
In una scuola di Lumezzane spunta una circolare inquietante: «Se lo studente ha 37,5° di febbre, i genitori non possono prelevarlo e verrà affidato all'autorità sanitaria». Poi la retromarcia dopo le proteste.Dice che era un refuso. Sarà. Però il dirigente scolastico lo ha scritto nero su bianco. E l'ha pubblicato. In caso di «temperatura corporea superiore ai 37,5°C durante l'orario scolastico», recita il documento ufficiale dell'istituto di Lumezzane (Brescia), l'alunno «sarà posto in isolamento in stanza Covid», «il docente dovrà chiamare immediatamente il 112 e il 1500» e «i genitori non potranno prelevare in alcun modo il proprio figlio da scuola che sarà affidato all'autorità sanitaria». Proprio così. Testuale. Con tanto di italiano zoppicante. Infatti il dirigente scolastico (povero lui e povera la nostra istruzione) avrebbe voluto dire: «I genitori non potranno in alcun modo prelevare da scuola il proprio figlio che sarà affidato all'autorità sanitaria», perché è il figlio, nel caso, che verrebbe affidato all'autorità sanitaria. Non la scuola. Ma tant'è. Per una volta la catastrofe grammaticale della nostra istruzione passa in secondo piano rispetto alla catastrofe etica: com'è possibile, infatti, che un dirigente scolastico pensi, anche solo per un attimo, anche solo il tempo di un refuso, che un bimbo con 37 e mezzo di febbre possa essere sottratto d'imperio alla sua mamma e al suo papà? E affidato all'autorità sanitaria? Per 37 e mezzo di febbre? Ma che razza di Paese stiamo diventando? È chiaro che una frase simile non si può sentire. E non si può scrivere. Nemmeno per scherzo. Nemmeno per sbaglio. E il fatto che invece venga scritta in un documento ufficiale di una nostra scuola pubblica e non da un passante o da un professore qualunque, con tutto rispetto per i passanti e per i professori qualunque, ma dal dirigente scolastico cui vengono affidate le decisioni importanti che riguardano i nostri figli, fa venire il sospetto che qualcuno voglia farci scivolare verso forme di totalitarismo sanitario. Roba da Pol Pot in salsa Covid, con i bimbi strappati alla corruzione delle famiglie e rinchiusi nella purezza asettica del campo di rieducazione medica. Lo stalinismo scientifico versione 112 (o 1500). Dice che era un refuso. Ma può uno bestemmiare e poi dire che era un refuso? O il fatto di non essersi nemmeno accorto che quella era una bestemmia è un'aggravante? Ho il sospetto che proprio quello sia il problema: siamo così assuefatti alle aberrazioni che stentiamo perfino a riconoscerle. La virusfollia ci ha spinti, settimana dopo settimana, sull'orlo del baratro. E nemmeno lo vediamo, quel baratro, mentre aspettiamo di fare un altro passo avanti… Che poi quello del dirigente scolastico Angelo Prontera, dell'Istituto Comprensivo Statale Polo Ovest di Lumezzane, fosse davvero un refuso è tutto da vedere. Il documento, in effetti, è stato pubblicato sul sito della scuola il 6 agosto. Al punto sette, sotto il titolo «isolamento e procedure per alunni con sintomatologia Covid» c'è la bestemmia educativa e sociale, esattamente come l'abbiamo riportata a inizio articolo. Quella bestemmia ha scatenato prima il panico nei genitori, poi la protesta dei cittadini che si sono organizzati sulla rete di protezione civica Rinascimento Italia. Alla scuola sono arrivate oltre 500 mail. E il 12 agosto il dirigente scolastico Prontera ha innestato la retromarcia cancellando le parole oscene dal documento e scusandosi: «La presente informativa rettifica e sostituisce la precedente. Si ringraziano i genitori per la segnalazione di refusi…». I refusi. Proprio così. Stabilire che un bambino con 37 e mezzo di febbre dev'essere sottratto ai genitori e affidato all'autorità sanitaria diventa, come si diceva, un «refuso». Per correggere il quale un dirigente scolastico ha bisogno di 6 giorni e 500 mail. Alla faccia della prontezza di Prontera. O meglio Pront'era.Peraltro nel documento il famigerato punto sette, quella con la bestemmia, non viene corretto. Viene proprio riscritto. Per intero. Completamente. Ora: se io qui faccio un refuso, per esempio scrivo «refusso», lo correggo. Tolgo una s. Modifico quella parola. Mica devo riscrivere tutto il paragrafo, no? Se il dirigente scolastico riscrive tutto il paragrafo è per un motivo semplice: quello non è un refuso. È una voce dal sen fuggita. Una fuga in avanti. Una solerzia precipitosa. E per rimediare che fa il professor Pront'era? Un maldestro copia e incolla dal protocollo d'intesa del ministero, lasciando per altro una formula piuttosto ambigua. Dice infatti il documento nella nuova versione che l'alunno con la febbre «dovrà essere immediatamente isolato» e «si dovrà provvedere al ritorno, quanto prima possibile, al proprio domicilio». Ma che vuol dire «quanto prima possibile»? I genitori che hanno organizzato la protesta non sono per niente soddisfatti: «Nella rettifica non c'è alcuna sostanziale abolizione del principio secondo cui il bambino non può essere allontanato dalla famiglia per motivi di salute, di per sé aberrante, ma semplicemente, mantenendo fermo il presupposto, lo si diluisce nella ambigua formula “quanto prima possibile" che lascia intendere chiaramente le intenzioni degli estensori: permettere alle autorità sanitarie di disporre arbitrariamente del minore per il tempo necessario ad espletare qualsivoglia trattamento sanitario ritenuto necessario, senza il previo consenso dei genitori».«Disporre arbitrariamente del minore» e sottoporlo a cure «senza il consenso dei genitori». Sarebbe choccante se fosse davvero questo l'obiettivo. Ovviamente nessuno ha il coraggio (per il momento) di dirlo in modo chiaro. Ma nemmeno di smentirlo in modo chiaro. E così ci viene il sospetto che, nella sua sciagurata solerzia, quel dirigente scolastico di Lumezzane non abbia fatto altro che svelare ciò che altri stanno pensando nelle segrete stanze, in modo sotterraneo e subdolo. Del resto lo spettacolo cui stiamo assistendo, il caos generalizzato che sta accompagnando i nostri figli in classe (se mai ci arriveranno), la mancanza di indicazioni certe e di regole chiare, i detti e i contraddetti, le proposte inapplicabili e i consueti scaricabarili, la confusione generata tra banchi con le rotelle e teste che le rotelle le hanno perse da tempo, lasciano spazio a tutte le peggiori ipotesi. Persino all'ipotesi mostruosa che si possa togliere un bimbo a una famiglia soltanto perché ha 37 e mezzo di febbre. Una bestemmia, si capisce. Ma quante bestemmie negli ultimi mesi sono diventate silenziosamente realtà?
Mario Venditti (Ansa)
Dopo lo scoop di «Panorama», per l’ex procuratore di Pavia è normale annunciare al gip la stesura di «misure coercitive», poi sparite con l’istanza di archiviazione. Giovanni Bombardieri, Raffaele Cantone, Nicola Gratteri e Antonio Rinaudo lo sconfessano.
L’ex procuratore aggiunto di Pavia, Mario Venditti, è inciampato nei ricordi. Infatti, non corrisponde al vero quanto da lui affermato a proposito di quella che appare come un’inversione a «u» sulla posizione di Andrea Sempio, per cui aveva prima annunciato «misure coercitive» e, subito dopo, aveva chiesto l’archiviazione. Ieri, l’ex magistrato ha definito una prassi scrivere in un’istanza di ritardato deposito delle intercettazioni (in questo caso, quelle che riguardavano Andrea Sempio e famiglia) che la motivazione alla base della richiesta sia il fatto che «devono essere ancora completate le richieste di misura coercitiva». Ma non è così. Anche perché, nel caso di specie, ci troviamo di fronte a un annuncio al giudice per le indagini preliminari di arresti imminenti che non arriveranno mai.
Alessia Pifferi (Ansa)
Cancellata l’aggravante dei futili motivi e concesse le attenuanti generiche ad Alessia Pifferi: condanna ridotta a soli 24 anni.
L’ergastolo? È passato di moda. Anche se una madre lascia morire di stenti la sua bambina di un anno e mezzo per andare a divertirsi. Lo ha gridato alla lettura della sentenza d’appello Viviana Pifferi, la prima accusatrice della sorella, Alessia Pifferi, che ieri ha schivato il carcere a vita. Di certo l’afflizione più grave, e che non l’abbandonerà finché campa, per Alessia Pifferi è se si è resa conto di quello che ha fatto: ha abbandonato la figlia di 18 mesi - a vederla nelle foto pare una bambola e il pensiero di ciò che le ha fatto la madre diventa insostenibile - lasciandola morire di fame e di sete straziata dalle piaghe del pannolino. Nel corso dei due processi - in quello di primo grado che si è svolto un anno fa la donna era stata condannata al carcere a vita - si è appurato che la bambina ha cercato di mangiare il pannolino prima di spirare.
Toga (iStock). Nel riquadro, Roberto Crepaldi
La toga progressista: «Voterò no, ma sono in disaccordo con il Comitato e i suoi slogan. Separare le carriere non mi scandalizza. Il rischio sono i pubblici ministeri fuori controllo. Serviva un Csm diviso in due sezioni».
È un giudice, lo anticipiamo ai lettori, contrario alla riforma della giustizia approvata definitivamente dal Parlamento e voluta dal governo, ma lo è per motivi diametralmente opposti rispetto ai numerosi pm che in questo periodo stanno gridando al golpe. Roberto Crepaldi ritiene, infatti, che l’unico rischio della legge sia quello di dare troppo potere ai pubblici ministeri.
Magistrato dal 2014 (è nato nel 1985), è giudice per le indagini preliminari a Milano dal 2019. Professore a contratto all’Università degli studi di Milano e docente in numerosi master, è stato componente della Giunta di Milano dell’Associazione nazionale magistrati dal 2023 al 2025, dove è stato eletto come indipendente nella lista delle toghe progressiste di Area.
Antonella Sberna (Totaleu)
Lo ha dichiarato la vicepresidente del Parlamento Ue Antonella Sberna, in un'intervista a margine dell'evento «Facing the Talent Gap, creating the conditions for every talent to shine», in occasione della Gender Equality Week svoltasi al Parlamento europeo di Bruxelles.






