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2022-10-20
Draghi, l’addio è la supercazzola alle Camere
Mario Draghi (Ansa)
Ultimi giorni di scuola per Mario Draghi. Si concludono i 20 mesi del suo governo, iniziato con le migliori intenzioni, ma finito con un Paese lasciato più in difficoltà di come lo aveva trovato. Non solo per colpa sua, certo, ma il Super Mario che ci si attendeva, l’uomo dei miracoli, alla fine si è mostrato umano e fallibile. Come tutti gli altri. Nel suo ultimo atto si rivolge al Parlamento. Molto insolito da parte sua, lo ha fatto raramente durante il suo mandato. Eppure, dopo mesi di non considerazione e stima, ieri in serata ha inviato una nota informativa a Camera e Senato in sostituzione delle comunicazioni in vista del prossimo Consiglio europeo (quello di oggi). Una relazione quindi, che sembra più che altro un’auto celebrazione: «Un gruppo di 15 Stati membri è favorevole all’idea proposta dall’Italia d’istituire un “corridoio dinamico del prezzo”, ovvero un tetto al prezzo del gas modulabile intorno ai livelli reali di domanda e offerta. Una minoranza di Stati membri tra cui Germania e Paesi Bassi si oppone a questa misura perché teme possa limitare i flussi di gas verso l’Ue. Nel pacchetto di proposte della commissione europea pubblicata il 18/10 compare finalmente il riferimento al “corridoio dinamico dei prezzi del gas”. È essenziale che questo riferimento sia da subito reso operativo» scrive il premier.
Come già scritto su La Verità però, questa proposta è ben lontana dall’idea di tetto al prezzo del gas che l’Italia aveva in principio e sbandierarla come una vittoria è quantomeno una forzatura, un’impuntatura quindi, per rivendicare un successo alla fine della legislatura.
La maggior parte della stampa che lo ha seguito però, lo vede ancora come un Dio: ieri nell’ultimo saluto lo ha celebrato corrisposta da grandissimi ringraziamenti: «Voi in questi 20 mesi, tra pandemia e crisi energetica, avete svolto un servizio straordinario ai cittadini aiutandoli a seguire e comprendere ciò che avviene. Un servizio straordinario anche per la democrazia italiana». Draghi poi ha aggiunto: «Voi, stampa libera, avete avuto dal presidente del Consiglio, da me, il rispetto che si deve alla stampa libera, rispondendo alle domande nel modo più chiaro possibile». Indimenticabili le conferenze stampa della presidenza del Consiglio, soprattutto quelle dell’inizio: si respirava una strana atmosfera di riverenza, per mesi molti cronisti hanno dimenticato di fare domande e pretendere risposte. Non è mancata poi alla fine anche una foto ricordo, insieme ai giornalisti più fedeli.
Ieri si è avuto anche l’ultimo pranzo al Colle. Una prassi alla vigilia dei Consigli Ue. Il presidente Sergio Mattarella lo ha ringraziato insieme ai ministri presenti alla colazione di lavoro al Quirinale per «l’eccellente lavoro svolto e i lusinghieri risultati ottenuti». Il capo dello Stato ha chiesto al presidente Draghi di portare il suo saluto e il suo ringraziamento anche agli altri ministri non presenti alla colazione. Insomma, saluti e ringraziamenti e lo stesso Draghi si è detto soddisfatto del lavoro svolto: «È stata una esperienza straordinaria di cui sono straordinariamente contento, finisce in una maniera molto soddisfacente, con la buona coscienza del lavoro fatto questa è la cosa più importante».
Coscienza pulita quindi per il premier, ma anche cuor leggero, perché sa che la parte difficile deve ancora arrivare e che alla fine dei giochi, nonostante qualche inciampo sul percorso e notevoli ritardi e incertezze sulle decisioni di prendere, alla fine lui ne uscirà pulito. E quando arriverà l’inverno, quello vero, al suo posto ci sarà qualcun altro. Lo dimostra il silenzio sull’ultima domanda: «Presidente è ottimista per il futuro del Paese?».
Dopo i salamelecchi si torna al lavoro e la giornata si conclude con l’ultimo Consiglio dei ministri in cui si dà spazio a provvedimenti non proprio urgentissimi, per poi finire i soldi per gli aiuti agli italiani. Si è dato infatti il via libera al nuovo contratto collettivo nazionale 2019-2021 del comparto Funzioni locali, che riguarda circa 430.000 dipendenti di Regioni, Province, Comuni e Camere di commercio, e all’accordo per il personale della carriera diplomatica. Il governo Draghi ha trovato il tempo e soprattutto i fondi per questi rinnovi contrattuali e «il prossimo rinnovo riguarderà il personale dell’Istruzione e della ricerca, per cui sono in corso le trattative», ha chiarito il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, che naturalmente esprime soddisfazione per il risultato ottenuto. E andrebbe anche bene, se non fosse che nello stesso Consiglio dei ministri, per quanto riguarda il dl Aiuti, sono stati sospesi, almeno fino alla verifica del plafond, i bonus di 200 e 150 euro per i professionisti. La sospensione che definiscono come «temporanea» è dovuta alla «necessità di aggiornare, riorganizzando internamente alle direzioni generali del ministero, il sistema di monitoraggio della spesa tenuto conto del plafond complessivo previsto dalla norma». Un modo carino per dire che bisogna vedere se ci sono le coperture insomma. Non un granché, considerato che si attendono ancora 9 dei 10 miliardi di extraprofitti chiesti alle imprese energetiche. Uno forse dei più clamorosi errori del governo Draghi almeno negli ultimi mesi. Sono stati però prorogati fino al 18 novembre il taglio delle accise e la sforbiciata dell’Iva sui carburanti.
Stretta dell’Antitrust su luce e gas: istruttoria sulle tariffe maggiorate
Giro di vite dell’Antitrust su diverse società energetiche. In particolare, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato presieduta da Roberto Rustichelli ha avviato quattro procedimenti istruttori - e altrettanti sub-procedimenti cautelari - nei confronti di Iren, Iberdrola, E.On e Dolomiti, compagnie specializzate nella fornitura di energia elettrica e gas naturale sul mercato libero.
Inoltre, ha inviato una richiesta di informazioni ad altre 25 società: A2A energia, Acea energia, Agsm energia, Alleanza luce & gas, Alperia, Amgas, Argos, Audax energia, Axpo Italia, Bluenergy group, Duferco energia, Edison energia, Enegan, Enel energia, Engie Italia, Eni Plenitude, Enne energia, Estra energie, Hera comm, Illumia, Optima Italia, Repower Italia, Sinergas, Sorgenia, Wekiwi.
Il timore è chiaramente che le società coinvolte nelle indagini abbiano beneficiato ben oltre misura dell’attuale situazione che vede i prezzi unitari della materia prima alle stelle. Detto in parole povere, si temono speculazioni.
Più in dettaglio, sono finite sotto la lente le proposte di modifica al rialzo del prezzo di fornitura di energia elettrica e gas naturale, in contrasto al dl Aiuti bis. La norma in questione aveva messo in pausa, fino al 30 aprile 2023, l’efficacia delle clausole contrattuali che consentono alle società di modificare verso l’alto il prezzo di fornitura.
Quello che viene contestato dall’Antitrust ad Iberdrola ed E.On è la comunicazione con cui le società hanno rappresentato agli utenti la risoluzione del contratto di fornitura per eccessiva onerosità sopravvenuta. In pratica, perché il prezzo del gas aveva raggiunto livelli troppo alti e per questo veniva proposto un contratto a condizioni decisamente peggiori.
A Dolomiti, invece, viene contestata l’efficacia delle comunicazioni di modifica unilaterale del prezzo di fornitura perché inviate prima dell’entrata in vigore del decreto Aiuti bis (10 agosto 2022), mentre la norma fa salve solo le modifiche unilaterali «perfezionate» ovvero effettivamente applicate prima della stessa data.
A Iren viene invece criticata la comunicazione relativa alla scadenza di tutte le offerte a prezzo fisso con l’offerta di nuove e peggiorative condizioni economiche o la possibilità di recedere dalla fornitura.
A Iberdrola e Dolomiti viene anche contestata l’ingannevolezza delle comunicazioni che evidenzierebbero l’impossibilità di fornire energia elettrica al prezzo contrattualmente stabilito a causa dell’aumento del prezzo del gas naturale, in espressa e grave contraddizione con le affermazioni diffuse nei messaggi promozionali, secondo le quali l’energia elettrica venduta proverrebbe esclusivamente da fonti rinnovabili.
Dopo aver sentito le imprese e consentito loro, entro breve termine, l’esercizio del diritto di difesa, l’Autorità concluderà i sub-procedimenti valutando se ricorreranno i presupposti per adottare eventuali provvedimenti cautelari.
Ci sono poi altre 25 società fornitrici di energia elettrica e gas naturale a cui l’Autorità ha inviato una richiesta di informazioni per acquisire copia di eventuali comunicazioni illecite mandate ai consumatori a partire dal primo maggio 2022. I messaggi in particolare erano relativi alle modifiche unilaterali delle condizioni economiche di fornitura o anche alla rinegoziazione, sostituzione o aggiornamento applicate dopo il 10 agosto 2022. L’obiettivo dell’Antitrust è capire se siano state attuate condotte non rispettose dei diritti dei consumatori.
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Conclusi i 20 mesi del suo mandato tra complimenti e autoassoluzioni: «Buona coscienza del lavoro fatto». Alla vigilia del Consiglio d’Europa ecco la nota sul «corridoio dinamico» per il prezzo del gas. Rinnovato il contratto degli enti locali, ma gli aiuti sono finiti.Stretta dell’Antitrust su luce e gas: istruttoria sulle tariffe maggiorate. Si temono speculazioni. Avviati 4 procedimenti e richieste informazioni a 25 società. Lo speciale comprende due articoli.Ultimi giorni di scuola per Mario Draghi. Si concludono i 20 mesi del suo governo, iniziato con le migliori intenzioni, ma finito con un Paese lasciato più in difficoltà di come lo aveva trovato. Non solo per colpa sua, certo, ma il Super Mario che ci si attendeva, l’uomo dei miracoli, alla fine si è mostrato umano e fallibile. Come tutti gli altri. Nel suo ultimo atto si rivolge al Parlamento. Molto insolito da parte sua, lo ha fatto raramente durante il suo mandato. Eppure, dopo mesi di non considerazione e stima, ieri in serata ha inviato una nota informativa a Camera e Senato in sostituzione delle comunicazioni in vista del prossimo Consiglio europeo (quello di oggi). Una relazione quindi, che sembra più che altro un’auto celebrazione: «Un gruppo di 15 Stati membri è favorevole all’idea proposta dall’Italia d’istituire un “corridoio dinamico del prezzo”, ovvero un tetto al prezzo del gas modulabile intorno ai livelli reali di domanda e offerta. Una minoranza di Stati membri tra cui Germania e Paesi Bassi si oppone a questa misura perché teme possa limitare i flussi di gas verso l’Ue. Nel pacchetto di proposte della commissione europea pubblicata il 18/10 compare finalmente il riferimento al “corridoio dinamico dei prezzi del gas”. È essenziale che questo riferimento sia da subito reso operativo» scrive il premier.Come già scritto su La Verità però, questa proposta è ben lontana dall’idea di tetto al prezzo del gas che l’Italia aveva in principio e sbandierarla come una vittoria è quantomeno una forzatura, un’impuntatura quindi, per rivendicare un successo alla fine della legislatura. La maggior parte della stampa che lo ha seguito però, lo vede ancora come un Dio: ieri nell’ultimo saluto lo ha celebrato corrisposta da grandissimi ringraziamenti: «Voi in questi 20 mesi, tra pandemia e crisi energetica, avete svolto un servizio straordinario ai cittadini aiutandoli a seguire e comprendere ciò che avviene. Un servizio straordinario anche per la democrazia italiana». Draghi poi ha aggiunto: «Voi, stampa libera, avete avuto dal presidente del Consiglio, da me, il rispetto che si deve alla stampa libera, rispondendo alle domande nel modo più chiaro possibile». Indimenticabili le conferenze stampa della presidenza del Consiglio, soprattutto quelle dell’inizio: si respirava una strana atmosfera di riverenza, per mesi molti cronisti hanno dimenticato di fare domande e pretendere risposte. Non è mancata poi alla fine anche una foto ricordo, insieme ai giornalisti più fedeli.Ieri si è avuto anche l’ultimo pranzo al Colle. Una prassi alla vigilia dei Consigli Ue. Il presidente Sergio Mattarella lo ha ringraziato insieme ai ministri presenti alla colazione di lavoro al Quirinale per «l’eccellente lavoro svolto e i lusinghieri risultati ottenuti». Il capo dello Stato ha chiesto al presidente Draghi di portare il suo saluto e il suo ringraziamento anche agli altri ministri non presenti alla colazione. Insomma, saluti e ringraziamenti e lo stesso Draghi si è detto soddisfatto del lavoro svolto: «È stata una esperienza straordinaria di cui sono straordinariamente contento, finisce in una maniera molto soddisfacente, con la buona coscienza del lavoro fatto questa è la cosa più importante». Coscienza pulita quindi per il premier, ma anche cuor leggero, perché sa che la parte difficile deve ancora arrivare e che alla fine dei giochi, nonostante qualche inciampo sul percorso e notevoli ritardi e incertezze sulle decisioni di prendere, alla fine lui ne uscirà pulito. E quando arriverà l’inverno, quello vero, al suo posto ci sarà qualcun altro. Lo dimostra il silenzio sull’ultima domanda: «Presidente è ottimista per il futuro del Paese?». Dopo i salamelecchi si torna al lavoro e la giornata si conclude con l’ultimo Consiglio dei ministri in cui si dà spazio a provvedimenti non proprio urgentissimi, per poi finire i soldi per gli aiuti agli italiani. Si è dato infatti il via libera al nuovo contratto collettivo nazionale 2019-2021 del comparto Funzioni locali, che riguarda circa 430.000 dipendenti di Regioni, Province, Comuni e Camere di commercio, e all’accordo per il personale della carriera diplomatica. Il governo Draghi ha trovato il tempo e soprattutto i fondi per questi rinnovi contrattuali e «il prossimo rinnovo riguarderà il personale dell’Istruzione e della ricerca, per cui sono in corso le trattative», ha chiarito il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, che naturalmente esprime soddisfazione per il risultato ottenuto. E andrebbe anche bene, se non fosse che nello stesso Consiglio dei ministri, per quanto riguarda il dl Aiuti, sono stati sospesi, almeno fino alla verifica del plafond, i bonus di 200 e 150 euro per i professionisti. La sospensione che definiscono come «temporanea» è dovuta alla «necessità di aggiornare, riorganizzando internamente alle direzioni generali del ministero, il sistema di monitoraggio della spesa tenuto conto del plafond complessivo previsto dalla norma». Un modo carino per dire che bisogna vedere se ci sono le coperture insomma. Non un granché, considerato che si attendono ancora 9 dei 10 miliardi di extraprofitti chiesti alle imprese energetiche. Uno forse dei più clamorosi errori del governo Draghi almeno negli ultimi mesi. Sono stati però prorogati fino al 18 novembre il taglio delle accise e la sforbiciata dell’Iva sui carburanti.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/draghi-laddio-e-la-supercazzola-alle-camere-2658475943.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="stretta-dellantitrust-su-luce-e-gas-istruttoria-sulle-tariffe-maggiorate" data-post-id="2658475943" data-published-at="1666207276" data-use-pagination="False"> Stretta dell’Antitrust su luce e gas: istruttoria sulle tariffe maggiorate Giro di vite dell’Antitrust su diverse società energetiche. In particolare, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato presieduta da Roberto Rustichelli ha avviato quattro procedimenti istruttori - e altrettanti sub-procedimenti cautelari - nei confronti di Iren, Iberdrola, E.On e Dolomiti, compagnie specializzate nella fornitura di energia elettrica e gas naturale sul mercato libero. Inoltre, ha inviato una richiesta di informazioni ad altre 25 società: A2A energia, Acea energia, Agsm energia, Alleanza luce & gas, Alperia, Amgas, Argos, Audax energia, Axpo Italia, Bluenergy group, Duferco energia, Edison energia, Enegan, Enel energia, Engie Italia, Eni Plenitude, Enne energia, Estra energie, Hera comm, Illumia, Optima Italia, Repower Italia, Sinergas, Sorgenia, Wekiwi. Il timore è chiaramente che le società coinvolte nelle indagini abbiano beneficiato ben oltre misura dell’attuale situazione che vede i prezzi unitari della materia prima alle stelle. Detto in parole povere, si temono speculazioni. Più in dettaglio, sono finite sotto la lente le proposte di modifica al rialzo del prezzo di fornitura di energia elettrica e gas naturale, in contrasto al dl Aiuti bis. La norma in questione aveva messo in pausa, fino al 30 aprile 2023, l’efficacia delle clausole contrattuali che consentono alle società di modificare verso l’alto il prezzo di fornitura. Quello che viene contestato dall’Antitrust ad Iberdrola ed E.On è la comunicazione con cui le società hanno rappresentato agli utenti la risoluzione del contratto di fornitura per eccessiva onerosità sopravvenuta. In pratica, perché il prezzo del gas aveva raggiunto livelli troppo alti e per questo veniva proposto un contratto a condizioni decisamente peggiori. A Dolomiti, invece, viene contestata l’efficacia delle comunicazioni di modifica unilaterale del prezzo di fornitura perché inviate prima dell’entrata in vigore del decreto Aiuti bis (10 agosto 2022), mentre la norma fa salve solo le modifiche unilaterali «perfezionate» ovvero effettivamente applicate prima della stessa data. A Iren viene invece criticata la comunicazione relativa alla scadenza di tutte le offerte a prezzo fisso con l’offerta di nuove e peggiorative condizioni economiche o la possibilità di recedere dalla fornitura. A Iberdrola e Dolomiti viene anche contestata l’ingannevolezza delle comunicazioni che evidenzierebbero l’impossibilità di fornire energia elettrica al prezzo contrattualmente stabilito a causa dell’aumento del prezzo del gas naturale, in espressa e grave contraddizione con le affermazioni diffuse nei messaggi promozionali, secondo le quali l’energia elettrica venduta proverrebbe esclusivamente da fonti rinnovabili. Dopo aver sentito le imprese e consentito loro, entro breve termine, l’esercizio del diritto di difesa, l’Autorità concluderà i sub-procedimenti valutando se ricorreranno i presupposti per adottare eventuali provvedimenti cautelari. Ci sono poi altre 25 società fornitrici di energia elettrica e gas naturale a cui l’Autorità ha inviato una richiesta di informazioni per acquisire copia di eventuali comunicazioni illecite mandate ai consumatori a partire dal primo maggio 2022. I messaggi in particolare erano relativi alle modifiche unilaterali delle condizioni economiche di fornitura o anche alla rinegoziazione, sostituzione o aggiornamento applicate dopo il 10 agosto 2022. L’obiettivo dell’Antitrust è capire se siano state attuate condotte non rispettose dei diritti dei consumatori.
Nicole Minetti e Carlo Nordio (Getty Images)
Se esiste, il complotto però a me pare che lo abbiano fabbricato direttamente lassù sul Colle. Altro che barbe finte, missioni sotto copertura, provocazioni di potenze straniere: l’operazione Disgrazia è tutta farina del sacco del Quirinale. E se Mattarella è in imbarazzo, come dicono, deve ringraziare qualche suo collaboratore. Del resto, è stato lo stesso portavoce di Mattarella a chiarire i contorni della faccenda l’11 aprile, quando iniziarono le prime polemiche per il provvedimento che cancellava le pene inflitte all’ex igienista dentale di Silvio Berlusconi. «La concessione dell’atto di clemenza - in favore del quale si è espresso il competente procuratore generale della Corte d’appello in un ampio parere - si è fondata anche sulle gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore della Minetti, che necessita di assistenza e cure particolari presso ospedali altamente specializzati». Ora il concetto è stato ribadito da un nuovo commento rilasciato alle agenzie, in cui si sottolinea il ruolo della Procura generale. E, come ci ricordano ogni giorno i quirinalisti, ossia quella curiosa categoria di giornalisti che raccoglie ogni sospiro del presidente, il capo dello Stato è un fine giurista, ossia una persona che pesa le parole. Dunque, se ci fosse stato anche un lontanissimo sospetto che l’operazione Minetti fosse in qualche modo manovrata dall’esterno, il sempre cauto Mattarella non avrebbe certo autorizzato quella nota. Non solo: leggendo il comunicato balza all’occhio come si faccia riferimento non soltanto alle condizioni di salute del bambino adottato dalla coppia Minetti-Cipriani, ma soprattutto all’ampio parere del procuratore generale della Corte d’appello. Non si parla del ministero, dell’opinione di Nordio o dei suoi collaboratori, ma esclusivamente del via libera formulato dal giudice competente a esprimersi sulle richieste di grazia. Nei fatti, è così confermato che il ruolo del ministero, in questo ma anche in altre misure di clemenza, è assolutamente marginale, perché a via Arenula compete solo la consultazione del casellario, per evidenziare eventuali pendenze penali, e l’invio della pratica alla Procura, oltre che, nel caso questa tardi a rispondere entro i termini fissati, un eventuale sollecito per ottenere la risposta.
Nel tentativo di sviare la responsabilità del Colle che, come da sentenza della Corte costituzionale, è il solo titolare del potere di grazia, qualcuno ha pure provato ad alzare un polverone, sostenendo che il ministero avrebbe omesso, nel passare la pratica al procuratore generale, di richiedere indagini all’estero. In pratica, Nordio e compagni (alla giustizia operano molti esponenti di Magistratura democratica) si sarebbero «dimenticati» di ordinare le rogatorie per conoscere le «attività» estere della coppia Minetti-Cipriani, ovvero se in Uruguay l’ex consigliere regionale conducesse uno «stile di vita» (la definizione è della Procura generale) censurabile. Ma, come si fa notare al ministero, la richiesta di grazia non è un procedimento penale, bensì un atto amministrativo nella disponibilità del capo dello Stato. Dunque, non segue l’iter penale. E del resto, Nordio non ha al suo servizio la polizia giudiziaria (che, invece, è agli ordini dei pm) e quindi le richieste di approfondimento inviate a Milano sono le stesse che si formulano in questi casi, né più né meno. E se le risposte non piacevano, come fanno notare in tribunale a loro volta con una nota, il ministero e il Quirinale potevano rimandarle indietro e sollecitare un ulteriore approfondimento. Cosa che non è avvenuta.
In conclusione, nonostante ci sia chi prova a immaginare complottoni o depistaggi degli 007 stranieri, la faccenda nasce al Quirinale e si sviluppa con una serie di suggestioni giornalistiche tutte da dimostrare. Certo, se le informazioni alla base della storia sono come quelle di Sigfrido Ranucci sui viaggi del ministro della Giustizia, la questione non finisce qui.
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Francesca Nanni (Ansa)
Ama la serenità bucolica dell’orto ma le patate bollenti finite sulla sua scrivania non le ha coltivate lei. Francesca Nanni, 66 anni, procuratore generale (preferisce il maschile anche se è la prima donna a ricoprire il ruolo a Milano) si è ritrovata davanti i due tuberi più esplosivi dell’anno, mediaticamente del decennio. Si sa quanto il processo mediatico solletichi la vanità dei pm d’assalto ma lei non lo è, tutt’altro. Preferirebbe continuare a rappresentare la Giustizia con la maiuscola, a far funzionare l’ufficio come un orologio svizzero e a concedersi Paradise dei Coldplay la sera nel momento del relax.
Tutto questo prima del terremoto: il tritacarne di Garlasco e la grazia avvelenata a Nicole Minetti. Una doppietta da emicrania, nodi intricati fra sciatterie e pasticci combinati da altri, ai quali deve porre rimedio non solo per chiudere i dossier in nome della verità. Ma anche per restituire credibilità alla magistratura agli occhi dell’opinione pubblica e pure del Quirinale. Due finali di Champions League: la prima per far luce all’omicidio di Chiara Poggi 19 anni dopo, con un condannato da scagionare (Alberto Stasi), un nuovo sospettato da valutare (Andrea Sempio) senza poter sbagliare niente. Nel ventennio della vergogna è stato già sbagliato tutto. Titolo: Sempio dopo lo scempio. Nanni ha già cambiato passo: «Non sarà uno studio né veloce né facile, ma un’analisi attenta, anche per valutare se chiedere ulteriori atti». Piedi di piombo prima di chiedere la revisione.
L’altra patata bollente è perfino più a rischio ustioni. C’è una grazia trasformata in disgrazia per carenza di indagini, c’è da approfondire la vita dell’ex igienista dentale in Uruguay con il compagno e il ranch multiuso. Gli investigatori hanno avuto un anno di tempo per non scoprire ciò che era sotto gli occhi di tutti: bastava leggere Chi. Ora tocca a Nanni rimediare, sono le seccature dei gradi. Ha già sottolineato: «Speriamo di poter chiarire nell’interesse di tutti. Magari non siamo stati perspicaci ma diligenti si. Quello che ci è stato detto di fare l’abbiamo fatto». Poi ha coinvolto l’Interpol «perché i fatti riportati dalla stampa sono molto gravi ma vanno verificati. Voglio accertarli prima come cittadina, poi come magistrata e infine come magistrata coinvolta nella vicenda».
Francesca Nanni è nata a Millesimo (Savona) da madre toscana e padre bolognese, è in magistratura dal 1986 e vanta una carriera di prim’ordine: pm a Sanremo, poi all’Antimafia a Genova, procuratore a Cuneo e a Cagliari prima del salto definitivo a Milano. Nella sua storia ci sono vittorie ottenute con l’applicazione e il lavoro; fa parte della generazione boomer, testa bassa e pedalare. A Cuneo smaschera un traffico illegale di cuccioli (operazione Nero Wolf). A Cagliari ha il merito di riaprire il caso di Beniamino Zuncheddu; è la prima a credere nell’innocenza dell’uomo in carcere da 32 anni, la più lunga «ingiusta detenzione» italiana.
Arrivata a Milano deve affrontare il possibile rientro di sette ex terroristi rossi dall’esilio dorato a Parigi grazie alla dottrina Mitterrand. «Questi signori vengano riportati in Italia e le pene siano eseguite, altre valutazioni sono fuori luogo». Quando l’estradizione viene negata si attiva invano per «valutare se nell’ordinamento francese c’è la possibilità di un’impugnazione». Nel tempo libero il Procuratore generale Nanni predilige la palestra (body pump, il sollevamento pesi a ritmo di musica) e qualche weekend nella casa in Liguria fra ortensie, ortaggi, frutteto e pesca d’altura al tonno.
Nel referendum è scesa in campo con il partito del No, fu lei a dire a Carlo Nordio: «Mi consenta signor ministro, questa riforma ha un carattere punitivo che non meritiamo». Plurale imprudente. Lei certamente no, ma le due patate incandescenti sulla scrivania di mogano mostrano un sistema giudiziario disarticolato, bisognoso di profonda revisione. E confermano l’emendamento Gino Bartali («Tutto sbagliato, tutto da rifare»). Che non era Nordio e neppure Piero Calamandrei ma di pedalate se ne intendeva.
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