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All'ombra della fatturazione elettronica scoppia il business dei software gestionali

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  • In vendita un centinaio di software presenti su Internet per gestire l'emissione e la conservazione della fattura elettronica. Dal primo gennaio del 2019 la e-fattura sarà obbligatoria anche per tutte le operazioni tra i privati. Si può scegliere sia il prodotto che costa 30 euro l'anno e offre 100.000 fatture, sia il software che costa 2.100 euro l'anno e offre 300.000 fatture.
  • Intervista a Guido Beltrame, consigliere dell'Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Milano: «L'Italia non è pronta, i piccoli imprenditori non avranno alcun vantaggio».
  • Dal primo settembre la fattura digitale arriva anche per i negozi al confine con la Svizzera.

Lo speciale contiene tre articoli

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Usa: «Cessate il fuoco resta in atto». Oggi il negoziatore di Teheran in Cina
Donald Trump (Ansa)
Fuoco dei pasdaran su due navi americane, ma Trump minimizza: «Scaramucce». Hegseth: «Non si confonda moderazione con debolezza». Islamabad: «Consultazioni tra le parti». Baghdad si offre di mediare.

Le difese aeree degli Emirati Arabi Uniti sono tornate al centro della crisi nel Golfo Persico. Nelle ultime ore Abu Dhabi ha confermato di aver intercettato una serie articolata di minacce provenienti dall’Iran, tra missili balistici, droni e altri velivoli senza pilota impiegati in attacchi coordinati.

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Edicola Verità | la rassegna stampa del 6 maggio

Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 6 maggio con Carlo Cambi

Biennale, tutti pazzi per il padiglione russo
Il padiglione della Russia alla Biennale di Venezia 2026 (Ansa)
Ieri primo giorno di preapertura della kermesse, grande attesa per le performance (prive di richiami a Putin) allestite nella struttura. Seconda lettera di condanna dell’Ue: «Nessuna vetrina per Mosca, se no sospendiamo i fondi». L’ente replica: «Norme rispettate».

Ormai è chiaro e evidente a tutti, o quasi. Più passano i giorni e più ci si rende conto che l’azione repressiva dell’Unione europea contro la Biennale di Venezia è stata un autogol. Un boomerang, un atto masochistico. La raffica di lettere e di ultimatum ha partorito l’effetto opposto.

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Buttati altri soldi nei film. Ma è Giuli o Franceschini?
Il ministro della Cultura Alessandro Giuli (Imagoeconomica)
Il ministro si straccia le vesti per il mancato finanziamento del documentario su Regeni, spara a zero sulle «sue» commissioni cinema, stanzia altri 20 milioni (626 in totale) e annuncia una riforma d’intesa con il Pd.

Quella di Giulio Regeni è la storia terribile di un omicidio politico, però quella del film a lui dedicato è invece una banale vicenda di soldi pubblici reclamati e negati. La pellicola incentrata sul ricercatore assassinato dieci anni fa in Egitto è stata usata nelle scorse settimane per costruire uno scandalo contro l’attuale maggioranza, una querelle che, ahinoi, rischia di avere successo e di riportare al passato il sistema di finanziamento pubblico del cinema italiano.

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