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2021-06-08
La Cina si avvicina al porto di Trieste. Biden vola in Europa per fermarla
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Pechino punta al porto di Trieste? Secondo quanto riferito da Ndr, la compagnia statale cinese Cosco shipping è in trattative con la società tedesca Hamburger hafen und logistik ag (Hhla) per acquisire una quota di minoranza - tra il 30 e il 40% - di un terminal container del porto di Amburgo. La stessa fonte ha riferito, venerdì scorso, che «i negoziati sono a buon punto e coordinati con il governo federale». Non soltanto quindi la conclusione dell'accordo appare probabile e imminente, ma l'operazione gode del benestare di Berlino. E l'Italia che cosa c'entra? C'entra perché, lo scorso gennaio, Hhla ha perfezionato l'acquisizione di una quota del 50,01% del terminal multifunzionale Piattaforma logistica Trieste nel porto di Trieste.
Del resto, le trattative in corso su Amburgo assumono un significato tanto più rilevante soprattutto alla luce del fatto che stanno avanzando a pochi giorni dall'arrivo del presidente americano, Joe Biden, nel Vecchio continente. Un Joe Biden che ha già chiarito di voler arginare l'influenza cinese sull'Europa e che è pronto a dare battaglia in tal senso al G7 di Carbis Bay e al summit Nato di Bruxelles. Non a caso, in un suo editoriale apparso domenica sul Washington Post, ha rimarcato di voler rafforzare i legami tra i due lati dell'Atlantico, compattando i Paesi liberaldemocratici per contenere le pressioni di Cina e Russia. Sotto questo aspetto è quindi innanzitutto evidente l'attrito con la Germania. Come d'altronde dimostrato dalla questione del porto di Amburgo, è infatti chiaro che il cancelliere tedesco, Angela Merkel, continua a puntare su una linea geopolitica e commerciale fondamentalmente aperta nei confronti di Pechino.
In secondo luogo, è proprio in una simile ottica che Mario Draghi potrebbe approfittarne, una volta di più, per accreditarsi come il leader europeo maggiormente affidabile agli occhi degli Stati Uniti. È questa, per esempio, l'opinione del professor Giulio Sapelli. «Draghi», ha dichiarato alla Verità, «può rafforzare nell'occasione ancora di più i legami che abbiamo con gli Stati Uniti e che lui ha con il gruppo attorno a Joe Biden. Anche perché penso che Biden in Europa arrivi non con degli atteggiamenti molto favorevoli alla politica della Cdu tedesca e della Merkel». Non è del resto una novità che l'attuale premier italiano, sulla Cina, abbia decisamente invertito la rotta rispetto ai tempi del governo giallorosso. E, nonostante alcuni pezzi del panorama politico ed economico italiano continuino a portare avanti delle posizioni di apertura alla Repubblica popolare, l'intenzione di Draghi è quella di rafforzare ulteriormente il proprio allineamento a Washington. Una Washington che, nonostante il buon rapporto con l'attuale premier, non deve aver ancora del tutto digerito la firma, risalente al marzo 2019, del memorandum d'intesa per far accedere l'Italia alla Nuova via della seta.
In questo senso, le trattative sul porto di Amburgo (con le relative ripercussioni per Trieste) possono rappresentare un snodo importante della partita in corso tra Stati Uniti e Cina. «Quello che è paradossale di questa manovra a tenaglia su due porti cruciali», ha spiegato Sapelli, «è che tale avanzata cinese accade quando la Cina sta dimostrando tutta la sua debolezza economica». «Mi pare che con la Cina», ha proseguito, «stiamo assistendo ai colpi di coda di un impero economico che si sta disgregando, perché la crisi demografica avanza. Lo stesso accordo sulla dual circulation è un modo per rilanciare il mercato interno in difficoltà. Il gruppo dirigente neo maoista reagisce con questi colpi di coda tipici della Via della seta. Queste operazioni cinesi avvengono soprattutto attraverso il debito: sono operazioni che richiederebbero, specialmente da parte dell'Unione europea, un po' più di accortezza e un po' più di coordinamento tra gli operatori economici». Effettivamente l'assenza di una risposta europea coordinata all'espansione del Dragone si fa sentire soprattutto su alcuni porti (da Marsiglia a Rotterdam, passando per il Pireo).
Del resto, al di là delle tensioni con Washington, la penetrazione portuale cinese presenta numerosi risvolti problematici. L'altro ieri Il Sole 24 Ore ha per esempio riportato che questo fenomeno rappresenti un asse portante per il traffico di merce contraffatta. Inoltre, come sottolineato da The Diplomat pochi giorni fa, un altro timore è che Pechino punti a sfruttare l'influenza sui porti commerciali stranieri «per soddisfare le sue esigenze militari». Una ragione in più per non abbassare la guardia e - soprattutto - per cercare di confermare Roma, agli occhi della Casa Bianca, come il principale partner europeo nel contrasto all'espansionismo cinese.
Funivia precipitata, sostituito il gip
Il fascicolo dell'inchiesta sulla funivia della morte passa di mano: non sarà il gip Donatella Banci Buonamici, che ha scarcerato i tre indagati, a dover decidere sull'istanza di incidente probatorio chiesto dal difensore di Gabriele Tadini, il caposervizio della funivia che è agli arresti domiciliari, ma il giudice Elena Ceriotti, «titolare per tabella del ruolo». Il provvedimento, firmato ieri dal presidente del Tribunale di Verbania Luigi Montefusco, assegna il fascicolo al gip che avrebbe dovuto curare la decisione sul fermo emesso dalla Procura, ma che era stato esonerato per smaltire il carico di lavoro arretrato fino al 31 maggio.
Banci Buonamici è presidente di sezione e coordinatrice dell'area penale del Tribunale e il giorno degli arresti, il 26 maggio scorso, aveva svolto le funzioni di supplente, autoassegnandosi il fascicolo, che doveva finire nelle mani del giudice Annalisa Palomba («Impegnata in udienza dibattimentale», come emerge in un documento firmato dalla stessa Banci Buonamici).
E se la decisione non è risultata particolarmente gradita alle difese, la Procura di Verbania, che si era vista le ipotesi smantellate sotto il profilo delle esigenze cautelari, invece, prova a riproporre le richieste d'arresto. A poca distanza dal provvedimento del presidente del Tribunale ha chiesto al Riesame di annullare la decisione con la quale il gip Banci Buonamici ha scarcerato Luigi Nerini, titolare delle Ferrovie del Mottarone, l'ingegnere Enrico Perocchio, direttore di esercizio, e ha disposto i domiciliari per Tadini.
Il presidente del Tribunale di Verbania, nell'atto trasmesso al presidente della Corte d'Appello, al procuratore generale e al Consiglio giudiziario di Torino, nonché alla Procura e all'Ordine degli avvocati di Verbania, ritiene che non sia applicabile la norma secondo cui la competenza rimarrebbe del «primo gip che ha adottato un atto del procedimento anche per tutti gli atti successivi». E ha motivato così la sua decisione: il gip supplente «non deve, per rispettare un'equa e coerente distribuzione del lavoro, accollarsi, sino a definizione del procedimento, affari per tabella non spettantigli, salvo giustificati motivi». Poi ha spiegato: «L'assegnazione, se giustificata per la convalida del fermo, non è conforme alle regole di distribuzione degli affari e ai criteri di sostituzione dei magistrati dell'ufficio gip. Il giudice assegnatario del procedimento si sarebbe dovuto individuare, in caso di assenza o impedimento del gip titolare, in via gradata» tra gli altri giudici dell'ufficio, escludendo il presidente Banci Buonamici.
A questo punto, sulla richiesta di incidente probatorio sulla fune e sul sistema frenante della cabina (quello sul quale hanno agito i forchettoni piazzati da Tadini, impedendo il blocco di sicurezza della cabina e trasformandola così in una giostra della morte), presentata il 3 giugno dall'avvocato Marcello Perillo, dovrà pronunciarsi il gip Ceriotti. La Procura aveva fatto subito sapere che «l'incidente probatorio, se fatto prematuramente, avrebbe potuto anche danneggiare le indagini».
L'avvocato Pasquale Pantano, che difende Nerini, ha subito definito la scelta del presidente del Tribunale «un provvedimento anomalo». E ha aggiunto: «Non è mai capitato che durante una partita venga cambiato l'arbitro, nonostante tutti riconoscano che abbia operato bene». È dello stesso avviso l'avvocato Perillo: «Non si è mai visto un provvedimento del genere. È la prima volta che non per un valido impedimento ma per un problema tabellare sia sostituito un giudice di un procedimento in corso».
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Inizia domani il primo viaggio in Ue del presidente americano: parteciperà a G7 e vertice Nato. Nel mirino la Via della seta: il Dragone, attraverso Amburgo, può prendersi gli scali italiani con l'appoggio tedesco.Funivia precipitata: fascicolo tolto a Donatella Banci Buonamici, giudice supplente che ha scarcerato gli indagati, e riassegnato al titolare. La Procura: «Provvedimento da annullare».Lo speciale contiene due articoli.Pechino punta al porto di Trieste? Secondo quanto riferito da Ndr, la compagnia statale cinese Cosco shipping è in trattative con la società tedesca Hamburger hafen und logistik ag (Hhla) per acquisire una quota di minoranza - tra il 30 e il 40% - di un terminal container del porto di Amburgo. La stessa fonte ha riferito, venerdì scorso, che «i negoziati sono a buon punto e coordinati con il governo federale». Non soltanto quindi la conclusione dell'accordo appare probabile e imminente, ma l'operazione gode del benestare di Berlino. E l'Italia che cosa c'entra? C'entra perché, lo scorso gennaio, Hhla ha perfezionato l'acquisizione di una quota del 50,01% del terminal multifunzionale Piattaforma logistica Trieste nel porto di Trieste. Del resto, le trattative in corso su Amburgo assumono un significato tanto più rilevante soprattutto alla luce del fatto che stanno avanzando a pochi giorni dall'arrivo del presidente americano, Joe Biden, nel Vecchio continente. Un Joe Biden che ha già chiarito di voler arginare l'influenza cinese sull'Europa e che è pronto a dare battaglia in tal senso al G7 di Carbis Bay e al summit Nato di Bruxelles. Non a caso, in un suo editoriale apparso domenica sul Washington Post, ha rimarcato di voler rafforzare i legami tra i due lati dell'Atlantico, compattando i Paesi liberaldemocratici per contenere le pressioni di Cina e Russia. Sotto questo aspetto è quindi innanzitutto evidente l'attrito con la Germania. Come d'altronde dimostrato dalla questione del porto di Amburgo, è infatti chiaro che il cancelliere tedesco, Angela Merkel, continua a puntare su una linea geopolitica e commerciale fondamentalmente aperta nei confronti di Pechino. In secondo luogo, è proprio in una simile ottica che Mario Draghi potrebbe approfittarne, una volta di più, per accreditarsi come il leader europeo maggiormente affidabile agli occhi degli Stati Uniti. È questa, per esempio, l'opinione del professor Giulio Sapelli. «Draghi», ha dichiarato alla Verità, «può rafforzare nell'occasione ancora di più i legami che abbiamo con gli Stati Uniti e che lui ha con il gruppo attorno a Joe Biden. Anche perché penso che Biden in Europa arrivi non con degli atteggiamenti molto favorevoli alla politica della Cdu tedesca e della Merkel». Non è del resto una novità che l'attuale premier italiano, sulla Cina, abbia decisamente invertito la rotta rispetto ai tempi del governo giallorosso. E, nonostante alcuni pezzi del panorama politico ed economico italiano continuino a portare avanti delle posizioni di apertura alla Repubblica popolare, l'intenzione di Draghi è quella di rafforzare ulteriormente il proprio allineamento a Washington. Una Washington che, nonostante il buon rapporto con l'attuale premier, non deve aver ancora del tutto digerito la firma, risalente al marzo 2019, del memorandum d'intesa per far accedere l'Italia alla Nuova via della seta. In questo senso, le trattative sul porto di Amburgo (con le relative ripercussioni per Trieste) possono rappresentare un snodo importante della partita in corso tra Stati Uniti e Cina. «Quello che è paradossale di questa manovra a tenaglia su due porti cruciali», ha spiegato Sapelli, «è che tale avanzata cinese accade quando la Cina sta dimostrando tutta la sua debolezza economica». «Mi pare che con la Cina», ha proseguito, «stiamo assistendo ai colpi di coda di un impero economico che si sta disgregando, perché la crisi demografica avanza. Lo stesso accordo sulla dual circulation è un modo per rilanciare il mercato interno in difficoltà. Il gruppo dirigente neo maoista reagisce con questi colpi di coda tipici della Via della seta. Queste operazioni cinesi avvengono soprattutto attraverso il debito: sono operazioni che richiederebbero, specialmente da parte dell'Unione europea, un po' più di accortezza e un po' più di coordinamento tra gli operatori economici». Effettivamente l'assenza di una risposta europea coordinata all'espansione del Dragone si fa sentire soprattutto su alcuni porti (da Marsiglia a Rotterdam, passando per il Pireo). Del resto, al di là delle tensioni con Washington, la penetrazione portuale cinese presenta numerosi risvolti problematici. L'altro ieri Il Sole 24 Ore ha per esempio riportato che questo fenomeno rappresenti un asse portante per il traffico di merce contraffatta. Inoltre, come sottolineato da The Diplomat pochi giorni fa, un altro timore è che Pechino punti a sfruttare l'influenza sui porti commerciali stranieri «per soddisfare le sue esigenze militari». Una ragione in più per non abbassare la guardia e - soprattutto - per cercare di confermare Roma, agli occhi della Casa Bianca, come il principale partner europeo nel contrasto all'espansionismo cinese. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/cina-porto-trieste-biden-europa-2653271132.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="funivia-precipitata-sostituito-il-gip" data-post-id="2653271132" data-published-at="1623102970" data-use-pagination="False"> Funivia precipitata, sostituito il gip Il fascicolo dell'inchiesta sulla funivia della morte passa di mano: non sarà il gip Donatella Banci Buonamici, che ha scarcerato i tre indagati, a dover decidere sull'istanza di incidente probatorio chiesto dal difensore di Gabriele Tadini, il caposervizio della funivia che è agli arresti domiciliari, ma il giudice Elena Ceriotti, «titolare per tabella del ruolo». Il provvedimento, firmato ieri dal presidente del Tribunale di Verbania Luigi Montefusco, assegna il fascicolo al gip che avrebbe dovuto curare la decisione sul fermo emesso dalla Procura, ma che era stato esonerato per smaltire il carico di lavoro arretrato fino al 31 maggio. Banci Buonamici è presidente di sezione e coordinatrice dell'area penale del Tribunale e il giorno degli arresti, il 26 maggio scorso, aveva svolto le funzioni di supplente, autoassegnandosi il fascicolo, che doveva finire nelle mani del giudice Annalisa Palomba («Impegnata in udienza dibattimentale», come emerge in un documento firmato dalla stessa Banci Buonamici). E se la decisione non è risultata particolarmente gradita alle difese, la Procura di Verbania, che si era vista le ipotesi smantellate sotto il profilo delle esigenze cautelari, invece, prova a riproporre le richieste d'arresto. A poca distanza dal provvedimento del presidente del Tribunale ha chiesto al Riesame di annullare la decisione con la quale il gip Banci Buonamici ha scarcerato Luigi Nerini, titolare delle Ferrovie del Mottarone, l'ingegnere Enrico Perocchio, direttore di esercizio, e ha disposto i domiciliari per Tadini. Il presidente del Tribunale di Verbania, nell'atto trasmesso al presidente della Corte d'Appello, al procuratore generale e al Consiglio giudiziario di Torino, nonché alla Procura e all'Ordine degli avvocati di Verbania, ritiene che non sia applicabile la norma secondo cui la competenza rimarrebbe del «primo gip che ha adottato un atto del procedimento anche per tutti gli atti successivi». E ha motivato così la sua decisione: il gip supplente «non deve, per rispettare un'equa e coerente distribuzione del lavoro, accollarsi, sino a definizione del procedimento, affari per tabella non spettantigli, salvo giustificati motivi». Poi ha spiegato: «L'assegnazione, se giustificata per la convalida del fermo, non è conforme alle regole di distribuzione degli affari e ai criteri di sostituzione dei magistrati dell'ufficio gip. Il giudice assegnatario del procedimento si sarebbe dovuto individuare, in caso di assenza o impedimento del gip titolare, in via gradata» tra gli altri giudici dell'ufficio, escludendo il presidente Banci Buonamici. A questo punto, sulla richiesta di incidente probatorio sulla fune e sul sistema frenante della cabina (quello sul quale hanno agito i forchettoni piazzati da Tadini, impedendo il blocco di sicurezza della cabina e trasformandola così in una giostra della morte), presentata il 3 giugno dall'avvocato Marcello Perillo, dovrà pronunciarsi il gip Ceriotti. La Procura aveva fatto subito sapere che «l'incidente probatorio, se fatto prematuramente, avrebbe potuto anche danneggiare le indagini». L'avvocato Pasquale Pantano, che difende Nerini, ha subito definito la scelta del presidente del Tribunale «un provvedimento anomalo». E ha aggiunto: «Non è mai capitato che durante una partita venga cambiato l'arbitro, nonostante tutti riconoscano che abbia operato bene». È dello stesso avviso l'avvocato Perillo: «Non si è mai visto un provvedimento del genere. È la prima volta che non per un valido impedimento ma per un problema tabellare sia sostituito un giudice di un procedimento in corso».
Luciano Garofano, ex comandante dei carabinieri del Ris di Parma (Ansa)
La pozza di sangue formatasi vicino al punto dell’aggressione avrebbe potuto crearsi in meno di tre minuti. Questo ridimensionò una delle ipotesi emerse nel primo processo, cioè quella di un’aggressione prolungata.
La relazione mise anche in discussione la possibilità che Stasi avesse attraversato la villetta senza sporcarsi di sangue. Gli esperti ritenevano, infatti, «marginali» le probabilità che qualcuno potesse percorrere quei punti senza intercettare tracce ematiche e, quindi, senza impregnare le scarpe di sangue. Oggi Roberto Testi, che nel curriculum vanta «circa 150 consulenze d’ufficio all’anno in ambito penale e civile», è commissario del Centro avanzato di diagnostica di Orbassano (Torino), uno dei poli più noti della genetica forense italiana (struttura che si occupa di analisi tossicologiche, genetico forensi e biochimico-cliniche). Nato principalmente per i controlli sportivi (infatti precedentemente si chiamava Centro regionale antidoping), negli anni, ha ampliato le proprie attività sino a diventare un laboratorio di riferimento per molte Procure italiane.
Ai tempi della consulenza, Testi era responsabile dell’Unità di medicina legale dell’Asl 2 di Torino. Nella documentazione del processo d’Appello bis contro Stasi, però, si fa ampio riferimento, a proposito della consulenza di Testi, ai laboratori di Orbassano. Alcune delle prove che in quel momento furono presentate come «sperimentali» (in particolare quelle sulle piastrelle) si tennero proprio nei laboratori orbassanesi. Si trattava della famose «prove di calpestio». Che ora si possono tranquillamente bollare come imprecise e decisamente sfavorevoli all’imputato, perché furono effettuate tramite un «soggetto sperimentatore» dal peso di 85 chili, ben superiore a quello di Stasi, che era di 60.
Nel 2016 Testi entrò nel Consiglio d’amministrazione del Cad. E oggi, del centro, è il commissario. Il direttore tecnico-scientifico dello stesso centro è il medico-legale Paolo Garofano. Il cognome dice già tutto. È il nipote del generale Luciano Garofano, ex comandante dei carabinieri del Ris di Parma. Fu protagonista della prima stagione investigativa di Garlasco, curò la Bpa (Bloodstain pattern analysis, l’analisi delle macchie di sangue) e nel 2016 è diventato consulente della difesa di Andrea Sempio. Si occupò, su incarico del pool difensivo di allora, di una perizia (l’unica consulenza peraltro fatturata ai familiari dell’indagato) sul Dna prelevato dalle unghie di Chiara Poggi mai depositata. Ma c’è ancora una coincidenza: nel dicembre 2016 il generale inviò al laboratorio di Orbassano diretto dal nipote il campione di saliva di Sempio per le analisi di parte, annotando sulla busta proprio «alla cortese attenzione del dottor Paolo Garofano».
Formalmente non c’è nulla di irrituale. Ma il quadro che emerge appare di certo come insolito: il perito dell’Appello bis Stasi guida il centro diretto dal nipote dell’ex generale del Ris che torna nel caso come consulente di Sempio. Questa rete riaffiora a Genova, nel processo per il «Delitto del trapano», un cold case riaperto dopo quasi 30 anni. La vittima è Luigia Borrelli, uccisa il 5 settembre 1995 in un basso dei caruggi dove si prostituiva. Era una insospettabile infermiera. Fu ritrovata con un trapano conficcato nel collo. Il pm Patrizia Petruzziello (la stessa che nel 1995 era di turno e che dall’inizio ha seguito le indagini) vorrebbe ora portare a giudizio un carrozziere, Fortunato Verduci, all’epoca trentacinquenne, oggi ultrasessantenne. Sulla placca di un interruttore del basso saltò fuori un profilo genetico completo, «perfettamente coincidente», secondo l’accusa, con uno repertato nel 1995. Una verifica nella banca dati del Dna ha portato poi verso il profilo genetico di un parente del carrozziere. E da quel match si è arrivati a Verduci (che si professa innocente).
Il consulente del pubblico ministero è Luciano Garofano. Il perito nominato dal giudice dell’udienza preliminare, Alberto Lippini, è Selena Cisana, medico-legale e biologa forense che lavora, coincidenza, nel laboratorio di Biologia e genetica forense del Centro di Orbassano diretto da Paolo Garofano, nipote del consulente del pm. Il difensore del carrozziere, l’avvocato Emanuele Canepa, che deve aver immediatamente percepito l’intreccio come un segno avverso, lo verbalizza davanti al giudice: «La dottoressa Cisana lavora presso il laboratorio ove il direttore responsabile Paolo Garofano è il nipote del consulente nominato dal pubblico ministero Luciano Garofano». Il pm afferma che «non era a conoscenza di questa circostanza» ma «ritiene comunque che non vi sia incompatibilità».
Il giudice rigetta l’eccezione con questa argomentazione: «Allo stato», ritiene, «non sussiste alcuna incompatibilità». Ma la questione centrale non è il codice. Nessuna norma vieta automaticamente queste relazioni professionali o familiari. Emerge però un circuito tecnico-forense talmente ristretto da rendere apparentemente difficile separare del tutto ruoli e relazioni. E quando questo groviglio finisce per sfiorare contemporaneamente il consulente dell’accusa e l’orbita del giudice terzo, è inevitabile che le difese percepiscano il terreno come in pendenza.
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Primo piatto assai gustoso che pesca da un “frutto” di stagione che sta iniziando a entrare a piena maturazione: la melanzana. Se leggeste La Scienza in cucina e l’arte di mangiar bene di Pellegrino Artusi, che resta un monumento della nostra cultura gastronomica, vi imbattereste in ricette a base di petonciani. È l’antico nome toscano dato alla “mela insana”, questa solanacea che al pari di patate pomodori al suo apparire suscitò più di un dubbio. È vero che non si può mangiare cruda, ma è anche vero che la melanzana è oggi uno dei must della nostra profumatissima cucina del Meridione. Noi abbiamo pensato di usarla per un primo piatto che mette insieme Napoli e Firenze.
Ingredienti – Due melanzane per un totale di 250 gr (meglio quelle oblunghe), 150 gr di guanciale di maiale, 360 gr di pasta di semola di grano italiano, un cucchiaio abbondante di concentrato di pomodoro, due spicchi d’aglio, un mazzetto di prezzemolo, 80 gr di Parmigiano Reggiano e Grana Padano (ma volendo anche Provolone del monaco grattugiato in quel caso attenti al sale), olio extravergine di oliva, sale, pepe o peperoncino q.b.
Procedimento – In una capace padella (ci dove saltare la pasta) fate sudare il guanciale ridotto a cubetti. Nel frattempo fate a cubetti piuttosto piccoli le melanzane e mettete sul fuoco una pentola colma d’acqua leggermente salata per la pasta. Quando il guanciale avrà sudato ritiratelo lasciando il grasso di cottura in padella, aggiungete un po’ di olio extravergine di oliva, i due spicchi d’aglio: fate prendere appena colore all’aglio e poi aggiungete i cubetti di melanzana a fuoco brillante in modo che si cuociano bene. A questo punto rimettete in padella anche il guanciale. Nel frattempo lessate la pasta. Quando manca uno paio di minuti alla cottura della pasta aggiungete in padella il concentrato di pomodoro. Scolate la pasta con una schiumarola passandola direttamente in padella e mantecate bene in modo che il concentrato di pomodoro si leghi perfettamente alla pasta e alle melanzane spolverizzando con abbondante formaggio grattugiato. Aggiustate di sale e di pepe o peperoncino macinato e guarnite con generoso prezzemolo tritato.
Come far divertire i bambini – Fate guarnire a loro i piatti con il prezzemolo
Abbinamento – L’abbinamento ideale con questo piatto è il Syrah che ha Cortona uno dei suoi habitat privilegiati. Vanno benissimo anche tre vini da vitigni autoctoni del Meridione: Primitivo di Manduria e siamo in Puglia, Nero d’Avola e siamo in Sicilia o Magliocco e Gaglioppo con il Cirò e siamo in Calabria.
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