I Trevallion parlano alla Camera: «Mai vista tanta crudeltà sui bimbi»

Il primo a invitare in Parlamento Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, i genitori della cosiddetta «famiglia nel bosco», era stato il presidente del Senato, Ignazio La Russa, poco meno di un mese fa.
Allora l’incontro mirava a stemperare le tensioni e a favorire il ricongiungimento familiare. Ma l’evento organizzato ieri nella sala stampa della Camera da Michela Vittoria Brambilla, presidente della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, ha avuto tutt’altro significato. «Non avrò pace finché questa famiglia non sarà riunita. Oggi sono la voce di questi bambini, che non sono mai presenti nelle aule dei tribunali né nei salotti televisivi. Non hanno modo di essere ascoltati da nessuno», ha esordito la Brambilla in apertura dell’incontro coi genitori, presso la sala stampa di Montecitorio. «Questa vicenda è iniziata male e sta proseguendo peggio. È violenza di Stato. Il sistema con cui i minori vengono tolti alle famiglie va riformato. In questa Italia moralizzatrice si giudica con arroganza modi di vivere diversi dal proprio. Le autorità riuniscano questa famiglia, non continuiamo a sbagliare come Paese: vi chiedo di mettere a posto le cose», ha aggiunto Brambilla, prima di dare la parola a Nathan e Catherine, che visibilmente emozionati, per la prima volta dopo molto tempo, hanno parlato in pubblico leggendo un testo in inglese, alternato a qualche parola in italiano.
Il primo a intervenire è stato il padre, che ha espresso l’amore per la sua famiglia e il dolore di questi mesi. «Non avrei mai potuto immaginare il dolore e la sofferenza che abbiamo vissuto come famiglia, soprattutto i bambini», ha esordito il padre dei piccoli Trevallion. «Prima la separazione dalla loro casa, dai loro animali, dal loro padre. Poi la separazione dalla loro madre. La paura, l’ansia, lo stress, il trauma sono stati terribili per loro, mentalmente ed emotivamente. La loro gioia e la loro felicità sono state distrutte», ha aggiunto con gli occhi lucidi, sottolineando come lui e la moglie siano oggi «ancora più uniti di prima nell’amore, nel nostro amore reciproco e nell’amore per i nostri figli». «Il nostro più grande desiderio è essere riuniti come una famiglia amorevole», ha concluso. Parole a cui fanno eco quelle della moglie Catherine, anche lei con la voce rotta dalle lacrime che le sono scese più volte dagli occhi nel corso dell’incontro con la stampa: «Siamo distrutti al pensiero che i nostri figli stiano soffrendo e di non poterli riportare a casa, al sicuro, per prenderci cura di loro e amarli». «Voglio solo svegliarmi da questo incubo orribile che non finisce», ha detto, raccontando di aver visto «la sofferenza dei nostri bambini mentre vivevo nella struttura» e di svegliarsi «sentendo Nathan lamentarsi e piangere nel sonno». «Questo è straziante, non solo come madre e moglie, ma per una persona che ha passato tutta la vita ad aiutare gli altri e che ora non può aiutare i propri figli», ha proseguito. Quindi la denuncia finale: «Se mi è concesso dire la mia verità, mi dispiace molto affermare che questo è stato di gran lunga l’atto più crudele che abbia mai vissuto e visto fare ai bambini in tutta la mia vita». Nel corso dell’incontro, Catherine ha letto la lettera che Utopia, la più grande dei tre bambini, le ha scritto per il compleanno: «Mamma, ti auguro buon compleanno insieme a tutti i nostri animali. Vorrei tanto essere lì, ti vogliamo bene, mi manchi moltissimo ma ci stiamo facendo forza per uscire da qua».














