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2021-04-08
Europa del Sud in crisi, ma le Borse corrono
L'acronimo Pigs è stato usato fin dagli anni Novanta per indicare quattro Paesi dell'Europa meridionale (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna). Con queste quattro lettere si aveva l'intenzione di raggruppare gli Stati che presentavano una precaria condizione dei conti pubblici che, unita a una scarsa competitività dell'economia nazionale, rendeva incerta la capacità di ripagare il debito pubblico accumulato.
Il termine, usato soprattutto dalla stampa anglosassone (in inglese «pigs» significa maiali), oggi sembra quasi sparito anche perché a partire dal 2008 il ministro delle finanze del Portogallo Manuel Pinho, la stampa portoghese e quella di lingua spagnola hanno a più riprese dichiarato che Pigs «è un termine dispregiativo e razzista».
Ma i problemi di molte di queste economie, tra cui quella italiana, non sono scomparsi e, anzi, con la pandemia si sono ingigantiti. Non a caso, Spagna, Italia, Portogallo e Grecia sono in proporzione i principali beneficiari del Recovery plan e fra le nazioni che in questo ultimo ventennio - calcolando anche le previsioni di crescita del Pil 2021 e 2022 - hanno maggiormente perso posizioni nell'Eurozona come quota del Pil.
La Grecia che nel 2001 valeva il 2,07% del Pil dell'Eurozona nel 2022 dovrebbe valere l'1,47 e subito dopo nel banco dei peggiori siede proprio l'Italia che valeva a inizio millennio il 17,7% e ora è vista al 14,5% scarso nel 2021. Male anche il Portogallo nonostante il recupero degli ultimi anni (-2,8%) e la Spagna che con +5,2% nel ventennio è stata la «migliore» fra i quattro Paesi anche se il Covid-19 ha buttato nell'ultimo anno in una profonda crisi la penisola iberica. In particolare, la Spagna non è riuscita ancora a recuperare la discesa dell'anno passato, anche perché ha vissuto la peggiore recessione dal 1970: -11%. Nessuna economia in Europa ha sofferto più per la pandemia rispetto a Madrid. Meglio (relativamente parlando) si sono comportati il Portogallo (-7,6%) e la Grecia (-8,2%) in confronto alla Spagna e anche all'Italia (-8,9%).
La buona notizia è che queste Borse comunque sono viste in recupero. In particolare, nel listino spagnolo un peso significativo dell'indice Ibex è determinato dalle banche (circa il 33%) e le previsioni danno a Madrid forti spazi di recupero (intorno al +6% del Pil) grazie anche agli aiuti massicci dell'Unione europea.
Pure la Grecia quest'anno dovrebbe rimbalzare come Pil anche per merito del fatto che il tasso dei crediti deteriorati delle banche greche dovrebbe attestarsi al 25% rispetto al 30,2% di fine 2020.
«Nel 2021 per l'Italia la crescita del Pil potrebbe essere perfino superiore a quella della Germania (che aveva però nel 2020 perso quasi la metà)», dice Salvatore Gaziano, direttore investimenti di Soldiexpert scf, «ma la crisi è stata devastante e simile a un bollettino di guerra: 150 miliardi di Pil persi e rapporto debito/Pil schizzato in area 160%. La produzione industriale è in ripresa e la flessibilità italiana (e molte società quotate a Piazza Affari ne sono un esempio) funziona ancora, anche se molti settori importanti (come quello turistico) rischiano di restare al palo, con Paesi proprio come la Spagna, la Grecia e il Portogallo che questa estate potrebbero mettere la freccia di sorpasso. La presenza di Mario Draghi è stata salutata da Piazza Affari (fra le Borse migliori nel primo trimestre 2021) come la possibilità concreta di una svolta, ma ora dalle attese bisogna passare ai fatti e tanti sono i dossier sul tavolo».
Una buona cosa è comunque il fatto che numerose società quotate italiane (molte delle Mid cap) hanno scelto la strada dell'internazionalizzazione, tanto che la Penisola spesso non è nemmeno più il mercato di riferimento. Si può «scommettere» sull'Italia anche con un piede fuori perché «non si sa mai» e «il consiglio da consulenti finanziari indipendenti è comunque sempre quello di diversificare», conclude Gaziano.
«Gli indicatori di fiducia del settore dei servizi evidenziano un nuova accelerazione dopo le flessioni registrate negli ultimi mesi del 2020», aggiunge Mario Romano, direttore investimenti di Sella sgr, «Si conferma solido il trend di crescita del settore manifatturiero grazie alla ripresa dell'export. Discorso analogo vale per i settori legati alla vita sociale, dopo mesi di misure di distanziamento. Il percorso verso la normalità riporterà l'attenzione sulle aziende che offrono beni e servizi legati ai viaggi, all'ospitalità, alle attività ricreative e al tempo libero. La recente risalita dei tassi, poi, favorisce il comparto bancario che era stato penalizzato nel corso del 2020. Il settore finanziario», conclude l'esperto, «potrà costituire un altro tassello utile a costruire un portafoglio azionario in grado di coniugare esposizioni di breve con previsioni positive di medio lungo termine, ancorate agli importanti piani di rilancio che anche in Europa costituiranno il punto di riferimento per gli investimenti dei prossimi anni».
«L'indebolimento del tech aiuta auto, hotel e aerei»
Il timido ritorno alla normalità cui stiamo andando incontro sarà prima di tutto una nuova opportunità di rendimento per molti settori dell'economia. Secondo Alessio Gerbella, responsabile gestioni family office di Banca Generali, è arrivato il momento di puntare sui settori ciclici a patto, però, che si sappia fare un'adeguata selezione.
Quali le prospettive sui mercati ora che, a livello mondiale, i vaccini stanno lentamente riportando i Paesi verso la normalità?
«Con la diffusione dei vaccini gli investitori stanno concentrando la loro attenzione proprio sui settori cosiddetti “back to normal", ossia quelli legati alla riapertura progressiva delle economie. Se guardiamo infatti all'ambito azionario, i settori ciclici delle automobili, delle costruzioni, e più recentemente quelli legati al tempo libero come hotel, ristorazione e viaggi aerei stanno registrando le migliori performance da inizio anno. A farne le spese d'altro canto sono tutti i settori che hanno meglio performato durante tutto il lockdown, quali ad esempio la tecnologia, la sanità e le telecomunicazioni».
Quali le piazze più interessanti?
«La rotazione settoriale in corso, che privilegia appunto i settori più ciclici, ha come diretta conseguenza la preferenza per quelle aree geografiche dove i questi settori sono più rappresentati, e in particolare l'Europa e il Giappone. Gli Stati Uniti, d'altro canto, sono invece più ricchi di tecnologia e di altri settori cosiddetti “growth" (caratterizzati da titoli azionari con un rapporto prezzo/rendimento abbastanza alto, ndr), che hanno meglio funzionato nelle fasi di chiusura delle economie, ma che oggi sono responsabili del ritardo del listino americano. La Cina è ancora un'area azionaria interessante, soprattutto dopo la fase di presa di profitto che la vede quale unico mercato con performance negativa da inizio anno. Infine, dalla firma dell'accordo sulla Brexit, il mercato azionario inglese è attualmente una delle nostre idee d'investimento ad alta convinzione, arrivando da un lungo periodo di sottoperformance ed essendo oggi tornato appetibile anche per gli investitori esteri».
Su quali settori puntare?
«Come dicevo, sono da preferire i comparti ciclici come quelli già menzionati, ma usando ulteriori criteri di selettività. Nel settore delle automobili, ad esempio, è meglio puntare sui costruttori più avanti nel processo di elettrificazione e nelle auto ibride, come Daimler, Volvo e Volkswagen. Un tema simile può essere sfruttato guardando alle utilities verdi, come Schneider electric, che è tra i principali produttori di batterie per auto ibride. Nel settore delle linee aeree, meglio privilegiare le compagnie low cost e specializzate nei viaggi a più corto raggio, ad esempio Ryanair; quando infatti torneremo a viaggiare, ci sarà una maggiore attenzione ai costi e più limitazioni per gli spostamenti intercontinentali».
Da quali stare alla larga?
«La tecnologia finora è il settore più debole quest'anno: ha funzionato molto bene durante tutto il 2020, nel pieno della pandemia, ma si trova oggi frenata dal fenomeno di rotazione sopra menzionato. Gli investitori prendono infatti profitto dalla tecnologia per finanziare gli acquisti sui settori ciclici che hanno performato meno, nella speranza, finora concretizzatasi, di maggiori possibilità di profitto. Anche il recente rialzo dei rendimenti governativi rappresenta un vento contrario al settore tech e agli altri investimenti con un rapporto prezzo/rendimento abbastanza alto».
Quanto è interessante oggi per un risparmiatore l'investimento in prodotti Esg?
«L'Esg (che include la considerazione degli impatti ambientali, sociali e di governance, ndr) è ormai un trend in consolidamento, che attira sempre più flussi di capitali da parte di un range di investitori ampio; quindi, al di là degli aspetti etici sicuramente importanti per molti risparmiatori, i flussi in ingresso tendono a sostenere la valutazione degli investimenti targati Esg a scapito di tutto il resto e questo è già evidente nel buon andamento degli indici Esg rispetto ai corrispondenti classici».
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In Portogallo, Italia, Grecia e Spagna i listini azionari salgono anche se pandemia e debito pubblico azzoppano l'economia reale. L'esperto di Sella: «Il manifatturiero tricolore cresce grazie all'export e aumenta la fiducia nei servizi. Bene gli istituti di credito».Il responsabile delle gestioni family office di Banca Generali: «Interessanti i comparti ciclici che hanno sofferto nel 2020».Lo speciale contiene due articoli.L'acronimo Pigs è stato usato fin dagli anni Novanta per indicare quattro Paesi dell'Europa meridionale (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna). Con queste quattro lettere si aveva l'intenzione di raggruppare gli Stati che presentavano una precaria condizione dei conti pubblici che, unita a una scarsa competitività dell'economia nazionale, rendeva incerta la capacità di ripagare il debito pubblico accumulato. Il termine, usato soprattutto dalla stampa anglosassone (in inglese «pigs» significa maiali), oggi sembra quasi sparito anche perché a partire dal 2008 il ministro delle finanze del Portogallo Manuel Pinho, la stampa portoghese e quella di lingua spagnola hanno a più riprese dichiarato che Pigs «è un termine dispregiativo e razzista». Ma i problemi di molte di queste economie, tra cui quella italiana, non sono scomparsi e, anzi, con la pandemia si sono ingigantiti. Non a caso, Spagna, Italia, Portogallo e Grecia sono in proporzione i principali beneficiari del Recovery plan e fra le nazioni che in questo ultimo ventennio - calcolando anche le previsioni di crescita del Pil 2021 e 2022 - hanno maggiormente perso posizioni nell'Eurozona come quota del Pil.La Grecia che nel 2001 valeva il 2,07% del Pil dell'Eurozona nel 2022 dovrebbe valere l'1,47 e subito dopo nel banco dei peggiori siede proprio l'Italia che valeva a inizio millennio il 17,7% e ora è vista al 14,5% scarso nel 2021. Male anche il Portogallo nonostante il recupero degli ultimi anni (-2,8%) e la Spagna che con +5,2% nel ventennio è stata la «migliore» fra i quattro Paesi anche se il Covid-19 ha buttato nell'ultimo anno in una profonda crisi la penisola iberica. In particolare, la Spagna non è riuscita ancora a recuperare la discesa dell'anno passato, anche perché ha vissuto la peggiore recessione dal 1970: -11%. Nessuna economia in Europa ha sofferto più per la pandemia rispetto a Madrid. Meglio (relativamente parlando) si sono comportati il Portogallo (-7,6%) e la Grecia (-8,2%) in confronto alla Spagna e anche all'Italia (-8,9%).La buona notizia è che queste Borse comunque sono viste in recupero. In particolare, nel listino spagnolo un peso significativo dell'indice Ibex è determinato dalle banche (circa il 33%) e le previsioni danno a Madrid forti spazi di recupero (intorno al +6% del Pil) grazie anche agli aiuti massicci dell'Unione europea. Pure la Grecia quest'anno dovrebbe rimbalzare come Pil anche per merito del fatto che il tasso dei crediti deteriorati delle banche greche dovrebbe attestarsi al 25% rispetto al 30,2% di fine 2020. «Nel 2021 per l'Italia la crescita del Pil potrebbe essere perfino superiore a quella della Germania (che aveva però nel 2020 perso quasi la metà)», dice Salvatore Gaziano, direttore investimenti di Soldiexpert scf, «ma la crisi è stata devastante e simile a un bollettino di guerra: 150 miliardi di Pil persi e rapporto debito/Pil schizzato in area 160%. La produzione industriale è in ripresa e la flessibilità italiana (e molte società quotate a Piazza Affari ne sono un esempio) funziona ancora, anche se molti settori importanti (come quello turistico) rischiano di restare al palo, con Paesi proprio come la Spagna, la Grecia e il Portogallo che questa estate potrebbero mettere la freccia di sorpasso. La presenza di Mario Draghi è stata salutata da Piazza Affari (fra le Borse migliori nel primo trimestre 2021) come la possibilità concreta di una svolta, ma ora dalle attese bisogna passare ai fatti e tanti sono i dossier sul tavolo». Una buona cosa è comunque il fatto che numerose società quotate italiane (molte delle Mid cap) hanno scelto la strada dell'internazionalizzazione, tanto che la Penisola spesso non è nemmeno più il mercato di riferimento. Si può «scommettere» sull'Italia anche con un piede fuori perché «non si sa mai» e «il consiglio da consulenti finanziari indipendenti è comunque sempre quello di diversificare», conclude Gaziano. «Gli indicatori di fiducia del settore dei servizi evidenziano un nuova accelerazione dopo le flessioni registrate negli ultimi mesi del 2020», aggiunge Mario Romano, direttore investimenti di Sella sgr, «Si conferma solido il trend di crescita del settore manifatturiero grazie alla ripresa dell'export. Discorso analogo vale per i settori legati alla vita sociale, dopo mesi di misure di distanziamento. Il percorso verso la normalità riporterà l'attenzione sulle aziende che offrono beni e servizi legati ai viaggi, all'ospitalità, alle attività ricreative e al tempo libero. La recente risalita dei tassi, poi, favorisce il comparto bancario che era stato penalizzato nel corso del 2020. Il settore finanziario», conclude l'esperto, «potrà costituire un altro tassello utile a costruire un portafoglio azionario in grado di coniugare esposizioni di breve con previsioni positive di medio lungo termine, ancorate agli importanti piani di rilancio che anche in Europa costituiranno il punto di riferimento per gli investimenti dei prossimi anni». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/europa-del-sud-in-crisi-ma-le-borse-corrono-2651383015.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="l-indebolimento-del-tech-aiuta-auto-hotel-e-aerei" data-post-id="2651383015" data-published-at="1617821551" data-use-pagination="False"> «L'indebolimento del tech aiuta auto, hotel e aerei» Il timido ritorno alla normalità cui stiamo andando incontro sarà prima di tutto una nuova opportunità di rendimento per molti settori dell'economia. Secondo Alessio Gerbella, responsabile gestioni family office di Banca Generali, è arrivato il momento di puntare sui settori ciclici a patto, però, che si sappia fare un'adeguata selezione. Quali le prospettive sui mercati ora che, a livello mondiale, i vaccini stanno lentamente riportando i Paesi verso la normalità? «Con la diffusione dei vaccini gli investitori stanno concentrando la loro attenzione proprio sui settori cosiddetti “back to normal", ossia quelli legati alla riapertura progressiva delle economie. Se guardiamo infatti all'ambito azionario, i settori ciclici delle automobili, delle costruzioni, e più recentemente quelli legati al tempo libero come hotel, ristorazione e viaggi aerei stanno registrando le migliori performance da inizio anno. A farne le spese d'altro canto sono tutti i settori che hanno meglio performato durante tutto il lockdown, quali ad esempio la tecnologia, la sanità e le telecomunicazioni». Quali le piazze più interessanti? «La rotazione settoriale in corso, che privilegia appunto i settori più ciclici, ha come diretta conseguenza la preferenza per quelle aree geografiche dove i questi settori sono più rappresentati, e in particolare l'Europa e il Giappone. Gli Stati Uniti, d'altro canto, sono invece più ricchi di tecnologia e di altri settori cosiddetti “growth" (caratterizzati da titoli azionari con un rapporto prezzo/rendimento abbastanza alto, ndr), che hanno meglio funzionato nelle fasi di chiusura delle economie, ma che oggi sono responsabili del ritardo del listino americano. La Cina è ancora un'area azionaria interessante, soprattutto dopo la fase di presa di profitto che la vede quale unico mercato con performance negativa da inizio anno. Infine, dalla firma dell'accordo sulla Brexit, il mercato azionario inglese è attualmente una delle nostre idee d'investimento ad alta convinzione, arrivando da un lungo periodo di sottoperformance ed essendo oggi tornato appetibile anche per gli investitori esteri». Su quali settori puntare? «Come dicevo, sono da preferire i comparti ciclici come quelli già menzionati, ma usando ulteriori criteri di selettività. Nel settore delle automobili, ad esempio, è meglio puntare sui costruttori più avanti nel processo di elettrificazione e nelle auto ibride, come Daimler, Volvo e Volkswagen. Un tema simile può essere sfruttato guardando alle utilities verdi, come Schneider electric, che è tra i principali produttori di batterie per auto ibride. Nel settore delle linee aeree, meglio privilegiare le compagnie low cost e specializzate nei viaggi a più corto raggio, ad esempio Ryanair; quando infatti torneremo a viaggiare, ci sarà una maggiore attenzione ai costi e più limitazioni per gli spostamenti intercontinentali». Da quali stare alla larga? «La tecnologia finora è il settore più debole quest'anno: ha funzionato molto bene durante tutto il 2020, nel pieno della pandemia, ma si trova oggi frenata dal fenomeno di rotazione sopra menzionato. Gli investitori prendono infatti profitto dalla tecnologia per finanziare gli acquisti sui settori ciclici che hanno performato meno, nella speranza, finora concretizzatasi, di maggiori possibilità di profitto. Anche il recente rialzo dei rendimenti governativi rappresenta un vento contrario al settore tech e agli altri investimenti con un rapporto prezzo/rendimento abbastanza alto». Quanto è interessante oggi per un risparmiatore l'investimento in prodotti Esg? «L'Esg (che include la considerazione degli impatti ambientali, sociali e di governance, ndr) è ormai un trend in consolidamento, che attira sempre più flussi di capitali da parte di un range di investitori ampio; quindi, al di là degli aspetti etici sicuramente importanti per molti risparmiatori, i flussi in ingresso tendono a sostenere la valutazione degli investimenti targati Esg a scapito di tutto il resto e questo è già evidente nel buon andamento degli indici Esg rispetto ai corrispondenti classici».
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Domenico Pianese, segretario del COISP, spiega perché, anche quando pericolosi, gli immigrati irregolare non vengono espulsi dal nostro Paese, partendo dai casi di Aurora Livoli e del capotreno ucciso a Bologna. Tra decreti di espulsione inefficaci, burocrazia, accordi internazionali e decisioni giudiziarie, emerge un sistema che lascia liberi soggetti pericolosi e scarica il peso sulle forze dell’ordine.
John Logie Baird (a destra) durante una dimostrazione del suo apparecchio televisivo (Getty Images)
Baird, nato nel 1888 in Scozia, era un inventore per passione. Estroso sin dall’infanzia pur minato da una salute cagionevole, si specializzò nel campo dell’ingegneria elettrica. Dopo l’interruzione degli studi a causa della Grande Guerra, lavorò per la locale società elettrica «Clyde Valley Electrical Company» prima di diventare piccolo imprenditore nello stesso settore. Il sogno di trasmettere suoni e immagini a distanza per mezzo di cavi elettrici era il sogno di molti ricercatori dell’epoca, che anche Baird perseguì fin da giovanissimo, quando realizzò da solo una linea telefonica per comunicare con le camerette degli amici che abitavano nella sua via. La chiave di volta per l’invenzione del primo televisore arrivò nei primi anni Venti, quando l’inventore scozzese sfruttò a sua volta un dispositivo nato quarant’anni prima. Si trattava dell’apparecchio noto come «disco di Nipkow», dal nome del suo inventore Paul Gottlieb Nipkow che lo brevettò nel 1883. Questo consisteva in un disco rotante ligneo dove erano praticati fori disposti a spirale che, girando rapidamente di fronte ad un’immagine illuminata, la scomponevano in linee come un rudimentale scanner. La rotazione del disco generava un segnale luminoso variabile, che Baird fu in grado di tradurre in una serie di impulsi elettrici differenziati a seconda dell’intensità luminosa generata dall’effetto dei fori. La trasmissione degli impulsi avveniva per mezzo di una cellula fotoelettrica, che traduceva il segnale e lo inviava ad una linea elettrica, al termine della quale stava un apparecchio ricevente del tutto simile a quello trasmittente dove il disco di Nipkow, ricevuto l’impulso, girava allo stesso modo di quello del televisore che aveva catturato l’immagine. L’apparecchio ricevente era dotato di un vetro temperato che, colpito dagli impulsi luminosi del disco rotante, riproduceva l’immagine trasmessa elettricamente con una definizione di 30 linee. John Logie Baird riuscì per la prima volta a riprodurre l’immagine tra due apparecchi nel suo laboratorio nel 1924 utilizzando la maschera di un burattino ventriloquo truccata e fortemente illuminata, condizione necessaria per la trasmissione di un’immagine minimamente leggibile. La prima televisione elettromeccanica a distanza fu presentata da Baird il 26 gennaio 1926 a Londra di fronte ad un comitato di scienziati. Gli apparecchi furono sistemati in due stanze separate e Baird mosse la testa del manichino «Stooky Bill», che comparve simultaneamente sul vetro retroilluminato dell’apparecchio ricevente riproducendo fedelmente i movimenti. Anche se poco definita, quella primissima trasmissione televisiva segnò un punto di svolta. L’esperimento fece molta impressione negli ambienti scientifici inglesi, che nei mesi successivi assistettero ad altre dimostrazioni durante le quali fu usato per la prima volta un uomo in carne ed ossa, il fattorino di Baird William Edward Taynton, che può essere considerato il primo attore televisivo della storia.
Tra il 1926 e la fine del decennio l’invenzione di Baird ebbe larga eco, ed il suo sistema fu alla base delle prime trasmissioni della BBC iniziate nel 1929. Il sistema elettromeccanico tuttavia aveva grandi limiti. Il disco di Nipkow impediva la crescita della definizione e la meccanica era rumorosa e fragile. Il sistema Baird fu abbandonato negli anni Trenta con la nascita della televisione elettronica basata sull’utilizzo del tubo catodico.
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«Non è un investimento per i deboli di cuore», avverte il fondo Canaima, prevedendo che per districare il pantano politico ed economico serviranno anni. Nel resto dell’America Latina, tra reazioni politiche e minacce tariffarie, i listini continuano a macinare.
«La cattura di Maduro ha una valenza geopolitica ed economica profonda, ma questa “invasione di campo” preoccupa i vicini», spiega Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf. «Messico, Colombia e Brasile hanno reagito con durezza, parlando di linee inaccettabili superate. Eppure, nonostante le minacce di Trump e i dazi pesantissimi, i mercati azionari dell’area nell’ultimo anno e anche nelle ultime sedute hanno messo a segno performance positive quasi da record».
D’altronde, «il Messico non è più solo una meta turistica o un fornitore di materie prime, ma è diventato l’hub manifatturiero vitale per l’industria americana», continua Gaziano. «Grazie alla vicinanza geografica e ai vantaggi logistici dell’accordo Usmca, l’85% dell’export messicano resta immune dai dazi. Questo spiega la crescita esplosiva di titoli come Cemex (+83%) o dei gruppi aeroportuali (Gap e Oma): ogni nuova fabbrica costruita per servire il mercato Usa genera un indotto infrastrutturale che la borsa sta premiando con multipli generosi».
Anche il Brasile se la passa bene. Le esportazioni sono ai massimi e il mercato azionario rimane secondo molti analisti attraente: l’indice Msci Brazil è scambiato a circa 10 volte gli utili futuri, con un rendimento da dividendi che sfiora il 6%. E i dazi hanno finora avuto un impatto limitato perché il Paese ha saputo diversificare, esportando record di soia verso la Cina.
Del resto, il ciclo dei tassi di interesse in Brasile sembra aver raggiunto il suo apice al 15%, e questo lascia spazio a un potenziale allentamento monetario che favorirebbe ulteriormente le valutazioni azionarie. Il mercato sembra aver trovato un accordo con Lula, preferendo la stabilità della riforma fiscale alle incertezze di uno scontro frontale con Washington.
Il Sud America nonostante tutto rappresenta per molti analisti un’opportunità tattica tra le più interessanti dei mercati emergenti seppur rischiosa per i rischi politici e geopolitici. La scommessa degli investitori è chiara: la regione è diventata troppo cruciale per le filiere globali. Dal petrolio al cemento passando per l’acciaio, stiamo parlando di mercati interessanti per le economie più sviluppate, sempre più bisognose di materie prime necessarie per supportate la digitalizzazione e, più in generale, lo sviluppo delle nuove infrastrutture tecnologiche.
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