Conte crede ancora alla farsa di Bruxelles. Solo Parigi la smonta

- Il Consiglio finirà con un altro rinvio. Zero fondi per il decreto e per le nostre aziende. L'Eliseo: accordo forse a fine giugno.
- Molti clienti delusi. Sace rende note le pratiche per i finanziamenti destinati all'export.
Lo speciale contiene due articoli
Se ancora qualcuno avesse dei dubbi, a smontarli è arrivata la lettera del presidente del consiglio Ue, Charles Michel. La riunione odierna non deciderà nulla. L'ex primo ministro belga ha raccontato quale sarà la roadmap for recovery, ma la strada descritta per l'uscita dalla crisi del Covid-19 non è costellata nemmeno di buone intenzioni. Il Consiglio Ue poco meno di un mese fa, non volendo prendere decisioni in materia di interventi economici, ha passato la palla all'Eurogruppo. Il quale ha avuto due settimane di tempo. Alla fine non ha trovato un accordo sulla mutualizzazione del debito e così ha ripassato la palla al Consiglio che oggi farà la stessa cosa con la Commissione. Il che significa che l'agenda odierna dei lavori è solo un specchietto per le allodole. La traccia del vertice è già segnata: via libera ai prestiti del Meccanismo europeo di stabilità (su richiesta di ciascun Stato) per 240 miliardi; al sostegno delle casse integrazioni nazionali (100 miliardi), ai prestiti della Banca europea degli investimenti (200 miliardi per le imprese medio piccole). Le tre operazioni si fonderebbero sull'emissione di bond sul mercato, ma non si tratta di eurobond nell'accezione secca di emissioni di debito comune. E qui sta il busillis. Se non si decide a chi va il debito i progetti di Michel non stanno in piedi. Non solo: c'è pure un quarto pilastro costituito dal Recovery fund, fondo per la ripresa economica.
Qui i dettagli sono sconosciuti: di quanto disporrà, come reperirà le risorse, come saranno utilizzate, quanto durerà, come sarà collegato al bilancio Ue dovrà essere negoziato successivamente. Tradotto: sarà deciso dalla Commissione e si tornerà al punto di partenza.
Fonti dell'Eliseo francese citate da agenzie internazionali fanno sapere che «le discussioni continueranno per diverse settimane. Ci vorrà un incontro fisico di capi di Stato e di governo per agire, forse a giugno», ha concluso l'Eliseo che spera cautamente di «raggiungere un accordo durante l'estate».
La strada della farsa è dunque ancora molto lunga. Purtroppo i media italiani sembrano ignorare lo sfacelo Ue. Basta invece fare un salto su Bloomberg per leggere l'analisi internazionale. Secondo l'agenzia oggi non succederà nulla e quindi passerà la linea tedesca a cui l'Italia si sarebbe piegata nel totale silenzio. Idem la Reuters che ribadisce un fatto lapalissiano: Berlino non accetterà mai di condividere le garanzie degli altri Paesi.
Mentre a toccare la carne viva del problema è il Financial Times che in un lungo editoriale ricorda che solo la Bce, in un momento come questo, può essere decisiva facendo acquisti a sostegno dei debiti pubblici di tutti i Paesi Ue. Esattamente il contrario di quanto si legge nella lettera di Michel dove si fa cenno solo al Mes, al Sure, alla Bei e a null'altro. Nessuna citazione della Bce che nel frattempo, purtroppo, getta altra benzina sul fuoco. Ieri ha parlato Christine Lagarde. La governatrice ha negato che il direttivo abbia mai discusso di helicopter money, cioè di soldi a pioggia. Parole sublimi per le orecchie dei tedeschi che ieri sono stati rincuorati anche da una seconda dichiarazione. La Lagarde, rispondendo a un'interrogazione del deputato Marco Zanni del gruppo leghista, ha ribadito che la Bce non può fare direttamente acquisti di titoli. Di per sé la cosa è ovvia, ma detta alla vigilia del Consiglio Ue serve a ribadire che non si sgarrerà mai dalle politiche di bilancio e che non sarà consentito un disavanzo eccessivo. A questo punto il cerchio è chiuso e dentro ci ha infilato la testa il nostro premier Giuseppe Conte. Dopo aver accusato Matteo Salvini e Giorgia Meloni di propalare fake news sul Mes rivendicando la volontà di non volerne chiedere l'attivazione, non ha ancora spiegato che cosa stanno facendo i suoi sherpa in Europa da quattro settimane a questa parte. Se il Mes non è una opzione perché discuterne per così tanto tempo? E soprattutto non ha mai fatto un atto di trasparenza. È inammissibile portare avanti una trattativa sostenendo che l'Italia sceglierà strumenti di finanziamento e quindi di debito e che solo in un secondo momento saranno decise le condizioni sottostanti. È come firmare una cambiale. Una cosa che va bene solo al Pd e a un pezzo dei 5 stelle perché l'altra sul Mes ha idee diverse. Ieri l'eurodeputato grillino Ignazio Corrao ha sparato a zero sulle nomine approvate dal suo partito a Roma e ha pubblicamente rinnegato il patto che ha consentito la nomina di Ursula von der Leyen.
Ma è la disperata filosofia del prendere tempo attuata da Conte che rischia non andare più bene a un pezzo più ampio di maggioranza. Conte ha usato con il decreto di marzo (25 miliardi) tutta la flessibilità concessa dall'Ue. Il decreto imprese è a saldo e pieno di promesse per le aziende, tutte irrealizzabili. Tant'è che sui 400 miliardi promessi, potranno esserne garantiti al massimo 25.
Il cosiddetto decreto di aprile è già slittato a maggio. Il governo ha infatti spostato al 30 aprile l'appuntamento con l'Aula per chiedere l'autorizzazione a sforare il deficit. Conte spera, contro ogni realtà, di poter ottenere qualcosa da Bruxelles (a questo punto a qualunque condizione) per finanziare nuovo deficit e far vedere di essere in grado di distribuire fondi alle aziende che soffrono di Covid-19. Ma la difficoltà in cui si trova è palese. Ieri pomeriggio era previsto il cdm per fissare un tetto allo sforamento dei conti pubblici. È saltato in attesa del Consiglio Ue di oggi. Ma se le previsioni francesi sono vere anche solo a metà, aspettare è una follia. La stessa follia che fa il paio con la strategia del lockdown: «Niente soldi per l'economia, state a casa». Obbligare il Paese a rimanere chiuso perché non si sa come affrontare la riapertura (dal punto di vista economico) porterà a due effetti. L'esasperazione dei cittadini miti, coloro che hanno sempre portato acqua al mulino del Pil e pagato le tasse. E - secondo effetto - lasciare morire le filiere produttive più colpite. La ristorazione in Italia fattura 90 miliardi di euro e il turismo più di 200. Conte fa il temporeggiatore sulla schiena di tutti questi imprenditori e lavoratori. Un corpo esangue si rianima, uno morto no.












