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2024-08-12
In vacanza con Fellini o a casa Montalbano. I «cineturisti» in Italia valgono 600 milioni
«Il Lago di Mosigo si trova a San Vito di Cadore, pochi chilometri prima della blasonata Cortina d’Ampezzo. Sino a poco tempo fa non era null’altro che uno dei tanti laghetti visitabili nell’area dolomitica, niente di più e niente di meno di altre location simili, spesso anche meglio collocate in ambito naturalistico. Ma tutto è cambiato assai velocemente, da quando nell’estate di alcuni anni fa Rai Fiction e Lux Vide hanno deciso di trasferire nel bellunese la serie tv Un passo dal cielo, collocando la sede del commissariato di polizia presso lo Chalet sul Lago di Mosigo…». Sembra l’inizio di una fiaba ma è l’incipit scelto da Jfc tourism & management per presentare la sua ricerca dal titolo «Il cineturismo in Italia, valore economico del fenomeno». Si tratta di dati presentati nel 2023, ma il trend non è affatto cambiato, assicurano gli operatori del settore: in Italia le persone che si muovono per visitare i luoghi dove sono stati girati film o serie televisive sono in aumento.
A certificarlo c’è pure il nostro ministero del Turismo: l’ultimo film della Disney dedicato al personaggio della Sirenetta, diretto da Rob Marshall, è stato girato in parte in Sardegna. La Regione proprio in virtù di questo ha registrato un’impennata delle prenotazioni provenienti dall’estero pari al 216%. Un’enormità. Napoli, vetrina internazionale già di suo, ha assunto ancora più importanza per gli amatori delle serie tv visto che ha fatto da sfondo a L’amica geniale. E poi c’è il caso The white lotus, serie americana con Sabrina Impacciatore (e che, grazie a questa serie, è diventata un personaggio di primo piano negli States) girata interamente in Sicilia, tra Taormina e Noto: viene considerata tra i maggiori booster per l’afflusso di turisti internazionali.
Lo scorso anno, secondo la ricerca di Jfc, questa massa di persone che si muove alla ricerca della casa di Montalbano in Sicilia o della caserma dei carabinieri dove fa capolino il don Matteo di Terence Hill a Spoleto, per esempio, valevano qualcosa come 600 milioni di euro (597 milioni per l’esattezza). Di questa cifra, 321 milioni di euro sono generati dai turisti o appassionati che scelgono di soggiornare o visitare per qualche ora i set delle opere viste al cinema o in tv. Una cifra che tiene conto dei costi di pernottamento, ristorazione, visti e fruizioni di servizi. A livello mondiale, nel 2023 sono stati quasi 51 milioni i movie tourists, mentre erano 42 milioni nel 2016 (l’incremento, quindi, è stato del 21%). Nonostante questi numeri rilevanti, l’Italia fa fatica ad intercettare questa massa di cinefili con la valigia: solo l’1,8% di cineturisti internazionali arriva, per questo, nel Belpaese. A scegliere i set italiani del cinema sono, quindi, solamente 150.932 (erano 86.400 nel 2016), con una permanenza media di 1,5 notti, per un valore economico totale di circa 23 milioni di euro.
In crescita è, invece, il trend degli italiani che visitano luoghi del cinema nostrani: sono 698.000 quelli che si muovono principalmente proprio per andare a vedere i luoghi di una grande, o simbolica, produzione italiana. La loro permanenza media nelle zone delle riprese è di 1,6 notti, generano complessivamente 1,1 milioni di presenze e creano un ritorno economico per il territorio visitato di 82,7 milioni di euro. Gli italici fan delle pellicole realizzate nel Belpaese e che, alle loro vacanze o gite fuori porta, abbinano anche la visita a uno o più luoghi del cinema nel 2023 sono stati 7,6 milioni e hanno generato un valore economico di 128 milioni di euro. Gli arrivi totali di ospiti italiani e stranieri che generano questo giro d’affari sono quantificati in 1.344.000 presenze. Ma la vera differenza tra un movie tourist italiano e uno straniero, è dato dall’obiettivo prefissato della loro gita cinematografica: i viaggiatori tricolore sono affascinati dalle mete che hanno fatto da sfondo alle fiction trasmesse negli ultimi anni in tv mentre i forestieri (e gli americani in particolari) vogliono vedere i luoghi che sono stati al centro di sceneggiatura famose, dove sono stati girati i film importanti della storia del cinema italiano o che hanno a che fare con i grandi nomi del nostro cinema, come Federico Fellini, Mario Monicelli, Roberto Rosellini, Vittorio De Sica ma anche Paolo Sorrentino e Luca Guadagnino. Agli americans interessa La dolce vita o La grande bellezza: è quella la loro idea di Italia. Insomma Roma, la Fontana di Trevi (immaginando di vedere Anita Ekberg fare il bagno), l’Arezzo de La vita è bella. Porta un americano in uno di questi posti e l’avrai reso felice.
Ma da dove vengono questi movie tourists stranieri? La maggior parte arriva dagli Stati Uniti d’America (17,1%), poi dalla Germania (16,6%), Francia (11,7) e poi Svizzera, Canada, Gran Bretagna e Benelux.
La vera domanda che si pone, una volta assimilati tutti questi numeri, resta una e soltanto una: ma cosa spinge ogni anno milioni di persone a visitare i set di Harry Potter, per esempio, o del Signore degli anelli? Forse la stessa motivazione che dà vita a veri e propri pellegrinaggi laici tutti italiani, nella Cortina di Vacanze di Natale del 1983 per scattare un selfie al mitico Hotel Cristallo (dove il cumenda Guido Nicheli si faceva bello davanti a Stefania Sandrelli con la memorabile battuta «Via della Spiga-Hotel Cristallo di Cortina: 2 ore, 54 minuti e 27 secondi. Alboreto is nothing») o davanti al balcone che vide scendere Fantozzi per prendere l’ormai leggendario «autobus al volo»: vivere all’interno di quella pellicola che ti ha segnato. La risposta viene certificata anche da un’altra indagine, questa volta condotta da PhotoAid: secondo le persone che hanno risposto a un questionario, quello che spinge a effettuare quelle che, nella stragrande maggioranza dei casi, sono vere e proprie sfacchinate è la «volontà di vivere un’esperienza immersiva che permetta di “sentire” e ripercorrere le trame di film e serie tv e di seguire le tracce dei propri attori preferiti».
Sempre più, quindi, quando si inizia a programmare le vacanze estive, la classica domanda «mare o montagna?» non è più sufficiente. Bisognerà chiedersi: «Quest’anno dove andiamo? Sulle tracce di James Bond a Matera o a vedere la Valle d’Aosta degli Avengers?».
«Dai “Goonies” a “Ritorno al futuro” finora ho raggiunto oltre 120 set»
La sua passione la si potrebbe riassumere così: cacciatore di movie location. Lui si chiama Boris Migliore, è catanese, classe 1980. Di lavoro fa il facility manager in un outlet. Nel tempo libero, appena può, si trasforma in Mr Locations: così si presenta sui social: ha circa 29.000 followers su Facebook, qualche migliaia meno su Instagram, circa 9.000 su Youtube ma i trend sono in crescita. «La mia passione è quella di andare a caccia dei posti nel mondo in cui sono state girate pellicole cinematografiche e serie tv».
Quando e come è iniziata questa passione?
«È nata quando ero un ragazzino. Ho sempre coltivato la passione di cimentarmi nella scoperta dei set cinematografici di film e telefilm della mia generazione, per scoprire se quei luoghi (strade, case, paesaggi..), esistessero davvero. Poi la svolta è avvenuta c’è stata con l’ampliamento dei database di Google: ho iniziato a fare ricerche e a documentarmi per capire che cosa “di quel mondo” fosse rimasto ancora oggi ».
Quando è andato per la prima volta alla scoperta di uno di questi posti?
«La mia “prima volta” è stata nel 2010, avevo 30 anni e il mio sogno era di andare a vedere, in Oregon, dove avevano girato il film I Goonies, pellicola del 1985 di Richard Donner. Per me è stata un’emozione purissima riuscire a entrare nella casa della famiglia Walsh (i cui figli sono i protagonisti della pellicola, ndr), entrare nella soffitta dove ritrovano la mappa del tesoro o sostare sotto il loro porticato. Sempre nel 2010, sono andato in Canada per visitare i luoghi in cui era stato registrato il primo Rambo, del 1982. Ma quel viaggio fu il mio trampolino di lancio: da allora ho viaggiato sei volte in Canada e 17 negli Usa oltre che in molti posti d’Europa, mappando qualcosa come 120 titoli, tra film e serie tv, dagli anni Settanta ai giorni nostri».
A proposito di Rambo: su Youtube, il video che contiene il riassunto di quel viaggio ha finora totalizzato oltre 2,2 milioni di visualizzazioni…
«Sto avendo una crescita notevole. Nel 2010, posso dirlo con orgoglio, c’ero praticamente solo io e pochi altri a mostrare interesse per questa passione attraverso il Web. In certo senso sono stato un precursore. Oggi cercare una location, grazie a internet, è molto più semplice se si ha un minimo di dimestichezza con le parole chiave da ricercare e i giusti siti da visitare; anni fa non era così. Rimane comunque un lavoro complesso l’aspetto dello studio dell’itinerario, l’organizzazione del viaggio al fine di coniugare la visita alle movie locations di mio interesse, con la scoperta dei posti da visitare».
C’è un Paese che la «richiama» più di altri?
«A giugno sono tornato dal mio diciassettesimo viaggio negli Stati Uniti, che per me, come sono solito definirli, sono il Paese dei balocchi. Quando decido di pianificare un nuovo viaggio mi documento, mi inserisco in alcuni forum americani di cineviaggiatori che, negli Stati Uniti, hanno un notevole seguito».
Viaggia una volta all’anno?
«Mediamente realizzo due viaggi l’anno, ma non è la regola: nel 2016, per esempio, ne ho fatti ben quattro».
È riuscito a vedere sempre tutto quello che voleva oppure qualche sopralluogo è andato storto?
«Mi è capitato di dovermi “fermare” dinanzi a una location sita in proprietà privata, causa proprietari assenti o non disponibili. Oppure, quando sono andato alla scoperta del cavalcavia della scena opening dove compare la prima volta il temibile androide T-1000 nel secondo capitolo della saga di Terminator, mi sono trovato di fronte un muro: avevano cementato tutto!».
Il suo modo di raccontare i film sta spopolando sui social.
«Davvero. In tanti mi scrivono per complimentarsi o chiedere consigli per i loro di viaggi e “dritte” su alcune location di film. È un fenomeno, quello della scoperta delle location, che sta prendendo piede. Il mio bacino di “seguaci” è composto da persone “simili a me”: ci sono i nostalgici, i sognatori, i cinefili, e naturalmente i viaggiatori. Perché alla fine è questo, un viaggio: con la variante nel mio caso che se vado a New York, vedo di sicuro Ground zero e il Moma, ma vado anche e soprattutto a vedere dove Martin Scorsese ha girato Quei bravi ragazzi, nel Queens».
Si corrono dei pericoli a inseguire questa passione?
«Alcuni posti possono essere pericolosi. Il Queens di Quei Bravi Ragazzi o il Bronx di Joker sono zone in cui bisogna aggirarsi e fotografare con prudenza. Quando sono andato a mappare le locations di Rocky, nelle periferie a nord di Philadelphia, sulle orme di Sylvester Stallone, ho visto quartieri degradatissimi con homeless, drogati definiti “zombie” aggirarsi in massa lungo le strade, intenti a drogarsi sul marciapiede con l’ago nel braccio. Ma altri tipi di “pericoli” li ho vissuti anche su altri fronti: mi viene in mente quella volta in cui in totale solitudine mi avventurai nella foresta canadese delle British Columbia alla scoperta del relitto del camion rosso del primo film di Rambo, sepolto tra quella vegetazione, con il pericolo di orsi vaganti segnalati da cartelli».
Ma questa passione è destinata a sfociare in un vero lavoro? O in un libro?
«Molti followers mi chiedono di fare un libro però, già per inseguire questa mia passione faccio fatica a ritagliarmi il tempo giusto, dovendo conciliare il tutto con il lavoro. Posso però dire che, quanto ad entusiasmo, racconti da svelare e materiale fotografico e video ne ho a bizzeffe, potrei pubblicare un post al giorno per anni. Mi è stato in diverse occasioni anche chiesto di organizzare viaggi di gruppo. Chissà, potrebbe essere una bella idea...».
A Brescello Guareschi è ancora star
In Provincia di Reggio Emilia c’è un paese che dista pochissime centinaia di metri dal fiume Po. Ho poco più di 5.500 abitanti, una piazza su cui si affacciano la chiesa e il municipio. Ah, c’è anche un carro armato e due statue, una raffigurante un parroco e l’altra un panciuto sindaco. Il paese è Brescello, la casa di don Camillo e Giuseppe Bottazzi (alias Peppone), personaggi usciti dalla penna di Giovannino Guareschi e immortalati sul grande (e piccolo) schermo da Fernandel e Gino Cervi. In Italia lo sconoscono tutti fin dal 1952, anno in cui venne girato in paese il primo Don Camillo, quello di Julien Duvivier. Augusto Abbati guida da un anno la Fondazione paese di Don Camillo e Peppone, nata con lo scopo di «promuovere i luoghi dei set cinematografici».
Insomma, un luogo più iconico per il cineturista italiano forse non c’è. «A Brescello arrivano ogni anno almeno 30.000 turisti», spiega Abbiati, «oltre all’offerta museale, quello che attira i visitatori è la nostra piazza, rimasta praticamente intatta rispetto all’epoca dei film. Diciamo sempre che i nostri turisti si trovano in un set a cielo aperto. Ed è vero: con i nostri tour guidati, si ritrovano nel mondo dei film di Don Camillo, solo che lo vivono a colori. Se pensiamo che sono passati più di 70 anni dal primo film, direi che l’afflusso di visitatori è ancora importante». Quel paese della Bassa raccontato da Guareschi continua ad attrarre fan della serie dedicata al turbolento sacerdote. Quello che sorprende è che non ci sono soltanto gli italiani a compiere il viaggio in questo borgo-set: se questi sono quantificabili nel 65% delle presenze, il resto se lo dividono i francesi (per via di Fernandel) e i tedeschi. «Ancora oggi i film sono trasmessi e seguitissimi in Germania», spiega Abbiati, «la maggior parte dei cofanetti dvd in vendita ha, come prima lingua, il tedesco». Quello di Brescello è un turismo, molto spesso, «di giornata» anche se sono nate, negli ultimi anni, delle strutture ricettive in paese. Dal punto di vista economico, i film della Rizzoli sono ancora oggi una manna: il sistema museale porta denaro fresco alle casse comunali, bar e ristoranti (che, rispetto ad altri paesi simili della zona, sono tre volte superiori in numero) assicurano lavoro. Il Mondo antico immaginato da Guareschi è inesauribile: a settembre, il 14 per l’esattezza, ci sarà la benedizione del fiume Po con la statua originale del Cristo parlante dei film, oggetto di scena oggi consacrato. «Si parte dalla piazza e si arriva alla riva del Grande fiume seguendo anche il percorso ripreso in alcune scene del film», spiega Abbiati. «Attorno a questo evento religioso abbiamo costruito la parte turistica, con tour guidati e pranzi in piazza». Nella seconda metà del mese, inoltre, Brescello tornerà a essere set cinematografico perché la Rai girerà alcune riprese del film Giovannino Guareschi, per la regia di Andrea Porporati. «Come fondazione, abbiamo iniziato a fare i casting per le comparse tra gli abitanti», conclude Abbati, «esattamente come è avvenuto 70 anni fa. Grazie alla Rai, ci sarà un altro boost al cineturismo».
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Le serie tv creano dal nulla nuove mete, come il lago di «Un passo dal cielo». L’ultimo film Disney ha aumentato gli arrivi dall’estero in Sardegna del 216%.Boris Migliore va a caccia di «location» da 15 anni: «Quando ho cominciato c’eravamo solo io e pochi altri, ora online ci sono gruppi di appassionati. Gli Usa sono il Paese dei balocchi, ma nel Bronx di “Joker” ho avuto paura».A Brescello ogni anno almeno 30.000 persone cercano i luoghi di Don Camillo. E la nuova pellicola Rai sullo scrittore ne aumenterà l’appeal.Lo speciale contiene tre articoli.«Il Lago di Mosigo si trova a San Vito di Cadore, pochi chilometri prima della blasonata Cortina d’Ampezzo. Sino a poco tempo fa non era null’altro che uno dei tanti laghetti visitabili nell’area dolomitica, niente di più e niente di meno di altre location simili, spesso anche meglio collocate in ambito naturalistico. Ma tutto è cambiato assai velocemente, da quando nell’estate di alcuni anni fa Rai Fiction e Lux Vide hanno deciso di trasferire nel bellunese la serie tv Un passo dal cielo, collocando la sede del commissariato di polizia presso lo Chalet sul Lago di Mosigo…». Sembra l’inizio di una fiaba ma è l’incipit scelto da Jfc tourism & management per presentare la sua ricerca dal titolo «Il cineturismo in Italia, valore economico del fenomeno». Si tratta di dati presentati nel 2023, ma il trend non è affatto cambiato, assicurano gli operatori del settore: in Italia le persone che si muovono per visitare i luoghi dove sono stati girati film o serie televisive sono in aumento. A certificarlo c’è pure il nostro ministero del Turismo: l’ultimo film della Disney dedicato al personaggio della Sirenetta, diretto da Rob Marshall, è stato girato in parte in Sardegna. La Regione proprio in virtù di questo ha registrato un’impennata delle prenotazioni provenienti dall’estero pari al 216%. Un’enormità. Napoli, vetrina internazionale già di suo, ha assunto ancora più importanza per gli amatori delle serie tv visto che ha fatto da sfondo a L’amica geniale. E poi c’è il caso The white lotus, serie americana con Sabrina Impacciatore (e che, grazie a questa serie, è diventata un personaggio di primo piano negli States) girata interamente in Sicilia, tra Taormina e Noto: viene considerata tra i maggiori booster per l’afflusso di turisti internazionali.Lo scorso anno, secondo la ricerca di Jfc, questa massa di persone che si muove alla ricerca della casa di Montalbano in Sicilia o della caserma dei carabinieri dove fa capolino il don Matteo di Terence Hill a Spoleto, per esempio, valevano qualcosa come 600 milioni di euro (597 milioni per l’esattezza). Di questa cifra, 321 milioni di euro sono generati dai turisti o appassionati che scelgono di soggiornare o visitare per qualche ora i set delle opere viste al cinema o in tv. Una cifra che tiene conto dei costi di pernottamento, ristorazione, visti e fruizioni di servizi. A livello mondiale, nel 2023 sono stati quasi 51 milioni i movie tourists, mentre erano 42 milioni nel 2016 (l’incremento, quindi, è stato del 21%). Nonostante questi numeri rilevanti, l’Italia fa fatica ad intercettare questa massa di cinefili con la valigia: solo l’1,8% di cineturisti internazionali arriva, per questo, nel Belpaese. A scegliere i set italiani del cinema sono, quindi, solamente 150.932 (erano 86.400 nel 2016), con una permanenza media di 1,5 notti, per un valore economico totale di circa 23 milioni di euro.In crescita è, invece, il trend degli italiani che visitano luoghi del cinema nostrani: sono 698.000 quelli che si muovono principalmente proprio per andare a vedere i luoghi di una grande, o simbolica, produzione italiana. La loro permanenza media nelle zone delle riprese è di 1,6 notti, generano complessivamente 1,1 milioni di presenze e creano un ritorno economico per il territorio visitato di 82,7 milioni di euro. Gli italici fan delle pellicole realizzate nel Belpaese e che, alle loro vacanze o gite fuori porta, abbinano anche la visita a uno o più luoghi del cinema nel 2023 sono stati 7,6 milioni e hanno generato un valore economico di 128 milioni di euro. Gli arrivi totali di ospiti italiani e stranieri che generano questo giro d’affari sono quantificati in 1.344.000 presenze. Ma la vera differenza tra un movie tourist italiano e uno straniero, è dato dall’obiettivo prefissato della loro gita cinematografica: i viaggiatori tricolore sono affascinati dalle mete che hanno fatto da sfondo alle fiction trasmesse negli ultimi anni in tv mentre i forestieri (e gli americani in particolari) vogliono vedere i luoghi che sono stati al centro di sceneggiatura famose, dove sono stati girati i film importanti della storia del cinema italiano o che hanno a che fare con i grandi nomi del nostro cinema, come Federico Fellini, Mario Monicelli, Roberto Rosellini, Vittorio De Sica ma anche Paolo Sorrentino e Luca Guadagnino. Agli americans interessa La dolce vita o La grande bellezza: è quella la loro idea di Italia. Insomma Roma, la Fontana di Trevi (immaginando di vedere Anita Ekberg fare il bagno), l’Arezzo de La vita è bella. Porta un americano in uno di questi posti e l’avrai reso felice.Ma da dove vengono questi movie tourists stranieri? La maggior parte arriva dagli Stati Uniti d’America (17,1%), poi dalla Germania (16,6%), Francia (11,7) e poi Svizzera, Canada, Gran Bretagna e Benelux.La vera domanda che si pone, una volta assimilati tutti questi numeri, resta una e soltanto una: ma cosa spinge ogni anno milioni di persone a visitare i set di Harry Potter, per esempio, o del Signore degli anelli? Forse la stessa motivazione che dà vita a veri e propri pellegrinaggi laici tutti italiani, nella Cortina di Vacanze di Natale del 1983 per scattare un selfie al mitico Hotel Cristallo (dove il cumenda Guido Nicheli si faceva bello davanti a Stefania Sandrelli con la memorabile battuta «Via della Spiga-Hotel Cristallo di Cortina: 2 ore, 54 minuti e 27 secondi. Alboreto is nothing») o davanti al balcone che vide scendere Fantozzi per prendere l’ormai leggendario «autobus al volo»: vivere all’interno di quella pellicola che ti ha segnato. La risposta viene certificata anche da un’altra indagine, questa volta condotta da PhotoAid: secondo le persone che hanno risposto a un questionario, quello che spinge a effettuare quelle che, nella stragrande maggioranza dei casi, sono vere e proprie sfacchinate è la «volontà di vivere un’esperienza immersiva che permetta di “sentire” e ripercorrere le trame di film e serie tv e di seguire le tracce dei propri attori preferiti».Sempre più, quindi, quando si inizia a programmare le vacanze estive, la classica domanda «mare o montagna?» non è più sufficiente. Bisognerà chiedersi: «Quest’anno dove andiamo? Sulle tracce di James Bond a Matera o a vedere la Valle d’Aosta degli Avengers?».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/cineturisti-italia-valgono-600-milioni-2668949259.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="dai-goonies-a-ritorno-al-futuro-finora-ho-raggiunto-oltre-120-set" data-post-id="2668949259" data-published-at="1723470134" data-use-pagination="False"> «Dai “Goonies” a “Ritorno al futuro” finora ho raggiunto oltre 120 set» La sua passione la si potrebbe riassumere così: cacciatore di movie location. Lui si chiama Boris Migliore, è catanese, classe 1980. Di lavoro fa il facility manager in un outlet. Nel tempo libero, appena può, si trasforma in Mr Locations: così si presenta sui social: ha circa 29.000 followers su Facebook, qualche migliaia meno su Instagram, circa 9.000 su Youtube ma i trend sono in crescita. «La mia passione è quella di andare a caccia dei posti nel mondo in cui sono state girate pellicole cinematografiche e serie tv». Quando e come è iniziata questa passione? «È nata quando ero un ragazzino. Ho sempre coltivato la passione di cimentarmi nella scoperta dei set cinematografici di film e telefilm della mia generazione, per scoprire se quei luoghi (strade, case, paesaggi..), esistessero davvero. Poi la svolta è avvenuta c’è stata con l’ampliamento dei database di Google: ho iniziato a fare ricerche e a documentarmi per capire che cosa “di quel mondo” fosse rimasto ancora oggi ». Quando è andato per la prima volta alla scoperta di uno di questi posti? «La mia “prima volta” è stata nel 2010, avevo 30 anni e il mio sogno era di andare a vedere, in Oregon, dove avevano girato il film I Goonies, pellicola del 1985 di Richard Donner. Per me è stata un’emozione purissima riuscire a entrare nella casa della famiglia Walsh (i cui figli sono i protagonisti della pellicola, ndr), entrare nella soffitta dove ritrovano la mappa del tesoro o sostare sotto il loro porticato. Sempre nel 2010, sono andato in Canada per visitare i luoghi in cui era stato registrato il primo Rambo, del 1982. Ma quel viaggio fu il mio trampolino di lancio: da allora ho viaggiato sei volte in Canada e 17 negli Usa oltre che in molti posti d’Europa, mappando qualcosa come 120 titoli, tra film e serie tv, dagli anni Settanta ai giorni nostri». A proposito di Rambo: su Youtube, il video che contiene il riassunto di quel viaggio ha finora totalizzato oltre 2,2 milioni di visualizzazioni… «Sto avendo una crescita notevole. Nel 2010, posso dirlo con orgoglio, c’ero praticamente solo io e pochi altri a mostrare interesse per questa passione attraverso il Web. In certo senso sono stato un precursore. Oggi cercare una location, grazie a internet, è molto più semplice se si ha un minimo di dimestichezza con le parole chiave da ricercare e i giusti siti da visitare; anni fa non era così. Rimane comunque un lavoro complesso l’aspetto dello studio dell’itinerario, l’organizzazione del viaggio al fine di coniugare la visita alle movie locations di mio interesse, con la scoperta dei posti da visitare». C’è un Paese che la «richiama» più di altri? «A giugno sono tornato dal mio diciassettesimo viaggio negli Stati Uniti, che per me, come sono solito definirli, sono il Paese dei balocchi. Quando decido di pianificare un nuovo viaggio mi documento, mi inserisco in alcuni forum americani di cineviaggiatori che, negli Stati Uniti, hanno un notevole seguito». Viaggia una volta all’anno? «Mediamente realizzo due viaggi l’anno, ma non è la regola: nel 2016, per esempio, ne ho fatti ben quattro». È riuscito a vedere sempre tutto quello che voleva oppure qualche sopralluogo è andato storto? «Mi è capitato di dovermi “fermare” dinanzi a una location sita in proprietà privata, causa proprietari assenti o non disponibili. Oppure, quando sono andato alla scoperta del cavalcavia della scena opening dove compare la prima volta il temibile androide T-1000 nel secondo capitolo della saga di Terminator, mi sono trovato di fronte un muro: avevano cementato tutto!». Il suo modo di raccontare i film sta spopolando sui social. «Davvero. In tanti mi scrivono per complimentarsi o chiedere consigli per i loro di viaggi e “dritte” su alcune location di film. È un fenomeno, quello della scoperta delle location, che sta prendendo piede. Il mio bacino di “seguaci” è composto da persone “simili a me”: ci sono i nostalgici, i sognatori, i cinefili, e naturalmente i viaggiatori. Perché alla fine è questo, un viaggio: con la variante nel mio caso che se vado a New York, vedo di sicuro Ground zero e il Moma, ma vado anche e soprattutto a vedere dove Martin Scorsese ha girato Quei bravi ragazzi, nel Queens». Si corrono dei pericoli a inseguire questa passione? «Alcuni posti possono essere pericolosi. Il Queens di Quei Bravi Ragazzi o il Bronx di Joker sono zone in cui bisogna aggirarsi e fotografare con prudenza. Quando sono andato a mappare le locations di Rocky, nelle periferie a nord di Philadelphia, sulle orme di Sylvester Stallone, ho visto quartieri degradatissimi con homeless, drogati definiti “zombie” aggirarsi in massa lungo le strade, intenti a drogarsi sul marciapiede con l’ago nel braccio. Ma altri tipi di “pericoli” li ho vissuti anche su altri fronti: mi viene in mente quella volta in cui in totale solitudine mi avventurai nella foresta canadese delle British Columbia alla scoperta del relitto del camion rosso del primo film di Rambo, sepolto tra quella vegetazione, con il pericolo di orsi vaganti segnalati da cartelli». Ma questa passione è destinata a sfociare in un vero lavoro? O in un libro? «Molti followers mi chiedono di fare un libro però, già per inseguire questa mia passione faccio fatica a ritagliarmi il tempo giusto, dovendo conciliare il tutto con il lavoro. Posso però dire che, quanto ad entusiasmo, racconti da svelare e materiale fotografico e video ne ho a bizzeffe, potrei pubblicare un post al giorno per anni. Mi è stato in diverse occasioni anche chiesto di organizzare viaggi di gruppo. Chissà, potrebbe essere una bella idea...». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/cineturisti-italia-valgono-600-milioni-2668949259.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="a-brescello-guareschi-e-ancora-star" data-post-id="2668949259" data-published-at="1723470134" data-use-pagination="False"> A Brescello Guareschi è ancora star In Provincia di Reggio Emilia c’è un paese che dista pochissime centinaia di metri dal fiume Po. Ho poco più di 5.500 abitanti, una piazza su cui si affacciano la chiesa e il municipio. Ah, c’è anche un carro armato e due statue, una raffigurante un parroco e l’altra un panciuto sindaco. Il paese è Brescello, la casa di don Camillo e Giuseppe Bottazzi (alias Peppone), personaggi usciti dalla penna di Giovannino Guareschi e immortalati sul grande (e piccolo) schermo da Fernandel e Gino Cervi. In Italia lo sconoscono tutti fin dal 1952, anno in cui venne girato in paese il primo Don Camillo, quello di Julien Duvivier. Augusto Abbati guida da un anno la Fondazione paese di Don Camillo e Peppone, nata con lo scopo di «promuovere i luoghi dei set cinematografici». Insomma, un luogo più iconico per il cineturista italiano forse non c’è. «A Brescello arrivano ogni anno almeno 30.000 turisti», spiega Abbiati, «oltre all’offerta museale, quello che attira i visitatori è la nostra piazza, rimasta praticamente intatta rispetto all’epoca dei film. Diciamo sempre che i nostri turisti si trovano in un set a cielo aperto. Ed è vero: con i nostri tour guidati, si ritrovano nel mondo dei film di Don Camillo, solo che lo vivono a colori. Se pensiamo che sono passati più di 70 anni dal primo film, direi che l’afflusso di visitatori è ancora importante». Quel paese della Bassa raccontato da Guareschi continua ad attrarre fan della serie dedicata al turbolento sacerdote. Quello che sorprende è che non ci sono soltanto gli italiani a compiere il viaggio in questo borgo-set: se questi sono quantificabili nel 65% delle presenze, il resto se lo dividono i francesi (per via di Fernandel) e i tedeschi. «Ancora oggi i film sono trasmessi e seguitissimi in Germania», spiega Abbiati, «la maggior parte dei cofanetti dvd in vendita ha, come prima lingua, il tedesco». Quello di Brescello è un turismo, molto spesso, «di giornata» anche se sono nate, negli ultimi anni, delle strutture ricettive in paese. Dal punto di vista economico, i film della Rizzoli sono ancora oggi una manna: il sistema museale porta denaro fresco alle casse comunali, bar e ristoranti (che, rispetto ad altri paesi simili della zona, sono tre volte superiori in numero) assicurano lavoro. Il Mondo antico immaginato da Guareschi è inesauribile: a settembre, il 14 per l’esattezza, ci sarà la benedizione del fiume Po con la statua originale del Cristo parlante dei film, oggetto di scena oggi consacrato. «Si parte dalla piazza e si arriva alla riva del Grande fiume seguendo anche il percorso ripreso in alcune scene del film», spiega Abbiati. «Attorno a questo evento religioso abbiamo costruito la parte turistica, con tour guidati e pranzi in piazza». Nella seconda metà del mese, inoltre, Brescello tornerà a essere set cinematografico perché la Rai girerà alcune riprese del film Giovannino Guareschi, per la regia di Andrea Porporati. «Come fondazione, abbiamo iniziato a fare i casting per le comparse tra gli abitanti», conclude Abbati, «esattamente come è avvenuto 70 anni fa. Grazie alla Rai, ci sarà un altro boost al cineturismo».
Matteo Salvini (Ansa)
Per due giorni, a giugno, la Lega proverà a fare quello che le squadre di calcio in crisi fanno quando la classifica comincia a far paura: chiudersi in ritiro. Matteo Salvini ha convocato per il 19 e 20 giugno il consiglio federale, i ministri, i governatori, i capigruppo, gli amministratori e i segretari regionali. Una «due giorni di incontri, proposte e programmi». La sede non è stata decisa (Luca Zaia ha già annunciato che non ci sarà), ma dovrebbe essere in Veneto, a pochi giorni di distanza dall’assemblea costituente di Futuro nazionale di Roberto Vannacci (che poi proseguirà con i congressi regionali). Magari a Verona, dove il 25 maggio il generale inaugurerà una nuova sede del suo partito. Il messaggio politico è chiaro: il Carroccio deve serrare le fila prima che la stagione entri nella fase più delicata. Il 2027 si preannuncia denso di appuntamenti elettorali decisivi per il futuro di via Bellerio.
Salvini è milanista e conosce bene la grammatica dei ritiri. Con Massimiliano Allegri, al Milan, si può giocare male ma restare in partita è imperativo. Il punto è che il Carroccio continua a osservare la crescita, sulla destra, di un avversario che conosce bene lo spogliatoio leghista. Il nome è quello di Vannacci. L’ex generale è diventato un problema elettorale. Swg per il tg di La7 colloca la Lega al 6% e Futuro nazionale al 4,1%. Ipsos/Pagnoncelli, sul Corriere, è ancora più severo: Lega al 5,8%, Vannacci al 4,1%. Meno di due punti di distanza.
Dopo le chiusure a possibili alleanze da parte di Massimiliano Romeo, Roberto Occhiuto e Letizia Moratti, Vannacci ha risposto sui social con una frase che suona come un avvertimento: «Poi non si venga a dare la colpa» a me «se questo centrodestra sbiadito, timido, tentennante e moderato finirà per perdere consensi ed elezioni». È una minaccia preventiva: se il centrodestra perde, la colpa non sarà di chi rompe, ma di chi non ha avuto il coraggio di inseguirlo.
Il caso di Laura Ravetto ha reso il problema visibile. La deputata ha lasciato la Lega per aderire a Futuro nazionale. Per un partito abituato a perdere amministratori verso Fdi, vedere una parlamentare passare direttamente al nuovo concorrente di destra è un segnale diverso. Non c’è più solo Meloni a drenare consensi.
La linea ufficiale resta la compattezza. Claudio Durigon, sottosegretario al Lavoro, respinge l’idea di nuovi «campi larghi» a destra costruiti inseguendo i sondaggi. «Il centrodestra è rodato da anni», dice. «Non si fanno campi larghi soltanto perché può essere indicato favorevole o no in un determinato momento dai vari sondaggi». In fin dei conti la Lega si ritrova con tre grossi problemi da risolvere. Il primo è nazionale: dimostrare di essere ancora indispensabile nel centrodestra. L’altro identitario: impedire che l’elettore più arrabbiato trovi in Vannacci un’offerta più chiara. L’ultimo territoriale: difendere il Nord dall’avanzata di Fdi.
Le elezioni comunali di Milano sono il primo banco di prova. Il centrodestra non ha ancora un candidato per il dopo Beppe Sala. Il nome di Maurizio Lupi circola, ma non decolla. Salvini preferisce un profilo civico. Samuele Piscina, segretario milanese del Carroccio, è stato più esplicito: Lupi «non ha il consenso di tutti».
Il secondo fronte è la Regione Lombardia. Da mesi nel centrodestra si ragiona sull’ipotesi di legare politiche, comunali milanesi e regionali lombarde in un election day nel 2027. L’operazione concentrerebbe la mobilitazione nel territorio più forte della coalizione. Ma aprirebbe subito la guerra per il dopo Attilio Fontana. Fratelli d’Italia considera la Lombardia un obiettivo naturale.
Roberto Calderoli prova a raffreddare il dossier. La legislatura, ricordava ieri, scade naturalmente il 13 ottobre 2027. Di voto anticipato, dice, non se ne parla (lo stesso Salvini aveva rettificato la battuta sulla crisi economica che era stata male interpretata). Il messaggio vale per Palazzo Chigi, ma anche per via Bellerio: la Lega non vuole arrivare logorata alla partita finale.
Il ritiro di giugno serve a questo. Allegri direbbe che conta il risultato. Ma qui il punto non è vincere di corto muso. È evitare che la Lega perda, insieme, pezzi a destra e peso al Nord.
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Il segretario di Stato americano Marco Rubio (Ansa)
«La diplomazia rimane la nostra preferenza nei confronti di Cuba. A essere sincero, la probabilità che ciò accada, considerando con chi abbiamo a che fare in questo momento, non è elevata», ha anche detto. Parole, quelle di Rubio, che hanno innescato la reazione piccata del ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodríguez, il quale ha tacciato gli Stati Uniti di «istigare un’aggressione militare».
Del resto, che le fibrillazioni tra Washington e L’Avana stessero aumentando, non è una novità. Negli scorsi giorni, il Pentagono ha schierato la portaerei Nimitz nei Caraibi, mentre il Dipartimento di Giustizia americano ha formalmente incriminato l’ex presidente cubano, Raúl Castro, con l’accusa di aver ordinato l’abbattimento di due aerei civili nel 1996. L’intelligence statunitense ritiene inoltre che dal 2023 il regime castrista abbia acquistato 300 droni da Russia e Iran: materiale bellico che, secondo Washington, Cuba starebbe valutando di usare per colpire obiettivi statunitensi. Sempre negli scorsi giorni, i servizi segreti americani avrebbero anche studiato le possibili reazioni dell’Avana a un eventuale attacco militare da parte di Washington. Tutto questo, senza trascurare che giovedì l’Ice ha arrestato a Miami Adys Lastres Morera. Si tratta della sorella di Ania Guillermina Lastres Morera, che, in qualità di presidente esecutivo, è a capo di Gaesa: conglomerato di imprese in mano ai militari cubani, che è sotto sanzioni statunitensi.
La tensione è significativamente aumentata dopo che i negoziati tra Usa e Cuba sono finiti in stallo. Washington ha offerto aiuti umanitari e sostegno infrastrutturale a patto che il regime castrista allenti la repressione, liberi i prigionieri politici ed entri de facto nell’orbita geopolitica statunitense. Per convincere L’Avana ad accettare, la scorsa settimana si era recato sull’isola anche il direttore della Cia, John Ratcliffe, incontrando vari alti funzionari cubani. Ciononostante il processo diplomatico non si è realmente sbloccato: un fattore che ha irritato notevolmente la Casa Bianca. Mosca e Pechino, dal canto loro, hanno espresso solidarietà nei confronti del regime castrista. Tuttavia, al di là delle dichiarazioni, non sembra che stiano offrendo chissà quale sostegno concreto all’Avana contro Washington, replicando un po’ un copione già visto ai tempi della cattura di Nicolás Maduro lo scorso gennaio.
Del resto, la strategia cubana di Trump si inserisce nella sua riedizione della Dottrina Monroe, volta a estromettere il più possibile Cina, Russia e Iran dall’Emisfero occidentale. Il presidente americano è, in un certo senso, invogliato ad agire proprio in considerazione del mancato sostegno concreto arrivato al regime di Maduro da Mosca e Pechino l’anno scorso. Ma attenzione: non c’è solo il tema geopolitico. La pressione su Cuba è finalizzata anche a mantenere il sostegno dell’elettorato anticastrista, di cui è ricco uno Stato cruciale come la Florida. Quella Florida di cui Rubio è stato senatore dal 2011 al 2025. Del resto, la questione non riguarda solo le Midterm di novembre. Non è infatti un mistero che Rubio sia considerato, insieme a JD Vance, uno dei possibili candidati alla nomination presidenziale repubblicana del 2028.
D’altronde, se il vicepresidente americano sta cercando di rafforzarsi nella gestione del processo diplomatico iraniano, il segretario di Stato si mantiene proattivo su due fronti: la promozione della Dottrina Monroe e la cura del dossier europeo. «Le opinioni del presidente, la delusione nei confronti di alcuni dei nostri alleati della Nato e della loro reazione alle nostre operazioni in Medio Oriente sono ben documentate», ha detto ieri, durante il vertice dei ministri degli Esteri della Nato a Helsingborg. Ha poi specificato che tali questioni dovranno essere «affrontate» nel corso del summit dell’Alleanza atlantica che si terrà a luglio ad Ankara. «È ovvio che gli Stati Uniti continuano ad avere impegni globali che devono onorare in termini di dispiegamento delle forze armate. E questo ci impone costantemente di riesaminare dove schieriamo le truppe», ha anche detto. Non dimentichiamo che, dopo aver annunciato il ritiro di 5.000 soldati dalla Germania, Trump ha comunicato l’invio di altrettanti militari in Polonia, legando esplicitamente la decisione al suo stretto rapporto con il presidente polacco, Karol Nawrocki. Questo testimonia la relazione articolata che vige tra il presidente americano e gli alleati della Nato. In tal senso, Trump si appoggia a Rubio perché si tratta della figura più focalizzata, all’interno della sua amministrazione, a mantenere in piedi le relazioni transatlantiche.
Insomma, il segretario di Stato (che in quanto consigliere per la sicurezza nazionale ad interim della Casa Bianca lavora a stretto contatto col presidente) sta gestendo due dossier - quello caraibico e quello europeo - di primo piano, tenendosi invece meno esposto rispetto alla spinosa questione iraniana, su cui lavora maggiormente Vance. È quindi chiaro come le principali partite geopolitiche che Washington si sta trovando ad affrontare vadano a intersecarsi con la campagna elettorale (ancora embrionale) del 2028.
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