Il cda di Unicredit scrive a Orcel: è ora di fare chiarezza sulle scalate
L'amministratore delegato di Unicredit, Andrea Orcel (Ansa)
Domenica il consiglio di Piazza Gae Aulenti affronterà anche il tema del futuro delle operazioni su Bpm e Commerzbank. Stoccate fra Mediobanca e Mps, con Lovaglio che dice: «Avanti nonostante le manovre».

Ufficialmente il consiglio d’amministrazione di Unicredit convocato per domenica dovrà esaminare solo i conti trimestrali. Ma tra le pieghe dell’ordine del giorno potrebbero esserci delle sorprese. Secondo fonti qualificate riportate da Reuters, alcuni membri del consiglio chiedono maggiore chiarezza sulle strategie dell’amministratore delegato Andrea Orcel. Dopo mesi di manovre su più fronti, in particolare Commerzbank in Germania e Banco Bpm in Italia, i consiglieri vorrebbero capire se la banca ha ancora un piano concreto o se gli ostacoli politici stanno costringendo a un ripensamento più profondo.

Orcel, ex investment banker con una reputazione costruita nel tempo attraverso operazioni ambiziose, ha portato Unicredit a moltiplicare per sei il valore delle azioni. Una performance che gli ha garantito la fiducia dei soci e dei mercati. Eppure, le due principali operazioni si trovano su un terreno accidentato. Partite diverse, ma accomunate dallo stesso problema: i confini tra finanza e politica si stanno facendo sempre più porosi.

Unicredit risponde alle indiscrezioni di Reuters con una dichiarazione del presidente Pier Carlo Padoan secondo cui il consiglio «è pienamente soddisfatto delle informazioni ricevute su tutte le operazioni in corso. Questo metodo di lavoro offre ampie garanzie per il raggiungimento di importanti obiettivi»

Del resto, la finestra per ritirare formalmente l’Ops su Banco Bpm rimane aperta fino al penultimo giorno dell’offerta, che terminerà il 23 giugno. Un’uscita silenziosa dall’operazione, o un riposizionamento verso altri target (come Generali), non sono scenari impossibili. Ma per ora regna l’incertezza. Sullo sfondo l’altro duello che anima il risiko bancario. Protagonisti Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca, e Luigi Lovaglio, amministratore delegato di Mps. Duello a distanza ma con crescente intensità. Il terreno di scontro? Il controllo di Mediobanca (su cui Mps ha lanciato una Ops) e, a cascata, l’aggregazione con Banca Generali. Lovaglio non fa marcia indietro. Anzi, rilancia. «Non percepiamo l’Ops di Mediobanca su Banca Generali come un ostacolo al nostro percorso», ha affermato con fermezza, sottolineando il forte sostegno degli azionisti e ribadendo la coerenza industriale dell’operazione. I conti del primo trimestre 2025, del resto, gli danno fiato: 413 milioni di utile netto (+24,2%), indice di solidità patrimoniale record al 19,6%, crescita degli impieghi e solida dinamica della raccolta.

Da Piazzetta Cuccia la replica secca. Per Nagel, l’aggregazione tra Banca Generali e Mediobanca – già annunciata e prossima al voto assembleare del 16 giugno – «completa il percorso eccellente per la creazione di valore».

Viceversa quella con Mps non ha sinergie, mette insieme culture diverse e non ha coerenza industriale.

A rafforzare le sue parole conti trimestrali che battono le stime: utile netto a 993 milioni (+5%) e un mix di ricavi in forte crescia.

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