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2020-08-19
Emergenza contagi fra i poliziotti mandati dai migranti
Ansa
Nelle caserme l'innesco della bomba al Covid potrebbe già essere stato acceso. Un poliziotto del reparto mobile di Roma di servizio nei centri di accoglienza per immigrati in Sicilia al suo rientro è stato contagiato. Lo ha scoperto al suo rientro a Roma. E i suoi colleghi sono finiti in quarantena. Come gli agenti del quarto reparto mobile di Napoli che hanno effettuato lo stesso servizio del collega romano e condiviso la stessa struttura alberghiera e gli stessi ristoranti. In attesa dei provvedimenti delle Asl di competenza, i poliziotti che sono entrati in contatto con il positivo hanno scelto la quarantena fiduciaria. C'è preoccupazione anche nelle Marche: i celerini del quattordicesimo reparto mobile di Senigallia sono stati mandati a gestire l'emergenza immigrazione nei centri di Crotone e Campobasso. Alcuni operatori sono entrati in contatto con immigrati risultati positivi al Covid.
Il Siulp di Ancona due giorni fa ha denunciato che «neanche questi delicati servizi e i casi di positività emersi hanno permesso per il personale del quattordicesimo reparto mobile di velocizzare le procedure per il test sierologico, tant'è che alcuni colleghi, prima di ritornare in servizio, hanno deciso di effettuarlo autonomamente». Il segretario Alessandro Bufarini ha sottolineato che «lo screening sanitario sul personale della questura è stato completato. Il personale del quattordicesimo reparto mobile di Senigallia, invece, non ha ancora iniziato i test e non sa neanche quando verranno effettuati. Un inaccettabile ritardo. Il connubio tra gli sbarchi di clandestini sulle coste italiane e l'emergenza Covid-19 può diventare una miscela esplosiva se non si tutelano gli operatori della sicurezza dal punto di vista sanitario». Il Siulp ha quindi formalmente interessato il ministero dell'Interno. Che resta passivo rispetto a ciò che sta accadendo.
Le caserme si stanno infettando e al Viminale la situazione sembra essere ormai sfuggita di mano. I provvedimenti di isolamento vengono presi in ritardo e si temono contagi a catena. A rischio, ovviamente, ci sono anche i familiari dei poliziotti. Il Viminale continua a spedire gli agenti sui fronti caldi dell'immigrazione, con il rischio, elevato, di farli ammalare. La casistica è già elevata: a fine luglio 15 poliziotti che avevano identificato tre bengalesi contagiati sono finiti in quarantena in Friuli Venezia Giulia; a Treviso nei primi giorni di agosto un poliziotto in servizio nella ex caserma Serena (quella che si è trasformata in un lazzaretto per immigrati contagiati) è risultato positivo al tampone e due suoi colleghi sono finiti in isolamento domiciliare; per gli sbarchi di inizio luglio in Calabria 25 agenti del commissariato di Siderno sono dovuti rimanere a casa; lo stesso è accaduto ai 14 agenti della questura e della polizia stradale di Udine, mandati a identificare i clandestini prima del risultato dei tamponi; dopo uno sbarco dei primi di luglio a Noto, in Sicilia, con otto immigrati contagiati, una decina di poliziotti della scientifica di Siracusa per precauzione sono finiti in isolamento domiciliare nelle proprie abitazioni.
Ai primi di agosto si contavano 520 poliziotti positivi su tutto il territorio nazionale dall'inizio dell'emergenza. In Lombardia si contavano 127 positivi, in Piemonte 41, nelle Marche 24, nel Lazio 48 e in Sicilia dieci. Erano 3.241, invece, gli operatori di polizia con manifestazioni cliniche sospette per Covid-19, 110 in più rispetto a luglio. Complici gli sbarchi a go go di luglio e agosto. Una denuncia arriva anche dal Coisp: «Il Centro di prima accoglienza di Lampedusa sta scoppiando: in queste ore infatti, con l'aumento degli sbarchi, sì è arrivati a 1200 ospiti laddove la capienza massima del Centro è di 96. Vieppiù, sono tanti i casi di Covid accertati tra i migranti ospiti della struttura. La confusione ormai regna sovrana: i poliziotti, già costretti a turni massacranti, si trovano anche a dover fronteggiare le rivolte violente organizzate dai migranti e le loro fughe improvvise che inevitabilmente generano il panico tra i cittadini». Domenico Pianese, segretario generale del Coisp ci mette un carico da 90: «Chi avrebbe il dovere di governare questa situazione per garantire la sicurezza del Paese e dei cittadini, anche dal punto di vista sanitario in questo caso, sembra aver gettato la spugna. L'esecutivo, infatti, altro non ha fatto che scaricare sui poliziotti tutto il peso della questione immigrazione, lasciandoli da soli, in prima linea e con pochi mezzi a disposizione a dover affrontare una situazione pericolosa e violenta. Tutto questo è intollerabile e ormai non si può più rimandare. È necessario derubricare una volta per tutte la propaganda politica e gli slogan elettorali e mettere immediatamente in campo soluzioni concrete nella gestione di questa emergenza senza precedenti». L'ultima del Viminale è stata quella di mandare la celere, l'altro giorno, a governare il trasferimento di 21 immigrati positivi che si rifiutavano di collaborare, opponendo resistenza allo spostamento dalla struttura d'accoglienza Mondo migliore di Rocca di Papa (che ospita 300 extracomunitari) all'ospedale militare del Celio. Ancora una volta il governo ha esposto dei poliziotti a rischi elevatissimi, fornendo loro come protezione, oltre alla mascherina, solo una goffa tuta di cellophane azzurra.
I porti del Sud Italia sotto assedio
La nave Aurelia, quella ingaggiata dal governo per la quarantena degli immigrati, dopo vari tentativi, ieri è riuscita ad attraccare a Lampedusa. Ma nonostante abbia imbarcato 250 ospiti dell'hotspot di contrada Imbriacola (compresi 15 extracomunitari risultati positivi al coronavirus), la situazione nel centro è ancora oltre il limite. La Prefettura di Agrigento è al lavoro con il dipartimento delle Libertà civili e dell'Immigrazione del ministero dell'Interno per trovare dei posti disponibili, preparando il solito scherzetto dei trasferimenti a sorpresa in qualche regione del Nord o a contagio zero.
Ma Lampedusa non è l'unico fronte d'emergenza aperto: 115 immigrati, tra i quali 68 uomini, 26 donne e 21 minori, sono sbarcati nella notte di martedì nel porto di Crotone. Sono afgani, iraniani, siriani e somali che erano a bordo di un barcone intercettato dalla Guardia costiera al largo di Soverato. Il natante sarebbe partito dal porto di Antalya in Turchia (una delle solite rotte del Mediterraneo). Ad accogliere il gruppo sulla banchina del porto di Crotone c'era il dispositivo coordinato dalla Prefettura.
I sanitari del 118 che hanno effettuato un primo screening non hanno rilevato problemi sanitari. La Croce rossa di Crotone ha poi trasferito i 115 nel Centro di accoglienza di Isola Capo Rizzuto, dove gli immigrati sono stati messi in isolamento. Trasferimenti in corso, invece, a Roccella Jonica, in provincia di Reggio Calabria. Dopo 40 giorni anche l'ultimo gruppo di sei minori pachistani sbarcati a luglio, tra i quali due sono ancora positivi al coronavirus, ha lasciato definitivamente la cittadina della Locride. I due contagiati sono stati trasferiti con un mezzo speciale della Croce rossa di Roma all'ospedale romano del Celio, mentre gli altri quattro, risultati negativi dopo l'ultimo tampone, sono stati affidati al centro per minori stranieri di Bocchigliero, in provincia di Cosenza. Il trasferimento ha permesso di liberare la struttura alberghiera che era nel centro di Roccella e che è stata presidiata, per circa un mese e mezzo e 24 ore su 24, dalle forze dell'ordine. Altro trasferimento a Tonara, in Sardegna, dove sono stati mandati 19 immigrati che erano nel Cpa di Monastir. Ieri sera sono stati sottoposti a un nuovo tampone. Ieri mattina i consiglieri regionali della Lega Pierluigi Saiu e Annalisa Mele, insieme al sindaco di Tonara, Flavia Loche, sono andati sul posto a controllare di persona le operazioni di trasferimento. La struttura di Tonara, prima dell'arrivo degli immigrati da Monastir, ospitava undici persone, mentre prima che Matteo Salvini diventasse ministro dell'Interno, in quella stessa struttura si era arrivati addirittura a contare 127 presenze. «I numeri», afferma Saiu, «sono inevitabilmente destinati a salire, visto l'aumento degli sbarchi nella nostra Isola». Per il leghista «è assolutamente necessario fermare gli sbarchi e chi non ha diritto a rimanere in Italia deve essere immediatamente rimandato nel Paese d'origine. Le scelte del governo nazionale sono del tutto inefficaci e stanno mettendo a rischio anche la salute dei cittadini». Mele, invece, ritiene «inaccettabile che si pensi di riempire la Sardegna di clandestini, prevalentemente di provenienza algerina, che non scappano da guerre né da persecuzioni». Gli ultimi sono approdati a Chia, a Teulada, a Sarroch e a Sant'Antioco: una cinquantina di algerini in meno di due giorni hanno messo piede sul suolo sardo.
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Sono ben tre i reparti coinvolti. E per loro i test scarseggiano. I sindacati protestano: «Sbarchi e Covid, miscela esplosiva».Malgrado il supporto della nave Aurelia, l'hotspot di Lampedusa resta strapieno. In 115 arrivano a Crotone dalla Turchia. E anche le coste sarde sono prese di mira.Lo speciale contiene due articoli.Nelle caserme l'innesco della bomba al Covid potrebbe già essere stato acceso. Un poliziotto del reparto mobile di Roma di servizio nei centri di accoglienza per immigrati in Sicilia al suo rientro è stato contagiato. Lo ha scoperto al suo rientro a Roma. E i suoi colleghi sono finiti in quarantena. Come gli agenti del quarto reparto mobile di Napoli che hanno effettuato lo stesso servizio del collega romano e condiviso la stessa struttura alberghiera e gli stessi ristoranti. In attesa dei provvedimenti delle Asl di competenza, i poliziotti che sono entrati in contatto con il positivo hanno scelto la quarantena fiduciaria. C'è preoccupazione anche nelle Marche: i celerini del quattordicesimo reparto mobile di Senigallia sono stati mandati a gestire l'emergenza immigrazione nei centri di Crotone e Campobasso. Alcuni operatori sono entrati in contatto con immigrati risultati positivi al Covid. Il Siulp di Ancona due giorni fa ha denunciato che «neanche questi delicati servizi e i casi di positività emersi hanno permesso per il personale del quattordicesimo reparto mobile di velocizzare le procedure per il test sierologico, tant'è che alcuni colleghi, prima di ritornare in servizio, hanno deciso di effettuarlo autonomamente». Il segretario Alessandro Bufarini ha sottolineato che «lo screening sanitario sul personale della questura è stato completato. Il personale del quattordicesimo reparto mobile di Senigallia, invece, non ha ancora iniziato i test e non sa neanche quando verranno effettuati. Un inaccettabile ritardo. Il connubio tra gli sbarchi di clandestini sulle coste italiane e l'emergenza Covid-19 può diventare una miscela esplosiva se non si tutelano gli operatori della sicurezza dal punto di vista sanitario». Il Siulp ha quindi formalmente interessato il ministero dell'Interno. Che resta passivo rispetto a ciò che sta accadendo.Le caserme si stanno infettando e al Viminale la situazione sembra essere ormai sfuggita di mano. I provvedimenti di isolamento vengono presi in ritardo e si temono contagi a catena. A rischio, ovviamente, ci sono anche i familiari dei poliziotti. Il Viminale continua a spedire gli agenti sui fronti caldi dell'immigrazione, con il rischio, elevato, di farli ammalare. La casistica è già elevata: a fine luglio 15 poliziotti che avevano identificato tre bengalesi contagiati sono finiti in quarantena in Friuli Venezia Giulia; a Treviso nei primi giorni di agosto un poliziotto in servizio nella ex caserma Serena (quella che si è trasformata in un lazzaretto per immigrati contagiati) è risultato positivo al tampone e due suoi colleghi sono finiti in isolamento domiciliare; per gli sbarchi di inizio luglio in Calabria 25 agenti del commissariato di Siderno sono dovuti rimanere a casa; lo stesso è accaduto ai 14 agenti della questura e della polizia stradale di Udine, mandati a identificare i clandestini prima del risultato dei tamponi; dopo uno sbarco dei primi di luglio a Noto, in Sicilia, con otto immigrati contagiati, una decina di poliziotti della scientifica di Siracusa per precauzione sono finiti in isolamento domiciliare nelle proprie abitazioni. Ai primi di agosto si contavano 520 poliziotti positivi su tutto il territorio nazionale dall'inizio dell'emergenza. In Lombardia si contavano 127 positivi, in Piemonte 41, nelle Marche 24, nel Lazio 48 e in Sicilia dieci. Erano 3.241, invece, gli operatori di polizia con manifestazioni cliniche sospette per Covid-19, 110 in più rispetto a luglio. Complici gli sbarchi a go go di luglio e agosto. Una denuncia arriva anche dal Coisp: «Il Centro di prima accoglienza di Lampedusa sta scoppiando: in queste ore infatti, con l'aumento degli sbarchi, sì è arrivati a 1200 ospiti laddove la capienza massima del Centro è di 96. Vieppiù, sono tanti i casi di Covid accertati tra i migranti ospiti della struttura. La confusione ormai regna sovrana: i poliziotti, già costretti a turni massacranti, si trovano anche a dover fronteggiare le rivolte violente organizzate dai migranti e le loro fughe improvvise che inevitabilmente generano il panico tra i cittadini». Domenico Pianese, segretario generale del Coisp ci mette un carico da 90: «Chi avrebbe il dovere di governare questa situazione per garantire la sicurezza del Paese e dei cittadini, anche dal punto di vista sanitario in questo caso, sembra aver gettato la spugna. L'esecutivo, infatti, altro non ha fatto che scaricare sui poliziotti tutto il peso della questione immigrazione, lasciandoli da soli, in prima linea e con pochi mezzi a disposizione a dover affrontare una situazione pericolosa e violenta. Tutto questo è intollerabile e ormai non si può più rimandare. È necessario derubricare una volta per tutte la propaganda politica e gli slogan elettorali e mettere immediatamente in campo soluzioni concrete nella gestione di questa emergenza senza precedenti». L'ultima del Viminale è stata quella di mandare la celere, l'altro giorno, a governare il trasferimento di 21 immigrati positivi che si rifiutavano di collaborare, opponendo resistenza allo spostamento dalla struttura d'accoglienza Mondo migliore di Rocca di Papa (che ospita 300 extracomunitari) all'ospedale militare del Celio. Ancora una volta il governo ha esposto dei poliziotti a rischi elevatissimi, fornendo loro come protezione, oltre alla mascherina, solo una goffa tuta di cellophane azzurra.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/emergenza-contagi-fra-i-poliziotti-mandati-dai-migranti-2647032494.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="i-porti-del-sud-italia-sotto-assedio" data-post-id="2647032494" data-published-at="1597875149" data-use-pagination="False"> I porti del Sud Italia sotto assedio La nave Aurelia, quella ingaggiata dal governo per la quarantena degli immigrati, dopo vari tentativi, ieri è riuscita ad attraccare a Lampedusa. Ma nonostante abbia imbarcato 250 ospiti dell'hotspot di contrada Imbriacola (compresi 15 extracomunitari risultati positivi al coronavirus), la situazione nel centro è ancora oltre il limite. La Prefettura di Agrigento è al lavoro con il dipartimento delle Libertà civili e dell'Immigrazione del ministero dell'Interno per trovare dei posti disponibili, preparando il solito scherzetto dei trasferimenti a sorpresa in qualche regione del Nord o a contagio zero. Ma Lampedusa non è l'unico fronte d'emergenza aperto: 115 immigrati, tra i quali 68 uomini, 26 donne e 21 minori, sono sbarcati nella notte di martedì nel porto di Crotone. Sono afgani, iraniani, siriani e somali che erano a bordo di un barcone intercettato dalla Guardia costiera al largo di Soverato. Il natante sarebbe partito dal porto di Antalya in Turchia (una delle solite rotte del Mediterraneo). Ad accogliere il gruppo sulla banchina del porto di Crotone c'era il dispositivo coordinato dalla Prefettura. I sanitari del 118 che hanno effettuato un primo screening non hanno rilevato problemi sanitari. La Croce rossa di Crotone ha poi trasferito i 115 nel Centro di accoglienza di Isola Capo Rizzuto, dove gli immigrati sono stati messi in isolamento. Trasferimenti in corso, invece, a Roccella Jonica, in provincia di Reggio Calabria. Dopo 40 giorni anche l'ultimo gruppo di sei minori pachistani sbarcati a luglio, tra i quali due sono ancora positivi al coronavirus, ha lasciato definitivamente la cittadina della Locride. I due contagiati sono stati trasferiti con un mezzo speciale della Croce rossa di Roma all'ospedale romano del Celio, mentre gli altri quattro, risultati negativi dopo l'ultimo tampone, sono stati affidati al centro per minori stranieri di Bocchigliero, in provincia di Cosenza. Il trasferimento ha permesso di liberare la struttura alberghiera che era nel centro di Roccella e che è stata presidiata, per circa un mese e mezzo e 24 ore su 24, dalle forze dell'ordine. Altro trasferimento a Tonara, in Sardegna, dove sono stati mandati 19 immigrati che erano nel Cpa di Monastir. Ieri sera sono stati sottoposti a un nuovo tampone. Ieri mattina i consiglieri regionali della Lega Pierluigi Saiu e Annalisa Mele, insieme al sindaco di Tonara, Flavia Loche, sono andati sul posto a controllare di persona le operazioni di trasferimento. La struttura di Tonara, prima dell'arrivo degli immigrati da Monastir, ospitava undici persone, mentre prima che Matteo Salvini diventasse ministro dell'Interno, in quella stessa struttura si era arrivati addirittura a contare 127 presenze. «I numeri», afferma Saiu, «sono inevitabilmente destinati a salire, visto l'aumento degli sbarchi nella nostra Isola». Per il leghista «è assolutamente necessario fermare gli sbarchi e chi non ha diritto a rimanere in Italia deve essere immediatamente rimandato nel Paese d'origine. Le scelte del governo nazionale sono del tutto inefficaci e stanno mettendo a rischio anche la salute dei cittadini». Mele, invece, ritiene «inaccettabile che si pensi di riempire la Sardegna di clandestini, prevalentemente di provenienza algerina, che non scappano da guerre né da persecuzioni». Gli ultimi sono approdati a Chia, a Teulada, a Sarroch e a Sant'Antioco: una cinquantina di algerini in meno di due giorni hanno messo piede sul suolo sardo.
Alessandro Zan (Getty Images)
Il testo, ha riferito Alessandro Zan, sancirà «tutele speciali per chi è oggetto di stalking, violenza domestica, crimini d’odio». «Il giudice», ha aggiunto l’onorevole, «dovrà tenere conto delle motivazioni discriminatorie di un reato», il che rafforzerà la posizione di chi subisce abusi «dal momento della denuncia al risarcimento dei danni. I dati della vittima, come la residenza, non saranno disponibili all’imputato, salvo decisione del giudice. Verrà introdotta la possibilità di denuncia anche attraverso organizzazioni riconosciute», qualora la persona offesa abbia paura di procedere da sola; e nascerà «un numero unico europeo per le vittime. Ci sarà una formazione obbligatoria per gli operatori, dalla polizia al personale sanitario. Sostegno alla denuncia anche per migranti con status irregolare».
Vista in questa chiave, la direttiva Ue, cui Roma dovrebbe poi conformarsi, riporterebbe in vita soltanto la parte giuridicamente meno discussa del ddl Zan: l’idea originaria di estendere ad altre categorie protette le disposizioni della legge Mancino del 1993. In realtà, i motivi principali per cui quell’iniziativa normativa creò scompiglio erano più seri. Innanzitutto, l’articolo 1 del testo avrebbe introdotto la definizione legale di identità di genere, intesa come «autopercezione», a prescindere dal dato biologico. Zan, così, tentava un’operazione subdola: imporre e blindare l’ideologia Lgbt, sfruttando il potere di una maggioranza politica.
Ancora peggio era il combinato degli articoli 2 e 3, contenenti le modifiche al Codice penale che avrebbero creato fattispecie basate sull’omotransfobia, e dell’articolo 4, che avrebbe dovuto salvaguardare la libertà di espressione, ma si fondava su una formulazione vaga e insidiosa: garantendo la legittimità delle opinioni solo fintantoché non fossero state «idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti», il cavillo spalancava le porte all’arbitrio dei magistrati nel determinare un eventuale collegamento tra manifestazione delle idee e condotte delittuose altrui. Per intenderci: pubblico un libro in cui difendo la famiglia tradizionale; un invasato picchia un omosessuale dichiarando di essersi sentito ispirato da quel volume; potrei essere condannato, perché ciò che ho scritto si sarebbe rivelato «idoneo» a indurre un’altra persona a commettere un reato?
Era controverso anche l’articolo 7, che istituiva la Giornata nazionale contro omofobia, lesbofobia, bifobia e transfobia, con l’obbligo per le scuole di predisporre attività di sensibilizzazione. Il lavaggio del cervello tra i banchi.
A parte l’odore di incostituzionalità del ddl, contro quell’iniziativa si schierò apertamente la Chiesa, evocando addirittura potenziali violazioni del Concordato. Si spiega la freddezza con cui lo accolsero gli esponenti cattolici del Pd. Alla fine, il progetto sfumò in Aula, vittima della tagliola e di uno scrutinio segreto.
Ora, archiviata la delusione, il signor Pride, l’uomo la cui società era arrivata a incassare oltre un milione di euro l’anno grazie alla carnevalata sull’orgoglio gay che organizzava a Padova, torna alla carica. Riesumando il bavaglio e rilanciando la crociata per le nozze omosex, in occasione del decennale dall’approvazione delle unioni civili.
Ieri, anche Matteo Renzi, all’epoca presidente del Consiglio, sui social ha celebrato la ricorrenza, rivendicando di aver posto la fiducia sul provvedimento: «Era un azzardo politico, ma era anche un dovere morale», ha twittato. «Chi si ama non è mai un problema per la società». Oggi, però, quel traguardo - che non ha portato benissimo alla sua madrina, Monica Cirinnà, ormai sparita dai radar - viene considerato «insufficiente». Avs ha ricordato, ad esempio, che la maggioranza «non ebbe il coraggio di mettere nero su bianco che quelle stesse coppie potessero essere anche genitori». Per dirla con Zan, la battaglia del futuro dovrà essere quella «per il matrimonio egualitario». Un altro motivo per mobilitare le masse di attivisti e tenere aperto un circo redditizio.
Le unioni civili, dunque, non bastano più: «È importante andare oltre», ha proclamato l’onorevole dem. Bisogna «approvare il matrimonio egualitario e riformare il diritto di famiglia». Di più: «Serve garantire l’adozione alle persone single e alle coppie dello stesso sesso e consentire l’accesso alla procreazione medicalmente assistita. Su questo», ha insistito Zan, «esiste una proposta di legge a mia firma insieme a Elly Schlein».
Pure stavolta, ci sarebbe un ostacolo: una Costituzione che «riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio». E non proprio sul matrimonio arcobaleno. Certo, i magistrati già stanno contribuendo a smontarla: la Corte d’Appello di Bari ha appena riconosciuto che un bimbo di 4 anni, nato in Germania da una donna e un uomo, è figlio anche del marito di costui. Genitore 1, genitore 2, genitore 3.
Schlein e compagni avevano arruolato la Carta «più bella del mondo» per fermare la riforma della giustizia; adesso, la fanno ridiventare carta straccia.
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