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2021-03-29
Più violenze sui maschi (ma nessuno ne parla)
Non se ne parla, oppure se ne parla pochissimo, ma la violenza sugli uomini esiste eccome. E discuterne non equivale certo a negare o sminuire il gravissimo problema della violenza sulle donne e il femminicidio. Tutt'altro, significa affermare con forza il concetto della parità di genere, che spesso viene invece brandito come una clava per ragioni di natura ideologica. Tracciare i contorni di questo fenomeno non è affatto semplice. Specie in Italia, infatti, le statistiche scarseggiano oppure sono obsolete.
Lo studio più autorevole in merito alla violenza sui maschi, e forse anche quello più citato, è quello realizzato dall'Istat e risale addirittura a febbraio del 2018. Nel rapporto intitolato «Le molestie e i ricatti sessuali sul luogo di lavoro», per la prima volta l'istituto di statistica rivolgeva i quesiti sulle molestie anche ai cittadini di sesso maschile tra i 14 e i 65 anni, segno che fino ad allora questa problematica era stata pressoché totalmente ignorata. Risultato: ben 3,7 milioni di uomini hanno subito molestie nel corso della loro vita, dei quali 1,27 milioni negli ultimi tre anni, e 610.000 nei 12 mesi precedenti (le interviste sono state effettuate tra il 2015 e il 2016).
La casistica maggiormente ricorrente riguarda le molestie verbali (8,2%), seguite dal pedinamento (6,8%), le molestie con contatto fisico (3,6%), gli atti di esibizionismo (3,5%), le telefonate oscene (2,5%) e le molestie tramite social network (2,2%). Complessivamente, le donne si sono rivelate responsabili del 23,7% degli abusi subiti dagli uomini. Se si entra nel dettaglio, è la stessa Istat a definire «non trascurabile» la percentuale di autrici delle molestie: il 48,1% in caso di molestie tramite reti sociali, 36,7% di telefonate oscene, 34,6% dei casi nei quali gli uomini sono stati costretti a vedere immagini sessuali oppure materiale pornografico e il 24,8% di molestie fisiche. Riguardo al luogo nel quale si sono verificati i fatti, al primo posto ci sono i luoghi di divertimento (discoteca, pub, ristorante, bar, cinema e teatro) con il 29,2%, seguiti dalla strada (14,2%) e dai mezzi pubblici (12,7%).
Un'altra ricerca citata frequentemente risale addirittura al 2012 ed è stata elaborata da un gruppo di ricercatori guidati dal professor Giuseppe Pasquale Macrì dell'università di Siena. Nel loro lavoro, gli studiosi hanno somministrato un questionario di 68 domande a 1.058 soggetti di sesso maschile tra i 18 e 70 anni. A differenza del successivo rapporto formulato dall'Istat, i quesiti del team di Macrì sono tutti incentrati sulla violenza da parte delle donne sugli uomini, con domande del tipo: «È capitato che una donna abbia minacciato di colpirti fisicamente?», oppure: «È capitato che una donna ti abbia disprezzato o deriso per un tuo difetto sessuale, o perché insoddisfatta di una tua prestazione?»; e ancora: «È capitato che una tua partner ti abbia criticato sgradevolmente perché non riesci a guadagnare abbastanza?».
Nel caso della violenza fisica, quattro risposte hanno raccolto una percentuale superiore al 50%: la minaccia di esercitare violenza fisica, la messa in atto della violenza stessa (graffi, morsi, capelli strappati), il lancio di oggetti e le percosse. Parlando di violenza sessuale, invece, le casistiche riguardano soprattutto l'umiliazione relativa alla scarsa resa nei rapporti intimi, oppure la derisione per un difetto fisico. Ma il tipo di abusi più diffusi, spiegano i ricercatori, riguarda la sfera psicologica ed economica. Si va dalle critiche per un impiego mal remunerato, alle critiche e alle offese in pubblico, alla sincerità e fedeltà messa costantemente in dubbio, fino a veri e propri pedinamenti. Una percentuale piuttosto elevata riguarda la famiglia di origine dell'uomo: nel 72,4% dei casi la partner ha criticato i parenti, pur sapendo che questo avrebbe ferito il compagno, mentre nel 68,8% dei casi la donna ha messo in atto impedimenti o limitazioni agli incontri con i figli o la famiglia d'origine.
La letteratura scientifica internazionale offre qualche spunto in più. Uno studio pubblicato nel 2015 sul Journal of forensic and legal medicine ha esaminato tutti i certificati medici dei centri antiviolenza, scoprendo che l'11% delle vittime erano maschi. Un'altra ricerca, pubblicata nel 2016 sul Journal of research in nursing, ha invece paragonato 19 studi scientifici sul tema, individuando alcuni punti chiave: un numero significativo di uomini ha subito violenza domestica; gli uomini fanno più fatica a rivelare e denunciare le violenze domestiche; le barriere imposte dalla società rendono più arduo il supporto nei confronti di vittime di sesso maschile. L'anno scorso, infine, un altro articolo apparso sulla rivista medica tedesca Deutsches Ärzteblatt ha paragonato altri studi sulla problematica, stabilendo i tassi di incidenza per la violenza fisica (tra il 3,4% e il 20,3%), quella psicologica (7,3%-37%) e sessuale (0,2%-7%). Numeri di fronte la società civile non può continuare a fare finta di nulla.
«L’amico di oggi può diventare stalker domani»
Le trappole della rete non conoscono differenze di genere. Secondo una ricerca, più di un quarto (27%) delle persone che si sono rivolte allo sportello britannico contro il revenge porn erano uomini. L'avvocato Mario Montano, consulente dello studio legale Lisi in materia di Ict law, aiuta a fare ordine nel complesso mondo delle minacce presenti in rete.
Avvocato, quanto è vasto il mondo dei pericoli digitali?
«Il fenomeno della violenza di genere può avere manifestazioni differenti: body shaming, flaming, revenge porn e altro. Situazioni complesse che coinvolgono la sfera personale di un individuo, la sua dignità e che, sotto il profilo giuridico, hanno un rilievo sia penale sia civile».
Sembra di intuire che si tratta di azioni gravi.
«I reati commessi attraverso pratiche di body shaming, flaming e hate speech vanno dalla diffamazione - aggravata se effettuata attraverso social network - alla violenza privata, allo stalking».
Cosa si rischia?
«Sul piano civilistico la violenza di genere che si concreta nella pubblicazione di immagini o video senza il consenso dell'interessato può comportare danno all'immagine, tutelato dalla Costituzione, dal codice civile, e dalla legge 633/1941, la quale, fra l'altro, prescrive che il consenso della persona ritratta può essere sempre revocato. Si configura poi, ai sensi del Regolamento Ue 679/2016, un trattamento illecito di dati personali, dal momento che la persona vittima di violenza non ha dato il proprio consenso alla pubblicazione delle immagini (che deve essere libero, non equivoco e informato), o se l'ha dato lo ha successivamente revocato».
E invece dal punto di vista penale?
«Oltre ai reati già ricordati, per quanto riguarda il revenge porn, la legge 69/2019 ha introdotto il reato di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti, punendo con la reclusione da 1 a 6 anni e una multa da 5.000 a 15.000 euro chi realizza o sottrae immagini o video a contenuto sessualmente esplicito e poi li invia, cede, consegna, pubblica o diffonde senza il consenso della persona rappresentata. Occhio perché alla stessa pena soggiace anche chi riceve, o comunque ha acquisito, immagini o video sessualmente espliciti».
Sono previste aggravanti?
«Sì: ad esempio, se i fatti sono commessi dal coniuge (anche separato o divorziato), oppure da una persona legata, o che è stata legata, da relazione affettiva alla persona offesa, oppure ancora se commessi con strumenti informatici o telematici, come la cessione di una chiavetta contente le immagini o i video sessualmente espliciti o la pubblicazione su un social network. Infine, se la vittima è in condizioni di inferiorità fisica o psichica».
Quali sono le armi a disposizione delle vittime?
«Sotto il profilo penale sicuramente la denuncia/querela in particolare alla polizia postale. Sotto il piano civilistico, richiedere la cancellazione dei dati personali al titolare del trattamento, la segnalazione al Garante per la protezione dei dati personali. In via sperimentale, dall'8 marzo 2021, è possibile segnalare a Facebook e Instagram episodi di revenge porn attraverso l'indirizzo Garanteprivacy.it/revengeporn. Inoltre, si può attivare la tutela inibitoria e risarcitoria davanti al giudice competente».
Quali consigli si sente di dare, in particolare agli utenti più giovani?
«Sicuramente agire guidati dal buon senso, cercando di non pubblicare quanto più possibile foto e video, anche in atteggiamenti assolutamente ordinari, vista la diffusione di tecnologie di deep fake e deep nude, che permettono di “spogliare" una persona e inserirla in contesti poco edificanti. Leggere attentamente le condizioni e termini d'uso prima di installare un'app, alla quale spesso si dà accesso alla nostra galleria di foto e video e che possono finire nelle mani sbagliate. Un altro comportamento assolutamente da evitare è quello di mostrare parti intime in siti di video chat tipo Omegle. Anche quando pensiamo di avere di fronte una persona di fiducia, è sempre meglio non farsi ritrarre in atteggiamenti intimi: l'amico, il partner di oggi, potrebbe essere il persecutore, l'odiatore di domani».
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Se ne parla pochissimo, ma anche gli uomini subiscono molestie: oltre il 18% di chi è in età lavorativa. In un quarto dei casi le autrici sono donne che colpiscono la sfera psicologica ed economica per presunte infedeltà o un lavoro mal retribuito.Diffamazione, violenza di genere, privacy violata, revenge porn: i reati spiegati da Mario Montano, esperto di diritto del Web.Lo speciale contiene due articoli.Non se ne parla, oppure se ne parla pochissimo, ma la violenza sugli uomini esiste eccome. E discuterne non equivale certo a negare o sminuire il gravissimo problema della violenza sulle donne e il femminicidio. Tutt'altro, significa affermare con forza il concetto della parità di genere, che spesso viene invece brandito come una clava per ragioni di natura ideologica. Tracciare i contorni di questo fenomeno non è affatto semplice. Specie in Italia, infatti, le statistiche scarseggiano oppure sono obsolete. Lo studio più autorevole in merito alla violenza sui maschi, e forse anche quello più citato, è quello realizzato dall'Istat e risale addirittura a febbraio del 2018. Nel rapporto intitolato «Le molestie e i ricatti sessuali sul luogo di lavoro», per la prima volta l'istituto di statistica rivolgeva i quesiti sulle molestie anche ai cittadini di sesso maschile tra i 14 e i 65 anni, segno che fino ad allora questa problematica era stata pressoché totalmente ignorata. Risultato: ben 3,7 milioni di uomini hanno subito molestie nel corso della loro vita, dei quali 1,27 milioni negli ultimi tre anni, e 610.000 nei 12 mesi precedenti (le interviste sono state effettuate tra il 2015 e il 2016). La casistica maggiormente ricorrente riguarda le molestie verbali (8,2%), seguite dal pedinamento (6,8%), le molestie con contatto fisico (3,6%), gli atti di esibizionismo (3,5%), le telefonate oscene (2,5%) e le molestie tramite social network (2,2%). Complessivamente, le donne si sono rivelate responsabili del 23,7% degli abusi subiti dagli uomini. Se si entra nel dettaglio, è la stessa Istat a definire «non trascurabile» la percentuale di autrici delle molestie: il 48,1% in caso di molestie tramite reti sociali, 36,7% di telefonate oscene, 34,6% dei casi nei quali gli uomini sono stati costretti a vedere immagini sessuali oppure materiale pornografico e il 24,8% di molestie fisiche. Riguardo al luogo nel quale si sono verificati i fatti, al primo posto ci sono i luoghi di divertimento (discoteca, pub, ristorante, bar, cinema e teatro) con il 29,2%, seguiti dalla strada (14,2%) e dai mezzi pubblici (12,7%).Un'altra ricerca citata frequentemente risale addirittura al 2012 ed è stata elaborata da un gruppo di ricercatori guidati dal professor Giuseppe Pasquale Macrì dell'università di Siena. Nel loro lavoro, gli studiosi hanno somministrato un questionario di 68 domande a 1.058 soggetti di sesso maschile tra i 18 e 70 anni. A differenza del successivo rapporto formulato dall'Istat, i quesiti del team di Macrì sono tutti incentrati sulla violenza da parte delle donne sugli uomini, con domande del tipo: «È capitato che una donna abbia minacciato di colpirti fisicamente?», oppure: «È capitato che una donna ti abbia disprezzato o deriso per un tuo difetto sessuale, o perché insoddisfatta di una tua prestazione?»; e ancora: «È capitato che una tua partner ti abbia criticato sgradevolmente perché non riesci a guadagnare abbastanza?».Nel caso della violenza fisica, quattro risposte hanno raccolto una percentuale superiore al 50%: la minaccia di esercitare violenza fisica, la messa in atto della violenza stessa (graffi, morsi, capelli strappati), il lancio di oggetti e le percosse. Parlando di violenza sessuale, invece, le casistiche riguardano soprattutto l'umiliazione relativa alla scarsa resa nei rapporti intimi, oppure la derisione per un difetto fisico. Ma il tipo di abusi più diffusi, spiegano i ricercatori, riguarda la sfera psicologica ed economica. Si va dalle critiche per un impiego mal remunerato, alle critiche e alle offese in pubblico, alla sincerità e fedeltà messa costantemente in dubbio, fino a veri e propri pedinamenti. Una percentuale piuttosto elevata riguarda la famiglia di origine dell'uomo: nel 72,4% dei casi la partner ha criticato i parenti, pur sapendo che questo avrebbe ferito il compagno, mentre nel 68,8% dei casi la donna ha messo in atto impedimenti o limitazioni agli incontri con i figli o la famiglia d'origine.La letteratura scientifica internazionale offre qualche spunto in più. Uno studio pubblicato nel 2015 sul Journal of forensic and legal medicine ha esaminato tutti i certificati medici dei centri antiviolenza, scoprendo che l'11% delle vittime erano maschi. Un'altra ricerca, pubblicata nel 2016 sul Journal of research in nursing, ha invece paragonato 19 studi scientifici sul tema, individuando alcuni punti chiave: un numero significativo di uomini ha subito violenza domestica; gli uomini fanno più fatica a rivelare e denunciare le violenze domestiche; le barriere imposte dalla società rendono più arduo il supporto nei confronti di vittime di sesso maschile. L'anno scorso, infine, un altro articolo apparso sulla rivista medica tedesca Deutsches Ärzteblatt ha paragonato altri studi sulla problematica, stabilendo i tassi di incidenza per la violenza fisica (tra il 3,4% e il 20,3%), quella psicologica (7,3%-37%) e sessuale (0,2%-7%). 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Avvocato, quanto è vasto il mondo dei pericoli digitali? «Il fenomeno della violenza di genere può avere manifestazioni differenti: body shaming, flaming, revenge porn e altro. Situazioni complesse che coinvolgono la sfera personale di un individuo, la sua dignità e che, sotto il profilo giuridico, hanno un rilievo sia penale sia civile». Sembra di intuire che si tratta di azioni gravi. «I reati commessi attraverso pratiche di body shaming, flaming e hate speech vanno dalla diffamazione - aggravata se effettuata attraverso social network - alla violenza privata, allo stalking». Cosa si rischia? «Sul piano civilistico la violenza di genere che si concreta nella pubblicazione di immagini o video senza il consenso dell'interessato può comportare danno all'immagine, tutelato dalla Costituzione, dal codice civile, e dalla legge 633/1941, la quale, fra l'altro, prescrive che il consenso della persona ritratta può essere sempre revocato. Si configura poi, ai sensi del Regolamento Ue 679/2016, un trattamento illecito di dati personali, dal momento che la persona vittima di violenza non ha dato il proprio consenso alla pubblicazione delle immagini (che deve essere libero, non equivoco e informato), o se l'ha dato lo ha successivamente revocato». E invece dal punto di vista penale? «Oltre ai reati già ricordati, per quanto riguarda il revenge porn, la legge 69/2019 ha introdotto il reato di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti, punendo con la reclusione da 1 a 6 anni e una multa da 5.000 a 15.000 euro chi realizza o sottrae immagini o video a contenuto sessualmente esplicito e poi li invia, cede, consegna, pubblica o diffonde senza il consenso della persona rappresentata. Occhio perché alla stessa pena soggiace anche chi riceve, o comunque ha acquisito, immagini o video sessualmente espliciti». Sono previste aggravanti? «Sì: ad esempio, se i fatti sono commessi dal coniuge (anche separato o divorziato), oppure da una persona legata, o che è stata legata, da relazione affettiva alla persona offesa, oppure ancora se commessi con strumenti informatici o telematici, come la cessione di una chiavetta contente le immagini o i video sessualmente espliciti o la pubblicazione su un social network. Infine, se la vittima è in condizioni di inferiorità fisica o psichica». Quali sono le armi a disposizione delle vittime? «Sotto il profilo penale sicuramente la denuncia/querela in particolare alla polizia postale. Sotto il piano civilistico, richiedere la cancellazione dei dati personali al titolare del trattamento, la segnalazione al Garante per la protezione dei dati personali. In via sperimentale, dall'8 marzo 2021, è possibile segnalare a Facebook e Instagram episodi di revenge porn attraverso l'indirizzo Garanteprivacy.it/revengeporn. Inoltre, si può attivare la tutela inibitoria e risarcitoria davanti al giudice competente». Quali consigli si sente di dare, in particolare agli utenti più giovani? «Sicuramente agire guidati dal buon senso, cercando di non pubblicare quanto più possibile foto e video, anche in atteggiamenti assolutamente ordinari, vista la diffusione di tecnologie di deep fake e deep nude, che permettono di “spogliare" una persona e inserirla in contesti poco edificanti. Leggere attentamente le condizioni e termini d'uso prima di installare un'app, alla quale spesso si dà accesso alla nostra galleria di foto e video e che possono finire nelle mani sbagliate. Un altro comportamento assolutamente da evitare è quello di mostrare parti intime in siti di video chat tipo Omegle. Anche quando pensiamo di avere di fronte una persona di fiducia, è sempre meglio non farsi ritrarre in atteggiamenti intimi: l'amico, il partner di oggi, potrebbe essere il persecutore, l'odiatore di domani».
Roberto Vannacci (Imagoeconomica)
Un dato che va naturalmente preso con le molle, ma che riflette non solo il trend in crescita che anche altri istituti segnalano per Vannacci, ma anche il solido dato di realtà costituito dalle tante adesioni a Fn in ogni parte d’Italia.
Per il resto, Fratelli d’Italia resta primo partito con il 27,8% (+0,1); crescono il Pd (22,2%,+0,5), Forza Italia (8,2%,+0,4) e Alleanza Verdi Sinistra (6,8%,+0,4). Vistoso il calo del M5s (12,1%,-1,4). Azione è al 3,1%(-0,1) e Italia Viva al 2,1 (-0,1). Il Partito Liberaldemocratico è stabile all’1,2%, , Ora! all’1,1%, +Europa all’1% e Noi Moderati allo 0,9%. Di corto muso, direbbe Massimiliano Allegri, ma il sorpasso c’è, e viene celebrato sulla pagina Fb di Futuro nazionale: «Dovevano essere una parentesi», recita il post, «dovevano essere folklore. Dovevamo essere il partito personale destinato a sparire. E invece Futuro nazionale cresce ancora e, secondo il sondaggio Youtrend per Sky Tg24, raggiunge il 5,9% e supera la Lega. Un risultato che non nasce nei salotti televisivi, ma nelle piazze, nei territori, tra la gente che non si rassegna alla solita politica, ai giochi di palazzo e ai compromessi al ribasso. Che c’è un popolo che vuole identità, coraggio, sovranità, sicurezza, libertà di parola e difesa degli interessi nazionali. Ci avevano detto che era impossibile. Noi abbiamo iniziato a camminare. E adesso acceleriamo». «Le cose stanno andando secondo i piani», commenta Vannacci a La Presse, «molto bene. Ma i veri sondaggi rimangono quelli fatti tra la gente e in mezzo alla strada. Noi non ci occupiamo delle dinamiche degli altri partiti e di quanto dicano i loro esponenti ma lavoriamo solo affinché Futuro nazionale cresca e per il bene dell’Italia e degli italiani». E nel frattempo rispunta un video del 2025 in cui il generale si dichiara pronto per Palazzo Chigi: «Se l’elettorato lo vorrà, io certamente non mi tiro indietro».
Lucida come sempre l’analisi dell’economista Antonio Maria Rinaldi, ex eurodeputato della Lega che ha aderito a Futuro nazionale: «Attenzione», dice Rinaldi alla Verità, «perché i sondaggi sono voti virtuali, i voti reali sono un’altra cosa. Il fatto che ci sia attenzione su Futuro nazionale sicuramente premia i nostri sforzi. Penso che il nostro bacino sia anche l’astensione e da questi dati si evince anche un’erosione del M5s. Ci sono dei delusi anche lì dalle promesse andate al vento. Il centrodestra dovrebbe essere contento se noi riusciamo a recuperare voti che loro non riescono a intercettare».
Non si scompone il capogruppo al Senato della Lega, Massimiliano Romeo: «Siamo un po’ stanchi», commenta Romeo, «tutti i giorni di guardare i sondaggi di Vannacci. Noi siamo qui per lavorare, siamo al governo, e la nostra preoccupazione è quella di dare risposte ai cittadini. Stiamo facendo bene nel campo della sicurezza e i rimpatri dal 2023 ad oggi sono più di 20.000. Le norme che abbiamo voluto nei decreti sicurezza sul contrasto ai maranza stanno dando i loro frutti», aggiunge Romeo, «il nuovo regolamento europeo sui migranti dà ragione al fatto che bisogna essere più rapidi e più veloci sulle espulsioni, come ha voluto la Lega nell’ultimo decreto sicurezza. Sostanzialmente siamo stati legittimati anche rispetto alla costruzione di centri in paesi fuori dall’Unione europea. Quindi si sta andando nella direzione che i cittadini vogliono».
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Il ceo Simoneschi: «Concorrenza serrata tra i 10 team in arrivo da tutto il mondo».
Taranto si rivela una delle tappe simbolo del Marina Militare Nastro Rosa Tour 2026, grazie alla partecipazione del pubblico, alla qualità dell'organizzazione e al forte legame con il mare. Lo hanno sottolineato il ceo del Marina Militare «Nastro Rosa Tour» e presidente di SSI Sport & Events, Riccardo Simoneschi, e l'ammiraglio di Divisione Andrea Petroni, comandante del Comando Interregionale Marittimo Sud, intervenendo al talk «Taranto, città dello sport - I Giochi del Mediterraneo volano per la crescita della città dei due mari», che ha chiuso la tappa ionica del Giro dell'Italia a Vela 2026. «Abbiamo avuto delle condizioni meteo bellissime, una giornata di mare stupenda. La città è super ospitale e siamo stati benissimo. La collocazione del villaggio è davvero iconica, quindi questo è candidato a essere uno dei più bei villaggi del tour di quest'anno», ha detto Simoneschi. Le immagini dell’evento.
Giorgia Meloni e Donald Trump (Getty Images)
Le parole del presidente americano fanno esplodere lo scontro con Roma. Meloni replica definendo «totalmente inventate» le accuse di Trump. Fazzolari parla di «deliri», Tajani annulla la visita negli Stati Uniti prevista per il 21 e 22 giugno.
Hanno l'effetto di detonazione di una bomba atomica le dichiarazioni in cui il presidente americano Donald Trump definisce Giorgia Meloni «più accondiscendente con gli altri leader che con gli alleati». Parole in cui spiega che nell'incontro avuto al G7 Meloni lo avrebbe «implorato di fare una foto insieme» un scena in cui la premier gli avrebbe fatto «pena». Parole consegnate al programma di La 7 L'Aria che tira.
La risposta del presidente del Consiglio arriva subito: «Dunque, certe cose meritano una risposta immediata. Le dichiarazioni di Donald Trump sono dichiarazioni totalmente inventate. Sono francamente allibita. Non so perché il presidente degli Stati Uniti si comporti così con i propri alleati, non è del resto la prima volta che accade. Posso solo dire che mi dispiace che non abbia la stessa determinazione con i nemici dell'Occidente, con i nemici degli Stati Uniti con leadership con le quali invece si dimostra molto più accondiscendente. Però una cosa se la deve ricordare: io e L'Italia non imploriamo mai».
Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, parla di «deliri di Trump su Meloni» che rappresentano «solo l'ultimo episodio di attacchi e insulti rivolti ai leader europei». Il presidente Usa, prosegue, «sta rovinando gli storici rapporti tra Usa ed Europa», «non si capisce se per volontà o per inettitudine». E, così facendo, sta «danneggiando non solo l'Europa ma soprattutto gli Usa».
«Le gravi e offensive parole del Presidente Trump nei confronti del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni offendono tutta l'Italia. Per questo motivo ho deciso di annullare la mia visita negli Stati Uniti prevista per i prossimi 21 e 22 giugno». Il commento del vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani.
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