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2019-07-02
Conte e Mattarella portano il deficit al 2,1%
Ansa
Il Consiglio dei ministri dedicato all'assestamento di bilancio è durato poco più di un'ora. Dopo circa 30 minuti il leader leghista, Matteo Salvini, ha abbandonato la riunione a Palazzo Chigi, dando adito a una polemica con il parigrado grillino, Luigi Di Maio. «Non ne sapevo nulla», ha commentato Salvini all'Adnkronos, riferendosi all'assenza dell'altro vicepremier. È subito partita una ridda di ipotesi e commenti sui social e sulle agenzie di comunicazione, ipotizzando che la frizione fosse tutta legata alla diretta Facebook rilasciata pochi istanti prima da Di Maio. Il leader grillino infatti invitava la Lega ad aderire alle posizioni del Movimento in relazione ad Autostrade. L'obiettivo è ritirare tutte le concessioni autostradali e magari evitare pure la penale, che stando al contratto potrebbe costare allo Stato ben 24 miliardi di euro. Su questo tema il Carroccio si sta mostrando laico e non ideologizzato come i 5 stelle. Salvini aveva già la scorsa settimana dichiarato che devono pagare i singoli manager e non i dipendenti. Di Maio ieri gli ha risposto che nessuno perderà il posto di lavoro. Polemica in ogni caso sterile, perché durata pochi minuti. Il Movimento e a seguire Palazzo Chigi hanno fatto sapere che l'assenza di Di Maio era programmata da una settimana e a quel punto Salvini ha risposto che non voleva fare polemica, ma si è assentato prima perché c'è «tanto lavoro da fare».
Risultato? Il clou del Cdm si svolto alla presenza di Giuseppe Conte e del ministro dell'Economia, Giovanni Tria. I due hanno partorito il decreto «misure urgenti in materia di miglioramento dei saldi di finanza pubblica». In sostanza, non una manovra correttiva e nemmeno una risposta tecnica all'Ue. Ma un documento che serve a cristallizzare le minori spese avvenute nel corso del 2019 e le maggiori entrate di gettito. Un gioco di revisione contabile che si avvicina ai 6 miliardi di euro e porterà il deficit al 2,1% del Pil. Innanzitutto i risparmi legati a quota 100 e al reddito di cittadinanza dovrebbero ammontare a circa 1,5 miliardi di euro. Stando alle dichiarazioni di Pasquale Tridico, numero uno dell'Inps, la cifra su cui puntare sarebbe potuta arrivare a 3 miliardi. Evidentemente il governo ha voluto tenere un po' di margine di manovra per ottobre.
Un altro miliardo e mezzo deriverà dai maggiori incassi frutto della fatturazione elettronica e dei nuovi adempimenti imposti alle partite Iva. Ci sono poi 2 miliardi destinati ai ministeri che sono stati congelati lo scorso inverno e non saranno tolti dal frigo nemmeno a gennaio del 2020. Al conto delle maggiori entrate vanno aggiunti i circa 800 milioni di euro che il Tesoro ha incassato venerdì scorso dall'assemblea straordinario di Cassa depositi e prestiti. Facendo i conti della serva, la somma tocca quasi 6 miliardi e si arriva al 2,1% di deficit tra saldo netto e saldo di cassa. Tanto dovrebbe bastare per non incassare la procedura d'infrazione e rinviare a ottobre l'appuntamento di verifica con Bruxelles.
A esprimere fiducia sul fatto che l'Italia possa evitare il cartellino rosso dell'Ue sono stati ieri sia il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sia il premier Conte. «Credo che il governo italiano», ha detto Mattarella, «stia presentando tutti i documenti alla Ue per dimostrare che «i conti saranno in ordine e che le indicazioni sono rassicuranti e che non vi sia motivo di aprire una procedura di infrazione». Un'uscita che ricorda tanto quella del 2018, quando il Quirinale si espose per mandare in buca la palla e chiudere la diatriba tra i gialloblù e Bruxelles. Anche stavolta la mossa del Colle è stata la medesima. Non è possibile immaginare che Mattarella si esponga senza avere la certezza che la moral suasion che caratterizza il Colle abbia attecchito non solo a Roma, ma anche in Europa. La trattativa tra le parti al momento ha un handicap. La procedura si evita promettendo il 2,1% di deficit per l'anno in corso, ma anche se Bruxelles da oggi all'8 luglio, data di avvio della due giorni dell'Ecofin, eviterà di fare domande sul deficit strutturale. La manovra di autunno dovrà infatti concentrarsi sui conti del 2020 e come ha recentemente ricordato la Corte dei conti intervenire in modo strutturale. «Il finanziamento in deficit del reddito di cittadinanza mette a rischio l'equilibrio dei conti pubblici ed è necessario utilizzare gli eventuali risparmi della misura per ridurre il disavanzo e il debito pubblico», è il monito lanciato dai magistrati contabili nel rapporto 2019 sul coordinamento della finanza pubblica. «Un eventuale minor esborso rispetto alle stime originarie andrebbe utilizzato, almeno sotto lo stretto profilo della sostenibilità dei conti pubblici, per ridurre il disavanzo e rientrare dal debito», ha dichiarato la Corte anticipando di fatto il decreto di assestamento del bilancio. «Sono sempre fiducioso», ha affermato infine Conte già prima che iniziasse il Cdm. «I numeri sono sempre quelli, positivi e non sono cambiati», ha aggiunto. D'altronde sapeva già di avere le spalle coperte dal Mattarella e di poter arrivare con il mantello del Colle all'Ecofin e sperare al tempo stesso che la data di definizione delle nomine Ue si prolunghi almeno fino al 15. Una strategia tutta pro Italia e targata Quirinale. Vedremo che cosa chiederà in cambio Bruxelles.
Ma salta la «spallata» sulle tasse: fermi flat tax, Iva e taglio del cuneo
L'assenza di Luigi Di Maio e la veloce apparizione di Matteo Salvini hanno di fatto svuotato il Consiglio dei ministri dalla possibilità di gettare le basi per una manovra anticipata. Una delle mosse della Lega è infatti quella di portare a casa il maggior numero di risultati possibili prima della data del 16 luglio, oltre la quale non si potrebbe andare alle elezioni a settembre. Salvini sa bene che dopo, in caso di crisi, i gialloblù sarebbero sostituiti da un governo balneare a impronta Mattarella e verosimilmente l'asse del Parlamento potrebbe trovare un nuovo equilibrio a metà strada tra 5 stelle e Pd.
Non a caso, la priorità del vicepremier leghista continua a essere la flat tax, nonostante i costi. Tra gli obiettivi immediati: una manovra economica anticipata, da chiudere «prima di tutti gli altri anni», e un tavolo tecnico per decidere sulla riduzione del cuneo fiscale. In un'intervista rilasciata al Corriere della Sera, il vicepremier ha lanciato un ultimatum: «Se non si procede con una riforma fiscale, sono pronto a lasciare il governo». Ma sulla provocazione, durante l'incontro con i consulenti del lavoro che si è tenuto dieci giorni, Salvini ha ritrattato: «L'intenzione è di governare ancora per quattro anni». «Il mio obiettivo è di fare un tavolo tecnico entro luglio. Non arrivare alla manovra economica a ottobre, novembre, dicembre, ma anticiparla il più possibile. Fosse per me la farei entro la fine dell'estate», ha aggiunto sempre durante il meeting.
Su riduzione del cuneo fiscale o flat tax, «stiamo valutando la scelta, non vorrei farla da solo ma inviterò e inviteremo tutti i soggetti economici da Confindustria, Confartigianato, Coldiretti, ai sindacati, ai consulenti del lavoro perché mi piacerebbe farla insieme. Vorrei invitare tutti gli altri a corresponsabilità. Ci mettiamo a tavola perché è un momento difficile».
E la riduzione delle tasse non è l'unico punto su cui ha dichiarato di avere l'intenzione di tirar dritto. Nonostante la preoccupazione sui costi e i segnali di richiamo che arrivano dall'Europa, si continua anche con la riforma delle pensioni verso quota 41. E ha concluso: «Quota 100 non si discute e la confermo anche per gli anni a venire». La spallata sui temi fiscali ieri però non è riuscita. E nel Consiglio dei ministri dal quale Salvini si è allontanato dopo solo mezzora non si è discusso del 2020. Non risulta che si sia affrontato il tema della flat tax né quello delle coperture che serviranno per evitare l'aumento dell'Iva. Una maxi clausola di salvaguardia che da sola pesa sul bilancio dello Stato ben 15 miliardi di euro. Se la Lega non riuscirà a forzare la mano nelle prossime ora, prima che si definisca la partita con l'Ue, sarà difficile che riesca ad avviare la riforma fiscale.
Una specie di all in in cui si prende tutto oppure si riporta la situazione di equilibrio politico al 25 maggio, il giorno prima delle elezione europee stravinte dalla Lega. C'è da immaginare che l'assenza di ieri Di Maio, anche se programmata, sia servita per non affrontare la questione flat tax e la moral suasion di Sergio Mattarella abbia fornito a Giuseppe Conte il sostegno per tenere il punto. Speriamo che l'intera trattativa porti nel breve un vantaggio all'Italia, almeno sulle nomine in Commissione e al Consiglio Ue.
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Approvato il decreto che cristallizza quasi 6 miliardi di risparmi, e che dovrebbe evitare le sanzioni di Bruxelles. Quirinale a fianco dell'esecutivo: «Non vedo ragioni per aprire la procedura d'infrazione». Scintille a distanza fra Matteo Salvini e Luigi Di Maio su Autostrade.I lumbard non rinunciano a una manovra estiva per godere del traino delle elezioni.Lo speciale contiene due articoliIl Consiglio dei ministri dedicato all'assestamento di bilancio è durato poco più di un'ora. Dopo circa 30 minuti il leader leghista, Matteo Salvini, ha abbandonato la riunione a Palazzo Chigi, dando adito a una polemica con il parigrado grillino, Luigi Di Maio. «Non ne sapevo nulla», ha commentato Salvini all'Adnkronos, riferendosi all'assenza dell'altro vicepremier. È subito partita una ridda di ipotesi e commenti sui social e sulle agenzie di comunicazione, ipotizzando che la frizione fosse tutta legata alla diretta Facebook rilasciata pochi istanti prima da Di Maio. Il leader grillino infatti invitava la Lega ad aderire alle posizioni del Movimento in relazione ad Autostrade. L'obiettivo è ritirare tutte le concessioni autostradali e magari evitare pure la penale, che stando al contratto potrebbe costare allo Stato ben 24 miliardi di euro. Su questo tema il Carroccio si sta mostrando laico e non ideologizzato come i 5 stelle. Salvini aveva già la scorsa settimana dichiarato che devono pagare i singoli manager e non i dipendenti. Di Maio ieri gli ha risposto che nessuno perderà il posto di lavoro. Polemica in ogni caso sterile, perché durata pochi minuti. Il Movimento e a seguire Palazzo Chigi hanno fatto sapere che l'assenza di Di Maio era programmata da una settimana e a quel punto Salvini ha risposto che non voleva fare polemica, ma si è assentato prima perché c'è «tanto lavoro da fare». Risultato? Il clou del Cdm si svolto alla presenza di Giuseppe Conte e del ministro dell'Economia, Giovanni Tria. I due hanno partorito il decreto «misure urgenti in materia di miglioramento dei saldi di finanza pubblica». In sostanza, non una manovra correttiva e nemmeno una risposta tecnica all'Ue. Ma un documento che serve a cristallizzare le minori spese avvenute nel corso del 2019 e le maggiori entrate di gettito. Un gioco di revisione contabile che si avvicina ai 6 miliardi di euro e porterà il deficit al 2,1% del Pil. Innanzitutto i risparmi legati a quota 100 e al reddito di cittadinanza dovrebbero ammontare a circa 1,5 miliardi di euro. Stando alle dichiarazioni di Pasquale Tridico, numero uno dell'Inps, la cifra su cui puntare sarebbe potuta arrivare a 3 miliardi. Evidentemente il governo ha voluto tenere un po' di margine di manovra per ottobre. Un altro miliardo e mezzo deriverà dai maggiori incassi frutto della fatturazione elettronica e dei nuovi adempimenti imposti alle partite Iva. Ci sono poi 2 miliardi destinati ai ministeri che sono stati congelati lo scorso inverno e non saranno tolti dal frigo nemmeno a gennaio del 2020. Al conto delle maggiori entrate vanno aggiunti i circa 800 milioni di euro che il Tesoro ha incassato venerdì scorso dall'assemblea straordinario di Cassa depositi e prestiti. Facendo i conti della serva, la somma tocca quasi 6 miliardi e si arriva al 2,1% di deficit tra saldo netto e saldo di cassa. Tanto dovrebbe bastare per non incassare la procedura d'infrazione e rinviare a ottobre l'appuntamento di verifica con Bruxelles. A esprimere fiducia sul fatto che l'Italia possa evitare il cartellino rosso dell'Ue sono stati ieri sia il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sia il premier Conte. «Credo che il governo italiano», ha detto Mattarella, «stia presentando tutti i documenti alla Ue per dimostrare che «i conti saranno in ordine e che le indicazioni sono rassicuranti e che non vi sia motivo di aprire una procedura di infrazione». Un'uscita che ricorda tanto quella del 2018, quando il Quirinale si espose per mandare in buca la palla e chiudere la diatriba tra i gialloblù e Bruxelles. Anche stavolta la mossa del Colle è stata la medesima. Non è possibile immaginare che Mattarella si esponga senza avere la certezza che la moral suasion che caratterizza il Colle abbia attecchito non solo a Roma, ma anche in Europa. La trattativa tra le parti al momento ha un handicap. La procedura si evita promettendo il 2,1% di deficit per l'anno in corso, ma anche se Bruxelles da oggi all'8 luglio, data di avvio della due giorni dell'Ecofin, eviterà di fare domande sul deficit strutturale. La manovra di autunno dovrà infatti concentrarsi sui conti del 2020 e come ha recentemente ricordato la Corte dei conti intervenire in modo strutturale. «Il finanziamento in deficit del reddito di cittadinanza mette a rischio l'equilibrio dei conti pubblici ed è necessario utilizzare gli eventuali risparmi della misura per ridurre il disavanzo e il debito pubblico», è il monito lanciato dai magistrati contabili nel rapporto 2019 sul coordinamento della finanza pubblica. «Un eventuale minor esborso rispetto alle stime originarie andrebbe utilizzato, almeno sotto lo stretto profilo della sostenibilità dei conti pubblici, per ridurre il disavanzo e rientrare dal debito», ha dichiarato la Corte anticipando di fatto il decreto di assestamento del bilancio. «Sono sempre fiducioso», ha affermato infine Conte già prima che iniziasse il Cdm. «I numeri sono sempre quelli, positivi e non sono cambiati», ha aggiunto. D'altronde sapeva già di avere le spalle coperte dal Mattarella e di poter arrivare con il mantello del Colle all'Ecofin e sperare al tempo stesso che la data di definizione delle nomine Ue si prolunghi almeno fino al 15. Una strategia tutta pro Italia e targata Quirinale. Vedremo che cosa chiederà in cambio Bruxelles. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/conte-e-mattarella-portano-il-deficit-al-2-1-2639047512.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="ma-salta-la-spallata-sulle-tasse-fermi-flat-tax-iva-e-taglio-del-cuneo" data-post-id="2639047512" data-published-at="1778621604" data-use-pagination="False"> Ma salta la «spallata» sulle tasse: fermi flat tax, Iva e taglio del cuneo L'assenza di Luigi Di Maio e la veloce apparizione di Matteo Salvini hanno di fatto svuotato il Consiglio dei ministri dalla possibilità di gettare le basi per una manovra anticipata. Una delle mosse della Lega è infatti quella di portare a casa il maggior numero di risultati possibili prima della data del 16 luglio, oltre la quale non si potrebbe andare alle elezioni a settembre. Salvini sa bene che dopo, in caso di crisi, i gialloblù sarebbero sostituiti da un governo balneare a impronta Mattarella e verosimilmente l'asse del Parlamento potrebbe trovare un nuovo equilibrio a metà strada tra 5 stelle e Pd. Non a caso, la priorità del vicepremier leghista continua a essere la flat tax, nonostante i costi. Tra gli obiettivi immediati: una manovra economica anticipata, da chiudere «prima di tutti gli altri anni», e un tavolo tecnico per decidere sulla riduzione del cuneo fiscale. In un'intervista rilasciata al Corriere della Sera, il vicepremier ha lanciato un ultimatum: «Se non si procede con una riforma fiscale, sono pronto a lasciare il governo». Ma sulla provocazione, durante l'incontro con i consulenti del lavoro che si è tenuto dieci giorni, Salvini ha ritrattato: «L'intenzione è di governare ancora per quattro anni». «Il mio obiettivo è di fare un tavolo tecnico entro luglio. Non arrivare alla manovra economica a ottobre, novembre, dicembre, ma anticiparla il più possibile. Fosse per me la farei entro la fine dell'estate», ha aggiunto sempre durante il meeting. Su riduzione del cuneo fiscale o flat tax, «stiamo valutando la scelta, non vorrei farla da solo ma inviterò e inviteremo tutti i soggetti economici da Confindustria, Confartigianato, Coldiretti, ai sindacati, ai consulenti del lavoro perché mi piacerebbe farla insieme. Vorrei invitare tutti gli altri a corresponsabilità. Ci mettiamo a tavola perché è un momento difficile». E la riduzione delle tasse non è l'unico punto su cui ha dichiarato di avere l'intenzione di tirar dritto. Nonostante la preoccupazione sui costi e i segnali di richiamo che arrivano dall'Europa, si continua anche con la riforma delle pensioni verso quota 41. E ha concluso: «Quota 100 non si discute e la confermo anche per gli anni a venire». La spallata sui temi fiscali ieri però non è riuscita. E nel Consiglio dei ministri dal quale Salvini si è allontanato dopo solo mezzora non si è discusso del 2020. Non risulta che si sia affrontato il tema della flat tax né quello delle coperture che serviranno per evitare l'aumento dell'Iva. Una maxi clausola di salvaguardia che da sola pesa sul bilancio dello Stato ben 15 miliardi di euro. Se la Lega non riuscirà a forzare la mano nelle prossime ora, prima che si definisca la partita con l'Ue, sarà difficile che riesca ad avviare la riforma fiscale. Una specie di all in in cui si prende tutto oppure si riporta la situazione di equilibrio politico al 25 maggio, il giorno prima delle elezione europee stravinte dalla Lega. C'è da immaginare che l'assenza di ieri Di Maio, anche se programmata, sia servita per non affrontare la questione flat tax e la moral suasion di Sergio Mattarella abbia fornito a Giuseppe Conte il sostegno per tenere il punto. Speriamo che l'intera trattativa porti nel breve un vantaggio all'Italia, almeno sulle nomine in Commissione e al Consiglio Ue.
Luciano Darderi (Ansa)
Nella giornata del «round of 16» è stato infatti l’azzurro numero 17 Atp a prendersi la scena, superando in rimonta nientemeno che Alexander Zverev, che nella classifica mondiale è dietro soltanto ai due mostri sacri Sinner e Carlos Alcaraz. Sulla terra rossa della Grand Stand Arena Darderi è riuscito nell’impresa di riscrivere una partita che sembrava ormai perduta. Specialmente dopo aver incassato un primo set senza storia, perso 6-1 in appena mezz’ora, dando per lunghi tratti l’impressione di non riuscire a reggere il ritmo imposto dal tedesco. Andamento che si stava confermando anche nel secondo parziale, facendo pensare a chiunque che la sfida fosse ormai indirizzata. A chiunque tranne che al ventiquattrenne italo-argentino, che non ha mai smesso di crederci. Dopo che Zverev è salito fino al 4-2 e ha avuto in mano il controllo dell’incontro, qualcosa è cambiato. Darderi ha iniziato a trovare continuità da fondo campo, sostenuto da un pubblico sempre più coinvolto, mentre dall’altra parte il tedesco ha progressivamente perso lucidità. Il momento decisivo è arrivato nel tie-break del secondo set, un’autentica battaglia nella quale Zverev si è fatto annullare quattro match point. Luciano è rimasto aggrappato alla partita con pazienza e coraggio, fino a chiudere 12-10 grazie anche a un doppio fallo finale del suo avversario. Lì, di fatto, il match è finito. Zverev è uscito mentalmente dalla partita e nel terzo set non ha reagito. Darderi ha cavalcato l’inerzia e l’entusiasmo del Foro Italico, dominando 6-0 il parziale decisivo e conquistando così la prima vittoria in carriera contro un top ten. Una serata che difficilmente dimenticherà e che gli vale anche i primi quarti di finale in un Masters 1000, dove affronterà il baby fenomeno spagnolo Rafael Jódar. «È stata una partita molto dura, non mi sentivo bene nel primo set», ha spiegato a caldo Darderi. «Poi sono riuscito a girarla anche perché Zverev mi ha regalato qualcosa. La gente mi ha aiutato tanto, sono molto felice».
Più lineare, invece, il pomeriggio di Sinner sul centrale. Contro l’altra rivelazione di questa edizione, Andrea Pellegrino, il numero uno del mondo ha controllato il «derby» senza particolari difficoltà, imponendosi (6-2, 6-3) e centrando la qualificazione ai quarti. Per il pugliese resta comunque un torneo oltre ogni aspettativa, mentre Sinner continua a macinare record: con quella contro Pellegrino sono diventate 31 le vittorie consecutive nei Masters 1000, eguagliando un primato che apparteneva a Novak Djokovic. «Il derby qui in Italia è sempre speciale», ha detto Jannik dopo la vittoria. «Sono molto felice per Andrea, ha fatto un torneo straordinario». Poi uno sguardo al prosieguo del torneo, dove se la vedrà con il russo Andrej Rublev: «I quarti sono già un turno importante. Il giorno di riposo mi aiuterà».
L’unica nota stonata della giornata azzurra è arrivata dalla sconfitta di Lorenzo Musetti contro Casper Ruud. Il toscano, già apparso in difficoltà fisica nei giorni scorsi, ha ceduto nettamente (6-3 6-1) in una partita condizionata dai problemi alla coscia sinistra: «Chiedo scusa al pubblico, ma la mia condizione fisica non mi ha permesso di giocare come avrei voluto», ha ammesso il carrarino nel post partita.
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@ManuelRighi
Uno dei modi migliori per entrare in contatto con un territorio è penetrarne la natura. C’è chi lo fa in contemplandola e chi attraversandola attivamente. Il Trentino si presta a tutto, grazie a un ambiente variegato, che alterna montagne, laghi e fiumi.
Gli amanti degli sport acquatici hanno un’ampia gamma di possibilità tra cui scegliere. Il rafting, per esempio, praticando il quale si smuovono adrenalina, spirito di squadra e rapporto con la natura. Non un semplice sport, ma un’esperienza a tutto tondo che consente di percepire contemporaneamente sé stessi, l’altro e il fiume, diventando tutt’uno. Punto di riferimento per questa attività outdoor è la Val di Sole con il suo fiume (il Noce), citato dal National Geographic come uno dei migliori al mondo per le discese fluviali a bordo dei raft, speciali gommoni che le squadre da quattro/sei persone devono portare a destinazione con coraggio e attenzione. Si tratta di una disciplina che non richiede alcuna competenza in particolare, a esclusione del nuoto. È comunque bene esercitarla al seguito di una guida esperta, che prima della partenza spiegherà ai partecipanti cosa fare e non fare durante la traversata. Il fiume Noce dona 28 bellissimi chilometri navigabili, tra rapide e tratti più tranquilli che consentono, nel frattempo, di ammirare boschi e vette, garantendo emozioni autentiche grazie all’alternanza di un’attività ad alto tasso di energia e gioia e quieta bellezza paesaggistica.
Non per niente il rafting viene considerato terapeutico, tanto da essere utilizzato per cementare lo spirito di squadra tra familiari e amici, ma anche tra colleghi, uniti da un obiettivo comune al di fuori dell’ambiente lavorativo e delle classiche dinamiche aziendali. I centri rafting del Trentino mettono a disposizione il necessario equipaggiamento: tute in neoprene, giubbotto salvagente, pagaia e casco protettivo; è altresì necessario che i partecipanti arrivino con un abbigliamento sportivo, costume incluso. Il fiume Noce è percorribile anche in canoa e kayak, ma per avere un contatto ancora più ravvicinato con la forza dell’acqua l’ideale è l’hydrospeed, che prende il nome dal bob fluviale con cui affrontare l’acquatico avversario.
Un altro modo per godersi l’estate trentina è il wakeboard, sport che nasce dalla fusione tra sci acquatico e snowboard. Come il rafting, è uno sport adrenalinico ma fattibile anche per coloro che sono alle prime armi. Nella Regione esistono due impianti, situati tra il lago di Ledro e il lago di Terlago. Qui si viene trainati non dal classico motoscafo, ma da un cable wakeboard, ossia una fune simile a uno skilift. Velocità, equilibrio e leggerezza: il wakeboard permette di divertirsi e volare letteralmente sull’acqua.
Lakeline è il centro di Terlago, che propone un percorso di circa 230 metri dotato di strutture galleggianti per salti ed evoluzioni aeree. Benché si tratti di una disciplina adatta a tutti, il centro mette a disposizione - oltre al noleggio attrezzatura - una scuola wakeboard. Al lago di Ledro, precisamente in località Pur, si trova invece il Be Wake System: qui il wakeboard viene presentato nella sua variante più semplice, adatta anche ai bambini dai 7 anni in su. Un’attività che libera dalle calorie e - soprattutto - dallo stress in eccesso, rafforzando i muscoli e il sistema cardiorespiratorio.
C’è poi il canyoning, che consiste nella discesa a piedi, ma tramite l’ausilio di corde, di gole percorse da piccoli corsi d’acqua. Una sorta di fusione tra alpinismo e sport fluviali, da realizzare in gruppo e al seguito di guide professionali. Ovviamente i livelli di difficoltà differiscono a seconda della propria preparazione.
Lo speleologo francese Alfred Martel viene considerato il precursore del canyoning, grazie alle esplorazioni da lui condotte durante i primi anni del Novecento nelle Gole di Verdon. Dalla scienza allo sport il passo fu relativamente breve: negli anni Ottanta francesi e spagnoli vi si dedicavano assiduamente. Per chi è in cerca di questo genere di dinamismo, il lago di Ledro, il Garda Trentino e l’area di Campiglio Dolomiti - con la Val Brenta, il torrente Palvico e il Rio Roldono - sono i luoghi ideali. Scivoli e piscine naturali producono contesti di straordinaria bellezza, all’interno dei quali muoversi diviene un’esperienza completa per il corpo e per lo spirito.
Il brivido della velocità in montagna è un’altra storia con le downhill bike
Dall’acqua alla terra: lo sport, in Trentino, prevede un contatto dinamico con Madre Natura anche attraverso i cosiddetti bike park, strutture attrezzate per le mountain bike.Non si pensi al classico trekking: per questo tipo di attività occorrono infatti biciclette da downhill, dato che si tratta di percorsi in discesa su terreni ripidi e scoscesi, dove il rischio di cadute è piuttosto alto. I salti, le curve paraboliche e gli ostacoli, ma anche i north shore (strutture in legno da attraversare a tutta velocità) e i rock garden rendono felicissimi i biker più spericolati. I centri del Trentino-Alto Adige offrono sempre impianti di risalita e bike shuttle, furgoni che trasportano le biciclette al punto di partenza.Come per gli sport acquatici, anche in questo caso è necessario utilizzare l’attrezzatura adeguata, composta da protezioni per le ginocchia e i gomiti, caschi integrali, paraschiena e guanti. Questo sport può essere praticato in Val di Sole, dove si trovano cinque trail differenti per difficoltà e tre trail enduro. In località Pellizzano esiste anche un Kids Bike Park, dedicato al divertimento dei bambini.La parte più interessante del Bike Park Val di Sole è sicuramente costituita dal Black Snacke, famoso percorso di Coppa del Mondo. È il tracciato più impegnativo e, per questo, adatto solo a esperti e a spericolati che abbiano voglia di mettersi alla prova su terreni particolarmente scoscesi a partire da quota 1.500 metri. Dalla medesima altitudine si dipanano anche tre trail di recente realizzazione, alcuni in stile flow - dunque senza particolari ostacoli - e altri più naturali.Una telecabina da otto posti consente una semplice risalita a tre rider con le loro biciclette. Nella parte bassa del bike park si trova un’altra attrazione degna di nota: il four cross (4x), una discesa per gare a quattro, utilizzata ogni anno anche per il Campionato del Mondo di 4x.Il Bike Park Val di Sole aprirà la stagione indicativamente tra fine maggio e inizio giugno. Il Paganella Bike Park è un’altra area spettacolare non solo per gli amanti della disciplina, ma anche per l’utilizzo che è stato fatto del territorio. Trattasi di tre bike zone nate nel 2010 dalla trasformazione di vecchi sentieri e mulattiere, divenuti ormai tracciati all’avanguardia dotati di tutto il necessario per i praticanti.Non è un caso che sia stato inserito nel circuito del Gravity Card, che permette ai possessori della tessera di muoversi liberamente tra i ventotto migliori bike park d’Europa. Il Fassa Bike Park è situato nel cuore delle Dolomiti della Val di Fassa, sopra Canazei. Il primo bike park del Nord-Est propone dodici linee per tutti i livelli, pensate sia per i principianti che per gli esperti.Infine la San Martino Bike Arena sorge al cospetto delle Pale di San Martino e offre tre tracciati per un totale di dieci chilometri. Nemmeno qui manca un efficiente impianto di risalita, costituito da una cabinovia ad agganciamento automatico che in soli dodici minuti raggiunge i 2.200 metri di altitudine.Il risultato? Discese emozionanti, garantite anche dai wall ride, megaparaboliche in cui usare la forza centrifuga per percorrerle nella parte più alta senza il rischio di cadere. Anche la San Martino Bike Arena aprirà per il ponte del 2 giugno, ma per le prime due settimane solo per durante i weekend.
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