Le dieci ricette di tradizione per Natale
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  • Dalla memoria dei Saturnali alla tradizione cristiana, dieci ricette che riscoprono il senso profondo del convivio natalizio: piatti colti e popolari insieme, capaci di unire storia, gusto e creatività, per un pranzo delle feste che sia davvero «cum laude».
  • Il vino, compagno indispensabile della festa. Dalle grandi etichette d’autore alle scoperte più sorprendenti, una guida ragionata alle bottiglie da portare in tavola a Natale: rossi importanti, bianchi longevi e vini capaci di affascinare, con le regole fondamentali per abbinarli, servirli e goderne appieno.
  • Il galateo delle feste, tra eleganza ed empatia. Dieci regole pratiche – e qualche concessione intelligente – per apparecchiare, accogliere e condividere il Natale con stile: dalla tavola alla puntualità, dai brindisi all’arte dell’ospitalità, perché la vera buona educazione è far sentire gli ospiti a casa.

Lo speciale contiene tre articoli.

Siete pronti? C’è da festeggiare un Natale cum laude. Troppi sono i rumori sgradevoli che ci portano lontano dallo spirito della rinascita, dall’avverarsi della luce di Cristo sulla terra. Che siate laici o credenti sappiate che questo scemare dell’anno è dai tempi più remoti l’attesa della rinascita, del riavviarsi del ciclo vitale. E dunque non bisogna farsi trascinare nella consuetudine, si deve avere il coraggio di compiere una rivoluzione intima. Anche in cucina, anche a tavola, anche nel festeggiare.

Dunque recuperiamo lo spirito del Natale come attesa della luce, ma anche la consuetudine avita dei «saturnali». Non del sol invictus che è di certo il più fermo antenato del nostro 25 dicembre che Costantino nel 321 d.C elevò appunto a giorno di celebrazione della nascita di Gesù (come aveva decretato la domenica giorno della luce durante la settimana), ma a quella settimana di festeggiamenti che andavano più o meno dal 17 al 23 dicembre per placare il dio Saturno che durante l’inverno si divertiva a tormentare le genti. Era festa per celebrare lo scorrere del tempo (Saturno altro non era che il Kronos greco) e lo scorrere del tempo era appunto annuncio di rinascita. Si facevano libagioni e banchetti, ci si vestiva di rosso (il colore della vita e anche Babbo Natale se ci pensate bene è vestito di rosso!), ci si scambiavano doni e saltavano le gerarchie tanto che gli schiavi si sentivano liberi e il potere era dato a un princeps estratto a sorte come a dire che le cure pubbliche per una settimana andavano accantonate. Una sorta di anticipazione del «semel in anno» (una vota all’anno è lecito trasgredire) che sarà il motto del carnevale dall’alto medioevo in avanti. E perciò ci prepariamo – proprio per anestetizzare gli affanni contemporanei e purtroppo quotidiani – a un Natale da dieci cum laude che è la preghiera rivolta al Gesù che viene di darci la pace. Dunque in cucina e in cantina per scoprire i nostri molteplici di dieci.

Lasciamo perdere tortellini, cotechino, lasagne, arrosto o bollito misto anche se dovreste rivalutare con il riconoscimento Unesco alla cucina italiana (intesa come valore antropologico culturale) il gran fritto all’italiane che è u trionfo con verdure pastellate, cremini fritti, mele e poi le carni compreso il cervello anche se oramai è caduto in disuso. Lasciamo perdere perché diamo per scontate queste ricette e allora ecco die patti possibili per arricchire il pranzo di Natale avendo sempre presente l’incipit de “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” di Pellegrino Artusi che così dice: “Se non si ha la pretesa di diventare un cuoco di baldacchino, non credo sia necessario, per riuscire, di nascere con una cazzeruola in capo; basta la passione, molta attenzione e l’avvezzarsi precisi: poi scegliete sempre per materia prima roba della più fine, ché questa vi farà figurare.”

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