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2021-04-27
Diplomatico italiano cacciato dalla Russia. Stop dal governo all’intesa per Sputnik
Walter Biot (Ansa)
Si incrina sempre di più l'asse Roma-Mosca, tanto da mettere in discussione l'accordo tra Spallanzani e l'istituto Gamaleya sulla sperimentazione del vaccino Sputnik: a quanto risulta alla Verità, palazzo Chigi avrebbe chiesto alla regione Lazio di sospendere il memorandum. Dopo il caso Walter Biot, l'ufficiale della Marina militare arrestato per aver consegnato presunti documenti classificati al Fsb (intelligence russa), ieri è arrivata (l'attesa) reazione del Cremlino alle schermaglie diplomatiche di fine marzo. In una nota ufficiale - dopo aver convocato il nostro ambasciatore Pasquale Terracciano - il ministero degli Esteri russo ha ordinato a un membro dell'ambasciata italiana a Mosca di lasciare il Paese entro 24 ore. L'espulso si chiama Curzio Pacifici, classe '64, già comandante dell'Amerigo Vespucci, assistente addetto alla Difesa e addetto Navale dell'ambasciata italiana in Russia. Nel comunicato viene definito come «persona non grata» e si giustifica l'allontanamento «in risposta alle azioni non amichevoli e senza fondamento delle autorità italiane contro l'ufficio dell'attaché militare dell'ambasciata russa a Roma». Dalla Farnesina, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio è in questi giorni a Dubai, si fa sapere che «la decisione» è «infondata e ingiusta perché in ritorsione a una legittima misura presa dalle Autorità italiane a difesa della propria sicurezza».
È la vendetta, in pieno stile da Guerra fredda (negli Usa la definiscono «Tif for that»), che il Cremlino ha deciso di adottare dopo che Alexey Nemudrov, addetto navale e aeronautico dell'ambasciata russa a Roma, e Dmitri Ostroukhov, impiegato nello stesso ufficio della sede diplomatica, erano stati espulsi dall'Italia in seguito al caso Biot. In ambienti diplomatici si fa notare che Pacifici era in scadenza e sarebbe rientrato a breve, proprio come lo stesso Terracciano che sarà sostituito alla fine di aprile da Giorgio Starace, al momento in Giappone, nominato nuovo ambasciatore in Russia poche settimane fa.
Ma le tensioni non sembrano finire qui. Dal momento che, a quanto risulta alla Verità, nei giorni scorsi il presidente del Consiglio Mario Draghi in persona avrebbe contattato l'assessore di regione Lazio Alessio D'Amato per «suggerirgli» di sospendere la sperimentazione del vaccino Sputnik all'istituto Spallanzani di Roma. L'utilizzo del vaccino russo in Italia continua a incontrare ostacoli. La decisione di regione Lazio di avviare accordi con il Gamaleya aveva già creato polemiche nelle scorse settimane, ora rischia di diventare un boomerang contro il governatore Nicola Zingaretti. Del resto, come già ribadito sul nostro giornale, a distanza di più di 14 giorni dalla firma del memorandum, non risulta che sia stato ancora coinvolto il garante della privacy. La nostra autorità che sorveglia l'uso dei dati personali deve essere coinvolta quando si parla di trasferire dati sensibili fuori dal perimetro dell'Unione europea. Ma fino adesso non si è mosso nessuno. Per di più il lavoro su Sputnik sta rallentando quello su Reithera, il vaccino italiano la cui uscita continua a slittare. Aspetto quest'ultimo che ha creato qualche malumore anche nella struttura commissariale, diretta dal generale Francesco Figliuolo, ex Nato. A complicare le cose sono poi gli stessi accordi che Spallanzani e Gamaleya avrebbero sottoscritto nell'ultimo mese. Il fatto che Zingaretti e D'Amato abbiano reclamizzato la firma del memorandum, per di più a pochi giorni di distanza dalle accuse del presidente statunitense Joe Biden a Vladimir Putin («È un assassino»), ha fatto pensare che accordi verbali sulla sperimentazione fossero già stati sottoscritti lo scorso anno. E questo anche grazie ai buoni rapporti tra i russi e il Partito democratico, dal momento che nel 2019 l'attuale sottosegretario agli Affari Ue Enzo Amendola sedeva nel consiglio di vigilanza di Mikro kapital del presidente della Camera di commercio italo russa Vincenzo Trani. La Russia da tempo è impegnata nel reclamizzare in Europa il suo prodotto, ma non sta ottenendo grandi successi, anche se la Germania pare abbia nei giorni scorso ordinato 30 milioni di dosi. Ma ci vuole tempo. La stessa Ema, l'agenzia europea del farmaco, ieri ha fatto filtrare sulle agenzie di stampa come ci siano ancora criticità che devono essere superate riguardo allo Sputnik. Quindi in Olanda prendono tempo. E annunciano che devono ancora valutare come il vaccino anti Covid russo possa avere rarissimi effetti collaterali gravi collegabili a quelli di Astrazeneca e Johnson&Johnson, perché tutti e tre basati su vettori adenovirali. Il vaccino, hanno spiegato fonti Ema all'Adnkronos, «è basato su due vettori virali simili a quelli utilizzati da J&J, due adenovirus umani, l'adeno26 e l'adeno5. Non sappiamo se» i casi di trombosi associate «a piastrinopenia siano sicuramente attribuibili ai vaccini con vettori adenovirali, ma è certo il fatto che si sono verificati». Chissà se il via libera dall'Ema arriverà mai. Nel frattempo continuano le schermaglie diplomatiche.
L'Ue porta in causa Astrazeneca. Bojo la difende: «Partner prezioso»
L'indiscrezione era già data per certa venerdì scorso, ma ieri è arrivata la conferma da Bruxelles: la Commissione europea ha avviato un'azione legale contro Astrazeneca per i ritardi nella fonitura dei vaccini.
«Il motivo è che i termini del contratto, o alcuni termini del contratto, non sono stati rispettati e la società non è stata in grado di elaborare una strategia affidabile per garantire la consegna tempestiva delle dosi», ha dichiarato il portavoce dell'esecutivo comunitario Stefan De Keersmaeker, mentre Stella Kyriakides, commissaria europea per la Salute e la sicurezza alimentare, ha scritto su Twitter che la decisione di fare causa al colosso farmaceutico è stata presa all'unanimità da tutti i Paesi membri dell'Unione Europea. L'intenzione di ricorrere contro l'azienda era stata manifestata già mercoledì scorso, ma mancava l'assenso dell'Ungheria, mentre Germania e Francia avevano chiesto ulteriore tempo per approfondire gli aspetti legali. Il via libera è arrivato venerdì. La guerra legale tuttavia era stata già preannunciata lo scorso 19 marzo, quando Bruxelles, per mano di Sandra Gallina, l'italiana che guida la direzione generale Salute e che ha negoziato i contratti sui vaccini, ha inviato ad Astrazeneca una lettera di diffida per inadempimento contrattuale. Nella missiva, caduta nel vuoto, la società è stata accusata di non avere neppure compiuto quel che nel contratto del 27 agosto scorso viene definito il «best reasonable effort» (un impegno con la «massima diligenza ragionevolmente possibile») di rispettare il calendario di fornitura.
L'azienda anglosvedese avrebbe dovuto consegnare 100 milioni di dosi entro il primo trimestre del 2021, ma a marzo le consegne sono arrivate a soli 30 milioni. Attualmente Astrazeneca prevede di riuscire a consegnare circa 70 milioni di vaccini entro la fine del secondo trimestre dell'anno, al posto dei 300 milioni stabiliti dal contratto.
«La compagnia ha fallito nell'assicurare una strategia adeguata per rispettare i tempi di consegna dei vaccini. Quello che ci sta a cuore, in questo momento, è assicurarci una rapida spedizione di tutte le dosi promesse alle cittadine e ai cittadini europei e a cui hanno diritto sulla base del contratto», ha sottolineato De Keersmaeker. Dura, come prevedibile, la reazione di Astrazeneca, definitasi rammaricata della decisione della Commissione e pronta a difendersi fermamente in tribunale. Astrazeneca», continua la nota dell'azienda, «ha rispettato pienamente l'accordo di acquisto anticipato con la Commissione».
A difesa dell'azienda anglosvede è arrivato il commento di Downing Street: «Astrazeneca è stato un partner enormemente solido del Regno Unito, ma in realtà anche a livello globale» ha riferito il portavoce di Boris Johnson, che ha anche assicurato il proseguire della collaborazione tra governo britannico e casa farmaceutica, rifiutandosi tuttavia di esprimere un giudizio sulla causa legale. Anche il premier, a margine di un incontro in Galles, ha definito prezioso il ruolo di Astrazeneca sul fronte vaccinale. E mentre l'Europa litiga e rimane indietro sulla campagna d'immunizzazione, gli Stati Uniti fanno sapere che distribuiranno 60 milioni di dosi di vaccino Astrazeneca ad altri Paesi non appena diventeranno disponibili. La Food and Drug administration (Fda) confermerà che le dosi di vaccino A inviate all'estero rispettino gli standard di qualità prima di qualsiasi spedizione, ha reso noto la Casa Bianca, confermando che gli Usa non avranno bisogno delle dosi AstraZeneca nei prossimi mesi, ma senza precisare a quali Paesi saranno inviate.
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Alta tensione dopo il caso Biot. Farnesina: «Ritorsione ingiusta». Mario Draghi blocca la sperimentazione del vaccino allo Spallanzani.Via libera dai 27 Stati all'azione legale. Dagli Usa presto 60 milioni di dosi ad altri Paesi.Lo speciale contiene due articoli.Si incrina sempre di più l'asse Roma-Mosca, tanto da mettere in discussione l'accordo tra Spallanzani e l'istituto Gamaleya sulla sperimentazione del vaccino Sputnik: a quanto risulta alla Verità, palazzo Chigi avrebbe chiesto alla regione Lazio di sospendere il memorandum. Dopo il caso Walter Biot, l'ufficiale della Marina militare arrestato per aver consegnato presunti documenti classificati al Fsb (intelligence russa), ieri è arrivata (l'attesa) reazione del Cremlino alle schermaglie diplomatiche di fine marzo. In una nota ufficiale - dopo aver convocato il nostro ambasciatore Pasquale Terracciano - il ministero degli Esteri russo ha ordinato a un membro dell'ambasciata italiana a Mosca di lasciare il Paese entro 24 ore. L'espulso si chiama Curzio Pacifici, classe '64, già comandante dell'Amerigo Vespucci, assistente addetto alla Difesa e addetto Navale dell'ambasciata italiana in Russia. Nel comunicato viene definito come «persona non grata» e si giustifica l'allontanamento «in risposta alle azioni non amichevoli e senza fondamento delle autorità italiane contro l'ufficio dell'attaché militare dell'ambasciata russa a Roma». Dalla Farnesina, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio è in questi giorni a Dubai, si fa sapere che «la decisione» è «infondata e ingiusta perché in ritorsione a una legittima misura presa dalle Autorità italiane a difesa della propria sicurezza». È la vendetta, in pieno stile da Guerra fredda (negli Usa la definiscono «Tif for that»), che il Cremlino ha deciso di adottare dopo che Alexey Nemudrov, addetto navale e aeronautico dell'ambasciata russa a Roma, e Dmitri Ostroukhov, impiegato nello stesso ufficio della sede diplomatica, erano stati espulsi dall'Italia in seguito al caso Biot. In ambienti diplomatici si fa notare che Pacifici era in scadenza e sarebbe rientrato a breve, proprio come lo stesso Terracciano che sarà sostituito alla fine di aprile da Giorgio Starace, al momento in Giappone, nominato nuovo ambasciatore in Russia poche settimane fa. Ma le tensioni non sembrano finire qui. Dal momento che, a quanto risulta alla Verità, nei giorni scorsi il presidente del Consiglio Mario Draghi in persona avrebbe contattato l'assessore di regione Lazio Alessio D'Amato per «suggerirgli» di sospendere la sperimentazione del vaccino Sputnik all'istituto Spallanzani di Roma. L'utilizzo del vaccino russo in Italia continua a incontrare ostacoli. La decisione di regione Lazio di avviare accordi con il Gamaleya aveva già creato polemiche nelle scorse settimane, ora rischia di diventare un boomerang contro il governatore Nicola Zingaretti. Del resto, come già ribadito sul nostro giornale, a distanza di più di 14 giorni dalla firma del memorandum, non risulta che sia stato ancora coinvolto il garante della privacy. La nostra autorità che sorveglia l'uso dei dati personali deve essere coinvolta quando si parla di trasferire dati sensibili fuori dal perimetro dell'Unione europea. Ma fino adesso non si è mosso nessuno. Per di più il lavoro su Sputnik sta rallentando quello su Reithera, il vaccino italiano la cui uscita continua a slittare. Aspetto quest'ultimo che ha creato qualche malumore anche nella struttura commissariale, diretta dal generale Francesco Figliuolo, ex Nato. A complicare le cose sono poi gli stessi accordi che Spallanzani e Gamaleya avrebbero sottoscritto nell'ultimo mese. Il fatto che Zingaretti e D'Amato abbiano reclamizzato la firma del memorandum, per di più a pochi giorni di distanza dalle accuse del presidente statunitense Joe Biden a Vladimir Putin («È un assassino»), ha fatto pensare che accordi verbali sulla sperimentazione fossero già stati sottoscritti lo scorso anno. E questo anche grazie ai buoni rapporti tra i russi e il Partito democratico, dal momento che nel 2019 l'attuale sottosegretario agli Affari Ue Enzo Amendola sedeva nel consiglio di vigilanza di Mikro kapital del presidente della Camera di commercio italo russa Vincenzo Trani. La Russia da tempo è impegnata nel reclamizzare in Europa il suo prodotto, ma non sta ottenendo grandi successi, anche se la Germania pare abbia nei giorni scorso ordinato 30 milioni di dosi. Ma ci vuole tempo. La stessa Ema, l'agenzia europea del farmaco, ieri ha fatto filtrare sulle agenzie di stampa come ci siano ancora criticità che devono essere superate riguardo allo Sputnik. Quindi in Olanda prendono tempo. E annunciano che devono ancora valutare come il vaccino anti Covid russo possa avere rarissimi effetti collaterali gravi collegabili a quelli di Astrazeneca e Johnson&Johnson, perché tutti e tre basati su vettori adenovirali. Il vaccino, hanno spiegato fonti Ema all'Adnkronos, «è basato su due vettori virali simili a quelli utilizzati da J&J, due adenovirus umani, l'adeno26 e l'adeno5. Non sappiamo se» i casi di trombosi associate «a piastrinopenia siano sicuramente attribuibili ai vaccini con vettori adenovirali, ma è certo il fatto che si sono verificati». Chissà se il via libera dall'Ema arriverà mai. Nel frattempo continuano le schermaglie diplomatiche. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/diplomatico-italiano-cacciato-dalla-russia-stop-dal-governo-allintesa-per-sputnik-2652785714.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="l-ue-porta-in-causa-astrazeneca-bojo-la-difende-partner-prezioso" data-post-id="2652785714" data-published-at="1619466584" data-use-pagination="False"> L'Ue porta in causa Astrazeneca. Bojo la difende: «Partner prezioso» L'indiscrezione era già data per certa venerdì scorso, ma ieri è arrivata la conferma da Bruxelles: la Commissione europea ha avviato un'azione legale contro Astrazeneca per i ritardi nella fonitura dei vaccini. «Il motivo è che i termini del contratto, o alcuni termini del contratto, non sono stati rispettati e la società non è stata in grado di elaborare una strategia affidabile per garantire la consegna tempestiva delle dosi», ha dichiarato il portavoce dell'esecutivo comunitario Stefan De Keersmaeker, mentre Stella Kyriakides, commissaria europea per la Salute e la sicurezza alimentare, ha scritto su Twitter che la decisione di fare causa al colosso farmaceutico è stata presa all'unanimità da tutti i Paesi membri dell'Unione Europea. L'intenzione di ricorrere contro l'azienda era stata manifestata già mercoledì scorso, ma mancava l'assenso dell'Ungheria, mentre Germania e Francia avevano chiesto ulteriore tempo per approfondire gli aspetti legali. Il via libera è arrivato venerdì. La guerra legale tuttavia era stata già preannunciata lo scorso 19 marzo, quando Bruxelles, per mano di Sandra Gallina, l'italiana che guida la direzione generale Salute e che ha negoziato i contratti sui vaccini, ha inviato ad Astrazeneca una lettera di diffida per inadempimento contrattuale. Nella missiva, caduta nel vuoto, la società è stata accusata di non avere neppure compiuto quel che nel contratto del 27 agosto scorso viene definito il «best reasonable effort» (un impegno con la «massima diligenza ragionevolmente possibile») di rispettare il calendario di fornitura. L'azienda anglosvedese avrebbe dovuto consegnare 100 milioni di dosi entro il primo trimestre del 2021, ma a marzo le consegne sono arrivate a soli 30 milioni. Attualmente Astrazeneca prevede di riuscire a consegnare circa 70 milioni di vaccini entro la fine del secondo trimestre dell'anno, al posto dei 300 milioni stabiliti dal contratto. «La compagnia ha fallito nell'assicurare una strategia adeguata per rispettare i tempi di consegna dei vaccini. Quello che ci sta a cuore, in questo momento, è assicurarci una rapida spedizione di tutte le dosi promesse alle cittadine e ai cittadini europei e a cui hanno diritto sulla base del contratto», ha sottolineato De Keersmaeker. Dura, come prevedibile, la reazione di Astrazeneca, definitasi rammaricata della decisione della Commissione e pronta a difendersi fermamente in tribunale. Astrazeneca», continua la nota dell'azienda, «ha rispettato pienamente l'accordo di acquisto anticipato con la Commissione». A difesa dell'azienda anglosvede è arrivato il commento di Downing Street: «Astrazeneca è stato un partner enormemente solido del Regno Unito, ma in realtà anche a livello globale» ha riferito il portavoce di Boris Johnson, che ha anche assicurato il proseguire della collaborazione tra governo britannico e casa farmaceutica, rifiutandosi tuttavia di esprimere un giudizio sulla causa legale. Anche il premier, a margine di un incontro in Galles, ha definito prezioso il ruolo di Astrazeneca sul fronte vaccinale. E mentre l'Europa litiga e rimane indietro sulla campagna d'immunizzazione, gli Stati Uniti fanno sapere che distribuiranno 60 milioni di dosi di vaccino Astrazeneca ad altri Paesi non appena diventeranno disponibili. La Food and Drug administration (Fda) confermerà che le dosi di vaccino A inviate all'estero rispettino gli standard di qualità prima di qualsiasi spedizione, ha reso noto la Casa Bianca, confermando che gli Usa non avranno bisogno delle dosi AstraZeneca nei prossimi mesi, ma senza precisare a quali Paesi saranno inviate.
Il baritono Luca Salsi ci guida alla scoperta del genio di Giuseppe Verdi attraverso tre opere che lo vedono protagonista al Teatro alla Scala di Milano. Da Nabucodonosor, primo grande successo del Cigno di Busseto, al penultimo capolavoro, Otello. Un titolo attesissimo per l’inaugurazione della prossima stagione, il 7 dicembre 2026.
Un duello tra Lautaro Martinez e Scott McTominay durante Inter-Napoli della scorsa stagione (Getty Images)
A nemmeno due settimane di distanza dalla fine del campionato, la Serie A versione 2026/2027 ha già preso forma con la tradizionale compilazione del calendario. Per il secondo anno consecutivo il Teatro Regio di Parma, nell'ambito del Festival della Serie A, ha ospitato la cerimonia che ha svelato le 38 giornate della prossima stagione.
Il campionato scatterà nel weekend del 22-23 agosto e si concluderà il 29-30 maggio 2027. Confermato il calendario asimmetrico tra andata e ritorno, mentre la principale novità riguarda le soste per le nazionali: tra fine settembre e inizio ottobre ci sarà una pausa unica di due settimane consecutive, alle quali si aggiungeranno gli stop di novembre e marzo. Previsti inoltre due turni infrasettimanali, il 28 ottobre e il 6 gennaio, oltre alla sosta natalizia del 26 e 27 dicembre.
L'avvio propone subito partite interessanti e affatto banali. I campioni d'Italia dell'Inter debutteranno a San Siro contro il Monza, mentre Napoli e Juventus inizieranno entrambe in trasferta, rispettivamente a Genova e Frosinone. Impegno esterno anche per il Milan, atteso dal Torino, mentre la Roma riceverà la Fiorentina all'Olimpico. Per assistere ai primi incroci di alta classifica non bisognerà però aspettare molto. Già alla terza giornata il calendario mette di fronte Juventus e Milan da una parte, Inter e Napoli dall'altra. Un doppio confronto che potrebbe offrire indicazioni interessanti fin dalle prime settimane della stagione. Il primo derby della Madonnina è invece fissato alla decima giornata, il 1° novembre, nello stesso turno in cui andrà in scena anche Juventus-Napoli. Al termine del girone d'andata, alla diciannovesima giornata, spazio al primo Derby d'Italia con Inter-Juventus a San Siro.
Anche il ritorno si annuncia particolarmente intenso. Alla ventiduesima giornata si giocheranno Napoli-Inter e Milan-Juventus, mentre due settimane più tardi, nel weekend di San Valentino, il calendario propone un altro doppio appuntamento di cartello con Inter-Milan e Napoli-Juventus. Restano inoltre i vincoli legati agli impegni europei. Nelle giornate collocate tra due turni delle coppe Uefa le squadre impegnate in Champions League non potranno affrontare quelle partecipanti a Europa League e Conference League, una scelta pensata per distribuire in modo più equilibrato gli impegni durante la stagione.
Dietro la compilazione delle 38 giornate c'è stato ancora una volta il lavoro dell'algoritmo utilizzato dalla Lega Serie A, chiamato a gestire contemporaneamente decine di vincoli tra derby, alternanza casa-trasferta, soste per le nazionali, coppe europee e disponibilità degli impianti. Un supporto tecnologico ormai diventato centrale nella costruzione del calendario. Ad aprire la cerimonia è stato il presidente della Lega Serie A, Ezio Simonelli, che ha rivendicato la crescita dell'interesse attorno al campionato sottolineando: «Abbiamo avuto una capienza media negli stadi di 30.000 spettatori a partita. La prova che il pubblico ama ancora e molto il nostro campionato».
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Giuseppe Cossu e Roberto Saviano (Ansa)
Caro Roberto Saviano,
ho letto le tue parole sul grido “Decima” pronunciato dagli incursori della Marina Militare e sento il bisogno di scriverti da uomo che ha servito l’Italia in uniforme, in patria e all’estero, compreso l’Afghanistan. Non per polemica, ma per offrire un punto di vista che troppo spesso viene ignorato.
Chi ha indossato il basco degli incursori sa bene che la storia va conosciuta nella sua interezza, senza semplificazioni e senza sovrapposizioni che finiscono per cancellare fatti, uomini e tradizioni. Quando sento pronunciare il nome “Decima”, il mio pensiero non corre alla Repubblica Sociale Italiana né alle pagine più controverse della guerra civile italiana. Corre invece agli uomini della Decima Flottiglia MAS che, prima dell’8 settembre 1943, scrissero alcune delle pagine più straordinarie della storia militare italiana.
Parlo di marinai che operarono in condizioni estreme, di pionieri delle operazioni speciali subacquee, di uomini che con mezzi rudimentali ma con coraggio eccezionale riuscirono a colpire obiettivi ritenuti impossibili. Parlo di una tradizione professionale e militare riconosciuta e studiata ancora oggi da numerose marine del mondo. È da quella tradizione tecnica, operativa e umana che discendono gli attuali incursori della Marina Militare.
Quando pensiamo a quella storia, pensiamo al sacrificio di Teseo Tesei e di tanti altri uomini che hanno rappresentato e continuano a rappresentare un esempio per ogni incursore. Pensiamo a chi ha dato la vita per compiere il proprio dovere, sapendo di andare incontro a una missione dalla quale forse non sarebbe tornato. Il loro esempio continua ancora oggi a essere fonte di motivazione nelle notti più dure dell’addestramento e delle operazioni.
Pensiamo anche alle radici più profonde dello spirito d’audacia della Marina italiana, a imprese come la Beffa di Buccari guidata da Gabriele D’Annunzio, episodi che hanno alimentato una tradizione fatta di coraggio, iniziativa e spirito di sacrificio. Sono queste le pagine che molti giovani militari studiano, insieme ai valori e ai principi tramandati dal reparto, trovando ispirazione per affrontare le sfide del servizio.
Ridurre tutto questo a una sola fase storica significa compiere un’operazione ingiusta nei confronti della verità. Significa ignorare che la Decima MAS esistette prima del 1943 e che proprio in quel periodo costruì la propria fama. Significa dimenticare uomini che servirono il loro Paese con disciplina e sacrificio in un contesto storico ben diverso da quello successivo all’armistizio.
C’è poi una domanda che mi pongo sinceramente: perché soltanto oggi questa tradizione viene presentata come un problema? Il grido “Decima” accompagna da sempre la storia e le tradizioni del reparto. Nel corso dei decenni si sono succeduti governi di ogni orientamento politico, presidenti della Repubblica, ministri della Difesa e vertici militari. Eppure nessuno ha mai ritenuto necessario trasformare questo elemento identitario in una battaglia ideologica.
Noi militari conosciamo il peso dei simboli. Proprio per questo sappiamo distinguerne le diverse fasi storiche. Nessuno pretende di cancellare le controversie che seguirono all’8 settembre. Ma allo stesso modo non si può accettare che un’intera tradizione venga identificata esclusivamente con una parte della sua storia, per quanto discussa essa sia.
Molti di coloro che oggi rivendicano l’eredità professionale degli incursori italiani hanno servito la Repubblica Italiana in missioni internazionali, spesso lontano dai riflettori. In Afghanistan, nei Balcani, in Iraq, nel Mediterraneo, nel Corno d’Africa e in numerosi altri teatri operativi, i militari italiani hanno operato per garantire sicurezza, stabilità e protezione delle popolazioni civili, spesso a rischio della propria vita.
Ho visto colleghi partire senza sapere se sarebbero tornati. Ho visto uomini lavorare per mesi lontano dalle famiglie, affrontando minacce concrete e quotidiane. Ho visto professionalità, umanità e spirito di servizio. E ho visto il rispetto che i militari italiani si sono guadagnati presso alleati e popolazioni locali grazie alla loro competenza e al loro equilibrio.
Quando un incursore richiama una tradizione militare, non necessariamente sta facendo una dichiarazione politica. Molto spesso sta rendendo omaggio a una storia professionale fatta di addestramento, sacrificio, fratellanza e servizio. È una differenza che chiunque affronti questi temi con onestà intellettuale dovrebbe sforzarsi di comprendere.
Se vi sono critiche da rivolgere a un governo, a una maggioranza politica o a una scelta istituzionale, esse appartengono legittimamente al dibattito democratico. Ma sarebbe auspicabile evitare che a farne le spese siano uomini che hanno dedicato la propria vita alla difesa della Patria e delle sue istituzioni. Militari che servono tutti gli italiani, senza distinzione di idee politiche, religione, origine o appartenenza sociale.
Le parole hanno un peso, soprattutto quando vengono pronunciate da personalità pubbliche. Per questo credo che sia importante distinguere tra la doverosa critica politica e il rispetto dovuto a chi serve lo Stato italiano. Le semplificazioni possono generare consenso immediato, ma raramente aiutano a comprendere la complessità della storia.
E forse, anziché soffermarsi esclusivamente sugli aspetti più controversi di quella vicenda, sarebbe utile raccontare anche le imprese che hanno reso celebre la Decima nel mondo: il coraggio di Teseo Tesei, le operazioni degli uomini d’assalto, l’innovazione tecnica, il sacrificio e la dedizione di chi ha aperto la strada alle moderne forze speciali. Sarebbe una storia capace di offrire ai nostri giovani esempi di determinazione, spirito di servizio e amore per il proprio Paese.
Non ti chiedo di condividere questa sensibilità. Ti chiedo soltanto di considerare che dietro quel nome, per molti militari, non vi è nostalgia ideologica, bensì il ricordo di una tradizione operativa che appartiene alla storia della Marina italiana e che ha contribuito a costruire l’eccellenza delle nostre forze speciali.
La storia, quando viene letta tutta intera, è sempre più complessa degli slogan. E il rispetto per chi ha servito e serve il proprio Paese dovrebbe essere un terreno comune, al di là delle differenze di opinione.
Con rispetto.
Giuseppe Cossu, Incursore in congedo della Marina Militare italiana.
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