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2021-04-27
Diplomatico italiano cacciato dalla Russia. Stop dal governo all’intesa per Sputnik
Walter Biot (Ansa)
Si incrina sempre di più l'asse Roma-Mosca, tanto da mettere in discussione l'accordo tra Spallanzani e l'istituto Gamaleya sulla sperimentazione del vaccino Sputnik: a quanto risulta alla Verità, palazzo Chigi avrebbe chiesto alla regione Lazio di sospendere il memorandum. Dopo il caso Walter Biot, l'ufficiale della Marina militare arrestato per aver consegnato presunti documenti classificati al Fsb (intelligence russa), ieri è arrivata (l'attesa) reazione del Cremlino alle schermaglie diplomatiche di fine marzo. In una nota ufficiale - dopo aver convocato il nostro ambasciatore Pasquale Terracciano - il ministero degli Esteri russo ha ordinato a un membro dell'ambasciata italiana a Mosca di lasciare il Paese entro 24 ore. L'espulso si chiama Curzio Pacifici, classe '64, già comandante dell'Amerigo Vespucci, assistente addetto alla Difesa e addetto Navale dell'ambasciata italiana in Russia. Nel comunicato viene definito come «persona non grata» e si giustifica l'allontanamento «in risposta alle azioni non amichevoli e senza fondamento delle autorità italiane contro l'ufficio dell'attaché militare dell'ambasciata russa a Roma». Dalla Farnesina, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio è in questi giorni a Dubai, si fa sapere che «la decisione» è «infondata e ingiusta perché in ritorsione a una legittima misura presa dalle Autorità italiane a difesa della propria sicurezza».
È la vendetta, in pieno stile da Guerra fredda (negli Usa la definiscono «Tif for that»), che il Cremlino ha deciso di adottare dopo che Alexey Nemudrov, addetto navale e aeronautico dell'ambasciata russa a Roma, e Dmitri Ostroukhov, impiegato nello stesso ufficio della sede diplomatica, erano stati espulsi dall'Italia in seguito al caso Biot. In ambienti diplomatici si fa notare che Pacifici era in scadenza e sarebbe rientrato a breve, proprio come lo stesso Terracciano che sarà sostituito alla fine di aprile da Giorgio Starace, al momento in Giappone, nominato nuovo ambasciatore in Russia poche settimane fa.
Ma le tensioni non sembrano finire qui. Dal momento che, a quanto risulta alla Verità, nei giorni scorsi il presidente del Consiglio Mario Draghi in persona avrebbe contattato l'assessore di regione Lazio Alessio D'Amato per «suggerirgli» di sospendere la sperimentazione del vaccino Sputnik all'istituto Spallanzani di Roma. L'utilizzo del vaccino russo in Italia continua a incontrare ostacoli. La decisione di regione Lazio di avviare accordi con il Gamaleya aveva già creato polemiche nelle scorse settimane, ora rischia di diventare un boomerang contro il governatore Nicola Zingaretti. Del resto, come già ribadito sul nostro giornale, a distanza di più di 14 giorni dalla firma del memorandum, non risulta che sia stato ancora coinvolto il garante della privacy. La nostra autorità che sorveglia l'uso dei dati personali deve essere coinvolta quando si parla di trasferire dati sensibili fuori dal perimetro dell'Unione europea. Ma fino adesso non si è mosso nessuno. Per di più il lavoro su Sputnik sta rallentando quello su Reithera, il vaccino italiano la cui uscita continua a slittare. Aspetto quest'ultimo che ha creato qualche malumore anche nella struttura commissariale, diretta dal generale Francesco Figliuolo, ex Nato. A complicare le cose sono poi gli stessi accordi che Spallanzani e Gamaleya avrebbero sottoscritto nell'ultimo mese. Il fatto che Zingaretti e D'Amato abbiano reclamizzato la firma del memorandum, per di più a pochi giorni di distanza dalle accuse del presidente statunitense Joe Biden a Vladimir Putin («È un assassino»), ha fatto pensare che accordi verbali sulla sperimentazione fossero già stati sottoscritti lo scorso anno. E questo anche grazie ai buoni rapporti tra i russi e il Partito democratico, dal momento che nel 2019 l'attuale sottosegretario agli Affari Ue Enzo Amendola sedeva nel consiglio di vigilanza di Mikro kapital del presidente della Camera di commercio italo russa Vincenzo Trani. La Russia da tempo è impegnata nel reclamizzare in Europa il suo prodotto, ma non sta ottenendo grandi successi, anche se la Germania pare abbia nei giorni scorso ordinato 30 milioni di dosi. Ma ci vuole tempo. La stessa Ema, l'agenzia europea del farmaco, ieri ha fatto filtrare sulle agenzie di stampa come ci siano ancora criticità che devono essere superate riguardo allo Sputnik. Quindi in Olanda prendono tempo. E annunciano che devono ancora valutare come il vaccino anti Covid russo possa avere rarissimi effetti collaterali gravi collegabili a quelli di Astrazeneca e Johnson&Johnson, perché tutti e tre basati su vettori adenovirali. Il vaccino, hanno spiegato fonti Ema all'Adnkronos, «è basato su due vettori virali simili a quelli utilizzati da J&J, due adenovirus umani, l'adeno26 e l'adeno5. Non sappiamo se» i casi di trombosi associate «a piastrinopenia siano sicuramente attribuibili ai vaccini con vettori adenovirali, ma è certo il fatto che si sono verificati». Chissà se il via libera dall'Ema arriverà mai. Nel frattempo continuano le schermaglie diplomatiche.
L'Ue porta in causa Astrazeneca. Bojo la difende: «Partner prezioso»
L'indiscrezione era già data per certa venerdì scorso, ma ieri è arrivata la conferma da Bruxelles: la Commissione europea ha avviato un'azione legale contro Astrazeneca per i ritardi nella fonitura dei vaccini.
«Il motivo è che i termini del contratto, o alcuni termini del contratto, non sono stati rispettati e la società non è stata in grado di elaborare una strategia affidabile per garantire la consegna tempestiva delle dosi», ha dichiarato il portavoce dell'esecutivo comunitario Stefan De Keersmaeker, mentre Stella Kyriakides, commissaria europea per la Salute e la sicurezza alimentare, ha scritto su Twitter che la decisione di fare causa al colosso farmaceutico è stata presa all'unanimità da tutti i Paesi membri dell'Unione Europea. L'intenzione di ricorrere contro l'azienda era stata manifestata già mercoledì scorso, ma mancava l'assenso dell'Ungheria, mentre Germania e Francia avevano chiesto ulteriore tempo per approfondire gli aspetti legali. Il via libera è arrivato venerdì. La guerra legale tuttavia era stata già preannunciata lo scorso 19 marzo, quando Bruxelles, per mano di Sandra Gallina, l'italiana che guida la direzione generale Salute e che ha negoziato i contratti sui vaccini, ha inviato ad Astrazeneca una lettera di diffida per inadempimento contrattuale. Nella missiva, caduta nel vuoto, la società è stata accusata di non avere neppure compiuto quel che nel contratto del 27 agosto scorso viene definito il «best reasonable effort» (un impegno con la «massima diligenza ragionevolmente possibile») di rispettare il calendario di fornitura.
L'azienda anglosvedese avrebbe dovuto consegnare 100 milioni di dosi entro il primo trimestre del 2021, ma a marzo le consegne sono arrivate a soli 30 milioni. Attualmente Astrazeneca prevede di riuscire a consegnare circa 70 milioni di vaccini entro la fine del secondo trimestre dell'anno, al posto dei 300 milioni stabiliti dal contratto.
«La compagnia ha fallito nell'assicurare una strategia adeguata per rispettare i tempi di consegna dei vaccini. Quello che ci sta a cuore, in questo momento, è assicurarci una rapida spedizione di tutte le dosi promesse alle cittadine e ai cittadini europei e a cui hanno diritto sulla base del contratto», ha sottolineato De Keersmaeker. Dura, come prevedibile, la reazione di Astrazeneca, definitasi rammaricata della decisione della Commissione e pronta a difendersi fermamente in tribunale. Astrazeneca», continua la nota dell'azienda, «ha rispettato pienamente l'accordo di acquisto anticipato con la Commissione».
A difesa dell'azienda anglosvede è arrivato il commento di Downing Street: «Astrazeneca è stato un partner enormemente solido del Regno Unito, ma in realtà anche a livello globale» ha riferito il portavoce di Boris Johnson, che ha anche assicurato il proseguire della collaborazione tra governo britannico e casa farmaceutica, rifiutandosi tuttavia di esprimere un giudizio sulla causa legale. Anche il premier, a margine di un incontro in Galles, ha definito prezioso il ruolo di Astrazeneca sul fronte vaccinale. E mentre l'Europa litiga e rimane indietro sulla campagna d'immunizzazione, gli Stati Uniti fanno sapere che distribuiranno 60 milioni di dosi di vaccino Astrazeneca ad altri Paesi non appena diventeranno disponibili. La Food and Drug administration (Fda) confermerà che le dosi di vaccino A inviate all'estero rispettino gli standard di qualità prima di qualsiasi spedizione, ha reso noto la Casa Bianca, confermando che gli Usa non avranno bisogno delle dosi AstraZeneca nei prossimi mesi, ma senza precisare a quali Paesi saranno inviate.
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Alta tensione dopo il caso Biot. Farnesina: «Ritorsione ingiusta». Mario Draghi blocca la sperimentazione del vaccino allo Spallanzani.Via libera dai 27 Stati all'azione legale. Dagli Usa presto 60 milioni di dosi ad altri Paesi.Lo speciale contiene due articoli.Si incrina sempre di più l'asse Roma-Mosca, tanto da mettere in discussione l'accordo tra Spallanzani e l'istituto Gamaleya sulla sperimentazione del vaccino Sputnik: a quanto risulta alla Verità, palazzo Chigi avrebbe chiesto alla regione Lazio di sospendere il memorandum. Dopo il caso Walter Biot, l'ufficiale della Marina militare arrestato per aver consegnato presunti documenti classificati al Fsb (intelligence russa), ieri è arrivata (l'attesa) reazione del Cremlino alle schermaglie diplomatiche di fine marzo. In una nota ufficiale - dopo aver convocato il nostro ambasciatore Pasquale Terracciano - il ministero degli Esteri russo ha ordinato a un membro dell'ambasciata italiana a Mosca di lasciare il Paese entro 24 ore. L'espulso si chiama Curzio Pacifici, classe '64, già comandante dell'Amerigo Vespucci, assistente addetto alla Difesa e addetto Navale dell'ambasciata italiana in Russia. Nel comunicato viene definito come «persona non grata» e si giustifica l'allontanamento «in risposta alle azioni non amichevoli e senza fondamento delle autorità italiane contro l'ufficio dell'attaché militare dell'ambasciata russa a Roma». Dalla Farnesina, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio è in questi giorni a Dubai, si fa sapere che «la decisione» è «infondata e ingiusta perché in ritorsione a una legittima misura presa dalle Autorità italiane a difesa della propria sicurezza». È la vendetta, in pieno stile da Guerra fredda (negli Usa la definiscono «Tif for that»), che il Cremlino ha deciso di adottare dopo che Alexey Nemudrov, addetto navale e aeronautico dell'ambasciata russa a Roma, e Dmitri Ostroukhov, impiegato nello stesso ufficio della sede diplomatica, erano stati espulsi dall'Italia in seguito al caso Biot. In ambienti diplomatici si fa notare che Pacifici era in scadenza e sarebbe rientrato a breve, proprio come lo stesso Terracciano che sarà sostituito alla fine di aprile da Giorgio Starace, al momento in Giappone, nominato nuovo ambasciatore in Russia poche settimane fa. Ma le tensioni non sembrano finire qui. Dal momento che, a quanto risulta alla Verità, nei giorni scorsi il presidente del Consiglio Mario Draghi in persona avrebbe contattato l'assessore di regione Lazio Alessio D'Amato per «suggerirgli» di sospendere la sperimentazione del vaccino Sputnik all'istituto Spallanzani di Roma. L'utilizzo del vaccino russo in Italia continua a incontrare ostacoli. La decisione di regione Lazio di avviare accordi con il Gamaleya aveva già creato polemiche nelle scorse settimane, ora rischia di diventare un boomerang contro il governatore Nicola Zingaretti. Del resto, come già ribadito sul nostro giornale, a distanza di più di 14 giorni dalla firma del memorandum, non risulta che sia stato ancora coinvolto il garante della privacy. La nostra autorità che sorveglia l'uso dei dati personali deve essere coinvolta quando si parla di trasferire dati sensibili fuori dal perimetro dell'Unione europea. Ma fino adesso non si è mosso nessuno. Per di più il lavoro su Sputnik sta rallentando quello su Reithera, il vaccino italiano la cui uscita continua a slittare. Aspetto quest'ultimo che ha creato qualche malumore anche nella struttura commissariale, diretta dal generale Francesco Figliuolo, ex Nato. A complicare le cose sono poi gli stessi accordi che Spallanzani e Gamaleya avrebbero sottoscritto nell'ultimo mese. Il fatto che Zingaretti e D'Amato abbiano reclamizzato la firma del memorandum, per di più a pochi giorni di distanza dalle accuse del presidente statunitense Joe Biden a Vladimir Putin («È un assassino»), ha fatto pensare che accordi verbali sulla sperimentazione fossero già stati sottoscritti lo scorso anno. E questo anche grazie ai buoni rapporti tra i russi e il Partito democratico, dal momento che nel 2019 l'attuale sottosegretario agli Affari Ue Enzo Amendola sedeva nel consiglio di vigilanza di Mikro kapital del presidente della Camera di commercio italo russa Vincenzo Trani. La Russia da tempo è impegnata nel reclamizzare in Europa il suo prodotto, ma non sta ottenendo grandi successi, anche se la Germania pare abbia nei giorni scorso ordinato 30 milioni di dosi. Ma ci vuole tempo. La stessa Ema, l'agenzia europea del farmaco, ieri ha fatto filtrare sulle agenzie di stampa come ci siano ancora criticità che devono essere superate riguardo allo Sputnik. Quindi in Olanda prendono tempo. E annunciano che devono ancora valutare come il vaccino anti Covid russo possa avere rarissimi effetti collaterali gravi collegabili a quelli di Astrazeneca e Johnson&Johnson, perché tutti e tre basati su vettori adenovirali. Il vaccino, hanno spiegato fonti Ema all'Adnkronos, «è basato su due vettori virali simili a quelli utilizzati da J&J, due adenovirus umani, l'adeno26 e l'adeno5. Non sappiamo se» i casi di trombosi associate «a piastrinopenia siano sicuramente attribuibili ai vaccini con vettori adenovirali, ma è certo il fatto che si sono verificati». Chissà se il via libera dall'Ema arriverà mai. Nel frattempo continuano le schermaglie diplomatiche. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/diplomatico-italiano-cacciato-dalla-russia-stop-dal-governo-allintesa-per-sputnik-2652785714.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="l-ue-porta-in-causa-astrazeneca-bojo-la-difende-partner-prezioso" data-post-id="2652785714" data-published-at="1619466584" data-use-pagination="False"> L'Ue porta in causa Astrazeneca. Bojo la difende: «Partner prezioso» L'indiscrezione era già data per certa venerdì scorso, ma ieri è arrivata la conferma da Bruxelles: la Commissione europea ha avviato un'azione legale contro Astrazeneca per i ritardi nella fonitura dei vaccini. «Il motivo è che i termini del contratto, o alcuni termini del contratto, non sono stati rispettati e la società non è stata in grado di elaborare una strategia affidabile per garantire la consegna tempestiva delle dosi», ha dichiarato il portavoce dell'esecutivo comunitario Stefan De Keersmaeker, mentre Stella Kyriakides, commissaria europea per la Salute e la sicurezza alimentare, ha scritto su Twitter che la decisione di fare causa al colosso farmaceutico è stata presa all'unanimità da tutti i Paesi membri dell'Unione Europea. L'intenzione di ricorrere contro l'azienda era stata manifestata già mercoledì scorso, ma mancava l'assenso dell'Ungheria, mentre Germania e Francia avevano chiesto ulteriore tempo per approfondire gli aspetti legali. Il via libera è arrivato venerdì. La guerra legale tuttavia era stata già preannunciata lo scorso 19 marzo, quando Bruxelles, per mano di Sandra Gallina, l'italiana che guida la direzione generale Salute e che ha negoziato i contratti sui vaccini, ha inviato ad Astrazeneca una lettera di diffida per inadempimento contrattuale. Nella missiva, caduta nel vuoto, la società è stata accusata di non avere neppure compiuto quel che nel contratto del 27 agosto scorso viene definito il «best reasonable effort» (un impegno con la «massima diligenza ragionevolmente possibile») di rispettare il calendario di fornitura. L'azienda anglosvedese avrebbe dovuto consegnare 100 milioni di dosi entro il primo trimestre del 2021, ma a marzo le consegne sono arrivate a soli 30 milioni. Attualmente Astrazeneca prevede di riuscire a consegnare circa 70 milioni di vaccini entro la fine del secondo trimestre dell'anno, al posto dei 300 milioni stabiliti dal contratto. «La compagnia ha fallito nell'assicurare una strategia adeguata per rispettare i tempi di consegna dei vaccini. Quello che ci sta a cuore, in questo momento, è assicurarci una rapida spedizione di tutte le dosi promesse alle cittadine e ai cittadini europei e a cui hanno diritto sulla base del contratto», ha sottolineato De Keersmaeker. Dura, come prevedibile, la reazione di Astrazeneca, definitasi rammaricata della decisione della Commissione e pronta a difendersi fermamente in tribunale. Astrazeneca», continua la nota dell'azienda, «ha rispettato pienamente l'accordo di acquisto anticipato con la Commissione». A difesa dell'azienda anglosvede è arrivato il commento di Downing Street: «Astrazeneca è stato un partner enormemente solido del Regno Unito, ma in realtà anche a livello globale» ha riferito il portavoce di Boris Johnson, che ha anche assicurato il proseguire della collaborazione tra governo britannico e casa farmaceutica, rifiutandosi tuttavia di esprimere un giudizio sulla causa legale. Anche il premier, a margine di un incontro in Galles, ha definito prezioso il ruolo di Astrazeneca sul fronte vaccinale. E mentre l'Europa litiga e rimane indietro sulla campagna d'immunizzazione, gli Stati Uniti fanno sapere che distribuiranno 60 milioni di dosi di vaccino Astrazeneca ad altri Paesi non appena diventeranno disponibili. La Food and Drug administration (Fda) confermerà che le dosi di vaccino A inviate all'estero rispettino gli standard di qualità prima di qualsiasi spedizione, ha reso noto la Casa Bianca, confermando che gli Usa non avranno bisogno delle dosi AstraZeneca nei prossimi mesi, ma senza precisare a quali Paesi saranno inviate.
Ansa
L’amministratore delegato di Rheinmetall, Armin Papperger, ha spiegato al quotidiano Welt am Sonntag che la Francia sta valutando un taglio drastico ai finanziamenti per il carro, la cui entrata in servizio era prevista per il 2040 e che doveva sostituire il Leopard 2 e il Leclerc. «Se hai a disposizione meno soldi», ha sospirato il manager, «non andrai più veloce. E noi siamo già molto lenti». Il Mgcs, finora, ha ricevuto solo 25 milioni. L’interoperabilità dei sistemi d’arma tra Paesi alleati? Può attendere.
Secondo quanto ha riferito venerdì l’Handelsblatt, le banderuole scioviniste dei francesi stanno compromettendo pure un altro programma: l’Eurodrone. Dassault, infatti, avrebbe chiesto un risarcimento ad Airbus perché potrà lavorare solo a una quota minoritaria del progetto, che coinvolge anche Germania, Spagna e Italia.
Se la passava meglio il concorrente italo-nipponico-britannico del Fcas, il Global combat air programme (Gcap). Il jet multiruolo stealth verrebbe costruito da Leonardo, dall’inglese Bae systems e dalla giapponese Mitsubishi. Restano sbarrate le porte ai tedeschi, i quali avevano manifestato interesse per la joint venture dopo il divorzio dai transalpini. Ma adesso sono le turbolenze politiche londinesi a tarpare le ali all’aereo del futuro: Keir Starmer ha perso il ministro della Difesa, John Healey, irritato per gli stanziamenti insufficienti al settore militare. La svolta laburista, pensata per tamponare l’emorragia di voti dirottando risorse sul welfare, potrebbe ripercuotersi sul sodalizio con Roma e Tokyo: i tempi di realizzazione del velivolo (2035) potrebbero dilatarsi.
In un contesto frammentato come quello del Vecchio continente, le liti non devono stupire. Il disimpegno americano, con la prospettiva di un allontanamento dell’egemone, ha innescato la competizione tra Stati di peso comparabile per intestarsi il primato militare, in una fase storica in cui l’hard power sta ridiventando un fattore di potenza cruciale. È l’ennesima dimostrazione che quello dell’orso russo è più un pretesto che un’emergenza: se veramente temessimo l’imminente invasione da parte delle truppe di Vladimir Putin, avremmo un autentico incentivo ad accantonare gli egoismi nazionali. Invece, ognuno va per sé: la Polonia si sta armando fino ai denti e potrebbe ereditare i rimasugli di supporto statunitense che Donald Trump, in cattivi rapporti con Berlino, sta sottraendo alla Germania; il debole governo di Friedrich Merz è riuscito a mettere da parte una cifra monstre - quasi 1.000 miliardi di euro - per rendere la Bundeswehr l’esercito convenzionale più forte d’Europa; la Francia ha meno disponibilità di cassa, ma non può sopportare che il suo dominio bellico venga minacciato; e poi c’è il caso italiano.
Giorgia Meloni sa che il consenso dei cittadini per le politiche marziali caldeggiate da Bruxelles è scarso. I recenti attriti sulla negata sospensione del Patto di stabilità hanno spinto l’esecutivo a congelare l’adesione al fondo Safe, nonostante i malumori del ministro della Difesa, Guido Crosetto. Il quale, nel frattempo, studia un piano per reclutare 40.000 soldati entro il 2033.
Per accedere ai prestiti dell’Ue (denaro che andrà restituito), i progetti devono coinvolgere almeno due Stati membri, a meno che non si tratti di appalti a tempo limitato. Ma se le collaborazioni sono così fragili, per quale motivo dovremmo infilarci in un meccanismo che ci vincolerebbe a elargizioni poco liberali dall’Europa? Magari, a beneficio di Rheinmetall, o di altri concorrenti francesi? Ieri è toccato alla Grecia firmare l’accordo, per pagare un sistema antidroni. Noi non abbiamo difficoltà a raccogliere capitali sui mercati, a tassi favorevoli. Possiamo contare su colossi come Leonardo. Nulla ci impedisce di metterci in proprio e di sceglierci i partner che preferiamo, a prescindere dalla sorveglianza della Commissione. Se il mondo è diventato pericoloso e bisogna attrezzarsi per sopravvivere, non è a Ursula che ci conviene consegnare la nostra sicurezza. Voi comprereste un’auto usata da quella donna?
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L’indagine è nata dalle querele presentate dalle donne vittime di atti sessuali, subiti in occasione della consegna dei prodotti alimentari richiesti online tramite la piattaforma per cui l’uomo lavorava.
Dagli accertamenti è emerso che, l’8 febbraio scorso, il rider, utilizzando l’account di una terza persona, ha appoggiato la bicicletta e ha consegnato a una giovane donna due casse d’acqua all’ingresso dello stabile: a quel punto ha iniziato a palpeggiarle il seno e altre parti del corpo. In un primo momento la vittima è rimasta impietrita e incapace di reagire, poi è riuscita a divincolarsi, scappando nell’androne condominiale ed entrando in ascensore. Ma l’uomo non ha desistito e ha lasciato il condominio solo dopo qualche minuto in cui la ragazza è rimasta chiusa in ascensore.
Successivamente, il 13 febbraio, il rider ha effettuato una consegna all’interno di un palazzo e, con il pretesto di richiedere alla ragazza destinataria dell’ordine una recensione sul cellulare, si è avvicinato e le ha palpeggiato il seno con entrambe le mani. Anche il 16 marzo, sempre all’ingresso di un condominio, l’uomo, impugnando la busta contenente l’ordine, ha infilato la mano sinistra sotto al sacchetto e ha palpeggiato il seno della ragazza davanti a lui. Sono in corso accertamenti relativi ad almeno altri sette episodi, del tutto simili per modalità d’azione.
Le segnalazioni arrivate in merito al rider arrestato, oltre ad essere numerose, risalgono a episodi avvenuti almeno da maggio 2025, un periodo di tempo molto lungo. Per questo, le forze dell’ordine ritengono che i comportamenti penalmente rilevanti dell’uomo appaiano abituali e, pertanto, invitano eventuali altre vittime a farsi avanti e denuciare le molestie subite.
In Toscana, invece, sta per andare a processo un tentativo di stupro ai danni di una novantenne da parte di un tunisino di 59 anni, accoltellato da un familiare sessantaduenne della vittima.
L’incredibile episodio di violenza contro l’anziana è avvenuto a Montespertoli, tranquillo Comune di 13.000 abitanti immerso nelle campagne tra Firenze e Siena.
La vicenda risale alla prima metà dello scorso anno, quando, secondo quanto ricostruito dalle indagini, il tunisino, residente a Colle Val D’Elsa, in Provincia di Siena, aveva accesso all’abitazione della pensionata, dove lavorava come operaio, intento a effettuare alcuni lavori di ristrutturazione all’immobile nel quale viveva la donna. È in quel contesto che l’uomo, stando alla ricostruzione della Procura di Firenze, avrebbe abusato della novantenne. Secondo quanto riporta il quotidiano La Nazione, che cita alcuni virgolettati degli atti d’indagine, la violenza sarebbe consistita «nell’afferrarle la testa con entrambe le mani e nell’iniziare a baciarla sull’orecchio per poi spostarsi verso la bocca», nonché «nel palpeggiarle e stringerle al contempo il seno destro» e a costringerla a subire tali atti sessuali contro la propria volontà.
Venuto a conoscenza dello stupro, il nipote dell’anziana avrebbe affrontato l’operaio tunisino e, dopo aver gridato «cosa hai fatto alla nonna?», lo avrebbe colpito due volte al torace con un coltello lungo 18 centimetri, causandogli ferite guaribili in dieci giorni.
Naturalmente la rissa tra i due non è passata inosservata nella pacifica cittadina e ha portato all’intervento delle forze dell’ordine, dando il via a una doppia indagine da parte della Procura di Firenze, sia sull’accoltellamento che sullo stupro. Nei mesi scorsi il pubblico ministero titolare del fascicolo d’indagine ha chiesto il rinvio a giudizio per entrambi. Il nordafricano è accusato di violenza sessuale ai danni della novantenne, con l’aggravante di aver commesso il fatto approfittando di circostanze di tempo, di luogo e di persona tali da ostacolare la pubblica e la privata difesa, nonché con abuso di relazioni domestiche e di prestazioni d’opera.
Al nipote della donna, invece, dalla Procura viene contestata l’accusa di lesioni personali aggravate dall’utilizzo del coltello, considerato un’arma bianca. I due si incontreranno di nuovo durante l’udienza preliminare, fissata per il prossimo 7 ottobre presso il tribunale di Firenze. E quasi certamente dovranno affrontare un processo a tratti kafkiano, che potrebbe portare alla condanna di entrambi.
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