sono le app, simili a Whatsapp, in cui si può chattare con il proprio idol preferito. È il caso di Bubble, una piattaforma creata dalla JYPE, una delle agenzie di intrattenimento coreane più famose che consente, attraverso la sottoscrizione di un abbonamento, di poter entrare in contatto in chat con gli idol dell'etichetta.
Il costo del servizio oscilla tra i 3.99 e 25.49 dollari e varia in base al numero di ticket che ti acquistano e al gruppo che si sceglie. Tra i servizi che vengono offerti c'è quello del messaggio di buongiorno, inviato ogni mattina dall'idol prescelto, personalizzato con il proprio nome, gli auguri di compleanno, dediche speciali e la possibilità di chattare e ottenere risposte nella propria lingua.
Qualcosa di simile più a un gioco è invece Universe, un'app in cui vengono inseriti anche in questo caso a pagamento, contenuti audio, video e fotografici sul mondo del k-pop. Tra gli artisti presenti, e più richiesti, c'è anche il giovanissimo Cha Eun-woo, attore e membro della boy band Astro.
A rimanere l'app più di successo è però Weverse, creata dalla ex Big Hit Entertainment e casa dei BTS, dei TXT e degli Enhypen. L'app, oggi ospita molteplici attori e cantanti ed è vista come il punto di riferimento per chi vuole rimanere in contatto con i propri beniamini anche in tempi di lockdown. Weverse funziona come una bacheca digitale in cui tutti, previa iscrizione gratuita, possono lasciare messaggi, ottenere reazioni e commenti da utenti da tutto il mondo e sperare di essere notati dal proprio cantante o attore preferito.
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Justin Bieber, i BTS e Taylor Swift sono solo alcuni degli artisti il cui successo universale sfrutta i gruppi di appassionati. La vendita di gadget, album e incontri virtuali è divenuta la principale fonte di guadagno per il mondo dello spettacolo.Bubble, Universe, Weverse. Sono le app più richieste per tenere un filo diretto con cantanti e attori. Pagando una somma mensile si può addirittura ricevere il buongiorno personalizzato ogni mattina. Lo speciale comprende due articoli.«Senza fan non c'è guadagno». È questo il motto alla base della fan economy, una sfaccettatura dell'economia che studia le rendite di attori, cantanti e influencer, in base alle vendite di prodotti che portano il loro nome o marchio e generate principalmente dalle loro fan base. Il concetto di per sé è semplicissimo ed esiste da sempre ma con l'avvento del Covid-19 e l'interruzione forzata delle esperienze dal vivo, sta assumendo un valore nuovo. Nata come un fenomeno sfruttato da alcuni cantanti come Madonna o Michael Jackson, la fan economy negli ultimi anni si è imposta fino a diventare, nel 2020, una delle principali fonti di guadagno per gli artisti di tutto il mondo. Il concetto è semplice: l'artista oltre a promuovere il suo nuovo prodotto (un album, un singolo musicale, un nuovo film o una serie tv di cui fa parte) crea prodotti e gadget in grado di coprire varie fasce di prezzo (di solito dai 10 euro fino ai 100) ed esperienze (oggi virtuali) collegate al lancio del nuovo progetto. Attraverso i social network e una fitta rete di promozione, composta dai media classici ma soprattutto dai contatti con i fan base master (ovvero chi gestisce internamente l'organizzazione dei gruppi di fan, ndr.) crea il cosiddetto hype ovvero la voglia di avere a tutti i costi quel prodotto per supportare la celebrity preferita. Si crea così una rete fittissima che da una parte fidelizza ancora di più il gruppo di fan e dall'altra genera guadagno.Nel 2018, in tempi in cui una pandemia globale era un'eventualità più che remota, un idol cinese Fan Chengcheng decise di aprire un servizio a pagamento per i suoi fan utilizzando la piattaforma social Weibo. Pagando circa 10 euro ogni sei mesi, i fan avrebbero avuto accesso a immagini esclusive, in altissima definizione. L'unica richiesta dell'idol cinese era quella di non condividere le foto al di fuori della piattaforma con chi non aveva pagato il servizio. Una richiesta semplicissima che, in una notte, ha generato un guadagno di circa 1.000 euro.A comprendere il potere delle fandom, come generalmente ci si riferisce ai gruppi di fan più numerosi, sono soprattutto gli artisti di nuova generazione. Taylor Swift, Justin Bieber, BTS (e con loro tutti i gruppi e artisti coreani) hanno ben chiaro che per alzare le vendite devono proporre qualcosa che ai fan sembri unico e raro. O accattivante. Ecco dunque che Taylor Swift, per prima, ha lanciato la formula degli album prodotti in più versioni, tutte diverse tra loro, al cui interno si possono trovare gadget sempre diversi. A random. Una strategia, questa, utilizzata anche dai BTS che oltre a produrre più versioni dello stesso cd possono avvalersi del fatto che, all'interno del cofanetto, si può trovare una tra otto card fotografiche diverse (7 membri + una di gruppo). Il gioco vale la candela: perché in questo modo si spingono i fan da tutto il mondo ad acquistare non solo tutte le copie degli album, ma anche più di una, tutto pur di aumentare le possibilità di scovare la propria foto preferita. Con buona pace dei propri risparmi che sono i primi a subire da questa "fame" di collezionismo esplosa ancor di più con la pandemia.Proprio la k-pop band coreana dei Bangtan Sonyeondan è uno dei modelli a cui oggi si guarda con più interesse quando si parla di fan economy. Nel 2020 il gruppo, composto a sette membri, era ai blocchi di partenza con un tour pronto a infrangere tutti i record a livello di sold out e vendite correlate. Poi è arrivato il Covid. La chiusura degli stadi. La sospensione di tutte le attività. Nonostante il danno, la società di intrattenimento dietro i BTS, la Big Hit Entertainment, ora Hybe, ha riportato profitti record nel bel mezzo di una pandemia globale. «Abbiamo creato entrate con le vendite degli album, lo streaming, i concerti online, il merch e i contenuti video» ha spiegato il presidente e amministratore delegato della società, Bang Si-Hyuk, che ha ribadito come «Nonostante le difficoltà, ci siamo concentrati su ciò che abbiamo sempre apprezzato: i fan e i contenuti».La vera forza della fan economy, e al tempo stesso il suo punto debole, è la capacità dell'artista di far sentire il fan parte della propria vita. Se su questo aspetto le Kardashian hanno costruito un vero e proprio impero, Justin Bieber e Logan Paul sono due esempi lampanti di come l'oversharing, ovvero il riempire di contenuti i propri fan sui social media, sia una delle tecniche migliori per fidelizzare i propri supporter. Drew e Maverick, i brand rispettivamente di Bieber e Paul, sono oggi tra i marchi social più richiesti e gettonati. Quello che pubblicano va sold out nel giro di pochi minuti. E poco importa che si viva dall'altra parte del mondo e le spese di spedizione - e l'annesso rischio di dazi doganali - siano elevatissimi: pur di avere la felpa o i calzini indossati dai propri idol tutto è concesso. Semplice, veloce, come inviare un post su Instagram, come ha ammesso candidamente lo stesso Logan Paul affermando che «con il mio brand riesco a fare milioni senza fare nulla»Parlando di numeri, uno studio condotto da iPrice ha sottolineato come, nel 2020, un fan abbia speso in media 1.000 euro circa per supportare il proprio beniamino acquistando biglietti per concerti o fan meet virtuali, ma soprattutto merchandise ufficiale. Con un'eccezione: i fan del k-pop spendono in media circa 200 euro in più, gli Army (la fandom dei BTS) ne spende invece fino a 500 in più della media. Guardando più attentamente ai numeri, se nel caso degli influencer a vendere sono soprattutto le membership ai fan club ufficiali e il merchandise, per quanto riguarda i musicisti occidentali gli album - fisici e digitali - restano ancora oggi il primo canale di guadagno con il 70% del budget annuale destinato all'acquisto di una o più copie. Diverso è invece l'approccio con le band orientali: i fan delle Blackpink, uno dei gruppi femminili coreani più famosi, prediligono spendere per oggetti indossati dalle proprie beniamine (30%) o per il merch ufficiale del gruppo (56%). Lo stesso ragionamento vale per i BTS. Uno dei membri, il più piccolo del gruppo, è stato rinominato il sold out boy per la capacita di mandare esaurito ogni tipo di prodotto nel giro di poche ore. Nell'ultimo periodo, è toccato nell'ordine a un braccialetto simile ai rosari buddisti, creato da un'associazione benefica e a delle bustine di kombucha. In entrambi i casi i prodotti sono andati esauriti in tutto il mondo, e da una notte all'altra le piccole aziende si sono ritrovate sommerse da richieste di ordini da ogni angolo del pianeta. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/fan-economy-2651375061.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="in-tempi-di-pandemia-addio-ai-fan-meeting-i-propri-beniamini-si-incontrano-in-chat" data-post-id="2651375061" data-published-at="1617802823" data-use-pagination="False"> In tempi di pandemia addio ai fan meeting: i propri beniamini si incontrano in chat Un tempo c'erano i fan meeting. Oggi ci sono le app, simili a Whatsapp, in cui si può chattare con il proprio idol preferito. È il caso di Bubble, una piattaforma creata dalla JYPE, una delle agenzie di intrattenimento coreane più famose che consente, attraverso la sottoscrizione di un abbonamento, di poter entrare in contatto in chat con gli idol dell'etichetta. Il costo del servizio oscilla tra i 3.99 e 25.49 dollari e varia in base al numero di ticket che ti acquistano e al gruppo che si sceglie. Tra i servizi che vengono offerti c'è quello del messaggio di buongiorno, inviato ogni mattina dall'idol prescelto, personalizzato con il proprio nome, gli auguri di compleanno, dediche speciali e la possibilità di chattare e ottenere risposte nella propria lingua. Qualcosa di simile più a un gioco è invece Universe, un'app in cui vengono inseriti anche in questo caso a pagamento, contenuti audio, video e fotografici sul mondo del k-pop. Tra gli artisti presenti, e più richiesti, c'è anche il giovanissimo Cha Eun-woo, attore e membro della boy band Astro. A rimanere l'app più di successo è però Weverse, creata dalla ex Big Hit Entertainment e casa dei BTS, dei TXT e degli Enhypen. L'app, oggi ospita molteplici attori e cantanti ed è vista come il punto di riferimento per chi vuole rimanere in contatto con i propri beniamini anche in tempi di lockdown. Weverse funziona come una bacheca digitale in cui tutti, previa iscrizione gratuita, possono lasciare messaggi, ottenere reazioni e commenti da utenti da tutto il mondo e sperare di essere notati dal proprio cantante o attore preferito.
Ansa
L’accordo è stato siglato con Certares, fondo statunitense specializzato nel turismo e nei viaggi, nome ben noto nel settore per American express global business travel e per una rete di partecipazioni che abbraccia distribuzione, servizi e tecnologia legata alla mobilità globale. Il piano è robusto: una joint venture e investimenti complessivi per circa un miliardo di euro tra Francia e Regno Unito.
Il primo terreno di gioco è Trenitalia France, la controllata con sede a Parigi che negli ultimi anni ha dimostrato come la concorrenza sui binari francesi non sia più un tabù. Oggi opera nell’Alta velocità sulle tratte Parigi-Lione e Parigi-Marsiglia, oltre al collegamento internazionale Parigi-Milano. Dal debutto ha trasportato oltre 4,7 milioni di passeggeri, ritagliandosi il ruolo di secondo operatore nel mercato francese. A dominarlo il monopolio storico di Sncf il cui Tgv è stato il primo treno super-veloce in Europa. Intaccarne il primato richiede investimenti e impegno. Il nuovo capitale messo sul tavolo servirà a consolidare la presenza di Fs non solo in Francia, ma anche nei mercati transfrontalieri. Il progetto prevede l’ampliamento della flotta fino a 19 treni, aumento delle frequenze - sulla Parigi-Lione si arriverà a 28 corse giornaliere - e la realizzazione di un nuovo impianto di manutenzione nell’area parigina. A questo si aggiunge la creazione di centinaia di nuovi posti di lavoro e il rafforzamento degli investimenti in tecnologia, brand e marketing. Ma il vero orizzonte strategico è oltre il Canale della Manica. La partnership punta infatti all’ingresso sulla rotta Parigi-Londra entro il 2029, un corridoio simbolico e ad altissimo traffico, finora appannaggio quasi esclusivo dell’Eurostar. Portare l’Alta velocità italiana su quella linea significa non solo competere su prezzi e servizi, ma anche ridisegnare la geografia dei viaggi europei, offrendo un’alternativa all’aereo.
In questo disegno Certares gioca un ruolo chiave. Il fondo americano non si limita a investire capitale, ma mette a disposizione la rete di distribuzione e le società in portafoglio per favorire la transizione dei clienti business verso il treno ad Alta velocità. Parallelamente, l’accordo guarda anche ad altro. Trenitalia France e Certares intendono promuovere itinerari integrati che includano il treno, semplificare gli strumenti di prenotazione e spingere milioni di viaggiatori a scegliere la ferrovia come modalità di trasporto preferita, soprattutto sulle medie distanze. L’operazione si inserisce nel piano strategico 2025-2029 del gruppo Fs, che punta su una crescita internazionale accelerata attraverso alleanze con partner finanziari e industriali di primo piano. Sarà centrale Fs International, la divisione che si occupa delle attività passeggeri fuori dall’Italia. Oggi vale circa 3 miliardi di euro di fatturato e conta su 12.000 dipendenti.
L’obiettivo, come spiega un comunicato del gruppo, combinare l’eccellenza operativa di Fs e di Trenitalia France con la potenza commerciale e distributiva globale di Certares per trasformare la Francia, il corridoio Parigi-Londra e i futuri mercati della joint venture in una vetrina del trasporto europeo. Un’Europa che viaggia veloce, sempre più su rotaia, e che riscopre il treno non come nostalgia del passato, ma come infrastruttura del futuro.
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Brigitte Bardot guarda Gunter Sachs (Ansa)
Ora che è morta, la destra la vorrebbe ricordare. Ma non perché in passato aveva detto di votare il Front National. Semplicemente perché la Bardot è stata un simbolo della Francia, come ha chiesto Eric Ciotti, del Rassemblement National, a Emmanuel Macron. Una proposta scontata, alla quale però hanno risposto negativamente i socialisti. Su X, infatti, Olivier Faure ha scritto: «Gli omaggi nazionali vengono organizzati per servizi eccezionali resi alla Nazione. Brigitte Bardot è stata un'attrice emblematica della Nouvelle Vague. Solare, ha segnato il cinema francese. Ma ha anche voltato le spalle ai valori repubblicani ed è stata pluri-condannata dalla giustizia per razzismo». Un po’ come se esser stata la più importante attrice degli anni Cinquanta e Sessanta passasse in secondo piano a causa delle sue scelte politiche. Come se BB, per le sue idee, non facesse più parte di quella Francia che aveva portato al centro del mondo. Non solo nel cinema. Ma anche nel turismo. Fu grazie a lei che la spiaggia di Saint Tropez divenne di moda. Le sue immagini, nuda sulla riva, finirono sulle copertine delle riviste più importanti dell’epoca. E fecero sì che, ricchi e meno ricchi, raggiungessero quel mare limpido e selvaggio nella speranza di poterla incontrare. Tra loro anche Gigi Rizzi, che faceva parte di quel gruppo di italiani in cerca di belle donne e fortuna sulla spiaggia di Saint Tropez. Un amore estivo, che però lo rese immortale.
È vero: BB era di destra. Era una femmina che non poteva essere femminista. Avrebbe tradito sé stessa se lo avesse fatto. Del resto, disse: «Il femminismo non è il mio genere. A me piacciono gli uomini». Impossibile aggiungere altro.
Se non il dispiacere nel vedere una certa Francia voltarle le spalle. Ancora una volta. Quella stessa Francia che ha dimenticato sé stessa e che ha perso la propria identità. Quella Francia che oggi vuole dimenticare chi, Brigitte Bardot, le ricordava che cosa avrebbe potuto essere. Una Francia dei francesi. Una Francia certamente capace di accogliere, ma senza perdere la propria identità. Era questo che chiedeva BB, massacrata da morta sui giornali di sinistra, vedi Liberation, che titolano Brigitte Bardot, la discesa verso l'odio razziale.
Forse, nelle sue lettere contro l’islamizzazione, BB odiò davvero. Chi lo sa. Di certo amò la Francia, che incarnò. Nel 1956, proprio mentre la Bardot riempiva i cinema mondiali, Édith Piaf scrisse Non, je ne regrette rien (no, non mi pento di nulla). Lo fece per i legionari che combattevano la guerra d’Algeria. Una guerra che oggi i socialisti definirebbero colonialista. Quelle parole di gioia possono essere il testamento spirituale di BB. Che visse, senza rimpiangere nulla. Vivendo in un eterno presente. Mangiando la vita a morsi. Sparendo dalla scena. Ora per sempre.
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«Gigolò per caso» (Amazon Prime Video)
Un infarto, però, lo aveva costretto ad una lunga degenza e, insieme, ad uno stop professionale. Stop che non avrebbe potuto permettersi, indebitato com'era con un orologiaio affatto mite. Così, pur sapendo che avrebbe incontrato la riprova del figlio, già inviperito con suo padre, Giacomo aveva deciso di chiedergli una mano. Una sostituzione, il favore di frequentare le sue clienti abituali, consentendogli con ciò un'adeguata ripresa. La prima stagione della serie televisiva era passata, perciò, dalla rabbia allo stupore, per trovare, infine, il divertimento e una strana armonia. La seconda, intitolata La sex gurue pronta a debuttare su Amazon Prime video venerdì 2 gennaio, dovrebbe fare altrettanto, risparmiandosi però la fase della rabbia. Alfonso, cioè, è ormai a suo agio nel ruolo di gigolò. Non solo. La strana alleanza professionale, arrivata in un momento topico della sua vita, quello della crisi con la moglie Margherita, gli ha consentito di recuperare il rapporto con il padre, che credeva irrimediabilmente compromesso. Si diverte, quasi, a frequentare le sue clienti sgallettate. Peccato solo l'arrivo di Rossana Astri, il volto di Sabrina Ferilli. La donna è una fra le più celebri guru del nuovo femminismo, determinata ad indottrinare le sue simili perché si convincano sia giusto fare a meno degli uomini. Ed è questa convinzione che muove anche Margherita, moglie in crisi di Alfonso. Margherita, interpretata da Ambra Angiolini, diventa un'adepta della Astri, una sua fedele scudiera. Quasi, si scopre ad odiarli, gli uomini, dando vita ad una sorta di guerra tra sessi. Divertita, però. E capace, pure di far emergere le abissali differenze tra il maschile e il femminile, i desideri degli uni e le aspettative, quasi mai soddisfatte, delle altre.
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iStock
La nuova applicazione, in parte accessibile anche ai non clienti, introduce servizi innovativi come un assistente virtuale basato su Intelligenza artificiale, attivo 24 ore su 24, e uno screening audiometrico effettuabile direttamente dallo smartphone. L’obiettivo è duplice: migliorare la qualità del servizio clienti e promuovere una maggiore consapevolezza dell’importanza della prevenzione uditiva, riducendo le barriere all’accesso ai controlli iniziali.
Il lancio avviene in un contesto complesso per il settore. Nei primi nove mesi dell’anno Amplifon ha registrato una crescita dei ricavi dell’1,8% a cambi costanti, ma il titolo ha risentito dell’andamento negativo che ha colpito in Borsa i principali operatori del comparto. Lo sguardo di lungo periodo restituisce però un quadro diverso: negli ultimi dieci anni il titolo Amplifon ha segnato un incremento dell’80% (ieri +0,7% fra i migliori cinque del Ftse Mib), al netto dei dividendi distribuiti, che complessivamente sfiorano i 450 milioni di euro. Nello stesso arco temporale, tra il 2014 e il 2024, il gruppo ha triplicato i ricavi, arrivando a circa 2,4 miliardi di euro.
Il progetto della nuova app è stato sviluppato da Amplifon X, la divisione di ricerca e sviluppo del gruppo. Con sedi a Milano e Napoli, Amplifon X riunisce circa 50 professionisti tra sviluppatori, data analyst e designer, impegnati nella creazione di soluzioni digitali avanzate per l’audiologia. L’Intelligenza artificiale rappresenta uno dei pilastri di questa strategia, applicata non solo alla diagnosi e al supporto al paziente, ma anche alla gestione delle esigenze quotidiane legate all’uso degli apparecchi acustici.
Accanto alla tecnologia, resta centrale il ruolo degli audioprotesisti, figure chiave per Amplifon. Le competenze tecniche ed empatiche degli specialisti della salute dell’udito continuano a essere considerate un elemento insostituibile del modello di servizio, con il digitale pensato come strumento di supporto e integrazione, non come sostituzione del rapporto umano.
Fondato a Milano nel 1950, il gruppo Amplifon opera oggi in 26 Paesi con oltre 10.000 centri audiologici, impiegando più di 20.000 persone. La prevenzione e l’assistenza rappresentano i cardini della strategia industriale, e la nuova Amplifon App si inserisce in questa visione come leva per ampliare l’accesso ai servizi e rafforzare la relazione con i pazienti lungo tutto il ciclo di cura.
Il rilascio della nuova applicazione è avvenuto in modo progressivo. Dopo il debutto in Francia, Nuova Zelanda, Portogallo e Stati Uniti, la app è stata estesa ad Australia, Belgio, Germania, Italia, Olanda, Regno Unito, Spagna e Svizzera, con l’obiettivo di garantire un’esperienza digitale omogenea nei principali mercati del gruppo.
Ma l’innovazione digitale di Amplifon non si ferma all’app. Negli ultimi anni il gruppo ha sviluppato soluzioni come gli audiometri digitali OtoPad e OtoKiosk, certificati Ce e Fda, e i nuovi apparecchi Ampli-Mini Ai, miniaturizzati, ricaricabili e in grado di adattarsi in tempo reale all’ambiente sonoro. Entro la fine del 2025 è inoltre previsto il lancio in Cina di Amplifon Product Experience (Ape), la linea di prodotti a marchio Amplifon già introdotta in Argentina e Cile e oggi presente in 15 dei 26 Paesi in cui il gruppo opera.
Già per Natale il gruppo aveva lanciato la speciale campagna globale The Wish (Il regalo perfetto) Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, oggi nel mondo circa 1,5 miliardi di persone convivono con una forma di perdita uditiva (o ipoacusia) e il loro numero è destinato a salire a 2,5 miliardi nel 2050.
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