Ci vogliono sempre ostaggi del Covid

Le «evidenze scientifiche» non contano più. Malgrado i medici che non si sono vaccinati possano contagiarsi e contagiare come chi lo ha fatto, pretendono di escluderli dai reparti. La motivazione è moralistica: pagano il rifiuto a piegarsi agli autonominati custodi dell’ortodossia. Anche se gli unici a rimetterci sono stati loro. E nel resto del mondo nessuno pratica queste persecuzioni.

Non si rassegnano. Nonostante la scienza abbia chiarito che, per quanto riguarda la capacità di prendere e poi diffondere il coronavirus, fra un vaccinato e un non vaccinato non ci sia alcuna differenza, gli stregoni del Covid insistono. Secondo loro è indispensabile continuare a tenere distinti coloro che sono in possesso dell’amuleto del vaccino e quanti invece ne sono sprovvisti. In pratica, per i fattucchieri che si nutrono di un loro particolare concetto di evidenza scientifica, la decisione del governo di riammettere in servizio il personale medico e infermieristico a suo tempo sospeso perché non si era sottoposto all’iniezione in favore della patria, è un grave errore. Non importa che le corsie degli ospedali siano sguarnite di dottori e assistenti: ciò che conta è perseguire coloro che non si sono adeguati alle direttive e, piuttosto che chinare il capo di fronte a un’imposizione che non li convinceva, hanno preferito subire la sanzione della sospensione dal lavoro. Che non ci sia alcuna motivazione sanitaria per la loro espulsione dai presìdi ospedalieri, e che dunque un tale trattamento non trovi più alcuna giustificazione né giuridica né dettata dall’emergenza, per gli sciamani della puntura è un dettaglio trascurabile, che infatti nelle loro argomentazioni a sostegno della necessità di continuare a privare del lavoro medici e infermieri sprovvisti di certificazione vaccinale, non viene neppure preso in considerazione.

Sì, coloro che si sono autonominati custodi dell’ortodossia vaccinara, spiegano il loro no al reintegro del personale a suo tempo lasciato a casa con una questione di principio. Se n’è fatta interprete il capogruppo di Forza Italia al Senato, Licia Ronzulli, che in un’intervista alla Stampa ha spiegato di essere in disaccordo con la decisione presa dal governo. Secondo l’aspirante ministro della Salute (era in predicato di diventarlo al posto di Orazio Schillaci e solo la ferma opposizione di Giorgia Meloni glielo ha impedito), sarebbe stato meglio attendere la scadenza naturale della misura, ossia il 31 dicembre. Perché, forse per una motivazione sanitaria? Niente affatto: il rinvio secondo la Ronzulli era un omaggio a chi si è vaccinato. Avremmo «evitato che la maggioranza silenziosa di chi, onorando il camice, si è responsabilmente vaccinato si sentisse sconfitta dalla minoranza chiassosa dei no vax».

Chiaro il concetto? La questione non è medica, ma politica. Siccome alcune migliaia di dottori e infermieri hanno deciso di non vaccinarsi, pagando un prezzo in termini professionali ed economici, bisogna punirli per l’eternità, così si fa contento chi si è vaccinato. E la libertà di cura che dovrebbe essere alla base di un partito che si definisce liberale come Forza Italia? Beh, quella è andata a farsi benedire. Ma coloro che si sono vaccinati hanno subìto un danno da chi invece vi ha rinunciato? No, gli unici ad avere avuto considerevoli svantaggi sono gli operatori sanitari che hanno rifiutato il siero, i quali hanno pagato con la perdita del lavoro e dello stipendio, prendendo su di loro il rischio di ammalarsi di Covid e il pericolo di lasciarci le penne. Dunque, perché dovrebbero essere puniti? Perché non si adeguano alla logica degli sciamani? In altri Paesi europei, nessuno è stato obbligato a vaccinarsi, dunque chi è davvero liberale, e non a parole, dovrebbe rispettare le scelte che non condivide e non sostenere, come ha fatto ieri il capogruppo di Forza Italia, che i medici non vaccinati «non dovrebbero operare in campo sanitario».

Ma la Ronzulli non è sola. Dalle pagine del Corriere della Sera, è arrivato a darle manforte anche Aldo Cazzullo, il quale rispondendo a un lettore, ha spiegato che equiparare i medici no vax a quelli che hanno rispettato la legge è inaccettabile. Il valente collega dimentica che anche i medici no vax hanno rispettato la legge, in quanto il governo Draghi non ha emesso un decreto per obbligare gli operatori sanitari a vaccinarsi, ma ne ha predisposto uno che escludeva dottori e infermieri non vaccinati dal servizio.

Infatti, migliaia di camici bianchi sono stati costretti – una misura, che ribadisco, aveva pochi eguali in altri Paesi democratici – a restare a casa, osservando dunque la legge. Ma secondo Cazzullo, che al pari della Ronzulli pensa che i cittadini in camice bianco non abbiano diritto di scelta ma siano sudditi, «il messaggio fatto passare dal nuovo governo sarebbe disastroso, perché le norme possono essere disattese, tanto poi, passata la festa (anzi l’incubo) gabbato lo santo». Purtroppo, al tenutario della rubrica dei lettori del Corriere della Sera sfugge un concetto, ovvero che nei Paesi democratici le leggi sbagliate si cambiano e i cittadini non si discriminano per censo, colore della pelle o numero di vaccini. Soprattutto, a Cazzullo sono sfuggiti i dati diffusi dall’Istituto superiore di sanità, che dimostrano come vaccinati e non vaccinati si contagino percentualmente allo stesso modo.

Detto in altre parole, qui gli unici gabbati sono coloro a cui si è fatto credere che il green pass era la garanzia di trovarsi tra persone che non si contagiano e non contagiano. Ma questo non si può dire: meglio prendersela con i renitenti al siero, untori degli anni Duemila.

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