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«Per tutelare i clandestini fanno infettare gli italiani»
Sit-in dei medici pro immigrazione a Ravenna (Ansa)
La gip di Ravenna inchioda i medici contrari alle espulsioni. I camici bianchi accusati di falsificare i certificati hanno agito in «aperta contestazione del sistema di gestione dell’immigrazione». Di fronte al pericolo scabbia o tubercolosi lasciarono le persone libere di diffondere infezioni.

Qual è il compito di un medico? Curare chi è malato, ovviamente. Ma se al posto del giuramento di Ippocrate prevale quello a una militanza politica, ecco che anche i principi etici fondamentali che dovrebbero guidare chi indossa un camice bianco vengono meno. È ciò che sostengono i magistrati che hanno indagato una serie di dottori a Ravenna, accusandoli di falso ideologico e di interruzione di pubblico servizio.

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Marco Marsilio: «Adesso i bimbi del bosco vadano al papà»
Marco Marsilio (Imagoeconomica)
Il governatore della Regione Abruzzo: «Su questa vicenda c’è stato un irrigidimento eccessivo. Per uscire dallo stallo creato dal pregiudizio dei giudici bisogna lavorare in modo pragmatico per far dialogare le parti e ricostruire fiducia reciproca».

Marco Marsilio, da governatore dell’Abruzzo lei ha seguito la vicenda della famiglia nel bosco. Che idea si è fatto di quanto accaduto? Non pensa che ci sia stato un irrigidimento eccessivo su questo caso?

«Il sospetto c’è. Io sono rimasto, come tanti, profondamente turbato da questa storia. Nella mia posizione ho avuto modo - era anche doveroso - di approfondire le ragioni di tutte le parti per capire la complessità della vicenda, e temo che ci sia stato qualche irrigidimento di troppo, da una parte e dall’altra. Ho capito che ci sono state da parte della famiglia alcune incomprensioni, che loro hanno giustificato anche con la difficoltà linguistica e culturale. E questo ha prodotto uno speculare irrigidimento da parte dell’altro fronte: assistenza sociale, tribunale e così via. Si è agito un po’ con l’accetta, questo temo che stia andando a detrimento della serenità e del benessere dei bambini».

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Anche il Csm lo mette nero su bianco: «Le correnti creano debiti elettorali»
Consiglio superiore della magistratura (Ansa). Nel riquadro, Giuseppe Bianco, magistrato penale
Una delibera del 2010 afferma che un togato non deve essere «interprete acritico» di interessi associativi. La magistratura scelga: se si concepisce come corpo politico si faccia eleggere, altrimenti serve terzietà.

La campagna referendaria sta finendo. E comunque vada il voto, quello che ormai è clamorosamente emerso è che il correntismo attuale si rifiuta caparbiamente di rispondere a una sola, ineludibile, domanda: la magistratura è un corpo politico o tecno-giudiziario? Se è tecno-giudiziario, deve accettare che il tanto sbandierato principio di indipendenza si connetta a quello altrettanto importante della riserva di legge, cioè delle materie riservate esclusivamente al legislatore elettivo.

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