Commerz cede ma serve il premio
Bettina Orlopp (Ansa)

Commerzbank chiude un trimestre record, alza l’asticella delle previsioni, continua a sforbiciare organici e si infila sempre più a fondo nell’intelligenza artificiale. Il tutto mentre, sullo sfondo, la partita con UniCredit resta aperta, e tutt’altro che diplomatica. I numeri, almeno quelli, parlano da soli. Il primo trimestre dell’istituto tedesco si chiude con risultati record: utile operativo in crescita dell’11% a 1,4 miliardi di euro, utile netto a 913 milioni (+9%).

Valori che, nelle intenzioni dell’amministratore delegato Bettina Orlopp, non sono solo contabilità ma munizioni strategiche: «Abbiamo iniziato l’anno con risultati da record. La nostra strategia funziona e ha più potenziale del previsto». Rivede al rialzo i target fino al 2030: utili in crescita progressiva (3,4 miliardi nel 2026, 4,6 nel 2028, 5,9 nel 2030) e ricavi attesi fino a 15 miliardi. Un miglioramento che sembra più una dichiarazione d’indipendenza che una semplice revisione contabile. Sul fronte azionario, il messaggio è altrettanto chiaro: sarà distribuito il 100% degli utili. Insomma, agli azionisti si promette il massimo possibile. Ma non a tutti. Perché è proprio qui che si innesta il nodo vero della vicenda: l’operazione proposta da UniCredit. La risposta è tagliente. Il piano italiano viene definito «vago», «rischioso» e persino «fuorviante». E le sinergie? Secondo Orlopp sarebbero, «non realistiche». In altre parole: bella idea, ma così com’è non si può fare. Eppure la porta non viene chiusa del tutto. Commerzbank si dice «aperta al dialogo», ma a condizioni molto precise: serve un premio sul valore attuale delle azioni «attraente» e soprattutto un piano industriale che non smonti il modello di business tedesco. In altre parole se volete comprarci, pagate bene e non cambiate l’arredamento. Nel frattempo, mentre si alza il muro negoziale, si abbassa quello occupazionale. Altri 3.000 posti in meno si aggiungono al lungo processo di razionalizzazione: 3.900 tagli già pianificati, più 10.000 concordati nel 2021. Ma questa volta, almeno sulla carta, senza forzature: solo uscite volontarie e ricollocamenti mirati. Una cura dimagrante continua, venduta come evoluzione strategica. E dentro questa trasformazione silenziosa, c’è anche la scommessa sul futuro: 600 milioni investiti nell’intelligenza artificiale entro il 2030. Un modo per dire che la banca non si difende soltanto, ma prova a reinventarsi. Sul piano politico, però, il caso resta caldo. Le cancellerie osservano, la Bce predica apertura alle fusioni transfrontaliere, mentre a Berlino il tono resta prudente. E qualcuno, tra Roma e Francoforte, ricorda che le banche non sono solo aziende, ma anche pedine geopolitiche. Così il messaggio finale di Commerzbank è doppio, contraddittorio solo in apparenza: sì al dialogo con UniCredit, ma a modo nostro. Sì all’Europa bancaria, ma senza sconti. Sì alle nozze, forse, ma con dote pesante. E soprattutto, un dettaglio non negoziabile: le azioni, si pagano care. Molto care.

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