Dopo la pesante ondata di maltempo di maggio 2023, le immagini delle abitazioni allagate e dei campi devastati suscitano un’ondata di solidarietà nazionale. La Regione Emilia-Romagna raccoglie circa 50 milioni di «erogazioni liberali», che poi destina a vari progetti. Tra questi, un bando - promulgato solo a ottobre 2024 - che stanzia un contributo all’acquisto di dispositivi di protezione passiva contro le alluvioni. Guarda caso, un mese prima delle elezioni. Ma ci può stare, dopotutto: molti di noi sono consapevoli (al contrario loro) dei danni procurati in Italia dal «Fate presto». Diciamo, allora, che non fu una mancetta elettorale coi soldi donati dai cittadini, ma che sicuramente si presero il tempo necessario a fare le cose fatte bene.
Per intenderci, il sito dell’Emilia-Romagna specifica la tipologia di interventi finanziati: barriere frangi-acque, paratie antiallagamento, valvole antiriflusso, sistemi antiallagamento con pozzetti di raccolta e pompe, generatori elettrici, sacchi di sabbia e altri. Inizialmente vengono destinati alla misura circa 10 milioni, a cui poi ne vengono aggiunti altri 4. Il bando funziona così: entro gennaio 2025 (scadenza poi prorogata ad agosto 2025, oltre due anni dopo gli eventi calamitosi) i cittadini residenti nelle aree colpite che rispettano i prerequisiti devono presentare la richiesta, dopodiché gli uffici della Regione stileranno un elenco delle domande ammesse e di quelle non ammesse. A quel punto, chi si sarà visto accogliere la richiesta dovrà realizzare a sue spese gli interventi entro dieci mesi, mandare la rendicontazione e, una volta approvata, si vedrà erogato il contributo (del 100% della spesa fino a un massimo di 3.000 euro).
Nulla di complicato. Tant’è che vengono presentate 6.902 domande, di cui 4.986 risultano ammesse (il 71%). Molti cittadini, però, dopo la rendicontazione delle spese, si sono visti nelle ultime settimane negare il rimborso. Il motivo addotto dagli uffici dell’Emilia-Romagna è che le paratie, invece che essere applicate alle porte d’ingresso delle abitazioni, sono state fissate a pertinenze come le cantine o i garage, che spesso sono adiacenti alle porte d’ingresso e costituiscono un accesso secondario alle case. E che, non di rado, sono stati all’origine dell’allagamento delle abitazioni. La Regione ritiene che nel bando le indicazioni fossero chiare, ma si tratta di questioni di lana caprina. E un ulteriore controsenso lo dimostra: chi ha usato il contributo pubblico per comprare, ad esempio, pompe idrovore o sacchi di sabbia, può spostare questi strumenti dove gli pare. È evidente che nessuno controllerà mai dove viene ubicata una pompa, se nel box o in casa.
La vicenda ha scatenato, naturalmente, le proteste dei cittadini. Stefano Bertozzi, ex consigliere comunale di Faenza, ha lanciato una raccolta firme che sta raccogliendo molte adesioni, considerato il contesto locale. Sono almeno 800 i firmatari della petizione, tanto che in Consiglio regionale, oltre a quelle dell’opposizione, è arrivata anche un’interrogazione del Pd, a firma di Niccolò Bosi, il quale evidentemente si è accorto dell’irrazionalità a monte. È chiaro, infatti, al di là della definizione catastale di abitazione in senso stretto, che pertinenze adiacenti e connesse con l’abitazione principale, specialmente se al suo interno vi sono impianti essenziali come le caldaie, necessitino di essere protette tanto quanto le porte principali.
La sottosegretaria alla presidenza della Giunta, Manuela Rontini, ha risposto che «delle 4.986 domande ammesse e finanziabili, meno del 50% ha rendicontato le spese sostenute, motivo per cui si è anche resa necessaria una proroga dei termini previsti, da 10 a 16 mesi, per andare incontro alle esigenze espresse dai cittadini». Al 4 maggio, continua, risultano pervenute 2.415 rendicontazioni, di cui liquidate 1.062 per un totale di poco meno di 2,5 milioni di euro. Il «manuale di rendicontazione» è stato pubblicato a giugno 2025: se, dopo un anno, le rendicontazioni sono inferiori al 50%, è più probabile che qualcosa non abbia funzionato in alto piuttosto che in basso, visto che i cittadini hanno tutto l’interesse a ricevere i soldi, no? Inoltre, per una giunta che lamenta di non ricevere abbastanza fondi e, in nome dell’emergenza climatica, invoca l’accelerazione della transizione green, ci si aspetterebbe maggiore celerità nell’erogare gli aiuti.
I 50 milioni sono arrivati, sotto forma di donazione, tre anni fa. I 14 milioni destinati al bando Paratie sono stati stanziati, con calma, un anno e sette mesi fa. Ad oggi, erogati, risultano 2 milioni e mezzo. Almeno della generosità dei loro concittadini, sarebbe bello se la gente potesse vedere i frutti in tempi umani.