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2022-10-20
Draghi, l’addio è la supercazzola alle Camere
Mario Draghi (Ansa)
Ultimi giorni di scuola per Mario Draghi. Si concludono i 20 mesi del suo governo, iniziato con le migliori intenzioni, ma finito con un Paese lasciato più in difficoltà di come lo aveva trovato. Non solo per colpa sua, certo, ma il Super Mario che ci si attendeva, l’uomo dei miracoli, alla fine si è mostrato umano e fallibile. Come tutti gli altri. Nel suo ultimo atto si rivolge al Parlamento. Molto insolito da parte sua, lo ha fatto raramente durante il suo mandato. Eppure, dopo mesi di non considerazione e stima, ieri in serata ha inviato una nota informativa a Camera e Senato in sostituzione delle comunicazioni in vista del prossimo Consiglio europeo (quello di oggi). Una relazione quindi, che sembra più che altro un’auto celebrazione: «Un gruppo di 15 Stati membri è favorevole all’idea proposta dall’Italia d’istituire un “corridoio dinamico del prezzo”, ovvero un tetto al prezzo del gas modulabile intorno ai livelli reali di domanda e offerta. Una minoranza di Stati membri tra cui Germania e Paesi Bassi si oppone a questa misura perché teme possa limitare i flussi di gas verso l’Ue. Nel pacchetto di proposte della commissione europea pubblicata il 18/10 compare finalmente il riferimento al “corridoio dinamico dei prezzi del gas”. È essenziale che questo riferimento sia da subito reso operativo» scrive il premier.
Come già scritto su La Verità però, questa proposta è ben lontana dall’idea di tetto al prezzo del gas che l’Italia aveva in principio e sbandierarla come una vittoria è quantomeno una forzatura, un’impuntatura quindi, per rivendicare un successo alla fine della legislatura.
La maggior parte della stampa che lo ha seguito però, lo vede ancora come un Dio: ieri nell’ultimo saluto lo ha celebrato corrisposta da grandissimi ringraziamenti: «Voi in questi 20 mesi, tra pandemia e crisi energetica, avete svolto un servizio straordinario ai cittadini aiutandoli a seguire e comprendere ciò che avviene. Un servizio straordinario anche per la democrazia italiana». Draghi poi ha aggiunto: «Voi, stampa libera, avete avuto dal presidente del Consiglio, da me, il rispetto che si deve alla stampa libera, rispondendo alle domande nel modo più chiaro possibile». Indimenticabili le conferenze stampa della presidenza del Consiglio, soprattutto quelle dell’inizio: si respirava una strana atmosfera di riverenza, per mesi molti cronisti hanno dimenticato di fare domande e pretendere risposte. Non è mancata poi alla fine anche una foto ricordo, insieme ai giornalisti più fedeli.
Ieri si è avuto anche l’ultimo pranzo al Colle. Una prassi alla vigilia dei Consigli Ue. Il presidente Sergio Mattarella lo ha ringraziato insieme ai ministri presenti alla colazione di lavoro al Quirinale per «l’eccellente lavoro svolto e i lusinghieri risultati ottenuti». Il capo dello Stato ha chiesto al presidente Draghi di portare il suo saluto e il suo ringraziamento anche agli altri ministri non presenti alla colazione. Insomma, saluti e ringraziamenti e lo stesso Draghi si è detto soddisfatto del lavoro svolto: «È stata una esperienza straordinaria di cui sono straordinariamente contento, finisce in una maniera molto soddisfacente, con la buona coscienza del lavoro fatto questa è la cosa più importante».
Coscienza pulita quindi per il premier, ma anche cuor leggero, perché sa che la parte difficile deve ancora arrivare e che alla fine dei giochi, nonostante qualche inciampo sul percorso e notevoli ritardi e incertezze sulle decisioni di prendere, alla fine lui ne uscirà pulito. E quando arriverà l’inverno, quello vero, al suo posto ci sarà qualcun altro. Lo dimostra il silenzio sull’ultima domanda: «Presidente è ottimista per il futuro del Paese?».
Dopo i salamelecchi si torna al lavoro e la giornata si conclude con l’ultimo Consiglio dei ministri in cui si dà spazio a provvedimenti non proprio urgentissimi, per poi finire i soldi per gli aiuti agli italiani. Si è dato infatti il via libera al nuovo contratto collettivo nazionale 2019-2021 del comparto Funzioni locali, che riguarda circa 430.000 dipendenti di Regioni, Province, Comuni e Camere di commercio, e all’accordo per il personale della carriera diplomatica. Il governo Draghi ha trovato il tempo e soprattutto i fondi per questi rinnovi contrattuali e «il prossimo rinnovo riguarderà il personale dell’Istruzione e della ricerca, per cui sono in corso le trattative», ha chiarito il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, che naturalmente esprime soddisfazione per il risultato ottenuto. E andrebbe anche bene, se non fosse che nello stesso Consiglio dei ministri, per quanto riguarda il dl Aiuti, sono stati sospesi, almeno fino alla verifica del plafond, i bonus di 200 e 150 euro per i professionisti. La sospensione che definiscono come «temporanea» è dovuta alla «necessità di aggiornare, riorganizzando internamente alle direzioni generali del ministero, il sistema di monitoraggio della spesa tenuto conto del plafond complessivo previsto dalla norma». Un modo carino per dire che bisogna vedere se ci sono le coperture insomma. Non un granché, considerato che si attendono ancora 9 dei 10 miliardi di extraprofitti chiesti alle imprese energetiche. Uno forse dei più clamorosi errori del governo Draghi almeno negli ultimi mesi. Sono stati però prorogati fino al 18 novembre il taglio delle accise e la sforbiciata dell’Iva sui carburanti.
Stretta dell’Antitrust su luce e gas: istruttoria sulle tariffe maggiorate
Giro di vite dell’Antitrust su diverse società energetiche. In particolare, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato presieduta da Roberto Rustichelli ha avviato quattro procedimenti istruttori - e altrettanti sub-procedimenti cautelari - nei confronti di Iren, Iberdrola, E.On e Dolomiti, compagnie specializzate nella fornitura di energia elettrica e gas naturale sul mercato libero.
Inoltre, ha inviato una richiesta di informazioni ad altre 25 società: A2A energia, Acea energia, Agsm energia, Alleanza luce & gas, Alperia, Amgas, Argos, Audax energia, Axpo Italia, Bluenergy group, Duferco energia, Edison energia, Enegan, Enel energia, Engie Italia, Eni Plenitude, Enne energia, Estra energie, Hera comm, Illumia, Optima Italia, Repower Italia, Sinergas, Sorgenia, Wekiwi.
Il timore è chiaramente che le società coinvolte nelle indagini abbiano beneficiato ben oltre misura dell’attuale situazione che vede i prezzi unitari della materia prima alle stelle. Detto in parole povere, si temono speculazioni.
Più in dettaglio, sono finite sotto la lente le proposte di modifica al rialzo del prezzo di fornitura di energia elettrica e gas naturale, in contrasto al dl Aiuti bis. La norma in questione aveva messo in pausa, fino al 30 aprile 2023, l’efficacia delle clausole contrattuali che consentono alle società di modificare verso l’alto il prezzo di fornitura.
Quello che viene contestato dall’Antitrust ad Iberdrola ed E.On è la comunicazione con cui le società hanno rappresentato agli utenti la risoluzione del contratto di fornitura per eccessiva onerosità sopravvenuta. In pratica, perché il prezzo del gas aveva raggiunto livelli troppo alti e per questo veniva proposto un contratto a condizioni decisamente peggiori.
A Dolomiti, invece, viene contestata l’efficacia delle comunicazioni di modifica unilaterale del prezzo di fornitura perché inviate prima dell’entrata in vigore del decreto Aiuti bis (10 agosto 2022), mentre la norma fa salve solo le modifiche unilaterali «perfezionate» ovvero effettivamente applicate prima della stessa data.
A Iren viene invece criticata la comunicazione relativa alla scadenza di tutte le offerte a prezzo fisso con l’offerta di nuove e peggiorative condizioni economiche o la possibilità di recedere dalla fornitura.
A Iberdrola e Dolomiti viene anche contestata l’ingannevolezza delle comunicazioni che evidenzierebbero l’impossibilità di fornire energia elettrica al prezzo contrattualmente stabilito a causa dell’aumento del prezzo del gas naturale, in espressa e grave contraddizione con le affermazioni diffuse nei messaggi promozionali, secondo le quali l’energia elettrica venduta proverrebbe esclusivamente da fonti rinnovabili.
Dopo aver sentito le imprese e consentito loro, entro breve termine, l’esercizio del diritto di difesa, l’Autorità concluderà i sub-procedimenti valutando se ricorreranno i presupposti per adottare eventuali provvedimenti cautelari.
Ci sono poi altre 25 società fornitrici di energia elettrica e gas naturale a cui l’Autorità ha inviato una richiesta di informazioni per acquisire copia di eventuali comunicazioni illecite mandate ai consumatori a partire dal primo maggio 2022. I messaggi in particolare erano relativi alle modifiche unilaterali delle condizioni economiche di fornitura o anche alla rinegoziazione, sostituzione o aggiornamento applicate dopo il 10 agosto 2022. L’obiettivo dell’Antitrust è capire se siano state attuate condotte non rispettose dei diritti dei consumatori.
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Conclusi i 20 mesi del suo mandato tra complimenti e autoassoluzioni: «Buona coscienza del lavoro fatto». Alla vigilia del Consiglio d’Europa ecco la nota sul «corridoio dinamico» per il prezzo del gas. Rinnovato il contratto degli enti locali, ma gli aiuti sono finiti.Stretta dell’Antitrust su luce e gas: istruttoria sulle tariffe maggiorate. Si temono speculazioni. Avviati 4 procedimenti e richieste informazioni a 25 società. Lo speciale comprende due articoli.Ultimi giorni di scuola per Mario Draghi. Si concludono i 20 mesi del suo governo, iniziato con le migliori intenzioni, ma finito con un Paese lasciato più in difficoltà di come lo aveva trovato. Non solo per colpa sua, certo, ma il Super Mario che ci si attendeva, l’uomo dei miracoli, alla fine si è mostrato umano e fallibile. Come tutti gli altri. Nel suo ultimo atto si rivolge al Parlamento. Molto insolito da parte sua, lo ha fatto raramente durante il suo mandato. Eppure, dopo mesi di non considerazione e stima, ieri in serata ha inviato una nota informativa a Camera e Senato in sostituzione delle comunicazioni in vista del prossimo Consiglio europeo (quello di oggi). Una relazione quindi, che sembra più che altro un’auto celebrazione: «Un gruppo di 15 Stati membri è favorevole all’idea proposta dall’Italia d’istituire un “corridoio dinamico del prezzo”, ovvero un tetto al prezzo del gas modulabile intorno ai livelli reali di domanda e offerta. Una minoranza di Stati membri tra cui Germania e Paesi Bassi si oppone a questa misura perché teme possa limitare i flussi di gas verso l’Ue. Nel pacchetto di proposte della commissione europea pubblicata il 18/10 compare finalmente il riferimento al “corridoio dinamico dei prezzi del gas”. È essenziale che questo riferimento sia da subito reso operativo» scrive il premier.Come già scritto su La Verità però, questa proposta è ben lontana dall’idea di tetto al prezzo del gas che l’Italia aveva in principio e sbandierarla come una vittoria è quantomeno una forzatura, un’impuntatura quindi, per rivendicare un successo alla fine della legislatura. La maggior parte della stampa che lo ha seguito però, lo vede ancora come un Dio: ieri nell’ultimo saluto lo ha celebrato corrisposta da grandissimi ringraziamenti: «Voi in questi 20 mesi, tra pandemia e crisi energetica, avete svolto un servizio straordinario ai cittadini aiutandoli a seguire e comprendere ciò che avviene. Un servizio straordinario anche per la democrazia italiana». Draghi poi ha aggiunto: «Voi, stampa libera, avete avuto dal presidente del Consiglio, da me, il rispetto che si deve alla stampa libera, rispondendo alle domande nel modo più chiaro possibile». Indimenticabili le conferenze stampa della presidenza del Consiglio, soprattutto quelle dell’inizio: si respirava una strana atmosfera di riverenza, per mesi molti cronisti hanno dimenticato di fare domande e pretendere risposte. Non è mancata poi alla fine anche una foto ricordo, insieme ai giornalisti più fedeli.Ieri si è avuto anche l’ultimo pranzo al Colle. Una prassi alla vigilia dei Consigli Ue. Il presidente Sergio Mattarella lo ha ringraziato insieme ai ministri presenti alla colazione di lavoro al Quirinale per «l’eccellente lavoro svolto e i lusinghieri risultati ottenuti». Il capo dello Stato ha chiesto al presidente Draghi di portare il suo saluto e il suo ringraziamento anche agli altri ministri non presenti alla colazione. Insomma, saluti e ringraziamenti e lo stesso Draghi si è detto soddisfatto del lavoro svolto: «È stata una esperienza straordinaria di cui sono straordinariamente contento, finisce in una maniera molto soddisfacente, con la buona coscienza del lavoro fatto questa è la cosa più importante». Coscienza pulita quindi per il premier, ma anche cuor leggero, perché sa che la parte difficile deve ancora arrivare e che alla fine dei giochi, nonostante qualche inciampo sul percorso e notevoli ritardi e incertezze sulle decisioni di prendere, alla fine lui ne uscirà pulito. E quando arriverà l’inverno, quello vero, al suo posto ci sarà qualcun altro. Lo dimostra il silenzio sull’ultima domanda: «Presidente è ottimista per il futuro del Paese?». Dopo i salamelecchi si torna al lavoro e la giornata si conclude con l’ultimo Consiglio dei ministri in cui si dà spazio a provvedimenti non proprio urgentissimi, per poi finire i soldi per gli aiuti agli italiani. Si è dato infatti il via libera al nuovo contratto collettivo nazionale 2019-2021 del comparto Funzioni locali, che riguarda circa 430.000 dipendenti di Regioni, Province, Comuni e Camere di commercio, e all’accordo per il personale della carriera diplomatica. Il governo Draghi ha trovato il tempo e soprattutto i fondi per questi rinnovi contrattuali e «il prossimo rinnovo riguarderà il personale dell’Istruzione e della ricerca, per cui sono in corso le trattative», ha chiarito il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, che naturalmente esprime soddisfazione per il risultato ottenuto. E andrebbe anche bene, se non fosse che nello stesso Consiglio dei ministri, per quanto riguarda il dl Aiuti, sono stati sospesi, almeno fino alla verifica del plafond, i bonus di 200 e 150 euro per i professionisti. La sospensione che definiscono come «temporanea» è dovuta alla «necessità di aggiornare, riorganizzando internamente alle direzioni generali del ministero, il sistema di monitoraggio della spesa tenuto conto del plafond complessivo previsto dalla norma». Un modo carino per dire che bisogna vedere se ci sono le coperture insomma. Non un granché, considerato che si attendono ancora 9 dei 10 miliardi di extraprofitti chiesti alle imprese energetiche. Uno forse dei più clamorosi errori del governo Draghi almeno negli ultimi mesi. Sono stati però prorogati fino al 18 novembre il taglio delle accise e la sforbiciata dell’Iva sui carburanti.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/draghi-laddio-e-la-supercazzola-alle-camere-2658475943.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="stretta-dellantitrust-su-luce-e-gas-istruttoria-sulle-tariffe-maggiorate" data-post-id="2658475943" data-published-at="1666207276" data-use-pagination="False"> Stretta dell’Antitrust su luce e gas: istruttoria sulle tariffe maggiorate Giro di vite dell’Antitrust su diverse società energetiche. In particolare, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato presieduta da Roberto Rustichelli ha avviato quattro procedimenti istruttori - e altrettanti sub-procedimenti cautelari - nei confronti di Iren, Iberdrola, E.On e Dolomiti, compagnie specializzate nella fornitura di energia elettrica e gas naturale sul mercato libero. Inoltre, ha inviato una richiesta di informazioni ad altre 25 società: A2A energia, Acea energia, Agsm energia, Alleanza luce & gas, Alperia, Amgas, Argos, Audax energia, Axpo Italia, Bluenergy group, Duferco energia, Edison energia, Enegan, Enel energia, Engie Italia, Eni Plenitude, Enne energia, Estra energie, Hera comm, Illumia, Optima Italia, Repower Italia, Sinergas, Sorgenia, Wekiwi. Il timore è chiaramente che le società coinvolte nelle indagini abbiano beneficiato ben oltre misura dell’attuale situazione che vede i prezzi unitari della materia prima alle stelle. Detto in parole povere, si temono speculazioni. Più in dettaglio, sono finite sotto la lente le proposte di modifica al rialzo del prezzo di fornitura di energia elettrica e gas naturale, in contrasto al dl Aiuti bis. La norma in questione aveva messo in pausa, fino al 30 aprile 2023, l’efficacia delle clausole contrattuali che consentono alle società di modificare verso l’alto il prezzo di fornitura. Quello che viene contestato dall’Antitrust ad Iberdrola ed E.On è la comunicazione con cui le società hanno rappresentato agli utenti la risoluzione del contratto di fornitura per eccessiva onerosità sopravvenuta. In pratica, perché il prezzo del gas aveva raggiunto livelli troppo alti e per questo veniva proposto un contratto a condizioni decisamente peggiori. A Dolomiti, invece, viene contestata l’efficacia delle comunicazioni di modifica unilaterale del prezzo di fornitura perché inviate prima dell’entrata in vigore del decreto Aiuti bis (10 agosto 2022), mentre la norma fa salve solo le modifiche unilaterali «perfezionate» ovvero effettivamente applicate prima della stessa data. A Iren viene invece criticata la comunicazione relativa alla scadenza di tutte le offerte a prezzo fisso con l’offerta di nuove e peggiorative condizioni economiche o la possibilità di recedere dalla fornitura. A Iberdrola e Dolomiti viene anche contestata l’ingannevolezza delle comunicazioni che evidenzierebbero l’impossibilità di fornire energia elettrica al prezzo contrattualmente stabilito a causa dell’aumento del prezzo del gas naturale, in espressa e grave contraddizione con le affermazioni diffuse nei messaggi promozionali, secondo le quali l’energia elettrica venduta proverrebbe esclusivamente da fonti rinnovabili. Dopo aver sentito le imprese e consentito loro, entro breve termine, l’esercizio del diritto di difesa, l’Autorità concluderà i sub-procedimenti valutando se ricorreranno i presupposti per adottare eventuali provvedimenti cautelari. Ci sono poi altre 25 società fornitrici di energia elettrica e gas naturale a cui l’Autorità ha inviato una richiesta di informazioni per acquisire copia di eventuali comunicazioni illecite mandate ai consumatori a partire dal primo maggio 2022. I messaggi in particolare erano relativi alle modifiche unilaterali delle condizioni economiche di fornitura o anche alla rinegoziazione, sostituzione o aggiornamento applicate dopo il 10 agosto 2022. L’obiettivo dell’Antitrust è capire se siano state attuate condotte non rispettose dei diritti dei consumatori.
A rompere gli indugi è stato Banco Bpm. Era nell’aria da mesi. E ieri, all’ora di pranzo, è uscito il comunicato: l’istituto milanese chiede a Mps di andare a nozze. Nessuna Opa. Solo «concordare un’operazione di aggregazione». Operazione finalizzata alla creazione di un nuovo gruppo bancario e finanziario di riferimento in Italia, secondo operatore nazionale per dimensioni, si legge nella nota. L’aggregazione verrebbe attuata nelle modalità tipiche dei «cosiddetti merger of equals, la soluzione più coerente per allineare tutti gli azionisti su un disegno industriale comune, preservando il Dna dei due istituti e valorizzando le rispettive culture», prosegue il comunicato.
Secondo operatore nazionale per dimensioni… Bnp Paribas stima che le nozze potrebbero creare sì un terzo polo bancario, dopo Unicredit e Intesa Sanpaolo, ma appunto il secondo per asset (450 miliardi circa), con un 15% di market share nei prestiti, il 13% nei depositi e 2.900 filiali. L’istituto di Piazza Meda potrebbe contare su sinergie superiori a 1,1 miliardi lordi annui e una capitalizzazione di Borsa potenzialmente superiore a 50 miliardi (attualmente siamo sui 28 miliardi per Siena a 20 per Bpm). L’istituto guidato da Giuseppe Castagna stima inoltre una potenziale generazione di profitto netto a regime pari a 6 miliardi, con una crescita degli utili per azione a doppia cifra.
Numeri incredibili. Ma i numeri sono paradossalmente niente in confronto al centro di potere che «passa da Siena» con questa aggregazione, come ha detto pochi giorni fa Luigi Lovaglio, amministratore delegato di Montepaschi. Mps controlla oltre l’85% di Mediobanca. Mediobanca che ha in mano il 13,2% di Generali, primo azionista del Leone. Non è finita, perché il primo socio del Monte è Delfin - la holding degli eredi di Leonardo Del Vecchio - con il 17,5%, ma Delfin è pure secondo socio nel capitale del Leone di Trieste con il 10,1%. Nel caso di fusione Siena-Milano l’azionista più importante sarebbe sempre Delfin con circa l’11%. Seguito da Credit Agricole. La banca francese, storicamente presente in Italia con Cariparma, Friuladria e non solo, ha iniziato una scalata a Bpm che l’ha portata al 22,9% del capitale. La Banque Verte transalpina potrebbe inoltre essere interessata ad acquistare gli sportelli che il gruppo Bpm-Mps dovrebbe cedere per questioni di Antitrust: 130 filiali, il 4% della futura super banca, calcolano Bnp Paribas e Morgan Stanley. L’Agricole sarebbe così protagonista della finanza italiana, un gradino sotto Leonardo Maria Del Vecchio, figlio del fondatore di Luxottica, che in questi giorni sta per mettere le mani sul 37,5% di Delfin, rilevando quote dai fratelli grazie a un prestito da circa 11 miliardi che vede in prima fila come finanziatori Unicredit (azionista di Generali con l’8,9% e con Delfin socia della banca di piazza Gae Aulenti con il 2,85%) e proprio Credit Agricole.
Visto il potere in ballo, a metà pomeriggio, arriva la controproposta. Da parte di chi? Secondo il Financial Times Intesa Sanpaolo sta preparando un’offerta congiunta con Bpere Unipol su Monte dei Paschi. L’istituto modenese - quinto in Italia per dimensioni con l’assicurazione guidata da Carlo Cimbri come primo azionista - acquisterebbe le attività bancarie del Monte, mentre la banca di Carlo Messina, ne acquisterebbe la recente unità Mediobanca e, di conseguenza, la quota del 13% in Generali. Da Siena non commentano. Oggi però il cda di Mps approfitterà della riunione già convocata per dare le prime risposte.
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Un uomo, un aeroplano, il freddo da domare per stabilire un record. Ma soprattutto il tentativo di capire come gli aeroplani avrebbero potuto volare più in alto per sfuggire alla contraerea.
Nicole Minetti (Getty Images)
In pratica, la testimone chiave smonta le accuse che secondo il giornale di Marco Travaglio lei stessa aveva formulato e fa intendere che le sue parole siano state strumentalizzate. Ovviamente non fa cenno a chi sia l’autore della manipolazione, ma si capisce che l’ex dipendente del ranch non ha alcuna intenzione di puntellare le traballanti accuse del Fatto, lasciando dunque il quotidiano con il cerino in mano.
E la fiammella ora rischia di scottare i polpastrelli di Travaglio e compagni, prova ne sia che il giornale, dopo aver letto la relazione con cui la Procura generale della corte d’appello di Milano spazzava via le insinuazioni circa la vita di Minetti in Spagna e Uruguay, ha spedito un cronista direttamente a Punta dell’Est, alla disperata ricerca di nuovi testimoni. La lettera della procuratrice Francesca Nanni non era infatti tenerissima nei confronti del Fatto.
Anche se con un linguaggio burocratico, la magistratura incaricata dal Quirinale di verificare se Minetti continuasse la vita di prima, e dunque non fosse meritevole di un provvedimento di clemenza da parte del presidente della Repubblica, ha accusato il giornale di aver diffuso «notizie non veritiere». Un pugno in faccia per quello che un tempo era definito l’organo delle Procure, che ha costretto Travaglio a pronunciare, come un Oscar Luigi Scalfaro qualsiasi, «non ci sto», minacciando querela nei confronti della stessa Procura generale.
Tuttavia, il problema non è quanto ha scritto Francesca Nanni, ma che cosa ha firmato Graciela di fronte al notaio. Per questo l’inviato in Uruguay insegue tassisti, cronisti e poliziotti, nella speranza non soltanto di riuscire a parlare con Graciela e strapparle la smentita della smentita, ma anche nel tentativo di trovare altri che possano confermare che nel ranch di Cipriani e Minetti si svolgessero incontri a luci rosse. Al momento, il cronista in trasferta è costretto a registrare solo mezze frasi e qualche suggestione: troppo poco per riuscire a ribaltare la «sentenza» della procuratrice generale.
Forse Graciela si è spaventata del clamore della faccenda e teme di fare la fine del vaso di coccio fra vasi di ferro. Forse qualcuno l’ha minacciata. Forse è stata inghiottita dal mare. Insomma, gli scenari evocati sono misteriosi. L’unico non preso in considerazione è che la donna, magari risentita per essere stata licenziata, abbia voluto vendicarsi di Cipriani e pure di Minetti. Un’ipotesi che certo lascerebbe ancor più esposto il Fatto, che in questa storia sembra giocarsi la partita della vita.
Già, perché oltre a doversi difendere dalle accuse che la procuratrice generale Francesca Nanni ha rivolto contro la testata, Travaglio e compagni hanno un grosso problema costituito dalla causa che l’ex igienista dentale e il compagno hanno intentato contro il giornale. Non in Italia ma di fronte al tribunale di New York. I procedimenti giudiziari per diffamazione e per danni, in America non seguono l’iter a cui siamo abituati da noi. E nemmeno vengono applicati i parametri risarcitori in vigore a Milano o Roma. Dover ingaggiare uno studio legale rischia di costare molte centinaia di migliaia di euro e in caso di condanna l’esborso potrebbe essere pesantissimo. Insomma, oltre alla reputazione del giornale, che secondo Travaglio sarebbe stata lesa dalla relazione di Francesca Nanni, in gioco c’è la sopravvivenza stessa del quotidiano. Il caso dunque non è più costituito dalla grazia a Minetti, ma dalla disgrazia che rischia di abbattersi sul Fatto. L’aspetto paradossale della faccenda è che il giornale, dopo aver a lungo beneficiato dei guai giudiziari di Berlusconi, ora da una costola dei processi a Berlusconi rischia di subire il danno più grave nei suoi vent’anni di storia. Per la sinistra e per la corrente giudiziaria dei compagni sarebbe un colpo mortale.
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Pina Picierno (Ansa)
Campana di Santa Maria Capua a Vetere, figlia di un segretario cittadino della Margherita, nipote di un notabile Dc poi passato al Pd, lei è riuscita ad arrivare a 45 anni senza aver mai fatto alcun lavoro oltre la politica, fin dalla laurea, in scienza delle comunicazioni, che prese con una tesi sul linguaggio di Ciriaco De Mita. «Il mio mito», disse, anche se poi lo mise da parte per schierarsi con Renzi che quel mito lo voleva rottamare. Ma, insomma, fin da ragazzina lei ha frequentato la politica e ne ha accompagnato lo scadimento passando da una poltrona all’altra: presidente dei giovani della Margherita (2005), responsabile giovani del Pd (2007), parlamentare (2008), europarlamentare (2014), vicepresidente del Parlamento Ue (2022). Man mano che la politica scadeva lei ascendeva. Sarà un caso?
Nella sua carriera è stata veltroniana, franceschiniana, bersaniana contro Renzi poi renziana contro Bersani, un po’ per Epifani e poi per Zingaretti. L’unica che proprio non le va a genio è Elly Schlein: con lei alla guida ha iniziato a fare opposizione al Pd fino ad uscirne con un’idea originale: «Penso ad un’iniziativa nuova al centro», ha detto. In effetti, non ci ha ancora pensato nessuno. A parte Calenda, Renzi, Bonino, Magi, Marattin, Lupi, Tabacci, Gentiloni e decine di altri. Comunque noi le crediamo, cara Picierno, anche se cosa sia questa nuova iniziativa non si sa perché, come scrive il Corriere, lei «misura le parole». Le misura a tal punto che Il Foglio le ha chiesto un’intervista e ci ha riempito tre pagine. Tre pagine di parole misurando le parole. Non male. Però è riuscita a non dire nulla lo stesso.
Che la nuova iniziativa sia in sintonia col popolo, però, non v’è dubbio. Lei in questo è maestra. Lo dimostrò, una volta per tutte, quando disse che con i famosi 80 euro di Renzi «una famiglia ci riempie il carrello della spesa per due settimane». Ma certo: con 100 euro sono garantite pure le vacanze alle Maldive, non è vero? Poco dopo sparò che l’Europa aveva investito 2.372 miliardi in vaccini Covid. Erano due miliardi, ma che differenza fa? In pandemia, per altro, prese posizioni durissime: «Sanzioni pecuniarie per chi non si vaccina», tuonò non bastandole il green pass. Sull’Ucraina non parliamone: chiunque osi dissociarsi dalla linea «Zelensky santo subito» viene da lei bollato come putiniano. «Non siamo per la politica del dolce forno», disse un giorno. Forse voleva dire due forni, ma chissà perché le è venuto in mente il giocattolo Herbert. Forse perché la politica è scaduta. O forse perché lei è proprio come le torte del dolce forno. Cotta al punto giusto.
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