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2024-01-26
Dal Cdm 1 miliardo agli anziani. E arriva il decreto «anti influencer»
Conferenza stampa dopo il Cdm del 25 gennaio 2024 (Ansa)
È stato un Consiglio dei ministri denso di provvedimenti quello che si è svolto ieri a cavallo dell’ora di pranzo a Palazzo Chigi e che è durato due ore e mezza. Al termine della riunione, i provvedimenti sono stati illustrati dai ministri competenti o dai loro sottosegretari in una conferenza stampa: lo spazio maggiore è stato dedicato a una legge attesa da molto tempo, poiché si trattava della delega sugli anziani non autosufficienti. Un tema, comprensibilmente, che tocca da vicino milioni di italiani, e che è stato affrontato con la previsione di norme e risorse più adeguate.
«Viene messo a disposizione per l’avvio di questa riforma oltre un miliardo, una cifra significativa», ha spiegato il viceministro del Lavoro Maria Teresa Bellucci, affermando che per gli anziani non autosufficienti l’assegno di accompagnamento salirà dai 531 euro attuali in alcuni casi fino a 1.380 euro. Una prestazione universale per gli over 80 che sarà sottoposta a una sperimentazione biennale, prima di entrare a regime. «Come promesso», ha commentato il premier Giorgia Meloni, «abbiamo approvato un decreto legislativo attuativo del Patto per la terza età: è una riforma di cui andiamo orgogliosi e che l’Italia aspettava da più di 20 anni, solo una tappa di un percorso che andrà avanti per tutta la legislatura. Con più di 1 miliardo di euro in due anni», ha aggiunto, «e l’avvio della sperimentazione di una prestazione universale che consentirà di aumentare di oltre il 200% l’assegno di accompagnamento degli anziani più fragili e bisognosi, diamo finalmente risposte concrete ai bisogni dei nostri oltre 14 milioni di anziani, ai non autosufficienti e alle loro famiglie».
Un altro provvedimento approvato, uno dei più attesi a livello mediatico, è stato il cosiddetto «ddl Ferragni», vale a dire una serie di norme che contribuiranno a fare chiarezza dopo l’affaire del pandoro sponsorizzato dalla influencer milanese con delle informazioni ingannevoli riguardanti i fondi devoluti in beneficenza. «È stato introdotto», ha spiegato il ministro per le Imprese e il Made in Italy Adolfo Urso, «l’obbligo di riportare sulle confezioni dei prodotti, anche tramite adesivi, alcune informazioni specifiche tra le quali l’importo complessivo destinato alla beneficenza, se viene predeterminato, in modo che il consumatore sappia con certezza quale parte del ricavato vada a iniziative solidaristiche. Il provvedimento», ha aggiunto, «prevede che l’Autorità garante della concorrenza e del mercato possa sanzionare sul piano pecuniario con multe che vanno da 5.000 a 50.000 euro e i proventi di eventuali sanzioni saranno destinati ad iniziative solidaristiche, che un successivo decreto definirà». Sul fronte fiscale, sono arrivate nuove regole per quanto riguarda l’accertamento, in particolare quelle sull’accesso al concordato preventivo biennale per le partite Iva, al quale potranno accedere tutti i professionisti, grazie all’eliminazione della soglia del punteggio 8 degli Isa. «La finalità che si è voluta perseguire eliminando la soglia 8», ha spiegato in conferenza stampa il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, «è gradualmente di portare tutti più su, in modo da poter combattere il fenomeno dell’evasione fiscale, laddove si dovesse riscontrare. Il problema», ha proseguito, «è legato al numero dei controlli per chi ha un punteggio inferiore all’8: siccome non ne vengono fatti tanti, o li portiamo tutti più su o rischiamo che continuino a non dichiarare. Il nostro obiettivo», ha concluso Leo, «è che attraverso l’emersione di questa materia imponibile si possa ulteriormente incidere sulla riduzione delle aliquote Irpef». Dal punto di vista politico, c’era attesa per l’approvazione dell’election day amministrative-europee, che era stato rinviato nel corso del Consiglio dei ministri precedente. Il decreto che se ne occupa dà il via libera all’accorpamento di amministrative, regionali in Piemonte, Basilicata e Umbria ed Europee nei giorni di sabato 8 e domenica 9 giugno, ma introduce anche una novità: nei comuni tra 5.000 e 15.000 abitanti si potrà arrivare al terzo mandato.
Alfredo Mantovano, come sottosegretario competente nella lotta ai crimini informatici, ha tenuto poi a illustrare il ddl sulla cybersicurezza che ha il compito di aggiornare e rendere più efficace la lotta ai pirati informatici. «Si registra un incremento significativo», ha spiegato, «di attacchi cyber dopo l’Ucraina e, ancora di più, dopo il conflitto in Medio Oriente, che mirano anche a provocare danni d’immagine. Ricordiamo in occasione di una visita del presidente Zelensky in Italia il sito del ministero degli Esteri e quelli di altre istituzioni venivano attaccati da hacker. La legislazione in materia risale a quasi 20 anni fa e per il cyber sono più di un’era geologica». Illustrando le nuove norme, Mantovano ha sottolineato che viene allargato «il perimetro dei soggetti tenuti a dotarsi di sistemi di cybersicurezza, tra cui Comuni sopra i 100.000 abitanti, capoluoghi di Regione». «Nel caso non venga rispettato quest’obbligo», ha aggiunto, «è prevista una sanzione». Inoltre è previsto che le pubbliche amministrazioni interessate da questo provvedimento dovranno dotarsi di un proprio ufficio di cybersicurezza. Vi sono poi delle disposizioni - ha concluso il sottosegretario - che disciplinano il rapporto tra l’intelligence e l’Autorità nazionale per la cybersicurezza (Acn) e tra polizia giudiziaria e Acn, con regole specifiche per gli appalti. A chiudere il cdm anche la conferma delle voci che si sono susseguite nelle ultime settimane. Ok alla vendita di una quota di Poste senza, ovviamente, cedere il controllo della partecipata pubblica.
Missioni militari, più facile l’impiego di forze nelle stesse aree operative
Il Consiglio dei ministri di ieri ha fornito alle nostre forze armate anche nuovi strumenti di intervento, qualora la situazione lo richiedesse, nella crisi in corso nel Mar Rosso. Come è noto, da quando è scoppiato il nuovo conflitto israelo-palestinese in seguito ai massacri di civili israeliani operati da Hamas il 7 ottobre, parallelamente si è assistito all’escalation delle scorribande dei ribelli Huthi dello Yemen, gruppo fondamentalista scita vicino ad Hamas ed Hezbollah e finanziato dall’Iran. Gli Huthi stanno infatti intensificando gli attacchi ai mercantili occidentali in transito nel golfo di Aden e nel Mar Rosso, causando disagi e danni, oltre naturalmente a un serio pericolo per l’incolumità dei naviganti. Negli ultimi giorni forze Usa e britanniche hanno colpito obiettivi Huthi, ma sulla spinta di Italia, Francia e Germania anche l’Ue sta approntando una missione di natura difensiva per proteggere i mercantili. Ed è per questo che la riunione dell’esecutivo di ieri ha fornito il veicolo normativo adeguato, con due interventi sulla legge sulla partecipazione italiana alle missioni internazionali, la 145 del 2016. In base a queste, potranno essere impiegati mezzi e personale di una missione anche in «altre missioni nella medesima area». Un modo, insomma, per snellire le procedure in un contesto che ha bisogno di tempi d’azione rapidi. Proprio a questo scopo, il ddl prevede anche la possibilità di «individuare forze ad alta e altissima prontezza operativa, da impiegare all’estero al verificarsi di crisi o situazioni di emergenza», il tutto senza passare per un nuovo decreto.
Le norme attualmente in vigore, infatti, prevedono che nell’informare le Camere «il governo indica, per ciascuna missione, l’area geografica di intervento, gli obiettivi, la base giuridica di riferimento, la composizione degli assetti da inviare, compreso il numero massimo delle unità di personale coinvolte». Nel testo modificato si aggiunge la formula «anche in modalità interoperabile con altre missioni nella medesima area geografica». Quanto alle forze speciali e di intervento rapido, il loro impiego è deliberato dal Consiglio dei ministri, previa comunicazione al presidente della Repubblica. «La deliberazione», recita il testo, «trasmessa dal governo alle Camere, le quali, entro cinque giorni, con appositi atti di indirizzo, secondo i rispettivi regolamenti, ne autorizzano l’impiego o ne negano l’autorizzazione».
Una questione che appare lontana ma che ha immediate ricadute sulla vita quotidiana degli imprenditori italiani, come ha sottolineato Coldiretti: «L’allungamento delle rotte dei trasporti marittimi verso Oriente», si legge in una nota, «mette a rischio le consegne di oltre 200 milioni di chili di ortofrutta, dalle mele ai kiwi, con la perdita di fette importanti di mercato che sarebbero poi difficili da recuperare. Un cambiamento che ha provocato il forte aumento dei costi di trasporto che sulla rotta Mediterraneo-Cina sono arrivati praticamente a quadruplicare dall’inizio dell’anno ad oggi. Le esportazioni nazionali di frutta e verdura Made in Italy dirette in Medio Oriente, India e sud est asiatico scontano ora un aumento dei costi di trasporto stimabile in quasi dieci centesimi per ogni chilogrammo che incide sulla competitività delle imprese nazionali. Tra gli alimentari interessati alle esportazioni in Asia», conclude Coldiretti, «oltre all’ortofrutta fresca e trasformata, ci sono la pasta e prodotti da forno, dolci e vino per un valore complessivo stimato in 5,5 miliardi nel 2023».
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Fissato l’accorpamento di amministrative ed Europee a giugno Rafforzata la cybersicurezza. Ok alla cessione di quote di Poste.Missioni militari: snellite le procedure, pensando pure all’intervento occidentale nel Mar Rosso.Lo speciale contiene due articoli.È stato un Consiglio dei ministri denso di provvedimenti quello che si è svolto ieri a cavallo dell’ora di pranzo a Palazzo Chigi e che è durato due ore e mezza. Al termine della riunione, i provvedimenti sono stati illustrati dai ministri competenti o dai loro sottosegretari in una conferenza stampa: lo spazio maggiore è stato dedicato a una legge attesa da molto tempo, poiché si trattava della delega sugli anziani non autosufficienti. Un tema, comprensibilmente, che tocca da vicino milioni di italiani, e che è stato affrontato con la previsione di norme e risorse più adeguate. «Viene messo a disposizione per l’avvio di questa riforma oltre un miliardo, una cifra significativa», ha spiegato il viceministro del Lavoro Maria Teresa Bellucci, affermando che per gli anziani non autosufficienti l’assegno di accompagnamento salirà dai 531 euro attuali in alcuni casi fino a 1.380 euro. Una prestazione universale per gli over 80 che sarà sottoposta a una sperimentazione biennale, prima di entrare a regime. «Come promesso», ha commentato il premier Giorgia Meloni, «abbiamo approvato un decreto legislativo attuativo del Patto per la terza età: è una riforma di cui andiamo orgogliosi e che l’Italia aspettava da più di 20 anni, solo una tappa di un percorso che andrà avanti per tutta la legislatura. Con più di 1 miliardo di euro in due anni», ha aggiunto, «e l’avvio della sperimentazione di una prestazione universale che consentirà di aumentare di oltre il 200% l’assegno di accompagnamento degli anziani più fragili e bisognosi, diamo finalmente risposte concrete ai bisogni dei nostri oltre 14 milioni di anziani, ai non autosufficienti e alle loro famiglie». Un altro provvedimento approvato, uno dei più attesi a livello mediatico, è stato il cosiddetto «ddl Ferragni», vale a dire una serie di norme che contribuiranno a fare chiarezza dopo l’affaire del pandoro sponsorizzato dalla influencer milanese con delle informazioni ingannevoli riguardanti i fondi devoluti in beneficenza. «È stato introdotto», ha spiegato il ministro per le Imprese e il Made in Italy Adolfo Urso, «l’obbligo di riportare sulle confezioni dei prodotti, anche tramite adesivi, alcune informazioni specifiche tra le quali l’importo complessivo destinato alla beneficenza, se viene predeterminato, in modo che il consumatore sappia con certezza quale parte del ricavato vada a iniziative solidaristiche. Il provvedimento», ha aggiunto, «prevede che l’Autorità garante della concorrenza e del mercato possa sanzionare sul piano pecuniario con multe che vanno da 5.000 a 50.000 euro e i proventi di eventuali sanzioni saranno destinati ad iniziative solidaristiche, che un successivo decreto definirà». Sul fronte fiscale, sono arrivate nuove regole per quanto riguarda l’accertamento, in particolare quelle sull’accesso al concordato preventivo biennale per le partite Iva, al quale potranno accedere tutti i professionisti, grazie all’eliminazione della soglia del punteggio 8 degli Isa. «La finalità che si è voluta perseguire eliminando la soglia 8», ha spiegato in conferenza stampa il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, «è gradualmente di portare tutti più su, in modo da poter combattere il fenomeno dell’evasione fiscale, laddove si dovesse riscontrare. Il problema», ha proseguito, «è legato al numero dei controlli per chi ha un punteggio inferiore all’8: siccome non ne vengono fatti tanti, o li portiamo tutti più su o rischiamo che continuino a non dichiarare. Il nostro obiettivo», ha concluso Leo, «è che attraverso l’emersione di questa materia imponibile si possa ulteriormente incidere sulla riduzione delle aliquote Irpef». Dal punto di vista politico, c’era attesa per l’approvazione dell’election day amministrative-europee, che era stato rinviato nel corso del Consiglio dei ministri precedente. Il decreto che se ne occupa dà il via libera all’accorpamento di amministrative, regionali in Piemonte, Basilicata e Umbria ed Europee nei giorni di sabato 8 e domenica 9 giugno, ma introduce anche una novità: nei comuni tra 5.000 e 15.000 abitanti si potrà arrivare al terzo mandato. Alfredo Mantovano, come sottosegretario competente nella lotta ai crimini informatici, ha tenuto poi a illustrare il ddl sulla cybersicurezza che ha il compito di aggiornare e rendere più efficace la lotta ai pirati informatici. «Si registra un incremento significativo», ha spiegato, «di attacchi cyber dopo l’Ucraina e, ancora di più, dopo il conflitto in Medio Oriente, che mirano anche a provocare danni d’immagine. Ricordiamo in occasione di una visita del presidente Zelensky in Italia il sito del ministero degli Esteri e quelli di altre istituzioni venivano attaccati da hacker. La legislazione in materia risale a quasi 20 anni fa e per il cyber sono più di un’era geologica». Illustrando le nuove norme, Mantovano ha sottolineato che viene allargato «il perimetro dei soggetti tenuti a dotarsi di sistemi di cybersicurezza, tra cui Comuni sopra i 100.000 abitanti, capoluoghi di Regione». «Nel caso non venga rispettato quest’obbligo», ha aggiunto, «è prevista una sanzione». Inoltre è previsto che le pubbliche amministrazioni interessate da questo provvedimento dovranno dotarsi di un proprio ufficio di cybersicurezza. Vi sono poi delle disposizioni - ha concluso il sottosegretario - che disciplinano il rapporto tra l’intelligence e l’Autorità nazionale per la cybersicurezza (Acn) e tra polizia giudiziaria e Acn, con regole specifiche per gli appalti. A chiudere il cdm anche la conferma delle voci che si sono susseguite nelle ultime settimane. 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Come è noto, da quando è scoppiato il nuovo conflitto israelo-palestinese in seguito ai massacri di civili israeliani operati da Hamas il 7 ottobre, parallelamente si è assistito all’escalation delle scorribande dei ribelli Huthi dello Yemen, gruppo fondamentalista scita vicino ad Hamas ed Hezbollah e finanziato dall’Iran. Gli Huthi stanno infatti intensificando gli attacchi ai mercantili occidentali in transito nel golfo di Aden e nel Mar Rosso, causando disagi e danni, oltre naturalmente a un serio pericolo per l’incolumità dei naviganti. Negli ultimi giorni forze Usa e britanniche hanno colpito obiettivi Huthi, ma sulla spinta di Italia, Francia e Germania anche l’Ue sta approntando una missione di natura difensiva per proteggere i mercantili. Ed è per questo che la riunione dell’esecutivo di ieri ha fornito il veicolo normativo adeguato, con due interventi sulla legge sulla partecipazione italiana alle missioni internazionali, la 145 del 2016. In base a queste, potranno essere impiegati mezzi e personale di una missione anche in «altre missioni nella medesima area». Un modo, insomma, per snellire le procedure in un contesto che ha bisogno di tempi d’azione rapidi. Proprio a questo scopo, il ddl prevede anche la possibilità di «individuare forze ad alta e altissima prontezza operativa, da impiegare all’estero al verificarsi di crisi o situazioni di emergenza», il tutto senza passare per un nuovo decreto. Le norme attualmente in vigore, infatti, prevedono che nell’informare le Camere «il governo indica, per ciascuna missione, l’area geografica di intervento, gli obiettivi, la base giuridica di riferimento, la composizione degli assetti da inviare, compreso il numero massimo delle unità di personale coinvolte». Nel testo modificato si aggiunge la formula «anche in modalità interoperabile con altre missioni nella medesima area geografica». Quanto alle forze speciali e di intervento rapido, il loro impiego è deliberato dal Consiglio dei ministri, previa comunicazione al presidente della Repubblica. «La deliberazione», recita il testo, «trasmessa dal governo alle Camere, le quali, entro cinque giorni, con appositi atti di indirizzo, secondo i rispettivi regolamenti, ne autorizzano l’impiego o ne negano l’autorizzazione». Una questione che appare lontana ma che ha immediate ricadute sulla vita quotidiana degli imprenditori italiani, come ha sottolineato Coldiretti: «L’allungamento delle rotte dei trasporti marittimi verso Oriente», si legge in una nota, «mette a rischio le consegne di oltre 200 milioni di chili di ortofrutta, dalle mele ai kiwi, con la perdita di fette importanti di mercato che sarebbero poi difficili da recuperare. Un cambiamento che ha provocato il forte aumento dei costi di trasporto che sulla rotta Mediterraneo-Cina sono arrivati praticamente a quadruplicare dall’inizio dell’anno ad oggi. Le esportazioni nazionali di frutta e verdura Made in Italy dirette in Medio Oriente, India e sud est asiatico scontano ora un aumento dei costi di trasporto stimabile in quasi dieci centesimi per ogni chilogrammo che incide sulla competitività delle imprese nazionali. Tra gli alimentari interessati alle esportazioni in Asia», conclude Coldiretti, «oltre all’ortofrutta fresca e trasformata, ci sono la pasta e prodotti da forno, dolci e vino per un valore complessivo stimato in 5,5 miliardi nel 2023».
L'amministratore delegato di Stellantis Antonio Filosa (Ansa)
Le parole di ieri dell’amministratore delegato Antonio Filosa, subentrato lo scorso maggio al dimissionario Carlos Tavares, lo riconoscono con chiarezza: «I nostri risultati riflettono il costo della sopravvalutazione del ritmo della transizione energetica e della necessità di reimpostare il nostro business mettendo al centro la libertà dei clienti di scegliere all’interno di una gamma completa di tecnologie: elettrica, ibrida e a combustione interna».
La correzione di rotta sull’elettrico e la decisione di cambiare strategia hanno comportato un onere straordinario di 25,4 miliardi. Stellantis ha chiuso il 2025 con 153,3 miliardi di euro di ricavi, in calo del 2% rispetto all’anno prima, ma, ha detto Filosa, «nella seconda metà dell’anno abbiamo iniziato a vedere i primi segnali positivi di progresso, grazie ai risultati iniziali delle azioni intraprese per migliorare la qualità, alla solida esecuzione dei lanci della nostra nuova ondata di prodotti e al ritorno alla crescita del fatturato». Parole che hanno sospinto in Borsa il titolo, che ha chiuso a 6,778 euro, in rialzo del 4,24% (da inizio anno il titolo ha perso il 30%, negli ultimi 12 mesi il 50%).
Intanto però il gruppo ha deciso che non ci saranno né dividendi per gli azionisti né bonus per i lavoratori, eccezion fatta per i dipendenti in Sudamerica, Nord Africa e Medio Oriente. «Questo conferma che, laddove l’azienda decida di investire, come sta facendo in Nord Africa, anche i salari delle lavoratrici e dei lavoratori ne traggono beneficio», ha commentato la Fiom, che vede in questa decisione una conferma della «chiara volontà» di Exor, azionista di riferimento di Stellantis, di «disimpegno delle attività industriali in Italia». In una nota unitaria, Fiom, Fim, Uilm e sigle sindacali minori hanno chiesto a Stellantis di «puntare con decisione sui modelli ibridi e di allocarli in tutte le fabbriche italiane», mentre hanno invitato l’Unione europea ad «adottare i principi di neutralità tecnologica e di libertà di scelta dei consumatori, nonché abolire immediatamente il famigerato sistema delle multe».
Per i lavoratori italiani il mancato bonus, che negli scorsi anni ammontava in media a circa 2.000 euro, rappresenta un danno notevole, considerando anche che più di un dipendente su due si trova in cassa integrazione o con un contratto di solidarietà. Con in sovrappiù la beffa di aver visto premiato un anno fa Tavares, il grande sostenitore della scommessa sull’elettrico, con una buonuscita di 12 milioni di euro, che il manager portoghese ha intascato nel 2025. Ieri lo stabilimento di Pomigliano si è fermato per uno sciopero e altri scioperi sono annunciati per oggi.
Se la linea sull’elettrico è stata bruscamente rettificata dalla nuova dirigenza di Stellantis, rimane invece confermato l’approccio orientato alla stretta collaborazione con il partner cinese Leapmotor. «Quella con Leapmotor», ha sottolineato ieri Filosa, «è una partnership forte dal punto di vista commerciale, grazie alla quale abbiamo aumentato la nostra copertura del mercato ma anche una partnership tecnica che ci porta a livelli superiori in materia di elettrificazione». Una collaborazione, ha aggiunto l’amministratore delegato, che «verrà migliorata sul piano tecnologico». Molti hanno letto in queste parole una conferma alle indiscrezioni secondo cui Stellantis sarebbe intenzionata a utilizzare la tecnologia di Leapmotor per i motori elettrici dei propri marchi europei.
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Imagoeconomica
È l’ennesimo atto di un percorso a ostacoli, in cui a cominciare dai sequestri ordinati dai giudici nel 2012, sono andati in fumo, secondo stime, circa 40 miliardi di euro, in larga parte come mancato Pil e mancato export, ai quali vanno aggiunti 1,5 miliardi tra risorse versate da Invitalia in Acciaierie d’Italia e assorbite dalla cig e 4 miliardi che ArcelorMittal sostiene di aver investito nel gruppo.
Ora il pronunciamento del Tribunale di Milano, genera forti preoccupazioni anche per il negoziato in corso per la vendita al fondo Flacks, nonché sulle sorti del prestito ponte autorizzato di recente dalla Commissione europea fino a un massimo di 390 milioni.
La decisione della magistratura già ha provocato la dura e immediata reazione di due parlamentari di Fratelli d’Italia, il deputato Silvio Giovine e il senatore Matteo Gelmetti. «Questa sentenza», ha dichiarato Giovine, «mette a rischio l’industria italiana che non potrà più approvvigionarsi dagli stabilimenti Ilva e fa saltare anche il piano straordinario di manutenzione». E Gelmetti dice che «sono a rischio ben 25.000 posti di lavoro tra diretti e indiretti».
Ma vediamo esattamente di cosa si tratta. Dopo la richiesta di residenti del comune di Taranto, il Tribunale civile di Milano ha ordinato, come si diceva, la sospensione dell’attività produttiva dell’area a caldo, con una decisione nella quale si parla di «rischi attuali e di pregiudizi alla salute». Il decreto allo sato non è esecutivo e lo diventerà solo se non verrà impugnato. Più precisamente il Tribunale di Milano ha disapplicato parzialmente il provvedimento che autorizza l’attività produttiva dello stabilimento, cioè l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) del 2025. »La disapplicazione dell’Aia», scrivono i giudici, «è stata disposta con riferimento ad alcune prescrizioni»: in sostanza dovranno essere adottate misure che modifichino in modo sostanziale alcun condizioni produttive ritenute dannose per la salute. Il decreto spiega il Tribunale, è stato emesso non solo a tutela dei ricorrenti, ma anche dei residenti a Taranto, Statte e nei quartieri limitrofi allo stabilimento, «in applicazione di quanto previsto dalla sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea del 25 giugno 2024 a cui era stata rimessa la questione».
L’ordine di sospensione dell’attività produttiva cesserà di avere effetto quando la società siderurgica avrà adempiuto agli interventi indicati dal Tribunale di Milano. L’azienda avrebbe così sei mesi di tempo per scongiurare il rischio di blocco dell’impianto. È chiaro che a questo punto emergono una serie di interrogativi e di problemi. Da un lato i tempi concessi per gli interventi necessari ad evitare la chiusura, dall’altro soprattutto l’impatto della sentenza sul negoziato con il fondo Flacks. Secondo fonti vicine al dossier, citate dall’Agi, si teme che l’investitore possa defilarsi ritenendo il nuovo quadro mutato rispetto a quello sul quale si stava trattando. «Se la vendita dovesse eventualmente saltare e l’investitore dovesse manifestare il suo disimpegno perché il contesto complessivo è cambiato, non c’è nemmeno più la condizione per il prestito autorizzato dalla Ue, che è stato concesso a fronte di una trattativa con un potenziale acquirente» osservano sempre le fonti citate dall’Agi. Inoltre, si afferma, la richiesta di riscrittura di alcune prescrizioni Aia da parte del Tribunale di Milano, ha sicuramente un impatto di maggiori costi economici che adesso andrà valutato con molta attenzione, pone limiti più severi alla produzione di acciaio, ma soprattutto cambia le regole con una gara per la vendita in corso e che è stata lanciata ai primi di agosto proprio sulla base dell’Aia autorizzata dal Mase (ministero dell’Ambiente), i cui elementi erano noti.
Intanto i sindacati sono sul piede di guerra. Il ministero del Lavoro li ha convocati per discutere la proroga della cassa integrazione straordinaria richiesta da Acciaierie d’Italia, in amministrazione straordinaria, misura che riguarda 4.450 lavoratori di cui 3.800 nello stabilimento di Taranto a partire dal 1 marzo 2026 per una durata di 12 mesi. Ma i sindacati dei metalmeccanici, Fiom, Fim e Uilm, hanno chiesto di essere convocati dal governo per conoscere lo stato della discussione sul futuro di Taranto e sul destino complessivo dei 20.000 dipendenti del gruppo. Lamentano di non avere avuto risposta a questa richiesta e hanno deciso di auto convocarsi a Roma, a Palazzo Chigi, il 9 marzo. Per Valerio D’Alò, segretario nazionale Fim Cisl, «non c’è tempo da perdere: non basta discutere soltanto di ammortizzatori sociali».
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Christine Lagarde (Ansa)
E mentre le famiglie stringono i cordoni della borsa, i conti correnti del comitato esecutivo Bce sorridono. Come emerge dal bilancio dell’istituto nel 2025, lo stipendio di Christine Lagarde è salito a 492.204 euro, in aumento del 5,6% rispetto ai 466.092 euro del 2024. Considerando che l’inflazione è stata solo del 2% la signora presidente, sempre assai rigorosa in fatto di buste paga, si è concessa un bel bonus. Un aumento difficile da spiegare soprattutto considerando che la sua retribuzione è quattro volte più alta di quella del collega Jerome Powell che guida la Fed. Ma perchè questa differenza? C’è anche da dire che l’extra-large di Christine non è un caso isolato. Tutto il consiglio direttivo della banca si è fatto un bel regalo portando a 2,3 milioni di euro il totale dei compensi. Il vice presidente Luis de Guindos si accontenta di 421.908 euro; Piero Cipollone, Frank Elderson, Philip R. Lane e Isabel Schnabel si consolano con 351.576 euro ciascuno. La morale? Quando l’inflazione non morde, si aumenta lo stipendio. Quando morde, si alza la voce. Ma qui entra in gioco un dettaglio che merita un applauso ironico. Il nome di Christine Lagarde compare anche nelle conversazioni via mail di Jeffrey Epstein. Al finanziere pedofilo un mittente oscurato la descrive con grande sintesi e grande lusinga: «Really smart lady».
Sì, proprio così. Non «capace», non «competente», ma «proprio intelligente». E se qualcuno stava pensando a un complimento innocuo, aggiungiamo un contesto. Nelle mail di Peter Mandelson, esponente di punta del Partito laburista britannico finito in galera proprio per via dei su antichi rapporti con Epstein, il nome della Lagarde compare nella cabina di regia, insieme a Trichet e Sarkozy del cosiddetto «massacro della Grecia» del 2010. All’epoca era ministro dell’Economia in Francia. Poi, come direttore generale del Fmi, non ha certo brillato per interventi risolutivi. Eppure, il suo stipendio sale e il mondo guarda, tra ironia e incredulità, come se il tempo e i conti pubblici fossero concetti marginali rispetto al potere e alla reputazione.
Ah la Grecia. Nella sua mail di tanti anni fa Mandelson lo spiega senza mezzi termini: gli eurofans non si occupano per niente delle sofferenze della popolazione. Certi atteggiamenti non sembrano essere cambiati. Le «elite» guardano solo il loro ombelico.
«Avanti tutta», dice Lagarde, con il suo aumento del 5,6% appena approvato. La stabilità, per lei, significa crescita dei conti correnti del comitato esecutivo e continuità del proprio stipendio, mentre le famiglie contano ogni centesimo al supermercato e gli scaffali si svuotano. Un binomio perfetto tra realtà e percezione: l’inflazione «misurata» può scendere, quella «vissuta» resta in aumento.
E i file di Epstein? Non sono solo curiosità, ma un vero sigillo di intelligenza - almeno secondo il criminale che si ammantava di buone intenzioni e ospitava i potenti del mondo. «Really smart lady». Sì, ma mentre il mondo contava euro e debiti, Epstein annotava giudizi personali, che oggi risuonano quasi come una vignetta satirica in versione «noir» sulla politica europea.
Se i file di Epstein aggiungono ironia, le mail di Peter Mandelson aggiungono dramma. Lagarde, insieme a Trichet e Sarkozy, viene citata come regista del disastro greco. Un sipario tragico tra obbligazioni, piani fiscali e mercati pronti a scatenare il panico. Non solo numeri: responsabilità politica, scelte strategiche, effetti sul continente. Il tutto mentre il presidente della Bce aumenta il suo stipendio e sorride davanti alle telecamere, incurante di chi paga le conseguenze.
I cittadini europei vivono la spesa quotidiana come un campo minato: latte, pane, pasta, carne, tutto più caro di ieri. La presidente della Bce spiega che l’inflazione è diminuita, ma la percezione resta alta. È il paradosso della politica monetaria: misurata e vissuta non coincidono mai. E mentre le famiglie sospirano, Lagarde firma il proprio aumento e guarda avanti, con l’aria di chi sa di essere davvero intelligente
Così Christine Lagarde avanza sul palcoscenico europeo: stipendio in crescita, famiglie in difficoltà, Grecia al centro del dramma, file di Epstein e mail di Mandelson a testimoniare un ruolo da protagonista, silenziosa e potente. E il mondo osserva, tra ironia, incredulità e un po’ di sbalordimento: perché nella finanza internazionale, come in una commedia tragica, ci sono eroi, cattivi, spettatori e, naturalmente, «really smart ladies».
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