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2020-08-19
Emergenza contagi fra i poliziotti mandati dai migranti
Ansa
Nelle caserme l'innesco della bomba al Covid potrebbe già essere stato acceso. Un poliziotto del reparto mobile di Roma di servizio nei centri di accoglienza per immigrati in Sicilia al suo rientro è stato contagiato. Lo ha scoperto al suo rientro a Roma. E i suoi colleghi sono finiti in quarantena. Come gli agenti del quarto reparto mobile di Napoli che hanno effettuato lo stesso servizio del collega romano e condiviso la stessa struttura alberghiera e gli stessi ristoranti. In attesa dei provvedimenti delle Asl di competenza, i poliziotti che sono entrati in contatto con il positivo hanno scelto la quarantena fiduciaria. C'è preoccupazione anche nelle Marche: i celerini del quattordicesimo reparto mobile di Senigallia sono stati mandati a gestire l'emergenza immigrazione nei centri di Crotone e Campobasso. Alcuni operatori sono entrati in contatto con immigrati risultati positivi al Covid.
Il Siulp di Ancona due giorni fa ha denunciato che «neanche questi delicati servizi e i casi di positività emersi hanno permesso per il personale del quattordicesimo reparto mobile di velocizzare le procedure per il test sierologico, tant'è che alcuni colleghi, prima di ritornare in servizio, hanno deciso di effettuarlo autonomamente». Il segretario Alessandro Bufarini ha sottolineato che «lo screening sanitario sul personale della questura è stato completato. Il personale del quattordicesimo reparto mobile di Senigallia, invece, non ha ancora iniziato i test e non sa neanche quando verranno effettuati. Un inaccettabile ritardo. Il connubio tra gli sbarchi di clandestini sulle coste italiane e l'emergenza Covid-19 può diventare una miscela esplosiva se non si tutelano gli operatori della sicurezza dal punto di vista sanitario». Il Siulp ha quindi formalmente interessato il ministero dell'Interno. Che resta passivo rispetto a ciò che sta accadendo.
Le caserme si stanno infettando e al Viminale la situazione sembra essere ormai sfuggita di mano. I provvedimenti di isolamento vengono presi in ritardo e si temono contagi a catena. A rischio, ovviamente, ci sono anche i familiari dei poliziotti. Il Viminale continua a spedire gli agenti sui fronti caldi dell'immigrazione, con il rischio, elevato, di farli ammalare. La casistica è già elevata: a fine luglio 15 poliziotti che avevano identificato tre bengalesi contagiati sono finiti in quarantena in Friuli Venezia Giulia; a Treviso nei primi giorni di agosto un poliziotto in servizio nella ex caserma Serena (quella che si è trasformata in un lazzaretto per immigrati contagiati) è risultato positivo al tampone e due suoi colleghi sono finiti in isolamento domiciliare; per gli sbarchi di inizio luglio in Calabria 25 agenti del commissariato di Siderno sono dovuti rimanere a casa; lo stesso è accaduto ai 14 agenti della questura e della polizia stradale di Udine, mandati a identificare i clandestini prima del risultato dei tamponi; dopo uno sbarco dei primi di luglio a Noto, in Sicilia, con otto immigrati contagiati, una decina di poliziotti della scientifica di Siracusa per precauzione sono finiti in isolamento domiciliare nelle proprie abitazioni.
Ai primi di agosto si contavano 520 poliziotti positivi su tutto il territorio nazionale dall'inizio dell'emergenza. In Lombardia si contavano 127 positivi, in Piemonte 41, nelle Marche 24, nel Lazio 48 e in Sicilia dieci. Erano 3.241, invece, gli operatori di polizia con manifestazioni cliniche sospette per Covid-19, 110 in più rispetto a luglio. Complici gli sbarchi a go go di luglio e agosto. Una denuncia arriva anche dal Coisp: «Il Centro di prima accoglienza di Lampedusa sta scoppiando: in queste ore infatti, con l'aumento degli sbarchi, sì è arrivati a 1200 ospiti laddove la capienza massima del Centro è di 96. Vieppiù, sono tanti i casi di Covid accertati tra i migranti ospiti della struttura. La confusione ormai regna sovrana: i poliziotti, già costretti a turni massacranti, si trovano anche a dover fronteggiare le rivolte violente organizzate dai migranti e le loro fughe improvvise che inevitabilmente generano il panico tra i cittadini». Domenico Pianese, segretario generale del Coisp ci mette un carico da 90: «Chi avrebbe il dovere di governare questa situazione per garantire la sicurezza del Paese e dei cittadini, anche dal punto di vista sanitario in questo caso, sembra aver gettato la spugna. L'esecutivo, infatti, altro non ha fatto che scaricare sui poliziotti tutto il peso della questione immigrazione, lasciandoli da soli, in prima linea e con pochi mezzi a disposizione a dover affrontare una situazione pericolosa e violenta. Tutto questo è intollerabile e ormai non si può più rimandare. È necessario derubricare una volta per tutte la propaganda politica e gli slogan elettorali e mettere immediatamente in campo soluzioni concrete nella gestione di questa emergenza senza precedenti». L'ultima del Viminale è stata quella di mandare la celere, l'altro giorno, a governare il trasferimento di 21 immigrati positivi che si rifiutavano di collaborare, opponendo resistenza allo spostamento dalla struttura d'accoglienza Mondo migliore di Rocca di Papa (che ospita 300 extracomunitari) all'ospedale militare del Celio. Ancora una volta il governo ha esposto dei poliziotti a rischi elevatissimi, fornendo loro come protezione, oltre alla mascherina, solo una goffa tuta di cellophane azzurra.
I porti del Sud Italia sotto assedio
La nave Aurelia, quella ingaggiata dal governo per la quarantena degli immigrati, dopo vari tentativi, ieri è riuscita ad attraccare a Lampedusa. Ma nonostante abbia imbarcato 250 ospiti dell'hotspot di contrada Imbriacola (compresi 15 extracomunitari risultati positivi al coronavirus), la situazione nel centro è ancora oltre il limite. La Prefettura di Agrigento è al lavoro con il dipartimento delle Libertà civili e dell'Immigrazione del ministero dell'Interno per trovare dei posti disponibili, preparando il solito scherzetto dei trasferimenti a sorpresa in qualche regione del Nord o a contagio zero.
Ma Lampedusa non è l'unico fronte d'emergenza aperto: 115 immigrati, tra i quali 68 uomini, 26 donne e 21 minori, sono sbarcati nella notte di martedì nel porto di Crotone. Sono afgani, iraniani, siriani e somali che erano a bordo di un barcone intercettato dalla Guardia costiera al largo di Soverato. Il natante sarebbe partito dal porto di Antalya in Turchia (una delle solite rotte del Mediterraneo). Ad accogliere il gruppo sulla banchina del porto di Crotone c'era il dispositivo coordinato dalla Prefettura.
I sanitari del 118 che hanno effettuato un primo screening non hanno rilevato problemi sanitari. La Croce rossa di Crotone ha poi trasferito i 115 nel Centro di accoglienza di Isola Capo Rizzuto, dove gli immigrati sono stati messi in isolamento. Trasferimenti in corso, invece, a Roccella Jonica, in provincia di Reggio Calabria. Dopo 40 giorni anche l'ultimo gruppo di sei minori pachistani sbarcati a luglio, tra i quali due sono ancora positivi al coronavirus, ha lasciato definitivamente la cittadina della Locride. I due contagiati sono stati trasferiti con un mezzo speciale della Croce rossa di Roma all'ospedale romano del Celio, mentre gli altri quattro, risultati negativi dopo l'ultimo tampone, sono stati affidati al centro per minori stranieri di Bocchigliero, in provincia di Cosenza. Il trasferimento ha permesso di liberare la struttura alberghiera che era nel centro di Roccella e che è stata presidiata, per circa un mese e mezzo e 24 ore su 24, dalle forze dell'ordine. Altro trasferimento a Tonara, in Sardegna, dove sono stati mandati 19 immigrati che erano nel Cpa di Monastir. Ieri sera sono stati sottoposti a un nuovo tampone. Ieri mattina i consiglieri regionali della Lega Pierluigi Saiu e Annalisa Mele, insieme al sindaco di Tonara, Flavia Loche, sono andati sul posto a controllare di persona le operazioni di trasferimento. La struttura di Tonara, prima dell'arrivo degli immigrati da Monastir, ospitava undici persone, mentre prima che Matteo Salvini diventasse ministro dell'Interno, in quella stessa struttura si era arrivati addirittura a contare 127 presenze. «I numeri», afferma Saiu, «sono inevitabilmente destinati a salire, visto l'aumento degli sbarchi nella nostra Isola». Per il leghista «è assolutamente necessario fermare gli sbarchi e chi non ha diritto a rimanere in Italia deve essere immediatamente rimandato nel Paese d'origine. Le scelte del governo nazionale sono del tutto inefficaci e stanno mettendo a rischio anche la salute dei cittadini». Mele, invece, ritiene «inaccettabile che si pensi di riempire la Sardegna di clandestini, prevalentemente di provenienza algerina, che non scappano da guerre né da persecuzioni». Gli ultimi sono approdati a Chia, a Teulada, a Sarroch e a Sant'Antioco: una cinquantina di algerini in meno di due giorni hanno messo piede sul suolo sardo.
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Sono ben tre i reparti coinvolti. E per loro i test scarseggiano. I sindacati protestano: «Sbarchi e Covid, miscela esplosiva».Malgrado il supporto della nave Aurelia, l'hotspot di Lampedusa resta strapieno. In 115 arrivano a Crotone dalla Turchia. E anche le coste sarde sono prese di mira.Lo speciale contiene due articoli.Nelle caserme l'innesco della bomba al Covid potrebbe già essere stato acceso. Un poliziotto del reparto mobile di Roma di servizio nei centri di accoglienza per immigrati in Sicilia al suo rientro è stato contagiato. Lo ha scoperto al suo rientro a Roma. E i suoi colleghi sono finiti in quarantena. Come gli agenti del quarto reparto mobile di Napoli che hanno effettuato lo stesso servizio del collega romano e condiviso la stessa struttura alberghiera e gli stessi ristoranti. In attesa dei provvedimenti delle Asl di competenza, i poliziotti che sono entrati in contatto con il positivo hanno scelto la quarantena fiduciaria. C'è preoccupazione anche nelle Marche: i celerini del quattordicesimo reparto mobile di Senigallia sono stati mandati a gestire l'emergenza immigrazione nei centri di Crotone e Campobasso. Alcuni operatori sono entrati in contatto con immigrati risultati positivi al Covid. Il Siulp di Ancona due giorni fa ha denunciato che «neanche questi delicati servizi e i casi di positività emersi hanno permesso per il personale del quattordicesimo reparto mobile di velocizzare le procedure per il test sierologico, tant'è che alcuni colleghi, prima di ritornare in servizio, hanno deciso di effettuarlo autonomamente». Il segretario Alessandro Bufarini ha sottolineato che «lo screening sanitario sul personale della questura è stato completato. Il personale del quattordicesimo reparto mobile di Senigallia, invece, non ha ancora iniziato i test e non sa neanche quando verranno effettuati. Un inaccettabile ritardo. Il connubio tra gli sbarchi di clandestini sulle coste italiane e l'emergenza Covid-19 può diventare una miscela esplosiva se non si tutelano gli operatori della sicurezza dal punto di vista sanitario». Il Siulp ha quindi formalmente interessato il ministero dell'Interno. Che resta passivo rispetto a ciò che sta accadendo.Le caserme si stanno infettando e al Viminale la situazione sembra essere ormai sfuggita di mano. I provvedimenti di isolamento vengono presi in ritardo e si temono contagi a catena. A rischio, ovviamente, ci sono anche i familiari dei poliziotti. Il Viminale continua a spedire gli agenti sui fronti caldi dell'immigrazione, con il rischio, elevato, di farli ammalare. La casistica è già elevata: a fine luglio 15 poliziotti che avevano identificato tre bengalesi contagiati sono finiti in quarantena in Friuli Venezia Giulia; a Treviso nei primi giorni di agosto un poliziotto in servizio nella ex caserma Serena (quella che si è trasformata in un lazzaretto per immigrati contagiati) è risultato positivo al tampone e due suoi colleghi sono finiti in isolamento domiciliare; per gli sbarchi di inizio luglio in Calabria 25 agenti del commissariato di Siderno sono dovuti rimanere a casa; lo stesso è accaduto ai 14 agenti della questura e della polizia stradale di Udine, mandati a identificare i clandestini prima del risultato dei tamponi; dopo uno sbarco dei primi di luglio a Noto, in Sicilia, con otto immigrati contagiati, una decina di poliziotti della scientifica di Siracusa per precauzione sono finiti in isolamento domiciliare nelle proprie abitazioni. Ai primi di agosto si contavano 520 poliziotti positivi su tutto il territorio nazionale dall'inizio dell'emergenza. In Lombardia si contavano 127 positivi, in Piemonte 41, nelle Marche 24, nel Lazio 48 e in Sicilia dieci. Erano 3.241, invece, gli operatori di polizia con manifestazioni cliniche sospette per Covid-19, 110 in più rispetto a luglio. Complici gli sbarchi a go go di luglio e agosto. Una denuncia arriva anche dal Coisp: «Il Centro di prima accoglienza di Lampedusa sta scoppiando: in queste ore infatti, con l'aumento degli sbarchi, sì è arrivati a 1200 ospiti laddove la capienza massima del Centro è di 96. Vieppiù, sono tanti i casi di Covid accertati tra i migranti ospiti della struttura. La confusione ormai regna sovrana: i poliziotti, già costretti a turni massacranti, si trovano anche a dover fronteggiare le rivolte violente organizzate dai migranti e le loro fughe improvvise che inevitabilmente generano il panico tra i cittadini». Domenico Pianese, segretario generale del Coisp ci mette un carico da 90: «Chi avrebbe il dovere di governare questa situazione per garantire la sicurezza del Paese e dei cittadini, anche dal punto di vista sanitario in questo caso, sembra aver gettato la spugna. L'esecutivo, infatti, altro non ha fatto che scaricare sui poliziotti tutto il peso della questione immigrazione, lasciandoli da soli, in prima linea e con pochi mezzi a disposizione a dover affrontare una situazione pericolosa e violenta. Tutto questo è intollerabile e ormai non si può più rimandare. È necessario derubricare una volta per tutte la propaganda politica e gli slogan elettorali e mettere immediatamente in campo soluzioni concrete nella gestione di questa emergenza senza precedenti». L'ultima del Viminale è stata quella di mandare la celere, l'altro giorno, a governare il trasferimento di 21 immigrati positivi che si rifiutavano di collaborare, opponendo resistenza allo spostamento dalla struttura d'accoglienza Mondo migliore di Rocca di Papa (che ospita 300 extracomunitari) all'ospedale militare del Celio. Ancora una volta il governo ha esposto dei poliziotti a rischi elevatissimi, fornendo loro come protezione, oltre alla mascherina, solo una goffa tuta di cellophane azzurra.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/emergenza-contagi-fra-i-poliziotti-mandati-dai-migranti-2647032494.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="i-porti-del-sud-italia-sotto-assedio" data-post-id="2647032494" data-published-at="1597875149" data-use-pagination="False"> I porti del Sud Italia sotto assedio La nave Aurelia, quella ingaggiata dal governo per la quarantena degli immigrati, dopo vari tentativi, ieri è riuscita ad attraccare a Lampedusa. Ma nonostante abbia imbarcato 250 ospiti dell'hotspot di contrada Imbriacola (compresi 15 extracomunitari risultati positivi al coronavirus), la situazione nel centro è ancora oltre il limite. La Prefettura di Agrigento è al lavoro con il dipartimento delle Libertà civili e dell'Immigrazione del ministero dell'Interno per trovare dei posti disponibili, preparando il solito scherzetto dei trasferimenti a sorpresa in qualche regione del Nord o a contagio zero. Ma Lampedusa non è l'unico fronte d'emergenza aperto: 115 immigrati, tra i quali 68 uomini, 26 donne e 21 minori, sono sbarcati nella notte di martedì nel porto di Crotone. Sono afgani, iraniani, siriani e somali che erano a bordo di un barcone intercettato dalla Guardia costiera al largo di Soverato. Il natante sarebbe partito dal porto di Antalya in Turchia (una delle solite rotte del Mediterraneo). Ad accogliere il gruppo sulla banchina del porto di Crotone c'era il dispositivo coordinato dalla Prefettura. I sanitari del 118 che hanno effettuato un primo screening non hanno rilevato problemi sanitari. La Croce rossa di Crotone ha poi trasferito i 115 nel Centro di accoglienza di Isola Capo Rizzuto, dove gli immigrati sono stati messi in isolamento. Trasferimenti in corso, invece, a Roccella Jonica, in provincia di Reggio Calabria. Dopo 40 giorni anche l'ultimo gruppo di sei minori pachistani sbarcati a luglio, tra i quali due sono ancora positivi al coronavirus, ha lasciato definitivamente la cittadina della Locride. I due contagiati sono stati trasferiti con un mezzo speciale della Croce rossa di Roma all'ospedale romano del Celio, mentre gli altri quattro, risultati negativi dopo l'ultimo tampone, sono stati affidati al centro per minori stranieri di Bocchigliero, in provincia di Cosenza. Il trasferimento ha permesso di liberare la struttura alberghiera che era nel centro di Roccella e che è stata presidiata, per circa un mese e mezzo e 24 ore su 24, dalle forze dell'ordine. Altro trasferimento a Tonara, in Sardegna, dove sono stati mandati 19 immigrati che erano nel Cpa di Monastir. Ieri sera sono stati sottoposti a un nuovo tampone. Ieri mattina i consiglieri regionali della Lega Pierluigi Saiu e Annalisa Mele, insieme al sindaco di Tonara, Flavia Loche, sono andati sul posto a controllare di persona le operazioni di trasferimento. La struttura di Tonara, prima dell'arrivo degli immigrati da Monastir, ospitava undici persone, mentre prima che Matteo Salvini diventasse ministro dell'Interno, in quella stessa struttura si era arrivati addirittura a contare 127 presenze. «I numeri», afferma Saiu, «sono inevitabilmente destinati a salire, visto l'aumento degli sbarchi nella nostra Isola». Per il leghista «è assolutamente necessario fermare gli sbarchi e chi non ha diritto a rimanere in Italia deve essere immediatamente rimandato nel Paese d'origine. Le scelte del governo nazionale sono del tutto inefficaci e stanno mettendo a rischio anche la salute dei cittadini». Mele, invece, ritiene «inaccettabile che si pensi di riempire la Sardegna di clandestini, prevalentemente di provenienza algerina, che non scappano da guerre né da persecuzioni». Gli ultimi sono approdati a Chia, a Teulada, a Sarroch e a Sant'Antioco: una cinquantina di algerini in meno di due giorni hanno messo piede sul suolo sardo.
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Nell’era della digitalizzazione e dell’Intelligenza artificiale, però, gli sprovveduti sono una platea molto più numerosa e facilmente aggirabile per la perfezione dell’inganno. Ieri vi abbiamo raccontato della truffa ai danni dei risparmiatori realizzata clonando la mia identità e immaginando uno scontro con il ceo di Intesa Sanpaolo negli studi di Porta a Porta. Nella trasmissione di Bruno Vespa avrei «sbugiardato» il banchiere cattivo, nella fattispecie Carlo Messina, e lanciato una piattaforma di trading online che, al contrario del sistema creditizio, avrebbe in cura i risparmi degli italiani e con un investimento minimo di 250 euro avrebbe assicurato una buona rendita.
Questa truffa - per la quale mi sto muovendo legalmente con il mio avvocato Eugenio Piccolo, anche a tutela del giornale - l’abbiamo raccontata perché ne avevamo trovato traccia in un banner pubblicitario inserito nella homepage di Repubblica (come da foto pubblicate). Cliccando si apriva l’articolo fake con la grafica di Repubblica altrettanto fake e le foto della finta trasmissione di Vespa. Ovviamente tutti i protagonisti sono all’oscuro: da me a Messina, da Vespa ai colleghi di Repubblica.
Abbiamo anche spiegato il meccanismo. Un’azienda anonima (nel mio caso la Url riporta a una certa «woodupp«) carica la sua pubblicità su uno o più network pubblicitari internazionali. Qui si tratta di MediaGo, di proprietà del colosso cinese Baidu, il secondo motore di ricerca dopo Google. In automatico MediaGo distribuisce su molti grandi siti italiani con cui ha accordi commerciali, inclusa Repubblica, attraverso aste in tempo reale (programmatic advertising) che «atterrano» sulla base del cliente meglio profilato. È il meccanismo con cui lavorano tutti i top player del settore. Repubblica non sceglie quella pubblicità: la riceve automaticamente. La redazione di Repubblica non sa nemmeno che qualcuno ha creato un articolo «come se fosse di Repubblica»: lo sa a segnalazione avvenuta. Però Repubblica incassa perché la raccolta pubblicitaria si contrae e la prende come tutti dai «predatori», i cosiddetti Ott, gli Over the Top (Amazon, Meta, Google…) che raccolgono tutto e smistano alle condizioni di mercato che vogliono. Nel calderone pubblicitario c’è tutto, anche le truffe che quand’anche non fossero create da loro, nei loro vettori viaggiano che è una bellezza, quindi indirettamente ci guadagnano. Perché questo è il far west del Capitalismo della sorveglianza, generato secondo la legge del più forte.
Lo stesso meccanismo distorto è la linfa dell’Intelligenza artificiale, la quale si sta imponendo esattamente replicando la pirateria delle Big Tech quando cominciarono a lavorare sui nostri dati senza avere il permesso di farlo.
Sì può fare qualcosa? Si deve, ma la classe dirigente è troppo impegnata a difendere se stessa. Alcuni mesi fa, Marina Berlusconi, nel ruolo di presidente di Mondadori, aveva lanciato un monito scrivendo una lettera al Corriere e pubblicando contemporaneamente tre titoli per i tipi della Silvio Berlusconi Editore, tre «pezzi» per capire le potenzialità e le minacce della nuova frontiera digitale: Careless People, Gente che se ne frega» (libro boicottato da Zuckerberg) di Sarah Wynn-Williams; La Repubblica tecnologica, di Alex Karp, ceo di Palantir, socio di Peter Thiel (quello delle lezioni sull’anticristo), e La Società Tecnologica», un libro del filosofo e teologo Jacques Ellul.
Vi riporto alcune riflessioni di Marina Berlusconi in quella lettera di presentazione. «Oggi le prime cinque Big Tech assieme - Nvidia, Microsoft, Apple, Alphabet, Amazon - sono arrivate a superare il Pil dell’area euro. Ma attenzione: ridurre tutto ai valori economici non basta, il potere dei giganti della tecnologia va ben oltre. È un potere che rifiuta le regole, cioè la base di qualsiasi società davvero funzionante. Noi editori tradizionali paghiamo le tasse, rispettiamo le leggi, tuteliamo il diritto d’autore e i posti di lavoro - basti pensare che in Italia le piattaforme occupano appena un trentesimo dei lavoratori del settore. Eppure, quasi due terzi del mercato pubblicitario globale vengono inghiottiti dai colossi della Silicon Valley, che fanno esattamente il contrario: per dirla con il titolo del saggio firmato dalla ex-Meta Sarah Wynn-Williams, sono Careless People, “gente che se ne frega”. È concorrenza sleale bella e buona».
E ancora: «I giganti del Tech mettono sul piatto generosi finanziamenti e i dati di miliardi di persone […] Questi colossi non sono più solo aziende private, sono attori politici». Ha ragione!
Si può fare qualcosa, per contrastare questo mondo messo in piedi da predoni e pirati, di cui noi siamo vittime più o meno consapevoli? Sì. E lo dico al governo di centrodestra, al governo «sovranista»: mettete un tetto alla raccolta pubblicitaria di questi Ott, oppure obbligateli a destinare delle quote all’editoria che stanno uccidendo. Lo dice Marina Berlusconi, lo dice la Confindustria del settore col presidente Antonio Marano, lo dicono i grandi, i medi e i piccoli editori. Proprio discutendo di Careless People, Gente che se frega con il deputato di Forza Italia, Francesco Battistoni, riflettevamo che tutti siamo coinvolti, dalla politica alle università, dal giornalismo ai centri studi e persino alla Chiesa: è un tema di libertà, di sicurezza, di resistenza rispetto a questi nuovi Padroni. Che si credono dio.
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Per Keir Starmer, già travolto dal disastroso risultato delle amministrative e dall’avanzata di Nigel Farage, si tratta probabilmente del momento più difficile da quando è arrivato a Downing Street. Anche perché Streeting non è un oppositore interno qualsiasi: appartiene, infatti, alla stessa ala moderata e «blairiana» del premier. E proprio per questo il suo attacco rischia di essere devastante.
Nella lunga lettera inviata a Starmer, l’ormai ex ministro della Sanità ha spiegato di avere «perso fiducia» nella sua leadership e, quindi, di non poter restare nel governo «per questione di principio e di onore». Non solo: «Dove servirebbe una visione, abbiamo il vuoto. Dove servirebbe una direzione, siamo alla deriva», ha scritto Streeting, attribuendo direttamente all’impopolarità dell’esecutivo le pesanti sconfitte subite dai laburisti in Inghilterra, Scozia e Galles. Ancora più clamoroso il passaggio finale della lettera: «È ormai chiaro che non sarai tu a guidare il Partito laburista alle prossime elezioni». Un necrologio anticipato.
Streeting, inoltre, ha attaccato duramente la gestione dell’immigrazione da parte del premier, citando polemicamente il controverso discorso sull’«isola di stranieri», con cui Starmer aveva inaugurato la linea dura del Labour (più a parole, invero, che nei fatti), nel tentativo di fermare l’emorragia di consensi verso Reform Uk. Secondo l’ex ministro, però, quella strategia avrebbe contribuito a lasciare il Paese «senza capire chi siamo e che cosa rappresentiamo davvero». In pratica, il premier è riuscito in un colpo solo a non sottrarre voti a Farage e ad alienarsi una parte della propria base progressista.
Per scalzare di Starmer, tuttavia, non basteranno le sole dimissioni dei ministri, seppur eccellenti. Le regole del partito, infatti, prevedono che, per candidarsi alla leadership, serve il sostegno del 20% dei deputati laburisti: oggi significa almeno 81 parlamentari. Solo dopo scatterebbe il voto degli iscritti e dei sindacati. Ed è proprio qui che iniziano i problemi dei possibili successori. Lo stesso Streeting, che presto dovrebbe annunciare formalmente la propria candidatura, ha sì acceso la miccia della rivolta interna, ma non sembra avere numeri sufficienti per conquistare davvero il partito: molti iscritti continuano a considerarlo troppo vicino alla stessa linea moderata che oggi viene contestata a Starmer.
Più insidiosa potrebbe rivelarsi, invece, la candidatura di Angela Rayner, ex vicepremier ed esponente dell’ala sindacale del Labour, appena scagionata nell’inchiesta fiscale che l’aveva costretta alle dimissioni lo scorso anno. Il vero e più credibile antagonista di Starmer, tuttavia, resta Andy Burnham, il popolarissimo sindaco di Manchester soprannominato «il re del Nord». Secondo diversi sondaggi interni, sarebbe proprio Burnham l’unico in grado di battere nettamente Starmer tra gli iscritti del partito. Il problema è che, per candidarsi, dovrebbe prima tornare ai Comuni attraverso un’elezione suppletiva, dato che attualmente non è deputato.
A Westminster, insomma, regna ancora la massima incertezza. Nessuno sa davvero se Starmer riuscirà a resistere o chi, eventualmente, riuscirà a prenderne il posto. Ma una cosa appare ormai chiara a tutti: la partita per il dopo-Starmer è ufficialmente iniziata.
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L’attività ha preso il via nel 2025 quando, a seguito di un ordinario controllo di polizia in mare, si è deciso di procedere velocemente ad una capillare ricognizione nei porti sardi. Nel mirino delle Fiamme gialle il fenomeno del cosiddetto flagging out, una strategia spesso utilizzata da italiani per aggirare il sistema fiscale nazionale con l’immatricolazione di yacht e navi da diporto in registri esteri. Questa pratica, mirata all'abbattimento di costi gestionali e assicurativi, viene frequentemente utilizzata per sottrarsi anche agli obblighi di trasparenza verso il fisco.
Il cuore dell'operazione è stata la verifica del rispetto della normativa sul monitoraggio fiscale, che impone ai residenti in Italia di dichiarare puntualmente, nel quadro denominato «RW» della dichiarazione dei redditi, il possesso di beni mobili registrati all'estero. In sostanza, l’omessa indicazione nella dichiarazione dei redditi del bene immatricolato in uno Stato estero costituisce una violazione finalizzata a nascondere al fisco la reale capacità contributiva ed è sanzionata dalle norme vigenti in misura proporzionale al valore del bene.
L’attività operativa svolta dalla Stazione Navale della Guardia di finanza di Cagliari ha assunto vaste proporzioni anche per la residenza fiscale dei proprietari delle barche da diporto. La meticolosa ricostruzione ha permesso di risalire ai soggetti omissivi nella dichiarazione dei redditi, distribuiti sull’intero territorio nazionale, tramite un'azione mirata da parte di diversi reparti del Corpo. Per perfezionare gli accertamenti, la Stazione Navale di Cagliari ha collaborato con i Reparti territoriali, in base alla residenza dei proprietari, tramite l’incrocio dei dati rilevati durante i riscontri diretti con le banche dati, per garantire la massima precisione nella ricostruzione delle posizioni fiscali.
I risultati finali delineano un quadro di eccezionale rilievo, individuando imbarcazioni e navi da diporto per un valore di mercato complessivo superiore ai 48 milioni di euro. Altrettanto significative le sanzioni amministrative contestate, che potranno raggiungere i 23 milioni di euro, in relazione al valore d’acquisto o di mercato dei beni non dichiarati.
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