Lotti ora è radioattivo. Altri addii al Csm
  • Gianluigi Morlini e Paolo Criscuoli si sono autosospesi seguendo l’esempio di Antonio Lepre e Corrado Cartoni. Contando anche le dimissioni di Luigi Spina, l’organo di autogoverno dei giudici perde cinque membri. David Ermini: «Riscattiamoci o saremo perduti».
  • L’iraniano Radwan Khawthani tirato in ballo da Andrea Bacci e dalla cricca di Piero Amara: «Di questa storia non so nulla, mai avuto a che fare con il petrolio».

Lo speciale contiene due articoli.

Per chi crede ai segni premonitori, il black out del sistema audio a Palazzo dei Marescialli all’inizio del plenum straordinario del Csm di ieri è la conferma dell’aura di negatività che sta avvolgendo il Consiglio superiore della magistratura da quando la Procura di Perugia ha scoperto (in parte) le carte dell’inchiesta sui magistrati Luca Palamara (accusato di corruzione), Luigi Spina e Stefano Fava (indagati per rivelazione di segreto e favoreggiamento). Gli ultimi due sono stati sentiti ieri: Spina si è avvalso della facoltà di non rispondere, mentre Fava ha risposto per oltre cinque ore ai colleghi.

Sempre ieri è andato in scena un cahiers de doléance che si è aperto con la notizia dell’autosospensione di altri due membri di Palazzo dei Marescialli: Gianluigi Morlini e Paolo Criscuoli, che hanno seguito l’esempio di Corrado Cartoni e Antonio Lepre (Spina si è invece dimesso). I nomi di Cartoni e Lepre erano emersi nelle intercettazioni ambientali catturate grazie al trojan installato nello smartphone di Palamara durante gli incontri tra quest’ultimo e i deputati del Pd Luca Lotti e Cosimo Ferri. «Pur consapevoli e certi della correttezza del nostro operato, per senso istituzionale e per evitare attacchi strumentali al Csm comunichiamo la autosospensione dalle funzioni consiliari in attesa che sia fatta chiarezza sulla vicenda», hanno scritto.

Dal togato di Magistratura indipendente Criscuoli è arrivata una difesa d’attacco che ha evocato un «clima di caccia alle streghe» e ha spostato l’asse della discussione dalle posizioni individuali a quelle collettive: «In questi giorni è in corso una campagna di stampa che confonde e sovrappone indebitamente i piani di una indagine penale relativa a fatti rispetto ai quali sono del tutto estraneo, come già emerso, con l’attuale attività svolta presso il Csm. Ciò ha offuscato e rischia di compromettere ulteriormente l’immagine e la percezione che dell’organo di governo autonomo della magistratura hanno i cittadini prima ancora dei magistrati».

Sentita anche la lettera, inviata da Morlini, al vicepresidente del Csm David Ermini: «Pur se nessuno mi ha contestato nulla a livello penale o disciplinare, e pur se il mio nome nemmeno è uscito sulla stampa, so di avere, casualmente e in modo da me non programmato, raggiunto alcuni magistrati a un dopo cena in cui, a un certo punto e senza che io lo sapessi o lo potessi prevedere, è intervenuto l’onorevole Lotti». Ancora rapporti tra magistratura e politica, dunque. «Mi sono quindi poco dopo congedato», ha scritto Morlini, «ben prima che la serata terminasse, certo di non avere detto o fatto nulla in contrasto con i miei doveri di consigliere. Pur nella certezza della correttezza del mio comportamento, al fine di evitare che il Csm sia danneggiato da questa situazione e per senso di responsabilità verso le istituzioni, chiedo di non partecipare all’attività del Consiglio e di essere sostituito nelle commissioni, in attesa che la mia posizione venga acclarata come pienamente corretta nelle sedi istituzionali».

L’aria nella sede di Palazzo dei Marescialli è tesa, e l’impressione è che nessuno voglia minimamente, come ha suggerito Piercamillo Davigo, prendersi l’onere di difendere l’onore di chi è innocente, fino a prova contraria, o di chi non è nemmeno indagato. A dispetto dei rapporti di amicizia e di colleganza. Non è un caso che proprio i consiglieri Davigo e Giuseppe Cascini agitino lo spauracchio dei tempi bui e violenti della P2.

E, infatti, sempre il vicepresidente Ermini ha parlato di una «ferita alla magistratura e al Consiglio superiore». Una ferita «profonda e dolorosa», ha voluto specificare a inizio seduta. «O sapremo riscattare con i fatti il discredito che si è abbattuto su di noi o saremo perduti», ha aggiunto. Il numero due dell’organo di autogoverno ha poi affrontato il vero tema all’ordine del giorno, quello che per ovvi motivi non poteva essere formalizzato nel documento ufficiale: «Le nomine dei capi degli uffici giudiziari siano effettuate attraverso la rigorosa osservanza del criterio cronologico, fuggendo la tentazione di raggrupparle in delibere contestuali che inducano il sospetto di essere state compiute nell’ambito di logiche spartitorie e non trasparenti».

Non manca una stilettata al meccanismo di vita interno della magistratura: «L’associazionismo giudiziario è stato un potente fattore di cambiamento e democratizzazione della magistratura, favorendo una presa di coscienza collettiva in ordine ai valori costituzionali che la giurisdizione ha il compito di attuare e difendere. E io credo», ha continuato Ermini, «che tale associazionismo, ove inteso come luogo di impegno civico e laboratorio di idee e valori, svolga ancora un ruolo prezioso animando il dibattito e il confronto culturale e tecnico sui temi della giustizia e sul senso della giurisdizione». Con un’avvertenza, però: «Ma consentitemi di dire che nulla di tutto ciò io vedo nelle degenerazioni correntizie, nei giochi di potere e nei traffici venali di cui purtroppo evidente traccia è nelle cronache di questi giorni. E dico che nulla di tutto ciò dovrà in futuro macchiare l’operato del Csm».

La seduta si è conclusa con la votazione della delibera che autorizza all’unanimità Spina a tornare nella sede di provenienza, presso la Procura di Castrovillari (Calabria) e con l’approvazione di un documento che recita: «La delicatezza della situazione impone di eliminare ogni ombra sull’istituzione di cui siamo componenti, che deve essere e apparire assolutamente indipendente». «Non possiamo accettare comportamenti, non importa se penalmente irrilevanti, che gettino discredito sull’istituzione in cui si incarna la magistratura italiana», si legge, e ancora: «Sin da ora vogliamo sottolineare che quanto è emerso è indicativo di comportamenti da cui intendiamo con nettezza prendere le distanze».


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