• Le elezioni farsa del luglio scorso, che hanno permesso a Nicolas Maduro di restare al potere, hanno definitivamente trasformato il Venezuela in una dittatura che soffoca ogni forma di dissenso con la violenza. La testimonianza dell’attivista italo-venezuelana Maria Andreina De Grazia.
  • Storia e storie dell’emigrazione italiana in Venezuela: concentrata nel secondo dopoguerra, si inserì in un Paese in forte crescita economica al cui sviluppo fu determinante negli anni Cinquanta.

Lo speciale contiene due articoli.

Il candidato dell’opposizione Edmundo Gonzalez Urrutia, vero vincitore delle presidenziali, ha dovuto abbandonare il paese rifugiandosi in Spagna, lasciando la sua vice Maria Corina Machado a lottare per la democrazia. I dati dell’Università Cattolica Andrés Bello (Ucab) di Caracas fotografano un paese in estrema difficoltà con una crescita economica in brusca frenata. Il politologo e docente universitario Benigno Alarcon individua gli aspetti che meglio spiegano le difficoltà del Venezuela. «La società venezuelana vive un profondo conflitto dovuto alle elezioni che hanno confermato Maduro che ha estorto un nuovo mandato senza rispettare il voto dei cittadini e senza il riconoscimento della comunità internazionale. Questo sta portando ad un peggioramento delle sanzioni che porteranno ad un calo del 5% dell’economia ed un crollo di un terzo per quanto riguarda le entrare in valuta estera. Tutto questo porterà a far crescere l’inflazione e ad una nuova svalutazione della moneta nazionale che nonostante un intervento della Banca Centrale che ha messo sul mercato quasi 700 milioni di dollari ha raggiunto il 44% del tasso ufficiale ed il 70% del mercato parallelo. Si prevede inoltre che almeno il 4% della popolazione attiva sia pronta a lasciare il paese, indebolendo la forza lavoro». Sono già milioni i venezuelani che hanno dovuto abbandonare la loro patria, creando un fronte di opposizione anche all’estero. Maria Andreina De Grazia è un’attivista ed è soprattutto la figlia di Americo De Grazia, il deputato che da oltre sei mesi è prigioniero delle carceri venezuelane. «Mio padre è stato arrestato senza nessuna motivazione, ma soltanto perché è un oppositore del regime di Maduro che sta distruggendo il tessuto della nostra nazione. La mia famiglia è arrivata qui dall’Italia dopo la seconda guerra mondiale e mio padre è nato in Venezuela, ma manteniamo la doppia cittadinanza. La mia storia è uguale a quella di milioni di venezuelani che sono stati costretti a scappare all’estero. Ho subito minacce di morte per il mio attivismo giovanile ed universitario e mi sono rifugiata negli Stati Uniti, ma non smetto di lottare per il Venezuela. Il mondo conosce benissimo la nostra situazione, sono molti anni che siamo preda di una dittatura. Prima Hugo Chavez e adesso Nicolas Maduro hanno trasformato il Venezuela in una proprietà privata, dopo aver distrutto tutte le libertà costituzionali. Il parlamento è composto soltanto da fedelissimi del presidente che non fanno altro che obbedire ai suoi ordini. Con Maduro la situazione è addirittura peggiorata, regna la paura e milioni di cittadini lasciano il Venezuela per paura della polizia politica. Le elezioni sono state rubate al popolo perché Edmundo Gonzalez Urrutia era il vero vincitore e adesso c’è Maria Corina Machado a guidare l’opposizione. E’ una donna forte con molta voglia di cambiare il paese e con un grande seguito popolare, ma Nicolas Maduro ha amici potenti. Russia, Cina, Cuba, Iran lo appoggiano per dissanguare il Venezuela che è uno stato ricchissimo. Anche i narcotrafficanti fanno affari a Caracas perché Maduro ha aperto il paese ai peggiori criminali. La mia lotta è soprattutto per la liberazione di mio padre che è un simbolo e che potrebbe aprire le porte del carcere di Elicoide a molti prigionieri politici». Da oltre cento giorni anche il cooperante italiano Alberto Trentini si trova nelle carceri venezuelane arrestato dalla Direzione Generale del Controspionaggio Militare (Dgcim) ed il governo italiano sta facendo pressioni per ottenerne la liberazione, ma in Venezuela lo stato di diritto non esiste più da tempo. Maria Corina Machado è riuscita a radunare intorno a se un’opposizione piuttosto composita e vanta forti rapporti con gli Stati Uniti. I senatori repubblicani Bill Cassidy e Rick Scott hanno minacciato Maduro se avesse toccato il “presidente eletto” Gonzalez Urrutia o Maria Corina Machado, dichiarandosi pronti a scatenare un inferno. La prima amministrazione Trump era arrivata a mettere una taglia di 15 milioni di dollari sulla testa di Nicolas Maduro incriminandolo per narco-terrorismo e cospirazione per esportare cocaina negli Stati Uniti. Oggi la posizione di Donald Trump appare più morbida e i due governi si sono anche parlati per il rimpatrio di cittadini venezuelani espulsi da Washington, ma la lideresa Machado resta convinta dell’appoggio statunitense. Il regime di Maduro è terrorizzato dal ritorno di Trump alla Casa Bianca e io sono certa che aumenteranno le pressioni per cacciare chi occupa illegalmente il governo di Caracas. L’Europa però deve fare di più passando dalle parole ai fatti, non possono permettere che chi ha rubato le elezioni resti impunito. Nicolas Maduro è il vero capo del temibile Tren de Aragua, il cartello della droga venezuelano, inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche dagli Stati Uniti. A lui fanno riferimento anche i guerriglieri colombiani che lui utilizza per destabilizzare Bogotà, è un pericolo per tutto il continente, basta vedere che ci sono 2000 persone torturate in carcere senza nessuna accusa reale. Voglio ringraziare la premier italiana Giorgia Meloni che non ha riconosciuto questa falsa vittoria e si è fatta portavoce in Europa delle richiesta di libertà e democrazia del popolo venezuelano». La nuova amministrazione Trump ha una linea meno netta nei rapporti con il Venezuela soprattutto stando alle dichiarazioni dell’inviato speciale Richard Grenell, anche se il Segretario di Stato Marco Rubio spinge per un appoggio forte e deciso all’opposizione anti-madurista. Il Venezuela appare però saldamente nelle mani di Nicolas Maduro e la sanzioni hanno cementato il suo rapporto con diversi partner internazionali. Caracas ha anche ufficialmente chiesto di entrare a far parte dei Brics, l’alleanza economica e politica guidata da Cina e Russia, un modo per rafforzare il proprio peso e sentirsi le spalle protette dall’asse Mosca-Pechino.

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