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2021-04-27
Diplomatico italiano cacciato dalla Russia. Stop dal governo all’intesa per Sputnik
Walter Biot (Ansa)
Si incrina sempre di più l'asse Roma-Mosca, tanto da mettere in discussione l'accordo tra Spallanzani e l'istituto Gamaleya sulla sperimentazione del vaccino Sputnik: a quanto risulta alla Verità, palazzo Chigi avrebbe chiesto alla regione Lazio di sospendere il memorandum. Dopo il caso Walter Biot, l'ufficiale della Marina militare arrestato per aver consegnato presunti documenti classificati al Fsb (intelligence russa), ieri è arrivata (l'attesa) reazione del Cremlino alle schermaglie diplomatiche di fine marzo. In una nota ufficiale - dopo aver convocato il nostro ambasciatore Pasquale Terracciano - il ministero degli Esteri russo ha ordinato a un membro dell'ambasciata italiana a Mosca di lasciare il Paese entro 24 ore. L'espulso si chiama Curzio Pacifici, classe '64, già comandante dell'Amerigo Vespucci, assistente addetto alla Difesa e addetto Navale dell'ambasciata italiana in Russia. Nel comunicato viene definito come «persona non grata» e si giustifica l'allontanamento «in risposta alle azioni non amichevoli e senza fondamento delle autorità italiane contro l'ufficio dell'attaché militare dell'ambasciata russa a Roma». Dalla Farnesina, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio è in questi giorni a Dubai, si fa sapere che «la decisione» è «infondata e ingiusta perché in ritorsione a una legittima misura presa dalle Autorità italiane a difesa della propria sicurezza».
È la vendetta, in pieno stile da Guerra fredda (negli Usa la definiscono «Tif for that»), che il Cremlino ha deciso di adottare dopo che Alexey Nemudrov, addetto navale e aeronautico dell'ambasciata russa a Roma, e Dmitri Ostroukhov, impiegato nello stesso ufficio della sede diplomatica, erano stati espulsi dall'Italia in seguito al caso Biot. In ambienti diplomatici si fa notare che Pacifici era in scadenza e sarebbe rientrato a breve, proprio come lo stesso Terracciano che sarà sostituito alla fine di aprile da Giorgio Starace, al momento in Giappone, nominato nuovo ambasciatore in Russia poche settimane fa.
Ma le tensioni non sembrano finire qui. Dal momento che, a quanto risulta alla Verità, nei giorni scorsi il presidente del Consiglio Mario Draghi in persona avrebbe contattato l'assessore di regione Lazio Alessio D'Amato per «suggerirgli» di sospendere la sperimentazione del vaccino Sputnik all'istituto Spallanzani di Roma. L'utilizzo del vaccino russo in Italia continua a incontrare ostacoli. La decisione di regione Lazio di avviare accordi con il Gamaleya aveva già creato polemiche nelle scorse settimane, ora rischia di diventare un boomerang contro il governatore Nicola Zingaretti. Del resto, come già ribadito sul nostro giornale, a distanza di più di 14 giorni dalla firma del memorandum, non risulta che sia stato ancora coinvolto il garante della privacy. La nostra autorità che sorveglia l'uso dei dati personali deve essere coinvolta quando si parla di trasferire dati sensibili fuori dal perimetro dell'Unione europea. Ma fino adesso non si è mosso nessuno. Per di più il lavoro su Sputnik sta rallentando quello su Reithera, il vaccino italiano la cui uscita continua a slittare. Aspetto quest'ultimo che ha creato qualche malumore anche nella struttura commissariale, diretta dal generale Francesco Figliuolo, ex Nato. A complicare le cose sono poi gli stessi accordi che Spallanzani e Gamaleya avrebbero sottoscritto nell'ultimo mese. Il fatto che Zingaretti e D'Amato abbiano reclamizzato la firma del memorandum, per di più a pochi giorni di distanza dalle accuse del presidente statunitense Joe Biden a Vladimir Putin («È un assassino»), ha fatto pensare che accordi verbali sulla sperimentazione fossero già stati sottoscritti lo scorso anno. E questo anche grazie ai buoni rapporti tra i russi e il Partito democratico, dal momento che nel 2019 l'attuale sottosegretario agli Affari Ue Enzo Amendola sedeva nel consiglio di vigilanza di Mikro kapital del presidente della Camera di commercio italo russa Vincenzo Trani. La Russia da tempo è impegnata nel reclamizzare in Europa il suo prodotto, ma non sta ottenendo grandi successi, anche se la Germania pare abbia nei giorni scorso ordinato 30 milioni di dosi. Ma ci vuole tempo. La stessa Ema, l'agenzia europea del farmaco, ieri ha fatto filtrare sulle agenzie di stampa come ci siano ancora criticità che devono essere superate riguardo allo Sputnik. Quindi in Olanda prendono tempo. E annunciano che devono ancora valutare come il vaccino anti Covid russo possa avere rarissimi effetti collaterali gravi collegabili a quelli di Astrazeneca e Johnson&Johnson, perché tutti e tre basati su vettori adenovirali. Il vaccino, hanno spiegato fonti Ema all'Adnkronos, «è basato su due vettori virali simili a quelli utilizzati da J&J, due adenovirus umani, l'adeno26 e l'adeno5. Non sappiamo se» i casi di trombosi associate «a piastrinopenia siano sicuramente attribuibili ai vaccini con vettori adenovirali, ma è certo il fatto che si sono verificati». Chissà se il via libera dall'Ema arriverà mai. Nel frattempo continuano le schermaglie diplomatiche.
L'Ue porta in causa Astrazeneca. Bojo la difende: «Partner prezioso»
L'indiscrezione era già data per certa venerdì scorso, ma ieri è arrivata la conferma da Bruxelles: la Commissione europea ha avviato un'azione legale contro Astrazeneca per i ritardi nella fonitura dei vaccini.
«Il motivo è che i termini del contratto, o alcuni termini del contratto, non sono stati rispettati e la società non è stata in grado di elaborare una strategia affidabile per garantire la consegna tempestiva delle dosi», ha dichiarato il portavoce dell'esecutivo comunitario Stefan De Keersmaeker, mentre Stella Kyriakides, commissaria europea per la Salute e la sicurezza alimentare, ha scritto su Twitter che la decisione di fare causa al colosso farmaceutico è stata presa all'unanimità da tutti i Paesi membri dell'Unione Europea. L'intenzione di ricorrere contro l'azienda era stata manifestata già mercoledì scorso, ma mancava l'assenso dell'Ungheria, mentre Germania e Francia avevano chiesto ulteriore tempo per approfondire gli aspetti legali. Il via libera è arrivato venerdì. La guerra legale tuttavia era stata già preannunciata lo scorso 19 marzo, quando Bruxelles, per mano di Sandra Gallina, l'italiana che guida la direzione generale Salute e che ha negoziato i contratti sui vaccini, ha inviato ad Astrazeneca una lettera di diffida per inadempimento contrattuale. Nella missiva, caduta nel vuoto, la società è stata accusata di non avere neppure compiuto quel che nel contratto del 27 agosto scorso viene definito il «best reasonable effort» (un impegno con la «massima diligenza ragionevolmente possibile») di rispettare il calendario di fornitura.
L'azienda anglosvedese avrebbe dovuto consegnare 100 milioni di dosi entro il primo trimestre del 2021, ma a marzo le consegne sono arrivate a soli 30 milioni. Attualmente Astrazeneca prevede di riuscire a consegnare circa 70 milioni di vaccini entro la fine del secondo trimestre dell'anno, al posto dei 300 milioni stabiliti dal contratto.
«La compagnia ha fallito nell'assicurare una strategia adeguata per rispettare i tempi di consegna dei vaccini. Quello che ci sta a cuore, in questo momento, è assicurarci una rapida spedizione di tutte le dosi promesse alle cittadine e ai cittadini europei e a cui hanno diritto sulla base del contratto», ha sottolineato De Keersmaeker. Dura, come prevedibile, la reazione di Astrazeneca, definitasi rammaricata della decisione della Commissione e pronta a difendersi fermamente in tribunale. Astrazeneca», continua la nota dell'azienda, «ha rispettato pienamente l'accordo di acquisto anticipato con la Commissione».
A difesa dell'azienda anglosvede è arrivato il commento di Downing Street: «Astrazeneca è stato un partner enormemente solido del Regno Unito, ma in realtà anche a livello globale» ha riferito il portavoce di Boris Johnson, che ha anche assicurato il proseguire della collaborazione tra governo britannico e casa farmaceutica, rifiutandosi tuttavia di esprimere un giudizio sulla causa legale. Anche il premier, a margine di un incontro in Galles, ha definito prezioso il ruolo di Astrazeneca sul fronte vaccinale. E mentre l'Europa litiga e rimane indietro sulla campagna d'immunizzazione, gli Stati Uniti fanno sapere che distribuiranno 60 milioni di dosi di vaccino Astrazeneca ad altri Paesi non appena diventeranno disponibili. La Food and Drug administration (Fda) confermerà che le dosi di vaccino A inviate all'estero rispettino gli standard di qualità prima di qualsiasi spedizione, ha reso noto la Casa Bianca, confermando che gli Usa non avranno bisogno delle dosi AstraZeneca nei prossimi mesi, ma senza precisare a quali Paesi saranno inviate.
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Alta tensione dopo il caso Biot. Farnesina: «Ritorsione ingiusta». Mario Draghi blocca la sperimentazione del vaccino allo Spallanzani.Via libera dai 27 Stati all'azione legale. Dagli Usa presto 60 milioni di dosi ad altri Paesi.Lo speciale contiene due articoli.Si incrina sempre di più l'asse Roma-Mosca, tanto da mettere in discussione l'accordo tra Spallanzani e l'istituto Gamaleya sulla sperimentazione del vaccino Sputnik: a quanto risulta alla Verità, palazzo Chigi avrebbe chiesto alla regione Lazio di sospendere il memorandum. Dopo il caso Walter Biot, l'ufficiale della Marina militare arrestato per aver consegnato presunti documenti classificati al Fsb (intelligence russa), ieri è arrivata (l'attesa) reazione del Cremlino alle schermaglie diplomatiche di fine marzo. In una nota ufficiale - dopo aver convocato il nostro ambasciatore Pasquale Terracciano - il ministero degli Esteri russo ha ordinato a un membro dell'ambasciata italiana a Mosca di lasciare il Paese entro 24 ore. L'espulso si chiama Curzio Pacifici, classe '64, già comandante dell'Amerigo Vespucci, assistente addetto alla Difesa e addetto Navale dell'ambasciata italiana in Russia. Nel comunicato viene definito come «persona non grata» e si giustifica l'allontanamento «in risposta alle azioni non amichevoli e senza fondamento delle autorità italiane contro l'ufficio dell'attaché militare dell'ambasciata russa a Roma». Dalla Farnesina, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio è in questi giorni a Dubai, si fa sapere che «la decisione» è «infondata e ingiusta perché in ritorsione a una legittima misura presa dalle Autorità italiane a difesa della propria sicurezza». È la vendetta, in pieno stile da Guerra fredda (negli Usa la definiscono «Tif for that»), che il Cremlino ha deciso di adottare dopo che Alexey Nemudrov, addetto navale e aeronautico dell'ambasciata russa a Roma, e Dmitri Ostroukhov, impiegato nello stesso ufficio della sede diplomatica, erano stati espulsi dall'Italia in seguito al caso Biot. In ambienti diplomatici si fa notare che Pacifici era in scadenza e sarebbe rientrato a breve, proprio come lo stesso Terracciano che sarà sostituito alla fine di aprile da Giorgio Starace, al momento in Giappone, nominato nuovo ambasciatore in Russia poche settimane fa. Ma le tensioni non sembrano finire qui. Dal momento che, a quanto risulta alla Verità, nei giorni scorsi il presidente del Consiglio Mario Draghi in persona avrebbe contattato l'assessore di regione Lazio Alessio D'Amato per «suggerirgli» di sospendere la sperimentazione del vaccino Sputnik all'istituto Spallanzani di Roma. L'utilizzo del vaccino russo in Italia continua a incontrare ostacoli. La decisione di regione Lazio di avviare accordi con il Gamaleya aveva già creato polemiche nelle scorse settimane, ora rischia di diventare un boomerang contro il governatore Nicola Zingaretti. Del resto, come già ribadito sul nostro giornale, a distanza di più di 14 giorni dalla firma del memorandum, non risulta che sia stato ancora coinvolto il garante della privacy. La nostra autorità che sorveglia l'uso dei dati personali deve essere coinvolta quando si parla di trasferire dati sensibili fuori dal perimetro dell'Unione europea. Ma fino adesso non si è mosso nessuno. Per di più il lavoro su Sputnik sta rallentando quello su Reithera, il vaccino italiano la cui uscita continua a slittare. Aspetto quest'ultimo che ha creato qualche malumore anche nella struttura commissariale, diretta dal generale Francesco Figliuolo, ex Nato. A complicare le cose sono poi gli stessi accordi che Spallanzani e Gamaleya avrebbero sottoscritto nell'ultimo mese. Il fatto che Zingaretti e D'Amato abbiano reclamizzato la firma del memorandum, per di più a pochi giorni di distanza dalle accuse del presidente statunitense Joe Biden a Vladimir Putin («È un assassino»), ha fatto pensare che accordi verbali sulla sperimentazione fossero già stati sottoscritti lo scorso anno. E questo anche grazie ai buoni rapporti tra i russi e il Partito democratico, dal momento che nel 2019 l'attuale sottosegretario agli Affari Ue Enzo Amendola sedeva nel consiglio di vigilanza di Mikro kapital del presidente della Camera di commercio italo russa Vincenzo Trani. La Russia da tempo è impegnata nel reclamizzare in Europa il suo prodotto, ma non sta ottenendo grandi successi, anche se la Germania pare abbia nei giorni scorso ordinato 30 milioni di dosi. Ma ci vuole tempo. La stessa Ema, l'agenzia europea del farmaco, ieri ha fatto filtrare sulle agenzie di stampa come ci siano ancora criticità che devono essere superate riguardo allo Sputnik. Quindi in Olanda prendono tempo. E annunciano che devono ancora valutare come il vaccino anti Covid russo possa avere rarissimi effetti collaterali gravi collegabili a quelli di Astrazeneca e Johnson&Johnson, perché tutti e tre basati su vettori adenovirali. Il vaccino, hanno spiegato fonti Ema all'Adnkronos, «è basato su due vettori virali simili a quelli utilizzati da J&J, due adenovirus umani, l'adeno26 e l'adeno5. Non sappiamo se» i casi di trombosi associate «a piastrinopenia siano sicuramente attribuibili ai vaccini con vettori adenovirali, ma è certo il fatto che si sono verificati». Chissà se il via libera dall'Ema arriverà mai. Nel frattempo continuano le schermaglie diplomatiche. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/diplomatico-italiano-cacciato-dalla-russia-stop-dal-governo-allintesa-per-sputnik-2652785714.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="l-ue-porta-in-causa-astrazeneca-bojo-la-difende-partner-prezioso" data-post-id="2652785714" data-published-at="1619466584" data-use-pagination="False"> L'Ue porta in causa Astrazeneca. Bojo la difende: «Partner prezioso» L'indiscrezione era già data per certa venerdì scorso, ma ieri è arrivata la conferma da Bruxelles: la Commissione europea ha avviato un'azione legale contro Astrazeneca per i ritardi nella fonitura dei vaccini. «Il motivo è che i termini del contratto, o alcuni termini del contratto, non sono stati rispettati e la società non è stata in grado di elaborare una strategia affidabile per garantire la consegna tempestiva delle dosi», ha dichiarato il portavoce dell'esecutivo comunitario Stefan De Keersmaeker, mentre Stella Kyriakides, commissaria europea per la Salute e la sicurezza alimentare, ha scritto su Twitter che la decisione di fare causa al colosso farmaceutico è stata presa all'unanimità da tutti i Paesi membri dell'Unione Europea. L'intenzione di ricorrere contro l'azienda era stata manifestata già mercoledì scorso, ma mancava l'assenso dell'Ungheria, mentre Germania e Francia avevano chiesto ulteriore tempo per approfondire gli aspetti legali. Il via libera è arrivato venerdì. La guerra legale tuttavia era stata già preannunciata lo scorso 19 marzo, quando Bruxelles, per mano di Sandra Gallina, l'italiana che guida la direzione generale Salute e che ha negoziato i contratti sui vaccini, ha inviato ad Astrazeneca una lettera di diffida per inadempimento contrattuale. Nella missiva, caduta nel vuoto, la società è stata accusata di non avere neppure compiuto quel che nel contratto del 27 agosto scorso viene definito il «best reasonable effort» (un impegno con la «massima diligenza ragionevolmente possibile») di rispettare il calendario di fornitura. L'azienda anglosvedese avrebbe dovuto consegnare 100 milioni di dosi entro il primo trimestre del 2021, ma a marzo le consegne sono arrivate a soli 30 milioni. Attualmente Astrazeneca prevede di riuscire a consegnare circa 70 milioni di vaccini entro la fine del secondo trimestre dell'anno, al posto dei 300 milioni stabiliti dal contratto. «La compagnia ha fallito nell'assicurare una strategia adeguata per rispettare i tempi di consegna dei vaccini. Quello che ci sta a cuore, in questo momento, è assicurarci una rapida spedizione di tutte le dosi promesse alle cittadine e ai cittadini europei e a cui hanno diritto sulla base del contratto», ha sottolineato De Keersmaeker. Dura, come prevedibile, la reazione di Astrazeneca, definitasi rammaricata della decisione della Commissione e pronta a difendersi fermamente in tribunale. Astrazeneca», continua la nota dell'azienda, «ha rispettato pienamente l'accordo di acquisto anticipato con la Commissione». A difesa dell'azienda anglosvede è arrivato il commento di Downing Street: «Astrazeneca è stato un partner enormemente solido del Regno Unito, ma in realtà anche a livello globale» ha riferito il portavoce di Boris Johnson, che ha anche assicurato il proseguire della collaborazione tra governo britannico e casa farmaceutica, rifiutandosi tuttavia di esprimere un giudizio sulla causa legale. Anche il premier, a margine di un incontro in Galles, ha definito prezioso il ruolo di Astrazeneca sul fronte vaccinale. E mentre l'Europa litiga e rimane indietro sulla campagna d'immunizzazione, gli Stati Uniti fanno sapere che distribuiranno 60 milioni di dosi di vaccino Astrazeneca ad altri Paesi non appena diventeranno disponibili. La Food and Drug administration (Fda) confermerà che le dosi di vaccino A inviate all'estero rispettino gli standard di qualità prima di qualsiasi spedizione, ha reso noto la Casa Bianca, confermando che gli Usa non avranno bisogno delle dosi AstraZeneca nei prossimi mesi, ma senza precisare a quali Paesi saranno inviate.
Ggli impianti nucleari indiani di Kalpakkam (Getty Images)
Il reattore autofertilizzante segna una svolta per Nuova Delhi: meno dipendenza dall’uranio, più autonomia energetica e tecnologica. Un modello costruito in decenni che rafforza il peso geopolitico indiano mentre l’Europa resta in bilico sul nucleare.
Per anni il programma nucleare indiano è stato descritto come ambizioso, autonomo e spesso lento. È una lettura superficiale. In realtà, Nuova Delhi ha seguito una traiettoria coerente, costruita attorno a vincoli strutturali, indipendenza tecnologica e autonomia strategica. Ciò che sta prendendo forma a Kalpakkam rappresenta il punto di arrivo di questa strategia.
Il progresso del reattore veloce autofertilizzante sviluppato presso l’Indira Gandhi Centre for Atomic Research non è un semplice incremento di capacità energetica. È il passaggio decisivo verso un modello nucleare concepito per superare i limiti strutturali dell’India.
L’India non dispone di grandi riserve di uranio. Possiede invece torio in abbondanza. Da qui nasce la logica del programma nucleare a tre fasi: prima i reattori ad acqua pesante, poi i reattori autofertilizzanti, infine un ciclo basato sul torio.
Kalpakkam si colloca esattamente in questo snodo.
Il reattore veloce consente di produrre più materiale fissile di quanto ne consumi. In altri termini, crea il presupposto per rendere sostenibile un sistema energetico nucleare nel lungo periodo. Non è un progresso incrementale, ma una trasformazione strutturale.
La tecnologia dei reattori veloci è complessa e costosa. Molti Paesi l’hanno abbandonata perché potevano contare su abbondanti risorse di uranio. L’India no.
Il fatto che Nuova Delhi sia arrivata a questo punto con capacità prevalentemente indigene segnala tre elementi. Una maturazione industriale. L’India è oggi tra i pochi Paesi in grado di gestire l’intero ciclo di tecnologie nucleari avanzate. Una ridefinizione della sicurezza energetica. I reattori autofertilizzanti estendono drasticamente la disponibilità di combustibile. Un’affermazione di sovranità tecnologica. Dopo decenni di restrizioni e regimi di controllo, il Paese dimostra di poter sviluppare autonomamente tecnologie critiche.
Il significato di Kalpakkam si comprende pienamente se inserito nel contesto del rapporto con gli Stati Uniti. L’accordo nucleare civile del 2008 ha posto fine all’isolamento tecnologico dell’India, aprendo l’accesso ai mercati internazionali. Eppure Nuova Delhi ha scelto di non abbandonare il proprio percorso.
Kalpakkam dimostra che l’India non è un semplice acquirente di tecnologia occidentale, ma un attore con una propria traiettoria. Questo rafforza la sua posizione negoziale. Nei confronti di Washington, l’India si presenta come partner, non come dipendente.
In Europa, e in particolare in Italia, il nucleare torna lentamente al centro del dibattito. Anni di dipendenza dal gas importato e shock energetici hanno cambiato il quadro. L’Italia ha rinunciato al nucleare, ma resta esposta ai flussi energetici esterni. Il tema non è più ideologico. È strategico.
Kalpakkam evidenzia un contrasto netto. Mentre l’Europa discute se rientrare nel nucleare, l’India è prossima a completare una fase avanzata del proprio programma. Non si tratta di replicare il modello indiano, ma di cogliere una lezione: la sicurezza energetica richiede visione di lungo periodo e continuità politica.
Lo Stretto di Hormuz resta uno dei punti più vulnerabili del sistema energetico globale. Qualsiasi tensione in quell’area si traduce immediatamente in volatilità dei prezzi e instabilità. Gli shock recenti lo hanno dimostrato.
In questo contesto il nucleare cambia natura. Non è solo una fonte a basse emissioni. È uno strumento di stabilità strategica.
Kalpakkam riduce l’esposizione dell’India a queste vulnerabilità. Estendendo il ciclo del combustibile e limitando la dipendenza da importazioni, rafforza la resilienza del sistema energetico.
Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, il messaggio è chiaro. Un sistema energetico fondato su dipendenze esterne è intrinsecamente fragile. Diversificare non basta. Serve costruire capacità interne.
Kalpakkam non è un evento spettacolare. Non produce l’impatto simbolico di un accordo o di un lancio. È il risultato di una strategia coerente, perseguita per decenni. Pochi Paesi riescono a mantenere una tale continuità nelle politiche tecnologiche.
Restano sfide. I reattori veloci richiedono disciplina operativa e investimenti. Ma si tratta di problemi legati alla fase di consolidamento, non di incertezza.
Kalpakkam segna il passaggio da un programma nucleare promettente a una capacità strutturale. In un contesto globale segnato da rotte energetiche fragili, competizione geopolitica e shock ricorrenti, questa capacità assume un valore che va ben oltre la produzione di energia. È una leva strategica.
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Il cambio di passo politico è evidente. Con il governo Merz, Berlino ha avviato una revisione profonda del proprio paradigma, approvando un piano straordinario su difesa e infrastrutture che rompe con decenni di rigore fiscale. Tuttavia, la traiettoria macro resta fragile: crescita del Pil ridimensionata allo 0,5% e margini fiscali a rischio dispersione, come segnalato dalla Bundesbank. Anche sul fronte corporate, le aspettative si sono raffreddate: la crescita degli utili attesa per il 2026 è scesa dal 20% al 12%. Il mercato azionario riflette una frattura interna: l’indice Dax, trainato da multinazionali globali, ha sovraperformato nettamente l’Mdax, espressione dell’economia domestica. Secondo Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf, «il divario tra Dax e Mdax è la prova della crisi profonda. Mentre alcuni giganti si salvano grazie all’export extra-Ue, molte medie imprese sono schiacciate da burocrazia, tassi di interesse elevati e un euro troppo forte per un’economia in stagnazione».
Il nodo più critico resta l’automotive. Colossi come Volkswagen e Bmw stanno perdendo terreno rispetto ai competitor cinesi nell’elettrico, dove il vantaggio tecnologico e di scala è ormai evidente. In parallelo, settori legati alla nuova politica industriale mostrano dinamiche opposte: Rheinmetall e Hochtief hanno registrato performance straordinarie, così come Siemens Energy, spinta dal ciclo globale dell’elettrificazione. Sul piano strutturale, la riforma più sottovalutata riguarda il risparmio previdenziale. Il superamento del modello Riester introduce una svolta: maggiore esposizione ad asset rischiosi e apertura a Etf e azioni. La «Frühstart-Rente» segna un tentativo di finanziarizzazione diffusa del risparmio. «Perché gli analisti guardano con interesse a questa mossa? Perché si passa da un risparmio “morto”», spiega Gaziano, «a un afflusso di capitali potenzialmente fresco e ricorrente verso il mercato azionario. È un cambiamento anche culturale: lo Stato tedesco spinge i cittadini a diventare azionisti e, come accade in Francia o Gran Bretagna, consente di usare gli Etf per farsi la pensione. Roba che in Italia sembra fantascienza, visti gli interessi in campo di banche e reti e governi di tutti i colori che si preoccupano più di compiacere le lobby del settore piuttosto che favorire gli interessi dei risparmiatori».
Le implicazioni per l’asset management sono rilevanti. Player come Dws Group e Amundi, insieme a gruppi assicurativi come Allianz, sono posizionati per intercettare nuovi flussi. E così è anche Deutsche Borse, con un modello di business anti-fragile.
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Stalin (Ansa)
Secondo l’interpretazione dello storico Alain Besançon, il comunismo non può essere ridotto a semplice alleato contingente del nazismo, ma ne rappresenta piuttosto una sorta di «gemello eterozigote»: due sistemi diversi nelle forme e nelle giustificazioni ideologiche, ma accomunati da una radice totalitaria e da una simile concezione del potere assoluto. Come gli Horcrux custodiscono frammenti di un’anima corrotta, così alcune ideologie del Novecento hanno disseminato nel tempo e nello spazio elementi persistenti di violenza, repressione e negazione dell’individuo e antisemitismo camuffato da compassione selettiva. Anche quando una di queste forme storiche è crollata, i suoi presupposti o le sue conseguenze hanno continuato a riemergere in contesti diversi, trasformandosi e adattandosi.
L’analogia non va presa alla lettera, ma aiuta a visualizzare la capacità di certe strutture ideologiche di sopravvivere alla propria apparente sconfitta. In questa prospettiva, il rapporto tra nazismo e comunismo non è solo quello di due finti nemici storici, ma di due veri alleati: i due sistemi che si sono spartiti la Polonia come un panino, che hanno condannato a morte tutti gli ebrei che erano scappati in Unione Sovietica, che hanno permesso al Terzo Reich le guerre lampo grazie alle forniture di materie prime che arrivavano sottocosto da Stalin. Pur contrapponendosi, hanno condiviso tratti profondi: il controllo totale della società, la soppressione del dissenso, l’uso sistematico della paura. Definirli «gemelli» significa riconoscere che entrambi hanno incarnato, in modi diversi, una stessa deriva del pensiero politico moderno. Così, come nel mondo narrativo gli Horcrux rendono difficile la sconfitta definitiva del male, nella storia reale certe idee e pratiche continuano a lasciare tracce, richiedendo uno sforzo costante di comprensione critica e vigilanza per impedirne il ritorno sotto nuove forme.
Una delle forme di ritorno del nazifascismo è l’antifascismo. La liberazione celebrata il 25 aprile fu un’occupazione militare in conseguenza a una guerra persa. La guerra la fece, la cominciò, la dichiarò l’Italia che con poche eccezioni era entusiasticamente fascista. Il fascismo permetteva di dividere tra noi, buoni, e loro, cattivi. Permetteva di insultare, permetteva di disprezzare. Era pura e gratuita arroganza. Permetteva di uccidere impunemente, per esempio Matteotti. Il 25 aprile pomeriggio tutti furono antifascisti. L’antifascismo era semplicemente arroganza, divideva tra noi e loro, noi e buoni e loro cattivi, permetteva impunemente di uccidere, per esempio il filosofo Gentile. Il fascismo fu un fenomeno ripugnante. L’antifascismo ha ancora una dignità o è ormai un fenomeno ripugnante? I conti mai fatti con il sangue dei vinti, l’incapacità a condannare il comunismo, firmatario del patto Ribbentrop-Molotov, dittatura atroce e senza giustificazioni, le distanze mai prese dal terrorismo rosso, l’affetto mai rinnegato per il terrorismo palestinese rendono l’antifascismo uno dei contenitori grazie al quale l’anima frammentata del mostro traversa i decenni, speriamo non i secoli. Che i morti seppelliscano i morti. I sette fratelli Govoni massacrati nella seconda strage di Cento possono seppellire i sette fratelli Cervi?
La Costituzione nata con l’antifascismo non è anticomunista. Non ha evitato scempi come per esempio via Lenin, via Che Guevara, via Mao. La Costituzione nata con l’antifascismo non ha alcuna capacità di protezione delle libertà elementari dell’individuo, come si è visto nella dittatura pandemica, durante la quale sono stati violati anche i trattati di Norimberga, Helsinki e Oviedo. La nostra Corte costituzionale ha evidenziato come la Costituzione non sia stata violata in queste imposizioni gravissime: la nostra Costituzione è deficitaria, non protegge nemmeno la libertà dell’individuo a non essere costretto ad ammalarsi per fare da cavia e da fornitore di denaro alle grandi case farmaceutiche. La Costituzione è nata con l’antifascismo non ha alcuna capacità nella protezione del rispetto della fede religiosa dell’individuo, costringendo persone credenti o semplicemente etiche, a pagare con le loro tasse, l’aborto volontario, imposizione che queste persone, io per prima, trovano ripugnante. La nostra Costituzione permette che tre cittadini al giorno vengano incarcerati innocenti perché la loro innocenza sia forse riconosciuta dopo mesi, se non dopo anni, e che nessuno paghi per questi errori tragici. Questa è un’eredità diretta dal fascismo. Il momento è venuto di liberarci del fascismo e di tutti i suoi retaggi.
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