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Occhio, i tecnici già affilano le loro forbici

Occhio, i tecnici già affilano le loro forbici
ANSA

Governo tecnico? Eccolo qui, già bell'e pronto. La prima riunione, di fatto, si è tenuta due giorni fa nella sala Igea dell'Istituto dell'enciclopedia, piazza dell'Enciclopedia 4, Roma. Le consultazioni sono state rapidissime: il parere di Enrico Letta (presente in sala), il parere di Giorgio Napolitano (presente in sala) e un paio di telefonate tra Washington e Bruxelles. Così il premier incaricato, Carlo Cottarelli, ha potuto prendere la parola per illustrare il programma del suo esecutivo: volevate ridurre i poveri?

L'occasione per la presentazione del nuovo governo è stata la lezione magistrale Andreatta lecture, organizzata ogni anno dalla Scuola di politiche fondata da Enrico Letta e dall'Arel, il centro studi che fu per l'appunto dell'economista dc Beniamino Andreatta. Nella sala erano presenti fisicamente l'ex premier scampanellato e Re Giorgio, infaticabile tessitore di trame. Ma poi c'erano pure altre presenze, anche se soltanto in spirito, come i relatori delle due precedenti edizioni dell'Andreatta lecture, e cioè Romano Prodi e Giuliano Amato. Per quest'ultimo non si esclude un incarico da ministro nel nuovo esecutivo tecnico: a mettere le mani nelle tasche degli italiani, in effetti, è il più bravo di tutti. Memorabile la sua impresa del '92 quando si intrufolò nottetempo nei conti correnti prosciugandoli un pochetto. Esperienza irripetibile. O forse no.

Non ancora presenti in sala gli altri ministri, ma immaginiamo i possibili candidati: per il Welfare, se non torna direttamente Elsa Fornero, potrebbe avanzare l'ipotesi di Giuliano Cazzola il quale, prendendo una pensione Inps da 10.792 euro più un vitalizio da ex parlamentare, è perfetto per spiegare agli italiani che bisogna fare nuovi sacrifici. Ai Rapporti con l'Europa il maggiordomo di Porta a porta, tanto è lo stesso; alla Funzione pubblica Edward Mani di Forbice, così risparmiamo pure sugli attrezzi, e agli Interni le Onoranze funebri San Siro, perché l'unica cosa che resterà da fare per gli italiani, a quel punto, sarà quella di raccoglierne le spoglie. In questo quadro non si esclude un incarico anche al vecchio professor Mario Monti, detto Rigor Montis. Il quale, come è noto, è un fuoriclasse quando c'è da accompagnare i connazionali al camposanto.

In attesa dell'allegra riunione cimiteriale, il premier (extra)incaricato Carlo Cottarelli ha spiegato quello che il suo esecutivo tecnico intende fare. Il primo punto è quello di portare l'avanzo primario, cioè la differenza tra entrate e uscite al netto della spesa per gli interessi, dal 2 al 4 per cento. Non è fantastico? Quando si dice interpretare alla perfezione il voto degli elettori. È proprio quello che stanno chiedendo gli italiani, infatti. Lo urlano da mattina a sera, non li sentite? «Migliorate i conti pubblici!», «Aumentate l'avanzo primario!». Non è forse per questo che sono corsi alle urne? Non è forse la loro prima richiesta? Il loro desiderio fortissimo? Anche ieri sera, per dire, al bar sport di Usmate Velate non si faceva altro che discutere di quello: chissà se l'avanzo primario arriva al 4 per cento? Ce la faremo mai? E senza avanzo primario al 4 per cento come faremo ad andare avanti?

Siccome il tecnico Cottarelli sa interpretare alla perfezione i sentimenti popolari, si premura anche di spiegare come il suo esecutivo arriverà a questo risultato. E cioè congelando per tre anni le spese delle pubbliche amministrazioni. Un'altra iniziativa che il Paese attendeva con ansia. Speravate in qualche investimento dei Comuni? Scordatevelo. Un pagamento dell'Asl? Non esiste. Il saldo di qualche debito arretrato del ministero? Giammai. Le pubbliche amministrazioni non scuciranno un euro neppure sotto tortura. E se qualche artigiano o piccolo imprenditore, nel frattempo, fallirà, chi se ne importa? L'unica cosa che conta è ridurre il debito. E pazienza se, per farlo, oltre al debito si riduce anche un Paese alla fame. I tecnici, si sa, non hanno cuore. Al massimo lacrime (finte) e sangue.

Il premier incaricato, del resto, lo dice chiaramente: pensate davvero di abolire la Fornero? O di istituire il reddito di cittadinanza? Illusi. Quelle sono cose buone per la campagna elettorale, che però è soltanto un enorme gioco di società, una specie di Allegro chirurgo della democrazia, il Piccolo chimico della volontà popolare. Appena finito lo show a favor di telecamera i provvedimenti che aiutano i cittadini spariscono. E compaiono quelli che aiutano i Palazzi che contano. Sono loro che decidono, no? Il Fondo monetario, Bruxelles, Giorgio Napolitano, l'Arel, i mercati, lo spread (ah sì: ritorna l'orco spread), la Bce, Francoforte, Letta-Prodi-Amato, i sedicenti tutori della Repubblica, quelli, insomma, che stabiliscono ciò che possiamo o non possiamo fare, proprio come ai tempi di Monti e della Fornero. Loro sì che sanno come costruire la nostra fortuna: prima, infatti, calpestano la volontà degli italiani. Poi calpestano direttamente gli italiani. Più che riformare il Paese lo trasformano in un immenso zerbino.

Carlo Cottarelli ha tutti i numeri per riuscire nell'impresa. Già funzionario in Banca d'Italia e poi all'Eni, un lungo percorso al Fondo monetario internazionale, chiamato come commissario della spesa pubblica proprio da Enrico Letta, oggi professore alla Bocconi come Monti, durante la campagna elettorale era stato indicato come possibile ministro da Silvio Berlusconi e l'altro giorno veniva guardato con gli occhi dolci da Napolitano: quello che ci vuole, insomma, per fare un bel governo tutti-dentro, un governo tecnico, un po' Calendulo e un po' Flick Flop, una soluzione che piace nei salotti, che fa molto chic e riscuote successo, tanto poi il prezzo lo pagano quei pezzenti che si permettono il lusso di vivere in periferia anziché ai Parioli, e di non avere nemmeno un cugino al Fmi. «Un governo di alto valore morale e politico», come ha spiegato nel suo discorso d'investitura il premier (auto)incaricato Cottarelli. E si capisce, voi che pensate? Che il «valore morale e politico» di un governo possa nascere dal voto? Dalle urne? Dalla volontà popolare? Poveri illusi: nasce alla Andreatta lecture. E voi manco siete stati invitati.

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Ora la sinistra divorzia dai giudici
Beppe Sala e Marco Travaglio (Ansa)

Sala si accorge che esistono i pm politicizzati. Travaglio attacca la Procura generale di Milano per l’ok alla grazia per la Minetti. Eppure lui, Ranucci e la Berlinguer, con la causa intentata da Cipriani al tribunale di New York, rischiano di lasciarci le penne.

La sinistra, improvvisamente, ha scoperto che i magistrati fanno politica. Solo che stavolta a dirlo non è un garantista accusato di voler delegittimare i giudici. Il protagonista dell’invettiva è Beppe Sala, il sindaco simbolo del progressismo urbano (disinvolto, per le toghe), il volto moderato della sinistra Ztl, della Milano europeista, green e radical chic.


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I compagni sono contro ogni tipo di energia
Angelo Bonelli (Ansa)
La sinistra vota contro l’atomo e minaccia referendum anti reattore. Allo stesso tempo si oppone ai parchi che sfruttano vento e sole, lamentandosi però del caro bollette. Se andasse al governo saremmo rovinati.

La sinistra accusa il governo di non fare nulla per la crescita del Pil e ancor meno per abbassare i prezzi delle bollette. I miglioramenti sono ovviamente sempre auspicabili e l’attuale maggioranza, nell’anno che rimane prima del voto, farebbe bene a concentrarsi sui temi economici.

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Il drone è ucraino: niente reclami in Romania
L’esplosione causata da un drone marino ucraino a Costanza, in Romania (Ansa)
  • Il mezzo navale, deviato dalle difese russe, si è «autodistrutto» nel porto civile di Costanza. Ma a differenza che per la città colpita da un velivolo di Mosca, nessuno ora invoca l’articolo 4 Nato. Nuove proteste polacche per l’unità dedicata da Kiev ai nazisti dell’Upa.
  • Vladimir Putin risponde alla lettera dell’omologo'ucraino: «Missiva maleducata, vuole solo fermare la nostra offensiva». Domani Volodymyr Zelensky sarà a Londra con Keir Starmer, Emmanuel Macron e Friedrich Merz. Il premier inglese: «La Russia può attaccarci nel 2030».

Lo speciale contiene due articoli

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Itala incantò nel Raid Pechino-Parigi. Oggi rinasce (mezza) made in Pechino
Ansa
Massimo Di Risio, gran patron di Dr, rilancia lo storico marchio torinese con il primo di una serie di suv a benzina. La ricetta: piattaforme asiatiche, componentistica e assemblaggio italiani. E tornerà pure Osca.

Alla presentazione ufficiale, un paio di settimane fa, c’era lei, la «nonna» l’Itala 35/45 Hp del 1907, quella che il principe Scipione Borghese (con lui a bordo c’erano anche il suo chauffeur Ettore Guizzardi e anche l’inviato speciale del Corriere della Sera, Luigi Barzini) ha guidato da Pechino a Parigi attraverso 16.000 chilometri di steppa, fango e silenzio, con 20 giorni di vantaggio sul secondo arrivato.

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