Draghi, l’addio è la supercazzola alle Camere
Mario Draghi (Ansa)
  • Conclusi i 20 mesi del suo mandato tra complimenti e autoassoluzioni: «Buona coscienza del lavoro fatto». Alla vigilia del Consiglio d’Europa ecco la nota sul «corridoio dinamico» per il prezzo del gas. Rinnovato il contratto degli enti locali, ma gli aiuti sono finiti.
  • Stretta dell’Antitrust su luce e gas: istruttoria sulle tariffe maggiorate. Si temono speculazioni. Avviati 4 procedimenti e richieste informazioni a 25 società.

Lo speciale comprende due articoli.

Ultimi giorni di scuola per Mario Draghi. Si concludono i 20 mesi del suo governo, iniziato con le migliori intenzioni, ma finito con un Paese lasciato più in difficoltà di come lo aveva trovato. Non solo per colpa sua, certo, ma il Super Mario che ci si attendeva, l’uomo dei miracoli, alla fine si è mostrato umano e fallibile. Come tutti gli altri. Nel suo ultimo atto si rivolge al Parlamento. Molto insolito da parte sua, lo ha fatto raramente durante il suo mandato. Eppure, dopo mesi di non considerazione e stima, ieri in serata ha inviato una nota informativa a Camera e Senato in sostituzione delle comunicazioni in vista del prossimo Consiglio europeo (quello di oggi). Una relazione quindi, che sembra più che altro un’auto celebrazione: «Un gruppo di 15 Stati membri è favorevole all’idea proposta dall’Italia d’istituire un “corridoio dinamico del prezzo”, ovvero un tetto al prezzo del gas modulabile intorno ai livelli reali di domanda e offerta. Una minoranza di Stati membri tra cui Germania e Paesi Bassi si oppone a questa misura perché teme possa limitare i flussi di gas verso l’Ue. Nel pacchetto di proposte della commissione europea pubblicata il 18/10 compare finalmente il riferimento al “corridoio dinamico dei prezzi del gas”. È essenziale che questo riferimento sia da subito reso operativo» scrive il premier.

Come già scritto su La Verità però, questa proposta è ben lontana dall’idea di tetto al prezzo del gas che l’Italia aveva in principio e sbandierarla come una vittoria è quantomeno una forzatura, un’impuntatura quindi, per rivendicare un successo alla fine della legislatura.

La maggior parte della stampa che lo ha seguito però, lo vede ancora come un Dio: ieri nell’ultimo saluto lo ha celebrato corrisposta da grandissimi ringraziamenti: «Voi in questi 20 mesi, tra pandemia e crisi energetica, avete svolto un servizio straordinario ai cittadini aiutandoli a seguire e comprendere ciò che avviene. Un servizio straordinario anche per la democrazia italiana». Draghi poi ha aggiunto: «Voi, stampa libera, avete avuto dal presidente del Consiglio, da me, il rispetto che si deve alla stampa libera, rispondendo alle domande nel modo più chiaro possibile». Indimenticabili le conferenze stampa della presidenza del Consiglio, soprattutto quelle dell’inizio: si respirava una strana atmosfera di riverenza, per mesi molti cronisti hanno dimenticato di fare domande e pretendere risposte. Non è mancata poi alla fine anche una foto ricordo, insieme ai giornalisti più fedeli.

Ieri si è avuto anche l’ultimo pranzo al Colle. Una prassi alla vigilia dei Consigli Ue. Il presidente Sergio Mattarella lo ha ringraziato insieme ai ministri presenti alla colazione di lavoro al Quirinale per «l’eccellente lavoro svolto e i lusinghieri risultati ottenuti». Il capo dello Stato ha chiesto al presidente Draghi di portare il suo saluto e il suo ringraziamento anche agli altri ministri non presenti alla colazione. Insomma, saluti e ringraziamenti e lo stesso Draghi si è detto soddisfatto del lavoro svolto: «È stata una esperienza straordinaria di cui sono straordinariamente contento, finisce in una maniera molto soddisfacente, con la buona coscienza del lavoro fatto questa è la cosa più importante».

Coscienza pulita quindi per il premier, ma anche cuor leggero, perché sa che la parte difficile deve ancora arrivare e che alla fine dei giochi, nonostante qualche inciampo sul percorso e notevoli ritardi e incertezze sulle decisioni di prendere, alla fine lui ne uscirà pulito. E quando arriverà l’inverno, quello vero, al suo posto ci sarà qualcun altro. Lo dimostra il silenzio sull’ultima domanda: «Presidente è ottimista per il futuro del Paese?».

Dopo i salamelecchi si torna al lavoro e la giornata si conclude con l’ultimo Consiglio dei ministri in cui si dà spazio a provvedimenti non proprio urgentissimi, per poi finire i soldi per gli aiuti agli italiani. Si è dato infatti il via libera al nuovo contratto collettivo nazionale 2019-2021 del comparto Funzioni locali, che riguarda circa 430.000 dipendenti di Regioni, Province, Comuni e Camere di commercio, e all’accordo per il personale della carriera diplomatica. Il governo Draghi ha trovato il tempo e soprattutto i fondi per questi rinnovi contrattuali e «il prossimo rinnovo riguarderà il personale dell’Istruzione e della ricerca, per cui sono in corso le trattative», ha chiarito il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, che naturalmente esprime soddisfazione per il risultato ottenuto. E andrebbe anche bene, se non fosse che nello stesso Consiglio dei ministri, per quanto riguarda il dl Aiuti, sono stati sospesi, almeno fino alla verifica del plafond, i bonus di 200 e 150 euro per i professionisti. La sospensione che definiscono come «temporanea» è dovuta alla «necessità di aggiornare, riorganizzando internamente alle direzioni generali del ministero, il sistema di monitoraggio della spesa tenuto conto del plafond complessivo previsto dalla norma». Un modo carino per dire che bisogna vedere se ci sono le coperture insomma. Non un granché, considerato che si attendono ancora 9 dei 10 miliardi di extraprofitti chiesti alle imprese energetiche. Uno forse dei più clamorosi errori del governo Draghi almeno negli ultimi mesi. Sono stati però prorogati fino al 18 novembre il taglio delle accise e la sforbiciata dell’Iva sui carburanti.


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