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2021-07-22
E se tutto fosse finto? L’illusione radicale in «Matrix» e «The Truman Show»
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The Truman Show (Paramount Pictures)
Tutto ciò che vediamo intorno a noi potrebbe essere falso, illusorio, frutto unicamente di impulsi elettrici inviati al nostro cervello, immerso in una vasca e collegato a qualche supercomputer in grado di creare una realtà fittizia da inviare sotto forma di input al nostro cervello e di farglielo elaborare come esperienza vera. Si tratta, lo si capisce bene, di una variazione sul tema del malin génie di Cartesio «che abbia impiegato tutta la sua industria ad ingannarmi. Io penserò che il cielo, l'aria, la terra, i colori, le figure, i suoni e tutte le cose esterne che vediamo, non siano che illusioni e inganni, di cui egli si serve per sorprendere la mia credulità».
Si tratta di ipotesi operative, casi di scuola per mettere alla prova la nostra esperienza del mondo di fronte a dubbi estremi. Roba che, come detto, ossessiona i filosofi ma non toglie certo il sonno al resto dell'umanità. Almeno dal 1999, tuttavia, tale problematica gnoseologica ha conosciuto una popolarizzazione amplissima grazie a uno dei film più iconici della storia del cinema. Parliamo, ovviamente, di Matrix: la pellicola scritta e diretta dai fratelli Andy e Larry Wachowski (oggi Lilly e Lana Wachowski: hanno cambiato sesso entrambi). Il tema è noto: un hacker, Neo, interpretato da Keanu Reeves, viene contattato da una misteriosa organizzazione clandestina e, al contempo, braccato da agenti governativi senza scrupoli. I ribelli spiegano a Neo la più terribile delle verità: il mondo come lo conosciamo è una simulazione, un programma, Matrix, appunto. Tutti noi viviamo in realtà in gigantesche incubatrici per fungere da pile umane alle macchine che si sono ribellate e hanno preso il potere. Uno spinotto attaccato alla base del cranio ci illude tuttavia di essere liberi, di avere una vita, un lavoro, delle relazioni. Nulla di tutto questo è vero, siamo solo batterie viventi per i robot. Solo un piccolo nucleo di ribelli si è staccato lo spinotto e vive nel mondo reale, combattendo le macchine. La storia poi si svilupperà in due sequel, complicandosi e attorcigliandosi parecchio, perdendo molta della sua carica innovativa iniziale, dovuta anche alla creazione di un'estetica particolarissima e a degli effetti speciali allora mai visti.
Il tema del mondo fittizio, tuttavia, doveva essere nell'aria, in quel periodo, se è vero che esattamente l'anno prima, nel 1998, era uscito nelle sale The Truman Show, di Peter Weir. In questo caso, la simulazione non era digitale, come nel caso di Matrix, ma analogica: attorno a Truman Burbank (il protagonista, interpretato da Jim Carrey) è stato costruito un gigantesco set, in cui egli inconsapevolmente vive sin dalla sua nascita. Un vero e proprio reality di durata decennale, seguito da miliardi di persone, il cui protagonista però è all'oscuro di tutto, manipolato dal cinico regista con manie di grandezza Christof (Ed Harris). The Truman Show è a sua volta ispirato a due episodi di The Twilight Zone, popolare serie tv conosciuta in Italia come Ai confini della realtà, in particolare all'episodio A World of Difference, del 1960, in cui un uomo d'affari sente un regista gridare «taglia!» e scopre di vivere dentro uno spettacolo televisivo, e a Special Service, del 1989, in cui un uomo nota una telecamera dietro uno specchio e, anche in questo caso, capisce di vivere dentro a uno show montato ad arte per gli spettatori.
Sia in The Truman Show che in Matrix l'illusione viene spezzata dal brusco risveglio del protagonista: autonomo, nel caso di Truman, che mette in fila tutta una serie di incongruenze, stranezze e gaffe della produzione per prendere coscienza della sua condizione e scappare dalla sua bolla; guidato dai ribelli, nel caso di Neo, che viene convinto dal suo mentore, Morpheus (Laurence Fishburne) a ingoiare la famosa pillola rossa, viatico alla scoperta della realtà. Uscire dalla caverna platonica (forse il mito filosofico originario a cui si rifanno tutte queste narrazioni, prima di Putnam e di Cartesio) è un passaggio necessario per consolare lo spettatore, ma forse è anche il punto filosoficamente più deludente delle due pellicole. Lo notò, con grande acume, Jean Baudrillard, che rispedì al mittente l'esplicito omaggio dei fratelli Wachowski (nel film appare la copertina di Simulacra and simulations) e tuonò: «Matrix è un po' il film sulla Matrice che avrebbe potuto fabbricare la Matrice», disse. Nella pellicola, i personaggi o sono nel mondo vero o sono nel mondo finto. «In effetti», spiegò Baudrillard, «sarebbe interessante mostrare ciò che accade sul punto di giuntura dei due mondi».
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Se fossimo cervelli in una vasca, sapremmo di essere cervelli in una vasca? Il quesito è del tipo che può venire in mente solo a un filosofo, nello specifico allo statunitense Hilary Putnam, che nel 1981 ipotizzò esattamente uno scenario di questo tipo. Putnam si trovò a immaginare che l'intera esperienza del mondo che sperimentiamo sia una simulazione.Tutto ciò che vediamo intorno a noi potrebbe essere falso, illusorio, frutto unicamente di impulsi elettrici inviati al nostro cervello, immerso in una vasca e collegato a qualche supercomputer in grado di creare una realtà fittizia da inviare sotto forma di input al nostro cervello e di farglielo elaborare come esperienza vera. Si tratta, lo si capisce bene, di una variazione sul tema del malin génie di Cartesio «che abbia impiegato tutta la sua industria ad ingannarmi. Io penserò che il cielo, l'aria, la terra, i colori, le figure, i suoni e tutte le cose esterne che vediamo, non siano che illusioni e inganni, di cui egli si serve per sorprendere la mia credulità». Si tratta di ipotesi operative, casi di scuola per mettere alla prova la nostra esperienza del mondo di fronte a dubbi estremi. Roba che, come detto, ossessiona i filosofi ma non toglie certo il sonno al resto dell'umanità. Almeno dal 1999, tuttavia, tale problematica gnoseologica ha conosciuto una popolarizzazione amplissima grazie a uno dei film più iconici della storia del cinema. Parliamo, ovviamente, di Matrix: la pellicola scritta e diretta dai fratelli Andy e Larry Wachowski (oggi Lilly e Lana Wachowski: hanno cambiato sesso entrambi). Il tema è noto: un hacker, Neo, interpretato da Keanu Reeves, viene contattato da una misteriosa organizzazione clandestina e, al contempo, braccato da agenti governativi senza scrupoli. I ribelli spiegano a Neo la più terribile delle verità: il mondo come lo conosciamo è una simulazione, un programma, Matrix, appunto. Tutti noi viviamo in realtà in gigantesche incubatrici per fungere da pile umane alle macchine che si sono ribellate e hanno preso il potere. Uno spinotto attaccato alla base del cranio ci illude tuttavia di essere liberi, di avere una vita, un lavoro, delle relazioni. Nulla di tutto questo è vero, siamo solo batterie viventi per i robot. Solo un piccolo nucleo di ribelli si è staccato lo spinotto e vive nel mondo reale, combattendo le macchine. La storia poi si svilupperà in due sequel, complicandosi e attorcigliandosi parecchio, perdendo molta della sua carica innovativa iniziale, dovuta anche alla creazione di un'estetica particolarissima e a degli effetti speciali allora mai visti. Il tema del mondo fittizio, tuttavia, doveva essere nell'aria, in quel periodo, se è vero che esattamente l'anno prima, nel 1998, era uscito nelle sale The Truman Show, di Peter Weir. In questo caso, la simulazione non era digitale, come nel caso di Matrix, ma analogica: attorno a Truman Burbank (il protagonista, interpretato da Jim Carrey) è stato costruito un gigantesco set, in cui egli inconsapevolmente vive sin dalla sua nascita. Un vero e proprio reality di durata decennale, seguito da miliardi di persone, il cui protagonista però è all'oscuro di tutto, manipolato dal cinico regista con manie di grandezza Christof (Ed Harris). The Truman Show è a sua volta ispirato a due episodi di The Twilight Zone, popolare serie tv conosciuta in Italia come Ai confini della realtà, in particolare all'episodio A World of Difference, del 1960, in cui un uomo d'affari sente un regista gridare «taglia!» e scopre di vivere dentro uno spettacolo televisivo, e a Special Service, del 1989, in cui un uomo nota una telecamera dietro uno specchio e, anche in questo caso, capisce di vivere dentro a uno show montato ad arte per gli spettatori. Sia in The Truman Show che in Matrix l'illusione viene spezzata dal brusco risveglio del protagonista: autonomo, nel caso di Truman, che mette in fila tutta una serie di incongruenze, stranezze e gaffe della produzione per prendere coscienza della sua condizione e scappare dalla sua bolla; guidato dai ribelli, nel caso di Neo, che viene convinto dal suo mentore, Morpheus (Laurence Fishburne) a ingoiare la famosa pillola rossa, viatico alla scoperta della realtà. Uscire dalla caverna platonica (forse il mito filosofico originario a cui si rifanno tutte queste narrazioni, prima di Putnam e di Cartesio) è un passaggio necessario per consolare lo spettatore, ma forse è anche il punto filosoficamente più deludente delle due pellicole. Lo notò, con grande acume, Jean Baudrillard, che rispedì al mittente l'esplicito omaggio dei fratelli Wachowski (nel film appare la copertina di Simulacra and simulations) e tuonò: «Matrix è un po' il film sulla Matrice che avrebbe potuto fabbricare la Matrice», disse. Nella pellicola, i personaggi o sono nel mondo vero o sono nel mondo finto. «In effetti», spiegò Baudrillard, «sarebbe interessante mostrare ciò che accade sul punto di giuntura dei due mondi».
Dan Jørgensen
La guerra in Medio Oriente ha modificato le rotte dei flussi di gas naturale e petrolio greggio costringendo i Paesi Ue a cercare altri canali di approvvigionamento. In questa situazione di estrema difficoltà e incertezza, aggravata anche dall’aumento dei prezzi energetici, la Commissione europea, anziché facilitare le importazioni, fa il contrario. Paradossale ma vero. Da gennaio 2027, il regolamento dell’Unione europea sul metano impone agli importatori di gas naturale e petrolio greggio di dimostrare che i Paesi esportatori o i produttori soddisfino i rigorosi requisiti di monitoraggio, rendicontazione e verifica, Mrv, equivalenti agli standard Ue. Una linea ribadita ieri alla riunione del Consiglio Ue Energia a Lussemburgo.
Secondo uno studio condotto da Wood Mackenzie e supportato dall’International association of oil and gas producers, a fronte di queste regole, dal prossimo gennaio la Ue rischia di perdere fino al 43 per cento degli approvvigionamenti di gas e circa l’87 per cento di quelli di petrolio. L’analisi sostiene che, a oggi, nessun Paese esportatore è considerato equivalente all’Ue in termini di Mrv. I volumi di produzione globale di petrolio e gas segnalati ai sensi dell’Ogmp (lo standard globale di riferimento per la trasparenza dei dati ambientali) sono insufficienti.
Dunque, ingenti quantità di petrolio e gas disponibili a livello globale, accessibili all’Europa, rischiano di essere considerate non conformi, esponendo gli importatori al rischio di sanzioni. Mentre i limitati volumi conformi, accessibili al mercato dell’Ue, sarebbero insufficienti a soddisfare la domanda, innescando un divario di approvvigionamento, con gravi ripercussioni sul mercato. Anche in uno scenario più flessibile, in cui dieci Paesi fornitori chiave dell’Ue fossero considerati «equivalenti», i volumi conformi sarebbero comunque insufficienti al fabbisogno Ue.
Alcuni produttori, soprattutto quelli privi di sistemi avanzati di monitoraggio del metano, potrebbero tagliare o sospendere temporaneamente le consegne nell’Unione. Ciò rischia di ridurre il numero dei fornitori europei in un momento di forte concorrenza e orientare i carichi di gas metano e petrolio greggio verso mercati più permissivi. Ne deriverebbe un aumento dei prezzi del gas naturale, del petrolio greggio e dei prodotti raffinati, con conseguenze negative per le famiglie europee e un danno alla competitività industriale.
La conseguenza, rileva lo studio, è una riduzione del 50% della capacità produttiva, e la chiusura di 40 raffinerie dell’Ue. L’Europa, così, passerebbe da esportatore di benzina a importatore netto, con un aumento della spesa di oltre 17 miliardi di dollari all’anno. I prezzi della benzina aumenterebbero del 24 per cento e del gasolio del 16 per cento. Una mannaia per i settori energivori. La riduzione della raffinazione interna rischierebbe infine di compromettere l’obiettivo ambientale dell’Unione.
L’Italia, assieme ad altri 11 Stati membri (Austria, Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Lituania, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Slovacchia e Svezia) ha presentato una nota alla riunione del Consiglio Energia di ieri. Nel documento i 12 ritengono che bisogna rinviare di tre anni l’applicazione degli obblighi del regolamento, perché la sua attuazione non è «attualmente fattibile». Anche la Germania ha definito «urgente» una revisione o il rinvio delle norme.
L’unica concessione della Commissione è di non applicare sanzioni per tre anni per i contratti conclusi entro la fine del 2027. Ma non basta. Solo un rinvio degli obblighi del regolamento potrebbe garantire la continua disponibilità di gas naturale e petrolio greggio da fonti diversificate. Secondo i 12, in questo modo, si potrà anche preservare la posizione contrattuale dell’Ue ed evitare l’aumento dei prezzi innescato dalle normative vincolanti. Ma non è una posizione comune a tutta la Ue e comunque la Commissione tira avanti.
Il commissario europeo all’Energia, Dan Jorgensen, durante la discussione sul regolamento metano al Consiglio Ue, ha escluso una riapertura del dossier. «La Commissione è concentrata sull’implementazione del regolamento metano in modo che non metta a rischio la sicurezza delle forniture. Non stiamo lavorando a un emendamento al regolamento, perché questo aumenterebbe solo l’insicurezza e l’incertezza nel mercato». Il commissario ha aggiunto che l’esecutivo europeo sta lavorando a una raccomandazione per fornire linee guida su come dimostrare il rispetto con i requisiti del regolamento e ha invitato gli Stati membri ad adottare sanzioni. Ma lo stesso Jorgensen, ha detto che «a fine estate potrebbero esserci criticità per le scorte di petrolio e gas».
Ieri è stato siglato il primo accordo tripartito Ue mai realizzato per promuovere lo stoccaggio dell’energia. La Commissione ha riunito 22 Paesi Ue, tra cui anche l’Italia, insieme ai produttori di sistemi di accumulo e di energie rinnovabili e alle industrie energivore, con l’obiettivo di «accelerare l’implementazione dei sistemi di accumulo nel breve termine» nell’Ue.
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