2022-03-13
Il cortocircuito dei tifosi dell’emergenza
Per gli «esperti», i casi salgono a causa degli ultimi alleggerimenti. Che tuttavia sono stati minimi, mentre l’impalcatura dei diktat più duri è rimasta intatta. Eppure, di fronte all’inutilità dei divieti, si invocano ancora limitazioni e vaccinazione di massa per i bimbi.Richiesta illegittima del green pass: lavoratrice sospesa sarà risarcita. La sentenza a Firenze: l’azienda impose di esibire la card quando non era obbligatoria.Lo speciale contiene due articoli.Nemmeno il conflitto russo ucraino silenzia i cosiddetti esperti del Covid. La ripresa, contenuta, dei contagi li autorizza a esprimere cupe previsioni su nuove ondate pronte a sommergerci, ma soprattutto tornano a fornire strampalate interpretazioni del perché il virus sia ancora in circolazione. Il colpo di coda sarebbe dovuto «al fatto che è tutto aperto e stiamo meno attenti», ha dichiarato il fisico Giorgio Sestili, che da inizio pandemia analizza e monitora l’andamento epidemico di Sars-CoV-2. Che cosa mai vedrà di aperto, se tutto rimane controllato da green pass di base e super lasciapassare? Ci faccia capire di quale apertura sta godendo l’Italia, dove per salire su un semplice bus serve ancora il documento verde rafforzato, così pure per andare al cinema, a teatro, a mangiarsi una pizza con gli amici. Tralasciamo, per un momento, l’odioso obbligo imposto ai lavoratori over 50, che senza vaccino se ne devono stare a casa senza stipendio, pensiamo alle «aperture» che sarebbero complici o causa della risalita della curva. Stiamo forse parlando del via libera a popcorn e patatine al cinema e allo stadio, concesso dal 10 marzo? Forse che consumare cibi e bevande in sale teatrali, da concerto, nei locali di intrattenimento e musica dal vivo, è un rilassamento esagerato e il Covid ne sta approfittando? Non sembrano avere questa preoccupazione gli altri Paesi europei, nei quali l’allentamento delle misure è iniziato già da settimane, come nel Regno Unito e nei Paesi nordici, e dove nessun esperto si mette a criticare il ritorno alla normalità perché responsabile dei nuovi casi dovuti alla variante Deltacron. «Superare lo stato d’emergenza non significa d’un tratto magicamente essere fuori da ogni vincolo, il Covid continua a essere una sfida con cui fare i conti», dichiara invece il ministro della Salute, Roberto Speranza, in una delle sue variazioni sul tema chiusura. Non c’è nulla da fare, il pensiero unico della dittatura sanitaria imperante è continuiamo a limitare le libertà dei cittadini. «È chiaro che se si apre la circolazione, per esempio sospendendo tutte le misure, come ha fatto la Gran Bretagna, c’è di nuovo un aumento dei casi», tuona il suo consigliere scientifico, Walter Ricciardi, convinto assertore della strategia «zero Covid» della Cina per eliminare definitivamente il virus. Invece dobbiamo imparare a conviverci, senza restare chiusi in casa o esclusi dalla vita sociale, sportiva, ricreativa in attesa che il governo elabori la road map dell’allentamento delle restrizioni. Singolare, quanto afferma a riguardo Massimo Ciccozzi, direttore dell’unità di statistica medica ed epidemiologia molecolare del Campus biomedico di Roma. «Sars Cov-2 non è andato via. Diventerà sicuramente endemico perché ciò è nella storia dei virus», ha dichiarato al Messaggero. E fin qui, gli studiosi seri concordano sul fatto che sempre più persone diventeranno immuni al virus, che provocherà un numero di infezioni più o meno costante nel tempo, ripresentandosi periodicamente. Il professore ha però fatto la seguente aggiunta: «Abbiamo accelerato questa “endemizzazione” grazie ai vaccini e alle mascherine». Cioè i dispositivi che siamo obbligati a tenere al chiuso, fino a poco fa pure negli spazi aperti, sono serviti a diffondere maggiormente il virus per poi imparare a conviverci? Intanto, comunque, presente e futuro prossimo vengono presentati come nuovamente insidiati da minacce Covid. «L’allentamento di molte misure restrittive e dei comportamenti individuali certamente ha avuto un ruolo determinante nell’inversione di tendenza», afferma su Repubblica Stefania Salmaso, presidente dell’Associazione italiana di epidemiologia. L’esperta è convinta che il problema siano anche i piccoli non ancora inoculati. «I bambini possono essere facili veicoli di infezione nel nucleo familiare, è importante vaccinarli. Se l’infezione continua a circolare fra i grandi, inevitabilmente crescono le probabilità che raggiunga persone a rischio di sviluppare malattia grave», ha dichiarato. A parte che gli adulti fragili dovrebbero essere già vaccinati con tre dosi, se non con quattro, quindi non regge più la minaccia dei bimbi incubatori di virus che può uccidere, non si comprende la necessità di fare l’anti Covid a bambini sani. Su 552.730 contagiati negli ultimi 30 giorni, l’Iss non ha segnalato casi severi o critici nella fascia 2-6 anni e neppure in quella 7-19. Il presidente dell’Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro, ha definito «limitata» la crescita di vaccini nella fascia 5-11 registrata nell’ultima settimana. Attendiamoci altre campagne pressanti da parte di pediatri fan dell’inoculazione. In Florida, invece, come La Verità ha scritto tre giorni fa, il responsabile sanitario dello Stato Joseph Ladapo, ha dichiarato che il dipartimento della Salute non consiglierà di iniettare il farmaco ai bambini sani perché «non siamo in grado di quantificare con precisione e sicurezza il potenziale beneficio dei vaccino anti Covid dei bambini».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/cortocircuito-tifosi-emergenza-2656942738.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="richiesta-illegittima-del-foglio-verde-lavoratrice-sospesa-sara-risarcita" data-post-id="2656942738" data-published-at="1647131205" data-use-pagination="False"> Richiesta illegittima del foglio verde. Lavoratrice sospesa sarà risarcita Qualche fremito di decoro sta scuotendo la magistratura italiana. Dopo la sentenza del giudice di Pistoia, che per la prima volta ha dato ragione a un padre contrario a vaccinare i tre figli minori contro il Covid, in disaccordo con l’ex moglie, da un altro tribunale arriva una decisione innovativa, che fa scattare il risarcimento se la richiesta del green pass è illegittima. Insomma, toghe che non si limitano più a proclamare a vuoto «in nome del popolo italiano», ma che provano davvero a essere argine all’arbitrio del potere, baluardo dei diritti del cittadino. È ancora una volta una donna, a emettere una sentenza di condanna per condotte ritenute illegittime e abusive. Anita Maria Brigida Davia, giudice del Lavoro al tribunale di Firenze, il 3 marzo ha sancito l’illegittimità della richiesta di lasciapassare verde fatta dai titolari del club di Firenze Rovezzano all’addetta alla piscina. La dipendente per ben due volte, nell’agosto scorso, era stata allontanata perché priva del green pass e poi sospesa da lavoro e retribuzione. Secondo l’azienda, il certificato rientrava tra le misure di sicurezza in ottemperanza alla normativa sulla «tutela delle condizioni di lavoro», e dopo la decisione nei confronti della donna aveva mandato comunicazione a tutti i dipendenti, imponendo l’obbligo della carta verde. All’epoca, però, il green pass era imposto ai frequentatori delle piscine soltanto per le attività al chiuso, mentre sarebbe diventato obbligatorio per i lavoratori a partire dal15 ottobre 2021. Il giudice ha stabilito che, se non previsto espressamente da una norma, un’azienda non può interpretare a proprio piacimento l’articolo 2087, ovvero inserendo l’obbligo di green pass tra le misure che può adottare «secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica» se «necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro», come prevede il codice civile. La dipendente aveva fatto sempre uso di mascherina, rispettava il distanziamento, il lavaggio frequente delle mani e per di più lavorava prevalentemente all’aperto. «Secondo la normativa vigente all’epoca dei fatti», argomenta la dottoressa Davia, un tampone negativo poteva essere richiesto al lavoratore «solo in presenza di un provvedimento dell’autorità sanitaria o di una motivata richiesta del medico competente». Non erano queste le condizioni in base alle quali il datore di lavoro sospese la dipendente, quindi fu illegittimo il rifiuto di mantenerla nelle sue mansioni quotidiane. Il giudice di Firenze, lo stesso che a settembre aveva detto no al licenziamento collettivo alla Gkn di Campi di Bisenzio, che avrebbe lasciato a casa 422 operai dell’industria di componentistica auto controllata dal fondo britannico Melrose, ha condannato la società al pagamento di oltre 4.000 euro alla donna sospesa senza retribuzione dal 6 agosto al 15 ottobre. Il periodo considerato, per l’indennizzo del danno, era tra la sospensione dal lavoro e l’entrata in vigore dell’obbligo normativo del green pass per lavorare. Dopo questa sentenza, possiamo solo immaginare quante richieste di risarcimento danni saranno presentate nei tribunali. Lavoratori che hanno subito comportamenti abusivi e illegittimi, in nome di una soggettiva interpretazione della tutela delle condizioni di lavoro e che è stata legittimata da una politica di oppressione di diritti, di libertà civili inalienabili. Prima ancora dell’obbligo del green pass, a sancire le violenze contro la Costituzione.
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La consulenza super partes parla chiaro: il profilo genetico è compatibile con la linea paterna di Andrea Sempio. Un dato che restringe il cerchio, mette sotto pressione la difesa e apre un nuovo capitolo nell’indagine sul delitto Poggi.
La Casina delle Civette nel parco di Villa Torlonia a Roma. Nel riquadro, il principe Giovanni Torlonia (IStock)
Dalle sue finestre vedeva il Duce e la sua famiglia, il principe Giovanni Torlonia. Dal 1925 fu lui ad affittare il casino nobile (la villa padronale della nobile casata) per la cifra simbolica di una lira all’anno al capo del Governo, che ne fece la sua residenza romana. Il proprietario, uomo schivo e riservato ma amante delle arti, della cultura e dell’esoterismo, si era trasferito a poca distanza nel parco della villa, nella «Casina delle Civette». Nata nel 1840 come «capanna svizzera» sui modelli del Trianon e Rambouillet con tanto di stalla, fu trasformata in un capolavoro Art Nouveau dal principe Giovanni a partire dal 1908, su progetto dell’architetto Enrico Gennari. Pensata inizialmente come riproduzione di un villaggio medievale (tipico dell’eclettismo liberty di quegli anni) fu trasformata dal 1916 nella sua veste definitiva di «Casina delle civette». Il nome derivò dal tema ricorrente dell’animale notturno nelle splendide vetrate a piombo disegnate da uno dei maestri del liberty italiano, Duilio Cambellotti. Gli interni e gli arredi riprendevano il tema, includendo molti simboli esoterici. Una torretta nascondeva una minuscola stanza, detta «dei satiri», dove Torlonia amava ritirarsi in meditazione.
Mussolini e Giovanni Torlonia vissero fianco a fianco fino al 1938, alla morte di quest’ultimo all’età di 65 anni. Dopo la sua scomparsa, per la casina delle Civette, luogo magico appoggiato alla via Nomentana, finì la pace. E due anni dopo fu la guerra, con villa Torlonia nel mirino dei bombardieri (il Duce aveva fatto costruire rifugi antiaerei nei sotterranei della casa padronale) fino al 1943, quando l’illustre inquilino la lasciò per sempre. Ma l’arrivo degli Alleati a Roma nel giugno del 1944 non significò la salvezza per la Casina delle Civette, anzi fu il contrario. Villa Torlonia fu occupata dal comando americano, che utilizzò gli spazi verdi del parco come parcheggio e per il transito di mezzi pesanti, anche carri armati, di fatto devastandoli. La Casina di Giovanni Torlonia fu saccheggiata di molti dei preziosi arredi artistici e in seguito abbandonata. Gli americani lasceranno villa Torlonia soltanto nel 1947 ma per il parco e le strutture al suo interno iniziarono trent’anni di abbandono. Per Roma e per i suoi cittadini vedere crollare un capolavoro come la casina liberty generò scandalo e rabbia. Solo nel 1977 il Comune di Roma acquisì il parco e le strutture in esso contenute. Iniziò un lungo iter burocratico che avrebbe dovuto dare nuova vita alle magioni dei Torlonia, mentre la casina andava incontro rapidamente alla rovina. Il 12 maggio 1989 una bimba di 11 anni morì mentre giocava tra le rovine della Serra Moresca, altra struttura Liberty coeva della casina delle Civette all’interno del parco. Due anni più tardi, proprio quando sembrava che i fondi per fare della casina il museo del Liberty fossero sbloccati, la maledizione toccò la residenza di Giovanni Torlonia. Per cause non accertate, il 22 luglio 1991 un incendio, alimentato dalle sterpaglie cresciute per l’incuria, mandò definitivamente in fumo i progetti di restauro.
Ma la civetta seppe trasformarsi in fenice, rinascendo dalle ceneri che l’incendio aveva generato. Dopo 8 miliardi di finanziamenti, sotto la guida della Soprintendenza capitolina per i Beni culturali, iniziò la lunga e complessa opera di restauro, durata dal 1992 al 1997. Per la seconda vita della Casina delle Civette, oggi aperta al pubblico come parte dei Musei di Villa Torlonia.
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